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November 27 Messina. Sono passate diverse settimane dalla fine dell’estate. Degli stabilimenti balneari ormai non rimangono che gli scheletri, i litorali sono stati nuovamente presi d’assalto dai pendolari, da chi va e viene dai borghi marinari e dai villaggi perché non vuole privarsi neanche d’inverno della vista e dell’odore del mare, e sulle spiagge l’unica presenza umana è rappresentata da incrollabili pescatori e sparute coppiette di innamorati. Ma in una splendida mattinata come quella del 14 novembre, come sarebbe bello poter stare a pochi passi dalla riva a prendere il sole, abbandonare il caos della città e lasciarsi cullare dal ritmico suono delle onde. Già, sarebbe. Perché basta solo avvicinarsi alle piazzole di sosta dislocate in diversi punti del litorale nord che da Contemplazione giunge a Torre Faro per capire che rispetto a quanto abbiamo rilevato e fotografato circa 10 mesi fa (“Litorali nel degrado – Continua lo scempio dei rifiuti”, Qds del 25 gennaio 2008) non è cambiato assolutamente nulla, e che le spiagge cittadine continuano ad essere utilizzate per 9 mesi all’anno come delle vere e proprie discariche all’aperto, dove è possibile trovare di tutto.
“I turisti vengono pieni di curiosità, facciamoli tornare pieni di entusiasmo”. Così recita uno dei 4 slogan della nuova campagna pubblicitaria a favore del turismo lanciata dalla Regione Siciliana, costata la bellezza di 800 mila euro. Una campagna rivolta direttamente ai cittadini siciliani, evidentemente considerati da chi li governa bifolchi, incivili e senza alcuno spirito di ospitalità, come dimostrano gli altri slogan, tra cui si segnala “Gentilezza, simpatia, accoglienza. I migliori investimenti sul turismo”. Beh, sul merito di questa affermazione qualcosa da obiettare effettivamente ci sarebbe. Se anche i messinesi si prendessero la briga di accompagnare mano nella mano i tanti croceristi che approdano in riva allo Stretto lungo il magnifico litorale della riviera nord, davanti ai cumuli di immondizia di Sant’Agata o all’orribile puzzo di liquami di Torre Faro, nel lungomare che conduce al borgo, basterebbe un sorriso e una pacca sulla schiena per farli ritornare, come suggerisce lo slogan citato in precedenza, “pieni di entusiasmo”?
CONTEMPLAZIONE. A onor del vero, molti i lavori effettuati da parte degli enti locali nell’ultimo periodo per cambiare il volto della Riviera Nord, come la realizzazione di una lunga pista ciclabile e di piazzole di sosta. Il nostro itinerario fotografico parte proprio da una di queste aree verdi, e da una triste constatazione. Non dovevano essere esattamente dei geni quel progettista e quel direttore dei lavori che hanno posto gli argini della piazzola di Contemplazione direttamente sulla base sabbiosa della riva. Non era difficile, infatti, pronosticare che di lì a poco, come dimostrano le foto, quell’argine sarebbe franato, precipitando sull’arenile, dove peraltro troviamo rifiuti di ogni genere e anche una bella tavoletta di legno da cui sporgono tanti chiodi arrugginiti. Chissà se, con la giusta accoglienza, anche questi dettagli potrebbero riempire di entusiasmo i turisti.
SANT’AGATA. Che la spiaggia a ridosso della Piscina e dei cantieri navali di Sant’Agata fosse da sempre un immondezzaio lo sapevamo da tempo. Qui è stato e continua ad essere consentito a rom e viandanti di passaggio di sostare con i propri camper, depositare nei paraggi tutti i rifiuti prodotti, compresi quelli organici, e andare via indisturbati. Per cui non ci sorprende vedere cataste di rifiuti nel piccolo parcheggio antistante la spiaggia. Ci disturba maggiormente, perché non aspettato, l’orribile puzzo che proviene dai liquami giunti fino alla riva dal torrente sovrastante. Liquami che hanno finito per scavare una strada sulla sabbia e si riversano indistrubati a mare. Raccomandazione per i cittadini: nel comunicare ai turisti che a breve in quella porzione di spiaggia ci sarà divieto di balneazione cercate di essere “accoglienti”, magari predisponendo delle mascherine per evitare di venire sommersi dal terribile olezzo.
TORRE FARO. Qui invece, anche volendo, credo che non basterà tutta la simpatia di questo mondo per coprire tanto orrore. Il nuovo lungomare è terminato, è vero, e la vista dello Stretto è davvero mozzafiato, ma basta affacciarsi dalla balaustra e guardare la riva per rimanere attoniti: non un centimetro di sabbia che non sia coperto da rifiuti, detriti, suppellettili, anche carcasse di elettrodomestici. E andando verso il Pilone la situazione certo non migliora. Anzi. Migliaia e migliaia di euro sono quelli investiti dall’Unione Europea per realizzare la passeggiata tra le dune di Capo Peloro. Peccato che i canneti dove dovrebbero sorgere le dune siano stati scambiati per cassonetti dell’immondizia.
Certo, qui parlare d’inciviltà si può e si deve. Ma quando i cestini sulla spiaggia straripano, come mostrano le foto, e i rifiuti non vengono raccolti, forse bisogna ripensare in termini di investimenti. Chissà che non sia il caso, infatti, di rinunciare a qualche sorriso e alle strette di mano e finanziare piuttosto dei piani di manutenzione ordinaria – e ribadiamo ordinaria – delle spiagge. Chissà. Messina. Finora abbiamo preso di mira la campagna pubblicitaria lanciata dall’assessore regionale Bufardeci, ma è giusto chiarire, a scanso di equivoci, che la competenza specifica sulle spiagge pubbliche ricade unicamente sui Comuni. Nel caso specifico, una manutenzione ordinaria delle spiagge, a Palazzo Zanca, contrariamente ad ogni logica turistica ma anche ambientalista, non è mai stata prevista, e la pulizia delle stesse, delegata a MessinAmbiente o all’Ato3, viene così svolta una tantum, perlopiù in prossimità della bella stagione, tramite finanziamenti straordinari.
«E’ vero, attualmente c’è un vuoto sia sul piano dei regolamenti, in quanto manca un Piano Spiagge, sia su quello della fattibilità degli interventi, perché non abbiamo una squadra che pulisce i litorali», conferma l’assessore comunale alle Politiche del Mare Pippò Isgrò. «Stiamo però già lavorando all’elaborazione di un Piano che riguardi la gestione, la valorizzazione e la manutenzione delle spiagge – continua l’assessore - un Piano redatto di concerto con i Quartieri, già sensibilizzati sull’argomento tramite una nota del nostro consulente esterno ing. Di Sarcina, e con i gestori dei lidi balneari, che dovrebbero curare le spiagge in concessione 365 giorni l’anno e non solo durante il periodo estivo. Non sarà facile sbrogliare la matassa – conclude Isgrò - anche perché sulle spiagge convergono le competenze di molti enti pubblici, ma penso entro breve di riuscire concretamente a trovare una soluzione anche con le poche risorse disponibili a Palazzo Zanca».
Da parte nostra, non possiamo che valutare positivamente quest’apertura, e sperare che il Comune finalmente si decida ad intervenire perché scempi come quelli mostrati dalle foto a corredo di questo articolo non possano presentarsi mai più né agli occhi dei turisti né tantomeno a quelli dei cittadini. Perché difendere le spiagge non significa soltanto salvaguardare un bene pubblico, ma conservare nel tempo la memoria storica della città e dei suoi cittadini, e contestualmente mantenere intatto un immaginario comune, che appartiene anche a chi vede Messina per la prima volta, perché ne conservi sempre nel cuore e negli occhi un ricordo che sia all’altezza di uno scenario naturale unico al mondo.
Francesco Torre November 16 In esclusiva, le prime foto della ex “regina delle incompiute” Messina. 33 anni dal primo progetto, due appalti, 48 miliardi delle vecchie lire erogati. Sono numeri che pesano quelli impressi nella memoria storica della città alla voce “PalaCultura”, l’immensa struttura di 3.500 metri quadri di ampiezza per 6 piani (più uno interrato) di altezza che si affaccia da un lato sulla Via XXIV Maggio e dall’altro sul Viale Boccetta, giusto di fronte alla duecentesca Chiesa di San Francesco all’Immacolata.
In città l’avevano ribattezzata “la Regina delle incompiute”, innanzitutto per una questione anagrafica, dato che il primo progetto risale addirittura al 1975, ma soprattutto per la lunga serie di varianti e procedure d’appalto che negli anni avevano reso la sua costruzione più una leggenda che una speranza.
Eppure adesso il PalaCultura è lì, sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni l’abbiamo visto erigersi, mattone su mattone, e ne abbiamo potuto seguire tutte le fasi di sviluppo. Ci siamo trovati a storcere il naso quando abbiamo visto il colore della facciata, o la rigidità dell’intera struttura, e poi a sorprenderci quando i piani inferiori venivano rivestiti interamente da pareti a vetri, e su Via XXIV Maggio – l’antica Via dei Monasteri - delle colorate scale mobili davano una più moderna connotazione al paesaggio urbano dell’intero quartiere.
Insomma, la “Regina delle incompiute messinesi” si sta miracolosamente trasformando in realtà, e questo – bisogna darne atto – è merito della serietà della ditta vincitrice dell’ultimo appalto, l’impresa Cosedil di Santa Venerina, capofila dell’Ati Consorzio Infrastrutture, impegnata in questi mesi nell’ultimazione dei lavori interni, dall’impiantistica alla pavimentazione, dagli arredi all’illuminazione. A quando la consegna definitiva dei lavori? Entro l’anno, questa la promessa dell’ing Aldo D’Amore, coprogettista e direttore dei lavori, che assieme agli ingegneri Francesco Celeste (collaboratore dei progettisti e della direzione dei lavori per il sistema impiantistico) e Salvatore Sciacca (collaboratore dei progettisti e della direzione dei lavori per le opere civili e architettoniche), e con il supporto tecnico dell’ing. Serafino Di Fazio dell’impresa Cosedil, ci ha accompagnato all’interno della struttura per effettuare in esclusiva un reportage fotografico e mostrare finalmente alla città come sarà il PalaCultura “visto da dentro”.
Così, una volta entrati nel cantiere, visitiamo subito la grande hall che si affaccia su Viale Boccetta, spaziosa e luminosa, che presto accoglierà la biglietteria e che conduce all’Auditorium da 830 posti, vero pezzo forte dell’intera struttura, atteso da anni da molteplici soggetti pubblici e privati vista la carenza di strutture polivalenti di queste dimensioni in città. Polivalente, però, stando a quanto ci dice l’ing. D’Amore, l’Auditorium del PalaCultura purtroppo lo sarà solo fino a un certo punto: «allo stato attuale delle cose», confessa infatti il Direttore dei lavori, «la sala ha bisogno di alcune migliorie a livello di acustica per l’utilizzo a fini concertistici, mentre bisogna escludere – per motivi strutturali – che esso possa essere utilizzato come sala cinematografica». Una brutta batosta per quelle associazioni messinesi, di cultura musicale e cinematografica, che tanto aspettavano la struttura per poter abbassare i costi di gestione ed investire in termini di programmazione e sviluppo culturale, ma soprattutto una scelta di progettazione onestamente quantomeno discutibile.
Nell’Auditorium, comunque, i lavori allo stato attuale sono altro che completati, con i ponteggi ancora montati e gli operai su tutta l’area, così concludiamo il giro del piano terra con la visita ad una saletta da 70 posti, che nelle intenzioni del progettista dovrebbe essere dedicata all’attività delle associazioni culturali, così come la sala gemella, ma di grandezza doppia (140 posti) al primo piano. Primo piano che, comunque, ospiterà in tutta la sua grandezza la Biblioteca Comunale. Qui è già possibile notare il montacarichi per i libri e le belle e ampie sale di lettura che si affacciano sul Viale Boccetta. E proprio da questa posizione ci inerpichiamo fino al secondo piano, che contiene un’altra area espositiva di grandi dimensioni, per poi giungere alla terrazza di 1.500 metri quadri, spazio enorme per relax e attività all’aperto, con un’arena da 400 posti. Il colpo d’occhio è notevole anche se è impossibile non prevedere una difficile utilizzazione dell’area a fini culturali. Ma questa sarà una questione gestionale che competerà al Comune. Comune il quale, furbescamente, si è tenuto per sé i 3 piani più alti della struttura, per realizzare quegli uffici che permetterebbero di operare quell’azione di risparmio sugli affitti delle sedi decentrate che oggi più che mai – per le asfittiche casse di Palazzo Zanca – si rivela di importanza fondamentale. Visitiamo gli uffici, grandi, comodi, “a elle”, e dalle finestre ci godiamo il panorama della città. Una vista formidabile, con lo Stretto e la Falce a fare da sfondo, che ci ricorda la bellezza di un paesaggio naturale unico al mondo. Peccato che per godere di questo panorama si è dovuto attendere 33 anni. Quanto tempo passerà invece per l’inaugurazione?
ANCORA IMPOSSIBILE PREVEDERE UNA DATA D’INAUGURAZIONE Il Comune attivi sin da subito le procedure per le autorizzazioni e rediga un regolamento per la gestione Messina. «La data dell’inaugurazione è un’incognita». Non vuole sbilanciarsi l’ing. Aldo D’Amore, e d’altra parte come potrebbe farlo? Una volta consegnata l’opera, infatti, il Comune dovrà provvedere a chiedere tutte le autorizzazioni necessarie e ad arredare tutti gli interni, e forse per questo sarà obbligato ad avviare una nuova procedura d’appalto pubblico, con i tempi burocratici che tutti conosciamo. E poi si dovrà trasferire la biblioteca, il materiale degli uffici comunali, gli archivi, insomma i 33 anni di gestazione potrebbero trasformarsi facilmente in 34, o 35, ma anche di più se l’amministrazione non si darà una mossa.
Eppure quanto tempo occorrerebbe in un contesto sano per costruire un’opera del genere? D’Amore non ha dubbi: «Non più di 4 anni», che poi è più o meno il tempo servito alla Cosedil per realizzare il secondo e definitivo lotto di lavori, cominciati tra il 2003 ed il 2004. Di chi dunque le responsabilità di tutti questi ritardi, del pubblico che non ha gestito come doveva gli appalti o del privato che ha tentato di speculare alle spalle dei contribuenti? «Del “sistema Italia”», risponde il Direttore dei lavori, lasciando intendere che tra pubblico e privato, nel caso in questione ma un po’ in tutte le procedure che riguardano la costruzione di grandi opere pubbliche, le responsabilità siano congiunte e spesso indistinguibili.
A proposito di responsabilità comunali: che senso ha a questo punto, con l’opera già finita, attendere ancora prima di procedere alla gara d’appalto per gli arredi e alla redazione di un regolamento per la gestione della struttura? «Il nostro lavoro finisce nel momento in cui consegneremo il Palazzo al Comune», conclude candidamente D’Amore, «per il resto da cittadini messinesi possiamo solo augurarci che non si perda tempo e soprattutto che la struttura venga gestita al meglio, secondo quelle che sono le proprie potenzialità».
Francesco Torre Tutti d’accordo: Messina inadeguata alla gestione di una nuova emergenza Messina. A cento anni dal terremoto del 28 dicembre del 1908 che causò 120 mila vittime il rischio sismico nella città dello Stretto rimane altissimo. E' quanto emerso da una relazione dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) presentato al convegno dal titolo “Cento anni dopo il terremoto del 1908. Gli effetti allora e il rischio ambientale oggi nell’area dello Stretto”, svoltosi mercoledì 12 novembre scorso alla sede della Provincia Regionale di Messina. L’appuntamento, che rientrava tra gli eventi dedicati all’Anno internazionale del pianeta Terra, iniziativa promossa dall’ONU e patrocinata dall’UNESCO e dall’Unione Internazionale di Scienze Geologiche, è stato estremamente utile per ricordare – mentre i sindaci di Messina e Reggio si incontrano per organizzare fiaccolate e strombazzamenti nel giorno della memoria – che il centenario dalla catastrofe del 1908 dovrebbe innanzitutto diventare un momento di riflessione sulle criticità geologiche di tutta l’area dello Stretto, ieri come oggi, e sulle modalità concrete per abbassare, perché non sarà mai possibile eliminare del tutto, il rischio di una nuova tragedia. Secondo quanto riportato dal commissario dell’Ispra Vincenzo Grimaldi, infatti, Messina resta ancora una città ad «altissimo rischio sismico per l'intenso sviluppo urbano che si concentra nelle aree costiere», che negli anni «ha reso concreta la possibilità che una nuova calamità naturale possa essere ancora più disastrosa di quella di cento anni fa». Dello stesso parere, però, ad onor del vero, non è Giuseppe Giunta, docente di Geologia dell’Università di Palermo, anch’egli relatore al convegno, il quale pur ammettendo che il rischio rimane a tutt’oggi alto, ha affermato che «rispetto al 1908, ci sono tentativi di protezione civile molto avanzati e quindi si può tentare di prevenire». La prevenzione, ecco l’azione a cui punta in sostanza l’azione dell’Ispra: «Il nostro obiettivo – ha spiegato Grimaldi – è proprio quello di trarre vantaggio dall’insieme di studi scientifici e dai metodi d’indagine più moderni per individuare con chiarezza le aree maggiormente vulnerabili del territorio dove è urgente adottare misure di prevenzione». Particolarmente preoccupato sullo stesso versante è anche l’Ing. Capo del Genio Civile di Messina Gaetano Sciacca, secondo cui la città «non è sicuramente preparata ad un nuovo evento di tale portata, prova ne sia che anche eventi meteorologici modesti mettono in crisi sia la popolazione che gli addetti alla protezione civile. Nonostante vengano organizzate spesso esercitazioni di protezione civile – evidenzia ancora l’Ing. Capo del Genio Civile - siamo ben lontani dal ritenerci preparati alla gestione dell’emergenza». IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO MESSINA. Le norme che disciplinano le costruzioni in zona sismica sono la L. 2/2/74 n° 64 e relativi decreti attuativi. Le opere con struttura intelaiata in cemento armato, cemento armato precompresso o metallica sono inoltre soggette alle prescrizioni di cui alla L. 5/11/1971 n° 1086, mentre si fa riferimento al D.M. 20/11/1987 per quelle in muratura. L’autorizzazione all’inizio dei lavori è rilasciata dall’Ufficio del Genio Civile a norma dell’art. 18 della L. 64/74. Va comunque precisato che l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 32 della L.R. 19/05/2003 n. 7, può comunque essere avviata a seguito di attestazione di avvenuta presentazione del progetto rilasciata dallo stesso Ufficio del Genio Civile. Per quanto attiene la vigilanza per l’osservanza delle norme tecniche di edilizia antisismica, l’art. 29 della medesima L. 64/74, individua in tutti gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria i soggetti tenuti ad accertare il rispetto delle suddette norme. Successivamente gli stessi Ufficiali di P.G., accertata l’eventuale violazione, inviano il processo verbale all’Ufficio del Genio Civile, che trasmette le proprie deduzioni alla Procura della Repubblica competente, cui viene demandata la definizione del procedimento. Francesco Torre 74° posto in Italia. Meno di mezzo metro quadro di verde per cittadino. Messina. La città dello Stretto, come il gambero, fa un passo indietro, anzi 18 passi indietro, scendendo dal 56° al 74° posto. La classifica annuale di Le gambiente sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia italiani non lascia scampo ad interpretazioni, ed avvia un profondo dibattito.
Ecosistema Urbano. L’annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, giunta quest’anno alla sua quindicesima edizione, raccoglie sia con questionari e interviste dirette ai 103 comuni capoluogo di provincia, sia sulla base di altre fonti statistiche, informazioni su 125 parametri ambientali per un corpus totale di oltre 125mila dati. I numeri dell’ultima edizione del rapporto fanno quindi prevalentemente riferimento all’anno 2007. Belluno conferma la propria leadeship, seguita da Siena, Trento, Verbania e Parma. Fanalino di coda Frosinone, preceduta da Ragusa, Catania, Benevento, Trapani e Palermo. Il lassismo di Palazzo Zanca. Prima tra le città siciliane, con una percentuale di sostenibilità del 47,91%, Messina si allontana però dalla media nazionale (51,96%), risultando carente in moltissimi degli indicatori del rapporto sull’ambiente. A pesare sul dato negativo globale, però, è soprattutto il lassismo del Comune, che si rivela penultimo in Italia per capacità di risposta. In pratica, su 100 richieste di Legambiente, i funzionari di Palazzo Zanca hanno risposto soltanto a 36 di esse, occultando i dati reali e finendo per falsare il risultato finale. Gli indicatori. Nello specifico ambientale, comunque, Messina presenta il dato intollerabile di meno di mezzo metro quadro di verde urbano per ogni singolo cittadino. Una realtà che gli abitanti della città possono vedere con i propri occhi, non soltanto per via della sempre più esigua presenza di parchi pubblici, ma anche a causa dello sventramento delle montagne e della cementificazione selvaggia. Altra evidente nota dolente risulta quella della bassissima percentuale di raccolta differenziata. Ed è proprio su questo argomento che nei prossimi giorni in città si aprirà un ampio dibattito. Termovalorizzatori. Mentre il Presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, nella sua introduzione al rapporto, consiglia vivamente ai sindaci di evitare la costruzione di termovalorizzatori, optando piuttosto per mettere in moto tutta la filiera della raccolta differenziata, unico modo per assorbire quote rilevanti di CO2 e migliorare sensibilmente le condizioni atmosferiche dell’ambiente urbano, il sindaco Peppino Buzzanca pare invece incline ad accettare la proposta di alcuni consiglieri di maggioranza (Antonio Fazio, Giuseppe Melazzo e Nello Pergolizzi), e per giunta avallata poco coscienziosamente dal deputato nazionale Vincenzo Garofalo, relativa alla progettazione appunto di un termovalorizzatore per abbattere i costi della gestione dei rifiuti. Come se non si sapesse, invece, che gli altissimi costi sono dovuti principalmente a tre fattori: l’assenza di una discarica nelle vicinanze della città; eccesso di dirigenti e personale amministrativo e tecnico, dovuto alla presenza di due società, Ato3 e Mesinambiente, che si potrebbero benissimo accorpare; mancanza di condizioni sane di mercato, avendo il Comune un rapporto in esclusiva con Messinambiente e rinunciando ad affidare appalti tramite gare pubbliche. Se a ciò aggiungiamo l’incompetenza di una classe dirigente che non riesce a garantire nemmeno il 5% di raccolta differenziata, e fa di Messina la barzelletta di tutta Italia, completiamo degnamente il quadro. E, continuando di questo passo, la nostra città, che pure nell’anno precedente aveva guadagnato oltre 40 posizioni, precipiterà ancora più in basso nelle classifiche di sostenibilità ambientale. Francesco Torre October 24 Sciacca: “Non viene garantita la sicurezza”. Il Comune inadempiente. Messina. «Fare presto (e bene) perché si muore». Così scriveva nel 1954 Danilo Dolci, uno dei tanti eroi dimenticati delle nostre terre, arrestato per aver guidato i braccianti e i pescatori di Trappeto e Partinico a scioperare per il ripristino di una trazzera, una strada di campagna. Altri tempi, si direbbe. Da allora, infatti, sono passati oltre 50 anni, braccianti e pescatori sono praticamente scomparsi, eppure quelle trazzere, quelle strade di collegamento, quelle opere pubbliche indispensabili per la vita sociale e commerciale dei piccoli borghi, per l’incolumità della gente delle comunità periferiche sono ancora da ripristinare, e in qualche caso addirittura da costruire di sana pianta.
Badiazza, Annunziata, Giostra, Gazzi, Bordonaro, Santo Stefano. Sono passati 15 mesi da quando ci siamo occupati per la prima volta delle pericolosissime condizioni in cui versano i torrenti della città. 51 torrenti che un tempo erano una risorsa incredibile, e che adesso in molti casi non sono nient’altro che una terribile minaccia, come dimostrano le più eclatanti tappe di una storia fatta di cementificazione selvaggia, abusivismo, mancata tutela dell’ambiente e assoluta assenza di sorveglianza. Una storia che, dal luglio 2007, da quando cioè abbiamo effettuato la nostra prima inchiesta fotografica, si è pure arricchita di un nuovo agghiacciante episodio. Quello del 25 ottobre 2007, l’ incredibile alluvione che ha devastato totalmente la zona sud. 100 millimetri d’acqua all’ora per metro quadrato, da Giampilieri fino a Giardini Naxos una notte di terrore per tutti gli abitanti. Centri distrutti, case abbandonate, depositi pieni di merce da buttare. Se non si è registrata nessuna vittima, è stato solo per miracolo. Come possiamo facilmente notare, «Fare presto (e bene) perché si muore» non era un eufemismo nel 1954 e non lo è sicuramente adesso. E questo è anche il parere dell’Ingegnere Capo del Genio Civile, Gaetano Sciacca, che già nel luglio 2007 aveva denunciato il pericolo, e che adesso continua ad alzare la voce perché qualcosa si muova per ripristinare condizioni di sicurezza. «Rispetto a un anno e mezzo fa – tuona l’Ingegnere Capo – permane la stessa identica situazione. Nessun lavoro è stato fatto per mettere in sicurezza i torrenti se non qualche piccola cosa fatta da noi dopo l’alluvione, grazie a 150 mila euro messi a disposizione dalla Regione. E’ inaccettabile se si pensa che tutto il territorio della nostra città è caratterizzato da un’elevata piovosità, e che le superfici collinari, massimamente disboscate per l’abbandono delle attività agricole ed a causa di incendi dolosi, si erodono facilmente con la conseguenza che il materiale inerte viene trasportato a valle. Questo cosa comporta? Che le acque – spiega Sciacca - acquisiscono una maggiore forza distruttiva sulle opere esistenti che insistono lungo il greto dei torrenti, ai margini dei quali negli anni si è verificato un vero e proprio proliferare di abitazioni, spesso abusive. In una situazione del genere, la tragedia è sempre dietro l’angolo». Sulle responsabilità dello sfascio ambientale qui sopra descritto, non ci sono dubbi. Nonostante, infatti, le norme che attengono i corsi d’acqua riguardino una molteplicità di aspetti che vanno da quelli di natura ambientale e paesaggistica ad altri di carattere idraulico e forestale, in materia di discariche abusive e di opere di urbanizzazione primaria la competenza esclusiva del Comune è chiara. Nel primo caso, l’articolo 160 della L.R. n. 25 del 01.09.1993 demanda infatti «l’attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, fuori dall’area urbana, alla Provincia Regionale, ovvero ai Sindaci ai sensi dell’art. 14 del D.L. n. 22 del 05.02.1997. Per quanto riguarda il secondo punto, inoltre, si veda la L.R. n. 37 del 10 Agosto 1985, che obbliga i sindaci ad avviare la costruzione delle necessarie opere di urbanizzazione primaria e secondaria, per le quali – ricordiamolo – i cittadini pagano annualmente, inserito tra le altre tasse comunali, un onere di urbanizzazione. «Il Comune deve mettere al primo posto l’emergenza ambientale», conclude l’Ingegnere Capo Sciacca, «Strade e disciplina delle acque, non chiediamo la luna. Ma il minimo indispensabile per garantire la sopravvivenza in caso di pericolo».
NEANCHE UN EURO STANZIATO PER L’EMERGENZA DELLA ZONA SUD Solo propaganda dopo gli eventi del 25 ottobre 2007 da parte di Stato e Regione. Messina. Milioni di euro sono quelli andati in fumo in poche ore, il 25 ottobre scorso, nei villaggi della zona Sud di Messina: Giampilieri, Briga, Scaletta, Alì. Un danno economico e sociale talmente ingente da spingere l’allora commissario straordinario Gaspare Sinatra a chiedere alle autorità nazionali lo stato di calamità naturale. Ma era tutto già scritto. Non si poteva prevedere altro, infatti, con un sistema di deflusso delle acque assolutamente insufficiente, i torrenti diventati delle discariche all’aperto, le montagne scavate a più non posso da un sacco edilizio che nessuno sembra poter bloccare. Dalle colonne del nostro giornale lo avevamo pronosticato con molto anticipo, ed è solo per un miracolo che non siamo stati costretti a dover registrare delle vittime.
«La situazione è più grave di quello che mi aspettavo», disse pochi giorni dopo Raffaele Gentile, allora sottosegretario del Ministero dei Trasporti, in visita nella città dello stretto per organizzare un piano d’intervento. E di lì a qualche settimana il Governo Prodi annunciò lo “stato di emergenza”, quello regionale di Cuffaro lo “stato di calamità”. Furono promessi fondi per garantire la sicurezza, per prevenire altre tragedie di quella portata, per realizzare quelle opere di urbanizzazione ormai indispensabili. Ma non arrivò mai nemmeno un euro, né dai vecchi né dai nuovi governi nazionale e regionale. «A tutt’oggi niente è stato fatto, e permane la stessa situazione di pericolo», ci conferma l’Ingegnere Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca, che da allora l’iter per la programmazione degli interventi di messa in sicurezza di torrenti e colline l’ha seguito personalmente. «Abbiamo fatto un lavoro enorme, perché abbiamo redatto una relazione tecnica con tutte le carenze del territorio, la segnalazione delle emergenze e il piano di intervento. Dovevamo evitare fenomeni speculativi da parte delle singole amministrazioni, e in poche settimane siamo arrivati a stilare un documento condiviso, che abbiamo trasmesso alla Prefettura nel mese di dicembre 2007. Da allora, il silenzio». Non è la prima volta che i politici nazionali effettuano le proprie passeggiate propagandistiche in riva allo Stretto alla caccia di consenso. Ricordiamo sempre Prodi a Fondo Fucile, promettendo lo sbaraccamento di un’area che ancora adesso continua a fare bella mostra di sé. Ma anche gli esponenti dell’attuale maggioranza a giustificare il più scandaloso scippo ai danni di Messina, quello dei fondi Ex-Fintecna, anche in quel caso promettendo nuovi fondi che ancora nessuno ha visto. Possiamo quantomeno manifestare il nostro sdegno nei confronti di una classe politica a tutti i livelli indifferente nei confronti dei problemi reali dei cittadini? Francesco Torre
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