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September 28 Il cinema della realtà a Salina dal 22 al 28 settembre
Tanti i documentari proposti in programma, tra cui i già blasonati Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero (martedì 23 settembre, ore 21.30) e Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi (mercoledì 24 settembre, ore 21.30), entrambi in proiezione al porticciolo turistico di Santa Marina Salina alla presenza degli autori.
Nume tutelare di questa seconda edizione del festival sarà lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo, che sabato 27 settembre, ore 18, alla Casa della Cultura di Rinella ritirerà il premio “Dal testo allo schermo”. L’autore ha anche voluto omaggiare gli organizzatori con un racconto autobiografico dal titolo “Fuga e approdi, dalla Sicilia a Milano a Lipari”, che sarà inserito nel catalogo della manifestazione. La scommessa del festival? Giovanna Taviani, direttore artistico di SalinaDocFest, non ha dubbi: «Far innamorare il pubblico di Salina del documentario, dimostrando che si può anche documentare la realtà raccontando una storia, con un linguaggio. La scorsa edizione il pubblico ha reagito con entusiasmo e passione. Oggi tutti sanno che un pubblico di documentari esiste e che la scommessa è stata vinta». Francesco Torre Comune senza regolamento per l'assegnazione dei beni confiscati alla mafiaSu 31 immobili, solo 3 trasferiti e consegnati, a Palermo in proporzione più del triplo.
Se l’assessore Rao avesse studiato quella legge, infatti, avrebbe scoperto innanzitutto che i beni immobili confiscati per attività illecita possono essere sì trasferiti al patrimonio del Comune ove l’immobile è sito, ma «per finalità istituzionali e sociali», il che significa che il Comune può «amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, ad enti, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti». Nessuna menzione, dunque, all’utilizzo come residenza pubblica d’emergenza. Se i due consiglieri della V circoscrizione Raffaele Verso e Giuseppe Giubbrone avessero letto quella legge, anche loro avrebbero scoperto qualcosa di interessante, e cioè che non occorre appellarsi al principio di sussidiarietà di Maastricht per ottenere un immobile confiscato dallo Stato a fini sociali, ma bisogna semplicemente seguire un iter burocratico previsto dalle leggi. Un iter che a Messina è difficile da applicare in quanto Palazzo Zanca non si è ancora dotato di un regolamento comunale per i beni confiscati o sequestrati, come quello presente, per esempio, al Comune di Palermo. «E’ vero, attualmente non esiste nessun regolamento in proposito», ammette il segretario e direttore generale del Comune Filippo Ribaudo, che poi candidamente ci rivela di non conoscere approfonditamente la questione né la normativa di riferimento, e dunque di non sapere bene quale sia l’iter necessario per poter richiedere il trasferimento dei beni confiscati e successivamente destinarli a fini sociali. Un atteggiamento apprezzabile, soprattutto se messo a confronto con quello di chi, in questi giorni, dei beni immobili confiscati alla mafia ha parlato solo ed esclusivamente in termini propagandistici, non sappiamo se in buona o cattiva fede ma sicuramente senza cognizione di causa. Il regolamento comunale, ormai applicato in moltissimi comuni del Sud Italia, è uno strumento indispensabile per garantire l’attribuzione di concessioni temporanee dei beni immobili secondo i principi di trasparenza e di evidenza pubblica. Come prevede la legge sopra menzionata, infatti, i soggetti interessati all’acquisizione temporanea devono prima essere censiti ed inseriti in albi comunali (così come previsto, per le organizzazioni di volontariato, dalla legge n. 226 del 21 agosto 1991, per le cooperative sociali dalla legge n. 381 dell’8 novembre 1991, per le comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti dalla legge n. 309.11 del 9 ottobre 1991), e solo successivamente concorrere all’assegnazione dei beni immobili in questione attestando di avere tutti i requisiti necessari. Il regolamento, in questo senso, accorpa in un unico documento una normativa che come abbiamo visto è molto complessa (tanto da avere indotto la Presidenza del Consiglio a nominare un Commissario straordinario per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali), e allo stesso tempo tramite l’evidenza pubblica e la presenza di scadenze annuali per le richieste dei beni, dà al Comune la possibilità di richiedere in tempo al Demanio un numero appropriato di beni in proporzione alle necessità. Seguendo questo iter, a Palermo, solo per fare qualche esempio, un immobile confiscato al boss Giovanni Bontate è stato assegnato all’Associazione Italiana Donatori Organi, e un locale di Vito Ciancimino è stato sequestrato e poi riutilizzato a favore dell’Associazione Genitori Soggetti Autistici Siciliani. Per andare su un piano più generale, al Comune di Palermo, secondo i dati della Presidenza del Consiglio, su 1563 beni confiscati 385 sono già stati trasferiti al Comune e consegnati e 140 sono stati già destinati ma non consegnati (insieme fanno il 33,5 % del totale). Al Comune di Messina, invece, su 31 beni confiscati solo 3 sono stati trasferiti al Comune e consegnati (neanche il 10€), e 28 sono rimasti in gestione al Demanio. Quindi basta con i proclami, basta con la propaganda, i problemi vanno studiati e risolti secondo quanto prevede la legge, non in altro modo. Possiamo pretendere almeno questo dalla nostra classe politica? Francesco Torre Comune senza qualità. Mai richiesta la Certificazione UEIl direttore Ribaudo: “Prospettiva ancora molto lontana”
La certificazione di qualità Ue negli enti pubblici è un modo semplice e garantito per comprovare la qualità dell’organizzazione e quindi il buon funzionamento di una pubblica amministrazione. Questa si basa su alcuni sistemi di verifica della qualità dei prodotti e dei servizi offerti che garantiscono la presenza di quei requisiti che soddisfano le aspettative dei clienti. Uno dei modelli più diffusi e stimati per la gestione della qualità è la famiglia delle norme ISO 9000, riconosciuta a livello internazionale e applicabile a qualsiasi azienda sia nel settore pubblico che privato. Uno strumento del genere, per intenderci, ha la funzione di un “bollino di qualità”, il cui ottenimento è il primo e indispensabile passo per il rilascio della certificazione di qualità Ue, che avviene solo ed esclusivamente tramite organismi accreditati dall’Unione Europea, in Italia il Sincert e il Sinal. Insomma, come abbiamo visto, un sistema per poter capire se i servizi offerti dalle nostre amministrazioni siano o meno omologati agli standard qualitativi internazionali esiste. E i nostri enti pubblici? Possiedono la certificazione di qualità Ue? «No, assolutamente no», ci rivela il dott. Filippo Ribaudo, segretario e direttore generale del Comune di Messina, che ci spiega come Palazzo Zanca sia ancora molto lontano dall’ottenere questo “bollino”: «In questo momento la prospettiva della certificazione di qualità è lontanissima per noi. Proprio in questi ultimi giorni stiamo partendo con una nuova organizzazione dell’ente, che prevede per esempio la riduzione delle aree e l’accorpamento di alcuni servizi. Tali azioni – lamenta Ribaudo – si sono rivelate assolutamente necessarie per via dell’assenza di un numero adeguato di dirigenti e del mancato inserimento in questi ultimi anni di nuove figure professionali. Se non compiamo prima questo passo non potremo mai chiedere la certificazione di qualità Ue». Insomma, passerà ancora molto tempo prima che il Comune di Messina possa raggiungere dei livelli qualitativi standardizzati ai modelli di efficienza previsti dall’Unione Europea. Nel frattempo, sentiamoci dunque autorizzati, ogni qual volta saremo vittime di lungaggini burocratiche, di ritardi, di inadempienze e di lassismo da parte dei funzionari di Palazzo Zanca, di affermare a pieno titolo: “Che pessima organizzazione”. ACCREDITO E CERTIFICAZIONE: I PASSI PER LA QUALITA’
Messina. L’accreditamento è il “procedimento con cui un organismo riconosciuto attesta formalmente la competenza di un organismo o persona a svolgere funzioni specifiche” . In Italia gli organismi di accreditamento sono il Sincert e Sinal. Il Sincert (Sistema Nazionale per l’Accreditamento degli Organismi di Certificazione) è l’ente che accredita, a livello nazionale, gli organismi di certificazione di sistemi qualità, prodotti, personale e sistemi di gestione ambientale e gli organismi di ispezione, impiegandosi inoltre, in ambito internazionale per la stipula di accordi di mutuo riconoscimento degli organismi accreditati. L’ottenimento dell’accreditamento tramite Sincert e Sinal è il primo passo per ogni ente pubblico in previsione del rilascio della certificazione Ue. Arriverà mai il Comune di Messina ad avere tale attestato di qualità? Francesco Torre Comune, 31 mln di euro di debiti fuori bilancioUn enorme buco finanziario che coinvolge tutti i settori. Miloro: “Ora risanamento”
Che i conti del Comune non fossero a posto lo sapevamo da tempo. Ricordiamo ancora la polemica sorta qualche mese fa intorno alla minaccia del commissario straordinario Gaspare Sinatra di dichiarare fallimento, in giorni di fuoco in cui soprattutto gli amministratori delle partecipate pretendevano dall’ente forti contribuzioni per pagare gli stipendi ai dipendenti in sciopero. Eppure, un debito di queste proporzioni non era nemmeno ipotizzabile, soprattutto se consideriamo non solo la quantità ma anche la qualità di tale passivo. Prima di addentrarci nel dettaglio di questo enorme “buco”, però, è giusto anticipare che le cifre in nostro possesso si riferiscono alla data del primo di luglio 2008, e pertanto ad oggi tale debito potrebbe anche essere aumentato. Detto questo, andiamo a capire quali sono i capitoli di bilancio maggiormente critici. A sorpresa, la voce più in rosso è quella relativa alle “Urbanizzazioni primarie e secondarie”, il cui dipartimento a Palazzo Zanca, ricordiamo, ha come competenze specifiche: la progettazione ed esecuzione di opere di urbanizzazione; studi ed indagini geognostiche–geotecniche ed attività di programmazione e espletamento iter tecnico-amministrativo dei concorsi di progettazione; programmazione, progettazione e manutenzione delle zone destinate al verde pubblico. Bene, il settore in questione ha collezionato debiti per oltre 11 milioni di euro. Seguono a ruota i 7,8 mln di euro di debito raggiunti dal settore “espropriazioni e contenzioso” (quanto costano i legali esterni di cui si avvale Palazzo Zanca!) e i quasi 5 mln alla voce “rapporti con le aziende e società partecipate”. Al contrario, sono pur sempre in passivo ma si distinguono per aver contenuto il debito le voci “Edilizia Scolastica” con circa 40 mila euro di “buco”, “Sport e tempo libero” con 50 mila euro e “Cultura e Turismo” con quasi 34 mila euro. Ma come si è arrivati a questo punto? «Stiamo completando il reale quadro dei debiti fuori bilancio – ha affermato Miloro di fronte alle commissioni congiunte prima e unidicesima (politiche finanziarie e società partecipate) di Palazzo Zanca – e presto saremo in grado di fare una riflessione complessiva sia sull’entità del debito sia su come esso si sia generato». A preoccupare l’assessore alle politiche finanziarie, seppure il dato che emerge darebbe il quadro di uno sfascio finanziario generale, sono soprattutto i rapporti del Comune con le società partecipate che, a detta di Miloro, «vanno approfonditi sia per i livelli dei servizi resi alla cittadinanza ma soprattutto per i costi da sopportare, ed anche per tutto ciò sarà opportuno verificare la rispondenza tra i bilanci preventivi e quelli consuntivi delle aziende». Tale polemica sulla gestione delle Spa comunali arriva in un momento molto delicato, quando cioè sono imminenti le nomine dei nuovi amministratori da parte del sindaco Peppino Buzzanca. A questo proposito, è già da qualche mese che alcuni esponenti di maggioranza cominciano a chiedere a gran voce al sindaco di dare un segno concreto a quel contenimento dei costi di funzionamento dell’ente di cui aveva parlato in campagna elettorale, innanzitutto con la soppressione di un incredibile carrozzone quale è Messinambiente, peraltro doppione dell’Ato3. Ma sarà in grado, Buzzanca, di compiere una scelta così impopolare e che nessuno prima di lui ha avuto il coraggio di fare? Se anche lo facesse, comunque, non risolverebbe per intero il problema dei 31 mln di euro di debito fuori bilancio. Per quello ci vorranno anni, e sacrifici per tutti. Con la consapevolezza che nessuno se ne prenderà mai la responsabilità. Francesco Torre Incompiute: ancora ritardi al PalaculturaL’opera pubblica doveva essere consegnata il 30 settembre, ma il Comune concede altri 3 mesi di proroga.
Una situazione del genere si sta verificando da tempo nel cantiere del Palacultura. Sia ben chiaro, si tratta pur sempre di una delle più longeve “incompiute” di Messina, il cui primo progetto risale addirittura agli anni ’70, e rispetto a quanto fatto dalle ditte precedenti il lavoro della Cosedil risulta quasi “miracoloso” agli occhi dei cittadini, ma non possiamo non notare come il primo termine entro il quale l’impresa di Santa Venerina, capofila dell’Ati Consorzio Infrastrutture, si era impegnata a consegnare la struttura fosse il 30 settembre 2007. Scadenza prorogata in prima battuta dal Comune, tramite il responsabile del procedimento ing. Carmelo Ricciardi, addirittura di un anno, in conseguenza di una variante in corso d’opera richiesta proprio da Palazzo Zanca. Nel momento in cui scriviamo, dunque, dovremmo essere in trepidante attesa della fine dei lavori, con le forbici in mano per il taglio del nastro e lo champagne nei calici. E invece, ecco spuntare un’altra proroga - l’ennesima - stavolta di 3 mesi, con consegna dei lavori alla fine dell’anno. L’opera pubblica, comunque, è lì, esternamente quasi terminata, lo vediamo, e di questo non sappiamo se esserne contenti o meno, dato che si impone come un colosso di cemento di colore e forma indefinibili proprio di fronte ad un altro colosso, questo in pietra, l’imponente e slanciato tempio duecentesco della Chiesa di San Francesco all’Immacolata, il cui profilo tra le altre cose può essere ammirato anche nel dipinto di Antonello “Pietà con tre angeli” adesso custodito al Museo Correr di Venezia. Il tutto per dire quanto stridente sul piano architettonico e paesaggistico possa essere il confronto tra le due opere. Aldilà della proroga, però, ciò che realmente preoccupa a proposito di quest’opera pubblica è che quando i lavori della Cosedil si concluderanno, si dovrà procedere con un altro appalto pubblico per gli arredi interni (il che significa trovare altri soldini), al termine del quale poi si dovrà effettuare il necessario collaudo e predisporre con procedure di evidenza pubblica il trasferimento all’interno del palazzo di soggetti pubblici e privati operanti nel settore della cultura che ne faranno richiesta. Trasferimento per il quale sembra già essere cominciata la bagarre. Vogliamo poi citare alcune carenze dal punto di vista tecnico dell’opera? Il progetto prevede la realizzazione dell’esiguo numero di 150 parcheggi quando solo l’auditorium interno può contenere fino a 800 persone. Con questa prospettiva, come si può guardare con ottimismo, come fa il Vicesindaco Ardizzone che ha proposto con orgoglio d’intitolare quello che è già uno dei più brutti palazzo della città ad Antonello da Messina, alla vicenda Palacultura? Ad essere realisti, questa incompiuta rimarrà tale nella migliore delle ipotesi ancora per un anno. Aspettando altre proroghe. Francesco Torre September 23 Abusi edilizi sotto i ponti della Panoramica: a un punto morto le indagini
Comandante Carpita: «Riunione nelle prossime settimane»
Messina. Rimarranno sicuramente delusi tutti i lettori che avevano seguito con interesse la nostra inchiesta su più puntate, iniziata nel mese di dicembre 2007, sul tema degli abusi edilizi sotto i viadotti della Strada Panoramica. Nell’ultimo aggiornamento, infatti, salutavamo con grande entusiasmo l’impegno profuso dalla Polizia provinciale e da quella Municipale, impegno che, a detta dei responsabili, stava portando a delle denunce e conseguentemente al sequestro degli immobili ritenuti abusivi. Dopo diverse settimane da allora, scopriamo però che tutti i villeggianti in possesso di una bella casetta illegittima sotto uno dei ponti della Panoramica, così come i proprietari dei box, dei garage, dei container che qua e là insozzano il paesaggio anche agli occhi dei pochi turisti che transitano sulla litoranea, non solo hanno passato un’estate serenissima, ma continuano, e continueranno chissà per quanto, a dormire placidamente sonni tranquilli senza la minima preoccupazione. «Prima dell’estate mi ero sentito con il tenente Bruzzano (Aldo Bruzzano, Polizia Municipale, sezione tutela del territorio, n.d.a.) – ci ha detto in proposito il dott. Pietro Carpita, Comandante della Polizia Provinciale – però poi l’incontro è saltato e ci dovremo aggiornare nelle prossime settimane. D’altra parte, la problematica non è di facile soluzione». Naturalmente non ha intenzione di sbottonarsi più di tanto, il Comandante Carpita, ma intuiamo che l’indagine sui presunti abusi edilizi non darà a breve i frutti che attendevamo, e questo anche in conseguenza di alcune “difficoltà” non meglio specificate. E poi giù con le giustificazioni di rito, peraltro tutte legittime, sull’organico ristretto del corpo da lui gestito: «Siamo sempre troppo pochi – lamenta infatti il Comandante – e gli impegni sono tanti, dall’attività venatoria al controllo delle strade, fino al quotidiano. E d’estate abbiamo dovuto gestire il programma delle ferie degli uomini del comando». Insomma, le indagini sono ancora ad un punto morto, o quasi. Ricordiamo che nel mese di giugno ci era stato riferito che alcune violazioni erano state accertate e avviato l’iter per le prime denunce. Da allora, però, niente è stato fatto. Eppure il palese divieto della normativa sulle fasce di rispetto stradale (D.l. n. 729 del 1961, art 9) è all’evidenza dell’intera cittadinanza. Da parte nostra, non possiamo che promettere di non dimenticare la vicenda e vigilare affinché anche le autorità competenti siano stimolate ad agire, ma sulla vicenda cominciamo ad avere l’idea che si stia costruendo un muro di gomma. Confidiamo pertanto sull’attivismo dei singoli – il Comandante Carpita, per esempio, sempre disponibile e ben intenzionato nei limiti delle proprie possibilità – per fare in modo che questo scempio abbia finalmente fine. GLI ABUSIVI PRETENDEVANO ANCHE LA MANUTENZIONE DELLE ABITAZIONI DA PARTE DELLA PROVINCIA
Messina. L’abuso edilizio sotto i viadotti della Panoramica ha origini molto lontane, e per tanto tempo è stato altamente sottovalutato dai funzionari della Provincia, su cui pesa la competenza relativamente a quel tratto di strada. Con la conseguenza che tali abitanti abusivi, sentendosi ormai sicuri dentro le proprie villette, l’anno scorso si erano sentiti persino in diritto di recarsi a Palazzo dei Leoni per chiedere l’intervento dell’amministrazione per evitare che l’acqua dei canali di deflusso della strada provinciale potessero cadere sulle tettoie e dunque fin dentro le abitazioni. Richieste paradossali, che danno il senso di quanto ormai la cultura dell’abusivismo e dell’impunità sia radicata nella mentalità locale. Perché qui non si tratta di indigenti, di famiglie in attesa di un alloggio pubblico, ma di tenute residenziali alternative, di alloggi di servizio, di attività commerciali. La cui presenza è a tutti gli effetti intollerabile per tutti coloro a cui è rimasto un pizzico di senso della legalità. Quindi, a Messina, per pochissimi. Francesco Torre Fondo Fucile, risanamento sogno - Il progetto non è ancora stato presentato dal ComuneLe responsabilità di Palazzo Zanca e della politica nella tragica vicenda del risanamento (mancato) di Messina
Messina. «Entro sei mesi, il progetto esecutivo per la costruzione di 100 alloggi nell’area di Fondo Fucile sarà pronto». Questo ci aveva detto, nel mese di febbraio, l’allora dirigente dell’Ufficio Risanamento del Comune, l’ing. Giovanni Caminiti, all’indomani dalle veementi proteste delle quasi 150 famiglie baraccate che avevano costretto il commissario straordinario Gaspare Sinatra a firmare una variante al Piano Particolareggiato di risanamento di Fondo Fucile, decisiva per lo sbaraccamento e la successiva ricostruzione della zona. Da allora, di mesi ne sono passati sette, ma ancora il progetto esecutivo non risulta pronto in via definitiva. Con la logica conseguenza che il Comune non è ancora in grado di poter richiedere i finanziamenti alla Regione Siciliana. «Da diversi mesi non mi occupo più dell’Ufficio Risanamento – commenta l’ing Giovanni Caminiti, adesso alla Direzione dello Staff Grandi Opere ed infrastrutture strategiche – ma so che il progetto è a buon punto. Si sta solo aspettando l’esito di alcune indagini geognostiche che abbiamo voluto ordinare per avere la certezza del possibile futuro sfruttamento di quella porzione di territorio». Le indagini geognostiche, in realtà, le avevamo chieste anche noi durante la nostra precedente inchiesta fotografica sull’argomento (“A Fondo Fucile 150 famiglie vivono ancora nelle baracche”, QdS del 20 febbraio scorso), in quanto sotto l’area in questione ci passerebbe la Galleria sotterranea dei Peloritani, e dunque un intervento di queste proporzioni risulterebbe quantomeno azzardato. Ma non è questo il punto. Senza la definizione di un progetto esecutivo, come abbiamo già sopra anticipato, è impossibile recuperare dalla Regione Siciliana le somme necessarie allo sbaraccamento dell’area e alla ricostruzione, ed è inutile e propagandistico – come sta facendo in queste settimane l’assessore al Risanamento Pippo Rao – lamentarsi della mancanza dei fondi statali e regionali o inventarsi soluzioni estemporane, per giunta impraticabili, come l’utilizzazione dei beni confiscati alla mafia per tamponare e consegnare alla città anche il minimo risultato dopo anni di vana attesa. «Dobbiamo dare la possibilità al Comune di appaltare i lavori, non dico sostituendo, ma quanto meno affiancando l’IACP», ha dichiarato qualche giorno fa l’assessore proponendo una modifica alla legge 10 del 1990. Una legge regionale con la quale sono stati già finanziati diversi interventi di edilizia residenziale pubblica in città e che ha permesso ad interi comuni della provincia e ad altre realtà siciliane di cancellare in via definitiva il fenomeno delle baracche. Parole al vento, dichiarazioni strumentali se si pensa che il progetto di Fondo Fucile, che secondo la normativa avrebbe dovuto legittimamente essere affidato allo IACP, è stato redatto dal Comune, realizzando concretamente quella sostituzione che l’assessore Rao auspica come panacea di tutti i mali. E con quali risultati? Che siamo ancora qui ad aspettare, che non è cambiata una virgola rispetto a sette mesi fa, che gli abitanti di Fondo Fucile sono tornati ad occupare gli uffici del Comune in segno di protesta, stanchi di dover continuare a vivere nel più totale degrado, senza igiene, senza servizi, circondati da amianto. Siamo onesti, tutti sappiamo dove stanno le responsabilità di questo scempio che porta quotidianamente Messina sulle prime pagine di sempre maggiori testate giornalistiche nazionali e internazionali. Ai nostri politici ha sempre fatto comodo conservare intaccate queste sacche di degrado, di povertà, di indigenza, di ignoranza (quanta dispersione scolastica nelle periferie della nostra città!) che si trasformano, quando servono, in incredibili riserve di voti, voti che costano poco, che si accaparrano aizzando il vessillo della speranza e promettendo la realizzazione del sogno più grande, la casa. Un sogno che, per molti, rimarrà tale per sempre. Francesco Torre Dipendenti fannulloni? Macchè! Accumulano incarichi a valangaDIPENDENTI COMUNE E PROVINCIA, UNA MAREA DI INCARICHI ESTERNI Tutti i dati sul sito della Funzione Pubblica del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione
Messina. Non chiamateli fannulloni. Anzi, denominateli stakanovisti. Stiamo parlando dei dipendenti del Comune e della Provincia di Messina, molti dei quali, stando a quanto pubblicato sul sito della funzione pubblica del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, farebbero di tutto per arrotondare il proprio stipendio raccattando qua e là incarichi di vario tipo. Gli elenchi, resi noti per volontà del ministro Brunetta, ormai odiatissimo dai lavoratori del settore pubblico, si riferiscono all’anno 2006 e mostrano un sottobosco prima d’ora occultato, fatto di occasioni professionali e di consulenze esterne, i cui protagonisti stavolta non sono i soliti politici ma i semplici dipendenti, più o meno altolocati nelle gerarchie di palazzo, dei nostri enti pubblici. Qualche esempio? Alla Provincia di Messina nell’anno 2006 (dati comunicati dalle amministrazioni pubbliche all'Anagrafe delle Prestazioni ai sensi dell'art.53 del Dlgs.165/01 e aggiornati al 24 luglio 2008), particolarmente attivi nell’ambito degli incarichi esterni si sono rivelati gli uomini e le donne del Dipartimento “Sistemi informativi”, a cominciare dal dirigente ing. Armando Cappadonia, che per un lavoro non ben definito (alla voce categoria è presente la dicitura “altre tipologie”) della durata di qualche mese, sempre all’interno di Palazzo dei Leoni, ha percepito un compenso di 3000 euro, lavoro di cui a cascata hanno beneficiato anche i dipendenti Filippo Andaloro (500 €), Roberto Caracciolo (5000 €), Luciano Cosenza (500 €), Domenico Puglisi (3000 €) e Tomasa Salvo (3000 €). Tra gli altri incarichi, si segnalano inoltre quello della dott.ssa Anna Chiofalo, che da luglio a settembre 2006 è stata impegnata nella direzione e coordinamento dei lavori di collaudo e manutenzione presso il condominio “Il Parnaso” (2000 € il compenso), e soprattutto quello del dott. Agostino Bernava, che con i suoi 17.873 € come membro del Consiglio di Amministrazione dell’AMAM ha superato tutti i colleghi, anche il Segretario Generale dott. Giuseppe Spadaro, che di incarichi ne ha collezionati ben 2: il primo all’Ente Teatro di Messina (2324 €, classificato “altre tipologie”) e il secondo alla Commissione Tributaria Provinciale di Messina (8199 €). Il ruolo di Segretario Generale, evidentemente, permette di crearsi un’ottima rete di contatti, se è vero che l’omologo di Spadaro a Palazzo Zanca, cioè il dott. Filippo Ribaudo, nel 2006 è riuscito ad ottenere ben 5 incarichi esterni (dallo stesso Municipio alla Camera di Commercio, dalla Regione Siciliana all’Università di Reggio Calabria fino al sempre presente Ente Teatro), un vero e proprio exploit per un totale di 24.589 euro. Un buon modo per arrotondare lo stipendio, vero? In qualità di revisori dei conti, nello stesso anno si sono comunque molto dati da fare anche il Ragioniere Generale dott. Ferdinando Coglitore (5 incarichi anche per lui per un totale di 9.999 euro), il suo collaboratore dott. Stefano Magnisi (ben 6 incarichi dal valore di 7072 €) e l’allora Direttore del settore amministrativo dell’Istituzione per i servizi sociali Sebastiano Ravì (3 incarichi da 4910 €). E i numeri più eclatanti non sono certo questi. Il dipendente della Ragioneria comunale dott. Antonino Torrisi, per esempio, ha svolto una consulenza esterna presso il Comune di S. Giovanni La Punta (CT) di 12.500, per non dire di Domenico Battaglia e Antonino Bertuccelli, transitati all’AMAM il primo come presidente (con un incarico triennale di 172.808 euro), il secondo come componente del consiglio di amministrazione (3 anni pagati 76.802 euro). E abbiamo taciuto di moltissimi altri casi. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, dice un noto proverbio. E’ quello che deve essere successo a questi dirigenti e semplici dipendenti, i quali frequentando le stanze della politica evidentemente hanno finito per apprendere il metodo per riuscire a cavare il maggior guadagno possibile dal “sistema”. Niente di male, ovviamente, finché si rimane nel territorio del lecito. Ma è bene che i cittadini sappiano, e per questo facciamo un plauso a chi questi dati li ha resi trasparenti. Francesco Torre 6,2 mln di euro per i CdA delle partecipate comunali e provinciali6,2 MILIONI DI EURO PER I CDA DELLE PARTECIPATE COMUNALI E PROVINCIALI L’intricato meccanismo dei gettoni di presenza per dare ulteriori bonus ai politici 195 aziende, 506 componenti dei Consigli di Amministrazione, compensi per 6 milioni 187 mila 173,53 euro. Questi i numeri da capogiro che gravitano attorno al fenomeno delle società partecipate dai comuni capoluogo e dalle province siciliane. Dati parziali, che andrebbero aggiornati in eccesso se solo i Comuni di Ragusa, Catania e Agrigento e la Provincia di Ragusa pubblicassero le cifre di loro competenza, come peraltro li obbligherebbe a fare la legge Finanziaria 2007 (296/2006, recepita a livello regionale dalla legge 2/2007, art. 16), legge mai fatta applicare a dovere dai Prefetti i quali, a fronte di tante violazioni, colpevolmente non hanno mai impartito una multa. Numeri, inoltre, fortemente indeboliti dall’odiosa pratica dei gettoni di presenza, un labirinto di prebende che rende il dato reale – già inarrivabile in quanto parzialmente occultato dagli Enti – ancora più oscuro e incerto, e che mette a disposizione dei sindaci e dei presidenti di provincia un numero incredibilmente alto di piccoli bonus da gestire a proprio assoluto piacimento. Facciamo subito qualche esempio. Come riportato sul sito internet del Comune di Caltanissetta, all’Ato Idrico 6 l’arch. Stefano Alletto, direttamente nominato dall’Ente pubblico di riferimento, percepisce per ogni seduta di Consiglio di amministrazione un gettone di presenza pari a 154,94 €. Interpellando direttamente l’azienda, però, scopriamo che l’informazione offerta dal “servizio trasparenza” del Comune risulta essere parziale, in quanto nel CdA dell’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale di Caltanissetta c’è sì un consigliere nominato dal Comune, ma ce ne sono anche altri 9, oltre al Presidente ovviamente, che percepiscono gli stessi emolumenti. Come potrete vedere, quindi, ogni volta che il CdA dell’Ato 6 si riunisce, l’azienda in questione deve sborsare più di 1.500 €. E quante volte si riunisce in un anno? Quante, per esempio, nel 2007? Questo purtroppo non lo possiamo sapere, in quanto ci è stato detto che al momento l’informazione non era disponibile. Ciò che ci è dato sapere, però, è da chi è composto il CdA della società: Presidente Giuseppe Federico (presidente della Provincia di Caltanissetta); Consiglieri Luigi Casisi (sindaco di Butera), Giovanni Anzalone (consigliere comunale di San Cataldo), Giovanni Di Martino (sindaco di Niscemi), Salvatore Gattuso (sindaco di Sommartino), Luigi Mancuso (sindaco di Mussomeli), Giovanni Virnuccio (sindaco di Mazzarino), Enrico Vella (assessore del Comune di Gela), Eugenio Zoda (sindaco di Villalba) e il già citato Stefano Alletto, che altro non è se non un assessore del Comune di Caltanissetta. Ed «è in corso la nomina del decimo consigliere», leggiamo sul sito internet dell’azienda. Tutti politici, come possiamo vedere, e oltretutto tutti già stipendiati. Facciamo un altro esempio. Riferisce la Provincia di Catania che al Consorzio per le attività produttive Ducezio ci sono 3 consiglieri di amministrazione che ricevono un gettone di presenza di 50 € a seduta, una cifra ridicola per gli standard della politica. Anche in questo caso, però, come possiamo facilmente controllare sul sito internet della società partecipata, la situazione non sta esattamente in questi termini. Le tre persone nominate dalla Provincia di Catania, infatti, non sono esattamente componenti del Cda ma membri dell’assemblea, e come loro ce ne sono altri 20 (23 in tutto!). Il che significa che ogni volta che il Consorzio Ducezio indice un’assemblea, deve sborsare 1.150 €. Oltre, naturalmente, ai soldi che spende per il CdA, che è composto da un Presidente e da 8 consiglieri. E quante volte si tiene quest’assemblea di condominio? Massimo 4 volte l’anno, ci tengono a precisare dal Consorzio, ricordando che, da statuto, ogni ente che abbia una partecipazione nella società può nominare dai 2 ai 3 membri dell’assemblea. Casi analoghi li potremmo trovare, e li abbiamo trovati, andando a indagare all’interno di altre società partecipate che si avvalgono del magico “gettone”, come la Sogepat, partecipata dalla Provincia di Messina, i Consorzi Asi, il Teatro al Massimo e Palermo City Sightseeing, partecipati entrambi dal Comune di Palermo. Ciò non fa che confermare la nostra sensazione iniziale. I gettoni di presenza non sono altro che delle regalie, delle “paghette”, delle mance che rendono la classe politica sempre più simile ad una casta di privilegiati, talmente protetta e agiata da potersi permettersi di rinunciare a questi bonus per concederli ai propri sottoposti. E il meccanismo di tali concessioni risulta talmente occulto e intricato da dare seriamente la sensazione che ci si trovi all’interno di un labirinto inaccessibile e per giunta pericoloso, dentro il quale – se si cerca bene – sguazzano allegramente non uno ma tanti Minotauri, senza temere alcun Teseo che li possa smascherare o direttamente eliminare. Trovare il filo di Arianna risulta quasi impossibile. Noi almeno ci abbiamo provato. Francesco Torre SLOT MACHINE ALLA SICILIANA. AL GIOCO DEI “GETTONI” QUI SI VINCE SEMPRE Insert coin. Il fenomeno dei gettoni di presenza nelle società partecipate siciliane ci ricorda molto il gioco della slot machine, con un’unica differenza: qui chi partecipa vince sempre. Pensate, per esempio, all’ex presidente della Provincia di Siracusa Bruno Marziano. Per lui il magico gettone scattava (e probabilmente scatterà adesso per il suo successore Nicola Bono) per ben 5 società partecipate dell’ente da lui presieduto: G.A.L. Eloro, Consorzio per lo Sviluppo di Siracusa, Consorzio A.T.O. di Siracusa (no, scusate, qui non c’era un gettone ma un compenso di 16.800 euro), Società Aeroporto Catania e G.A.L. Hyblon Tukes. Insomma, ha praticamente sbancato la slot. Inseriamo allora un altro gettone. Insert coin. Il vice presidente “non operativo” (così si legge sul sito della Provincia di Messina) della società Innovabic Mario Centorrino percepisce 2000 euro per ogni seduta del CdA cui partecipa, e 1500 per ogni seduta del Comitato esecutivo. Menomale che non è operativo, altrimenti chissà quali sarebbero le cifre. Dalla società, comunque, ci assicurano che questi soldi non provengono da trasferimenti degli enti pubblici. Da parte nostra, non possiamo però non notare che il suddetto Centorrino è stato nominato vice presidente di Innovabic il giorno dopo del suo allontanamento (spontaneo o meno non è dato saperlo) dall’assessorato al Bilancio del Comune di Messina. Che coincidenza! Qui si rischia che la slot venga definitivamente svuotata. Andiamo allora a mettere un altro gettone. Insert coin. La Provincia di Enna è la patria del gettone di presenza. Qui si usa a Sicilia Ambiente (200 € per seduta), alla Società Multiservizi (155 € per seduta), alla Rocca di Cerere G.A.L. Consortile (100 € a seduta) e alla Terra del Sole Società Consortile (100 € a seduta), quest’ultima priva peraltro anche di un proprio sito internet. Chiamando la Rocca di Cerere veniamo subito tranquillizzati: «qui non si fanno mai più di 10 sedute l’anno». A 100 euro a seduta, considerando 9 consiglieri, sono pur sempre 9000 euro l’anno. Un bel numero di monetine che scivolano via anch’esse dalla slot. Di questo passo potremo continuare all’infinito, inserendo altre monetine, considerando altre società partecipate, verificando la consistenza politica dei beneficiari, dei fortunati giocatori. Con lo stesso risultato: al gioco dei gettoni di presenza si vince sempre. E c’è di più. La slot machine degli enti pubblici siciliani, magicamente, non si svuota mai, non c’è il rischio che inserendo una moneta compaia la scritta “game over”. Come mai? Andate a guardare dietro la macchinetta, lì dove non guarda mai nessuno. Li vedete questi milioni di uomini e donne in fila con il loro gettone? Pensate che vogliano giocare anche loro? No, sono i contribuenti, servono solo a caricare la slot. A giocare coi loro soldi ci pensano i politici. Francesco Torre La Camera approva il rifinanziamento delle opere pubblicheLA CAMERA APPROVA IL RIFINANZIAMENTO DELLE OPERE PUBBLICHE Sarebbe un risarcimento dopo lo scippo di 240 milioni per pagare il taglio dell’Ici
Messina. C’erano una volta 1 miliardo e 400 milioni di euro. Erano stati stanziati dal Governo Prodi per finanziare le infrastrutture in Sicilia e in Calabria. Erano denominati “fondi ex Fintecna”, e la loro prima destinazione era relativa alla costruzione del Ponte sullo Stretto. La fetta di questi soldi che sarebbe dovuta toccare a Messina era davvero cospicua: 240 milioni di euro, che avrebbero garantito la realizzazione di quelle opere pubbliche indispensabili per fronteggiare l’emergenza ambientale determinatasi nel settore del traffico e della mobilità. C’erano una volta 1 miliardo e 400 milioni di euro, dicevamo, e adesso non ci sono più, perché il Governo Berlusconi, una volta insediatosi, ha deciso di impiegare quelle somme per pagarsi il taglio dell’Ici generalizzato sulla prima casa. Così, senza colpo ferire, si sono volatilizzati anche i 240 milioni di euro destinati a Messina, e insieme la speranza di realizzare quelle opere pubbliche che aspettano ormai da decenni di vedere la luce. Scusate se abbiamo raccontato nuovamente la favoletta dei fondi Ex Fintecna, ma la memoria collettiva nella città dello Stretto è davvero fragile e tende a dimenticare anche i fatti più importanti della storia recente della città. Senza questa dovuta premessa, infatti, l’Ordine del giorno approvato qualche settimana fa alla Camera su iniziativa dei deputati messinesi Enzo Garofalo, Antonino Germanà e Francesco Stagno d’Alcontres, con il quale il Parlamento sospinge il Governo a ripristinare le risorse per Messina, sarebbe stato letto come un successo da parte della delegazione messinese, e invece più onestamente si tratta di un atto dovuto, un risarcimento dopo lo scippo, un modo per gli onorevoli di maggioranza di farsi perdonare il servilismo e l’atteggiamento di sottomissione con il quale – senza dire la benché minima parola di protesta – hanno accettato qull’inaccettabile disposizione dall’alto, come abbiamo visto fortemente penalizzante per Messina come per tutta la Sicilia e la Calabria. Con il suddetto Ordine del giorno, i tre deputati hanno chiesto al Presidente del Consiglio dei ministri di adottare «ulteriori iniziative normative volte a ripristinare risorse finanziarie strettamente necessarie alla realizzazione degli interventi urgenti di protezione civile». Il pronunciamento della delegazione messinese alla Camera, però, di per sé conta poco. Attendiamo, pertanto, l’ok del Consiglio dei Ministri e, qualora questo avvenisse, l’importo dell’impegno finanziario del Governo. Solo allora sarà possibile dimenticare quello scippo di 240 milioni di euro fatto ai danni di Messina. Uno scippo che, purtroppo per noi messinesi, non è una favola ma una triste realtà. LE OPERE INDISPENSABILI E I POTERI SPECIALI
Messina. Nell’Ordine del giorno approvato alla Camera sono state ricordate tutte le opere pubbliche resesi ormai indispensabili per Messina, tra cui in evidenza il completamento degli svincoli autostradali di Giostra e Annunziata; la progettazione e realizzazione della Metropolitana del Mare, tra la stazione marittima e Torre Faro; la piattaforma intermodale di Tremestieri con annesso scalo portuale; l’adeguamento del collegamento tra Viale Gazzi e il Molo Norimberga. Tali obiettivi si dovrebbero realizzare anche grazie ai poteri speciali concessi prima all’ex sindaco Francantonio Genovese e poi al Prefetto Francesco Alecci, peraltro però mai accompagnati da finanziamenti. Forse, allora, per poteri speciali si intendeva la capacità di realizzare opere pubbliche senza una lira, ma allora sarebbe stato meglio definirli poteri magici. Francesco Torre September 07 Provincia, da anni disatteso il regolamento per i contributi alle associazioni culturaliPROVINCIA, DA ANNI DISATTESO IL REGOLAMENTO PER I CONTRIBUTI ALLE ASSOCIAZIONI CULTURALI Il nuovo assessore Mario D’Agostino: «Attueremo un’operazione trasparenza»
Messina. Che quello della Provincia non sia un “palazzo di vetro” lo sapevamo da tempo. Basterebbe citare il livello di informazione all’interno del sito internet istituzionale dell’ente per fornire una prova del fatto che di tutto il denaro in uscita dalla Presidenza e dagli assessorati di Palazzo dei Leoni, a tutt’oggi non viene lasciata alcuna traccia: mancata pubblicazione dei bilanci, dei finanziamenti, delle consulenze esterne, in pratica nessun dato economico che garantisca un minimo di trasparenza negli atti amministrativi provinciali, e ciò nonostante esista una chiara normativa di riferimento (Decreto Legislativo n. 267 del 18 agosto 2000, noto come “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”) che impone nel settore pubblico la pubblicazione di ogni atto, di ogni delibera, e per esteso anche di ogni singola determina. Un chiaro esempio di mancata trasparenza nelle procedure amministrative e nella comunicazione dei finanziamenti provinciali è rappresentato dalla gestione dei fondi concessi per le attività di promozione culturale e sociale. Nonostante, infatti, la Provincia sia dotata già da quindici anni di un Regolamento per la concessione di finanziamenti e benefici economici a soggetti pubblici e privati nel settore della cultura (approvato dal Consiglio Provinciale con delibera n. 93 del 22 novembre 1993), da tempo ormai questo strumento normativo viene completamente disatteso. Con la conseguenza che l’assegnazione di contributi ordinari alle associazioni in base a procedure di evidenza pubblica e su criteri di merito – così come previsto dal Regolamento - è stata ormai soppiantata dall’odiosa pratica dei contributi straordinari a totale discrezione dell’assessore di turno, senza alcuna verifica pubblica dei criteri di merito delle iniziative e, soprattutto, senza fornire alcuna comunicazione all’esterno di tali contribuzioni. Un modus operandi fortemente criticabile, soprattutto sul profilo etico, che il nuovo assessore provinciale alla cultura Mario D’Agostino, fortunatamente, si dice pronto ad eliminare, ripristinando anche a Palazzo dei Leoni per quanto di sua competenza i criteri di trasparenza e merito. «E’ vero, negli anni passati il regolamento è stato messo da parte e, cosa ancora più grave, l’Albo provinciale delle associazioni culturali risulta fermo al 2006», confessa infatti D’Agostino, che sugli obiettivi da raggiungere e sulle procedure da attuare mostra grande sicurezza: «Attueremo un’operazione trasparenza – garantisce – tramite una piena regolamentazione della contribuzione provinciale agli eventi culturali, la predisposizione di un Albo provinciale delle Associazioni Culturali, l’introduzione di criteri di merito oggettivi (premiando, per esempio, le associazioni che operano sul territorio da più tempo e con maggior capacità organizzativa) e la creazione di un sito internet provinciale dedicato alla cultura dove pubblicare tutti i bandi e dare nota di ogni finanziamento concesso». A dimostrazione che queste non siano solo parole, l’assessore D’Agostino ci mostra il proprio programma per i primi 100 giorni, un impegno articolato in 10 obiettivi che spaziano dal censimento delle opere d’arte alla valorizzazione dei Musei, dalla promozione della cultura teatrale e musicale alle collaborazioni con le forme associative. Siamo di fronte ad una nuova era? E’ ancora presto per dirlo, e saremo i primi a monitorare l’effettiva realizzazione di ogni singolo punto del programma, ma intanto prendiamo atto che alla Provincia di Messina si comincia finalmente a parlare di programmazione e di obiettivi. E questo, di per sé, costituisce già una piccola rivoluzione. Francesco Torre Portella Arena: trovato amianto, arriva il sequestroPORTELLA ARENA: TROVATO AMIANTO, E ARRIVA IL SEQUESTRO Pochi giorni fa la proposta di Buzzanca di riutilizzare la vecchia discarica, ormai vera e propria bomba ecologica.
Messina. «Se c’è ancora capienza, va sfruttato». Così aveva detto tra lo stupore generale, solo qualche settimana fa, il sindaco Giuseppe Buzzanca a proposito del sito di Portella Arena, la vecchia discarica posta ai piedi delle colline dell’Annunziata, oggi conclamata bomba ecologica di altissima pericolosità. E qualcuno deve averlo ascoltato, se è vero, come affermano il comandante provinciale del Corpo Forestale Carmelo Di Vincenzo e l’ispettore Placido Broccio, comandante del distaccamento forestale di San Rizzo, che da qualche tempo la discarica è stata riaperta abusivamente, e che al suo interno si può trovare di tutto, dai materiali di risulta dei cantieri edili a rifiuti di ogni genere, per finire con enormi quantità di amianto. E così sono scattati immediatamente i sigilli, l’area è stata posta sotto sequestro e affidata al sindaco in custodia giudiziale. «Evitiamo inutili allarmismi», ha commentato a caldo Peppino Buzzanca. La situazione descritta dalla Guardia Forestale, però, ha davvero dell’incredibile. Innanzitutto a preoccupare è la presenza di amianto, in dosi massicce e soprattutto polverizzato, il che significa che le fibre cancerogene contenute all’interno del materiale si sono liberate nell’aria e, sospinte dal vento, hanno avuto la possibilità di raggiungere i centri abitati. E poi ci sono le falde acquifere, su cui ancora nessuna indagine è stata avviata, ma che potrebbero essere fortemente inquinate, faccenda che impensierisce non poco, dato che da quelle falde attinge pure l’AMAM per dare acqua all’intera città. «Da parte nostra avevamo già a luglio fatto richiesta alla Corte D’Appello per il dissequestro della discarica e avviato le procedure per la messa in sicurezza dell’area», si giustifica il sindaco, ma come spiegare l’irresponsabilità delle sue dichiarazioni su un eventuale attuale impiego di Portella Arena? Intanto è stato convocato per il 3 settembre prossimo un tavolo tecnico per chiarire la vicenda e promuovere tutti gli atti necessari alla bonifica dell’area, alla presenza di rappresentanti del Comune di Messina, del Genio Civile e di Sviluppo Italia. Ricordiamo, però, che un progetto di bonifica del sito esiste già dal dicembre del 2006, e che è stato presentato all’Agenzia Regionale per i Rifiuti per ottenere un finanziamento di 1 milione e 800 mila euro. Un progetto, poi, inspiegabilmente bloccatosi, nonostante le lamentele e le urla di disperazione di tanti politici, tra cui il vicesindaco Giovanni Ardizzone e l’assessore Carmelo Santalco, che sull’argomento avevano fatto grande propaganda salvo poi volatilizzarsi ora che le responsabilità spettano alla maggioranza di cui fanno parte. Francesco Torre RUSSO: “NIENTE FALSO STUPORE, REALTA’ NOTA DA ALMENO 10 ANNI”
Messina. Dopo il sequestro di Portella Arena da parte della Guardia Forestale a seguito del rinvenimento di amianto e rifiuti di ogni tipo, moltissime sono state le polemiche. Durissima, tra le altre, la presa di posizione del presidente della V circoscrizione Alessandro Russo: «Portella Arena è una bomba ecologica a cielo aperto che grava su decine di centinaia di famiglie che abitano nelle zone circostanti – ha detto l’esponente del Pd – ma che la situazione fosse tale era notorio a quanti avessero fino ad oggi voluto vedere o capire. Difficilmente, pertanto – continua Russo – si comprendono le reazioni di stupore o meraviglia di fronte ad una realtà che era sotto il cielo da almeno dieci anni. E’ tempo di agire immediatamente, richiamando alle proprie responsabilità le istituzioni competenti, attivando i canali di finanziamento necessari alla riqualificazione dell’area, per la soluzione definitiva di un vero e proprio disastro ambientale a pochi passi da decine di migliaia di cittadini». Francesco Torre Elezioni sotto accusa, tra inchieste e ricorsiELEZIONI SOTTO ACCUSA, TRA INCHIESTE E RICORSI La Procura invia 20 avvisi di garanzia, due cittadini chiedono l’annullamento al Tar
Messina. Omissione e abuso di ufficio più falso in atto pubblico. Sono questi i reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Messina nell’ambito dell’inchiesta sulle strane circostanze intorno a quel vero e proprio disastro organizzativo che sono state le ultime elezioni amministrative. Reati per i quali sono stati iscritti nel registro degli indagati e raggiunti da avviso di garanzia una ventina di presidenti di seggio, tra cui molti di coloro che avevano rinunciato all’impegno all’ultimo minuto, mandando così in tilt l’intera macchina elettorale. L’indagine, portata avanti dal procuratore aggiunto Pino Siciliano e dalla collega Adriana Sciglio, sta così proseguendo seguendo due filoni. In primo luogo, si vuole appunto accertare che le 80 rinunce dei presidenti designati giunte alla Corte d’Appello a ridosso dell’andata alle urne sia giustificata tramite certificati medici, e magari anche tramite visita fiscale; secondariamente, si vuole chiarire la posizione dei presidenti “impazziti”, i veri protagonisti delle elezioni messinesi, nella maggior parte dei casi i responsabili dei tanti ritardi nonché degli evidenti errori di conteggio. A proposito di errori, in attesa di conoscere l’esito delle indagini della Procura un’altra tegola è caduta improvvisamente questa estate sulla testa del sindaco Peppino Buzzanca. Si tratta del ricorso presentato da Giuseppe Russo e Giulia Gatto, due cittadini evidentemente inorriditi (come non esserlo?) dal modo in cui sono stati gestiti i seggi cittadini, i quali hanno chiesto al Tar di Catania di «annullare le operazioni elettorali di giugno, in tutte le sezioni o, in via subordinata, nelle sezioni 4, 22, 26, 30, 32, 33, 38, 46, 61, 71, 76, 82, 113, 114, 115, 117, 123, 141, 148, 158, 162, 188, 194, 195, 205, 207». Se tale ricorso dovesse venire accettato dal Tar, si tratterebbe dell’ennesima apocalisse per Palazzo Zanca, con l’invalidamento del risultato e della proclamazione del nuovo sindaco. Ma quali sono le illegittimità rilevate da Russo e Gatto? Aldilà di alcune inadempienze sul piano burocratico per quanto riguarda la composizione dei seggi e la proclamazione di Buzzanca, il punto forte del ricorso è l’incredibile ammanco di circa 2293 voti in diciotto sezioni della città, schede bianche e schede nulle comprese. Un risultato onestamente ingiustificabile, sorprendente nei numeri soprattutto in alcune sezioni (nella 33 mancherebbero all’appello 190 voti, 164 nella 71, 234 nella 114 e addirittura 820 nella 113 e 837 nella 115) e che, se confermato dalle autorità competenti, potrebbe sul serio rimettere in discussione le amministrative, soprattutto in considerazione del fatto che la vittoria di Buzzanca al primo turno si è consumata per uno scarto risicato di 1398 sull’avversario Genovese, cioè molti di meno rispetto a quelli misteriosamente scomparsi durante le procedure di spoglio. UN INGIUSTIFICABILE AMMANCO DI 2300 VOTI
Messina. Il ricorso al Tar di Catania presentato da Giuseppe Russo e Giulia Gatto mette davvero paura agli attuali giunta e consiglio comunale. I dati riportati dai due cittadini, infatti, sembrerebbero difficilmente attaccabili. «In 8 sezioni – si legge nel ricorso al Tar – i votanti rilavati sono stati 33 in più di quelli risultanti dalla somma di tutti i candidati alla carica di sindaco, schede bianche e schede nulle. In 18 sezioni i votanti rilavati sono stati 2326 in meno di quelli risultanti dalla somma di tutti i candidati alla carica di sindaco, schede bianche e schede nulle. Non vi è chi non veda – sostengono infine i due – l’illegittimità delle operazioni di spoglio delle sezioni sopra segnalate, anche alla luce del fatto che Giuseppe Buzzanca risulta aver superato il quorum di appena 1398 voti». Francesco Torre Comuni e società partecipate - nei CdA "trombati" da 4 mln di euroOLTRE 4 MILIONI DI EURO PER GLI AMMINISTRATORI DELLE PARTECIPATE COMUNALI E all’appello mancano 3 comuni capoluogo: Catania, Ragusa e Agrigento. Calpestata la meritocrazia C’è la netta sensazione che andare a scavare nei conti delle società partecipate siciliane sia come aprire il vaso di Pandora. Allargandosi infatti ai comuni capoluogo, la nostra inchiesta sui compensi degli amministratori delle aziende a totale o parziale copertura pubblica - iniziata qualche giorno fa con la pubblicazione degli sconcertanti dati riguardanti le province (2 mln di euro all’anno per i CdA) – ci restituisce un quadro davvero spaventoso sia in termini politici (quanti non eletti occupano posti di vertice delle suddette società senza avere alcuna competenza specifica!) che economici. 70 società, oltre 200 componenti dei consigli di amministrazione, 4 milioni 178 mila 921,68 euro di compensi all’anno. Questi i dati più eclatanti. Ma non è tutto. Benché la pubblicazione dei compensi degli amministratori delle partecipate sui siti internet istituzionali degli enti pubblici sia stata resa obbligatoria dalla legge Finanziaria 2007 (296/2006, recepita a livello regionale dalla legge 2/2007, art. 16), non tutti i comuni capoluogo si sono adeguati alla normativa. I dati in nostro possesso, infatti, si riferiscono esclusivamente a 6 su 9 comuni capoluoghi. Mancano all’appello, e dunque si presentano come trasgressori nei confronti della normativa di riferimento Catania, Ragusa e Agrigento. Inoltre, tra i comuni che hanno pubblicato i compensi, continua a prosperare il fenomeno dei gettoni di presenza, dato economico che andrebbe accompagnato – e non lo è mai - dal numero delle sedute dei CdA, in modo tale da rendere possibile ricavare la spesa annua per gli enti. Se a ciò aggiungiamo un alto numero di aziende che non comunicano i dati, e il fatto che alcuni comuni, in base ad una particolare e discutibile interpretazione della norma, trasmettono soltanto i compensi degli amministratori da loro nominati, occultando di fatto gli altri dati economici relativi alle partecipate interessate, ci rendiamo facilmente conto di quanto i 4,2 mln di partenza siano una cifra che andrebbe fortemente ritoccata verso l’alto. Tali evidenti inadempienze alla normativa, ricordiamolo, potrebbero anche costare molto care sia ai comuni che alle stesse partecipate. Come recita l’art. 1 comma 735 della Finanziaria 2007, infatti, «la violazione dell’obbligo di pubblicazione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.000 euro, irrogata dal Prefetto nella cui circoscrizione ha sede la società. La stessa sanzione», si continua a leggere nella normativa, «si applica agli amministratori societari che non comunicano ai soci pubblici il proprio incarico ed il relativo compenso». Ci si continua a chiedere – come già fatto a proposito delle violazioni a livello provinciale - come mai i Prefetti non abbiano ancora disposto delle multe ai comuni e alle società inadempienti, quando invece sono obbligati per legge a farlo. Al di là delle violazioni, però, questa seconda parte dell’inchiesta del Quotidiano di Sicilia sui compensi degli amministratori delle partecipate ci permette di avere una straordinaria e inconfutabile conferma del fatto che la casta politica siciliana consideri i soldi dei contribuenti come propri, e ne disponga a proprio piacimento, girandoli ad amici, parenti e compagni di partito, il tutto senza mai guardare al bene collettivo, all’utilità e all’efficienza dei servizi erogati, agli stessi bilanci delle partecipate. Degli esempi? A Messina esistono due società che si occupano della gestione dei rifiuti: MessinAmbiente e Ato3. La loro coesistenza da sempre è stata un problema per la città, tanto che qualche mese fa si è stati sul punto di dichiarare lo stato di emergenza, proprio come a Napoli, ma mai per i politici, che di fatto qui hanno la possibilità di un ripescaggio qualora siano stati bocciati dalle urne elettorali. Uno spreco di risorse che non si giustifica nemmeno con i risultati ottenuti, se è vero, per esempio, che Messina risulta l’ultima città d’Italia per quanto riguarda la racconta differenziata, con la ridicola percentuale del 2%. Ancora? Al Comune di Palermo, dove le partecipate sono addirittura 20, esistono ben 5 consigli di amministrazione con un totale di compensi di gran lunga superiore ai 200 mila euro annui (l’Amap, il cui CdA costa 345 mila 744,71 euro; l’Amat, con 312 mila 222,11 euro; AMG Energia, con 308 mila 233,30 euro; l’AMIA, con 251 mila 370,24 euro; la Gesip, con 233 mila 961 euro). Sicuro che siano soldi ben spesi per la comunità? Insomma, stipendi da favola e nessuna responsabilità. Questa è la vita degli amministratori delle società partecipate siciliane. E il curriculum, i titoli, le competenze specifiche? Quelle non contano. La meritocrazia è morta da tempo. Francesco Torre Le Partecipate delle Province siciliane costano 2 mln di euroLE PARTECIPATE DELLE PROVINCE SICILIANE COSTANO 2 MLN DI EURO La cifra si riferisce esclusivamente ai consigli direttivi delle 125 società
Obbligate dalla legge Finanziaria 2007 (296/2006, recepita a livello regionale dalla legge 2/2007, art. 16), le province siciliane hanno dovuto pubblicare sui propri siti internet istituzionali i compensi intascati dagli amministratori delle società partecipate. Un territorio finora mai esplorato, anzi quasi sempre occultato, tanto da generare delle leggende metropolitane intorno alle cifre astronomiche concesse per questa serie infinita di posti di sottogoverno. Leggende metropolitane che, oramai, possiamo considerare assolute ed indiscutibili realtà. Una cifra sottostimata relativa al totale dei compensi degli amministratori delle partecipate delle nove province siciliane, infatti, indica in 2 milioni di euro la cifra annua sborsata dai suddetti enti pubblici per i consigli di amministrazione delle società in questione. Società, peraltro, non sempre dalla chiara utilità sociale, nate in molti casi per raggiungere obiettivi specifici che, in tanti anni di attività, non sono nemmeno stati sfiorati, posti di sottogoverno garantiti per chi alla ultime elezioni ha fatto un salto nel vuoto, ma che in quest’ambito riesce a trovare un paracadute per continuare a stazionare nei palazzi che contano, e con gli stipendi che contano. Ribadiamo, inoltre, che la cifra sopra indicata è da ritenersi in qualche modo soltanto la punta di un iceberg. Innanzitutto, infatti, all’appello mancano le cifre della Provincia di Ragusa, unico ente a non essersi ancora adeguato alla normativa e dunque a non aver pubblicato sul proprio sito internet i compensi degli amministratori delle partecipate. In secondo luogo, c’è da aggiungere che molte province hanno pubblicato dei dati parziali, con una discutibile interpretazione della norma: numerose società partecipate della provincia di Messina, per esempio, non hanno fornito i dati riguardanti il trattamento economico spettante ai componenti del CdA; ci sarebbe da considerare, inoltre, il fenomeno dei gettoni di presenza, che ormai investe buona parte dei consigli di amministrazione e di cui non è possibile valutare l’impatto economico su base annua; infine, c’è il caso della provincia di Trapani, che ha pubblicato soltanto le cifre relative agli amministratori di nomina provinciale, astenendosi dal farlo in caso contrario, anche quando le società in questione, come l’Agenzia Provinciale Energia ed Ambiente di Trapani S.r.l., è detenuta al 99,20% dalla Provincia e non si capisce, dunque, chi possa aver nominato presidente e CdA se non l’ente suddetto. Tali evidenti inadempienze alla normativa, ricordiamolo, potrebbero anche costare molto care sia alle province che alle stesse partecipate. Come recita l’art. 1 comma 735 della Finanziaria 2007, infatti, «la violazione dell’obbligo di pubblicazione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.000 euro, irrogata dal Prefetto nella cui circoscrizione ha sede la società. La stessa sanzione», si continua a leggere nella normativa, «si applica agli amministratori societari che non comunicano ai soci pubblici il proprio incarico ed il relativo compenso». Ci si chiede a questo proposito come mai i Prefetti non abbiano disposto delle multe agli enti provinciali e alle società inadempienti, quando sono obbligati per legge a farlo. Al di là delle violazioni, però, questo primo screening del Quotidiano di Sicilia sui compensi degli amministratori delle partecipate e sul numero onestamente indecente di queste (125 escluse quelle della Provincia di Ragusa) ci restituisce il quadro di una classe politica che si comporta come una vera e propria casta, disponendo a proprio piacimento di somme incredibilmente alte che in qualsiasi altro contesto sociale farebbero gridare allo scandalo. Degli esempi? Giacomo Terranova, esponente di Forza Italia e amministratore delegato della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo, nel 2007 ha percepito un compenso lordo di 219 mila 659,81 euro; Giuseppe Gitto, presidente della Pubbliservizi S.p.a. di Catania, società dalle molteplici aree di interesse, nel primo semestre 2008 ha dichiarato un compenso di 100 mila euro. Stipendi da favola, che potrebbero anche non indignare la cittadinanza se i servizi erogati fossero all’altezza, e se gli amministratori – come tutti i manager del settore privato – rischiassero in proprio quando gli obiettivi societari non vengono raggiunti. Le partecipate siciliane, però, si reggono su altre logiche. Qui il vero mercato non viene mai preso ad esempio, qui esiste soltanto il mercato della politica. Francesco Torre |
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