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September 29 CINEFORUM ORIONE - STAGIONE 2007/2008
CINEFORUM ORIONE STAGIONE 2007/2008 Benvenuti!
Viene confermata la struttura “tradizionale” del nostro Cineforum, con la proposta soltanto di Prime Visioni cinematografiche per Messina e Provincia, accompagnate da accurate schede tecniche e recensioni critiche, con il probabile incontro (da realizzarsi nel 2008) con un regista o un attore/attrici italiani. Per il Comitato direttivo del CINEFORUM DON ORIONE PROF. NINO GENOVESE COMUNE DI MESSINA: IN TERMINI DI OCCUPAZIONE LA PIU' GRANDE IMPRESA DELLA CITTA'
COMUNE DI MESSINA: IN TERMINI DI OCCUPAZIONE LA PIU’ GRANDE IMPRESA DELLA CITTA’ 2574 dipendenti diretti, più quelli delle partecipate. Un esercito da 68 milioni di euro l’anno.
Messina. «In termini di occupazione, considerando anche le società partecipate, il Comune è sicuramente la più grande impresa della città con oltre 5.000 dipendenti, in questo senso esercitando sul territorio un ruolo sociale estremamente importante». E’ quanto afferma, dati alla mano, il direttore della Ragioneria del Comune di Messina, il dott. Ferdinando Coglitore. Dal quale apprendiamo anche la spesa totale degli stipendi pagati da Palazzo Zanca nel mese di Settembre 2007: 5 milioni 683 mila 175 euro (comprendente di 4.590.610 euro di oneri diretti e 1.092.565 euro di oneri riflessi, comunque a carico dell’azienda). Una cifra importante, che moltiplicata per 12 mesi lascia presumere una spesa totale di 68 milioni 198 mila 100 euro. L’esercito dei dipendenti comunali è formato da 440 soldati semplici, ossia dipendenti di fascia A, 763 caporali (dipendenti di fascia B), 770 sergenti (fascia C), 432 marescialli (fascia D) e 41 capitani (dirigenti). Un totale, cioè, di 2574 dipendenti diretti, comprendendo in questa cifra anche i 128 colonnelli (gli amministratori, cioè i vari consiglieri, assessori ecc.), guidati dall’unico generale dell’armata, il sindaco. I contrattisti, cioè i lavoratori a tempo determinato, praticamente tutti inclusi nelle fasce A e B, sono 300. Gli esperti, 4 in tutto, sono invece compresi tra gli amministratori. Un numero comunque che andrà negli anni a diminuire. Almeno teoricamente. Non inganni, infatti, ciò che sembrerebbe rivelare il confronto con i dati del Bilancio Sociale 2005, quando i dipendenti stipendiati dal Comune erano 2.323, ma in quella cifra non erano compresi né gli amministratori né i contrattisti, che allora c’erano ma venivano stipendiati dalle società partecipate. Togliendo infatti le stesse categorie di lavoratori, nel 2007 il numero dei dipendenti scenderebbe a 2146, cioè 177 in meno rispetto al 2005. Ma il confronto mostra anche un altro dato significativo, che riguarda non tanto le categorie di lavoro A e B, quanto i livelli superiori, cioè le fasce C e D, che nel 2005 erano rappresentate da 802 dipendenti, mentre nel 2007 da 1202, quindi ben 400 in più. Ciò significa che nel giro di pochi anni sono tanti i dipendenti che hanno visto aumentare le stelline sul petto e passare di grado, non tanto per merito quanto per anzianità. Quindi senza particolari competenze specifiche, e andando probabilmente ad occupare uffici già sovraffollati. E’ questa la tara che il Comune di Messina paga oggi e pagherà per i prossimi anni: i concorsi di massa effettuati nelle decadi precedenti, che hanno appesantito la struttura senza portare i dovuti benefici in termini di servizi. Un esempio? Nel 2005 60 dipendenti hanno seguito un corso per il conseguimento dell’ECDL, il cosiddetto diploma per l’uso del pc, competenza ormai essenziale per lo svolgimento di qualsiasi mansione d’ufficio ma che evidentemente non tutti possedevano. Con quali conseguenze? Che l’amministrazione è costretta ad esternalizzare i servizi, pagando a carissimo prezzo profili qualificati e competenze specifiche.
COGLITORE: «LA SPESA E’ SOTTO CONTROLLO, MA SI PAGA LA MANCANZA DI QUALITA’» «La spesa per i dipendenti è costantemente sotto controllo», assicura il dott. Ferdinando Coglitore, direttore della Ragioneria del Comune di Messina, che aggiunge: «Ogni ente pubblico ha l’obbligo di rispettare la spesa effettuata nel 2004, senza poter spendere un euro in più. Inoltre i provvedimenti finanziari bloccano l’inserimento di nuovo personale, per cui il numero dei dipendenti va costantemente diminuendo. Potrebbero esserci nuove assunzioni – continua il dott. Coglitore - solo nel caso si decidesse di utilizzare a tal fine i fondi per i poteri speciali, 5 milioni di euro che potrebbero garantire non più di 160 posti di lavoro, presumibilmente nel corpo dei Vigili Urbani». Come già detto, però, le difficoltà nella gestione dei dipendenti comunali non è tanto nei numeri, sicuramente sproporzionati, quanto nell’assenza di competenze specifiche. «Non vorrei dire che abbiamo del personale in eccesso, ma sicuramente il rapporto tra l’età media dei dipendenti comunali, molto alta, e la qualità dei profili professionali, bassa, penalizza la struttura, anche perché comporta il fatto che molti servizi vengono poi affidati all’esterno».
Francesco Torre ISTITUTO MARINO, TROPPA INDIFFERENZA E RITARDI PER LA SOLIDARIETA'ISTITUTO MARINO, TROPPA INDIFFERENZA E RITARDI PER LA SOLIDARIETA’ Il complesso per attività socio-assistenziali doveva essere ultimato a Maggio ma i lavori sono ancora in altro mare.
Messina. C’era una volta l’Istituto Marino... Perdonateci l’incipit da favola, ma ci sembrava obbligatorio per narrare la vicenda e i destini di quello che fino a qualche decennio fa poteva essere considerato il tempio della solidarietà nella città di Messina, e che adesso tra mille difficoltà si tenta di riportare all’antico splendore. Sebbene la gara d’appalto prevedesse maggio 2007 come termine ultimo della consegna dei lavori, il nostro sopralluogo permette di rivelare come la ristrutturazione degli 8 padiglioni del complesso di Mortelle sia ancora in alto mare, se non per la parte centrale, il padiglione cioè che, in barba a quanto disposto dalla famiglia Bosurgi (titolare dell’area, regalata a Palazzo Zanca con il vincolo di destinazione d’uso “attività socio-assistenziali”), è stato messo a disposizione della Polizia Municipale. Il progetto di ristrutturazione dell’area ha dovuto attendere 10 anni prima di essere formulato compiutamente e finanziato nell’ambito del progetto comunitario Urban, cioè l'iniziativa del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) a favore dello sviluppo sostenibile di città e quartieri in crisi. Palazzo Zanca ha così avviato le procedure per due gare d’appalto, aggiudicate rispettivamente ai primi del 2004 e nell’ottobre 2006. L’appalto del 2006 è terminato, quello del 2004 ancora no: mancano 250.000 euro. A causa di un errore in fase di progettazione, infatti, si è dovuto ricorrere ad una variante in corso d’opera, che ha fatto lievitare i costi della ristrutturazione, adesso ferma. La Regione Siciliana ha autorizzato il Comune ad utilizzare i ribassi d’asta dell’appalto per il padiglione centrale, cioè circa 150.000 euro, ma il resto dei soldi l’avrebbe dovuto trovare Palazzo Zanca. Avrebbe, appunto. Nel restauro dell’Istituto Marino il Comune rischia molto di più della propria credibilità nei confronti degli investitori internazionali e dei cittadini. Sotto accusa, infatti, è l’intera politica della Giunta Genovese e di tutta la classe dirigente che rappresenta nei confronti delle fasce più deboli, evidenziata dalla mancanza di una vera, coerente e partecipata strategia di solidarietà sociale. C’era una volta l’Istituto Marino, dicevamo all’inizio, e probabilmente non ci sarà più, o almeno non ci sarà nel modo in cui è esistito per oltre 60 anni. Evidentemente concetti come solidarietà, difesa delle fasce deboli, sviluppo sociale integrato, per i nostri amministratori esistono solo nelle favole.
Una storia gloriosa, un simbolo di solidarietà e sviluppo sociale L’Istituto Marino di Mortelle è stato fondato nel 1928 dalla famiglia Bosurgi, a quel tempo sicuramente la più ricca di Messina (proprietaria dell’industria Sanderson & Son e dell’Isola Bella di Taormina) al fine di ospitare i bambini più sfortunati in un ambiente sano e confortevole, a pochi passi dal mare. Una vera e propria cittadella di circa 20.000 metri quadri, in cui trovavano posto 8 edifici tra cui una Chiesa, dedicata sostanzialmente alla cura e al sostegno delle fasce più deboli della società. Gestito per quasi 70 anni dall’Opera Pia Adriana Bosurgi Caneva, l’Istituto nel 1994 fu donato al Comune di Messina con l’obbligo di mantenere la destinazione d’uso a fini assistenziali. Oggi, però, Palazzo Zanca sembra essersi sollevato da quell’obbligo. Il nostro sopralluogo nell’area di 20.000 metri quadrati mostra infatti un livello di profondo degrado, soprattutto nei padiglioni laterali, dove macerie di quello che fu (sedie, banchi, giocattoli) è ammassato e convive con immondizia e rifiuti vari.
Francesco Torre
IMPIANTI SPORTIVI TRA ADEGUAMENTI STRUTTURALI, IL TOTALE ABBANDONO E LA COSTANTE DELLE INCOMPIUTEIMPIANTI SPORTIVI:_TRA ADEGUAMENTI STRUTTURALI, IL TOTALE ABBANDONO E LA COSTANTE DELLE INCOMPIUTE. La Polisportiva Città di Messina dovrà occuparsi di un settore in grave difficoltà, come dimostra il reportage fotografico.
Messina. Ancora non è nata e già deve affrontare seri problemi. Il destino della Polisportiva Città di Messina, società a responsabilità limitata a capitale comunale appena istituita, è infatti pieno di incognite ma gli argomenti che il neopresidente Francesco Gallo troverà sul tavolo nel momento del suo insediamento sono già noti: la necessità di mettere in sicurezza i tanti impianti sportivi comunali già in funzione e la restituzione alla città di spazi adibiti ad attività sportive al momento lasciati al più completo abbandono. Per quanto riguarda il primo punto, la situazione riguarda principalmente quattro grandi impianti: la Piscina Cappuccini, la Piscina Comunale, il PalaSanFilippo e il campo di rugby di Sperone. Tutte le strutture in questione, infatti, hanno bisogno di adeguamenti strutturali in materia di sicurezza: principalmente recinzioni, barriere di protezione, adeguamenti delle tribune, coperture, servizi igienici, servizi per disabili. Per questi lavori straordinari il Comune contava di poter utilizzare 726 mila euro provenienti dalla devoluzione di un mutuo già concesso dal Credito Sportivo del Coni negli anni scorsi ai fini della realizzazione di un centro polifunzionale nella zona di Rodia, centro che poi non fu mai realizzato. Questo succedeva nel 2006, e Palazzo Zanca avviava le pratiche per presentare al Coni i progetti di adeguamento strutturale degli impianti suddetti, che dopo qualche tempo venivano regolarmente bocciati dal Credito Sportivo. Il motivo? Il progetto del campo di rugby di Sperone non poteva essere accolto se prima non veniva effettuata la copertura del torrente Sperone, la cui messa in sicurezza – assieme a quella di tutti gli altri torrenti della città – è già di per sé una necessità per l’incolumità degli abitanti del luogo. Oggi, molti mesi dopo la decisione presa dagli organi creditizi sportivi nazionali, la situazione non è cambiata, il torrente non è stato coperto e i lavori non sono stati neppure appaltati. Con la conseguenza che anche dei lavori di adeguamento strutturale dei suddetti 4 impianti ancora non si ha alcuna notizia. Eppure – ricordiamolo – tali strutture continuano a funzionare tranquillamente, sebbene non siano a norma di legge. Altro capitolo che la Polisportiva Città di Messina dovrà affrontare nel più breve tempo possibile riguarda quegli impianti comunali in cui non è mai stata svolta attività di manutenzione, e che oggi risultano praticamente inutilizzabili. Nel corso del nostro “giro di perlustrazione” ne abbiamo riconosciuti alcuni, ormai appartenenti soltanto alla memoria storica delle vecchie generazioni di messinesi. Stiamo parlando, per esempio, del campo di calcio di grotte, un tempo – prima della costruzione dello Stadio San Filippo – luogo dove si svolgevano gli allenamenti di moltissime squadre di livello dilettantistico, nonché le attività delle scuole di calcio. Oggi, quell’area prospiciente il mare si presenta come un campo di erbacce alte e sabbia, assolutamente inutilizzabile e persino pericoloso per chi volesse fare quattro tiri al pallone. Nelle stesse condizioni il piccolo complesso sportivo dell’Annunziata, costituito da un campo da tennis e un campo di calcio a 5. Per farla breve, nel campo di tennis manca la rete e per accedere a quello di calcio (con le porte distrutte, così come le recinzioni) bisogna superare cumuli di immondizia. E lì i ragazzi del quartiere ci giocano ancora! Ma c’è anche un’altra questione all’ordine del giorno per Francesco Gallo e il suo Cda appena istituito: le incompiute, che come i settori urbanistico e culturale investono anche quello sportivo. Abbiamo già detto del centro polifunzionale di Rodia, rimasto solo su carta, ma degno di menzione è sicuramente il PalaGravitelli, una struttura relativamente nuova (progettata così come la Piscina Cappuccini e lo stadio di baseball dell’Annunziata nel ’95 in occasione delle Universiadi nel 1997) e costata la bellezza di 9 miliardi delle vecchie lire. Oggi si presenta alla città praticamente senza una tribuna per gli spettatori e senza i minimi arredi, adeguamenti che sono stati quantificati nell’ordine di spesa di 100 mila euro. Che il Comune non ha al momento saputo e potuto trovare. Riuscirà nell’impresa la Polisportiva Città di Messina? Riuscirà a restituire ai cittadini degli impianti sportivi sicuri e fruibili? O servirà soltanto come ennesimo luogo del potere dove concedere posti di sottogoverno?
POLISPORTIVA CITTA’ DI MESSINA: ECCO COME NASCE UN CARROZZONE.
Messina. La polisportiva “Città di Messina” è l’ultima nata tra le società di proprietà del Comune di Messina. Tra i suoi futuri compiti, la gestione degli impianti sportivi della città e dunque la riscossione dei ricavi della concessione dei servizi ai cittadini, i rapporti con le società, sia quelle professionistiche che quelle dilettantistiche, le politiche di avviamento allo sport per giovani e giovanissimi. Un’attività dunque multidisciplinare e di grande impatto d’immagine, così ambita da indurre Francesco Gallo, ex assessore alla Cultura dell’amministrazione Genovese, ad abbandonare il proprio ufficio (pur mantenendo un’importante delega ai cosiddetti grandi eventi) per abbracciare la presidenza della costituenda società. Ma la storia della Polisportiva Città di Messina risale a qualche anno fa, all’epoca cioè della scorsa legislatura comunale, quando l’allora direttore generale Gianfranco Scoglio decise la costituzione di una società a capitale comunale che potesse in pratica gestire una squadra di basket (e infatti di lì a poco venne richiesta l’affiliazione alla FIP – Federazione Italiana Pallacanestro) e lavorare insieme con le altre associazioni del territorio per creare un polo cestistico giovanile di grande rilevanza.
Progetto che venne di lì a poco esteso. All’epoca del commissariamento Sbordone, infatti, nel luglio 2005 (è strano come i destini della Polisportiva siano sempre stati decisi in estate) il Comune stipulò una convenzione con la neonata società per la gestione del PalaRescifina, del Palazzetto di Mili, delle piscine Cappuccini e Graziella Campagna, del campo di atletica Cappuccini e dell’impianto Salvo Santamaria.
Quest’estate l’ulteriore svolta. La Polisportiva diventa società a responsabilità limitata e si avviano le pratiche per la formazione del Consiglio di Amministrazione, composto da Daniela Spoto, 34 anni, ragioniere e consigliere del 6° quartiere dal 2003 al 2005; Antonino Fisichella, 25 anni, dottore in economia ed amministrazione d'impresa; Tobia Rinaldo, 57 anni , bancario, e Simona Piraino, 33 anni, laureata in scienze politiche. A loro si aggiungono – già nominati – 5 funzionari (di cui 2 supplenti) del Collegio sindacale. Presidente, come già ricordato, sarà Francesco Gallo. Ancora sconosciuti i costi di quello che si preannuncia essere il nuovo carrozzone del Comune, ma già complicato il lavoro della società: rendere funzionanti e a norma gli impianti sportivi della città. Con quali fondi?
Francesco Torre
September 27 SOCIETA' DEL COMUNE: STORIE E NUMERI DI 11 (+3) CARROZZONI MANGIASOLDISocietà del Comune: storie e numeri di 11 (+3) carrozzoni mangiasoldi Oltre 6 milioni e 200.000 euro le perdite delle società partecipate dal Comune di Messina, tutte a carico di Palazzo Zanca.
Messina. Il 2007 è stato un anno caldissimo per le società partecipate del Comune di Messina, un anno che ha dimostrato l’inutilità di alcuni di questi enti, una discutibilissima gestione della cosa pubblica, i bilanci in rosso. Ma quante sono le società gestite direttamente dal Comune o di cui è socio? E quanto costano a Palazzo Zanca? Le cosiddette società di capitali, interamente o in parte finanziate dal Comune, sono 11. MessinAmbiente. Il Comune di Messina detiene il 99.01% delle azioni della società che alla fine del 2005 contava 492 dipendenti, e che lo stesso anno chiudeva il bilancio con una perdita di 221 mila euro. Coperti praticamente per intero dal Comune. Ato3. “Posseduta” al 90% da Palazzo Zanca, riesce ad ottenere ingenti finanziamenti, ma la raccolta differenziata non è ancora partita. Chiude il bilancio 2005 con una perdita di 357 mila 482 euro, e il Comune per l’esercizio 2007 gli concederà 42 milioni di euro circa. Feluca. Detenuta al 29% dal Comune, la società di servizi telematici ha chiuso il 2005 con un disavanzo di 142 mila euro. Nettuno. La più discussa. Nata nel 2001 per realizzare un porto turistico a Grotte, non ha mai prodotto niente. E nel 2005 ha perso 52 mila euro. Il Comune (proprietario del 20,66% delle azioni), ha deliberato qualche mese fa la ricapitalizzazione, con una spesa di 43 mila euro. Tirone. Anche qui finora prodotti solo progetti, ma nel 2005 il bilancio si chiuse con una perdita di 74 mila euro. Rimpinguato ovviamente dal Comune, nella percentuale del 30%. Sogas. La società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria. Messina detiene il 3,08% delle azioni, che sono costate al Comune nell’ultimo esercizio 69 mila euro. Innovabic. A sorpresa, l’unica società che produce utili: nel 2005 18 mila euro. Palazzo Zanca detiene il 13,5% delle azioni, e in questo caso non è costretto a sborsare un euro. Messina Sviluppo. Fantomatica società per lo sviluppo dell’area industriale di Villafranca. Perde 285 mila euro l’anno, coperti dal Comune e dagli altri soci pubblici e privati. Sogepat. Altra società inutile, dalle incerte competenze, con un ridicolo bilancio chiuso in perdita di 7.000 euro, di cui 2000 coperti dal Comune. Polisportiva di Messina. L’ultima nata, ma in prospettiva una delle più forti per mezzi e risorse. Si attende verifica “sul campo”. A queste dovrebbe aggiungersi a breve termine anche la Entrate Zancle Spa, che ancora cerca un socio privato. Insomma, tante società mangiasoldi, nate quasi sempre con l’unico scopo di affidare posti di sottogoverno ad amici e parenti.
3 le aziende speciali, e tutte in perdita. Tre sono le aziende speciali a capitale interamente comunale: l’Atm, l’Amam e l’Istituzione Servizi Sociali. Azienda Trasporti Municipalizzata. Il carrozzone per eccellenza, sempre in perdita nonostante il Comune gli abbia dato in gestione anche il servizio dei parcheggi a pagamento. Il bilancio 2006 si è chiuso con una perdita di esercizio di 3 milioni 897 mila euro, e per il 2007 Palazzo Zanca ha già previsto di trasferire 13 milioni 698mila 268 euro. Sempre che bastino. Azienda Meridionale Acque Messina. Sicuramente una delle società più spudorate, con i suoi 9 consiglieri di amministrazione (9 consiglieri!) e quella proposta di patto generazionale che ha stupito anche i meno ortodossi di etica politica. Il consuntivo 2005 ha registrato una perdita di 1 milione 114mila euro. Coperta interamente da Palazzo Zanca. Istituzione Servizi Sociali. Attende dal Comune trasferimenti per ben 16 milioni 606 mila euro, come da Previsionale 2007.
Francesco Torre DISCARICA DI PACE, DOPO UN ANNO IL PROGETTO MA LE INSIDIE SONO TANTEDISCARICA DI PACE, DOPO UN ANNO IL PROGETTO, MA LE INSIDIE SONO TANTE L’attuale impianto normativo e il problema degli espropri rischiano di far naufragare un’opera indispensabile per la città.
Messina. Dopo un anno dalla vittoria della gara pubblica, MessinAmbiente propone al Comune un progetto per la discarica di Pace, l’opera tanto ostacolata e tormentata che dovrebbe ospitare e smaltire l’immondizia della città e permettere una riduzione della tassa sui rifiuti. Le insidie, però, non mancano, e stavolta non riguardano esclusivamente le posizioni ostruzionistiche degli ambientalisti, ma fattori normativi ed economici che non si possono sottovalutare, e che minacciano di far saltare l’intera operazione. La Storia. La prima gara per la realizzazione della discarica venne indetta da Palazzo Zanca nel 2005, con un base di 5 milioni e 700 mila euro. La discarica veniva considerata allora “emergenziale”, dunque i tempi per la consegna erano ristretti. La ditta vincitrice, il consorzio Airone Sud, però, non fece in tempo a cominciare i lavori che la gara venne invalidata dal Tar. A ciò si aggiunse un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, che interessò i vertici del consorzio stesso. Il contratto venne cancellato e si bandì un’altra gara, vinta stavolta da MessinAmbiente nel settembre 2006. Insidie normative. Dichiarata conclusa l’emergenza rifiuti in Sicilia, la struttura non può più essere presentata come “emergenziale”, e dunque deve essere sottoposta a tutti i passaggi obbligati e stabiliti dalle normative vigenti (dl 59 del 18/02/05 e 152 del 3/04/06), tra cui la Valutazione d’impatto ambientale, e successivamente al vaglio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente. Una cosa non da poco, se si pensa che l’enorme area in questione ricade perfettamente nelle Zone a Protezione Speciale, su cui vige ancora un conflitto interpretativo tra Comunità europea, Regione Siciliana e Comune di Messina, e che finora si è concluso con una sentenza del Tar che ha ripristinato in toto il testo delle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”, che vieta tassativamente ogni tipo di antropizzazione nelle aree interessate. Espropriazioni. L’area interessata è un’ampia porzione delle colline di Pace, 40 ettari di territorio di cui 10 già di proprietà del Comune mentre gli altri 30 appartenenti a privati, e dunque soggetti a esproprio. Si prevedono dunque una gran quantità di contenziosi, che certo appesantiranno burocraticamente ed economicamente il progetto. Ultima ora. Come se non bastasse, il Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo ha recentemente accolto il ricorso del consorzio Airone contro il Tar di Catania che aveva – di fatto – invalidato la gara d’appalto pubblica del 2005. Gli scenari futuri? Confusi e di certo non ottimistici. C’è insomma seriamente la sensazione di essere di fronte all’ennesima incompiuta della città.
Obbligatori anche costosi impianti di pretrattamento
Entrerà in vigore il 1° gennaio prossimo la normativa che vieta di smaltire in discarica una quota rilevante (per Messina il 60%) della produzione complessiva di rifiuti urbani biodegradabili, salvo che non siano stati pretrattati. Per il progetto della discarica di Pace, ciò comporterà naturalmente un adeguamento, la realizzazione cioè di impianti di pretrattamento al tempo non previsti dal bando di gara, che faranno lievitare di non poco il peso economico dell’intera operazione. I previsti impianti di pretrattamento del percolato e del biogas dovrebbero sorgere proprio accanto alla discarica, adiacenti ai preesistenti inceneritore e stazione di trasferenza – già gestiti da MessinAmbiente – a formare quella che già viene chiamata “cittadella dell’igiene”. Ma se solo per fare il progetto la società vincitrice della gara ha impiegato un anno, non vogliamo fare pronostici sul superamente delle già citate barriere normative e burocratiche e sulla tempistica dell’eventuale realizzazione degli impianti. Ma i messinesi, come si sa, sono pazienti. Pure troppo.
Francesco Torre September 21 EX-SANDERSON: L'INCOGNITA PIU' INQUIETANTE DELLA CITTA'EX-SANDERSON: L’INCOGNITA PIU’ INQUIETANTE DELLA CITTA’ Una bomba ecologica da 18 milioni di euro. Amministratori incapaci di garantire la tutela della salute pubblica.
Messina. Dopo il sequestro dell’intera area (7 ettari nella zona di Pistunina/Tremestieri) operato dalla Guardia di Finanza nel mese di Giugno su ordinanza della Procura di Barcellona; dopo gli incendi, di natura dolosa, che hanno impegnato ad Agosto per ben 3 volte nel giro di pochi giorni i vigili del fuoco messinesi; dopo gli ennesimi proclami, le promesse dell’ultima ora, i progetti di recupero tanto reclamizzati e mai iniziati, la questione della Ex-Sanderson, l’industria agrumaria della famiglia Bosurgi che tanto lavoro diede alla città dello Stretto fino a qualche decennio fa, si candida prepotentemente al ruolo di incognita più inquietante e minacciosa della città. IL SEQUESTRO. Mentre svolgeva accertamenti sulla società di smaltimento rifiuti “Teseco spa”, il procuratore Canali di Barcellona si è imbattuto nello spettacolo desolante di centinaia di fusti e sacchi bianchi contenenti sostanze altamente inquinanti, depositate nell’area Ex-Sanderson da chissà quanto tempo. Siamo nel mese di Giugno, il sequestro è alle porte, e con esso l’iscrizione nel giudizio degli indagati di Gualtiero Masini, Ad della Teseco, e Fortunato Giovanni Lo Presti, responsabile provinciale dell’Esa (Ente Sviluppo Agricolo, che gestisce per conto della Regione l’ex industria). L’accusa: smaltimento illeciti di rifiuti (violazione del decreto Ronchi, Legge n. 22/97). La difesa: deposito temporaneo, in attesa di smaltimento definitivo (in ottemperanza al Codice dell’ambiente, Dgls. 152/2006). Entro Novembre i risultati della perizia scientifica che accerterà la provenienza e la data di arrivo nell’area delle sostanze incriminate. GLI INCENDI. Nei primi giorni di Agosto più volte i vigili del fuoco - richiamati dagli abitanti del luogo, giustamente terrorizzati – sono costretti a precipitarsi all’interno dell’area per spegnere incendi di natura dolosa. Lo scenario è seriamente allarmante: nubi tossiche si aprono nel cielo – già plumbeo – della città. Ma chi può avere avuto interesse ad appiccare il fuoco? C’erano forse delle prove da cancellare? I PROGETTI. Dopo la catastrofe, la bonifica. Sebbene fosse stato necessario effettuare i lavori prima che si registrasse un probabile danno nei confronti della cittadinanza, che almeno si operi subito affinché nel futuro ciò non succeda nuovamente. Macchè. Il Consiglio di amministrazione dell’Esa approva un progetto per la trasformazione dell’area in una centrale fotovoltaica, la più grande della provincia, dal costo di 11 milioni di euro compresa bonifica, e in grado di soddisfare i bisogni energetici di 4000 famiglie, per un utile netto di un milione e 200mila euro l’anno. Tutto questo mentre funzionari del Fondo Immobiliare (realtà imprenditoriale che fa capo al gruppo di Tronchetti Provera), in procinto di formalizzare un accordo con la Regione, fa un sopralluogo per verificare le potenzialità e la valorizzazione dei 7 ettari dimessi. E su entrambi i progetti si aspetta di conoscere la volontà di chi detiene la proprietà dell’area, la Regione Siciliana. Nel Febbraio 2007 il Fondo immobiliare della Regione aveva stimato in 22 milioni di euro il valore dell’area, stima ridotta a 18 milioni di euro qualche mese dopo, ma comunque prima degli incendi, i quali sicuramente avranno ulteriormente ridotto la cifra. Ma se i danni economici pesano e danno il senso dell’incapacità dei nostri amministratori nella gestione dei soldi pubblici, a preoccupare maggiormente è la completa indifferenza della politica, soprattutto locale - Comune e Provincia in primis – assolutamente inerte di fronte a quella che dovrebbe essere una delle primarie responsabilità della gestione di ogni nucleo sociale, e cioè la tutela della salute pubblica. Un milione e 400 mila euro: questa la cifra necessaria per una bonifica dell’area, per togliere cioè le sostanze tossiche dai capannoni distrutti dal fuoco di agosto, a pochi metri dai centri abitati, dalle scuole, dai centri commerciali. Un milione e 400 mila euro, che Comune, Provincia, Enti Locali, né da soli né insieme hanno saputo e voluto trovare. Rimanendo affacciati alla finestra, a mirare uno scempio (ambientale, sanitario, economico, politico) che si compie da oltre 20 anni nell’indifferenza generale.
Francesco Torre POCA TRASPARENZA NEI CONTI DEL COMUNE E DELLE SOCIETA' PARTECIPATE
Poca trasparenza nei conti del Comune e delle società partecipate
Messina. Sulla trasparenza dei conti pubblici Palazzo Zanca mostra ancora qualche pecca. Dopo aver fatto “outing” nel Maggio scorso, facendo affiggere all’Albo Pretorio del Comune la tabella relativa a incarichi e compensi dei Presidenti e dei Consiglieri di amministrazione delle società partecipate del Comune, ci si sarebbe aspettato un intervento in linea con quanto previsto dalle disposizioni contenute nella Legge Finanziaria 2007 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, n. 296 del 2006) e recepite dalla Regione Siciliana nella legge n. 2/2007, “Disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2007”. Così però non è stato. Innanzitutto registriamo una prima violazione delle normative per quanto riguarda il tetto massimo del numero dei consiglieri per ogni singola società, che secondo il comma 729 dell’art. 1, non può essere superiore a 3 (ovvero a 5 nelle società miste), cifra rispettata soltanto da Ato3 e STU (Società Trasformazione Urbana per il Tirone), mentre Messinambiente e Istituzione per i servizi sociali (guidate rispettivamente da Antonino Dalmazio ed Elio Sauta) registrano 4 consiglieri, l’Azienda trasporti municipalizzata (Presidente Franco Providenti) 6 e l’Azienda meridionale acque di Messina (Presidente Domenico Battaglia) addirittura 9. In secondo luogo, il comma 735 della stessa legge – ricordiamo, recepita anche dalle normative regionali – prevede che gli incarichi di amministratore delle società e i relativi compensi vengano pubblicati nel sito informatico dei soci pubblici, e che «la violazione dell’obbligo di pubblicazione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.000 euro», posto che «la stessa sanzione si applica anche agli amministratori societari che non comunicano ai soci pubblici il proprio incarico ed il relativo compenso entro 30 giorni dal confermineto». Sul sito internet del Comune di Messina, però, non c’è alcun riferimento ai Cda delle società partecipate, e altrettanto si può dire dei siti delle stesse società in questione, alcuni dei quali presentano anche degli organigrammi d’annata, segno di una mancata manutenzione. E’ il caso dell’Amam, sul cui sito internet leggiamo che in organico ci sono solo 3 consiglieri, ma è anche il caso dell’Atm, sul cui portale non esiste nemmeno una voce “chi siamo” o “direzione”, e su cui insomma non solo non è possibile sapere quanto guadagna il presidente, ma nemmeno sapere chi è. E questa sarebbe trasparenza?
ASS. SQUADRITO, RESPONSABILE COMUNALE DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE: «STIAMO LAVORANDO»
Sulla questione trasparenza e applicazione della legge regionale n. 2/2007, “Disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2007”, abbiamo chiesto delucidazioni al responsabile comunale dei rapporti con le società partecipate di Palazzo Zanca, l’assessore Francesco Squadrito, il quale ha osservato candidamente che sull’obbligo della pubblicazione dei compensi dei presidente e degli amministratori delegati sul sito internet del Comune non ne sapeva nulla. «Eppure la trasparenza è stata garantita tramite l’affissione delle tabelle all’Albo Pretorio del Comune», si giustifica l’assessore, che promette: «Il sito internet verrà assolutamente integrato in breve tempo». Altra musica per quanto riguarda l’applicazione del comma 729, quello che indica cioè il numero massimo di consiglieri, per il quale l’assessore non ammette critiche: «Ci siamo mossi repentinamente e stiamo già procedendo ad una rivisitazione di tutti i Cda, ed entro 2 settimane ci sarà una vera e propria “sfrondatura”».
Francesco Torre RISCHIO CEDIMENTO SUL VIALE EUROPAL’allarme lanciato dall’ing. Pizzino Rischio cedimento sul Viale Europa Si sta monitorando l’area per verificare la necessità di nuovi interventi
Messina. Tre cedimenti in un paio d’anni. E’ questo il triste record che contraddistingue la storia recente del Viale Europa, una delle arterie più trafficate della città, porta dello svincolo autostradale di Messina Centro. Un record che ha fatto allarmare persino il dirigente del Coordinamento servizi tecnici del Comune, l’ing. Mario Pizzino, il quale ha subito predisposto l’accertamento di eventuali rischi per la circolazione, e suggerito al Dipartimento Viabilità di Palazzo Zanca di intervenire per prevenire eventuali ulteriori cedimenti. Difatti, dopo la segnalazione del Dipartimento Manutenzione Strade, il 20 agosto scorso sul Viale Europa, ex Torrente Zaera, per limitare le sollecitazioni della struttura sono state disposte importanti limitazioni viarie: è stato cioè istituito, nel tratto compreso tra via La Farina e viale Italia, il limite massimo di velocità di 30 km orari per i veicoli di massa superiore a pieno carico di 3,5 tonnellate. Un provvedimento che non lascia tutti contenti. Il consigliere di quartiere Enrico Pistorino, infatti, aveva già sollevato in precedenza la questione, anche attraverso un’interrogazione al sindaco Genovese nella quale si richiedeva «l’immediata interdizione dei tir dal Viale Europa in via precauzionale». L’impalcato di Viale Europa, in effetti, risulta poco sicuro, e non solo perché la copertura del torrente risale a 50 anni fa, quando il traffico veicolare non era nemmeno lontanamente paragonabile all’attuale, ma anche perché progettato con tecniche ormai ampiamente superate. Differentemente da quanto si fa adesso generalmente, infatti, la costruzione della copertura non è prefabbricata, e pertanto risulta meno duratura. I rischi di cedimento, inoltre, sono maggiori se si pensa che l’intero impalcato sorge vicino ad una corrente d’acqua, e dunque in luogo umido. Ciò spiega il triste record di cui parlavamo in apertura, e cioè i tre interventi di manutenzione predisposti dal Comune soltanto negli ultimi tre anni: all’incrocio con la Via La Farina, nei pressi dell’ospedale Piemonte, all’incrocio con il Viale San Martino. E mentre Palazzo Zanca prende tempo per compiere il monitoraggio dell’intero torrente, già in città qualcuno si diverte a proporre soluzioni avveniristiche, come il consigliere di quartiere Gioveni che suggerisce di progettare e realizzare delle sopraelevate, come a Roma o a Genova.
L’opinione dell’assessore alla Viabilità Arturo Alonci
«Quella della sopraelevazione è una soluzione che non convince sia per la difficoltà della realizzazione e la conseguente grande spesa economica, sia per il forte impatto ambientale e visivo», sostiene l’assessore alla Viabilità del Comune di Messina Arturo Alonci, che continua: «Se il monitoraggio dovesse avere dei dati negativi si potrebbe certamente pensare a delle soluzioni alternative rispetto a quella attuale, ma a questo punto sarebbe preferibile, per esempio, un passaggio sotterraneo all’altezza del torrente, con una galleria». Ma tutto ciò, come ricorda anche l’assessore, dipende dall’esito del monitoraggio in corso, «ad opera di un team della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Messina, con cui il Comune aveva una convenzione, il quale ha già prelevato dei campioni dell’impalcato ed entro i primi di settembre ci potrà comunicare se c’è realmente la necessità di svolgere manutenzioni straordinarie o addirittura nuovi interventi come quelli accennati precedentemente».
Francesco Torre September 15 ZPS: IL COMUNE VA AVANTI CONTRO LE NORME EUROPEEIl Tar boccia la “leggina” Interlandi e il Comune nomina una commissione per la valutazione ambientale Zps: Il Comune va avanti contro le norme europee L’assessore Catalioto: «Non si può bloccare la città»
Messina. La questione delle Zone a Protezione Speciale continua a preoccupare i vertici di Palazzo Zanca, dove tutti sembrano impegnati, invero abbastanza maldestramente, a trovare delle soluzioni per risolvere l’annosa questione. Questione precipitata nuovamente dopo l’ordinanza del 17 Luglio scorso del Tar di Palermo, che ha accolto il ricorso presentato da Legambiente Sicilia e WWF Italia, e sospeso di conseguenza il decreto regionale firmato dall’assessore Interlandi il 27 aprile 2007, decreto che – ricordiamolo – separando le Zps dalle aree naturali permetteva di non seguire le prescrizioni emanate dalla Comunità Europea. Facendo brevemente chiarezza sul piano normativo, le Zps, istituite con lo scopo di conservare e preservare tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli stati membri, sono regolate dalla direttiva “Uccelli”, uno dei pilastri legali della conservazione della Biodiversità europea, emanata nel 1979 dall’Unione Europea ma recepita in Italia dalla legge 157 del 1992, e dalla Regione Siciliana dalla Legge 13 dell’ 8 Maggio 2007. Vera spada di Damocle per l’amministrazione comunale, tale direttiva comunitaria nega di fatto la possibilità di costruire nelle aree dichiarate Zone a Protezione Speciale, che nel caso specifico rappresentano oltre il 70% dell’intero territorio comunale, col paradossale risultato che il Comune è tenuto a bloccare persino alcune edificazioni previste dal piano per il risanamento. Un rischio a cui il sindaco Francantonio Genovese e il diretto responsabile del Piano Urbano, l’assessore Antonio Catalioto, hanno tentato di porre rimedio con un’ardita interpretazione della legge regionale del maggio 2007, la quale nell’art. 1 recita: «Le determinazioni sulle valutazioni di incidenza, previste dall'articolo 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, sono attribuite ai comuni nel cui territorio insistono i siti Sic e Zps». E così il 22 agosto scorso è nata una commissione per la verifica delle commissioni d’incidenza ambientale, garanzia per l’osservanza della normativa e atta a coadiuvare il Dipartimento Attività Edilizie e velocizzare l'attività istruttoria dei progetti e degli interventi sulla valenza naturalistica ed ambientale. Peccato, però, che tale commissione non risolva minimamente il blocco imposto dalla normativa europea recepita anche in ambito regionale, che obbliga la Regione Siciliana a fare il primo passo, adottando un Piano di gestione complessivo da sottoporre al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio. (comma 2 dell’art. 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357). «Certo, siamo a conoscenza del fatto che prima di tutto la Regione dovrebbe adottare un Piano di gestione», si difende l’assessore Catalioto, «ma non è possibile bloccare la città. Da parte nostra possiamo garantire che qualora ci trovassimo in presenza di progetti che rischierebbero di sconvolgere l’habitat, la biodiversità o la rotta degli uccelli, quei progetti saranno respinti». Buoni propositi, ma poco conformi alle normative. Difatti, «Sono vietati fuori dei centri edificati di cui all'articolo 18 della legge 22 ottobre 1971, n.865, e, per gravi motivi di salvaguardia ambientale, con provvedimento motivato, anche nei centri edificati, l'esecuzione di nuove costruzioni e la trasformazione di quelle esistenti, qualsiasi mutamento dell'utilizzazione dei terreni con destinazione diversa da quella agricola e quant'altro possa incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed idrogeotermici e sulle finalità istitutive dell'area protetta» (art. 6 della Legge Quadro sulle Aree protette, n. 394 del 6/12/1991). Con buona pace di inutili, seppur valide sul piano scientifico, commissioni di valutazione, che rappresentano per l’amministrazione comunale nient’altro che un ulteriore spreco di denaro pubblico.
L’AFFONDO DEL SEGRETARIO DS E LA REPLICA DI CATALIOTO
«L’istituzione delle aree SIC e ZPS è fondamentale per la salvaguardia delle particolarità faunistiche e floristiche presenti nel territorio», sostiene il Segretario comunale dei Ds, Piero David, che in merito all’istituzione della commissione tecnica da poco nominata aggiunge: «il Comune avrebbe fatto meglio a nominare un team in grado di proporre in tempi brevi una nuova perimetrazione delle aree da sottoporre a vincolo SIC e ZPS, tenendo conto che la tutela e la valorizzazione delle particolarità ambientali del territorio possono rappresentare una valida occasione di sviluppo ed un notevole miglioramento della qualità di vita delle comunità locali presenti e future». «La commissione tecnica è utile perché dà delle prescrizioni sulla salvaguardia», replica l’assessore Catalioto, che sulla possibilità di riperimetrazione dice: «La Regione ha enormi responsabilità, innanzitutto perché ha effettuato la prima perimetrazione senza nemmeno informare il Comune di Messina, violando così la norma sulla trasparenza degli atti amministrativi (Legge 7 agosto 1990, n. 241, ndr), e poi perché da mesi attendiamo una risposta alla nostra proposta di riperimetrare interamente il territorio comunale».
Francesco Torre
PIANO URBANO DELLA MOBILITA': UN PROGETTO DA 561 MILIONI DI EUROIl Piano Urbano della Mobilità presentato dall’ass. Alonci PUM: 561 milioni di euro per trasformare Messina Un progetto ambizioso e avveniristico, da realizzare in 10 anni
Messina. Si scrive “Pum” ma si legge Piano Urbano della Mobilità il provvedimento già approvato dal Consiglio comunale di Messina che dovrebbe nel giro di 10 anni trasformare la città migliorandone l’assetto viario e disegnandole un volto più affascinante, soprattutto tramite il recupero del water front. Un progetto ambizioso, quello redatto dall’assessore alla Mobilità, l’ing. Arturo Alonci, insieme con gli esperti del Consorzio Istituto Superiore Trasporti (Cisut), per il cui completamento occorrono 561 milioni e mezzo di euro e nel quale sono inseriti progetti a breve, medio e lungo termine, divisi tra interventi per il trasporto collettivo e altri per il sistema delle infrastrutture viarie. TRASPORTO COLLETTIVO. In questo capitolo sono inseriti interventi urgenti come il potenziamento del parco vetture dell’Atm (per il quale è prevista una spesa di 48 milioni di euro) e la cosiddetta metropolitana del mare (60 milioni), ma anche consistenti migliorie all’attuale assetto viario come la realizzazione di una nuova linea del tram su Via Garibaldi (26 milioni), la metroferrovia Messina – Giampilieri (10 milioni), i parcheggi di interscambio (10 milioni), la ferrovia suburbana Messina – Camaro (20 milioni). A questi vanno aggiunti progetti per incrementare i flussi turistici come il nodo d’interscambio-terminal per crociere (8 milioni), interventi innovativi per alleggerire il traffico come un sistema di car sharing (2 milioni) e nuove piste ciclabili (10 milioni e mezzo) e infine i collegamenti tra i colli e tra i colli e la città, realizzabili tramite funivie e funicolari. INFRASTRUTTURE VIARIE. Il recupero del water front dovrebbe essere garantito tramite la realizzazione delle vie Marina Nord e Marina Sud (dal costo complessivo di 100 milioni, e che risulta in linea con quanto previsto dal Piano Regolatore Portuale, anche per quanto riguarda la costruzione di un porticciolo turistico nella Rada San Francesco) e l’avveniristico tunnel sotto la Via Vittorio Emanuele (36 milioni) che consentirebbe di fatto l’intera pedonalizzazione della Cortina del Porto. Altri interventi sono le gallerie sotterranee tra Viale Europa e Via Don Blasco (45 milioni), il collegamento tra Via Tommaso Cannizzaro e la tangenziale (5 milioni), la galleria tra Piazza Castronovo e Via Sciascia (15 milioni), un sistema di collegamento tra i forti cittadini (25 milioni) e l’importante quanto urgente costruzione di strade arginali lungo i torrenti (80 milioni).
E le incompiute?
Forse a tratti improbabile, soprattutto in considerazione della normale tempistica messinese (per il completamento degli svincoli di Giostra e Annunziata si attende da oltre 20 anni), il PUM è un importante strumento di pianificazione strategica che delinea un insieme coordinato di interventi orientati da una parte a colmare il deficit di infrastrutture e servizi per la mobilità, accumulato dalla città, dall'altra a rispondere ad una domanda crescente e variegata di prospettive. "Numerose le implicazioni, dirette ed indirette, sull'economia dell'area metropolitana - ha detto l'assessore alla mobilità, ing. Arturo Alonci, che ha illustrato il provvedimento - basti pensare agli investimenti programmati ed ai riflessi nel sistema commerciale, produttivo, terziario”. D’accordo, ma prima di tuffarci in questo mare d’innovazione, perché non pensare a terminare le tante incompiute che gridano vendetta? A cominciare dagli svincoli autostradali, dal recupero della zona falcata e dalla realizzazione del Piano Parcheggi.
Francesco Torre September 09 BILANCIO IN ATTIVO, MA COL TRUCCOPalazzo Zanca si ritrova 6 milioni di euro da spendere Bilancio in attivo, ma col trucco Trasformate in spendibili ingenti somme vincolate
Messina. Approvato dalla Giunta Comunale il 3 agosto scorso, il bilancio consuntivo 2006 di Palazzo Zanca a sorpresa registra un avanzo di amministrazione di 6 milioni 612 mila 564 euro e 16 centesimi. Un risultato che ovviamente sorprende e dà fiducia, soprattutto in prospettiva futura, anche se a ben vedere è stato ottenuto dai contabili di Palazzo Zanca con una mossa tecnicamente irregolare, trasferendo cioè le somme destinate agli investimenti, vincolate, nella voce della gestione corrente. Guardando infatti nel dettaglio l’ultima parte del bilancio consuntivo, quel “bilancio investimenti” contrassegnato dal rapporto tra il quarto e il quinto titolo di entrata (“alienazioni, trasferimenti di capitali e riscossione crediti” e “accensione prestiti”) e il secondo titolo di spesa, “spese in conto capitale”. All’interno del quinto titolo di entrata, nello specifico, la terza categoria (“accensione di mutui e prestiti”) presentava un residuo – ereditato dalle precedenti amministrazioni - di 163 milioni 188 mila euro che poi, in seguito a degli accertamenti, ha raggiunto la somma definitiva di 153 milioni 867 mila euro. Accanto al residuo di cassa, sono da considerare anche le competenze di gestione 2006, che ammontano a 8 milioni 363 mila euro. E’ a questo punto che entrano in gioco i BOC, i Buoni Obbligazionari del Comune emessi per estinguere e rifinanziare una parte dei mutui contratti negli anni precedenti ed evitare il collasso economico, sfruttando i vantaggiosi tassi di interesse accordati dai due partner bancari Dexia Crediop e Opi. Compresi nel titolo 5 delle entrate, al capitolo quarto (“emissione di prestiti”), raggiungevano una cifra di 165 milioni di euro, una somma che dopo accertamenti è stata ridotta a 46 milioni 441 mila euro, cioè la somma prevista sin dall’emissione degli stessi BOC, nel gennaio di quest’anno. Questa cifra sarebbe dovuta andare in maniera vincolante – ricordiamo, in maniera vincolante! – a ridurre la voce dei mutui di residuo, che come ricordiamo ammonta a 153 milioni di euro, e invece è stata utilizzata a piacimento dei contabili di Palazzo Zanca per coprire altre voci di bilancio, soprattutto quelle delle spese generali, che non solo vincolate, generando infine quell’avanzo di amministrazione di 6 milioni di euro che lascia pensare ad una gestione virtuosa della cosa pubblica, e che è invece semplicemente il risultato di un trucco economico.
3 MILIONI ANDRANNO ALL’ATM
Alla faccia del dissesto finanziario. Il neoassessore all’economia Pippo Molonia e l’amministrazione comunale si ritrovano a sorpresa in cassa una cifra interessante, soprattutto in considerazione del fatto che solo una parte di essa, 446 mia 803 euro più 165 mila 761 che rientrano nella “differenza da programmare” è vincolata, mentre 6 milioni di euro sono sin da subito spendibili a discrezione della Giunta. Un vero e proprio “gioco di prestigio” quello operato dai funzionari di Palazzo Zanca, dato che – come sappiamo - le regole del bilancio sono piuttosto rigide. Tra i vari titoli e voci di spesa e di entrata, infatti, esiste un rapporto fisso e irrevocabile. Come verranno utilizzate tali somme ancora non è stato deciso. Di sicuro, però, 3 milioni di euro serviranno a coprire i debiti dell’amministrazione comunale con l’Azienda Trasporti Municipalizzata. Una cifra che certo non servirà a rimettere in piedi l’azienda presieduta da Franco Providenti, che a tutt’oggi presenta debiti per oltre 35 milioni di euro.
Francesco Torre
RISANAMENTO: PASSI IN AVANTI DI PALAZZO ZANCADopo il no del Governo, si attendono decisioni da Palermo Risanamento: passi in avanti di Palazzo Zanca Buono l’operato dell’ass. Bottari: 500 alloggi in dirittura d’arrivo
Messina. Delusa dalle scelte dell’attuale Governo, che assegna i fondi dei poteri speciali solo per la mobilità, all’amministrazione comunale non resta che sperare nel bilancio previsionale della Regione Siciliana perché, finiti i fondi della legge 10 del 1990, non si corra il rischio di non avere più neanche un centesimo per il risanamento. Un allarme lanciato dall’assessore Angela Bottari, che a Giugno aveva presentato un piano casa da 850 milioni di euro che, stando così le cose, non potrà mai essere realizzato, almeno completamente. Eppure sul fronte risanamento l’amministrazione Genovese ha mostrato di essere in grado di agire, utilizzando l’intera somma del cronoprogramma del 1990, 81 milioni di euro, ai fini dell’apertura dei cantieri e della progettazione di alloggi popolari. Secondo i dati forniti dall’Iacp, infatti, sino ad oggi l’attuale giunta avrebbe realizzato 466 alloggi, senza contare i 116 in fase di costruzione, i 130 in appalto e i 521 in progettazione e già finanziati. Opere importanti, certo, che però non possono risolvere il problema del risanamento in una città che ancora conta oltre 3000 baracche. E non risolverà la difficile situazione nemmeno il co-finanziamento di 741.000 euro ottenuto dal Ministero delle Infrastrutture per la realizzazione di 20 alloggi a Contesse, riservati ai più bisognosi tra gli oltre 500 sfrattati per “finita locazione”. Deliberata dalla Giunta il 22 febbraio scorso, la copertura finanziaria dell’opera in questione è stata firmata ai primi di agosto dal Ministro Di Pietro, e ci sono buone possibilità per avere al più presto i fondi per la progettazione esecutiva e la realizzazione vera e propria. Palazzo Zanca, però, si riserva anche la possibilità di acquistare nuovi alloggi, così come dichiarato per l’appunto dall’assessore al risanamento Angela Bottari (sicuramente al momento uno dei nomi più brillanti dell’intera amministrazione, per l’impegno, la passione e l’arguzia politica dimostrata), approfittando del fatto che la Regione ha da poco aumentato i massimali d’acquisto consentiti a Palazzo Zanca: da 800 a 1200 euro al metro quadro. Certo, si tratterebbe di una somma esigua, appena 4 milioni di euro, sempre ricavati dai fondi della vecchia legge 10 del 1990, ma che permetterebbe l’acquisto di 25/30 alloggi da assegnare ai baraccati. Piccoli passi, certo, in attesa del nuovo cronoprogramma da presentare alla Regione, con un buon numero di progetti che aspettano solo di essere finanziati e cantierati. La via del risanamento messinese passerà quindi obbligatoriamente da Palermo.
Fondo Fucile in stato di emergenza.
Per capire come il risanamento in città ormai sia percepito come un’utopia, un sogno irrealizzabile, basta notare il crescente malcontento che si respira in interi quartieri, come quello di Fondo Fucile, formato da circa 140 famiglie che qualche settimana fa hanno occupato pacificamente Palazzo Zanca chiedendo di poter parlare direttamente con il sindaco Genovese. Una situazione di degrado, la loro, indecente e ormai insopportabile, al limite della sopravvivenza. Fogne a cielo aperto, blatte, topi, amianto, è questo il contesto in cui gli abitanti di Fondo Fucile sono costretti a crescere i loro bambini: tutta gente che è in graduatoria per un alloggio popolare, alcuni addirittura dal 1976, oltre trent’anni. Gente che aspetta una risposta, concreta, dall’amministrazione comunale, e che ora è decisa a difendere i propri diritti, a chiedere sin da subito l’assistenza che gli spetta per riconquistare dignità e decoro, per esempio tramite interventi immediati di disinfestazione e derattizzazione.
Francesco Torre VERDE PUBBLICO: ARRIVA IL REGOLAMENTO
Presentato dal sindaco Genovese e dall’assessore Catalioto Verde Pubblico: arriva il regolamento Il documento sarà anche uno strumento per la conoscenza dei caratteri del territorio
Messina. È stato presentato qualche giorno fa, nel corso di una conferenza stampa, il regolamento per il verde urbano, allegato del Regolamento Edilizio, esitato dalla Giunta municipale per l'esame del Consiglio. Uno strumento atteso da anni, e finalmente deliberato al fine di dare omogeneità e valorizzare le aree verdi urbani nella prospettiva del recupero storico della memoria e della salvaguardia e promozione dell’ambiente. Il Regolamento del Verde per la città di Messina è un documento prescrittivo per la tutela, la progettazione e la gestione del verde pubblico e privato ma è anche uno strumento per la conoscenza e la valorizzazione dei caratteri paesaggistici ed ambientali del territorio, per la riscoperta dell'identità dei luoghi della città, della sua memoria storica e botanica, della sua valenza di città mediterranea siciliana, posta sullo Stretto. Il Regolamento viene infatti introdotto da una articolata premessa relativa alle realizzazioni a verde nella città, in diverse epoche storiche, e comprende una certosina analisi dello stato di fatto mediante la rilevazione fotografica e cartografica delle diverse tipologie di verde esistente. Per ciascuna tipologia di verde, vengono individuate prescrizioni tecniche e specifiche norme che pertanto riguardano sia la creazione e la cura degli spazi ad uso pubblico che il recupero di aree dismesse, la riqualificazione di spazi urbani degradati e dequalificati e di aree urbane residuali, degli svincoli viari e delle aiuole spartitraffico, che la tutela di giardini e parchi di interesse storico, pubblici o privati, al fine di delineare uno scenario nuovo per la città di Messina, che vada oltre il concetto di "standard" urbanistico, assegnando alla architetture vegetali, il ruolo di ridisegno della scena urbana, di tessuto connettivo, di sistema, in cui la collettività urbana possa ritrovare la propria identità. Il Regolamento del Verde si applicherà quindi a tutte le aree di pubblica proprietà, comunque destinate a verde dai vigenti strumenti urbanistici (Variante Generale, Piani Particolareggiati, Piani di Lottizzazione) e le norme in esso contenute confluiranno nel Regolamento Edilizio Comunale per farne parte Integrante. Esso, inoltre, è uno strumento di indirizzo per la progettazione e la manutenzione nonché per la conservazione di aree a verde di proprietà privata per le quali è prevista la possibilità della stipula di convenzioni d'uso tra il Comune di Messina e il privato proprietario.
Francesco Torre September 06 DEL PIANO PARCHEGGI RESTANO SOLO LE PROMESSEMe: del Piano Parcheggi restano solo le promesse
Messina. «Entro il prossimo autunno si potranno avere le aree di sosta già realizzate». Con queste parole l’assessore comunale alla mobilità urbana Arturo Alonci presentava il 21 dicembre 2006 l’ennesimo aggiornamento del Piano Parcheggi, nel quale venivano inseriti i nuovi siti di Faraone (Contesse), Torre Faro, Gazzi Nord, Tirone, La Farina e Ex Gazometro. In quella data, infatti, il Piano Parcheggi veniva inviato alla Regione Siciliana per il nulla osta, autorizzazione che avrebbe consentito l’espletamento delle gare di appalto per i progetti esecutivi e la realizzazione dei parcheggi. Sebbene, però, la Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana abbia pubblicato il 7 Giugno scorso, cioè già 3 mesi fa, il decreto del 20 Aprile 2007 riguardante il Programma urbano Parcheggi del Comune di Messina, ancora a Palazzo Zanca non sono state avviate le procedure per le gare d’appalto, e la promessa dell’assessore Alonci si rivela così impossibile da mantenere. La storia del Piano Parcheggi risale addirittura al 24 Marzo 1989, all’epoca cioè della legge 122 dell’ex Ministro Tognoli: “Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate, nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale”. Da allora, le amministrazioni comunali di Messina che si sono succedute negli anni si sono adoperate per presentare un fattibile Piano Parcheggi che potesse rispondere alle esigenze della città e prendesse in considerazione anche le novità strutturali e urbanistiche di quest’ultimo periodo (il tram, realizzato appunto in questo lasso di tempo, o il progetto sul Ponte dello Stretto). Il primo progetto venne così rimodulato già nel Giugno 1999, e poi di nuovo nel 2002, ed entrambe le volte le rimodulazioni vennero approvate dalla Regione. E arriviamo ai giorni nostri. Il 30 Novembre 2006 il Piano subisce ulteriori modifiche, correzioni, sostituzioni, e viene approvato per la terza volta. Ecco le aree di parcheggio previste dall’attuale Piano, che sarà finanziato in parte dai trasferimenti Stato – Regione e in parte con mutui contratti dal Comune: Annunziata Est (parcheggio a raso di 298 posti auto, cofinanziato dalla Regione per un totale di 384 mila 760 euro e già realizzato); Annunziata Ovest (parcheggio a raso di 257 posti, confinanziato per 331 mila 823 euro, in fase di ultimazione); Campo delle Vettovaglie (parcheggio a raso di 118 posti, cofinanziato per 152 mila 354 euro e già realizzato); Gazzi Nord (autosilo di 6 piani di cui uno interrato con 625 posti, cofinanziato per 5 milioni 67 mila euro, in fase di progettazione); Gazzi Sud (parcheggio a raso di 261 posti, cofinanziato per 336 mila 988 euro, in fase di progettazione); La Farina (autosilo di 6 piani di cui uno interrato con 618 posti, confinanziato per 4 milioni 920 mila euro, in fase di progettazione); Torre Faro (parcheggio a raso di 490 posti, cofinanziato per 632 mila 659 euro, in fase di progettazione); Faraone (parcheggio a due piani di 82 posti, cofinanziato per 614 mila 58 euro, in fase di progettazione); Tirone (parcheggio interrato a 5 piani di 640 posti, cofinanziato per 6 milioni 610 mila euro, in fase di progettazione); Ex Gazometro (parcheggio a raso di 277 posti, cofinanziato per 357 mila 646 euro, in fase di progettazione). Insomma, che sia la volta buona perché il Piano venga finalmente realizzato? Sembrerebbe purtroppo di no, e ciò in considerazione delle grandi difficoltà che interessano due delle aree che dovrebbero ospitare i parcheggi: il Tirone e, soprattutto, l’Ex Gazometro. Per quanto riguarda l’area del Tirone, infatti, bisogna ricordare che l’opera deve essere integrata nell’ambito del più ampio progetto della Società di Trasformazione Urbana, che ancora non ha avuto alcun finanziamento dal Comune e quindi si trova a non poter prevedere alcuna data di inizio dei lavori. Ancora più problematica la situazione dell’area Ex Gazometro, il cui iter d’appalto è stato infatti sospeso in attesa delle opportune verifiche sulla presenza di sostanze tossiche e inquinanti nel terreno. Dimessa dalla società Italgas nel 1980, infatti, l’area in questione, ubicata a ridosso di Viale della Libertà, non è mai stata sottoposta a bonifiche o a interventi di monitoraggio, così come succede in genere alle vecchie sedi di stabilimenti industriali. Una storia comune per la città di Messina, che da poco ha visto, dopo anni di attesa e l’accertamento di numerose intossicazioni, la bonifica dell’area Ex Smeb, e che ancora attende quella della Ex Sanderson. Proprio a causa dell’eventualità della presenza di materiali tossici si dovrà pertanto attendere il totale monitoraggio dell’intera area e successivamente, con tutta probabilità, la bonifica, e questo naturalmente farebbe slittare ulteriormente i tempi di consegna del parcheggio. «In effetti il progetto preliminare prevedeva un parcheggio modulare, su più piani, alcuni interrati – chiarisce l’assessore alla Viabilità Arturo Alonci – e questo naturalmente avrebbe comportato un monitoraggio e un’eventuale sistemazione di tutta la zona dell’Ex Gazometro, ma alla fine abbiamo preferito una soluzione meno impegnativa, con un parcheggio a raso, per il quale non sono necessari lavori di tipo straordinario in quanto le eventuali tossicità della zona si trovano nel sottosuolo». L’assessore Alonci fuga dunque ogni dubbio rispetto all’eventualità di un quarto ripensamento sul Piano Parcheggi, e aggiunge: «I progetti sono stati tutti presentati alla Regione. Attendiamo solo il finanziamento». Aspettare, è questa la parola chiave quando si parla di parcheggi. Speriamo solo che stavolta l’attesa debba durare meno dei 18 anni già trascorsi.
Francesco Torre CONDONO: UN'OPERAZIONE DA 11 MILIONI DI EUROIl Comune avvia le pratiche per la riscossione dei tributi Condono: un’operazione da 11 milioni di euro Grazie ad un protocollo d’intesa firmato con gli ordini professionali
Messina. 11 milioni di euro: questo è il totale delle somme che Palazzo Zanca stima di recuperare tramite lo smaltimento delle procedure di condono edilizio. Una cifra importante, che andrebbe a rimpolpare le sempre più vuote casse comunali. Una cifra per la quale si è scelto di investire oltre 2 milioni di euro (per la precisione 2 milioni e 50 mila), somma atta a pagare i 160 professionisti che verranno incaricati di istruire e concludere le 16 mila pratiche di sanatoria edilizia che giacciono negli archivi sin dal 1985. Tali professionisti, come recita il protocollo d’intesa firmato dal Comune con gli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, i Collegi dei Geometri e dei Periti industriali, saranno scelti direttamente dagli ordini professionali tra i giovani più qualificati (in maniera tale da offrire nel contempo nuove opportunità di lavoro), verranno pagati 100 euro ogni 25 pratiche concluse e ad ognuno di loro andranno al massimo 100 pratiche. Il lavoro dei professionisti sarà svolto negli studi degli architetti, degli ingegneri, dei geometri e dei periti coinvolti, i quali saranno coordinati dal dipartimento Attività edilizie del Comune, diretto dall’Ing. Carmelo Ricciardi, e dovranno mensilmente consegnare delle relazioni sulle attività svolte. Il tutto possibilmente entro il 31 dicembre, questo l’auspicio di Palazzo Zanca, per poter inserire gli 11 milioni di euro (o meglio, i 9 milioni, tolti infatti i due che verranno dati agli Ordini per il disbrigo delle pratiche) già nel documento di bilancio consuntivo 2007. Una tempistica tutto sommato raggiungibile, se si pensa che in fondo le pratiche non sono state smaltite in precedenza dagli uffici comunali preposti soltanto per motivi di congestione e di “sovraffollamento” di istruttorie a discapito del numero minimo degli addetti, ma che in realtà nasconde delle insidie. Trattandosi di pratiche spesso molto vecchie, infatti, su cui non è mai stato fatto uno “screening” preventivo, potrebbero presentarci dei casi di istruttorie passate ormai in prescrizione, e dunque di condoni non più esigibili, oppure di istruttorie non ammissibili, soprattutto in riferimento alla sanatoria edilizia del 2003 che vietava di condonare le irregolarità. Difficoltà normative e sostanziali, che potrebbero far lievitare i tempi di consegna delle pratiche e al contrario afflosciare le speranze dell’amministrazione comunale, i cui guadagni sarebbero sensibilmente ridotti. Altra questione quella sollevata da consiglieri di minoranza di Palazzo Zanca, per i quali il protocollo d’intesa firmato dal Comune con i 4 ordini professionali sarebbe nient’altro che un vero e proprio regalo ai suddetti ordini, che oltre a percepire delle cifre considerevoli non sarebbero sottoposti ad alcun controllo da parte del Consiglio Comunale, essendo la Giunta l’unico organismo responsabile. A questo proposito, però, va ricordato che il Comune aveva precedentemente deciso di avviare un bando pubblico per selezionare la società che si sarebbe dovuta occupare del recupero dei tributi, bando dall’importo di un milione e 600 mila euro chiusosi il 6 luglio scorso e andato completamente deserto, probabilmente a causa degli stessi rischi dai noi stessi citati sopra legati all’aspetto normativo ed economico della faccenda. «Probabilmente le società interessate avranno deciso di non partecipare al bando perché non avrebbero avuto un ritorno economico, soprattutto in considerazione di alcune clausole inserite nel bando stesso, come quella di evadere l’intero ammontare delle pratiche entro 6 mesi», ci dice l’assessore all’Urbanistica Antonio Catalioto, che invece sui rischi economici dell’operazione mantiene una posizione equilibrata: «Stiamo parlando di pratiche molto vecchie, alcune risalenti addirittura alla sanatoria del 1985, quindi è possibile che alcune di esse siano andate nel frattempo in prescrizione, così come non possiamo escludere che altre non vengano accolte perché non rispondono esattamente ai requisiti previsti dalle normative. Gli 11 milioni di euro previsti dal Comune dalla riscossione dei tributi – continua Catalioto – sono infatti una stima equilibrata, senza eccessi, ma c’è realmente la possibilità che le entrate consuntive siano minori, anche se teoricamente niente esclude che siano addirittura maggiori rispetto al previsto.»
Francesco Torre September 01 TRIBUNALE CON IL MORTO
L’Ordine degli Architetti frena sulla costruzione del secondo Palagiustizia Tribunale con il morto L’incarico per la progettazione affidato dal Comune agli stessi architetti del 1988, uno dei quali nel frattempo deceduto
Messina. Dopo le promesse dell’amministrazione nei mesi di febbraio e marzo, dopo l’impegno del sindaco Genovese e del vicesindaco Saitta, dopo il concreto affidamento di incarichi contrattuali, sembrava che la questione del secondo Palagiustizia di Messina fosse ormai fortunatamente conclusa, e che i riflettori su quello che dovrebbe essere il nuovo tribunale si dovessero riaccendere ormai solo a lavori conclusi, magari in occasione di un’inaugurazione in grande stile in presenza del Ministro della Giustizia. Purtroppo, però, la telenovela cominciata nel 1988, anno del primo progetto comunale (naufragato più volte per la difficoltà di trovare una sede idonea e centrale, individuata oggi con soddisfazione delle parti interessate nell’area degli ex Magazzini Generali e del Mercato Ittico) aggiunge oggi una nuova puntata, dai toni addirittura grotteschi. Come abbiamo ricordato, nel 1988 il Comune di Messina affida agli architetti Lodovico Barbiano di Belgiojoso, il figlio Alberto e Antonio Marino il progetto per l’ampliamento del Tribunale esistente. Già allora, il termine “ampliamento” sembrava poco appropriato, in quanto si trattava di costruire un intero edificio al posto delle Scuole Galatti e Cannizzaro, e collegare tale edificio con il tribunale con un tunnel sotterraneo. Successivamente alle proteste di un comitato spontaneo per la difesa delle due scuole, però, Palazzo Zanca è però costretto a dirottare il progetto nel quartiere storico Tirone (quello che adesso dovrebbe essere riqualificato con i soldi del risanamento, per portarlo allo splendore pre-terremoto), ma anche lì l’amministrazione comunale è costretta a fronteggiare un autentico linciaggio da parte di intellettuali e storici dell’arte, capitanati addirittura dal grande Federico Zeri. Da allora, nonostante il Comune avesse nelle proprie casse circa 17 milioni di euro per la costruzione dell’opera, questa è rimasta un’ennesima incompiuta, almeno fin quando l’attuale amministrazione non decide di accogliere le pressanti richieste del Presidente della Corte d’Appello Nicolò Fazio e dal Presidente del Tribunale Giuseppe Suraci opzionando per la costruzione del Palagiustizia l’area del Mercato Ittico, nella Cortina del Porto. Tutto risolto, quindi? No, perché nel dover stipulare il contratto per la progettazione del nuovo edificio, il Comune nell’aprile scorso decide inspiegabilmente di far passare la nuova costruzione per un semplice ampliamento del tribunale esistente, così come aveva fatto – errando - nel 1988. E in virtù di quel contratto firmato ormai 20 anni fa, Palazzo Zanca riconsegna l’appalto per la progettazione agli stessi architetti di allora, Belgiojoso padre e figlio e Antonio Marino. Ed è a questo punto che subentra un piccolo inconveniente, perché si dà il caso, infatti, che il tris di professionisti non sia più in grado di fornire la propria opera ai fini suddetti, per un semplice quanto ineludibile motivo: Lodovico Barbiano di Belgiojoso è deceduto nel 2004! Così, mentre il Comune affida la progettazione del secondo Palagiustizia ad un morto, l’Ordine degli Architetti decide quasi contestualmente di inviare all’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici un’istanza per verificare eventuali violazioni, e il progetto, nuovamente, irrimediabilmente, si blocca. «Per le modifiche che comportassero cambiamenti nell’impostazione progettuale (cambiamenti del suolo edificatorio o della sua originaria conformazione, cambiamenti di tracciato, di manufatti importanti o di altro) determinati da nuove o mutate esigenze, ed autorizzazioni dall’Amministrazione, al progettista spettano le competenze nella misura stabilita per le varianti in corso d’opera». E’ questa la clausola contenuta nell’articolo 6 del vecchio contratto del 1988, clausola che secondo il Comune costringerebbe per via legale Palazzo Zanca ad affidare la progettazione del nuovo edificio giudiziario ai vecchi progettisti. Ma è possibile considerare il progetto in questione, pensato in una sede del tutto diversa da quella scelta 20 anni fa e in un contesto normativo nel frattempo di gran lunga mutato, una variante in corso d’opera? E’ questo che si chiede l’Ordine degli Architetti di Messina, per il quale ovviamente il cambiamento del suolo edificatorio previsto nella sopraccitata clausola va visto alla luce del fatto che l’oggetto dell’incarico è costituito dalla redazione di un progetto di ampliamento, e quindi potrebbe riguardare sì il fronte sul quale ampliare l’edificio originario, ma mai l’individuazione di un nuovo sito, ubicato perlopiù a centinaia di metri di distanza da quello nel quale ricade l’originario Tribunale. Inoltre, aggiungiamo noi, poiché l’incarico professionale supera la soglia dei 100.000 euro, Palazzo Zanca era tenuto ad affidarlo secondo le disposizioni del codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo numero 163 del 12 aprile 2006), avviando dunque regolari procedure di appalto, e non agendo semplicemente con un atto interno, senza nemmeno chiedere parere legale al Collegio di Difesa. Insomma, la delibera comunale 388 del 19 aprile 2007 e il contratto stipulato tra il Comune e i vecchi progettisti del Palagiustizia (incluso ovviamente Belgiojoso padre, pace all’anima sua) sono adesso sotto il vaglio dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, senza il cui parere le procedure per la progettazione e la realizzazione dell’opera in questione non potranno andare avanti. In attesa di nuove puntate di quella che ormai si prefigura come una delle più inquietanti fiction seriali alla messinese: aspettando di potersi godere un rilassante week-end all’ombra del nuovo Palagiustizia, infatti, agli amministratori comunali e ai dirigenti della giustizia non resta che attendere che venga svelato il finale del grottesco “Tribunale con il morto”.
Francesco Torre |
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