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August 14 Sito internet del Comune di Messina: la trasparenza negataSITO INTERNET DEL COMUNE DI MESSINA: LA TRASPARENZA NEGATA Violato il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Battaglia tra Comune e Feluca sulle responsabilità
Messina. La pubblicazione degli atti comunali sul proprio sito internet è un obbligo per qualsiasi ente comunale e provinciale. Lo prevede il “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (Decreto Legislativo n. 267 del 18 agosto 2000). Come se non bastasse, un parere espresso dal Ministero dell’Interno nel 30 dicembre 2003 (“Pubblicazione delle delibere degli Organi collegiali del Comune”) afferma che l’adempimento in questione «non possa reputarsi soddisfatto con la mera affissione dell’elenco delle delibere adottate», e che pertanto «si ritiene che l’ente debba provvedere a pubblicare integralmente il testo degli atti deliberativi già pubblicati in mero elenco». Il sito internet del Comune di Messina, in questo senso, non brilla certo per trasparenza. L’ultimo bilancio sociale pubblicato è quello del 2005, gli atti del Sindaco si riferiscono esclusivamente al lasso temporale febbraio-giugno 2006, e gli atti della Giunta e del Consiglio sono pubblicati esclusivamente in elenco. Palazzo Zanca, dunque, non risulta minimamente in linea con quanto previsto dalla normativa di riferimento, e questo a danno di ogni elementare principio di trasparenza e di informazione, provocando un vero e proprio occultamento degli atti comunali. Della delibera della Giunta Comunale n. 120 dell’08/02/2007, per esempio, ciò che si riesce a ricavare esplorando il sito del Comune di Messina è la seguente dicitura: «Conferimento incarico ai professionisti arch. Mariano Tornatore ed ing. Giovanna Baratta per la progettazione dei lavori di completamento relativi all’intervento di risanamento costiero in prossimità dei villaggi Ortoliuzzo e Mezzana – Tono». Naturalmente, però, non essendo possibile leggere in toto la delibera, nessun cittadino può venire a conoscenza quanto la consulenza esterna in questione fosse a suo tempo costata al Comune. «Della Rete Civica, e dunque della pubblicazione dei dati sul sito internet – si giustifica il direttore dell’Ufficio Stampa del Comune, dott. Attilio Borda Bossana - si occupa la società Feluca, che ha firmato una convenzione con Palazzo Zanca». Eppure non molto tempo fa l’amministratore delegato della società partecipata in questione, Santi Daniele Zuccarello, oggi consigliere comunale, sembrava di tutt’altra idea: «Noi pubblichiamo solo ciò che ci comunicano dal Comune – ci aveva detto Zuccarello - perché non andiamo materialmente e direttamente a recepire questo tipo di dati. Più volte abbiamo richiesto a Palazzo Zanca, anche tramite progetti scritti, di fornirci dati più dettagliati, in modo da predisporre addirittura una scansione delle delibere, ma non abbiamo mai avuto risposta. In realtà a Palazzo Zanca – aveva concluso Zuccarello - non c’è nessuno che ci trasferisce questi dati, noi ci metteremmo un secondo ad inserirli sulla Rete Civica». Un secondo per inserirli, qualcuno in più per effettuare il download, pochi minuti per poter venire a conoscenza dell’attività deliberativa del Comune. Ma ci vogliono anni per apprendere la cultura della trasparenza. CONSIGLIO DI STATO: OBBLIGATORIA LA PUBBLICAZIONE DELLE DETERMINE. MA SUL SITO DEL COMUNE NON CE N’E’ ALCUNA TRACCIA Messina. In materia di trasparenza di atti pubblici, è opportuno segnalare la sentenza del Consiglio di Stato n. 1370 del 15 marzo 2006, sez. V,: «La pubblicazione prescritta dall’art. 124 T.U. n. 267/2000 per tutte le deliberazioni del comune e della provincia riguarda non solo le deliberazioni degli organi di governo (consiglio e giunta municipali) ma anche le determinazioni dirigenziali, esprimendo la parola “deliberazione” ab antiquo sia risoluzioni adottate da organi collegiali che da organi monocratici ed essendo l’intento quello di rendere pubblici tutti gli atti degli Enti Locali di esercizio del potere deliberativo, indipendentemente dalla natura collegiale o meno dell’organo emanante». Questa sentenza, in pratica, obbliga gli enti pubblici anche alla pubblicazione delle determine dirigenziali, che quindi non sono affatto da considerarsi atti interni. Inutile dire che sul sito internet del Comune di queste determine non c’è alcuna traccia. Francesco Torre Società partecipare della Provincia - snellimento ormai improcrastinabileMessina. Tra le mille priorità che la Provincia dovrà affrontare nei prossimi 5 anni, un posto d’onore lo conserva sicuramente la gestione delle società partecipate, un vero e proprio esercito formato da ben 29 consigli di amministrazione. Una pletora di nomine e di probende, di cui qui vogliamo dare nota, indicando la ragione sociale di tutte le società e i compensi delle cariche più alte. Si comincia con gli Ato: Ato Me 1 (partecipazione della Provincia al 10%); Ato Me 2 (10%); Ato Me 3 (1,66%); Ato Me 4 (10%); Ato Me 5 (10%). Qui i consigli di amministrazione sono composti da un minimo di 3 a un massimo di 5 membri compreso il presidente, e i compensi si aggirano dai 60 mila euro annui per l’Ato 3 ai 26.000 dell’Ato 5. A seguire, abbiamo: Sviluppo Taormina Etna Spa (partecipazione al 2,14%, 6000 euro per il presidente e 120 di gettone di presenza per ogni seduta del CdA); Innovabic, con oggetto servizi per lo sviluppo di nuove imprese (7,9%, il Presidente viene compensato con 3.200 euro ogni seduta del CdA cui partecipa, il vicepresidente 2000 euro secondo la stessa logica); Multiservizi Spa, servizi di vigilanza ambientale sul territorio (partecipazione al 5,50%, 24 mila euro annui per l’Amministratore delegato); Progeta Spa, con scopi di promozione economica del territorio (la Provincia ne detiene 75 azioni, la società non ha fornito i dati riguardanti il trattamento economico dei consiglieri); Nettuno Spa, per la realizzazione di un porto turistico nell’area di Grotte (ben 59,49%, attualmente senza presidente, dal futuro incerto); Sogas Spa, la società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria (0,4164% la partecipazione della Provincia, olte 60.000 € per l’amministratore unico all’anno); Feluca Spa, gestione della rete civica del Comune di Messina (20%, anche in questo caso la società non ha comunicato i compensi); Sogepat srl, per l’attuazione del Patto Territoriale di Messina (12,25%, 6.200 € annui per il presidente più 180 euro per ogni seduta del CdA); Centro Mercantile SPCA, gestione del Centro mercantile di Milazzo (6,01%); Ente Autonomo Fiera di Messina (la Provincia ne detiene una quota, e l’impegno è a durata illimitata); World Trade Centers Associations Inc. (oh yes, con sede a New York, una quota al 50% con il Comune di Messina, con lo scopo di promuovere servizi per la globalizzazione dei mercati); Centro Ricerche Atmosferiche e di fisica per l’ambiente (25% di quota, contratto fino al 2020); APEM, ricerca energetica alternativa e innovativa (50%, presidente l’ex della Provincia Salvatore Leonardi, impegno addirittura fino al 2100); Consorzio ripopolamento ittico (una quota, con impegno illimitato); Strade e rotte del vino (una quota, il CdA non percepisce alcuna indennità); Stazione consortile di granicoltura (6,88%, durata dell’impegno illimitata); Consorzio di ricerca filiera carni (una quota, 18.600 € per il presidente); Consorzio Asi (una quota, impegno fino al 2015); Consorzio tutela limone Interdonato (una quota anche per la promozione del limone igp); Consorzio ceramiche Santo Stefano (una quota, ma scade nel 2010); GAL Castell’Umberto Nebrodi società consortile a.r.l. (20% di partecipazione provinciale per la società di promozione di sviluppo locale); GAL Nebrodi (9,37% e contratto fino al 2050); GAL Valle dell’Alcantera (12,05% e impegno sempre fino al 2050); Consorzio Quarit, con sede a Roma, finalità “sviluppo economico del territorio” (4%, il presidente percepisce 30 mila € annui, l’amministratore 36 mila). Chi ha mai sentito parlare di molte di queste società? E che cosa hanno prodotto negli anni? Di sicuro posti di sottogoverno, garantiti spesso fino a date impensabili come il 2100. Avrà Ricevuto l’opportunità di distinguersi in questo settore? Soltanto 3 su 29 società hanno il contratto in scadenza durante il suo mandato, e a meno che egli non favorisca iniziative per la definitiva chiusura di molti di questi enti parassitari, la Provincia continuerà a pagare in relazione alle quote azionarie possedute. Ma già sarebbe qualcosa non aprirne di nuove, andando così in controtendenza rispetto all’operato dei suoi predecessori. Francesco Torre ITINERARI TURISTICI: UN VIAGGIO NEL DEGRADOITINERARI TURISTICI: UN VIAGGIO NEL DEGRADO I beni storico-artistici abbandonati o non accessibili. Calpestata la memoria storica della città
Messina. Diciamolo: la città dello Stretto non si è mai curata molto della propria immagine. Trascurata, piena di rifiuti, senza verde pubblico, per alcuni tratti ancora distrutta e da ricostruire e con i suoi tesori naturalistici che pian piano vengono svaligiati per operare quel sacco edilizio che – di fatto – ha trasformato e continua a farlo soprattutto il volto delle periferie. Ma questo non importava a nessuno (tranne che ai cittadini, ovviamente), o meglio a nessuno che avesse degli interessi economici in corso sulla città che non fossero quelli di tipo commerciale o edilizio appunto. Oggi, però, che il porto di Messina accoglie almeno una nave da crociera a settimana, che la presenza di turisti sul territorio comunale cresce continuamente, curare la propria immagine diventa non solo una necessità, ma il migliore investimento per il futuro. Facilitare la visita dei percorsi storici-artistici, presentare nel migliore dei modi i beni architettonici, agevolare in tutti i sensi i turisti perché possano godere del viaggio e raccontarlo al ritorno a casa - con un’operazione di direct marketing che è di gran lunga migliore dell’ormai insopportabile slogan “Turismo e Cultura” – è certamente il piano che qualunque comune in una situazione del genere adotterebbe. L’amministrazione Genovese, nel recente passato, l’aveva pure capito, promuovendo per esempio l’istituzione dei bus turistici o iniziative private come il noleggio dei risciò, e pensando alla realizzazione di una grande isola pedonale nel centro storico. Iniziative, però, destinate a divenire inutili quando non controproducenti, se manca la tutela stessa dei beni storici-artistici i quali, con buona pace della sonnecchiante Soprintendenza, continuano a marcire nel degrado più totale. BADIAZZA. La Chiesa di Santa Maria della Valle, più nota come Badiazza, è la costruzione sacra più antica di Messina. Per raggiungerla bisogna fare il Camel Trophy per oltre un km di sterrato, percorrendo cioè il greto di un torrente mai bonificato, nonostante esista da tempo un progetto comunale. La struttura è alla mercé di vandali (che hanno imbrattato tutte le recinzioni e distrutto a pietrate una delle vetrate), di branchi di cani che la fanno da padroni e degli abitanti delle baracche del luogo, che utilizzano il torrente come se fosse una discarica all’aperto. Negli ultimi tempi è stato persino divelto il cancello d’entrata, che adesso è spalancato e senza alcun controllo. MUSEO. Non vogliamo parlare dell’incompiuta, la realizzazione cioè del Nuovo Museo che ancora, dopo anni e anni di lavoro, risulta in alto mare, ma di ciò che è possibile vedere dalla strada osservando l’esterno della struttura. Cumuli e cumuli di colonne, resti archeologici, statue, capitelli, oggetti sacri con fregi in marmo, tutto ciò che rimane della Messina pre-terremoto è depositato lì, all’acqua e al vento, come immondizia in discarica. DUOMO. Un vero e proprio scempio contraddistingue il panorama di Largo San Giacomo, con relative discariche, alle spalle della Cattedrale, giusto dietro l’abside. Irreversibile il danno ai pavimenti, mentre a pochissimi passi un vero e proprio acquitrino si trova all’interno di uno scavo archeologico recintato ma per cui non è stato affisso nemmeno un pannello esplicativo. E si tratta della più importante attrazione della città. VILLA DE GREGORIO. Poteva e doveva essere una perla del patrimonio storico-artistico della città dello stretto, la lussureggiante villa settecentesca, dimora di una delle famiglie nobili dell’epoca, oggi irriconoscibilmente degradata e vandalizzata. Rubate le recinzioni perimetrali e forzato il cancello d’ingresso, l’intera area nel tempo è diventata una vera e propria zona franca, dove tutto sembra lecito. Adesso si aspetta l’ok della regione per poter portare avanti il progetto di parco urbano: siamo in piena area Zps. Un panorama oltremodo impietoso, considerando che abbiamo tralasciato altre situazioni d’emergenza – come il Gran Camposanto, il Monastero di San Filippo di Agira, la Real Cittadella, la Chiesa di Santa Maria di Mili San Pietro e il Tirone, quest’ultimo trattato nell’approfondimento a margine – e che ci dà il segno di quanto nulla le amministrazioni comunali abbiano fatto negli anni per recuperare beni di inestimabile valore e restituirli alla città e ai turisti nella loro, in qualche caso mai più comparabile se non tramite foto d’epoca, bellezza e unicità. QUARTIERE TIRONE: QUANDO LA CITTA’ OCCULTA IL PROPRIO PASSATO E NON GUARDA AL FUTURO MESSINA. Che il Comune di Messina non abbia mai creduto nella tutela e nella promozione del proprio patrimonio artistico è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che questa politica (o assenza di politica) abbia causato alla città danni di natura economica e culturale che sarà difficile sanare in tempi brevi. Sotto il profilo economico, infatti, è stata praticamente preclusa ogni possibilità di turismo nella città. Sotto il profilo culturale, invece, trascurare e oscurare il passato della città ha avuto come conseguenza per le nuove generazioni la negazione di quello stesso passato, generando la convinzione che Messina abbia perso ormai irreversibilmente la propria memoria e la propria identità storica. La storia del quartiere Tirone e della sua agognata riqualificazione forse rappresenta il miglior esempio di quanto stiamo affermando. Abitato sin dall’età del Bronzo, il quartiere in questione si è ampliato notevolmente dopo essere stato inglobato all’interno delle mura difensive fatte costruire nel ‘500 da Carlo V. Dopo il terremoto del 1908, poco è rimasto delle tante chiese che vi erano collocate, del Noviziato fatto costruire dai Gesuiti, delle tipologie abitative del Settecento e dell’Ottocento che si affacciano un po’ ovunque. Solo ruderi, anche se in qualche caso consistenti, che però già sin da dopoguerra sono stati demoliti o abbandonati a se stessi, erosi dal tempo o sostituiti da baracche. Quello che possiamo ammirare oggi è un ambiente sociale poco vivibile, dalle incerte condizioni igienico-sanitarie, in procinto di essere smantellato e ricostruito secondo il megaprogetto della Società di Trasformazione Urbana “Il Tirone”, partecipata del Comune. Che dietro la riqualificazione del Tirone ci sia lo spettro dell’ennesima speculazione edilizia in salsa messinese non ci vuole la laurea per capirlo. Basta andare a vedere la composizione della Società mista che realizzerà i progetti, la Stu appunto: solo il 30% delle azioni della Spa, infatti, è detenuto dal Comune, mentre il restante 70% è diviso tra Garbali-Conics Spa, Studio FC & RR associati, Demoter srl, Ingegner Arcovito Paolo Costruzioni, Ciaquattropareti, Trio Ingegneria e Finanza srl. Un team di privati capace di provvedere alla demolizione dei vecchi immobili, alla progettazione e alla costruzione di immobili e infine anche alla vendita. Un affare da milioni e milioni di euro, che difficilmente potrà continuare ad essere mascherato ancora per molto come un piano di “riqualificazione ambientale”. Il progetto (che dovrebbe essere finanziato – almeno in parte – dai fondi messi a disposizione dalla legge 127/97 per il restauro degli edifici preesistenti) comprende in tutto 10 interventi, di cui 3 di natura infrastrutturale pubblica e 7 ad opera di privati, tra cui 4 edifici di edilizia residenziale e per uffici. E che edifici! Basti citare il caso più eclatante: un immobile di 14 piani di cui 2 interrati, un gigante di cemento nel pieno centro cittadino, una delle opere più imponenti mai realizzate a Messina posta a pochi metri di distanza dagli edifici seicenteschi e settecenteschi del quartiere Tirone. Già immaginiamo l’obbrobrio. E sentiamo quell’orribile odore di soldi che ha guidato tutte le operazioni commerciali che hanno portato al sacco edilizio in città negli ultimi decenni. E stavolta il Comune, che ha affidato la responsabilità del procedimento all’ing. Raffele Cucinotta, non solo starà a guardare, ma si farà addirittura complice. Per un pugno di dollari, avrebbe suggerito Sergio Leone. Perché la deturpazione del quartiere consentirà a Palazzo Zanca di avere a disposizione un certo numero di uffici pubblici e quindi di abbandonare le sedi decentrate attualmente in affitto. Ecco con cosa si baratta la memoria storica della città.
Francesco Torre August 09 Lombardo propone la soppressione dell'Ente Porto - In gioco non soltanto l'esistenza di un ente inutile ma il futuro di MessinaLOMBARDO PROPONE LA SOPPRESSIONE DELL’ENTE PORTO Madaudo: «l’Ente ostacola le speculazioni edilizie mascherate con il recupero del waterfront»
Messina. «Ho appreso solo dalla stampa della volontà di commissariare l’Ente Autonomo Portuale di Messina». E’ davvero amareggiato il Presidente dell’Ente Porto Rosario Madaudo: da mesi l’operato della struttura da lui presieduta è infatti vittima di incessanti accuse, di richieste di soppressione, di un’attenzione mediatica davvero sorprendente. Atto finale di questa ininterrotta querelle, la decisione presa qualche giorno fa dalla giunta regionale presieduta dal governatore Raffaele Lombardo, su proposta dell’assessore all’Industria Pippo Gianni, di sciogliere il consiglio di amministrazione dell’Ente e di nominare un commissario che ne porti a termine la liquidazione. «Tale decisione», lamenta Madaudo, «sarebbe maturata a pochi giorni dall’insediamento del neo assessore, senza alcuna seria consultazione con i lavoratori e gli operatori del settore e, perfino, senza sentire gli Organi dell’Ente che, pure, avevano sollecitato un incontro, cedendo alle pressioni di coloro che hanno trovato nell’Ente l’unico ostacolo alle loro speculazioni edilizie, mascherate con il recupero del Waterfront a danno delle imprese e dei lavoratori del settore cantieristico, tra le pochissime attività produttive di Messina». Insomma, non le manda a dire il Presidente dell’Ente Porto, e punta il dito soprattutto sulla strana tempistica del provvedimento. Nato nel 1953 (decreto legge n. 270), l’Ente Porto è riuscito a sopravvivere senza realizzare l’obiettivo per cui è nato, il Punto Franco nella Zona Falcata, per oltre 50 anni, senza che mai nessuno si fosse posto il problema della sua esistenza. «Prima di me ci sono stati 4 commissari che hanno letteralmente affossato l’Ente, ma nessuno ne ha mai messo in discussione l’operato. Questo succede solo oggi, quando sul tavolo c’è un progetto di lottizzazione di dimensioni inaudite, ed evidentemente la posizione di chi cerca una via industriale e commerciale per Messina deve cedere obbligatoriamente il passo». Il riferimento al nuovo Piano Regolatore del Porto è evidente: la Zona Falcata, secondo il progetto redatto dall’Autorità Portuale, dovrà cedere grandissima parte dei propri spazi alla costruzione di nuovi edifici residenziali, di spazi dedicati alla cultura e al turismo, di porticcioli i cui appalti fanno gola a tanti, e sappiamo bene come l’unica attività lucrativa della città sia quella legata al mattone. Per realizzare tutto ciò e fare in modo che l’affare non sfumi, però, bisogna che il Punto Franco venga accantonato per sempre, e che l’annoso contenzioso tra l’Autorità Portuale e l’Ente Porto venga definitivamente risolto. E in questo modo si sta procedendo, a quanto pare, anche se con la solita improvvisazione tutta siciliana. «Io sono anche disposto a farmi da parte», ci confessa infine Rosario Madaudo, «ma la Regione deve prendere una decisione netta e in linea con le leggi vigenti. Se si vuole andare avanti con il Punto Franco, come voleva fare Cuffaro e come ci sembrava volesse fare anche Lombardo, lo si faccia senza indugi e con l’Ente Porto. Altrimenti, se si vuole metter da parte qualsiasi proposito commerciale e industriale per Messina – abbandonandola esclusivamente alle speculazioni edilizie che sono l’unico motivo di tanto astio, anche da parte di certa stampa connivente, nei confronti del nostro ente – si cambi la legge e si sciolga l’Ente Porto. Ma allora chi di competenza si assuma le proprie responsabilità: politici, stampa e società civile, perché in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro che andrebbero persi». IN GIOCO NON SOLO L’ESISTENZA DI UN ENTE INUTILE MA IL FUTURO DI MESSINA
Messina. Sia ben chiaro, l’anomalia dell’Ente Porto, che ha 14 componenti nel CdA e solo un dipendente, e che ha drenato dalle casse della Regione milioni di euro in 50 anni di attività inoperosa, noi del QdS l’abbiamo denunciata tra i primi, chiedendo con veemenza la risoluzione dell’increscioso sdoppiamento di competenze con l’Autorità Portuale. Quello che ci preoccupa di tutta questa vicenda, però, è che oggi non c’è in ballo soltanto l’esistenza di un ente che in 50 anni si è dimostrato inutile, quanto due visioni completamente diverse dello sviluppo di Messina: da una parte chi difende gli interessi del commercio e dell’industria, di chi pensa che la nostra città storicamente e geograficamente non debba perdere la propria centralità nel Mediterraneo; dall’altro lato, c’è chi immagina un futuro in cui Messina possa riconvertire la propria economia nel turismo e nella cultura. In una nostra precedente inchiesta li abbiamo definiti “apocalittici” e “integrati”, ma è chiaro che la questione non si riduce a due sigle né a due scuole di pensiero. Stiamo parlando di posti di lavoro, delle possibilità di sviluppo e crescita dei giovani, di dare un’identità ad una città che l’ha smarrita con il terremoto e ancora stenta a ritrovarla. Questioni serie, che non ammettono semplificazioni, tifoserie nè interessi di parte. Francesco Torre Palazzo dei Leoni, dove la trasparenza è negataPALAZZO DEI LEONI, DOVE LA TRASPARENZA E’ NEGATA Violato il Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Sul sito internet non viene pubblicato nemmeno il bilancio
Messina. Conterrà pure al proprio interno il ricco Salone degli Specchi, ma la Provincia di Messina non è certo quel che si dice un “palazzo di vetro”. Sebbene il “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (Decreto Legislativo n. 267 del 18 agosto 2000), preveda obbligatoriamente la pubblicazione di tutti gli atti sul sito internet istituzionale di ogni ente pubblico, cliccando www.provincia.messina.it si resta molto molto delusi sulla quantità e sulla qualità delle informazioni offerte. Palazzo dei Leoni, infatti, ancor più di quanto abbiamo precedentemente dimostrato a proposito del Municipio, non risulta minimamente in linea con quanto previsto dalla normativa di riferimento, e questo a danno di ogni elementare principio di trasparenza e di informazione, provocando un vero e proprio occultamento degli atti. Innanzitutto la pubblicazione del bilancio. Mentre al Comune l’ultimo risaliva al 2005, nel sito della Provincia non ce n’è alcuna traccia, di nessun anno. Altrettanto si può dire degli atti di pertinenza della Presidenza, di quelli della Giunta e del Consiglio, tutti “secretati”, omessi, non accessibili ai cittadini. «La responsabilità dell’assenza sul sito internet della Provincia di queste informazioni non è la nostra», si giustifica l’ing. Armando Cappadonia, dirigente del 1° Dipartimento, 4° U.D. “Sistemi informativi”, che spiega: «noi ci occupiamo solo della gestione tecnica del sito, mentre per quanto riguarda i contenuti la responsabilità è da attribuire ai singoli uffici secondo le competenze». Il solito scaricabarile, insomma, da cui come al solito non si riesce a venirne fuori. Aggiungiamo, per rincarare la dose sulla grave violazione della Provincia, che in materia di trasparenza di atti pubblici si è pronunciato recentemente anche il Consiglio di Stato (sentenza n. 1370 del 15 marzo 2006, sez. V,): «La pubblicazione prescritta dall’art. 124 T.U. n. 267/2000 per tutte le deliberazioni del comune e della provincia riguarda non solo le deliberazioni degli organi di governo (consiglio e giunta municipali) ma anche le determinazioni dirigenziali, esprimendo la parola “deliberazione” ab antiquo sia risoluzioni adottate da organi collegiali che da organi monocratici ed essendo l’intento quello di rendere pubblici tutti gli atti degli Enti Locali di esercizio del potere deliberativo, indipendentemente dalla natura collegiale o meno dell’organo emanante». Questa sentenza, in pratica, obbliga gli enti pubblici non solo alla pubblicazione degli atti di Giunta e Consiglio, ma anche delle determine dirigenziali. Ma in un sito internet dove non viene pubblicato nemmeno il bilancio dell’ente, ci può essere spazio per le determine dirigenziali? Francesco Torre UFFICIO STAMPA, QUESTO SCONOSCIUTO
Messina. Il sito internet della Provincia di Messina, oltre che per la mancanza di qualsiasi informazione relativa a bilanci, atti, determine e via dicendo, si contraddistingue per l’ampio spazio concesso all’Ufficio Stampa. Dalla mappa del sito, infatti, si può notare che la sezione in oggetto ha addirittura 8 link: Homepage, comunicati stampa, news, rassegna stampa, rivista dell’ente, redazione, la struttura, link professionali. Peccato, però, che di questi link non ne sia attivo nemmeno uno. Cliccando su homepage, infatti, si dovrebbe venire indirizzati al sito dell’ufficio stampa, così come avviene – per esempio – sul sito del Comune, e invece si apre semplicemente l’home page del sito istituzionale. Sulla pagina “comunicati stampa”, invece, campeggia un archivio con un unico contenuto, dal titolo “prove tecniche”, risalente al 18 gennaio 2005 (2005!). Se si clicca su “news”, poi, leggeremo il seguente messaggio: “Spiacenti: nessuna news in archivio!”. Della redazione e della struttura, poi, non è dato sapere nulla al visitatore. Coerentemente con le informazioni che vengono concesse sul piano economico e ammnistrativo. Francesco Torre Impianti sportivi: qualcosa si muove, ma con estrema lentezzaIMPIANTI SPORTIVI: QUALCOSA SI MUOVE, MA CON ESTREMA LENTEZZA Aggiudicati alcuni appalti, ma le strutture periferiche vengono dimenticate. Che senso ha la Polisportiva Messina?
Messina. Sono passati quasi 3 mesi da quando sulle pagine del nostro giornale abbiamo denunciato lo stato di vergognoso degrado dei campi sportivi e delle strutture per il tempo libero della città dello Stretto. Era il 30 aprile 2008 e noi titolavano “Sport senza sicurezza né igiene negli impianti pubblici di Messina”, corredando l’inchiesta con fotografie di alcune situazioni al limite della decenza, come il campo di patate (pardon, di calcio) di Grotte o le strutture dell’Annunziata, prive di ogni accorgimento di sicurezza. In quell’articolo, oltre ad enumerare le gravi carenze sotto il profilo degli impianti sportivi, puntavamo il dito contro l’attività, davvero inconsistente, della Polisportiva Messina, ultima nata tra le società partecipate del Comune. Presieduto da Francesco Gallo, ex assessore alla cultura dell’era Genovese, il CdA di tale società continua da mesi a percepire un lauto stipendio pagato dai contribuenti e tutto questo senza il minimo sforzo. E se gli impianti sportivi non sono a norma, se i cittadini sono costretti a pagare servizi del tutto insufficienti, beh, questo non è certo un cruccio per Gallo e gli amici della Polisportiva. Al Comune, però, qualcosa si sta muovendo. Ne avevamo dato nota anche ad aprile, l’autorizzazione della devoluzione di mutuo da parte dell’Istituto per il Credito sportivo arrivata nel dicembre scorso ha permesso di avviare una serie di lavori di manutenzione straordinaria resisi ormai urgenti: la messa a norma degli impianti natatori di Cappuccini (245 mila euro); la manutenzione del Palazzetto dello Sport di San Filippo (162 mila euro); la messa in sicurezza del campo di rugby di Sperone (174 mila euro); la ristrutturazione della Piscina Comunale di Viale San Martino (145 mila). Interventi già tutti o quasi appaltati, e i cui risultati dunque potranno essere visibili già tra qualche mese. Ma a fronte degli impegni già presi nelle strutture più appariscenti, moltissime sono le carenze negli impianti sportivi delle periferie, quelli più importanti per la cittadinanza, più fruiti, e per questo maggiormente pericolosi. Prendiamo, ad esempio, il campo di calcio di Grotte, occupato da mesi da erbacce e vere e proprie dune sabbiose, oppure il complesso sportivo dell’Annunziata, con il campo da tennis e quello di calcio a 5 senza reti né porte, privo delle opportune recinzioni, per accedere al quale bisogna sorpassare cumuli di immondizia. Strutture – ricordiamolo, è questo il vero scandalo – che continuano a funzionare tranquillamente, sebbene non siano a norma di legge. In qualsiasi altro contesto sociale, una situazione del genere susciterebbe la rabbia e l’indignazione dei cittadini, provocherebbe la nascita di comitati, la realizzazione di petizioni, raccolte firme, forme di protesta democratiche ma decise, per difendere i diritti elementari della persona. A Messina, invece, tutto tace. A vantaggio della politica, che si ingrassa a più non posso senza garantire i minimi servizi, non curante dell’ultimo posto nella classifica di vivibilità nella città dello Stretto. Una città dove anche lo sport è proibito. BUZZANCA TIENE LA DELEGA ALLO SPORT, E IL MESSINA CALCIO VA TRA I DILETTANTI
Messina. La delega allo sport il nuovo sindaco Buzzanca l’ha voluta tenere per sé, ma potrebbe rivelarsi un boomerang. Innanzitutto per ciò che sta succedendo al Messina Calcio, con la Vara unico argomento che riesce a suscitare interesse e indignazione nel messinese medio. In campagna elettorale, Peppino “auto blu” aveva promesso che avrebbe trovato una soluzione per non far fallire la squadra dei Franza, ma adesso è ufficiale: ben che vada, il Messina ripartirà dalla C2. Per fortuna, però, che a Palazzo Zanca qualcuno che si occupa di politiche sportive è rimasto, a dispetto dei tanti politici incompetenti e maneggioni: il Dipartimento Sport e l’Ufficio “Impianti Sportivi”. Tra gli ultimi provvedimenti: consegna di un appalto di 66 mila euro per gli arredi del PalaGravitelli; progetto di 460 mila euro per la ristrutturazione del PalaTracuzzi; ripavimentazione della Palestra Cep, di quella di Montepiselli e del campo da tennis di Margi (lavori per 118 mila euro). E’ già qualcosa, ma non basta. Francesco Torre Parco Aldo Moro: finanziati 850 mila euro, ma il Comune blocca l'iter di ristrutturazionePARCO ALDO MORO: FINANZIATI 850 MILA EURO, MA IL COMUNE BLOCCA L’ITER DI RISTRUTTURAZIONE L’ufficio Urbanistica non dà la concessione edilizia e il progetto si blocca. Ennesima occasione sprecata?
Messina. Dalle stelle alle stalle. Come sempre succede a Messina, quando si avvia qualsiasi lavoro di interesse pubblico e si gioisce per aver ottenuto i finanziamenti sperati, pensando di aver oltrepassato l’ostacolo più difficile, ci si ritrova poi a dover passare attraverso il purgatorio burocratico di Palazzo Zanca e lì lasciar ristagnare i progetti fino al loro definitivo abbandono. Speriamo che non succeda lo stesso al Parco Aldo Moro, una delle pochissime aree verdi della città, al cui proposito nel marzo scorso avevamo annunciato la bella notizia dell’imminente ristrutturazione dell’edificio principale, il recupero del verde pubblico e l’apertura alla città, tutto per opera del Servizio Sismologico della Protezione civile regionale. Per capire l’importanza di questa iniziativa, basti dire che il Parco Aldo Moro è un polmone verde grande 12 mila metri quadri che si affaccia su Viale Regina Margherita, dunque piuttosto al centro della città. Abbandonato da anni, da quando cioè la sede dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è stata spostata al plesso universitario Papardo, si presenta da allora chiuso al pubblico e nel più completo degrado, completamente dimenticato dalle istituzioni. E’ per tutti questi motivi che stupisce l’atteggiamento degli uffici tecnici del Comune di Messina, che si sono messi di traverso nei confronti del progetto redatto dal dipartimento regionale di Protezione Civile, rifiutandosi di dare parere favorevole alla concessione e bloccando così, di fatto, l’iter avviato mesi addietro. All’origine di questa vicenda vi è un dibattito sulla proprietà dell’area. Mentre il Comune, infatti, sostiene di poter avanzare legittimamente diritti sul Parco, di tutt’altro parere è l’ing. Leonardo Santoro, responsabile del procedimento della ristrutturazione: «Secondo un atto in nostro possesso – afferma infatti il direttore del Servizio Sismologico – l’intera area è stata donata nel 1947 dal Comune all’allora Istituto Nazionale di Geofisica». Un dato che dovrebbe risolvere per sempre la questione, ma che cozza con la decisione presa nell’ambito dell’ultima variante al Piano Regolatore Generale della città, secondo cui l’area in questione sarebbe dovuta passare da sito con finalità scientifiche e area di verde pubblico. In linea con questa prescrizione, infatti, l’ufficio Urbanistica del Comune si è rifiutato di concedere la concessione edilizia, e allo stesso modo l’ufficio Viabilità ha negato l’autorizzazione a realizzare un nuovo accesso sull’altro versante di Viale Regina Margherita, così come previsto nel progetto del dipartimento regionale della Protezione Civile. Insomma, da anni il Comune ha lasciato nel più profondo abbandono Parco Aldo Moro (mesi fa riportavamo che a Palazzo Zanca avevano addirittura perso le chiavi del cancello d’entrata!), e adesso si rifiuta di concedere il via per la ristrutturazione. Ristrutturazione peraltro finanziata interamente, 850 mila euro, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Paradossale, no? Ma questa è Messina. NON ESISTONO ALTERNATIVE, INUTILE L’OSTRUZIONISMO DI PALAZZO ZANCA Messina. Per far capire il disinteresse mostrato da Palazzo Zanca nei confronti di Aldo Moro, all’incontro di presentazione del progetto di recupero dell’area dello scorso mese di marzo coordinato dal viceprefetto Antonio Contarino, incontro in cui erano presenti rappresentanti dell’INGV, della Soprintendenza, dell’Ausl e del Genio Civile, il Comune di Messina ha pensato bene di non mandare nemmeno un funzionario. Chi, invece, dovrebbe vantare diritti sull’area in questione, sono proprio le associazioni di volontariato che da anni si sono occupate della questione, dal Movimento Giorgio La Pira – che ha intitolato l’area ad Aldo Moro – ad Energia Messinese, entrambi poi estromessi dal progetto di riqualificazione. Certo, le perplessità in merito alla realizzazione di un sito di natura scientifica in un’area che potrebbe venire fruita dalla città in altro modo ci sono tutte. Ma se è vero che la natura del Parco è privata ogni tentativo per bloccarne l’iter di ristrutturazione rimane vano. Soprattutto quando non si possiedono delle alternative valide. Francesco Torre Buzzanca choc: "Riaprire Portella Arena"BUZZANCA CHOC: «RIAPRIRE PORTELLA ARENA». La discarica è una delle bombe ecologiche della città. La dichiarazione del nuovo sindaco denuncia l’assenza di una vera strategia sui rifiuti.
Messina. «La città deve avere una sua discarica, dunque bisogna ripensare al sito di Pace, ma anche a quello di Portella Arena. Se c’è ancora capienza, va sfruttato». Ma come, non sono passati nemmeno cinque mesi da quando Giovanni Ardizzone (oggi vicesindaco) portava a spasso il commissario regionale Gaspare Sinatra tra le macerie della vecchia discarica di Portella Arena, denunciando la sua altissima pericolosità, il rischio idrogeologico che proviene dall’inquinamento delle falde acquifere sottostanti, definendola una bomba ecologica e auspicando un’azione di bonifica, e già la nuova amministrazione comunale, tramite le dichiarazioni del sindaco Giuseppe Buzzanca sopra riportate, pensa di riutilizzare il sito da anni abbandonato? Misteri elettorali. Chissà infatti cosa ne pensa il neo assessore Carmelo Santalco, neanche un anno fa fortemente critico sulla gestione della questione Portella Arena da parte dell’amministrazione Genovese, a proposito dell’affermazione choc di Buzzanca: «Si potrebbe pensare di realizzare dei campi di calcio con annesso belvedere per rendere fruibile una zona molto pregevole dal punto di vista paesaggistico», aveva dichiarato l’esponente Udc. Oggi quelle parole suonano ridicole, soprattutto dopo il silenzio di tutto il centro-destra di fronte all’uscita quanto meno intempestiva del nuovo sindaco. Silenzio peraltro riempito dalle facili repliche di quella specie di opposizione che è rimasta in città: «Una battuta provocatoria e priva di senso», ha definito la frase di Buzzanca Rosario Ansaldo Patti de La Sinistra – L’arcobaleno. La discarica di Portella Arena ha infatti servito la città per oltre quarant’anni. Sotto le colline dell’Annunziata si trovano un milione di tonnellate di rifiuti, di qualunque tipo, che hanno generato un grave rischio ambientale inquinando le falde acquifere sottostanti, falde da cui attinge anche l’AMAM. Dal dicembre del 2006 esiste, inoltre, un progetto di bonifica del sito presentato all’Agenzia Regionale per i Rifiuti da Sviluppo Italia per un totale di circa 1 milione 800 mila euro. Un iter inspiegabilmente bloccatosi, con progetto ancora da appaltare. E’ vero, Messina ha bisogno di dotarsi di una discarica cittadina, e tutto lascia pensare che il sito di Pace possa in fondo essere quello più indicato, ma non si può parlare del sistema integrato dei rifiuti in maniera così semplicistica come ha fatto il sindaco. Perché se è vero che tanto costa trasportare i rifiuti nella cava di Mazzarà, e che questo influisce poi sui bilanci delle due società partecipate del Comune che di immondizia si occupano, Messinambiente e Ato3, pure l’anomalia più sorprendente, la vergogna lasciateci passare il termine, rimane il ritardo con cui si sono avviate e tuttora si avviano in città le procedure per la raccolta differenziata la quale, nei luoghi in cui è entrata pienamente a regime, ha permesso non solo la pressoché totale riutilizzazione dei rifiuti sotto varie forme, ma soprattutto la drastica diminuzione (in qualche caso oltre il 90%) dei rifiuti che obbligatoriamente devono confluire in discarica. Apprendiamo da queste dichiarazioni di Buzzanca che l’amministrazione comunale non ha una propria strategia, a lungo termine, in materia di rifiuti, e che anzi va a tentoni sperando di trovare una soluzione temporanea, anche a costo di un ulteriore aggravamento delle già disperate condizioni ambientali del territorio. Perché altrimenti non si discuterebbe di ripristinare la discarica oggettivamente inutilizzabile di Portella Arena, ma di questioni sostanziali come la soppressione di una delle due società partecipate sopra menzionate, di una gestione della raccolta dei rifiuti votata al mercato libero, delle inadempienze gravissime dell’Ato3 che, in tanti anni di attività, a Messina in quanto a raccolta differenziata non è riuscita a superare la soglia ridicola del 2%. Ultima in Italia. E stiamo parlando di consigli di amministrazione che guadagnano centinaia di migliaia di euro l’anno, e che non hanno saputo dare una risposta all’unica domanda per la quale l’ente da loro presieduto era stato costituito. E tutto questo alla presenza e con il consenso anche di quei politici insopportabilmente moralisti, i quali quando si trovano all’opposizione si propongono alla città come gli irriducibili difensori del bene pubblico, dei diritti comuni, ma le cui idee, una volta accomodatisi sulle poltrone di Palazzo Zanca, subiscono, chissà come, una strana e drastica trasformazione. Misteri elettorali, dicevamo. Che tanto misteriosi, in realtà, non sono proprio. Francesco Torre Villa Dante: 7 mesi di ritardi posson bastare!VILLA DANTE: 7 MESI DI RITARDI POSSON BASTARE! Ancora chiusa ai cittadini l’unica area verde della città
Messina. La prima scadenza dei lavori di ristrutturazione era stata fissata a dicembre 2007. Oggi, dopo 7 mesi da quella data, dopo che anche la seconda scadenza – quella del 30 giugno 2008 – non è stata rispettata, Villa Dante, l’unico vero polmone verde della città, raro luogo di aggregazione, di relax e di sport in una zona della città aggredita negli anni da una cementificazione selvaggia, ancora non è stata consegnata. «Ormai non c’è più alcun motivo, alcuna scusante per tenerla chiusa», sottolinea Enrico Pistorino, ex consigliere della III Circoscrizione, che negli ultimi mesi ha fatto spesso sentire la propria voce per denunciare le incredibili lungaggini dei lavori di ristrutturazione del parco. «Fin quando i ritardi si giustificavano con il fatto che mancava la fornitura di energia elettrica allora l’atteggiamento dell’Ato3 si poteva comprendere, ma ora che Villa Dante è stata finalmente “accesa” si deve solo ripulire qua e là, non si possono ammettere ulteriori lungaggini». I lavori di rifinitura del parco sono stati affidati dall’amministrazione comunale all’Ato3. In pratica, si tratterebbe di eliminare le erbacce che sono proliferate ovunque in attesa che la villa venisse riaperta, così come le cataste di rami e fogliame frutto delle recenti potature. Insomma, non sembra un lavoro così impegnativo da giustificare questi ennesimi ritardi, per giunta in una stagione dell’anno in cui molti tra anziani, bambini, sportivi e semplicemente gente in cerca di relax avrebbero bisogno di aree verdi, di spazi di aggregazione, di impianti sportivi in una città che, oggettivamente, sotto questo punto di vista non offre praticamente nulla. Per fortuna che almeno il centro sociale, presente all’interno della struttura, sia rimasto aperto anche durante i lavori, per dare modo agli anziani di rinfrescarsi e passare il tempo in compagnia. Ma solo fino alle 18, l’orario di chiusura del parco. Dopo di allora, Villa Dante rimane preda di vandali e giovani teppisti i quali, pur di usufruire degli spazi recintati e ancora non messi a disposizione hanno già procurato ingenti danni, come lo sfondamento della rete di recinzione del campo di calcetto e la devastazione del cancello d’ingresso e di alcune seggioline dell’arena per i concerti. Tutto ciò si verifica, però, anche perché le 8 telecamere a circuito chiuso di cui dispone il parco non sono ancora entrate in funzione, e anche questo – come i ritardi di cui abbiamo parlato a proposito della manutenzione – rimane semplicemente una responsabilità esclusiva dell’amministrazione comunale e di chi ha materialmente condotto i lavori. Ma adesso è terminato il tempo delle recriminazioni. Bisogna che Villa Dante riapra i battenti al più presto, prima dell’inizio di Agosto, per restituire almeno nella seconda parte dell’estate ai messinesi che non possono o non vogliono ogni sera recarsi nelle località marinare il diritto al relax e al divertimento.
ERBACCE ALTE UN METRO, E SCATTA IL RISCHIO ALLERGIE
Messina. I lavori appaltati a Villa Dante dall’Amministrazione Genovese sono ultimati da mesi, sentieri, impianti di illuminazione, telecamere a circuito chiuso, il nuovo campo di calcetto, la copertura delle vasche inutilizzate, tutto eseguito, ma paradossalmente tutto abbandonato tra le erbacce. Francesco Torre Buzzanca: "Dalla Regione 50 Mln di euro subito per il risanamento"BUZZANCA: “DALLA REGIONE 50 MLN DI EURO SUBITO PER IL RISANAMENTO” Le proposte del nuovo sindaco per attuare il cronoprogramma e completare i piani di sbaraccamento
Messina. Mentre le numerose baraccopoli della città continuano ad apparire sui maggiori quotidiani e periodici nazionali, con conseguente danno d’immagine di immani proporzioni, il nuovo sindaco Giuseppe Buzzanca prende atto del problema risanamento e propone un piano d’intervento d’urgenza alla regione siciliana. Al primo posto, naturalmente, la questione finanziamenti, dato che, in questo momento, nel bilancio regionale non esiste più una voce riguardante il risanamento di Messina. Nonostante i fondi per gli interventi di sbaraccamento e di costruzione di nuovi alloggi popolari previsti dal cronoprogramma del 2004 (successivamente aggiornato nel 2006) sulla carta siano stati tutti stanziati, infatti, in realtà non c’è la copertura finanziaria né per portare a termine quegli stessi interventi, né per le nuove progettazioni. L’ex governatore Cuffaro aveva promesso 50 milioni di euro, ma poi le vicende politiche e giudiziarie che tutti conosciamo non hanno permesso il concretizzarsi di questa soluzione. E adesso Buzzanca chiede a gran voce al governatore Raffaele Lombardo e all’assessore ai lavori pubblici Luigi Gentile che quella promessa venga mantenuta, che Messina possa godere della giusta attenzione e che si compiano i primi passi per eliminare le degradate favelas. Certo, 50 milioni di euro sono una cifra minima, solo per completare il cronoprogramma del risanamento ci vorrebbe un finanziamento dieci volte superiore, ma varrebbe come importante segnale per il futuro. Come pure l’eventuale modifica alla legge regionale e l’attivazione di project financing con il coinvolgimento di imprenditori privati, strategie di cui si parla da anni, soluzioni tutto sommato praticabili che renderebbero i tempi dello sbaraccamento più “umani”, e che darebbero nuove prospettive per la risoluzione del problema. Insomma, il tempo dell’attesa è finito, e pare che anche il nuovo sindaco sia della stessa idea. Adesso bisogna accompagnare ai proclami i fatti concreti e rimboccarsi le maniche. L’attuazione del cronoprogramma 2006, finora proseguita a passo di lumaca, deve proseguire in modo veloce e senza intoppi, come pure la progettazione delle opere previste dal cronoprogramma 2008-2010, votato in extremis dalla Giunta Genovese prima della cacciata del Cga e comprendente interventi per un totale di 210 milioni di euro. Tra le opere previste in quest’ultimo piano di risanamento, spiccano il Piano Particolareggiato di Bisconte, il progetto esecutivo per 44 alloggi e opere di urbanizzazione a Minissale, la graduatoria definitiva di Fondo De Pasquale e il totale sbaraccamento di quella vergognosa realtà cittadina che è Fondo Fucile. Francesco Torre Mi presento, sono la nuova Giunta ComunaleMI PRESENTO, SONO LA NUOVA GIUNTA COMUNALE Finalmente sciolto il nodo assessori, ma rimangono ancora i dissidi con l’Mpa
Messina. Dopo giorni di estenuanti trattative, il nuovo sindaco Giuseppe Buzzanca ha finalmente sciolto il nodo assessori, nominando la squadra del governo della città e assegnando le deleghe. Una scelta sofferta, frutto del tira e molla con gli esponenti di Mpa e Udc, e che rischia addirittura di non essere definitiva, in quanto gli strascichi della diaspora all’interno del centro-destra messinese potrebbero avere conseguenze nelle future nomine a Palazzo dei Leoni e, quindi, a ruota anche su quelle del Comune. Nella giunta a 15 (compresi sindaco e vicesindaco) presentata giovedì scorso nell’ambito di una conferenza stampa, comunque, Buzzanca si è confermato il solito asso pigliatutto, mantenendo per sé diverse deleghe, quali: Affari di Giunta; Programmazione e controllo grandi opere pubbliche; Polizia Municipale; Personale; Contenzioso; Politiche del turismo, dello sport e dello spettacolo; Programmazione; Area integrata dello Stretto; Nomine e designazioni; Rappresentanza e pubbliche relazioni; Ufficio Stampa; Protezione Civile; Società Partecipate; Risorse comunitarie. Coadiuverà l’attività del primo cittadino il parlamentare regionale Giovanni Ardizzone (Udc), con delega alle politiche culturali, mentre gli altri esponenti dell’Udc in seno alla giunta comunale saranno Salvatore Magazzù (delega alle politiche scolastiche), Francesco Mondello (patrimonio e decentramento), Giuseppe Puglisi (commercio e artigianato, con delega all’osservatorio sui prezzi) e Carmelo Santalco, a cui verranno affidate le politiche di e-government. Una squadra decisamente numerosa, risultato dell’alleanza stretta tra Buzzanca e il senatore D’Alia. Ancora più numerosa, però, e non poteva essere altrimenti, la compagine del PdL, formata da ben 8 assessori, tra cui anche una donna, Elvira Amata, che si occuperà di ambiente, arredo urbano e progetti speciali per le periferie. Continuando la Buzzanca’s List, assessore alle politiche del lavoro e alla mobilità urbana sarà Giuseppe Capone, mentre di politiche della famiglia, rapporti con le chiese e politiche per la sicurezza se ne occuperà il reggino Dario Caroniti. Giuseppe Corvaja e Pippo Isgrò, entrambi area Pdl, hanno ottenuto invece rispettivamente il primo le politiche del territorio e il secondo le politiche del mare e manutenzioni. Ad Orazio Miloro, fedelissimo di Buzzanca, è toccato invece l’assessorato alle Politiche Finanziarie, mentre a Pippo Rao la “caldissima” delega al risanamento. Chiude il gruppo Pdl, infine, l’outsider, Gianfranco Scoglio, già city manager di Palazzo Zanca ma rimasto per qualche anno lontano dalla politica, a cui il sindaco ha ritagliato il ruolo di assessore ai lavori pubblici e allo sviluppo economico. E andiamo all’Mpa. Chiude la lista dei nuovi assessori, infatti, l’unico esponente del partito del governatore Lombardo in seno alla giunta comunale, Pinella Aliberti, con delega alle politiche sociali. Non possiamo che augurare buona fortuna alla nuova squadra di governo. Ne avrà bisogno. BUZZANCA: “UN’AMMINISTRAZIONE A SERVIZIO DEI CITTADINI”
Messina. Nella sua prima seduta la Giunta municipale ha esitato un documento programmatico. Questo il testo sottoscritto dal sindaco Buzzanca e da tutti gli assessori: «Tra grandi aspettative e un generale sconforto per la situazione in cui versa la comunità messinese, il principale obiettivo che la Giunta si pone è quello di restaurare un clima di fiducia e restituire ai messinesi l'orgoglio dell'appartenenza. Se la disoccupazione e i disservizi sono senz'altro un problema reale, la loro soluzione deve essere cercata anche attraverso la riscoperta delle radici comuni e nella indicazione di quegli aspetti positivi che qualificano Messina e la sua gente. (…) Tutto ciò si può ottenere solo con una Amministrazione che abbia sempre a cuore il bene comune e che ponga al centro delle sue riflessioni e dei suoi provvedimenti la centralità della persona umana. Un'amministrazione a servizio dei cittadini che, in quanto parte centrale della città, si faccia portavoce della rinascita, sia culturale che materiale. L'area integrata dello Stretto, alla quale ambiamo, può essere occasione di ripartenza che leghi Messina e Reggio Calabria a quella gloriosa storia che ne ha rappresentato il passato e che deve tornare a caratterizzare il nostro futuro». Francesco Torre August 04 EOLIE IN VIDEO - COMUNICATO STAMPA FINALELipari. «Il prossimo anno, il Museo del Cinema delle Isole Eolie e della Panaria Film sarà una realtà e verrà ospitato nei nuovi locali del Palazzo comunale». Si conclude con questa importante promessa, fatta dal Sindaco di Lipari Mariano Bruno sul palco di Quattropani davanti ad un numerosissimo pubblico, la quinta edizione del festival cinematografico “Eolie in Video”. Con questo solenne impegno, che Bruno e la sua giunta saranno obbligati nel prossimo futuro ad onorare, viene rilanciata con sempre maggiore vigore l’azione di promozione culturale del Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani, ente organizzatore della kermesse, e dei suoi collaboratori esterni, primo tra tutti il direttore del concorso di cortometraggi Francesco Torre. Redatto dal Principe Francesco Alliata (fondatore della Panaria Film) e presentato giovedì 24 luglio nei giardini del Centro Studi, il progetto del Museo del Cinema delle Isole Eolie raccoglierà l’intero archivio fotografico di Alliata, le attrezzature pionieristiche da lui stesso utilizzate per la ripresa subacquea e una sezione dedicata ad Anna Magnani, la grandissima attrice, protagonista anche del film “Vulcano” nel 1949, di cui proprio quest’anno ricorre il centenario della nascita. La cerimonia di chiusura del festival “Eolie in Video”, svoltasi sabato 26 luglio nella piazza antistante la Chiesa Vecchia di Quattropani, dove si ammira uno dei panorami più suggestivi dell’arcipelago, ha però riservato anche altre gradite sorprese. La prima parte della serata è stata dedicata alla premiazione dei cortometraggi vincitori delle 2 sezioni del festival. Miglior film breve del concorso nazionale, votato da una giuria presieduta dal regista Francesco Calogero, è risultato Onde Corte, di Simone Catania, interpretato da Maria Grazia Cucinotta, “per il gioco ambiguamente incrociato delle dinamiche sentimentali, tra innocente scoperta della vita ed echi di abbandono trasmessi da una radio collegata al tempo irredimibile della propria speranza”. L’attore protagonista del corto, Giuseppe Catania, ha così ritirato dalle mani del Presidente di Mini BMW Europa Marco Saltalamacchia il prestigioso “Premio MINI BMW Italia” di 3.000 €. Due le menzioni speciali, a La Lampara di Giovanni Sinopoli e a Il Mistero del Pesce di Giovanni Maccelli. Il Premio CINIT, invece, consegnato dal direttore del festival Francesco Torre al corto che, più di altri, si è distinto per l’approfondimento di tematiche sociali ed esistenziali, è andato a Vietato Fermarsi di Pierluigi Ferrandini, “per il modo originale, e divertito, con cui rielabora la stanca parabola della dismissione delle ideologie”. Andando alla seconda sezione del festival, infine, miglior video realizzato dagli alunni delle scuole delle Isole Eolie è risultato “Sopra e sotto il vulcano”, mentre una menzione speciale ha ottenuto “Allorino”. Dopo la premiazione dei corti vincitori, è avvenuta la consueta consegna dei premi Efesto d’Oro. Sul palco di Quattropani, introdotti dalla giornalista Maria Lombardo, per l’occasione sono così saliti i registi Aurelio Grimaldi e Daniele Luchetti e il direttore di Rai Educational Gianni Minoli, che ha presentato il video promozionale di “Agrodolce”, fiction di lunga serialità realizzata negli stabilimenti cinematografici della Rai di Termini Imerese, che vedremo da settembre ogni sera su Rai 3. Lo stesso Minoli, nel pomeriggio di sabato 26 al giardino del Centro Studi, era stato protagonista di una Lectio Magistralis dal titolo “Televisione: quale futuro? , durante la quale ha posto l’attenzione sull’importanza di fare una televisione che non si basi esclusivamente sul consenso ma che possa porre particolare attenzione ai contenuti. Gli organizzatori di Eolie in video danno appuntamento alla prossima edizione del Festival ringraziando quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, in particolar modo il direttore del concorso di cortometraggi Francesco Torre e l’Università degli Studi di Messina, con cui quest’anno è stata avviata un’importante convenzione che ha permesso a nove studenti del nuovo DAMS di effettuare il tirocinio formativo presso la sede del Centro Studi. Lipari, 28 luglio 2008 UFFICIO STAMPA Ex-Gazometro: forti ritardi e il parcheggio diventa un'utopiaEX-GAZOMETRO: FORTI RITARDI E IL PARCHEGGIO DIVENTA UN’UTOPIA Inspiegabilmente l’Autorità Portuale non autorizza i lavori di demolizione del muro e abbattimento delle stalle
Messina. La realizzazione di un parcheggio d’interscambio nell’area definita “ex Gazometro” sul Viale della Libertà è stata sempre considerata un’azione strategica, sia dall’Autorità Portuale che dal Comune. Essa consentirebbe, infatti, di liberare la zona dall’attuale degrado e dare finalmente inizio a quella finora solo auspicata rivalutazione dell’affaccio a mare che sembra il punto di partenza di qualsiasi idea di sviluppo futuro per Messina. L’importanza di questo intervento sulla città l’aveva capito subito anche uno “straniero” come il commissario straordinario Gaspare Sinatra, il quale, a pochi giorni dal proprio insediamento a Palazzo Zanca (esattamente il 26 ottobre del 2007), tramite una delibera aveva approvato il progetto esecutivo ed il verbale di validazione del parcheggio. Una spesa di 357 mila euro, utile a dare vita ad un’area di sosta da 277 posti. A quel tempo, la delibera di Sinatra veniva salutata molto positivamente dall’Autorità Portuale, che già qualche settimana prima aveva esitato una procedura di gara pubblica per i lavori di manutenzione straordinaria riguardanti la demolizione e ricostruzione dell’attuale delimitazione esterna dell’area ex Gazometro. Un primo intervento (dal costo di circa 660 mila euro) assolutamente indispensabile per poter liberare l’area in questione da tutte quelle casupole e stalle che da anni la assediano, un’azione propedeutica a qualsiasi altra, e dunque di somma urgenza. Ebbene, a oltre 7 mesi dalla comunicazione dell’esito e dall’aggiudicazione dell’appalto, l’Autorità Portuale non ha ancora dato il via libera ai lavori. Un ritardo incomprensibile, per un appalto tutto sommato modesto, che rischia a questo punto di far saltare l’intero iter di realizzazione del parcheggio. La causa di questo increscioso ritardo, che fa il paio con quello dei lavori per il parco urbano del Ringo, ha a che vedere con la collezione di 35-40 carrozze della famiglia Molonia, peraltro di discreto interesse etnoantropologico, che si trova attualmente all’interno dell’area, e di cui non si riesce a dare altra collocazione in città. Infatti, nonostante le mediazioni degli enti interessati, tra cui la Capitaneria di Porto, l’idea di sgomberare le stalle dell’area Ex Gazometro e di ricollocare la collezione all’interno di un padiglione della cittadella fieristica adiacente (a uso di “Museo delle Carrozze”, possibile attrazione turistica per croceristi) non si è mai trasformata in realtà. E oggi il presidente dell’Autorità Portuale prof. Dario Lo Bosco non può che sperare nell’intervento del nuovo sindaco Giuseppe Buzzanca per poter sbloccare una situazione arrivata al limite del grottesco. E’ mai possibile, infatti, che l’interesse pubblico non possa avere nemmeno una volta il sopravvento su quello privato? Nemmeno nel far west ci sarebbero voluti 7 mesi di tira e molla… per un pugno di carrozze. Francesco Torre GRANDI PROGETTI PER LA CITTADELLA, MA SU QUALI PRESUPPOSTI?
Messina. Qualche tempo fa vi abbiamo dato nota dell’intenzione dell’Autorità Portuale di costituire un nuovo carrozzone con l’obiettivo di gestire la grande area da anni data in concessione esclusiva all’Ente Fiera. Secondo il progetto dell’Autorithy, infatti, tre sarebbero i punti fondamentali da cui ripartire per il rilancio dell’area: il recupero del Teatro in Fiera, la riapertura dell’ex Irrera a Mare e la costruzione di un paio di banchine per l’approdo di navi da crociera. Su quest’ultimo aspetto, recentemente si è soffermato anche Giuseppe Buzzanca, dando la propria approvazione al progetto di massima, e mostrandosi disponibile anche a compiere scelte in qualche modo impopolari, come quella di spostare la Fiera Campionaria in un’altra area della città, anche fuori dal centro. Belle chiacchiere. Nei fatti, però, l’unica cosa che emerge è che da 7 mesi gli enti pubblici interessati non sono stati in grado di spostare un paio di carrozze. E questo, onestamente, non dà loro grande credito per il futuro. Francesco Torre Altro che enti informatizzati, i servizi digitali sono inesistentiMessina. Avvicinare i cittadini alle pubbliche amministrazioni, assicurare e regolare la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione all’interno degli enti pubblici e nei rapporti tra questi e i privati, diffondere tramite i sistemi informatizzati la cultura della trasparenza conferendo, secondo i principi della e-democracy, diritti e doveri sia agli operatori diretti che ai fruitori della comunicazione pubblica. Era questa la rivoluzione che ci si aspettava all’indomani dell’emanazione del cosiddetto “Codice dell’Amministrazione Pubblica” (Dl del 7 marzo 2005, n. 82, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 111 del 16 maggio 2005 ed entrato in vigore a partire dal 1° gennaio 2006), fortemente voluto dall’allora Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca al fine riordinare una materia fino a quel momento oggettivamente sottovalutata sotto il profilo normativo. A due anni e mezzo di distanza dall’entrata in vigore del Codice, però, questa rivoluzione in Sicilia la stiamo ancora aspettando. Sebbene, infatti, come stabilisce la suddetta normativa, «i cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni», ed inoltre le stesse amministrazioni hanno l’obbligo di realizzare siti istituzionali che rispettino «i principi di accessibilità, completezza di informazione, chiarezza di linguaggio, affidabilità, semplicità di consultazione, qualità, omogeneità ed interoperabilità», il panorama dei siti istituzionali dei comuni capoluogo e delle province siciliane è generalmente desolante. Solo per fare un semplice esempio, infatti, l’ultimo bilancio sociale pubblicato sul sito internet del Comune di Messina risale al 2005, ed è già qualcosa rispetto al sito della Provincia della città dello Stretto, dove le informazioni a riguardo sono nulle. E c’è di peggio. Aldilà della mancanza di ogni parvenza di trasparenza istituzionale, infatti (poiché di questi esempi ne potremmo fare a bizzeffe), è proprio il cuore stesso del Codice dell’Amministrazione Pubblica ad essere pressoché in misura complessiva tradito dagli enti siciliani: l’obiettivo, cioè, di coprire il gap di informazione tra il cittadino e il palazzo, unire i due elementi chiave della democrazia in una rete globale capace di garantire la possibilità di una partecipazione più ampia, attiva e consapevole da parte di tutti alla gestione della cosa pubblica. Stiamo parlando di due misure che il Codice (e già prima il “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di documentazione amministrativa”, Dl. N. 445 del 28/12/2000) ha reso obbligatorie anche per le amministrazioni locali, e che invece finora sono state quasi sempre disattese dagli enti siciliani: la Posta Elettronica Certificata (PEC) ed il Protocollo Informatico. Per quanto riguarda la PEC, come dimostra in maniera autorevole il sito internet www.indicepa.gov.it, che rappresenta la vetrina tramite la quale ogni amministrazione è tenuta ad esporre la struttura dei propri uffici e l’elenco dei servizi offerti, con le informazioni per il loro utilizzo e gli indirizzi di posta elettronica da impiegare per comunicazione e per lo scambio di documenti e informazioni, anche ufficiali e a valore legale, su 18 amministrazioni pubbliche siciliane (9 comuni capoluogo e 9 province regionali), solo 5 possiedono la dotazione richiesta (Comune e Provincia di Palermo, Comune e Provincia di Trapani, Provincia di Enna), mentre altre 9 hanno indicato un indirizzo e-mail istituzionale ma non certificato, e 4 addirittura non hanno iniziato nemmeno le procedure di accreditamento (Comune e Provincia di Catania, Provincia di Ragusa e Comune di Caltanissetta). Situazione che diventa ancora più critica sul versante del protocollo informatico, e cioè «dell’insieme delle risorse di calcolo, degli apparati, delle reti di comunicazione e delle procedure informatiche utilizzati dalle amministrazioni per la gestione dei documenti» (Dl. N. 445 del 28/12/2000), strumento indispensabile ai fini della garanzia della trasparenza in atto pubblico. Qui ogni singolo ente si distingue per la quantità di informazioni che vengono erogate al cittadino sia all’interno dei propri siti istituzionali che in quello ufficiale dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni. Stando a quest’ultimo, ben 3 sono le amministrazioni che non hanno inserito alcun tipo di informazione, per intenderci nemmeno l’indirizzo e il nome del responsabile del sistema informatico (Comune e Provincia di Catania, città a cui spetta sicuramente la maglia nera Provincia di Ragusa), mentre la maggior parte delle restanti si sono limitate alle informazioni basilari, peraltro infarcite di errori (la pagina del Comune di Messina, ad esempio, indica come responsabile dell’amministrazione Francantonio Genovese, sindaco decaduto da quasi un anno, e inserisce un link non al sito istituzionale dell’ente, ma a quello dell’ufficio stampa). Rare sono le amministrazioni che si segnalano per aver inserito una quantità maggiore di informazioni, e tra queste merita un plauso sicuramente il Comune di Caltanissetta, unico in Sicilia ad avere dato elenco delle Aree Organizzative Omogenee, e quindi dell’intera struttura dell’ente. Stando a quanto citato sopra dal Codice dell’Amministrazione Pubblica, tali mancanze non possono essere ritenute delle semplici distrazioni, ma dei veri e propri diritti negati al cittadino, diritti che tutte le amministrazioni pubbliche sono obbligate, per legge, a garantire, e che ogni cittadino può reclamare anche tramite tribunale amministrativo. Per accelerare quella rivoluzione informatica a cui, altrimenti, in Sicilia potremo assistere solo (e forse) nel prossimo millennio. Francesco Torre Messina. Che quello dell’informatizzazione delle pubbliche amministrazioni fosse un sistema complesso e difficilmente interpretabile lo sapevamo anche prima di effettuare questa inchiesta. Lo studio della normativa di riferimento, e soprattutto il contatto diretto con i dirigenti dei sistemi informatici dei vari enti pubblici locali, poi, ci hanno mostrato una realtà in cui è praticamente impossibile fare delle graduatorie di merito, e in cui a volte ciò che sembra non corrisponde sempre alla realtà. Infatti, stando a quanto abbiamo riferito a riguardo della completezza delle informazioni fornite dagli enti locali sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, la Provincia di Trapani apparirebbe come una delle amministrazioni siciliane più virtuose, ma la realtà è ben diversa. «Per quanto riguarda l’informatizzazione delle amministrazioni pubbliche», ci spiega infatti il dott. Antonino Bambina, responsabile dei sistemi informatici della provincia trapanese, «esistono due ordini di problemi: uno di tipo formale, procedurale, facilmente superabile tramite l’inserimento nell’Indice di un indirizzo di posta certificata e delle informazioni base sull’ente; il secondo, ben più difficile da affrontare, riguarda invece l’organizzazione vera e propria degli uffici. E a questo proposito - confessa Bambina – le devo dire che, purtroppo, il nostro ente tanto virtuoso non lo è, perché abbiamo un servizio di posta certificata ma non lo utilizziamo, e inoltre abbiamo adottato il protocollo informatico ma questo non è funzionante al 100%». Altro che efficienza. Andiamo a vedere anche l’altra faccia della medaglia. Avevamo indicato il Comune di Catania come uno degli enti che meno si era adeguato alla normativa di riferimento. In realtà, però, scopriamo dal dott. Maurizio Consoli, dirigente del Servizio Informatizzazione, che l’ente in questione esita ogni anno circa 300 mila documenti informatici, e che almeno 80 persone operano attivamente per rendere pienamente efficiente il protocollo informatico. Dove sta la verità? «Spesso il fenomeno dell’informatizzazione viene sottovalutato dagli enti locali», ci rivela Consoli, «ma per risolverlo nel suo complesso bisogna avviare un processo che non è così banale. Qui a Catania, invece, l’informatica è andata a finire sotto i lavori pubblici, e non penso che sia la soluzione più idonea. Insomma», conclude il dirigente del comune etneo, «tutto quello che era possibile fare l’abbiamo fatto, ma poi è l’amministrazione a decidere se vuole un sistema virtuoso o no». Come si può facilmente vedere, il caos regna sovrano negli uffici dei nostri enti pubblici, e ciò anche a causa di una normativa che lascia aperte delle maglie molto ampie per chi trasgredisce, non prevede sanzioni e neppure la presenza di un organo di controllo. Insomma, se è vero che è l’amministrazione (quella centrale dello Stato) a decidere se vuole un sistema virtuoso o no, finora ha optato senza dubbio sempre per il no. Francesco Torre Messina. La violazione del Codice dell’Amministrazione Pubblica da parte degli enti locali siciliani è un atto grave contro la trasparenza e il diritto del cittadino alla partecipazione democratica della vita del proprio comune e della propria provincia. Eppure, non certo per offrire un appiglio ai trasgressori, bisogna anche dire che lo stesso Codice presenta delle evidenti carenze. Benché alcuni osservatori l’abbiano salutato positivamente, infatti, molti altri hanno avuto al contrario una posizione scettica sulla sua efficacia, essenzialmente per due motivi: innanzitutto perché esso contiene numerose enunciazioni di principio senza accompagnarle con disposizioni operative che ne consentano l’attuazione (in pratica, dice cosa le amministrazioni devono fare, ma non come); in secondo luogo perché invece di semplificare il quadro normativo, lo complica ulteriormente, andando solo parzialmente a sostituire il “Testo unico sulla documentazione amministrativa” (DPR 445/2000). Per dire dell’ambiguità della normativa, basti citare il comma 2 bis dell’art. 54 sul “contenuto dei siti delle pubbliche amministrazioni”: «Il principio si applica alle amministrazioni regionali e locali nei limiti delle risorse tecnologiche e organizzative disponibili e nel rispetto della loro autonomia normativa». In pratica, prima viene detto che gli enti pubblici devono adeguarsi alla normativa entro 24 mesi dall’entrata in vigore del codice, e poi si trova un escamotage, la scarsa presenza di postazioni informatiche per esempio, per vanificare la prescrizione. Come dire, le carenze di cui qui vi parliamo sono anche le conseguenze di una cattiva legge. Francesco Torre Partecipate del Comune, Buzzanca decidaPARTECIPATE DEL COMUNE, BUZZANCA DECIDA Ecco quali sono e quanto costano i 10 (+ 3) carrozzoni di Palazzo Zanca. In attesa delle decisioni di Buzzanca.
Messina. Le lotte intestine tra Messinambiente e Ato3, le inchieste della Procura sull’assenteismo negli uffici dell’Atm, lo sciopero dei dipendenti Feluca, la messa in liquidazione dell’Istituzione per i Servizi Sociali. Questi e altri temi legati alle partecipazioni finanziarie del Comune hanno infuocato la campagna per l’elezione del nuovo sindaco, e hanno imposto un’ulteriore riflessione sull’utilità e il destino di queste società: carrozzoni o enti di servizio? Luoghi a uso e abuso della casta politica o aziende di utilità sociale? A Giuseppe Buzzanca ora il compito di dare risposta a queste domande. Ma quante sono le società gestite direttamente dal Comune o di cui è socio? E quanto costano a Palazzo Zanca? Le cosiddette società di capitali, interamente o in parte finanziate dal Comune, sono 11. Ato3. “Posseduta” al 90% da Palazzo Zanca, riesce ad ottenere ingenti finanziamenti, ma la raccolta differenziata non è ancora partita, nonostante un timido tentativo. Chiude il bilancio 2006 con un attivo – dichiarato – di 80.000 euro, e un finanziamento dal Comune di 42 milioni di euro per l’esercizio 2007. Eppure Messinambiente reclama un credito di 16 milioni di euro e ne ha chiesto, di fatto, il fallimento. MessinAmbiente. Il Comune di Messina detiene il 99.01% delle azioni della società i cui dipendenti in sciopero per giorni hanno messo in ginocchio la città. Solo per il personale spende 2,4 mln di euro al mese. E’ un doppione dell’Ato3, allo sbando da anni. Ma anche uno dei centri di raccolta voti clientelari più importanti della città. Nettuno. Nata nel 2001 per realizzare un porto turistico a Grotte, non ha mai prodotto niente. Nel 2007, Palazzo Zanca (proprietaria del 20,66% delle azioni) ne aveva deliberato la ricapitalizzazione, con una spesa di 43 mila euro. Attualmente è senza presidente. Feluca. Detenuta al 29% dal Comune, la società di servizi telematici ha drenato dalle casse di Palazzo Zanca nel 2007 40 mila euro solo per la ricapitalizzazione. Una lunga vertenza in corso minaccia licenziamenti per i dipendenti, che hanno fatto sentire la propria voce attraverso comunicati sul sito istituzionale del Comune. Tirone. Anche qui finora prodotti solo progetti, e le perdite di esercizio vengono annualmente rimpinguate dal Comune, ancora alla ricerca di un presidente dopo le dimissioni di Tanino Caliò. Chiude il bilancio 2006 con una perdita di oltre 102 mila euro. Sogas. La società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria. Il Comune detiene il 3,08% delle azioni, che sono costate nell’ultimo esercizio ben 185 mila euro. E ancora non è possibile avviare le procedute d’imbarco direttamente a Messina. Innovabic. Palazzo Zanca detiene il 13,5% delle azioni. Ultimo consuntivo approvato nel 2006, con una perdita di 38.188 euro. Messina Sviluppo. Fantomatica società per lo sviluppo dell’area industriale di Villafranca. Perde 285 mila euro l’anno, coperti dal Comune e dagli altri soci pubblici e privati. Sogepat. Altra società inutile, dalle incerte competenze, con un ridicolo bilancio chiuso in perdita di 9.000 euro, di cui 2000 coperti dal Comune. Polisportiva di Messina. L’ultima nata, ma in prospettiva una delle più forti per mezzi e risorse. Si attende ancora verifica “sul campo”, ma intanto perde 11 mila euro l’anno.
LE AZIENDE SPECIALI: GRANDI STRUTTURE, GRANDI PERDITE.
Messina. Tre sono le aziende speciali a capitale interamente comunale, di cui una in liquidazione: l’Atm, l’Amam e l’Istituzione Servizi Sociali. Azienda Trasporti Municipalizzata. Il carrozzone per eccellenza, sempre in perdita nonostante il Comune gli abbia dato in gestione anche il servizio dei parcheggi a pagamento. Il bilancio 2006 si è chiuso con una perdita di esercizio di 3 milioni 897 mila euro, e per il 2007 Palazzo Zanca ha trasferito 13 milioni 698mila 268 euro. Che non bastano. E in più spunta un pignoramento da 1 milione di euro che rischia di bloccare gli stipendi. Azienda Meridionale Acque Messina. Chiude il bilancio 2006 con un attivo di 4,5 mln di euro, ma solo in virtù di un trucco contabile. Perde annualmente centinaia di migliaia di euro, che vengono coperte interamente da Palazzo Zanca. Istituzione Servizi Sociali. Il previsionale 2007 del Comune assegnava all’Istituzione ben 16 milioni 606 mila euro. Il commissario Sinatra l’aveva sciolta per costituire il CISSA, ma il Tar ha dato ragione al sindacato e ha bloccato le delibere commissariali. Buzzanca l’ha messa in liquidazione, delegando tutte le competenze al dipartimento comunale ai servizio socio-assistenziali. Sarà dunque la prima a saltare? Francesco Torre Feluca: proclamato lo stato di agitazioneFELUCA: PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE I dipendenti della società partecipata del Comune non ricevono stipendio da 4 mesi e occupano la home page dell’ente Messina. Nel mondo, chiunque si sia collegato a partire dal 2 luglio con il sito internet del comune di Messina, avrà preso visione di qualcosa di molto strano. La home page del sito istituzionale, infatti, era stata (ed è tuttora) sostituita con un comunicato stampa di fuoco a firma dei dipendenti della Feluca Spa, la società partecipata del Comune che si occupa appunto dei servizi informatici. Una semplice pagina bianca, linda linda ma piena zeppa di rimostranze all’amministrazione: «I dipendenti di Feluca S.p.A. affiancati dalle OO.SS. di Cisl, Cgil e UGL, alla luce dell’immobilismo e della contraddittorietà che ha caratterizzato sino ad oggi il comportamento dei Soci di Parte Pubblica della società Feluca S.p.A. che gestisce in esclusiva per il Comune di Messina il servizio di Rete Civica, nonostante i ripetuti appelli, le richieste di incontro mai attese, le assicurazioni mai tradottesi in fatti, il duro e fattivo intervento del Prefetto (disatteso dagli interpellati) a tutela delle legittime ragioni dei Dipendenti della suddetta Società partecipata dal Comune e dalla Provincia Regionale di Messina chiedono: il pagamento delle spettanze sin qui maturate, che ormai ammontano a ben 4 mensilità; l’attivazione dei processi idonei a garantire o il promesso risanamento della società e/o l’internalizzazione del servizio, con salvaguardia del personale ivi impiegato, come già più volte richiesto alle Parti in causa dalle presenti OO.SS., e infine comunicano che sino a quando non sarà comunicato luogo e tempo del richiesto incontro urgente, non saranno pagate le spettanze sin qui maturate e non saranno illustrati i piani di conduzione della vicenda al fine di dare idonea soluzione alla questione occupazionale. I lavoratori saranno in stato di agitazione e riuniti in assemblea permanente al fine di intraprendere le opportune determinazioni a tutela delle rispettive ragioni». La “questione Feluca” si trascina ormai da mesi. Come sottolineato nel comunicato dei dipendenti, il rapporto dell’azienda con il commissario regionale Gaspare Sinatra è stato a dir poco burrascoso, e peraltro terminato con una serie di ingiurie all’indomani delle elezioni amministrative, quando comunque il servizio telematico era stato garantito a tutti i livelli dall’azienda in questione. L’appello dei dipendenti, con proclamazione di stato di agitazione, porta adesso ad una nuova e decisiva fase la trattativa, e mette il nuovo sindaco Buzzanca di fronte ad una scelta: rifinanziare la società o dichiararne il fallimento? Un bivio di non facile interpretazione, se si riconosce l’oggettiva crisi societaria di Feluca: fondata con delibera di giunta nel 1998, essa era a capitale prevalentemente privato, detenuto dalla cooperativa “Intermedia”, la quale però nel novembre dell’anno scorso ha dichiarato fallimento, lasciando a Comune e Provincia l’onere di tutte le spese di gestione. Snobbati finora dalle istituzioni, i dipendenti di Feluca hanno però tutto il diritto di conoscere una volta per tutte cosa riserva loro il futuro. LA PROTESTA DEI SINDACATI IN UNA LETTERA ALLE ISTITUZIONI Messina. Cgil, Cisl ed Ugl, sulla questione Feluca, hanno capito che è arrivata l’ora di usare le maniere forti. «Il mancato pagamento delle prestazioni effettuate dall’inizio dell’anno dal Comune alla società – hanno scritto i rappresentanti sindacali al sindaco Buzzanca, al presidente della Provincia Ricevuto, al Prefetto Alexxi e al liquidatore dell’azienda Domenico Santamaura – è causa dell’inadempimento dell’azienda nei riguardi dei creditori. Da oltre 4 mesi, inoltre, i lavoratori non percepiscono alcun emolumento mensile e, pertanto, presto potrebbero non essere più in condizione di potersi recare negli uffici di servizio né di garantire il normale funzionamento della Rete Civica». Ai dipendenti, dunque, non rimane che richiedere per l’ennesima volta, ma stavolta con maggiore fermezza, «l’attivazione dei processi idonei a garantire il promesso risanamento della società e/o l’internalizzazione del servizio, con salvaguardia del personale ivi impiegato». Francesco Torre |
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