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July 12 Decreto Tremonti: Autorità Portuale ente da sopprimereDECRETO TREMONTI: AUTORITA’ PORTUALE ENTE DA SOPPRIMERE Se non entrerà in vigore l’emendamento promesso dal Ministro Matteoli, l’ente dovrà essere soppresso entro 60 giorni
Messina. Ricordate qualche mese fa la querelle attorno alla soppressione dell’Ente Porto, considerato un ente inutile e mangiasoldi nonché un doppione dell’Autorità Portuale? Bene, dimenticatela, perché adesso invece a rischio soppressione è proprio l’Autorità Portuale di Messina. In ottemperanza al cosiddetto “Decreto Tremonti”, infatti, tutti gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità dovranno essere soppressi entro il sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto. E tra le Autorità Portuali italiane, solo sette hanno una dotazione organica superiore alle 50 unità (Genova, Savona, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Trieste e Venezia) e tra queste, ovviamente, non vi è Messina. La scure del Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 ha già colpito l’Autorità Portuale di Trapani, e punta a fare strage di enti di piccole dimensioni in tutto il paese. Le funzioni esercitate dai suddetti enti, secondo il decreto, una volta avvenuta la soppressione verranno attribuite all’amministrazione vigente, che nel caso specifico delle Autorità Portuali è il Ministero dei Trasporti, dove andranno a confluire sia le risorse finanziarie che quelle umane, senza alcun rischio licenziamento. Ma spetta proprio all’attuale presidente dell’Autorità Portuale di Messina, il prof. Dario Lo Bosco, il compito di minimizzare con ottimismo, in virtù di un fantomatico “emendamento salva-autorità portuali”, proposto dal Ministro alle Infrastrutture Altiero Matteoli e appoggiato in parlamento dall’on. messinese Vincenzo Garofalo, peraltro ex presidente dell’Autorità Portuale locale. «Penso che sarà tutto chiarito – spiega Lo Bosco – e d'altra parte sarebbe inconcepibile chiudere degli enti virtuosi che dal 1994 lavorano per ottimizzare i sistemi di loro competenza istituzionale. Le Autorità portuali – continua il Presidente - sono enti in attivo, la legge 84/94 che li ha istituiti dice chiaramente quali sono le caratteristiche necessarie alla sopravvivenza. La ratio del decreto Tremonti è di tagliere gli enti inutili, mentre le Autorità sono enti strategici. In quest'ottica – conclude Lo Bosco - il nostro impegno è testimoniato dalla Zona Franca che sta per diventare realtà grazie alla deputazione locale e alla Regione». Intanto, sebbene sia da registrare l’estremo ottimismo del Presidente dell’Autorità Portuale di Messina, tale “emendamento salva – autorità portuali” non è ancora stato emanato dal Governo, e d’altra parte l’avvio, da parte della Direzione Generale per la Navigazione Marittima ed Interna del Ministero dei Trasporti, della procedura per la soppressione e messa in liquidazione dell’Autorità Portuale di Trapani non è da interpretare assolutamente come un buon segno. Staremo a vedere, quindi, se le promesse del Ministro Matteoli si trasformeranno in realtà, o se ci troveremo al contrario ad assistere all’ennesimo scippo del governo nei confronti della città dello Stretto.
CGIL: «LE AUTORITA’ LOCALI SI MOBILITINO PER EVITARE L’ENNESIMO SCIPPO ALLA CITTA’» Messina. Preoccupati per l’eventuale soppressione dell’Autorità Portuale di Messina, Pino Foti e Franco Spanò della Cgil hanno scritto una lettera al sindaco Giuseppe Buzzanca, al Presidente della Provincia Nanni Ricevuto e al Governatore Raffaele Lombardo, auspicando che le autorità locali protestino presso il Governo Nazionale. «Riteniamo quantomeno strano – spiegano in Cgil - che da un lato si continui ad indicare questo territorio come bisognoso di interventi straordinari, e dall’altro gli si sottragga invece qualsiasi normale ed efficace strumento decisionale ed operativo. E' tempo quindi», continuano Spanò e Foti, «che il Governatore Lombardo, il sindaco Buzzanca, il Presidente Ricevuto, e tutti i parlamentari regionali e nazionali dicano chiaro e tondo quale è la loro posizione, e cosa vogliono fare in concreto per evitare questo ennesimo scippo alla città ed alla provincia di Messina». Francesco Torre Tagliate 14 Guardie Mediche in Provincia: è rischio sanitàTAGLIATE 14 GUARDIE MEDICHE IN PROVINCIA: E’ RISCHIO SANITA’ Grazie al Piano di rientro della Regione si prevede un risparmio di 3,5 mln di euro l’anno, ma a quale prezzo?
Messina. «Abbiamo semplicemente seguito i dettami e i criteri indicati dalla Regione in una missiva di qualche giorno fa». Non trova altro modo per giustificarsi, il direttore generale dell’Ausl 5 di Messina, il dott. Salvatore Furnari, il giorno dopo il taglio di 14 guardie mediche in tutta la provincia, una vera e propria ecatombe per il servizio sanitario dell’intera area peloritana. Ma, in effetti, altro modo per giustificarsi non c’era. Secondo il Piano di rientro della spesa sanitaria varato dalla Regione, infatti, 43 dovevano essere le guardie mediche da sopprimere in tutta la Sicilia entro la prima settimana di luglio, e altre 44 faranno la stessa fine nel 2009. Il tutto per risparmiare una somma vicina a 21 milioni 750 mila euro (250 mila euro a guardia medica) all’anno, e ricucire così i debiti di una decennale gestione disastrosa dell’intero settore. Alle Aziende Sanitarie Locali, insomma, toccava soltanto l’ardua decisione di quali guardie mediche sopprimere, e anche in questo caso la Regione aveva inviato una sorta di vademecum: innanzitutto valutare il numero degli accessi alle strutture, e in seguito tenere conto della distanza dai presidi ospedalieri vicini e sforbiciare soprattutto nelle città capoluogo. E così, ecco la lista nera dell’Ausl 5, cioè l’elenco delle guardie mediche soppresse con effetto immediato: Taormina, Santa Teresa, S. Teodoro, Roccafiorita per il distretto di Taormina; Scaletta e Messina Sud – Pistunina per il distretto di Messina Sud; Valdina e Condirò per il distretto di Milazzo; Barcellona-Oreto e Fantina per il distretto di Barcellona; Patti, Mistretta, Sant’Agata di Militello e Frazzanò per il distretto di Sant’Agata). A farne le spese, ovviamente, anche una settantina di medici. Inutile dire che la decisione dell’Ausl sia stata accolta da un coro unanime di proteste, e non solo per via della velocità e dell’assenza di qualsiasi concertazione con i sindacati. A suscitare indignazione tra i più, e sollevare una nuova questione “sanità” a Messina, soprattutto due riflessioni: innanzitutto la disparità di trattamento della provincia di Messina rispetto alle altre province siciliane; e poi più genericamente l’idea che il risanamento della sanità possa passare dal taglio delle strutture. Per quanto riguarda il primo appunto, va detto che gli elementi per protestare ci sarebbero tutti, dal momento che mentre a Messina il “taglio” ha interessato 14 guardie mediche, a Palermo sono state 8 le strutture soppresse, e addirittura solo 1 a Catania. Per ciò che riguarda la seconda perplessità, poi, è stato lo stesso Furnari a dichiarare che un taglio così massiccio di presidi sanitari non potrà che avere come conseguenza l’ulteriore intasamento dei Pronto Soccorso ospedalieri, con tutto ciò che ne consegue in termini di servizio, di efficienza, e di diritto alla salute dei cittadini. Sulla questione ha preso la parola anche il neo presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, piuttosto polemico: «E’ una scelta che ci lascia sbalorditi – ha dichiarato l’amministratore di Palazzo dei Leoni – perché la Regione non può pensare che a pagare siano sempre i cittadini. E poi ancora una volta siamo di fronte ad un tentativo da parte della Regione di colpire il sistema dei servizi della nostra Provincia. Non lo permetteremo – ha concluso Ricevuto - e reagiremo vibratamente. Mi farò sentire, non possiamo pagare sempre noi». Comportamento antisindacale. Salta il CISSACOMPORTAMENTO ANTISINDACALE. SALTA IL CISSA Il Tribunale del Lavoro accoglie il ricorso dei sindacati e risuscita l’Istituzione per i Servizi Sociali, azzerando il lavoro di Sinatra
Messina. Ricordate le due delibere commissariali con le quali Gaspare Sinatra aveva sciolto di fatto l’Istituzione per i Servizi Sociali ed istituito il Consorzio Intercomunale (CISSA)? Per aver riportato nel testo – con poteri divinatori - un parere del dirigente comunale competente che ancora non si era pronunciato, l’ex commissario straordinario del Comune si era beccato un’accusa per “falso in atto pubblico” e passato forse i più brutti 5 minuti della sua avventura messinese. Dopo le spiegazioni in Procura, poi, quell’accusa venne di molto ridimensionata, si parlò di “falso grossolano”, che non è punibile, eppure quelle delibere sono ritornate in tribunale in virtù di un ricorso delle tre principali organizzazioni sindacali (CGIL, CISL e UIL). La nuova accusa? Comportamento antisindacale. Accusa che il Tribunale del Lavoro di Messina, su sentenza del giudice Letterio Villari, ha trovato sacrosanta. «Il comportamento dell’amministrazione comunale attuato con le deliberazioni – si legge nella sentenza – è consistito nella cessazione delle attività e delle funzioni svolte dall’Istituzione per i servizi sociali e nella contestuale creazione del CISSA, con trasferimento di tutti i rapporti attivi e passivi al Comune, che configura un caso di trasferimento di attività per il quale è prevista la osservanza delle procedure di informazione e consultazione». Che significa? Che prima di decidere, Sinatra avrebbe dovuto iniziare una concertazione con i sindacati, informare i dipendenti, chiarire con loro aspetti legati al loro futuro professionale. E poiché tutto questo Sinatra non l’ha fatto, il Tribunale del Lavoro ha ordinato «la cessazione del comportamento denunciato consistente nel trasferimento al Cissa; la rimozione degli effetti delle deliberazioni; la condanna per il Comune delle spese giudiziali nei confronti delle tre sigle sindacali». Molto rumore per nulla, verrebbe da dire. Con questa sentenza, infatti, tutto torna come prima: l’Istituzione per i Servizi Sociali, come l’araba fenice, risorge dalle ceneri e si ripropone come grande carrozzone in via di definizione, e il Cissa sparisce come il suo inventore, il commissario Gaspare Sinatra. Tutto torna come prima, o quasi. Perché il nuovo sindaco Giuseppe Buzzanca, forse per effetto dell’euforia dovuta alla vittoria elettorale al primo turno su Francantonio Genovese, sembrerebbe intenzionato a risolvere per sempre l’annosa questione. Pochi giorni fa, infatti, dopo aver mandato a casa gli esperti voluti da Sinatra, ha nominato Commissari liquidatori dell’Istituzione per i Servizi Sociali il Ragioniere generale del Comune Ferdinando Coglitore ed il vicesegretario vicario Giuseppe Mauro. Conseguenza? Tutte le attività e le funzioni tipiche statutarie dell’Istituzione sono state trasferite, di fatto, all’Area Coordinamento Sociale e della Comunicazione di Palazzo Zanca. Insomma, che sia la volta buona per il Comune di liberarsi di un inutile carrozzone con l’unica funzione di raccogliere voti clientelari? Francesco Torre BUZZANCA: «RIMETTERE LE COMPETENZE DELL’ISTITUZIONE ALL’ASSESSORE AI SERVIZI SOCIALI»
Messina. «Non condivido assolutamente la scelta del commissario Sinatra di dar vita al Consorzio intercomunale. Si tratta di un carrozzone che non risolve i problemi, anzi rischia di crearne dei maggiori». Non usa mezzi termini, Giuseppe Buzzanca, all’indomani della sentenza del Tribunale del Lavoro che premia il ricorso dei sindacati e azzera il lavoro dell’ex commissario. Bocciato su tutti i fronti il Cissa, dunque, ma anche per l’Istituzione sembra che il futuro non sia roseo: «Mi riservo del tempo per decidere sull’Istituzione per i Servizi sociali», ha fatto sapere Buzzanca, «Aspetto delle risposte che mi chiariscano le idee, anche se la mia intenzione è di far tornare tutto nelle mani dell’Amministrazione, ovvero rimettere le competenze che sono dell’Istituzione all’assessore ai Servizi Sociali». Violazioni del Codica della strada, abusivismo e rifiuti urbani: ma la Polizia Municipale che lavoro fa?VIOLAZIONI DEL CODICE DELLA STRADA, ABUSIVISMO E RIFIUTI URBANI: MA LA POLIZIA MUNICIPALE CHE LAVORO FA? Punto per punto, le nostre foto dimostrano un altissimo livello d’impunità in tutti i settori di competenza.
Messina. «Molte persone ritengono che il compito esclusivo della Polizia Municipale sia il controllo e la disciplina del traffico. In realtà le polizie municipali, anche alla luce degli innumerevoli compiti loro delegati dopo la riforma del titolo V della costituzione, svolgono sempre più compiti di polizia locale». Così si può leggere all’interno del sito internet della Polizia Municipale di Messina, alla pagina dal titolo “i nostri compiti”. Una considerazione condivisibile sul piano generale, ma alquanto inadeguata su quello più specificamente locale. Più corretto, infatti, sarebbe stato affermare che a Messina molte persone ritengono che i vari compiti della Polizia Municipale siano del tutto accessori, svolti soltanto occasionalmente e in maniera disordinata, soprattutto per quanto riguarda la disciplina del traffico. La nostra prima inchiesta fotografica sulle carenze del servizio della Polizia Municipale di Messina fu pubblicata nel novembre del 2007. Allora verificammo come molti dei servizi garantiti venissero in realtà disattesi dal punto di vista pratico. A quasi 8 mesi di distanza da quell’inchiesta, abbiamo deciso di rituffarci nel traffico cittadino, e ciò che abbiamo scoperto e fotografato è che rispetto all’anno scorso nulla sembra essere cambiato, soprattutto in meglio, anzi nuovi e in qualche caso inquietanti violazioni vengono tollerate senza che si effettuino i dovuti controlli. Prendiamo ad esempio la POLIZIA URBANA, che dovrebbe far rispettare le leggi ed i regolamenti, ed anche le ordinanze emanate al fine della tutela degli interessi del comune. Un lavoro duro e complesso, insomma, di cui però i cittadini non sembrano raccoglierne i benefici. Ne sono testimonianza i cumuli di immondizie perennemente raccolti, per esempio, sulla Strada Panoramica dello Stretto, come dimostrano le nostre foto. E che dire, sul versante della custodia animale, del branco di cani randagi cui tutti a Messina si sono imbattuti almeno una volta nel cuore della notte? Episodi che dimostrano l’evidente esiguità dei risultati ottenuti ai danni della cittadinanza. Passando alla POLIZIA COMMERCIALE, inoltre, essa dovrebbe sorvegliare sulla condotta degli esercenti con compiti di prevenzione e repressione degli abusi in danno al consumatore, ma già nel novembre del 2007 avevamo segnalato la presenza di numerosi camion pieni di frutta, verdura ma anche articoli di ricambio per autovetture liberi di esercitare abusivamente la professione commerciale sul Viale Europa. Abusivi che continuano a proliferare liberamente anche adesso, sotto gli occhi delle numerose pattuglie che percorrono più volte durante la giornata quella che è senza dubbio una delle strade più trafficate della città. Il pezzo forte di questo reportage, comunque, rimane sempre e comunque appannaggio della Polizia Stradale. Che il codice della strada a Messina sia soltanto un’opinione è un dato di fatto, dimostrato per esempio da ciò che succede quotidianamente in Via Cavour. Come già fatto nel 2007, abbiamo monitorato per due settimane la strada in questione, di mattina e di pomeriggio, e a parte qualche ausiliario del traffico, preoccupato soltanto di osservare se le autovetture parcheggiate negli stalli di pagamento avessero sul cruscotto il contrassegno di pagamento, ci siamo accorti che le macchine possono sostare in seconda quando non in terza fila assolutamente indisturbate. E i vigili? Non dovrebbero “prevenire e accertare le violazioni in materia di circolazione stradale”? Sebbene qualche cambiamento rispetto ad 8 mesi fa lo si può registrare e apprezzare (più autovelox per il rispetto dei limiti di velocità; una maggiore disciplina nell’uso del casco per i motociclisti e delle cinture per gli automobilisti; l’inizio di un percorso sanzionatorio nei confronti dei possessori di finti “pass invalidi”), pure la sensazione generale è che viga una sostanziale impunità. Per esempio, il divieto di cambio di direzione tra il Viale della Libertà e il Viale Giostra, non viene mai rispettato, e nessun vigile disciplina il traffico in quella zona. Allo stesso modo, sono ancora in tanti a non rispettare il divieto di sosta nei posti destinati ai disabili, anche in vicinanza di istituti sanitari (nel nostro caso, la sede dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici). Insomma, si fa troppo presto a dar la colpa all’inciviltà della gente, alla responsabilità individuale, ma chi non approfitterebbe qualche volta di non rispettare le regole quando sono in maggioranza quelli che la fanno franca rispetto a quelli che la passano liscia? Francesco Torre NON RISPONDONO NEMMENO AL TELEFONO. UFFICI VUOTI?
Messina. Come spiegare la presenza quotidiana sul Viale Europa di commercianti abusivi, come dimostrano le nostre foto? E come tollerare il mancato rispetto degli stalli per disabili? Queste e altre domande avremmo voluto rivolgere al Generale Calogero Ferlisi, Comandante della Polizia Municipale di Messina, se solo ci fosse stato concesso qualche minuto del suo prezioso tempo. O anche ad un suo sottoposto, se qualcuno si fosse degnato di rispondere alle nostre telefonate. Per tre giorni di fila, infatti, abbiamo provato a contattare telefonicamente gli uffici ininterrottamente dalle 9 alle 12 di mattina, senza ottenere risposta alcuna. E abbiamo composto il numero 090/679938 (Municipio Polizia Municipale), e poi anche i due contatti 090/2921217 e 090/695288 della sede di Via Enrico Fermi, come pure lo 090/695497. Abbiamo provato sia al numero del Comando Segreteria e Personale (090/716590) che a quello dell’Ufficio Servizi e Situazione (090/716507) per finire con quello della Centrale Operativa, lo 090/6413652, ma ogni nostro tentativo si è schiantato contro un fax o con interminabili attese senza che nessuno prendesse la cornetta. Sette numeri, sette contatti telefonici, sette uffici dove nessuno risponde al telefono. Onestamente non sappiamo dire dove si trovassero in quel momento i dipendenti della Polizia Municipale, né cosa stessero facendo di così importante per non rispondere al telefono, ma di sicuro non stavano garantendo al meglio il servizio per cui sono pagati. Un servizio di per sé già molto carente, come dimostrano le nostre foto, con le quali però non ci è stato possibile mettere in risalto alcune inquietanti irregolarità. Stiamo parlando, per esempio, di ciò che succede ogni mattino davanti all’entrata del Policlinico Universitario dove, proprio davanti agli occhi di alcuni vigilantes, dei parcheggiatori abusivi sistemano delle assi di legno per bloccare i posteggi, come se fossero di loro proprietà, e tranquillamente guidano gli automobilisti bloccando il traffico per permettere loro di effettuare le manovre necessarie ad entrare nel parcheggio. Fotografarli non ci è stato possibile, ripetiamo, perché i due posteggiatori abusivi sono stati molto più “vigili” dei vigilantes, e ci hanno fulminato con uno sguardo che non prometteva nulla di buono. Ribadiamolo, la responsabilità di tutte queste irregolarità non può essere addebitata esclusivamente alla Polizia Municipale. Tra chi accende le quattro frecce pensando di risolvere il problema, chi lascia correre e non denuncia pure quando è vittima di un sopruso e chi va sui nervi anche se colto in castagna, la cittadinanza non dà certo un buon esempio di civiltà. Ma tutto questo succede ogni giorno, e la situazione è diventata ormai intollerabile. Chi può fermarla se non chi viene pagato per questo? Francesco Torre Ampliamento del Porto: arrivano il progetto e il cronoprogrammaAMPLIAMENTO DEL PORTO: ARRIVANO IL PROGETTO E IL CRONOPROGRAMMA 5 nuove banchine e 7 aree di sosta.: un’opera da 80 milioni di euro.
Messina. L’ampliamento del porto di Tremestieri comincia a prendere forma, almeno in forma progettuale. Quella che, assieme agli svincoli di Giostra e Annunziata, può essere sicuramente annoverata come l’opera pubblica più urgente della città, infatti, pare essere finalmente a una svolta. Tra pochi giorni, l’Autorità Portuale presenterà al commissario per l’emergenza viabilità e trasporti, il Prefetto Francesco Alecci, il progetto per la realizzazione di cinque nuove banchine e sette aree di sosta che dovrebbero coprire interamente l’attuale domanda di trasporto ed incentivare nuovi flussi. Al progetto, sarà annesso anche un cronoprogramma in maniera tale da poter definire, in tempi certi, sia l’iter di approvazione definitiva che gli obiettivi per la costruzione. Tutto ciò è stato programmato nel corso di una riunione tenutasi qualche giorno fa al Palazzo del Governo, e voluta fortemente dal Prefetto Alecci, alla quale hanno partecipato il dirigente tecnico dell’Autorità Portuale, ing. Francesco Di Sarcina (responsabile del progetto), il dirigente dell’Ufficio Programmi Complessi del Comune, ing. Giovanni Caminiti, il dirigente dell’Ufficio Opere marittime della Sicilia, ing. Pietro Viviano, il dirigente del settore Edilizia della Provincia, ing. Enzo Carditello. Ognuno dei presenti ha naturalmente offerto il proprio punto di vista, e fatto notare all’Autority quelli che, per gli enti rappresentati, sono i possibili punti deboli del progetto. L’ing. Caminiti del Comune, per esempio, ha suggerito di porgere particolare attenzione al nodo viabilità, soprattutto per l’intenso traffico che si potrà verificare tra la tangenziale e il tratto contiguo della strada statale 114. Altro problema sollevato durante la riunione, inoltre, l’erosione della costa a nord del porto, a cui si dovrà dare una risposta sin dalla fase progettuale. Ma anche se i tempi progettuali previsti dal cronoprogramma verranno rispettati, l’ulteriore nodo da sciogliere sarà quello dei finanziamenti. L’opera costa 80 milioni di euro, e l’Autorità Portuale potrà coprire meno della metà della spesa. Il resto dovrà essere garantito dai governi nazionale e regionale, e non sarà facile per il Prefetto, soprattutto dopo il taglio dei fondi Ex Fintecna. Alecci, intanto, raccoglie però la prima importante adesione, quella dell’on. Enzo Garofalo, ex Presidente dell’Autorità Portuale e attuale deputato e componente della Commissione Trasporti del Governo Berlusconi. «Sono pronto a dare il mio contributo», ha affermato Garofalo, «Come rappresentanti della città, ed esponenti della maggioranza, dobbiamo garantire al Prefetto un supporto concreto, fattivo, passo dopo passo. E dobbiamo coinvolgere la Regione, attingendo ai fondi Por o ad altre somme destinate al riassetto del territorio per prevedere interventi di tutela dall’erosione della costa». L’ON. GAROFALO: «MESSINA NON PUO’ STARE FERMA»
Messina. Non fa certo mancare il proprio supporto, l’on. Enzo Garofalo, alla sua prima esperienza come deputato nazionale dopo vari incarichi a livello locale e regionale. Lui la questione del porto, del suo ampliamento e della rivalutazione dell’affaccio a mare, la conosce bene: è stato infatti sotto la sua presidenza che l’Autorità Portuale ha ultimato e presentato il nuovo Piano del Porto, con la previsione, appunto, di 5 nuove banchine a Tremestieri. «Il mio invito è rivolto al commissario per l’emergenza Alecci – ha fatto sapere Garofalo – affinché, non appena sarà pronto il cronoprogramma, venga attivato un tavolo sinergico con la deputazione nazionale e regionale. In un momento in cui il Governo prepara la manovra economico-finanziaria – ha concluso l’onorevole – Messina non può stare ferma. Se saremo in grado di presentare progetti definiti, con tempi certi, non mancheranno le risposte positive, sul piano finanziario, da parte del Ministro dei Trasporti, Matteoli, e da parte del sottosegretario Gianfranco Micciché». Francesco Torre July 07 In Procura una nomina infuocata che rimbalza sui banchi del SenatoBEPPE LUMIA SI SCAGLIA CONTRO IL CSM Sotto accusa, la nomina a Capo della Procura Generale della Corte d’Appello di Messina del dott. Antonio Franco Cassata
Messina. Un’interrogazione parlamentare e una raccolta firme on-line. Queste le prime veementi conseguenze alla proposta (all’unanimità) del Consiglio Superiore della Magistratura di nominare Capo della Procura Generale della Corte di Appello di Messina un personaggio tanto discusso come il dott. Antonio Franco Cassata. La storia del magistrato viene evocata con dovizia di particolari al Senato della Repubblica da Beppe Lumia, in un accorato intervento nel nome della giustizia. «Del dottor Antonio Franco Cassata – afferma il senatore del Pd - il Consiglio superiore della magistratura ebbe ad occuparsi in un procedimento avviato a carico di quel magistrato ai sensi dell’articolo 2 del regio decreto-legge 31 maggio 1946, n. 511, definito dal plenum del Consiglio, con voto a maggioranza, con l’archiviazione su conforme proposta della Prima commissione; nell’ambito di tale procedimento, tuttavia, erano emerse sul conto del dottor Antonio Franco Cassata circostanze che, pur ritenute allora inidonee al trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, non possono che destare apprensione; Il boss incontrastato della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti», spiega Lumia, «al momento in cui si rese responsabile, quale mandante, dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) l’8 gennaio 1993, era socio e frequentatore del circolo culturale “Corda fratres”, del quale il dottor Cassata, già presidente, era per sua stessa ammissione il principale animatore; dello stesso circolo “Corda fratres”, era socio il noto Rosario Cattafi, destinatario nel 2000 della misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, per i suoi accertati legami con boss del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda, Giuseppe Gullotti ed altri ancora; durante la latitanza di Giuseppe Gullotti, inoltre, il dottor Cassata nel settembre 1994 era stato avvistato da due carabinieri mentre conversava in strada con Venera Rugolo, figlia del vecchio boss barcellonese Francesco Rugolo e soprattutto moglie di Giuseppe Gullotti. Innanzi al Consiglio superiore della magistratura il dottor Cassata ammise l’incontro con la moglie di Gullotti; Nel 1974, poi – conclude il senatore del Pd - il dottor Cassata era stato protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Giuseppe Chiofalo. Tale circostanza è stata confermata dallo stesso Chiofalo». Su questa e su altre circostanze si è soffermato a Palazzo Madama il senatore Beppe Lumia per dimostrare come il dott. Franco Cassata abbia un passato troppo “movimentato” per ricoprire un incarico di grande responsabilità come quello per il quale il Csm l’ha nominato. Un passato che, in qualche modo, venne ammesso anche dai suoi stessi superiori, i quali infatti nel provvedimento a suo carico lo ammonirono per «un atteggiamento ‘interventista’ in situazioni nelle quali le regole deontologiche avrebbero dovuto consigliargli di astenersi mantenendo un contegno consono alla funzione professionale svolta che impone riserbo e rispetto delle altrui sfere di competenza e libera determinazione». SONIA ALFANO PROMUOVE ANCHE UNA PETIZIONE ONLINE PER BLOCCARE LA NOMINA
Messina. Le proteste alla nomina del dott. Franco Cassata a Capo della Procura Generale della Corte d’Appello di Messina non si sono fermate a Palazzo Madama e all’intervento di Beppe Lumia. Su internet, infatti, ormai da giorni, circola una petizione online, giunta ormai a oltre 500 firme, il cui primo firmatario è Sonia Alfano. In realtà, però, l’interesse della Alfano all’attività del dott. Cassata, non risale ad oggi, come ricorda anche lo stesso Lumia nella sua interrogazione parlamentare. Circa un anno fa, infatti, la pasionaria dei meet-up di Grillo ebbe a segnalare sul periodico Micromega delle “stranezze” nell’ambito di un’indagine sui rapporti tra criminalità organizzata e magistratura a Barcellona Pozzo di Gotto. «Nel corso dell’indagine – rivelò Sonia Alfano - il pubblico ministero e i carabinieri ricevettero delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, affinché le indagini venissero stoppate». Il link per firmare la petizione è www.firmiamo.it/sign/list/noaglierroridelcsm . Francesco Torre Blitz dei Carabinieri all'Atm: scoperti 50 "fannulloni"BLITZ DEI CARABINIERI ALL’ATM: SCOPERTI 50 “FANNULLONI” Il 10% del personale non era presente, e il procuratore Pino Siciliano apre un’inchiesta per truffa.
Messina. I primi effetti del richiamo del Ministro Brunetta contro i “fannulloni” del pubblico impiego si cominciano a far sentire anche nella città dello Stretto. A farne le spese, i lavoratori dell’Azienda Trasporti Municipalizzata i quali, venerdì 13 giugno scorso, si sono trovati a dover accogliere nella sede di Via La Farina una ventina di Carabinieri giunti a sorpresa per un blitz. Chiuse tutte le entrate dell’autoparco, i militari hanno passato al vaglio tutti gli uffici dell’azienda speciale del Comune, dall’amministrazione alle officine, sequestrando gli atti e prendendo nota sia delle effettive presenze “in loco” che di quelle presunte ricavabili dai badge di riconoscimento. Risultato? 50 dipendenti su 500 (cioè il 10% dell’intero personale) sono stati colti “in castagna”, ovvero non si trovavano al momento sul posto di lavoro. Al contrario, però, il badge di molti di loro risultava timbrato, come se fossero regolarmente andati a lavorare. Che il fenomeno dell’assenteismo avesse dimensioni molto alte negli uffici pubblici lo sapevamo da tempo, ma che all’interno di un’azienda speciale del Comune si potesse compiere nella completa indifferenza dei vertici un tale misfatto probabilmente non lo credeva nemmeno il procuratore aggiunto Pino Siciliano, che sulla questione ha avviato un’inchiesta che porterà, con tutta probabilità, al rinvio a giudizio dei malcapitati per il reato di truffa. Si prospetta, dunque, una punizione esemplare per i “fannulloni” dell’Atm, che comunque, è bene ricordarlo, non rischiano il posto di lavoro per via di leggi troppo blande in tal senso, ma un risarcimento del danno sì. E chissà che tale deterrente non possa riportare la situazione ad un livello di decenza. E’ ciò che si auspica proprio Siciliano, che sulla politica delle prevenzione ha affermato: «Credo che all’Atm da ora in poi all’anarchia sarà posto un freno». Infine, per dire dell’assoluta libertà di cui hanno goduto finora i dipendenti dell’Azienda Trasporto, in barba ad ogni regolamento sul pubblico impiego, il procuratore ha portato un esempio di negligenza a quanto pare molto diffuso: «Se si aveva l’esigenza di fruire di un paio di giorni di congedo straordinario – ha raccontato Siciliano – era sufficiente che l’interessato mettesse su carta la richiesta, per poi prendere il cappello e andare via. Dove approdasse quella richiesta, quale fosse il riscontro all’istanza, quale funzionario la controfirmasse era poi aspetti del tutto marginali». Con una situazione del genere, non c’è da meravigliarsi che l’Atm da anni versi in condizioni finanziarie e di servizio tali da giustificarne il fallimento. Adesso non rimane che attendere l’esito dell’azione giudiziaria per poter accertare, a posteriori, se una maggiore politica di controllo – che comunque andrebbe eseguita in tutti gli uffici pubblici (basta chiamare un po’ dappertutto prima delle 10/10.30 del mattino per scoprire che gli uffici a quell’ora sono deserti) – riesca poi realmente ad incidere sia sulla qualità del servizio erogato che sui bilanci delle società pubbliche. VALZER DI COMMISSARI ALL’ATM: VIA GRASSO, IN ARRIVO MANNA
Messina. «A seguito dell’insediamento del nuovo Sindaco ritengo opportuno rimettere il mandato di Commissario Speciale Atm per le determinazioni consequenziali che il Signor Sindaco vorrà adottare. Pertanto, tutte le attività aziendali ricadenti nella mia sfera di competenza si intendono sospese con effetto immediato». Con queste parole, dopo 4 mesi alla guida dell’Azienda Trasporti, si è congedato dalla città dello Stretto Antonio Grasso, nominato dal Commissario regionale Gaspare Sinatra all’indomani dell’azione di spoil system che aveva portato alla soppressione del vecchio Cda presieduto da Franco Providenti. Al suo posto, il sindaco Buzzanca ha nominato come commissario, in attesa della proclamazione del nuovo presidente, il dirigente del dipartimento mobilità urbana del Comune Domenico Manna. Rimossi dal proprio incarico, infine, anche gli altri componenti del Cda voluto da Sinatra: Antonino Calabrò e Massimo Chiofalo, che insieme a Grasso – ricorderete – saranno ricordati per una brutta storia di consulenze legali esterne sotto elezioni. Francesco Torre Scippati 125 mln di euro per la sicurezza delle strade provinciali messinesiSCIPPATI 125 MLN DI EURO PER LA SICUREZZA DELLE STRADE PROVINCIALI MESSINESI Per il taglio dell’Ici, il Governo trattiene anche i fondi stanziati nella Finanziaria 2007 per l’ammodernamento della viabilità regionale
Messina. Il piano degli interventi per la viabilità provinciale, uno degli ultimi provvedimenti della giunta Leonardi a Palazzo dei Leoni, non vedrà mai la luce. E’ quanto sostiene Giuseppe Previti, capogruppo di rifondazione comunista e consigliere uscente, che dati alla mano denuncia lo “scippo” dei fondi stanziati per il Piano viabilità (157 milioni di euro spalmati in tre anni, 2007, 2008 e 2009) da parte del Governo nazionale, per la copertura del taglio dell’Ici sulla prima casa. Ricostruendo la vicenda, ricordiamo che con la legge n. 296 del 22 dicembre 2006 (Finanziaria 2007), il Governo Prodi aveva destinato all’ammodernamento e alla viabilità secondaria esistente in Sicilia e Calabria 500 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Dei circa 1 milione e passa di euro che spettavano alla Sicilia, 157 milioni erano stati destinati alla Provincia di Messina, per le opere più urgenti, legate in massima parte ad interventi di messa in sicurezza di strade pericolose, senza opportuna segnaletica, bisognose di un nuovo manto stradale o della installazione di guard rail. Stando però a quanto scritto nell’art. 5 del decreto 93 del Governo Berlusconi, quello sulle “Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie”, la Provincia potrà accedere solo ad un terzo di questi fondi, quelli relativi all’anno 2007, in quanto le due restanti tranche annuali andranno letteralmente azzerate. «Per finanziare lo sgravio fiscale dell’Ici prima casa e degli straordinari – spiega infatti Previti - il Governo ha dovuto recuperare 3 milioni di euro e, per questo motivo, ha dovuto attingere anche a quei fondi così importanti per la messa in sicurezza delle strade provinciali sul territorio messinese». La notizia alla Provincia è stata accolta con grande sorpresa, quasi come se nessuno ne fosse a conoscenza. Lo stesso ex Presidente Leonardi, interrogato sulla questione, dal principio si è mostrato poco preparato, realmente colto alla sprovvista, ma poi, dopo aver preso le dovute informazioni, è stato costretto a subire il colpo. «E pensare che il 4 giugno scorso la Regione ci aveva dato conferma scritta di questi finanziamenti – ha dichiarato Leonardi – e aveva convocato pure una riunione per discutere sulle procedure. Siamo al paradosso, adesso la Provincia si troverà costretta a dover riformulare il Piano provinciale degli interventi e lo stesso Piano Triennale delle Opere Pubbliche». Non solo. Lo “scippo” farebbe il paio con quello dei cosiddetti fondi ex Fintecna, quelli cioè primariamente destinati alla costruzione del Ponte e poi ripartiti tra Sicilia e Calabria per la realizzazione di importanti opere pubbliche, e consentirebbe di offrire un’importante sensazione sulle intenzioni dell’attuale governo nei confronti delle politiche relative al mezzogiorno. Se qualcuno ancora oggi in Italia si stesse chiedendo con quale copertura finanziaria sia stato garantito il taglio dell’Ici sulla prima casa, venga in Sicilia in auto e si faccia un viaggio sulle nostre strade provinciali. Avrà sicuramente una risposta, ammesso che poi possa tornare a casa a raccontarlo. Francesco Torre MEGLIO NON PAGARE L’ICI O RISCHIARE LA VITA SULLE STRADE SICILIANE?
Messina. Governo dà, governo toglie. E nel frattempo nulla viene fatto. Questo sembra essere il destino della Sicilia e del territorio di Messina. La Finanziaria 2007, al comma 1152, concedeva alla provincia 157 milioni per la messa in sicurezza delle strade provinciali. «Per interventi di ammodernamento e di potenziamento della viabilità secondaria esistente nella Regione siciliana e nella regione Calabria non compresa nelle strade gestite da ANAS Spa», si poteva leggere nella suddetta legge, «una quota rispettivamente pari a 350 e 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 è assegnata in sede di riparto delle somme stanziate sul Fondo per le aree sottoutilizzate». Oggi, però, tutto questo è stato vanificato dal nuovo Governo: «Il secondo periodo del comma 1152 dell'articolo 1 della legge 22 dicembre 2006, n. 296, e' sostituito dal seguente: “L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e' ridotta di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009”», si legge infatti nel decreto 93. Con buona pace degli automobilisti siciliani, che magari non pagheranno più la tassa sulla prima casa, ma continueranno ad avere incidenti (alcuni mortali) a centinaia per raggiungerla dal proprio posto di lavoro. Francesco Torre La Procura indaga sulla gestione dei concorsi all'Autorità PortualeLA PROCURA INDAGA SULLA GESTIONE DEI CONCORSI ALL’AUTORITA’ PORTUALE La strana vicenda di un bando per un posto di geologo, con l’indicazione dei criteri di valutazione solo dopo la presentazione delle candidature
Messina. State bene attenti a questa notizia, perché in futuro informazioni come queste potrebbero diventare merce rara e circolare esclusivamente per via clandestina. Se infatti il tanto discusso provvedimento annunciato dal Governo (il cosiddetto disegno legge Berlusconi-Alfano-Ghedini) per ridurre l’uso delle intercettazioni dovesse malauguratamente entrare in vigore, i giornali non potranno più diffondere notizie riguardanti inchieste della Procura, requisizione di atti amministrativi, denunce e ricorsi al Tar per violazione di leggi. Non solo. Qualsiasi giornalista che dovesse violare il provvedimento rischierebbe da 1 a 3 anni di galera, più un ammenda di oltre 1.000 euro, così come gli editori, per i quali sarebbe prevista una multa fino a 400 mila euro e un procedimento penale. Insomma, verrebbe bandita per sempre dai giornali la cronaca giudiziaria e, di fatto, limitata drasticamente la libertà di stampa e la libertà (e il diritto) dei cittadini di essere informati. Approfittiamo, dunque, degli ultimi sprazzi di questa precaria libertà per darvi nota di un’indagine, partita dalla Procura di Messina su mandato del pm Angelo Cavallo, che punta i riflettori sull’Autorità Portuale, l’ente di Via Vittorio Emanuele II presieduto dal prof. Dario Lo Bosco, e in maniera particolare su una lunga serie di concorsi interni ed esterni sulla cui trasparenza la magistratura vuole vederci chiaro. In particolare, si segnala l’anomala conduzione della gara per l’affidamento di un incarico di collaborazione a progetto, della durata di 6 mesi, con compiti di verifica di tipo geologico-tecnico. Un concorso su cui pesa la pesante condanna dell’Ordine dei geologi, che ha anche tentato la via del ricorso al Tar. Per il posto da 18mila euro, infatti, i requisiti richiesti erano l’iscrizione all’Albo dei geologi da almeno 5 anni e la comprovata esperienza nel settore, e al giorno della scadenza (18 marzo scorso) i candidati erano 15. Due settimane dopo, l’1 aprile, veniva nominata la Commissione, e nel giro di pochi giorni si individuavano i criteri per la valutazione, pubblicati il 9 aprile. Non so se avete colto il passaggio… I criteri per la selezione sono stati individuati dopo la presentazione delle candidature, a buste aperte, con i curricula dei candidati davanti agli occhi dei commissari. Ed è in questa sede che viene deciso come criterio principale di valutazione il rapporto tra l’età del candidato e l’esperienza maturata, mettendo praticamente alla pari un giovane alle prime armi con un geologo con un’ultradecennale esperienza nel settore. E di fatti a vincere il concorso è stato proprio un giovane professionista, il dott. Antonio Sciumè di Agrigento, con alle spalle un’esperienza alla Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato, a scapito del più esperto Massimiliano Silvestro, da anni impegnato con incarichi per il Comune di Messina e la Regione Siciliana. Ciliegina sulla torta: Il Presidente dell’Autorità Portuale di Messina, Dario Lo Bosco, è consigliere di amministrazione di RFI – gruppo Ferrovie dello Stato. Non c’è che dire, proprio una strana coincidenza. Che a riportarla non si rischia nemmeno la galera. Almeno per ora. Francesco Torre July 02 Rifiuti, la prima emergenza per il nuovo sindacoRIFIUTI, LA PRIMA EMERGENZA PER IL NUOVO SINDACO Messinambiente ha chiesto il fallimento dell’Ato3, pretendendo 16 mln di euro. Buzzanca avrà il coraggio di compiere scelte impopolari a favore della collettività?
Messina. Peppino “auto blu” Buzzanca ce l’ha fatta, è diventato il nuovo sindaco di Messina, e senza nemmeno passare attraverso le forche caudine del ballottaggio. Benchè la sua campagna elettorale sia stata caratterizzata da ottimismo, sorrisi e propaganda, con la grande illusione del Ponte come sempiterno effetto speciale, la gestione della città sarà una cosa difficile e dolorosa. Se le vecchie emergenze (baracche, infrastrutture, criminalità) non possono infatti essere più tollerate, sono le nuove emergenze a fare oggi maggiore paura, ad inquietare non solo i cittadini delle periferie ma anche quelli del centro, non solo gli abitanti dei quartieri dormitorio ma anche i proprietari delle villette sulla Panoramica e dei palazzotti intorno al Duomo e al Viale San Martino. Tra queste emergenze, il primo posto spetta sicuramente alla questione rifiuti. La gestione poco trasparente dei finanziamenti pubblici per la raccolta dell’immondizia da parte del Commissario straordinario Gaspare Sinatra, che ha portato a diversi estenuanti e maleodoranti scioperi negli ultimi mesi, ha non poco incrinato i rapporti di Palazzo Zanca con le due partecipate che si occupano dell’igiene pubblica in città, Messinambiente e Ato3, e segnato una rottura anche tra le due stesse aziende. Rottura che ha messo ulteriormente in evidenza, come se ce ne fosse bisogno, la necessità di abolire uno dei due enti, sostanzialmente doppioni, e di gestire la raccolta come in tutte le altre città d’Italia, cioè secondo le regole del mercato. Convinzione, tra l’altro, fatta propria dallo stesso Buzzanca, che in campagna elettorale ha promesso la risoluzione dell’annosa questione. Che la situazione sia ormai ingovernabile e non più sostenibile, lo dimostra il fatto che, nei giorni scorsi, il Presidente di Messinambiente Antonino Dalmazio, annunciando le proprie dimissioni all’indomani dal voto amministrativo, ha presentato un’istanza di fallimento nei confronti dell’Ato3, azienda presso cui vanta un credito di ben 16 milioni di euro. Soldi che l’Ato3 doveva avere dal Comune come finanziamento per le proprie attività, ma che Palazzo Zanca, a un passo dal dissesto economico-finanziario, non possiede e non può trasferire all’ente di Via Cavalieri della Stella. Le responsabilità del Comune – aldilà di quelle specifiche dei due enti, che ben conosciamo – in questo contesto sono evidenti, come dimostrato anche dalla presenza di un’indagine della Procura di Messina sugli eventi che hanno portato al lunghissimo sciopero del mese di maggio: perché Sinatra ha aspettato così tanto per concedere gli stipendi ai lavoratori di Messinambiente? E soprattutto, perché non era nemmeno presente a Messina durante i giorni dell’emergenza? Domande legittime, che presto potrebbero investire anche Buzzanca. Come gestirà il nuovo sindaco l’emergenza rifiuti? Continuerà ad utilizzare le partecipate per creare clientela e generare posti di sottogoverno, a discapito del servizio e dell’ingentissima spesa di denaro pubblico, oppure darà un segnale di discontinuità, magari decidendo di chiudere per sempre Messinambiente? Come si suol dire, lo stiamo aspettando al varco. IL PREFETTO, PER ORA, METTE TUTTI D’ACCORDO, E SCONGIURA IL PERICOLO DI UN ALTRO SCIOPERO
Messina. Le maniere forti sono sempre efficaci. L’ultimo lunghissimo sciopero dei lavoratori di Messinambiente, accompagnato dalla richiesta di fallimento nei confronti dell’Ato3, sono gesti che hanno generato reazioni contrastanti di paura e buonsenso. Paura da parte del vertice Ato3, che chissà come ha trovato in una volta sola i soldi degli stipendi di maggio e quelli per le quattordicesime. Buonsenso da parte dell’unica istituzione rimasta in città a tirare la carretta, la Prefettura, dove per opera di Francesco Alecci si è aperto un tavolo tra le parti affinché le due aziende possano lavorare in sinergia senza scannarsi a vicenda. Soddisfatti i sindacati, che però rilanciano: «Chiunque vinca le prossime elezioni dovrà impegnarsi da subito per evitare che certe situazioni tornino a verificarsi, lavorando non solo per garantire la gestione ordinaria ma soprattutto per programmare la direzione futura», ha dichiarato Lillo Oceano della Cgil. Francesco Torre Abusi edilizi sulla Panoramica: scattano le prime denunceABUSI EDILIZI SULLA PANORAMICA: SCATTANO LE PRIME DENUNCE Dopo 6 mesi, le indagini della Polizia Provinciale hanno accertato le violazioni da noi precedentemente segnalate
Messina. Finalmente sono scattate le prime denunce nell’ambito dell’indagine coordinata da Polizia Provinciale e Polizia Municipale di Messina sullo scempio edilizio sotto i viadotti della Panoramica. Un’indagine iniziata nel mese di febbraio, a margine di una nostra inchiesta fotografica e dell’interrogazione del capogruppo del Prc al consiglio provinciale Giuseppe Previti, e ancora non portata a termine, sebbene siano stati raggiunti dei primi risultati. Effettivamente, non poteva passare ancora per molto inosservato il palese divieto della normativa sulle fasce di rispetto stradale (D.l. n. 729 del 1961, art 9) sotto i viadotti della Panoramica, lì dove sorge ogni tipo di edificio di natura privata: villette con ampie balconate, casette con tetto in eternit, botteghe, garage, dependence e veri e propri bunker. Tutti abusivi, naturalmente. E adesso tali violazioni iniziano ad essere denunciate, come ci rivela il Comandante della Polizia Provinciale dott. Pietro Carpita: «L’indagine è ancora in corso, ma i proprietari di alcuni di questi edifici sono già stati denunciati», spiega infatti il Comandante, che poi precisa, «La denuncia scatta dal momento in cui si accerta la violazione, e dà il via ad una procedura amministrativa e giudiziaria». Ricordiamo che l’indagine è stata condotta dalla Polizia Provinciale su segnalazione e di concerto con il settimo dipartimento della Provincia di Messina, 1° U.D. “Servizio progettazione e manutenzione strade 1° distretto – Area metropolitana”, diretto ad interim dall’ing. Giuseppe Celi, nonché in collaborazione con la Sezione Tutela Territorio della Polizia Municipale, diretta dal Comandante Aldo Bruzzano. Poiché gli accertamenti sono ancora in corso, né Carpita né Bruzzano hanno potuto rivelarci nello specifico quali fossero gli edifici i cui relativi proprietari sono stati denunciati, ma sta di fatto che si tratta di un primo importante traguardo, sebbene raggiunto dopo oltre 6 mesi di lavoro quando la violazione della normativa era più che palese. «Sì, è vero, c’è stato qualche rallentamento», ha commentato il Comandante Carpita, «ma bisogna anche tenere conto che il nostro organico è estremamente ridotto rispetto a quelle che sono le nostre competenze: abbiamo infatti solo 34 agenti che operano in regime di turnazione, e abbiamo dovuto coordinare l’indagine mentre ci occupavamo anche delle questioni ordinarie e di altre operazioni di tutela del territorio». Adesso non rimane che aspettare la fine dell’inchiesta, e confidare anche nella velocità delle procedure amministrative e giudiziarie successive alle denunce, in maniera tale che lo scempio edilizio sulla Panoramica – ancora in bella vista anche per quest’estate - possa trasformarsi presto soltanto in un ricordo. GLI ABUSIVI PRETENDEVANO ANCHE LA MANUTENZIONE DELLE ABITAZIONI DA PARTE DELLA PROVINCIA
Messina. L’abuso edilizio sotto i viadotti della Panoramica ha origini molto lontane, e per tanto tempo è stato altamente sottovalutato dai funzionari della Provincia, su cui pesa la competenza relativamente a quel tratto di strada. Con la conseguenza che tali abitanti abusivi, sentendosi ormai sicuri dentro le proprie villette, l’anno scorso si erano sentiti persino in diritto di recarsi a Palazzo dei Leoni per chiedere l’intervento dell’amministrazione per evitare che l’acqua dei canali di deflusso della strada provinciale potessero cadere sulle tettoie e dunque fin dentro le abitazioni. Richieste paradossali, che danno il senso di quanto ormai la cultura dell’abusivismo e dell’impunità sia radicata nella mentalità locale. Perché qui non si tratta di indigenti, di famiglie in attesa di un alloggio pubblico, ma di tenute residenziali alternative, di alloggi di servizio, di attività commerciali. La cui presenza è a tutti gli effetti intollerabile per tutti coloro a cui è rimasto un pizzico di senso della legalità. Quindi, a Messina, per pochissimi. Francesco Torre Il governo scippa Messina di 240 milioni di euroIL GOVERNO SCIPPA MESSINA DI 240 MILIONI DI EURO I fondi Ex Fintecna utilizzati per pagare l’abolizione dell’Ici. La polemica innescata da Francantonio Genovese.
Messina. Lo scippo si è consumato. I fondi Ex Fintecna, stanziati dal precedente Governo per finanziare le infrastrutture in Sicilia e Calabria, sono stati fatti sparire con un numero di magia da Berlusconi e la sua simpatica cricca. Un miliardo e 400 milioni di euro, di cui 240 milioni solo per Messina, che avrebbero garantito la realizzazione delle opere intermodali peraltro fondamentali per la futura costruzione del ponte, e che serviranno adesso a pagare il taglio dell’Ici sulla prima casa. Altro che “Robin Hood” tax, insomma: qui si ruba ai poveri per dare ai benestanti (ricordiamo infatti che il taglio dell’Ici sulle famiglie indigenti era già stato effettuato sempre dal Governo Prodi). La decisione, che dimostra – come se ce ne fosse bisogno – non solo che Messina sia l’ultima città dell’Italia ma che la sua classe politica, e quella dell’intera Sicilia, sia la più servile e inutile che abbiamo avuto in tutta la nostra storia democratica (nessuna polemica è infatti sorta dagli scranni, affollatissimi di siciliani dalle tasche e dalle pance piene, targati Pdl di Camera e Senato), non poteva che infiammare la campagna elettorale nostrana, cavalcata dalle polemiche dell’ex sindaco Francantonio Genovese. «Se una città del Nord avesse subito lo scippo di 250 milioni di euro», ha affermato infatti nei giorni scorsi il candidato sindaco del centro-sinistra, «tutti i parlamentari si sarebbero uniti per costringere il Governo a fare marcia indietro. Qui, invece, i notabili di Pdl e Udc hanno piegato la testa e raccontato frottole nel disperato tentativo di nascondere la verità». Sui fondi Ex Fintecna, però, per dirla tutta “Franzantonio” non ha proprio la coscienza pulita. Quando nell’ultima Finanziaria targata Prodi i suddetti fondi non sono stati inseriti per i capitoli di spesa previsti, infatti, non una lamentela è giunta dalla vocina alla Del Piero dell’uomo con il secondo conflitto di interessi più evidente d’Italia. E adesso che la storia si ripete, ma dall’altra parte, egli non possiede certo i titoli per dare lezioni di politica agli avversari. Di certo, però, lascia di stucco e per certi versi fa rabbrividire l’atteggiamento di Peppino “auto blu” Buzzanca e, soprattutto, dell’Udc Giampiero D’Alia (che al Governo sta all’opposizione e a Messina si appoggia al Pdl, in nome della coerenza), i quali invitando in riva allo Stretto l’on. Maurizio Gasparri e prendendo atto dello scippo effettuato ai danni di siciliani e calabresi, ma soprattutto a danno di Messina, si sono accontentati di una promessa del capogruppo Pdl al Senato (che non è nella squadra di governo, e dunque non avrebbe nemmeno titolo per lasciare certe dichiarazioni) relativamente al ripristino di tali somme nella Finanziaria 2009. Di promesse di questo tipo, inutile ricordarlo, ne abbiamo ormai sentite a milioni. Quando poi arrivano due settimane prima di un’elezione politica, ci sentiamo autorizzati a ritenerle delle vere e proprie “bufale” propagandistiche. Di cui i nostri politici, onestamente, dato il loro bassissimo livello di credibilità, ormai potrebbero anche fare a meno. MA SONO SEMPRE E SOLO STATI SOLDI VIRTUALI Messina. «Sui fondi ex Fintecna il centro-sinistra ha creato una sterile polemica. Saranno recuperati ed investiti in opere infrastrutturali che rilanceranno Messina». Parola di Peppino Buzzanca. E se lo dice lui… In realtà, i finanziamenti governativi che hanno preso il nome di ex Fintecna (dal nome della società controllata dal Ministero dell’Economia che deteneva i fondi) per Messina sono stati sempre e solo dei soldi virtuali. Successivamente alla legge 286 del 24 novembre 2006, con la quale il Ponte non veniva più considerato opera prioritaria, infatti, tali fondi sarebbero dovuti tornare al Ministero dell’Economia e smistati in due capitoli di spesa per i Ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente. Così, però, non è mai stato, nonostante le promesse dell’allora ministro Antonio Di Pietro, e i soldi sono rimasti nelle casse dello Stato. Nello stesso tempo, però, venivano concessi i poteri speciali alla città di Messina proprio per le infrastrutture. Forse per poteri speciali si intendeva la capacità di realizzare opere pubbliche senza una lira, ma allora sarebbe stato meglio definirli poteri magici. Oggi, l’epilogo che tutti ci aspettavamo: i fondi serviranno a pagare l’abolizione dell’Ici. Francesco Torre Palazzo Zanca ancora privo del protocollo informatico e della posta certificataPALAZZO ZANCA ANCORA PRIVO DEL PROTOCOLLO INFORMATICO E DELLA POSTA CERTIFICATA La violazione della legge 445/2000 risale al 2004. La trasparenza ancora un optional
Messina. Palazzo Zanca non si è ancora adeguato all’introduzione del protocollo informatico. Questo è ciò che – molto facilmente – chiunque può verificare cliccando sul sito internet www.indicepa.gov.it, sito che rappresenta in sostanza la vetrina tramite la quale ogni amministrazione espone la struttura dei propri uffici e l’elenco dei servizi offerti, con le informazioni per il loro utilizzo e gli indirizzi di posta elettronica da impiegare per comunicazione e per lo scambio di documenti e informazioni, anche ufficiali e a valore legale. Lo denunciamo da tempo (il primo articolo l’abbiamo scritto il 23 ottobre 2007, “Protocollo informatico e la Pec – il Comune non applica la legge”), ma ancora il Comune di Messina non compare nell’elenco delle amministrazioni pubbliche accreditate all’Indice della Pubblica Amministrazione. In pratica, cioè, Palazzo Zanca non ha ancora provveduto alla costituzione di un protocollo informatico, con ciò violando una normativa del 2000 (Decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 28/12/2000 dal titolo “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di documentazione amministrativa”), che prevedeva l’introduzione obbligatoria di tale strumento in tutte le Pubbliche Amministrazioni entro il 1° gennaio 2004. Strumento, peraltro, attivato in molte altre amministrazioni della città, tra cui la Provincia Regionale e i suoi vari uffici - che informano riguardo alle loro sedi, al responsabile del protocollo e riguardo al modo di contattare la struttura – così come la Camera di Commercio, il Tribunale, l’Autorità Portuale, l’INPS, l’INAIL, la Prefettura. Persino il Liceo Classico “La Farina” è inserito nell’elenco presente sul sito internet succitato, ma il Comune no. Qualche mese fa, quando ci siamo occupati della faccenda, Palazzo Zanca risultava in buona compagnia nel non essersi adeguata alla normativa. Oggi, invece, il Comune di Messina rischia di presentarsi all’esterno come fanalino di coda, dato che nell’Indice sono ormai presenti anche quei comuni – come Milano, Roma, Palermo – che inizialmente non si erano dotati di un protocollo informatico. Per intenderci, in Sicilia solo i comuni di Messina e Catania non sono presenti nell’Indice. Insomma, la violazione della normativa è evidente e dà la misura sia di quanto poca sia la trasparenza negli uffici pubblici comunali, sia di quanti pochi siano gli strumenti a disposizione del cittadino per dialogare in maniera diretta e semplice con le pubbliche amministrazioni. Eppure nasceva proprio con questo proposito, annullare l’inutile burocrazia e avvicinare i cittadini alle pubbliche amministrazioni, il cosiddetto decreto Bassanini, che prevedeva come obiettivi l’interoperabilità, la trasparenza ed il controllo dell’azione amministrativa. Obiettivi finora completamente disattesi al Comune di Messina.
DOTT.SSA CASTIGLIA, RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO: «ARGOMENTO AFFRONTATO. SIAMO QUASI IN DIRITTURA D’ARRIVO» Messina. «In questi ultimi mesi l’argomento è stato affrontato. Abbiamo realizzato un incontro con il centro elettronico e i problemi tecnici che ci impedivano di proseguire nell’informatizzazione dell’intera struttura dovrebbero essere risolti nel giro di un paio di mesi», afferma la dott.ssa Provvidenza Castiglia, responsabile unico del procedimento, figura prevista dal Testo Unico delle disposizioni in materia di documentazione amministrativa (DPR 445 del 28 dicembre 2000). La dirigente del Protocollo generale del Comune è dunque ottimista, nonostante la condizione logistica iniziale fosse terribile i necessari passi in avanti pare che si stiano facendo e l’introduzione di Palazzo Zanca nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni dovrebbe essere vicina. «Noi miriamo non solo alla segnalazione di un unico punto informatico certificato», conclude la dott.ssa Castiglia, «ma all’informatizzazione e certificazione di tutti gli uffici». Francesco Torre Finalmente tagliati gli sprechi al 3° quartiereFINALMENTE TAGLIATI GLI SPRECHI AL 3° QUARTIERE Con una delibera di Sinatra si dà il via al trasferimento della sede, con conseguente risparmio di 50 mila euro l’anno per il Comune
Messina. «Risultato ottenuto». Esordisce utilizzando queste parole il consigliere uscente del III° Quartiere, Enrico Pistorino, con noi protagonista di una battaglia contro gli sprechi dell’amministrazione comunale, quando ci parla della delibera del commissario Gaspare Sinatra con la quale finalmente Palazzo Zanca prende atto dell’anomala situazione degli affitti delle sedi delle circoscrizioni e dà il via ad una fase di risparmio e razionalizzazione degli spazi di proprietà comunale. La vicenda l’abbiamo già sviscerata diverse volte: la maggior parte delle sedi di quartiere della città si trova in condizioni di affitto presso privati, quando esistono diversi immobili comunali inutilizzati o solo parzialmente utilizzati che potrebbero benissimo ospitare i consiglieri e i servizi offerti dalle circoscrizioni. Nel 3° quartiere, per esempio, due delle tre sedi (quelle situate a Provinciale e Bordonaro) costano annualmente al Comune circa 50 mila euro, quando la struttura comunale di Via Bonino (ex uffici della viabilità), tra l’altro al centro della circoscrizione e a due passi dalla fermata del tram, continuano da due anni a prendere polvere senza un utilizzo appropriato alle potenzialità della struttura. Una situazione evidenziata dal Consiglio dello stesso quartiere addirittura nel dicembre 2006, e denunciata più volte anche dal nostro giornale, ma purtroppo mai sanata dal Comune. Oggi, però, siamo in grado di dare ai nostri lettori finalmente una “good news”. «Il Commissario del Comune Gaspare Sinatra – spiega infatti Enrico Pistorino - ha firmato la delibera di assegnazione dei locali dell’ex Viabilità presso l’autoparco di Via Bonino, alla Terza Circoscrizione. La sede di Via Bonino», spiega ancora il consigliere uscente, «consentirà alla Circoscrizione, grazie agli ampi locali, di attivare quei servizi e svolgere quelle funzioni che il Regolamento le assegna (autorizzazioni passi carrabili, occupazione suolo, arredo urbano, piccole concessioni edilizie, ecc) diventando così la prima vera Municipalità». Risultato importante, anche se non va sottovalutato il dato meramente economico dell’operazione: utilizzando locali di proprietà comunali, infatti, potranno essere chiuse quelle sedi di proprietà privata che fino ad oggi hanno comportato una spesa annua di affitto pari a 50.000 €, spesa che potrà essere destinata ad altri interventi più utili alla città. Sia chiaro, 50 mila euro non sono certo una grandissima cifra all’interno del bilancio dell’amministrazione comunale, ma se la moltiplichiamo per 6, cioè il numero delle circoscrizioni, il risparmio che è possibile operare da parte di Palazzo Zanca può davvero avere esiti importanti dal punto di vista economico. Per non parlare della questione di principio, del fatto cioè che simili sprechi di denaro pubblico non debbano essere più tollerati né dai politici né, tantomeno, dalla società civile. Un plauso a Sinatra, dunque, ma a patto che per il Comune sia solo l’inizio di una fase di razionalizzazione del patrimonio e delle spese. UNA BATTAGLIA VINTA PER ENRICO PISTORINO E IL QDS
Messina. «Ascriviamo con orgoglio questo risultato all’attuale Consiglio di Circoscrizione uscente, che ha approvato all’unanimità la proposta di delibera presentata dal sottoscritto, anche se sarà il prossimo Consiglio a doverla attuare e raccoglierne i frutti». Con queste parole Enrico Pistorino saluta la delibera “anti-sprechi” del commissario Sinatra, senza dimenticare i dovuti ringraziamenti: «Occorre anche fare un plauso meritato al Dipartimento Patrimonio ed ai suoi funzionari, che ha istruito e seguito la proposta della Circoscrizione fino a renderla concreta con la firma del Commissario. Infine, non posso non condividere questa “vittoria” con il Quotidiano di Sicilia, che sin dall’inizio ha seguito la vicenda con grande entusiasmo e competenza». La sede di Via Bonino, servita dalla linea tranviaria ed al centro della Circoscrizione, potrà finalmente svolgere quella importante funzione di sportello informativo e di collegamento con i cittadini che è la prima funzione del decentramento. Francesco Torre |
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