Francesco's profileAleph - Cronache dal Pia...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
July 29 INCHIESTA TORRENTI
Torrenti: bombe ecologiche sempre pronte ad esplodere L’Ingegnere Capo del Genio Civile Sciacca denuncia gravi inadempienze
Messina. «Fare presto (e bene) perché si muore». Così scriveva nel 1954 Danilo Dolci, uno dei tanti eroi dimenticati delle nostre terre, arrestato per aver guidato i braccianti e i pescatori di Trappeto e Partinico a scioperare per il ripristino di una trazzera, una strada di campagna. Altri tempi, si direbbe. Da allora, infatti, sono passati oltre 50 anni, braccianti e pescatori sono praticamente scomparsi, eppure quelle trazzere, quelle strade di collegamento, quelle opere pubbliche indispensabili per la vita sociale e commerciale dei piccoli borghi, per l’incolumità della gente delle comunità periferiche ancora sono da ripristinare, e in qualche caso addirittura da costruire di sana pianta. Badiazza, Annunziata, Giostra, Gazzi, Bordonaro, Santo Stefano sono alcuni dei 51 torrenti presenti sul territorio di Messina, una risorsa un tempo incredibile per la città, adesso in molti casi esclusivamente una terribile minaccia, come dimostrano le più eclatanti tappe di una storia fatta di cementificazione selvaggia, abusivismo, mancata tutela dell’ambiente e assoluta assenza di sorveglianza. Ottobre 1996: durante una terribile alluvione i torrenti Giostra, Licandro e Gazzi si ostruiscono nei tratti terminali, con il conseguente danneggiamento, e in qualche caso la distruzione, di abitazioni e beni mobili, strutture sanitarie e scolastiche. Solo per miracolo non si registrano vittime; Settembre 1998: un’altra alluvione causa lo straripamento dei torrenti Pace e Annunziata. Altri danni, altre case distrutte, e stavolta il miracolo non si verifica: 4 morti; Aprile 2006: ultimo nubifragio di grande entità, con frane e smottamenti che hanno provocato danneggiamenti alle strade e alle abitazioni, alcuni torrenti straripanti di fango, interi quartieri a rischio. Come possiamo facilmente notare, «Fare presto (e bene) perché si muore» non era un eufemismo nel 1954 e non lo è sicuramente adesso. E questo è anche il parere dell’Ingegnere Capo del Genio Civile, Gaetano Sciacca. «Tutto il territorio della nostra città è caratterizzato da una elevata piovosità. Le superfici collinari – spiega l’ingegnere Capo – massimamente disboscate per l’abbandono delle attività agricole ed a causa di incendi dolosi, vengono facilmente erose e il materiale inerte viene trasportato a valle. In conseguenza del notevole trasporto solido – continua Sciacca – le acque acquisiscono una maggiore forza distruttiva sulle opere esistenti che insistono lungo il greto del torrente, per poi essere depositate più a valle ove la pendenza e la velocità delle acque si riduce. Si possono altresì verificare esondazioni ed allagamenti in corrispondenza delle frazioni e dei villaggi cittadini ove nel tempo si è verificato un irrazionale proliferare di abitazioni, anche abusive, tutte poste ai margini degli alvei torrentizi. Per tale motivo – conclude l’ingegnere del Genio Civile – una potenziale ostruzione delle sezioni di deflusso delle acque connessa al degrado ambientale presente delle citate porzioni del nostro territorio determina costante pericolo per persone e cose». Certo, le responsabilità più gravi ed evidenti rispetto al quadro che abbiamo oggi di fronte ai nostri occhi sono delle amministrazioni passate, di chi ha ordinato, progettato e realizzato un vero e proprio sacco edilizio, ma gli enti istituzionali preposti, la Provincia e soprattutto il Comune, non sono assolutamente esenti da colpe, anzi. Nonostante, infatti, le norme che attengono i corsi d’acqua riguardino una molteplicità di aspetti che vanno da quelli di natura ambientale e paesaggistica ad altri di carattere idraulico e forestale – aggiungendo che ciò comporta la competenza sulle aree in questione di un numero elevato di Enti, le cui attività naturalmente non sono mai coordinate – in materia di discariche abusive e di opere di urbanizzazione primaria le responsabilità del Comune sono chiare. Nel primo caso, l’articolo 160 della L.R. n. 25 del 01.09.1993 demanda infatti «l’attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, fuori dall’area urbana, alla Provincia Regionale, ovvero ai Sindaci ai sensi dell’art. 14 del D.L. n. 22 del 05.02.1997. Per quanto riguarda il secondo punto, inoltre, si veda la L.R. n. 37 del 10 Agosto 1985, che obbliga i sindaci ad avviare la costruzione delle necessarie opere di urbanizzazione primaria e secondaria, per le quali – ricordiamolo – i cittadini pagano annualmente, inserito tra le altre tasse comunali, un onere di urbanizzazione. A ciò va aggiunto, infine, la competenza, sempre del Comune, sull’esercizio delle attività di controllo e vigilanza, che ancora oggi viene effettuato scarsamente, viste le condizioni in cui versano la maggioranza dei torrenti. L’analisi del fenomeno denota dissesti ambientali e idrogeologici Torrenti: problematiche e soluzioni Il Genio Civile distingue tra “Opere Urgenti” e “Progetti a lungo termine”
Il territorio comunale di Messina è attraversato complessivamente da 51 corsi d’acqua con un bacino idrografico compreso tra 0,128 Km² (torrente Miani) e 16,565 Km² (torrente S. Stefano). Dei corsi d’acqua con bacino maggiore a 5,00 Km², quattro si versano nel Mar Tirreno e nove nel Mare Ionio. Trattasi di corsi d’acqua a portamento prettamente torrentizio, con una morfologia prevalentemente longitudinale, un asse maggiore nella direzione del deflusso rapportata alla dimensione trasversale, ed a elevata pendenza longitudinale, disposti normalmente alla linea di costa. Nel caso del torrente Santo Stefano, il maggiore del territorio comunale, si ha una lunghezza complessiva di m. 8.292 e un dislivello dallo spartiacque alla foce di m. 1070, con una pendenza longitudinale media del 12,90%. Tale pendenza può ritenersi limite inferiore delle condizioni generali dei corsi d’acqua del territorio comunale. Ne conseguono alte velocità di deflusso delle acque meteoriche, che dai versanti raggiungono il litorale attraverso il reticolo fluviale. Le alte velocità determinano ridotti tempi di corrivazione, cioè tempi brevi affinché le acque meteoriche precipitate sul punto più lontano del bacino pervengano alla costa. Sempre per il S. Stefano con una velocità dell’onda di piena media di 1,5 m/s si ha un tempo di corrivazione di 1 ora e 10 minuti. Tempi minori si hanno per i bacini di minore dimensione. Quindi caratteristica generale è che i corsi d’acqua del territorio comunale presentano un tempo di trasferimento dell’onda di piena estremamente esiguo ed elevata energia di deflusso. In altre parole, le acque hanno un alto potere distruttivo ed i tempi per un possibile preallarme sono estremamente insufficienti. Tali aspetti naturali, unitamente a quelli di carattere antropico che hanno interessato i torrenti negli ultimi decenni, hanno di fatto determinato condizioni che denotano, per gran parte dei corsi d’acqua della nostra città, una situazione con gravi problematiche ambientali ed idrogeologiche. In base alle caratteristiche e alle problematiche presenti sul territorio, il Genio Civile di Messina ha effettuato un elenco di interventi, suddiviso tra quelle che l’Ingegnere Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca definisce “Opere Urgenti”, cioè da realizzare ai fini del rientro dell’emergenza, e i “Progetti a medio e lungo termine”, che le autorità competenti dovrebbero attuare per il risanamento degli alvei e la bonifica delle aree interessate.
OPERE URGENTI (di competenza del Comune di Messina)
PROGETTI A MEDIO E LUNGO TERMINE (di competenza del Comune, dell’Ispettorato Dipartimentale delle foreste e del Distretto Minerario)
- Riassetto urbanistico del territorio mediante la realizzazione di opere infrastrutturali quali: strade e ponti a servizio dei quartieri, delle frazioni e dei villaggi, che realizzino una netta separazione della viabilità dalle pertinenze deputate al deflusso delle acque. Si rammenta in proposito che tale commistione è stata in un passato recente causa principale di eventi luttuosi; - Interventi idraulico – forestali dei versanti nelle aree disboscate dall’attività agricola o dagli incendi dolosi e che sono soggette a eccessiva erosione del suolo e presentano fattori di instabilità e movimenti franosi; - Riqualificazione ambientale complessiva dell’intero bacino idrografico, che miri alla valorizzazione dei corsi d’acqua e delle relative falde acquifere e la contemporanea salvaguardia della linea di costa.
UN CASO ESEMPLARE: LE PASSERELLE DEL TORRENTE SANTO STEFANO
Che il Comune di Messina, nonostante gli obblighi di legge, non abbia adeguatamente risposto alla problematica dei torrenti, che ricordiamolo già nel 1998 ha provocato la morte di 4 persone, è un fatto acclarato. Ma altrettanto evidente risulta anche non solo la grave assenza di un piano di risanamento a medio e lungo termine, ma la generale ignoranza e insipienza rispetto alla complessità del problema. Una prova di ciò sono sicuramente le passerelle da poco costruite sul torrente Santo Stefano, il più grande di tutto il territorio comunale, realizzate grazie all’impegno del Comitato “Rinascita di Messina” in sinergia con il Comune ed inaugurate con un grande festeggiamento dal sindaco Francantonio Genovese, dal vicesindaco Antonio Saitta e dall’arcivescovo Calogero La Piana. Gli attraversamenti, infatti, che pure consentiranno un’adeguata circolazione alla popolazione di Santo Stefano Briga (ma che interessano anche le frazioni di Santo Stefano Medio e Santa Margherita Superiore), in realtà si prefigurano come un ulteriore elemento di pericolo in casi di nubifragio. Come avverte l’Ingegnere Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca, infatti, «Quelle passerelle non rappresentano assolutamente un interventi risolutivo. L’alveo di quel torrente è in situazione di degrado, e quei ponti possono addirittura essere causa di danni per persone e cose in casi di grande alluvione. E’ come ristrutturare il secondo piano di una casa che ha le fondamenta marce». Un giudizio ancora più grave se si pensa che l’intero progetto di sistemazione del torrente, con la realizzazione dei due ponti con 3 metri di luce e la messa a verde delle aree golenali ai lati dell’alveo, è stato pagato all’impresa che ha eseguito i lavori 1 milione 550 mila euro, una cifra enorme che avrebbe sicuramente consentito di portare a termine un reale e proficuo intervento di messa in sicurezza dell’area. Insomma, sarà anche vero che sui corsi d’acqua vi sono una molteplicità di Enti (In primo luogo Comune e Provincia, e poi Genio Civile, Ispettorato Ripartimentale delle foreste, Distretto Minerario, Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente) che esercitano la loro conseguenza spesso con la logica conseguenza di mettere in atto interventi disarticolati e in sovrapposizione tra loro, e che ancora oggi in Sicilia si opera senza un’organica pianificazione territoriale per come previsto dalla legge 183/1989 (legge nazionale mai recepita dalla Regione) e conseguentemente senza una razionale gestione dei beni del demanio idrico e della necessaria manutenzione delle relative opere ed impianti, eppure risulterebbe chiaro anche ad un bambino che il problema dei torrenti non può essere risolto con interventi del genere, che dimostrano solo l’evidente quanto inutile tentativo di accaparrarsi la benevolenza dei cittadini tramite opere provvisionali che non diminuiscono i disagi e soprattutto non garantiscono la loro incolumità.
July 22 SPIAGGIA PUBBLICA? PROPRIETA' PRIVATA!
A Torre Faro 2 km di spiaggia pubblica a uso e consumo di pochi privilegiati Spiaggia pubblica? Proprietà privata! L’assessore all’urbanistica Catalioto: «E’ sempre stato così, perché cambiare?»
Messina. Operai, cancelli chiusi, cartelli di passo carrabile non autorizzati, praticamente un cantiere aperto. Così si presenta anche in estate la Circonvallazione Tirrena, la vecchia Via Marina di fuori di Torre Faro, che con i suoi 2 km di spiaggia libera potrebbe rappresentare uno dei punti di forza nelle strategie d’incremento turistico del Comune di Messina, ed invece anche nei mesi più caldi viene utilizzata quasi esclusivamente come parcheggio per i villeggianti occasionali che si spostano dal centro città per raggiungere i lidi a ridosso del Pilone. Sì, perché dal Parco Horcynus Orca fino all’Istituto Marino e oltre, per centinaia di metri non si vede nemmeno l’ombra di uno stabilimento balneare o di una struttura alberghiera, né dei più comuni servizi commerciali o di supporto al turismo. Si potrebbe facilmente definire una terra di nessuno, ma sarebbe vero solo in parte. Questo, infatti, è il territorio delle seconde case dei villeggianti messinesi (tra cui moltissimi politici locali), delle villette a ridosso della spiaggia, dei privilegi secolari, delle proprietà private intoccabili, degli interessi personali. Sotto gli occhi di tutti. L’accesso al mare, infatti, è garantito solo tramite alcune strettoie accidentate posizionate tra una proprietà privata e l’altra, terreni in qualche caso abbandonati e incustoditi, alcuni addirittura retaggi feudali di epoca pre-repubblicana, mai espropriati da Comune e Provincia, da sempre sensibili ai privilegi di casta. E poi, dall’altra parte della strada, una pletora di condomini, più o meno moderni, di cui alcuni ancora in costruzione, e ville extralusso. C’è poco da aggiungere, in nessun altro luogo sarebbe stato consentito costruire in modo così massiccio a ridosso della spiaggia, con massimo disprezzo della tutela ambientale e impedendo ciecamente (ma quando mai la politica messinese ha mostrato lungimiranza?) lo sviluppo turistico di un’area che potenzialmente avrebbe potuto diventare un polo di rilevanza internazionale, eppure nell’antico borgo dei pescatori di Torre Faro questo è stato possibile. Quest’area, la cui tutela viene peraltro prevista anche dalla Comunità europea, per il Piano Regolatore è tutta zona B, cioè edificabile, pronta ad aggressioni selvagge, senza rispetto del territorio, degli abitanti, delle utopiche prospettive turistiche, del mare. E pensare che già nel 1976 una direttiva regionale dal titolo “Provvedimenti per lo sviluppo del turismo in Sicilia” (la Legge n. 78 del 12 Giugno 1976), obbligava le amministrazioni a vietare la costruzione di edifici entro 150 metri dalla battigia, ad eccezione ovviamente delle zone A e B dei piani regolatori. Un’indicazione chiara a difesa delle spiagge, peraltro interessate dal fenomeno dell’erosione, e a favore dell’industria turistica siciliana, onestamente mai all’altezza dell’incredibile potenziale naturale e storico-artistico dell’isola. Un’indicazione, però, a Messina mai accolta. Eppure sarebbe bastata una semplice variante al piano regolatore per evitare ulteriori scempi, iniziare una politica costruttiva in senso ambientale e turistico, dare un senso di discontinuità col passato. In pratica, ciò che si aspettava l’elettorato del centro-sinistra dall’amministrazione Genovese. «E’ sempre stato così, non vedo perché proporre cambiamenti», sostiene però con candore l’assessore all’Urbanistica con delega alla tutela del territorio Antonio Catalioto, aggiungendo tra le altre cose, a giustificazione dell’immobilismo politico sull’argomento, che «per fare una variante al Piano Regolatore occorrono molti anni». Beh, anche per prendere uno straccio di diploma occorrono, se tutto va bene, 13 anni tra elementari, medie e superiori, ma non ci pare che i genitori abbiano smesso per questo di iscrivere i propri figli a scuola. Insomma, è vero che non si può cambiare il futuro di una città da un giorno all’altro, ma da qualche parte bisognerà pure cominciare. «Noi stiamo incidendo sul territorio – si giustifica Catalioto – così come lo abbiamo fatto per Faro Superiore, dove c’erano le condizioni per intervenire. Inoltre, in via di definizione abbiamo due iniziative pregevoli come il Regolamento sul Verde e il Piano del Colore». E dell’abusivismo imperante a pochi metri dalla battigia della spiaggia di Via Marina di Fuori? «Quella è area demaniale, di competenza della Capitaneria di Porto». Incredibilmente, infatti, un’intera fascia di costruzioni, in maggioranza prefabbricati, si frappone tra la strada e il mare, a pochissimi metri dalla battigia. Si tratta di quelle proprietà private di cui abbiamo parlato in precedenza, ma non tutte sono autorizzate, tanto che alcuni tra i proprietari hanno tentato di ricorrere a delle sanatorie per risolvere l’annosa questione. Soluzione non troppo felice. La Legge Regionale n. 37 del 10 agosto 1985, difatti, prevede che «restano altresì escluse dalla concessione o autorizzazione in sanatoria le costruzioni eseguite in violazione dell’art. 15, lett. a, della legge regionale 12 giugno 1976, n. 78 (il famoso “Provvedimento per lo sviluppo del turismo in Sicilia”), ad eccezione di quelle iniziate prima dell’entrata in vigore della medesima legge». In parole povere, la sanatoria non è accettata se le costruzioni sono state costruite dopo il 1976, e basta dare un’occhiata alle foto che accompagnano l’articolo per capire come molti di questi prefabbricati siano di gran lunga più recenti. Qual è dunque l’escamotage utilizzato dai proprietari per non ricorrere alle sanzioni previste dalla legge, cioè il sequestro e la successiva demolizione? Facile, la destinazione d’uso. Cosa dice, infatti, la lettera a dell’art. 15 della legge del 1976? Che entro la fascia dei 150 metri dalla battigia sono consentite soltanto «opere ed impianti a diretta fruizione del mare», cioè ricoveri per le barche e depositi per la pesca. Ed è proprio con questa destinazione d’uso che i proprietari di questi piccoli e grandi balconi sul mare hanno ottenuto l’autorizzazione dalla Capitaneria di Porto, obbligatoria ai fini dell’esecuzione dei lavori, secondo l’art. 55 del Codice di Navigazione. Come ci spiega il Comandante Antonio Samiani, infatti, «tra il 1996 e il ’98 la Capitaneria di Porto ha denunciato per violazione dell’art. 55 praticamente tutti i proprietari di queste costruzioni, i quali non possedevano alcuna autorizzazione a costruire. Da allora – continua Samiani – i procedimenti sono in mano alla magistratura». E come è andata a finire? Che molti hanno denunciato, appunto, di aver costruito dei semplici depositi per la pesca, quando invece magari possedevano persino una piscina e doppio posto macchina. «A quel tempo abbiamo fatto anche una verifica con l’ente tecnico – si giustifica Samiani – per monitorare totalmente l’area in questione. Oggi, però, non possiamo escludere che ci siano abitazioni abusive, né che molti proprietari siano ricorsi a denunciare una falsa destinazione d’uso dei locali, ma per verificare questo bisognerebbe fare altri controlli». Bene, perché non farli allora? Nessuna risposta. Guai a toccare i privilegi di casta.
Francesco Torre EOLIE IN VIDEO 2007Festival cinematograficoeolie in video“I corti in un mare di cinema”quarta edizione23 – 28 luglio 2007
Dal 23 al 28 Luglio i Giardini del Centro Studi e l’Anfiteatro del Castello di Lipari torneranno ad ospitare il Festival cinematografico Eolie in video. L’evento, giunto ormai alla quarta edizione, si propone di coniugare l’arte, il cinema innovativo dei giovani artisti italiani con la valorizzazione del territorio e della storia delle isole Eolie.La rassegna è promossa dal Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani con la partecipazione di MINI BMW ITALIA, Short Village e Felix Film, e dedicata ai cortometraggi italiani a tema libero e ai corti prodotti dalle scuole della Sicilia.
Sono nove i cortometraggi a tema libero selezionati quest’anno dal Cineforum Don Orione di Messina, la giuria, presieduta dal regista Gianpaolo Cugno, assegnerà il “Premio MINI” per i migliori corti italiani, il premio “Roberto Rossellini” e il “premio CINIT” oltre a conferire alcune menzioni speciali. Per tutta la durata del festival sono previste proiezioni gratuite, eventi speciali, proiezioni di documentari (Giovanni Taviani, vincitrice del premio Efesto d’oro per la sezione documentari, presenterà due film; il principe Francesco Alliata di Villafranca presenterà i documentari della “Panaria Film” restaurati e girati nelle Isole Eolie nel 1949), incontri con registi come Vittorio Taviani e Emanuele Crialese. A rafforzare il legame tra la manifestazione e il territorio sarà anche la cultura enogastronomia. Per l'intera durata del festival, infatti, si potranno degustare prodotti tipici locali, ed immergersi in una miriade di suoni, luci e sapori.
Il 28 luglio sarà la serata clou: nella suggestiva cornice dell’anfiteatro del castello di Lipari saranno premiati e proiettati i cortometraggi vincitori, e avverrà la consegna dei prestigiosi premi Efesto D’oro a Vittorio Taviani, Serena Autieri, Christian Bisceglia, Giacomo Campitoti, Emanuele Crialese, Gian Paolo Cugno, Enrico Lo Verso, Giovanna Taviani.
La manifestazione si sostiene grazie all’operato del Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani e all’intervento del partner commerciale MINI BMW ITALIA, che da anni continua ad appoggiare il progetto culturale di Eolie in video. Per la prima volta il festival si avvale anche della partecipazione di Shortvillage, una delle più importanti realtà di informazione e comunicazione cinematografica online rivolta a cinefili ed artisti emergenti e la Felix Film, casa indipendente di produzione cinematografica e televisiva, specializzata nella produzione di documentari di alta qualità e livello socioculturale.
Per tutta la durata del festival sarà possibile godere di uno sconto per il soggiorno in alcune strutture convenzionate. Per maggiori informazioni contattare il numero: +390909880352. |
|
|