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June 28 Messina: qui l'abuso è... DI CASA!Messina: qui l’abuso è … DI CASA! Itinerario fotografico attraverso abusi e speculazioni edilizie
Messina. Colline sventrate, baracche centenarie, blocchi di cemento a pochi passi dalla battigia. Amianto, fognature all’aperto, allacciamenti non autorizzati a luce, acqua, gas. E poi cancelli elettrici, piscine, terrazzamenti, box auto, ville extralusso con panorama mozzafiato sullo Stretto. Edificare abusivamente a Messina non è una questione di ceto sociale, non ha nulla a che fare con il diritto alla casa, con i bisogni che attanagliavano i superstiti del terremoto all’indomani della catastrofe. E’ un fenomeno che coinvolge tutti, dai poveri ai ricchi, da chi sfida le leggi a chi si appassiona in tribune elettorali per la loro difesa. E’ una tradizione, una questione di privilegio, un elemento che identifica una comunità sociale fondata sull’illegalità e l’indifferenza, sulla logica del “compare” e del favore. Sia ben chiaro, qui non stiamo parlando del cosiddetto “sacco edilizio”, di quel fenomeno cioè che, a partire dal secondo dopoguerra, ha messo a soqquadro tutto il territorio della città dal mare alle montagne con l’unico scopo di creare profitti per i grandi costruttori, quelli che una volta avremmo definito “palazzinari”. Un business da cui le istituzioni locali non possono ancora oggi ritenersi esenti, alla luce del Piano Regolatore vigente del Comune che ha reso edificabile praticamente tutto ciò che è calpestabile, e anche ciò che non lo è: boschi, borghi marinari, aree protette, persino zone su cui insistono problemi di natura geomorfologia e idrogeologica. No, quella che qui vi vogliamo raccontare è un’altra storia, una storia di baracche, case, palazzi, ville sorte su territorio del demanio, sul suolo pubblico, senza la benché minima autorizzazione, spesso nell’indifferenza dei vicini di casa e delle autorità di vigilanza, come atto di prepotenza di chi pensa che la città non è nient’altro che una terra di nessuno, un territorio da colonizzare, da predare. Green Park. Cominciamo questo itinerario dal Torrente Trapani, e dall’inchiesta della Procura passata alla storia col nome di “Oro Grigio”, esplosa nel maggio 2007, allorché venne alla luce un sodalizio tra imprenditori, politici e funzionari comunali e regionali al fine di effettuare uno scambio di tangenti per accelerare l’iter del rilascio delle concessioni edilizie di un complesso di 200 appartamenti. Nel terreno prescelto dai fratelli Caruso non si poteva costruire, il Piano Regolatore lo dichiarava in maniera esaustiva (zona C1) e gli uffici comunali e regionali più volte avevano negato la concessione edilizia ai costruttori. L’indagine della Procura, però, ha rivelato la presenza di un giro di tangenti (che ha coinvolto, tra gli altri, l’ex presidente del Consiglio comunale Umberto Bonanno), pari a circa 1,5 mln di euro, con il conseguente ottenimento della variante al Prg e persino dell’indice di edificabilità. Attualmente si attende ancora l’inizio del processo di primo grado, ma il cantiere, posto subito sotto sequestro, è stato bloccato e non resta che uno scheletro a far bella mostra di sé davanti all’impianto sportivo Cappuccini. Ex Ferrotel. Un’altra inchiesta in corso, nata su segnalazione della stampa (noi ce ne siamo occupati diffusamente) e dei vicini di casa, riunitisi in comitato. Ancora protagonista il Comune, che concede una concessione edilizia in zona H2, “destinata ad impianti e servizi ferroviari, soggetti al vincolo di assoluta inedificabilità”. La ditta costruttrice è la “Immobiliare 4 V & C” di Vincenzo Vinciullo (il quale, per la Commissione Parlamentare Antimafia, «rivestirebbe un ruolo di sicuro rilievo nelle sponde imprenditoriali di Cosa Nostra»). Anche qui si attende il processo di primo grado, ma a differenza di quanto succede al “Green Park” la palazzina si continua a costruire, praticamente a un passo dai binari delle Ferrovie dello Stato. Forte Mandarino. Ecomostro sorto senza che nessuno dicesse una sola parola in una collina della Strada Panoramica dello Stretto. Dietro un muro di recinzione lungo oltre 200 metri, una strada privata porta ad una villa extralusso, orgoglio dell’imprenditore Filippo Battaglia (come definire un ex trafficante d’armi, guarda caso anche lui nominato nella stessa relazione della Commissione Antimafia di cui sopra?), che ha voluto persino le proprie iniziali sul cancello elettrico d’accesso. Stavolta il processo di primo grado si è già concluso, i costruttori e il proprietario condannato, ma il Forte rimane ancora lì, con le proprie mura, a dominare la città. QUANDO INTERVIENE LA PROCURA… E QUANDO NO! Non sempre gli organi di sorveglianza si sono dimostrati all’altezza del loro compito
Messina. Tre esempi di abuso e speculazione edilizia, tre inchieste della Procura di Messina, tre situazioni illegali portate finalmente alla luce ed esaminate dagli organi competenti. Li abbiamo scelti perché ci sembravano rappresentativi del problema, un problema che coinvolge ampie sfere della società civile, potentati economici legittimi e illegittimi e, quel che più ci fa paura, anche istituzioni pubbliche e magistratura. Li abbiamo scelti perché dimostrano che negli uffici che dovrebbero tutelare l’interesse dei cittadini evidentemente non si riesce a resistere al richiamo della “mazzetta”, e che basta “ungere” in maniera sistematica le pratiche a tutti i livelli per poter ottenere quel che si vuole, e poco importa che non si tratti di qualcosa di legale. Eppure, benché significativi di un malcostume generale, questi non sono gli unici eclatanti casi di abuso edilizio a Messina. Ve ne sono altri, molti altri, che deturpano il paesaggio a uso e consumo di interessi particolari, che tutti i messinesi conoscono e con cui sono abituati a convivere da sempre, che – non si sa come - non sono ancora passati sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Ve ne presentiamo due. Arcate della Panoramica. Sotto i ponti della Strada Panoramica dello Stretto è tutto un pullulare di villette con ampie balconate, casette con tetto in eternit, botteghe, garage, dependance e veri e propri bunker. Qui siamo in palese divieto di ogni normativa sulle fasce di rispetto stradale (D.l. n. 729 del 1961, art. 9) e sui vincoli di inedificabilità lungo le fiumare, ma questo non sembrava preoccupare la Polizia Provinciale, almeno fino a quando la stampa (e noi in primis) non ha preteso veementemente un’ispezione, partita il febbraio scorso, ma ancora senza alcun risultato. Via Marina di Fuori. L’ultimo Piano Regolatore ha reso Torre Faro completamente edificabile, e questo sebbene il borgo sia stato dichiarato dalla Comunità Europea “area protetta”. Qui continuano a sorgere barbaramente complessi residenziali a 3 piani a 10 metri dal mare, praticamente sulla spiaggia, e fanno compagnia a quelle casette e ville che da decenni impediscono l’accesso al mare così come lo sviluppo di qualsiasi attività legata al turismo. Tra di esse, spicca quella che si trova in corrispondenza delle particelle 961 e 962 (di proprietà di M.L. e P.M.) del piano catastale comunale, a cui corrisponde la dicitura “Incolto U Prod”, che starebbe a significare terreno incolto per uso di produzione agricola. Qui, però, sorge una villa extralusso con tanto di protezione di canneti alta due metri, che estende il proprio basamento oltre il territorio del Demanio Marittimo. Di più, la piccola porzione di demanio pubblico accanto alla villa è stata chiusa con cataste di legno, impedendo così qualsiasi accesso alla spiaggia. Non si sa mai a qualcuno venga in mente di disturbare i padroni (privati) della spiaggia (pubblica)… Francesco Torre Rigettata l'accusa di falso in atto pubblico per SinatraRIGETTATA L’ACCUSA DI FALSO IN ATTO PUBBLICO PER SINATRA Il Gip De Marco ribalta il parere della Procura: solo “falso grossolano” per il commissario
Messina. Gaspare Sinatra si salva in corner. Dopo l’incontro con il commissario straordinario del Comune, infatti, il Gip Giovanni De Marco ha rigettato la richiesta di sospensione dall’incarico conseguente all’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Antonio Nastasi a proposito delle due delibere con le quali Sinatra, nello stesso giorno, aveva sciolto l’Istituzione per i Servizi Sociali e istituito il Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S.A.). Come ricorderete, infatti, pochi giorni fa la Procura di Messina aveva accusato Gaspare Sinatra e il segretario generale del Comune Filippo Ribaudo di “falso ideologico in atto pubblico” (art. 479 c.c.), un reato molto grave punibile con la reclusione da uno a sei anni. Il fulcro della vicenda riguardava l’informazione contenuta nelle due delibere del 30 aprile, secondo le quali il dirigente del Dipartimento comunale per i Servizi sociali, dott. Vincenzo Scalisi, aveva fatto pervenire entro la data suddetta le proprie considerazioni in merito alla vicenda legata al C.I.S.S.A. Tali considerazioni, però, in effetti sarebbero arrivate solo qualche giorno dopo la diffusione delle delibere, cioè il 2 e l’8 maggio (oltretutto di parere negativo), da cui l’accusa di falso contestata dal sostituto procuratore Nastasi. Secondo il Gip Giovanni De Marco, però, non di “falso ideologico in atto pubblico” si tratterebbe, ma esclusivamente di “falso grossolano”, non punibile dalla legge in quanto riconoscibile ictu oculi da chiunque e talmente evidente da non poter ledere la fede pubblica. Viene in questo modo accettata, dunque, la tesi degli avvocati di Sinatra e Ribaudo, Gianbattista Freni e Alberto Gulino, e rigettata quella del pm Nastasi, che comunque ha già fatto sapere di essere intenzionato a ricorrere al Tribunale della Libertà. Sospiro di sollievo per il commissario Sinatra, comunque oltremodo bacchettato nel suo operato anche dallo stesso assessorato regionale che gli aveva conferito l’incaricato. E’ già arrivato ed è già al lavoro, infatti, Girolamo Ganci, quello che abbiamo già definito “il commissario del commissario”, un ispettore cioè con il compito di sorvegliare sulla trasparenza degli atti amministrativi decisi da Sinatra. Contestatissimo sin dalle sue prime decisioni, soprattutto dai genovesiani che si sono visti depredati di tutte le poltrone che contano (dalle presidenze delle partecipate fino a quella dell’Ente Teatro), Gaspare Sinatra si appresta così a chiudere senza particolari intoppi legali la propria avventura in riva allo Stretto, in realtà servita veramente a poco. In nessun modo, infatti, il commissario è riuscito a incidere sulle questioni più importanti, lasciando probabilmente sul tavolo più problemi di quanti ne aveva trovati. MA IL C.I.S.S.A. E’ PUR SEMPRE UN DOPPIONE DELL’ISTITUZIONE
Messina. Sebbene la scelta di Sinatra di chiudere l’Istituzione per i Servizi Sociali ed aprire il C.I.S.S.A. non possa essere ormai più contestata (forse) sul metodo, sul merito sono ancora in tanti a manifestare il proprio dissenso. In primis le associazioni A.G.C.I., Confcooperative, Legacoop e Unci, direttamente interessate all’erogazione dei servizi socio-assistenziali. Sebbene, infatti, esse esprimano «soddisfazione per la soppressione dell’Istituzione in quanto ritengono che l’ente strumentale non abbia raggiunto gli obiettivi prefissati», pure non nascondono una posizione altamente critica nei confronti della costituzione di un nuovo carrozzone, poiché «replicherebbe l’esperienza fallimentare dell’Istituzione. Non è chiaro – dichiarano infatti i rappresentanti delle sigle suddette – quali vantaggi e quali semplificazioni produrrebbe il consorzio nel duplicare le competenze di gestione del piano di zona distrettuale già attribuite per norma di legge al dipartimento alle politiche sociale del Comune di Messina». Francesco Torre Affissioni abusive: solo 32 i candidati in regola col ComuneAFFISSIONI ABUSIVE: SOLO 32 I CANDIDATI IN REGOLA COL COMUNE Un malcostume dilagante. Fioccano le multe, ma verranno pagate?
Messina. Il muro laterale di una chiesa, una cabina dell’Enel, un cartello stradale, persino i cassonetti della spazzatura: l’invasione dei manifesti elettorali non si ferma davanti a niente e a nessuno, arriva negli angoli più disparati della città, negli spazi più angusti, meno idonei, spesso anche mortificanti e dunque controproducenti per gli stessi candidati. E, soprattutto, non si ferma nemmeno davanti allo stop della Polizia Municipale e alle copiose multe per affissione abusiva. I dati dell’Ufficio Affissioni del Comune, in questo senso, sono chiarissimi: su diverse migliaia di candidati alle prossime amministrative, solo 32 sono coloro che hanno pagato regolarmente il servizio, versando 67 centesimi a manifesto per ottenere la possibilità di esporre per 10 giorni i propri volti e i propri slogan negli spazi concessi da Palazzo Zanca. Tutti gli altri hanno scelto l’affissione abusiva, che costa meno (si risparmia più della metà) e arriva dappertutto (gli spazi comunali sono dislocati perlopiù nel centro della città). Certo, ci sono le multe, pure abbastanza salate (412 euro), ma si può sempre sperare in una sanatoria generale, come quella intervenuta qualche anno fa e che ha permesso di poter risolvere tutti i contenzioni con la Polizia Municipale con un forfait di appena 100 euro. E il Comune, come tutela i propri interessi? «Sul fronte abusivismo in questo periodo siamo più che impegnati», ci spiega il direttore dell’Ufficio affissioni, dott. Romolo Dell’Acqua, «con quattro squadre di due persone ciascuno a fare la ronda durante 2 turni quotidiani (uno alla mattina e uno alla sera), con il compito di oscurare quelle affissioni che violano la disciplina in questione (la legge n. 212 del 4 aprile 1956 e la legge n. 130 del 24 aprile 1975, ndr). Si lavora in collaborazione con la Polizia Municipale, che eleva le multe ogni volta che si palesa un’infrazione». Sul versante multe, infine, si registra un’importante novità. La Legge Finanziaria 2007, infatti, ha permesso di poter colpire non soltanto l’attacchino colto sul fatto (l’anello debole della catena di abusivismo), ma anche il candidato stesso ed il committente. Un’importante novità, che oltre a ripristinare un giusto principio, potrebbe permettere ad ogni Comune di triplicare gli introiti provenienti dalle multe. Prendendo come riferimento Palazzo Zanca, infatti, il servizio affissioni del Comune ha finora incassato in questo periodo circa 5000 euro, cifra che potrebbe moltiplicarsi considerando l’altissimo numero di multe potenziali. Eppure, se valesse un principio di civiltà in questa città obnubilata dalla fame e dalla disoccupazione, le affissioni abusive potrebbero consentire molto più facilmente agli elettori di fare una prima importante selezione sulla scelta dei candidati. Come è possibile, infatti, concedere il voto a qualcuno che già dalla propria presentazione pubblica alla campagna elettorale si macchia di un reato? Sarebbe come dare le proprie chiavi di casa ad un ladro, né più che meno. Meglio non correre certi rischi. ALTRI REATI ACCERTATI E PRESUNTI DEI CANDIDATI
Messina. Le affissioni abusive non sono l’unico reato di cui si macchiano molti candidati alla corsa per uno scranno del consiglio comunale, di quello provinciale o di un part-time al quartiere. In molti, infatti, sono a violare la legge sulla privacy (n. 675 del 31 dicembre 1996), come un noto gastroenterologo della città che non si è fatto scrupoli a prelevare i dati dei pazienti del Policlinico Universitario per chiedere il voto per la propria moglie candidata. E c’è pure chi accusa gli avversari politici di fare compravendita di voti. E’ Saro Visicaro, candidato a sindaco della lista Alternativa in Movimento: «si stanno comprando i voti degli elettori – sostiene il candidato indipendente rivolgendosi a destra e a sinistra – promettendo buoni benzina, ricariche e via dicendo. Ma il voto è sacro e non si compra». Tali accuse non sono certo una novità, soprattutto per quanto riguarda le periferie urbane, ma il fenomeno rimane sempre occulto. A questo punto, però, in presenza di accuse pubbliche di questo tipo, forze dell’ordine e magistratura dovrebbero sentirsi in dovere di indagare, per non dare l’impressione di essere “vincolate” allo strapotere dei partiti. Ma questo non succederà mai, non in Sicilia, non a Messina. Francesco Torre Rifiuti: la Procura sequestra gli atti di Messinambiente e Ato3RIFIUTI: LA PROCURA SEQUESTRA GLI ATTI DI MESSINAMBIENTE E ATO3 Il Pm Pino Siciliano apre un’inchiesta per verificare responsabilità personali, e si apre una guerra tra le due società e il Comune
Messina. Se i rifiuti non riescono a finire in discarica, è molto probabile che vengano smaltiti direttamente in tribunale. Il pubblico ministero Pino Siciliano, infatti, qualche giorno fa ha ordinato il sequestro degli atti amministrativi di Ato3 e Messinambiente, e aperto contestualmente un’inchiesta sulle possibili responsabilità personali che hanno causato la mancata raccolta dell’immondizia e la trasformazione dell’intera città, nel giro di un paio di settimane, in un’enorme discarica. Al centro delle ipotesi del pm, la guerra dei rifiuti che ha coinvolto i presidenti delle due partecipate e lo stesso commissario straordinario Gaspare Sinatra, che da mesi ormai ci costringe ad essere spettatori della stessa lacrimevole sceneggiata napoletana: da un lato i lavoratori di Messinambiente che pretendono gli stipendi, dall’altro il Comune che nega i soldi all’Ato, il quale funge sostanzialmente da “mediatore”. Tale situazione di partenza, però, stavolta è stata messa ulteriormente in crisi dall’ordine perentorio dato da Sinatra all’Ato3 di smaltire i rifiuti anche autonomamente, nonostante formalmente questo spetti esclusivamente a Messinambiente. «Competenze valide in tempi di gestione ordinaria – ha polemizzato Sinatra tramite una nota – ma quando le società non sono in grado di controllare la condotta dei propri operatori e lasciano provocare i danni che in questi giorni sono stati procurati alla città, è dovere del primo cittadino ordinare il ripristino della normalità, con ogni mezzo e in qualunque modo». In effetti, negli ultimi giorni di maggio la situazione non era più sotto controllo, e non solo per via dei sempre più alti cumuli di spazzatura, ma perché roghi ai cassonetti si consumavano praticamente ogni sera, e non solo nelle periferie. Nonostante l’emergenza (3000 tonnellate di rifiuti su tutto il territorio comunale), però, la decisione di Sinatra non poteva che suscitare lo scandalo da parte dei lavoratori di Messinambiente, che a fare la parte dei “cornuti e mazziati” proprio non ne avevano l’intenzione, e non l’hanno mandano nemmeno a dire. E qui entra in gioco la procura: «Vogliamo capire», afferma a tal proposito il pm Siciliano, «le ragioni del conflitto tra società del comune. E quali iniziative ciascuna ha posto in essere, carte alla mano» per far rientrare l’emergenza. Emergenza che, fortunatamente, dopo giorni di forsennata raccolta, sembra essere definitivamente un ricordo. La madre di tutti i problemi di raccolta e smaltimento, però, è una sola ed è strutturale. Messina, infatti, è l’unica città del mondo a pagare due società pubbliche per occuparsi dei rifiuti. Una tra le due, ormai lo sanno pure le pietre, deve assolutamente sparire, e nel più breve tempo possibile, anche per agevolare finalmente un regime di vera concorrenza che porterà all’abbattimento dei costi di gestione e all’efficienza dei servizi. A sentire i due candidati a sindaco Genovese e Buzzanca, però, sia Messinambiente che l’Ato3 sono realtà intoccabili, nonostante la prima faccia registrare il più alto tasso di assenteismo per malattia (stranamente in aumento nei mesi estivi) delle società satellite di Palazzo Zanca, e la seconda abbia raggiunto il tristissimo record della più bassa percentuale in Italia di raccolta differenziata. La clientela, però, non si tocca, soprattutto in campagna elettorale. NELL’INCHIESTA ANCHE LE ANOMALE ASSENZE PER MALATTIA DEI DIPENDENTI MESSINAMBIENTE
Messina. L’inchiesta della Procura di Messina rischia di fare morti e feriti sul versante Messinambiente. Non solo, infatti, sono stati requisiti gli atti amministrativi della società, ma anche tutti i certificati medici dei dipendenti. Lavoratori molto particolari, stando effettivamente a quanto si evince dai dati relativi alle assenze per malattia. 11.168 sono infatti i giorni di malattia richiesti ed ottenuti nel 2006 dagli oltre 500 dipendenti della società a capitale interamente pubblico, con una media di 22 giorni ciascuno, praticamente un mese di lavoro. Tali cifre, però, stupiscono non solo in quantità, ma anche in qualità. Il lavoratore di Messinambiente, infatti, meriterebbe una puntata speciale di Quark in quanto specie rara di grande interesse: si ammala, infatti, maggiormente in prossimità dell’estate (a luglio ed agosto i picchi) e delle festività religiose, e nel corso della settimana registra un numero maggiormente elevato di raffreddori, influenze e capogiri nel finesettimana, soprattutto il sabato. Il Presidente Dalmazio da giorni continua a dire: «Più di così non possiamo fare», ma forse qualcosa da fare ci sarebbe: controlli a chi si dà malato. Francesco Torre Uniformi della Marina sotto la spiaggia di S. Raineri: trovato il responsabileUNIFORMI DELLA MARINA SOTTO LA SPIAGGIA DI S.RAINERI: TROVATO IL RESPONSABILE Si tratta dell’imprenditore Cristoforo Girone, ma rischia soltanto una multa fino a 2000 euro. Paradossi delle leggi ambientali.
Messina. Ricordate il ritrovamento di numerosi sacchi di iuta contenenti divise e attrezzature d’ufficio, materassi, giacconi e funi con gli stemmi dell’Esercito e della Marina Militare, avvenuto lo scorso 30 gennaio nella spiaggia di San Ranieri? Ebbene, dopo aver apposto i sigilli ed eseguito i sopralluoghi, il procuratore aggiunto Pino Siciliano, che ha coordinato le indagini insieme con il maresciallo di prima classe Tommaso Baluci e il comandante Nino Samiani per conto della Capitaneria di Porto, sembra aver dato definitivamente un volto al responsabile dell’increscioso avvenimento. E’ stato infatti richiesto il giudizio immediato per l’imprenditore Cristoforo Girone, titolare della ditta che aveva in appalto proprio lo smaltimento delle uniformi e di altri rifiuti della Marina. A suo carico, due gravi accuse: getto pericoloso di cose (art. 674 del Codice Penale) e violazione della normativa sull’abbandono dei rifiuti solidi urbani (art. 14 del Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997, meglio noto come “Legge Ronchi”). Ci sarà dunque giustizia? Non proprio. Per quanto riguarda il primo capo d’imputazione, infatti, apprendiamo che «chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206 euro». Solo pene pecuniarie, inoltre, anche per il reato di “abbandono di rifiuti”, per il quale – secondo la legge suddetta - scatterebbero multe “da lire duecentomila a tre milioni”. Insomma, stando così le cose Cristoforo Girone può dormire tranquillo: mal che gli vada dovrà sborsare intorno ai 2000 euro, una spesa del tutto accettabile in considerazione a quanto avrebbe dovuto spendere per smaltire regolarmente, secondo quanto stabilito dalla legge, quei rifiuti appartenenti allo Stato. E che in questo settore violare la legge sia del tutto conveniente, anche quando si viene pescati con le mani nella marmellata, ne è prova il fatto che lo stesso imprenditore, nel 2004, era già stato protagonista di una vicenda analoga (avrebbe dovuto smaltire oltre 200 materassi dell’Esercito Italiano), e anche in quel caso se la cavò con una piccola multa di 2700 euro. Multa che certo non gli impedì di vincere degli appalti successivi, sempre con il Ministero della Difesa, e di procedere nel più economico dei modi, cioè nascondendo i rifiuti sotto la sabbia. La vicenda, chiaramente, inorridisce e indigna. L’iniquità delle leggi in materia ambientale, in questo contesto, è netta ed inequivocabile. Solo per fare un paragone, un morto di fame che ruba un formaggino al supermercato rischia fino a tre anni di reclusione mentre un imprenditore che non solo non smaltisce i rifiuti (che in questo caso non sono tossici, ma avrebbero potuto anche esserlo), ma imbratta e vandalizza il suolo pubblico al massimo paga una multa di 2000 euro. Se questo non è incentivare atteggiamenti di illegalità in materia ambientale… ANCORA INCERTEZZA SULL’ALTRO VERSANTE DELL’INCHIESTA DELLA PROCURA
Messina. Aspettando il processo per i reati ambientali di cui sopra contro Cristoforo Girone, la Procura di Messina continua ad indagare a riguardo del ritrovamento di nove fusti, sempre nella spiaggia di San Ranieri, saltati fuori dopo la stessa mareggiata che ha svelato le uniformi della Marina. Per questo secondo filone dell’indagine, le perizie tecniche sui fusti hanno accertato che contenevano olii usati ma che, per fortuna, non si sono aperti e dunque non hanno inquinato la sabbia e il terreno circostante. Ancora c’è molta incertezza riguardo alla ditta responsabile dell’abbandono, che dovrebbe comunque essere una di quelle attive nella zona del ritrovamento. Una cosa, però, è sicura: chiunque sia il responsabile, di certo non sta perdendo il sonno per la preoccupazione. La legge è troppo “soft” nei confronti di chi trasgredisce in materia di abbandono dei rifiuti, e i risultati, purtroppo, sono sotto i nostri occhi. Francesco Torre June 24 La mantide BerluscosaPubblico il testo dell'intevento di Marco Travaglio sul blog di Beppe Grillo "Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”. Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé. Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile. Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo. June 12 Parco turistico dello Stretto, la proposta del comitato promotorePARCO TURISTICO DELLO STRETTO, LA PROPOSTA DEL COMITATO PROMOTORE Nasce un soggetto che ambisce a diventare punto di riferimento per lo sviluppo turistico locale
Messina. Il progetto turistico della Mortelle – Tono, realizzato dall’architetto spagnolo Oriol Bohigas e presentato a Palazzo dei Leoni qualche mese fa, sembra aver convinto finalmente i cittadini di Messina dell’enorme potenziale del proprio litorale. Certo, è stata la classica “scoperta dell’acqua calda”, non ci voleva poi molto per rendersi conto che 20 km di spiagge tra Paradiso e Ortoliuzzo potrebbero ospitare migliaia di turisti all’anno, se solo ci fossero le strutture e si cominciasse a promuovere il territorio. Eppure, dopo il torpore degli ultimi anni, sono tanti oggi i progetti che interessano lo sviluppo turistico dell’area dello Stretto. Tra questi, si segnala per ambizione il “Parco turistico dello Stretto Fata Morgana”, il cui comitato promotore è stato costituito da poco, e che intende diventare da qui a poco un punto di riferimento per tutta la costa jonica e tirrenica dall’Annunziata fino a Villafranca, compresi i borghi e i casali collinari a ridosso della fascia più prossima al mare. «Il Parco turistico», spiega il coordinatore, avv. Egidio Privitera, «si presenta come un potente strumento in grado di valorizzare e riqualificare tutta l’area, che si presenta eccezionalmente bella, ma assolutamente poco valorizzata, attraverso la realizzazione di un vero polo turistico di eccellenza, ricchezza, sviluppo, occupazione, infrastrutture». Ma da chi è composto il Comitato Promotore del Parco turistico “Fata Morgana”? Innanzitutto dall’Unsic, Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori, ma anche dal Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), dal dipartimento di Geografia economica della facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università di Messina, dall’Opes (Organizzazione per l’educazione allo sport), e infine dall’associazione “Città che vive”. Un panorama di attori multiforme, quindi, che prefigura – almeno sulla carta – la presentazione di un’offerta turistica ad ampio raggio, che possa soddisfare clientele di diversi target e standard economici e sociali. Nello specifico, il comitato del Parco turistico fa sapere di avere già un piano di interventi, che riguardano «infrastrutture, strutture ricettive, attrattori turistici, azioni di marketing del territorio, creazione di flussi turistici di alta e bassa stagione, turismo congressuale, culturale, enogastronomico, programmazione di eventi di grande richiamo». E se ancora vi pare poco, l’elenco continua così: «Attrazione di investimenti per alberghi, musei tematici, impianti sportivi, maneggi, porticcioli, aquafun, borghi albergo». Insomma, il libro dei sogni è stato aperto e saccheggiato a piene mani. Peccato che tali prospettive non prendano in esame tutte le ovvie difficoltà esistenti per rendere tutto questo discorso un minimo più concreto. Per esempio: lo sa il comitato del Parco turistico che la Via Marina di Fuori di Torre Faro è interamente occupata, sul fronte mare, da proprietà private che impediscono l’accesso alla spiaggia? Ne propone forse l’esproprio, o addirittura l’acquisizione, per rendere finalmente fruibile 2 chilometri di litorale altrimenti territorio esclusivo dei villeggianti delle seconde case? Non è dato saperlo. Francesco Torre IL CANTIERE DEL PONTE FINO AL 2016. COMPATIBILE CON IL TURISMO?
Messina. Che cosa curiosa! Il coordinatore del comitato promotore del “Parco turistico dello Stretto Fata Morgana”, avv. Egidio Privitera, è allo stesso tempo uno dei soci dell’associazione “Voglia di Ponte”. Ci chiediamo: sono compatibili l’idea di sviluppo turistico presentata nel documento di presentazione del Parco con la costruzione dell’imponente opera pubblica? Forse soltanto nell’ottica di trasformare lo Stretto di Messina e tutto ciò che lo circonda in un grande Luna Park, ma probabilmente neanche in quel caso. Come è stato ormai più volte citato dal neoministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, il cantiere nelle intenzioni della maggioranza dovrebbe aprirsi a metà del 2010 e chiudersi a inizio 2016. Senza voler argomentare sull’ottimismo della tempistica prevista, si tratta di quasi 7 anni di lavori che partono – progetto alla mano – dall’area di Torre Faro e che finiscono per interessare gran parte del territorio provinciale. Come si può pensare, allora, di promuovere in chiave turistica un territorio che fino al 2016 sarà un cantiere aperto di dimensioni mai viste prima in Italia? Mistero! Francesco Torre Sentenza choc del CGA: l'appalto degli svincoli spettava alla RicciardelloSENTENZA CHOC DEL CGA: L’APPALTO DEGLI SVINCOLI SPETTAVA ALLA RICCIARDELLO Esclusa per “ribasso anomalo”, la ditta aveva invece tutte le carte in regola per realizzare l’opera pubblica
Messina. Che storia, quella degli svincoli autostradali di Giostra e Annunziata. Neanche lo sceneggiatore più fantasioso del mondo avrebbe saputo creare una trama così sorprendente e, allo stesso tempo, inquietante. Come giudicare, infatti, l’ennesima svolta, cioè la notizia bomba legata alla sentenza d’appello del Consiglio di Giustizia Amministrativa che riscrive l’esito della seconda gara d’appalto e rimette in corsa una ditta a suo tempo esclusa per ribasso d’asta anomalo? Roba da far cadere i capelli (quei pochi rimasti in testa) al Prefetto Francesco Alecci, intestarditosi da mesi nell’obiettivo (più opportunamente un miracolo o una “mission impossibile”) di mettere ordine nei rapporti con la ditta vincitrice dell’appalto, l’Ati AIA-Demoters-Cordioli, e riuscire finalmente dopo 10 lunghissimi anni di lavori a singhiozzo a portare a termine un’opera pubblica di estrema importanza per la viabilità della città. Ma andiamo con ordine e, come nella miglior tradizione delle fiction tv, cominciamo con un breve riassunto delle puntate precedenti. La prima pietra per la costruzione degli svincoli venne posta nel lontano novembre 1997. Allora l’appalto era stato vinto dall’impresa genovese Gepco Salc, poi fallita. Si andò così ad una seconda gara, che vide la vittoria dell’Euroconst di Napoli, in seguito accusata di “inadempienze contributive”, e si concluse con l’esclusione della subentrante Ricciarello, accusata di “ribasso anomalo”. Arriviamo così al terzo e ultimo (per ora) appalto, sottoscritto il 10 ottobre 2005 per un importo complessivo di 46 milioni 200 mila 741 euro, e conclusione prevista per giugno 2007. Da allora, inutile dirlo, i lavori non sono nemmeno cominciati, ma le parti in causa sono state coinvolte in un contenzioso su una variante in corso d’opera che l’Avvocatura dello Stato, qualche settimana fa, ha decisamente bloccato. E adesso, tutto da rifare. Detto ciò, ecco la trama della puntata odierna. «Reintegrazione in forma specifica dell’appellante, se ancora possibile o, in difetto, il risarcimento dei danni». Questo è quanto deciso dal Cga il 7 maggio scorso (dispositivo n. 51), che accettando il ricorso della Ricciarello Spa (che aveva perso la prima battaglia al Tar nel 2005 e qui si prende una secca rivincita) rimette di fatto la ditta in corsa per la realizzazione dell’opera pubblica. Una sentenza tanto più sorprendente in quanto risultato di una perizia tecnica, con la quale si è accertato che il ribasso proposto dalla Ricciardello non solo non era “anomalo”, come deciso dalla commissione comunale, ma economicamente attendibile. La ditta in questione, adesso, pretende giustamente la reintegrazione, dichiarando attraverso il proprio avvocato Fulvio Cintioli di poter realizzare gli svincoli senza dover adottare la variante in corso d’opera, dunque eliminando alla base ogni dubbio sollecitato dall’Avvocatura di Stato. Quale decisione prenderà adesso il Prefetto Alecci? Su questo interrogativo, discendono a cascata i titoli di coda. Comparse (involontarie) tutti i messinesi, vittime silenziose di uno scempio amministrativo di proporzioni inaudite. Francesco Torre SCENARI FUTURI. NESSUNO PAGHERA’ PER QUEGLI ERRORI Messina. E adesso andiamo al trailer della prossima puntata. Il Prefetto Alecci, uomo di legge, sarà obbligato a dare seguito alla sentenza, ma ciò comporterà un contenzioso con l’AIA-Demoters-Cordioli. Intanto, passeranno ancora dei mesi per capire se la variante in corso d’opera riguardante la sostituzione del cemento armato (previsto nel progetto originario) con l’acciaio sia obbligatoria o meno ai sensi della normativa antisismica (ordinanza n. 3274 del 2003). E i lavoratori del cantiere, a cui da poco è finito il periodo di cassa integrazione, torneranno a manifestare e a chiedere un ulteriore intervento economico. Tutto molto prevedile, come pure il fatto che nessuno si prenderà la briga di andare a vedere chi fossero i membri della commissione che ha escluso la Ricciardello spa, i veri responsabili dell’attuale situazione, e quali motivi li hanno spinti a dare quell’erroneo giudizio. Un errore che ha procurato un danno di natura economica e sociale a tutta la città, ma per cui nessuno pagherà mai nulla. Il lieto fine, per gli svincoli, è ancora un’utopia. Francesco Torre Ex Sanderson. Bonifica: ci siamo!BONIFICA: CI SIAMO! Dopo anni di attesa, alla Ex Sanderson iniziano i lavori per la messa in sicurezza dell’area. E per il futuro prende quota l’idea di un Parco di energia alternativa.
Messina. Torniamo a parlare di Ex-Sanderson, ma stavolta per dare finalmente una buona notizia, o una “good news” per dirla alla Milena Gabanelli, che in “Report” ha la fortuna di presentarne una a settimana, mentre noi qui a Messina siamo costretti ad accontentarci di una all’anno, quando va bene. Ricordate la bomba ecologica di Messina Sud posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza nel giugno 2007 per via della presenza di sostanze tossiche? Vi avevamo ragguagliato sulla situazione dell’ex industria agrumaria ormai nota come Ex-Sanderson fino a un paio di mesi fa, quando il dott. Roberto Materia, Presidente dell’Ente di Sviluppo Agricolo, ci aveva assicurato che entro la fine di aprile i lavori di bonifica sarebbero finalmente iniziati. Ebbene, la promessa è stata rispettata. «La bonifica è partita», ci dice infatti con soddisfazione il volitivo Materia, «e si divide in due tronconi d’azione: il primo, a costo zero, riguarda la rimozione di materiale plastico e ferroso per opera della cooperativa Rete Abile, regolare vincitrice di un bando di gara pubblico per la guardiania notturna e diurna dell’area». La cooperativa, in pratica, si fa carico del servizio di guardiania in cambio dei materiali di risulta, praticamente un baratto. «Per la seconda azione, quella più importante, con la rimozione e lo smaltimento degli oli tossici – spiega ancora Materia - sono già al lavoro alcuni operai stagionali per la pulizia dell’area, e stiamo attendendo l’esito della gara d’appalto della Comunità Europea, per la quale le risorse sono state finalmente trovate e che consentirà la bonifica e messa in sicurezza di tutta la zona». Certo, è ancora presto per gioire, ed è scontato che staremo ancora ad osservare tutti i passaggi fino al momento della riconsegna dell’area, ma intanto la fase d’impasse è stata superata, e già si può pensare al futuro. «Per il dopo bonifica», ci anticipa il Presidente dell’Esa, «è già stata votata una delibera per la creazione di pannelli fotovoltaici. Inoltre, abbiamo ricevuto diverse proposte commerciali da parte di alcune grossissime ditte italiane ed estere, tra le quali la BTM di Bergamo, interessate ad investire nell’area per la creazione di un Parco espositivo di energia alternativa». Insomma, le idee ci sono, i soldi (ci dice Materia) anche, non rimane che programmare e lavorare. Perché qui in gioco non c’è solo la riconversione di decine e decine di ettari di terreno, ma soprattutto la salute dei cittadini, la cui tutela dovrebbe essere una delle primarie responsabilità della gestione di ogni nucleo sociale. Non a Messina, evidentemente. Qui un’intera classe politica è rimasta affacciata per oltre 20 anni a mirare lo scempio che si compiva nell’indifferenza generale. La stessa classe politica che oggi ha pure il coraggio di chiedere a quei cittadini il voto. Francesco Torre MATERIA: «DAL NEOGOVERNATORE LOMBARDO UNA NUOVA STRATEGIA» Messina. «La Ex-Sanderson non è più in vendita». Lo afferma con orgoglio il Presidente Materia, dopo mesi di estenuanti trattative con l’amministrazione regionale, che mai ha negato l’intenzione di voler vendere, o meglio svendere, la vastissima area alla Pirelli Re per la miseria di 2 milioni di euro, quando il valore commerciale dell’ex industria agrumaria si aggira intorno ai 20 milioni. «Adesso dal nuovo governatore Raffaele Lombardo – dice ancora Materia – mi aspetto una nuova strategia e soprattutto collaborazione per i programmi futuri». Ma quale la migliore soluzione per il futuro? Per l’Esa, come abbiamo detto, il fotovoltaico, per tutta una serie di ragioni, la più importante delle quali è quella economica, dal momento che molte risorse potrebbero facilmente essere recuperate da privati. A Messina, però, c’è ancora chi sogna che la Ex-Sanderson possa diventare un polo artistico-culturale, come il Lingotto di Torino o le Ciminiere di Catania. Tra questi c’è il consigliere di quartiere Giuseppe Grioli, ma una soluzione di questo tipo, benché affascinante, non è stata mai presa in considerazione dall’Esa, che la ritiene economicamente irrealizzabile. Francesco Torre Cittadella fieristica, un nuovo ente mentre il vecchio affonda nei debitiMessina. Nell’indifferenza generale di una città che ormai vive aspettando l’estate, consapevole che la prossima tornata elettorale di metà giugno sarà la solita minestra riscaldata (con la lotta tra i due ex sindaci decapitati dalla Giustizia amministrativa, “Franzantonio” Genovese e Peppino “auto blu” Buzzanca), e mentre tutta l’attenzione della stampa sembra rivolta al contenzioso infinito tra il commissario straordinario Gaspare Sinatra e i vertici delle società partecipate del Comune, l’Autorità Portuale con una mano si riprende la cittadella fieristica, e con l’altra assesta un colpo mortale ad una delle istituzioni più antiche della città, l’Ente Fiera. E’ di pochi giorni fa, infatti, l’annuncio del Presidente Dario Lo Bosco a riguardo di un’importantissima decisione presa dal Comitato Portuale durante l’ultima riunione: la costituzione di un nuovo ente, una Srl ancora priva di un nome ma già configurata nella propria composizione (Autorità Portuale, appunto, Comune e Provincia di Messina, Camera di Commercio), con l’obiettivo di gestire la grande area da anni data in concessione esclusiva all’Ente Fiera. Salutiamo quindi questo nuovo carrozzone, di cui effettivamente un po’ tutti noi sentivamo il bisogno, con la consapevolezza che potrà garantire degli importanti posti di sottogoverno a quei politici che non otterranno soddisfazione dal responso delle urne, garantendo quella forma di assistenza sociale che, per altri versi, la città non è in grado di offrire a chi ne ha davvero bisogno. E salutiamo anche l’Ente Fiera, che con i suoi debiti di centinaia di migliaia di euro (molti dei quali da versare proprio all’Autorità Portuale), perde il primato sulla cittadella fieristica e si appresta a recitare il ruolo dell’affittuario cacciato dal padrone di casa che ha deciso di occupare l’appartamento in prima persona. Così come si evince da quanto spiegato dal prof. Dario Lo Bosco, che adduce anche giustificazioni di tipo amministrativo: «Nella relazione annuale, il collegio dei revisori dei conti dell’Autorità Portuale ha ribadito con forza l’obbligo di legge secondo il quale non possiamo dare in concessione aree demaniali a soggetti che hanno con noi perduranti contenziosi». Questa affermazione, di fatto, suona come una campana a morto per l’Ente attualmente presieduto dal commissario Giuseppe Grazia, impegnato nell’organizzazione della nuova Fiera Campionaria, appuntamento peraltro ogni anno sempre più deprimente per offerta e servizi. Insomma, un colpo di mano bello e buono, gestito con astuzia in un periodo in cui i riflettori sono puntati da tutt’altra parte, e con la faccia tosta di chi sostiene che obiettivo dell’iniziativa è esclusivamente quello di garantire l’apertura degli spazi fieristici per 365 giorni l’anno. Come se, per far questo, servisse necessariamente costituire una nuova società. Come se, per far questo, fosse allo stesso modo strettamente necessario spendere e spandere altri soldi pubblici. Come se, per far questo, non fosse bastato aprirsi al mercato. Ma questi ragionamenti possono aver senso in un contesto normale, in una città gestita in modo moderno e partecipato da un consesso civico interessato al progresso economico e sociale, e non in un feudo medievale a uso e consumo delle signorie locali quale è Messina. Francesco Torre Messina. Sono tre i progetti attualmente sul tavolo del Presidente dell’Autorità Portuale Dario Lo Bosco per riportare la cittadella fieristica ai fasti degli anni ’60: il recupero del Teatro in Fiera, la riapertura dell’ex Irrera a Mare e la costruzione di un paio di banchine per l’approdo di navi da crociera. Per quanto riguarda il Teatro in Fiera, è stata bandita tempo fa una gara per la progettazione della ristrutturazione: 19 le proposte pervenute, e si attende parere legale per l’accertamento della documentazione. La gara per la gestione ultradecennale dell’ex Irrera a Mare, invece, si è conclusa con un nulla di fatto, poiché l’unica offerta pervenuta, quella della “Reggio Village”, non era corredata dalle necessarie garanzie documentali. Infine, gli ormeggi, per i quali Lo Bosco giura di aver già contattato alcune compagnie croceristiche e di aver ricevuto un sostanziale ok. Vedremo in futuro, anche perché questo ci sembra il versante più caldo di tutta l’operazione dell’Autorità Portuale sulla cittadella fieristica, l’unico che giustificherebbe anche la presenza della Camera di Commercio nella cabina di regia della società costituenda. Francesco Torre Sinatra: la Procura chiede la sospensioneSINATRA: LA PROCURA CHIEDE LA SOSPENSIONE Contestato il reato di “falso ideologico in atti pubblici” (art. 479 c.p.) in base a 2 delibere riguardanti i servizi sociali.
Messina. L’avevamo preannunciato: la soppressione dell’Istituzione Servizi Sociali e la costituzione del Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S.A.) aveva tutta l’aria di essere il canto del cigno di Sinatra (non Frank, ma Gaspare, il Commissario straordinario del Comune di Messina). E così infatti potrebbe rivelarsi, considerando la richiesta di sospensione per 2 mesi dalle funzioni amministrative avanzata dalla Procura di Messina all’Ufficio Gip dopo l’indagine sulle presunte irregolarità nella gestione dell’affaire Servizi Sociali. Il reato contestato dal sostituto procuratore Antonino Nastasi al Commissario Sinatra ed a Filippo Ribaldo (segretario generale del Comune, per cui comunque nessuna richiesta di interdizione dalle funzioni pubbliche è stata avanzata) non è dei più veniali. Si tratta infatti di “Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici”, una violazione prevista nell’art. 479 del Codice Penale, che così recita: «Il pubblico ufficiale, che, ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell'articolo 476». Quali sono queste pene? Presto detto: «Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni». Ci rendiamo dunque facilmente conto della gravità della situazione e delle ripercussioni sul piano personale che ne potrebbero derivare per Sinatra e Ribaudo. Il falso contestato dalla Procura riguarda le due delibere del 30 aprile con le quali si decideva la chiusura immediata dell’Istituzione Servizi Sociali e la costituzione del CISSA. In tali delibere, infatti, si sostiene che il dirigente del Dipartimento comunale di riferimento, il dott. Vincenzo Scalici, avrebbe già fatto pervenire le proprie considerazioni (obbligatorie ma non vincolanti) sulla vicenda, quando invece materialmente esse sono state presentate il 2 e l’8 maggio, e per giunta contenevano una bocciatura da parte del funzionario, perplesso sull’opportunità di chiudere l’Istituzione prima che la costituzione del CISSA non fosse definitiva (una questione di metodo effettivamente molto contestata anche dalle sigle sindacali). A brevissimo si attende l’incontro tra Sinatra ed il Gip Giovanni De Marco, il magistrato che dovrà decidere delle sorti del Commissario. Si conosce già, comunque, la posizione assunta dal legale di Sinatra, l’avv. Giovambattista Freni, secondo il quale le due delibere non necessitavano «di alcun parere dirigenziale, essendo intervenuta una radicale modifica della legge 142 del ’90, che prevedeva appunto l’obbligatorietà del parere». Se l’esito dell’incontro dovesse essere negativo, per Sinatra si tratterebbe di dare un addio definitivo alla città di Messina e un benvenuto alle aule giudiziarie. Francesco Torre E ADESSO ARRIVA ANCHE IL COMMISSARIO DEL COMMISSARIO Messina. Benché maggiormente rilevante sul piano amministrativo e delle sanzioni, la richiesta di sospensione da parte della Procura non è l’unica tegola caduta in testa al Commissario Sinatra durante questo “lungo week-end di paura”. L’interrogazione presentata diverse settimane fa dai due deputati regionali Franco Rinaldi e Filippo Panarello sull’operato del Commissario, infatti, ha avuto il risultato sperato, la nomina cioè, da parte proprio dell’Assessorato regionale agli Enti Locali (quello cioè che aveva posto Sinatra al vertice provvisorio di Palazzo Zanca) di un ispettore, una persona cioè – citiamo il decreto regionale - con l’obbligo di «verificare la legittimità dell’azione amministrativa del commissario regionale». Il commissario del commissario sarà Girolamo Ganci, dirigente dell’ufficio ispettivo dell’assessorato regionale Enti Locali. La notizia, naturalmente, ha suscitato l’entusiasmo di Rinaldi e Panarello: «Fin dai giorni successivi al suo insediamento – ha dichiarato il primo – avevamo sollevato dubbi sull’imparzialità del suo operato». Francesco Torre June 10 Sindaco: in 6 per una poltronaSINDACO: IN 6 PER UNA POLTRONA Lotta tra i due ex amministratori, entrambi decaduti: “Franzantonio” Genovese e Peppino “auto blu” Buzzanca
Messina. 28 liste presentate, 1171 candidati all’appello soltanto per il consiglio comunale, oltre 3000 se consideriamo la contemporanea corsa ai consigli provinciale e di quartiere. Numeri da capogiro, che mostrano come alle prossime elezioni del 15 e 16 giugno ogni famiglia di Messina avrà il proprio candidato, se non più di uno. Chissà allora quante preghiere si leveranno la domenica del voto, da parte delle madri di famiglia, a favore del proprio candidato, figlio o nipote, con laurea o senza, giovane e meno giovane, “schettu” o “maritatu”, purché ottenga un risultato che induca il leader di partito o di lista ad ammetterlo nel club dei raccomandati politici, in modo da poter aspirare ad ottenere il tanto agognato lavoro, precario o fisso che sia. Ecco come si presenta la campagna elettorale per la nomina del sindaco della città dello Stretto. Promesse, strette di mano, caffé offerti al bar, aperitivi, cene, e tonnellate di “santini” da distribuire ad ogni occasione. Eccolo il mercato del lavoro a Messina, questo è il momento in cui si presentano i curricula, in cui i genitori si preoccupano del futuro dei figli, in cui nascono le cooperative e le società a responsabilità limitata, in cui si avviano progetti. E tutto questo per ottenere quel voto in più che potrebbe fare la differenza in uno scontro spietato, spesso fratricida. Molti si affacciano per la prima volta - alcuni timidi, altri sfrontati - ma naturalmente qui l’esperienza è un valore, e chi ha saputo fare clientela negli anni precedenti parte sicuramente avvantaggiato. Infatti, chi ritroviamo a contendersi la poltrona più importante? Due vecchie volpi, due ex sindaci decapitati, due volti della stessa medaglia: “Franzantonio” Genovese” (Pd + IdV) e Peppino “auto blu” Buzzanca (PdL + UdC + MpA). Il primo la propria candidatura l’aveva avanzata da sempre, da quando la sentenza del Cga l’aveva costretto ad abbandonare l’incarico per far posto al commissario. Genovese il proprio ruolo di leadership nel Pd l’ha conquistato a suon di voti, ponendosi sin da subito non tanto come segretario quanto padrone del partito. Ha piazzato i suoi uomini ai posti più importanti, ha indotto i colleghi più anziani al silenzio pagandoli con posti di sottogoverno. Dietro di lui c’è il vuoto, nessuno avrebbe potuto rimpiazzarlo e sperare di vincere, ma all’interno dei suoi cominciano a venir fuori i dissidenti, le voci fuori dal coro. Non ha mai nascosto il proprio conflitto di interessi (è socio del Gruppo Franza), ma questo non è mai stato un problema, nemmeno per gli ex Ds che dell’etica politica ne hanno sempre fatto un segnale distintivo. Buzzanca, invece, la propria candidatura l’ha dovuta conquistare col sudore della fronte, lottando contro amici e nemici. I dissidi interni con gli alleati (MpA su tutti) hanno comportato un forte ritardo nella campagna, ma le proprie 11 liste a sostegno (stesso numero per Genovese) è riuscito comunque a portarle a casa. Non è di Messina, e questo gli è stato fatto pesare in più di un’occasione, e nel curriculum ha una presidenza della Provincia e un processo – perso – per peculato, ma questo al contrario non gli è mai stato fatto pesare. Eccoli i due uomini che si contenderanno il ruolo di sindaco di Messina, le due fenici risorte dalle proprie ceneri per occuparsi del futuro della città. Un futuro che guarda al passato, come se fosse un valore. Tra tante preghiere di madri di famiglia, alziamone pure noi una al cielo: per Messina. Francesco Torre D’AMORE E GLI ALTRI, IN CERCA DI UN POSTO AL SOLE
Messina. Se Francantonio Genovese e Giuseppe Buzzanca sono i due candidati forti, è pur vero che il panorama politico cittadino per queste elezioni sta offrendo uno scenario variegato e molto articolato. Sono infatti in tutto sei i candidati a sindaco della città, ognuno con il proprio piccolo o grande sistema di voti e di potere. Dietro le due corazzate, il ruolo del terzo incomodo dovrebbe farlo proprio quel Fabio D’Amore che del precedente consiglio comunale era stato il Presidente, e che ora cerca la strada dell’autonomia con Risorgimento Messinese. Potrebbe essere la sorpresa delle elezioni, e risultare determinante in caso di ballottaggio. L’estrema sinistra, invece, ha avuto qualche problema ad esprimere un proprio candidato. Ci ha provato con Gianni Vattimo (che barzelletta!), e poi con Mantineo del Cesv, e alla fine ha ripiegato con Rosario Ansaldo Patti, 74 anni, non proprio nel segno del rinnovamento. L’outsider di turno, invece, sarà Saro Visicaro, con la lista Alternativa in movimento (verso dove, non è dato saperlo), mentre Forza Nuova ripresenterà, dopo la manciata di voti delle scorse amministrative, Filippo Clementi. Buon voto a tutti! Francesco Torre TUTTI GLI UOMINI DEL SINDACO: ASSESSORI ALLO SBARAGLIO Messina. Il semaforo è ancora rosso ma i motori sono accessi, i rombi udibili anche da lunga distanza. La corsa per Palazzo Zanca, certo, più che una gara di Formula 1 assomiglia ad una zuffa nel pollaio, ma i polli sono già tutti pronti a lottare per non farsi tirare il collo. In primis i candidati a sindaco, che dallo scontro potrebbero venir fuori “bolliti”, ma anche i predestinati ad un posto da assessore, molti di loro privi di un vero sostegno elettorale, e dunque prossimi all’abbandono della scena pubblica in caso di sconfitta del proprio leader. Ecco la squadra presentata da Francantonio Genovese. Cinque sono gli ex assessori riconfermati (Arturo Alonci, Angela Bottari, Liliana Modica, Pippo Molonia e Francesco Squadrito), ma non mancano le new entry, come la campionessa sportiva Silvia Bosurgi, il docente universitario Santi Fedele, Harald Bonura e Alberto Puliafito). Si punta sulla continuità, dunque, ma con qualche innesto. Otto, invece, i nomi avanzati da Peppino Buzzanca, tutti noti da tempo negli ambienti politici, segno che la sintesi all’interno della coalizione ha prodotto un’azione di spartizione: si va infatti da Elvira Amata, Pippo Isgrò, Pippo Rao e Igor Germanà in quota FI; Anna Retto e Pippo Previti per l’MpA; Franco Mondello per Udc e Pietro Currò per Pri. Nessuno di An, basta il sindaco! Idee chiare anche per Ansaldo Patti, che propone molti giovani (addirittura tre studenti universitari), come un nonno a cui piace stare con i nipotini, e per Fabio D’Amore, che tra l’altro è l’unico ad indicare un vicesindaco, Carmelo Briguglio. Francesco Torre SOLO SLOGAN E PROPAGANDA, POCHE LE RISPOSTE PER LE COSE CHE CONTANO Messina. I programmi, questi sconosciuti. I candidati a sindaco per la città dello Stretto, soprattutto quelli più quotati, sono coscienti che il voto d’opinione sia ormai un retaggio del passato, e dunque nei loro messaggi politici non puntano alle idee quanto alla mera propaganda. D’altra parte, sia Genovese che Buzzanca devono pur fare dimenticare ai messinesi di essere già stati in sella a Palazzo Zanca e di non aver esser stati capaci di intervenire sulle cose che contano. Trasformare l’Atm in Spa o rifondarla su nuove basi economiche? Chiudere Messinambiente ed avviare una politica di mercato per la raccolta dei rifiuti o no? Abbattere al più presto le baracche e cancellare una vergogna centenaria o mantenere lo stesso livello di degrado nelle periferie? Tutte domande a cui nessun candidato dà una risposta netta, trincerandosi negli slogan. Genovese, per esempio, fa il sindaco operaio (il copyright era di Berlusconi, però) e promette “Prima di tutto il lavoro”. Buzzanca aizza la folla con il miraggio del ponte. D’Amore, forse per coerenza con il cognome, gioca coi sentimenti e fa comparire un grande cuore accanto al proprio faccione. Che originalità! Francesco Torre In 4 per la poltrona di Presidente della ProvinciaIN 4 PER LA POLTRONA DI PRESIDENTE DELLA PROVINCIA Siracusano (Pd) tenta il colpaccio contro il decano Ricevuto (PdL)
Messina. Tutti ai nastri di partenza. Mancano ormai pochissimi giorni alla prossima tornata elettorale, e ormai non c’è più spazio per giochi politici, speculazioni, dissensi interni tra i partiti delle coalizioni. Le squadre sono pronte, le liste bloccate e i “santini” dei candidati svolazzano per tutta la città, trasportati dal caldo vento di scirocco. Diciamocela tutta, la battaglia più interessante sarà al Comune. Gli ex-sindaci (entrambi decaduti) Genovese e Buzzanca sanno di giocarsela ad armi pari, e probabilmente decisiva sarà la collocazione che prenderanno gli altri 4 candidati qualora si andasse al ballottaggio. Tutta un’altra storia alla Provincia, invece, dove il tentativo dell’imprenditore Paolo Siracusano (Pd + IdV), finora estraneo alla politica, di contrastare Nanni Ricevuto (PdL + Udc + MpA), ex senatore e viceministro, da decenni uno degli uomini politicamente più influenti della città, si presenta obiettivamente come un’impresa impossibile. Nella quale, a far da comprimari, ci saranno altri due candidati: l’architetto Santi La Rosa per Rifondazione e Comunisti italiani ed il ginecologo Giuseppe Scalisi per Forza Nuova. Eppure Paolo Siracusano ammicca ai messinesi dai suoi manifesti già da più di un mese, mostra un sorriso accattivante, slogan d’acchiappo, e fa l’occhiolino anche agli elettori di centro-destra, omettendo di inserire qualsiasi simbolo accanto al suo volto. Insomma, sembra crederci. D’altra parte, i numeri ce li ha. Alcuni decisamente positivi: appena 42 anni (ma ne dimostra di più) e 50 lavoratori alle proprie dipendenze nell’azienda di famiglia (la Siracusano Automobili Spa, concessionaria storica di Messina). Altri, invece, lasciano un po’ perplessi: solo 3 liste a sostegno (Pd, Popolari Riformisti Socialisti e IdV) e una dichiarazione dei redditi di 64 mila 307 euro (dati 2005, lasciamo ai lettori ogni giudizio di sorta). Nanni Ricevuto, al contrario, si presenta come un caterpillar con ben 11 liste a suo sostegno (Il centro con D’Alia, Destra Sicilia per la libertà, Casini Udc, PRI, Autonomisti MpA, MpA – alleati per il Sud, Forza Azzurri, PdL, Democratici Autonomisti, Gioventù della Libertà, Punto Freccia). 66 anni, prima elezione al consiglio comunale nel 1975, poi tanto PSI e prestigiosi incarichi regionali e nazionali, Ricevuto (267.200 euro dichiarati nel 2005) dovrebbe fare il pienone, ma non sarebbe una novità: Palazzo dei Leoni è tradizionalmente una roccaforte dei partiti di centro-destra. Una sola lista ciascuno, invece, per Santi La Rosa e Giuseppe Scalisi. Il primo correrà con Rifondazione – Partito Comunista, ma non nei collegi 1 e 2 (cioè nel capoluogo) dove le liste non sono state ammesse. Il secondo con Forza Nuova. Grandi problemi con la formazione delle liste, comunque, anche per Paolo Siracusano, che da un giorno all’altro ha visto scomparire la propria lista Siracusano Presidente con 45 candidati a sostegno. L’increscioso incidente ha causato un vero e proprio terremoto all’interno del Pd, conclusosi (per ora) con le dimissioni spontanee del coordinatore provinciale, Franco Rinaldi. Escluse dalla gara, infine, anche 4 liste che facevano capo a Ricevuto, che comunque la sua battaglia personale l’aveva già vinta con la propria candidatura ufficiale, per molto tempo messa in crisi dagli stessi alleati di ora, MpA in testa. ASSESSORI E PROGRAMMI: LE PROPOSTE DI SIRACUSANO E RICEVUTO Messina. Pronte le liste, pronti anche gli eventuali assessori. Paolo Siracusano ne ha designati 14: Vincenzo Amato, Titti Batolo, Narciso Carlo Stella, Luisa Ferlazzo, Massimo Finocchiaro, Felice Maria Genovese, Salvatore Geraci, Filippo Isaja, Calogera Anna Lutri, Vincenza Maccora, Vincenzo Marguglio, Giuseppe Puleo, Franz Riccobono, Vito Siracusa. Nove, invece, i nomi fatti da Nanni Ricevuto: tre gli assessori uscenti, Daniela Bruno; Giuseppe Laface, Salvatore Magazzù; poi, in ordine alfabetico, Pinella Aliberti, Rosario Catalfamo, Antonio D’Aquino, Renato Fighera, Giacomo Fusco e Renato Mangano. Per quanto riguarda i programmi, Ricevuto punta tutto sul ponte e sul rilancio del “marchio” Messina nel Mediterraneo. Siracusano, invece, da bravo manager, propone efficienza e sviluppo sostenibile. Entrambi sono favorevoli alla realizzazione di un nuovo aeroporto provinciale, che a questo punto dovrebbe vedere finalmente la luce nei prossimi anni. Francesco Torre Economia messinese in declino, i dati della camera di commercioECONOMIA MESSINESE IN DECLINO, I DATI DELLA CAMERA DI COMMERCIO Un coro unanime a favore del Ponte. Ma la stagnazione dell’economia non ha niente a che vedere con la costruzione dell’opera pubblica
Messina. Il bombardamento mediatico attorno alla costruzione del Ponte dello Stretto sembra riportare gli effetti desiderati. In città, infatti, si fanno sempre più numerosi i sostenitori dell’opera pubblica, i profeti del cambiamento, le menti asservite alla convinzione che il futuro di Messina sia legato indissolubilmente alla costruzione del Ponte e che, se esso non dovesse vedere la luce in tempi brevi, l’unica prospettiva possibile per gli abitanti della città dello Stretto sarà il suicidio collettivo. Tra di essi, tutti i partecipanti alla “Sesta giornata dell’economia”, iniziativa promossa dalla Camera di Commercio di Messina per fare il punto della situazione sulle potenzialità ma soprattutto sulle carenze del nostro territorio. Carenze che, oggettivamente, poco o nulla hanno a che fare con il cantiere del Ponte. Iniziamo allora a dare qualche numero. Il prodotto interno lordo pro-capite, per esempio, il misuratore effettivo della ricchezza sociale del territorio, secondo i dati della Camera di Commercio di Messina è di 1% al di sopra della media regionale (+5,7%), ma ben 30% al di sotto del livello nazionale. Colpa del Ponte? La nascita di nuove imprese, inoltre, si attesta intorno allo 0,1%, cioè è praticamente nulla, con picchi bassissimi in alcuni comuni dell’entroterra (Roccavaldina registra un meno 6,7%). Anche questa è colpa del Ponte? Se allarghiamo poi il discorso a ciò che è stato affermato dai relatori, tra i quali vi era anche Paola Valenti, Presidente del Consorzio Autostrade Siciliane, scopriamo che sono stati dispersi milioni e milioni di euro di finanziamenti concessi dalla Comunità Europea nell’ambito dell’agenda 2000-2006 per migliorare le infrastrutture dell’isola e della provincia messinese. Vogliamo dire che anche questa è una responsabilità della mancata realizzazione del Ponte? Diciamolo, crediamoci, facciamo pure del Ponte il nostro Vitello d’Oro. E trinceriamoci dietro quest’alibi per evitare di dire che l’attuale classe politica ha fallito su tutti i fronti, che la stagnazione economica, sociale e culturale che attanaglia la città ha delle responsabilità dirette, è riconducibile a nomi e cognomi (e sigle di gruppi societari) a tutti noti. Il Presidente della Camera di Commercio Vincenzo Musmeci, nel proprio intervento, ha più volte sottolineato l’urgenza di nuove infrastrutture. Come obiettare ad un dato così evidente? Ma, allo stesso modo, come collegare, come fa Musmeci con un discutibile sillogismo, tale esigenza necessariamente con la costruzione del Ponte? Come se il cantiere degli svincoli di Giostra e Annunziata, aperto da oltre 10 anni e ancora in alto mare, possa d’un tratto trovare esito positivo non appena verrà posta la prima pietra del Ponte. Come se il fatto che le Ferrovie dello Stato mantengano una rete infrastrutturale di fatto uguale a quella di fine ‘800 non possa risolversi con buon senso senza mettere in mezzo un’opera pubblica ancora dalla dubbia utilità (e sulla cui sicurezza i pareri negativi sono molteplici). Eppure alla Sesta giornata dell’economia il coro era unanime, come il belare delle pecore quando sentono di essere vicine all’erba da brucare. Saremo tutti vittime del pensiero unico? 20 MILIARDI PER LE INFRASTRUTTURE DALLA COMUNITA’ EUROPEA Messina. Alla sesta giornata dell’economia, a coadiuvare il Presidente della Camera di Commercio messinese Vincenzo Musmeci vi erano, come in parte già ricordato, Paola Valenti, Presidente del Consorzio Autostrade Siciliane, Dario Lo Bosco, Presidente Autorità Portuale, Giuseppe Vermiglio, docente di diritto di navigazione alla Facoltà di Legge dell’Università di Messina. Tutti a commentare i penosi dati dell’economia messinese. E a offrire soluzioni, che comunque vengono ricondotte principalmente alla costruzione di 3 grandi infrastrutture: l’Aeroporto del Mela, strade di collegamento tra la fascia jonica e quella tirrenica, il Ponte sullo Stretto, quest’ultimo giudicato da Musmeci «l’elemento essenziale per il rilancio di Messina». Tra i vari interventi, si segnala quello di Paola Valenti, che ha annunciato la disponibilità di un’incredibile mole di risorse, 20 miliardi di euro, che la Comunità Europea avrebbe destinato al nostro territorio per le infrastrutture nel periodo 2007-2013. Francesco Torre Messina, la città delle opere pubbliche incompiuteMESSINA, LA CITTA’ DELLE OPERE PUBBLICHE INCOMPIUTE Si pensa alla costruzione del Ponte quando non si è riusciti a costruire un Palacultura in 35 anni, un Museo in 27, svincoli autostradali in 11.
Messina. Con la vittoria di Berlusconi e Lombardo alle ultime elezioni era inevitabile che riapparisse lo spettro del Ponte. Ce lo aspettavamo, la propaganda ha bisogno dei suoi miti, e poi gli interessi economici in gioco sono notevoli. La vera notizia, però, è un’altra. Presunta panacea di tutti i mali siciliani, sogno irrealizzabile di ingegneri e architetti, opera strategica per il traffico delle merci nel Mediterraneo, il Ponte di Messina rischia di non essere più materia di scontro politico tra le parti in lotta alle prossime amministrative di metà giugno. Sì, perché anche “Franzantonio” Genovese, presentando il suo programma alla stampa, sulla questione ha fatto dietrofront e si è schierato a favore, mentre l’altro ex in lizza per il posto da sindaco, Peppino “auto blu” Buzzanca, del Ponte era stato un fan della prima ora. Tutti d’accordo, dunque, sulla necessità di costruire l’ottava meraviglia del mondo, tranne la Comunità Europea, che sull’opera ha avuto sempre delle pesanti riserve, e ovviamente una grossissima fetta di cittadinanza, divisa tra chi pone un no ideologico alla costruzione, e chi invece per esperienza pensa che un cantiere di quelle dimensioni possa bloccare la città per i prossimi 100 anni. E non è forse un pensiero legittimo? Progettare senza realizzare, aprire cantieri eterni che col tempo si mimetizzano col paesaggio, inaugurare opere pubbliche in itinere che non verranno mai terminate, lasciare morire strutture di rilevanza strategica su cui negli anni sono state spese – anzi sprecate – risorse economiche incalcolabili, a Messina infatti è stato sempre normale. E’ il fenomeno delle cosiddette “incompiute”, quelle opere cioè che da 10, 20, 30 anni e anche più fanno bella mostra di sé in città, generando indignazione e senso di frustrazione nell’opinione pubblica, qui dove il fenomeno dell’antipolitica non nasce adesso, non è figlio delle inchieste del Corriere della Sera o dei “Vaffanculo” di Beppe Grillo, ma ha radici più lontane, che risalgono ad una sfiducia atavica nei confronti di una classe politica locale che è senza ombra di dubbio la peggiore a livello nazionale, quanto è vero che Messina – come dimostrano tutte le classifiche – è l’ultima città d’Italia. Un problema, questo delle “incompiute”, che ogni nuova amministrazione eredita dalla precedente, e che anche il Commissario Straordinario Gaspare Sinatra ha vissuto senza troppi patemi d’animo, nonostante le aspettative di chi credeva che solo un politico esterno al locale guazzabuglio potesse garantire un segno di discontinuità col passato. Le “incompiute”, invece, sono rimaste ancora lì. Gli esempi più eclatanti? PALACULTURA. Viene considerata la regina delle incompiute, se non altro per questioni di anzianità: 35 anni per costruire un’opera pubblica è in effetti un record di tutto rispetto. Negli ultimi periodi il cantiere ha subito un’accelerata evidente, e adesso la struttura si presenta ai nostri occhi quasi completa, in tutta la sua indicibile bruttezza. La scadenza dell’ultimo appalto era settembre 2007, ma difficilmente entro l’anno vedrà la luce. NUOVO MUSEO. Per quest’opera le competenze – e le colpe – sono da dividere tra Comune e Regione. A Messina la cultura non è mai stata una priorità, lo sappiamo, ma 27 anni per realizzare un museo sono davvero troppi. Lavori iniziati nel 1980, 30 miliardi delle vecchie lire già spesi e struttura esterna praticamente completata. Si aspetta, però, un altro milione di euro per la manutenzione interna, e i già citati adeguamenti. Inaugurazione prevista per la fine dell’anno, ma sono in pochi a crederci. SVINCOLI AUTOSTRADALI DI GIOSTRA E ANNUNZIATA. Qui la prima pietra venne posta nel 1997 ma ancora sul versante Giostra sono da costruire 14 viadotti, mentre su quello dell’Annunziata la ditta vincitrice dell’appalto ha abbandonato il cantiere quando era arrivata a coprire il 96% dei lavori. I soldi ci sono, ma gli appalti sono sempre andati a finire male. E adesso anche l’Avvocatura di Stato ha da ridire sull’ultima variante in corso d’opera. Se queste sono le premesse, la costruzione del Ponte sullo Stretto ci pare realmente una chimera, uno slogan ripetuto da decenni, un mantra per ipnotizzare gli elettori ed ottenere il consenso. Ma se davvero si dovesse porre la prima pietra? Se davvero il cantiere, anzi i cantieri venissero aperti? Ci troveremmo d’un tratto dentro il peggiore degli incubi, e senza la benché minima possibilità di svegliarci almeno per i prossimi 100 anni. Dunque, prepariamoci al peggio. UN INFERNO PER CHI CI VIVE, UN PARADISO PER I COSTRUTTORI Messina. Palacultura, Nuovo Museo e Svincoli autostradali. Ecco le tre incompiute per eccellenza, i tre più evidenti monumenti all’incapacità e al malaffare della nostra città. Inutile dire, però, come accanto a queste opere tantissime altre ve ne siano in attesa di venire completate, inaugurate, di entrare finalmente in funzione. Alcune da tanti, altre da pochi anni, ma tutte vittime della stessa incuria, dello stesso disinteresse da parte della politica, e spessi di enormi speculazioni da parte delle ditte appaltanti. ISTITUTO MARINO. Storico tempio della solidarietà a Messina, donato al Comune dalla famiglia Bosurgi con il vincolo di utilizzo a scopi socio-assistenziali. I progetti di ristrutturazione risalgono a oltre 15 anni fa, gli appalti al 2004 e al 2006. Naturalmente non portati a termine. E l’unica struttura fruibile del complesso è stata concessa in uso alla Polizia Municipale. Il Commissario Sinatra ha promesso 18 milioni di euro come proprio omaggio d’addio, e la costruzione della “Città del Bambino”. Ma chi ci crede? CAPOLINEA SUD DEL TRAM. E’ tra le incompiute più recenti, ma si contraddistingue per il rapporto “quantità dei lavori – tempo impiegato”: 24 mesi per 200 metri di binari! Con questi numeri si configura come l’emblema dell’incapacità operativa della politica locale. Appalto nel 2003, ultima proroga con scadenza ottobre 2007. E’ praticamente finito, ma si attende in eterno per il collaudo. SCALA MOBILE DI VIA PECULIO FRUMENTARIO. E’ costata 524 mila euro e dopo 5 anni dall’apertura del cantiere non è stata ancora inaugurata. Servono altri soldi per il collaudo, e alcune attrezzature hanno già bisogno di manutenzione. PARCO DEL RINGO. Sarebbero dovuti bastare 6 mesi a partire da novembre 2007 per la realizzazione di questo parco urbano a pochi metri dalla spiaggia del Ringo. I lavori, però, sono ancora in alto mare per via della mancata rimozione di piccole imbarcazioni e attività commerciali abusive. Richiesta e ottenuta una proroga, ma è difficile pensare che prima dell’estate il parco possa essere fruibile. Se alle suddette opere aggiungiamo anche la vergogna del mancato risanamento, a cento anni dal terribile terremoto del 1908, con ancora oltre 3000 famiglie che vivono nelle baracche, ci rendiamo conto di come Messina si presenti davvero come un inferno per chi ci vive, e al contrario un paradiso per i costruttori, i progettisti esterni e tutti coloro che vengono da fuori a lavorarci, a specularci. Per non citare il capitolo “appalti”, sulla cui gestione Palazzo Zanca ha di certo la propria responsabilità. Ma che dire? Siamo un popolo di fatalisti. Ci accontentiamo di credere che prima o poi le grandi opere si faranno, anche il Ponte. E gioiamo per i nostri nipoti che (forse) riusciranno a vederle. Francesco Torre June 09 Risanamento: al via 4 nuovi progettiRISANAMENTO: AL VIA 4 NUOVI PROGETTI Presentati dallo IACP e approvati dal Comune, riguardano il Volano, Bisconte, Santa Lucia sopra Contesse e Fondo Fucile
Messina. Finirà mai l’opera di risanamento nella città dello Stretto? Le baracche pre-terremoto, salite alla ribalta nazionale grazie al reportage del Corriere della Sera; Le abitazioni alluvionate della Zona Sud, per i quali da un anno si attendono i fondi per il piano d’emergenza; i quartieri dormitorio, organizzati come labirinti, a uso e consumo della criminalità organizzata, dove ogni tentativo di sana socializzazione viene subito represso. Sono tante, troppe e della massima urgenza le questioni sul tappeto alle quali il prossimo sindaco, come i precedenti, sarà tenuto a dare delle risposte concrete, ma intanto, nell’attesa della prossima tornata elettorale, è il Commissario Gaspare Sinatra a tentare di dare un’accelerata al cronoprogramma sul risanamento approvato da Palazzo Zanca nel 2006 e mai rispettato nella sua tempistica. Quattro progetti, tre dei quali di riqualificazione urbana, sono infatti pronti e aspettano solo di essere finanziati. Presentati nel corso di una conferenza stampa presso la sede dello IACP, interessano alcune zone che da anni sono simbolo dell’immobile degrado cittadino. VOLANO. Cuore del quartiere Giostra, è il fortino di una delle più importanti famiglie della criminalità organizzata messinese. Qui le baracche sono presenti da decenni, come un po’ per tutto il quartiere, ma il progetto previsto dallo IACP riguarda la realizzazione di un parco urbano, con verde pubblico, aiuole, panchine, tutto intorno alla Villa De Gregorio, la settecentesca e lussuosissima abitazione sorta accanto alla Magnolia secolare. Il tutto per un importo di un milione e 400 mila euro. BISCONTE. Un’altra area di grande disagio sociale. Qui campeggiano asettici casermoni ma l’emergenza casa si fa ancora sentire. Anche in questo caso, però, l’intervento previsto dallo IACP non riguarda la costruzione di alloggi pubblici quanto la realizzazione di un’area a verde, per favorire la socializzazione e allontanare i ragazzi della strada. Il valore dell’intervento in questione è di un milione e 700 mila euro. SANTA LUCIA SOPRA CONTESSE. Insieme con il suddetto quartiere Giostra, è il fulcro delle attività della malavita locale. Qui, per dare un’alternativa ai ragazzi, il cronoprogramma aveva previsto un progetto per la costruzione di un centro socio pastorale, con tanto di auditorium, centri di ascolto, parcheggi, campi da bocce e calcetto, per un totale di 3 milioni e 700 mila euro. FONDO DE PASQUALE. L’altra faccia del quartiere Giostra, peraltro impietosamente fotografata dai reporter del Corriere della Sera. Gli abitanti della zona attendono un alloggio da decine d’anni, e pare che la situazione finalmente si stia sbloccando. L’assegnazione degli alloggi ormai terminati sul Violone principale pare potrà consentire di abbattere decine di vecchie baracche. Sessanta nuovi alloggi sono in arrivo in questa nuova tornata di finanziamenti. Finanziamenti che, per ora, sono solo sulla carta, in attesa del pronunciamento della Regione Siciliana. Ma i fondi per il risanamento dovrebbero essere garantiti prima di ogni cosa, perché certe condizioni di vita non devono più passare inosservate ma considerata una volta per tutte umanamente inaccettabili. ORA SINATRA TROVI I SOLDI A PALERMO Messina. Adesso tocca al Commissario Straordinario Gaspare Sinatra. A lui, ormai al capolinea della sua avventura in riva allo Stretto, contrassegnata da una continua litigiosità con la precedente amministrazione e da una volontà assoluta di occupare tramite i suoi uomini tutte le poltrone possibili e disponibili di Palazzo Zanca, spetta il compito di andare a Palermo e riportare i soldi della legge 10 del 1990, cioè i fondi per il risanamento. Non sarà un’impresa impossibile, dato che quelle risorse sono praticamente vincolate, ma l’esperienza degli anni passati, con i pellegrinaggi dei vari sindaci e assessori locali, spesso inutili, ci obbliga a stare cauti. L’appartenenza allo stesso gruppo politico del Presidente, comunque, dovrebbe permettere a Sinatra di avere accesso quasi immediato alle somme. Con questi interventi, il cronoprogramma approvato nel 2006 si vedrebbe realizzato per l’80% di quanto previsto. Francesco Torre June 02 SINATRA PROMETTE 18 MILIONI DI EURO PER L'ISTITUTO MARINOSINATRA PROMETTE 18 MILIONI DI EURO PER L’ISTITUTO MARINO Il cantiere, però, rimane bloccato e sprofonda nel degrado.
Messina. Ancora Istituto Marino. Ancora le solite promesse. Dopo l’apertura, nel gennaio scorso, di un tavolo di confronto tra il Comune (rappresentato dal dirigente dei programmi complessi, l’ing. Giovanni Caminiti e altri tecnici) e l’ormai soppressa Istituzione per i Servizi Sociali, per una prima disanima delle possibili destinazioni di alcuni padiglioni del megacomplesso di Mortelle, attualmente presidiato da un distaccamento della Polizia Municipale, delle buone intenzioni del Commissario Straordinario a favore di quello che abbiamo definito più volte il “Tempio della solidarietà” di Messina non si erano avute più tracce. Eppure, stando a quello che oggi comunicano Sinatra e il suo braccio destro, il dott. Salvatore Vernaci, si stava continuando a lavorare nell’ombra. Sarebbero infatti stati trovati, non si sa come, nell’asfittico bilancio del Comune le somme necessarie al completamento della ristrutturazione: 18 milioni di euro, tra cui 9 per gli immobili e 9 per la gestione dei primi 3 anni. Si aspetta ancora, comunque, l’ufficializzazione dello studio di fattibilità, al momento al vaglio del Dipartimento Programmi Complessi. Non c’è molta coerenza nella gestione finanziaria di Palazzo Zanca degli ultimi mesi: un giorno Sinatra annuncia il dissesto finanziario, si rifiuta di pagare i lavoratori di Messinambiente e Atm dando il via a tutta una serie di scioperi, e il giorno dopo concede su 2 piedi 18 milioni di euro per un’opera pubblica ferma dall’anno scorso. Probabilmente sono gli ultimi fuochi, le battute finali di un Commissario che, in fondo, non ha saputo lasciare il proprio segno nella città e adesso vuole lasciare un buon ricordo, almeno tramite promesse impossibili da realizzare. Eppure, se questo finanziamento dovesse rivelarsi cosa concreta, il proprio spazio di gloria Sinatra lo meriterebbe davvero. Ricordiamo, infatti, che quella che dal Commissario stesso è stata definita la “Casa del bambino” è un’opera di importanza fondamentale per le fasce più deboli della popolazione, ed è stata lasciata nel degrado da ormai troppo tempo. Le attuali condizioni del cantiere, infatti, non sono molto differenti da quelle che avevamo fotografato, e denunciato, alla fine della scorsa estate (“Istituto Marino, indifferenza e ritardi per la solidarietà”, QdS del 25 settembre 2007): alcuni padiglioni versano infatti ancora in condizioni di assoluto degrado, sommersi da rifiuti, vecchie suppellettili e calcinacci. E pensare che l’Istituto – o almeno una parte di esso - avrebbe potuto essere inaugurato già da mesi se solo l’ex amministrazione Genovese (le cui responsabilità sono dirette) avesse concesso un finanziamento di 250 mila euro, anzi 100 mila dato che la Regione aveva autorizzato Palazzo Zanca ad utilizzare i ribassi d’asta dell’appalto per il padiglione centrale. Tali infatti risultano le somme necessarie al completamento della ristrutturazione dell’Istituto,un surplus di denaro dovuto a una variante in corso d’opera generata da un errore di progettazione. Quei 100 mila euro, però, gli uomini di Franzantonio non sono mai stati in grado di trovarli, e adesso invece spuntano fuori addirittura 18 milioni di euro. E l’obbiettivo, ambiziosissimo, di aprire i battenti già a partire da quest’estate. IL TEMPIO DELLA SOLIDARIETA’ DELLA FAMIGLIA BOSURGI
Messina. L’Istituto Marino di Mortelle è stato fondato nel 1928 dalla famiglia Bosurgi, a quel tempo sicuramente la più ricca di Messina (proprietaria dell’industria Sanderson & Son e dell’Isola Bella di Taormina) al fine di ospitare i bambini più sfortunati in un ambiente sano e confortevole, a pochi passi dal mare. Una vera e propria cittadella di circa 20.000 metri quadri, in cui trovavano posto 8 edifici tra cui una Chiesa, dedicata sostanzialmente alla cura e al sostegno delle fasce più deboli della società. Gestito per quasi 70 anni dall’Opera Pia Adriana Bosurgi Caneva, l’Istituto nel 1994 fu donato al Comune di Messina con l’obbligo di mantenere la destinazione d’uso a fini assistenziali. Considerato lo stato di abbandono e di degrado del complesso, il Comune di Messina programmò (e appaltò nel 2004 e 2005) un intervento globale di ristrutturazione per provvedere al risanamento delle fabbriche, al risanamento degli organismi ed alla loro destinazione a servizi socio-assistenziali, con la creazione di un Centro Polifunzionale. Intervento, però, a oggi mai ultimato. Francesco Torre QUEL CONTINUO SPRECO DI DENARO PER LE SEDI IN AFFITTO DEI QUARTIERIQUARTIERI, CONTINUA LO SPRECO DI DENARO PUBBLICO Sinatra scrive comunicati stampa ma la situazione non cambia. Schiera: «bisogna aspettare la scadenza naturale dei contratti»
Messina. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Il Commissario straordinario del Comune Gaspare Sinatra questo lo sa bene, e poiché in questi mesi non è stato in grado (ammesso che l’abbia voluto) di attivare concrete procedure per il risparmio – il suo principale obiettivo, ricordiamo tutti le sue prime esternazioni – per lavarsi la coscienza ha deciso bene di rifugiarsi in proclami e comunicati stampa. Come quello emanato i giorni scorsi sul tema delle sedi dei quartieri. L’incredibile spreco di soldi che interessa gli affitti delle sedi delle 6 circoscrizioni (solo 50mila euro all’anno per i 3 locali del 3° Quartiere), quando sono tanti gli immobili di proprietà del Comune non utilizzati o parzialmente utilizzati, noi del QdS l’avevamo denunciato già nel febbraio scorso, e già allora Sinatra aveva giudicato la faccenda intollerabile e intimato gli uffici preposti ad attivarsi per risolverla. Da allora sulla questione, però, era calato un colpevole silenzio, turbato solo qualche giorno fa da un comunicato stampa del Comune: «Il Commissario regionale, Gaspare Sinatra, dopo una prima nota del febbraio scorso con la quale chiedeva la disattivazione dei locali, costituenti fitti passivi per il Comune, allocati nei quartieri, nei quali sono stati soppressi i Consigli Circoscrizionali, ha ribadito ancora una volta che “il mantenimento in attività di quei locali o il mancato preavviso di formale disdetta, e del personale comunale in servizio, non regolamentato, né giustificato, costituisce danno erariale per l'Ente”». Più o meno, dunque, le stesse parole che aveva pronunciato oltre due mesi prima. Come un disco rotto, come un trombone con un solo tasto, Sinatra continua dunque a ripetere lo stesso slogan, cosciente che alle parole non seguiranno mai dei fatti concreti. Come facciamo ad esserne così sicuri? Perché abbiamo chiesto lumi all’ufficio preposto, il Dipartimento Patrimonio e Demanio del Comune di Messina, diretto dall’arch. Schiera. «Il tavolo è stato avviato», ci rassicura l’architetto, che però poi aggiunge «ma dobbiamo aspettare le naturali scadenze dei contratti. Certo, noi chiederemo la rescissione anticipata, che dovrebbe essere comunicata un anno prima, ma non è detto che il proprietario dell’immobile ce la conceda». Non sentite anche voi che c’è una contraddizione in quello che afferma Schiera? La rescissione si deve comunicare un anno prima, dice infatti l’architetto, ma il locatario può anche rifiutarla. E allora la scadenza di un anno che c’è a fare? Quando rivolgiamo i nostri legittimi dubbi al direttore del Dipartimento Patrimonio, la risposta viene rettificata: «Sono contratti che non si possono rescindere». Posto che si tratta della prima volta che sentiamo di un contratto di affitto che non si può rescindere entro un certo termine, ciò significa che prima della naturale scadenza dei contratti ogni iniziativa per trasferire le sedi dei quartieri nei locali comunali risulta vana. Per quanto riguarda il 3° Quartiere, per esempio, bisognerà aspettare il 2010, e così per molti altri, dato i contratti in questione hanno una durata media di 6 anni. Sinatra, però, continua a blaterare inutilmente come fosse a Speaker’s Corner, come se non avesse la reale possibilità di intervenire nella vicenda. Tra qualche mese, lui per i messinesi sarà solo un ricordo, ma le sedi dei quartiere continueranno ad essere profumatamente pagate con i soldi pubblici. PISTORINO: «IN VIA BONINO LOCALI INUTILIZZATI»
Messina. «Mentre il Commissario del Comune Gaspare Sinatra si preoccupa di diramare note stampa, la situazione nelle sedi dei Quartieri è rimasta tale e quale a quella da me denunciata nell’interrogazione del 23.02.08». Arriva presto la replica del consigliere della terza circoscrizione Enrico Pistorino, da mesi in prima linea sul risparmio per le sedi di quartiere, alle parole del Commissario Straordinario. «Al 3° quartiere – continua Pistorino – aspettiamo il trasferimento della sede nei locali di proprietà comunale siti in Via Bonino (ex assessorato alla viabilità), che restano inutilizzati e vuoti mentre si continuano a pagare i fitti per altre strutture. La sede comunale di Via Bonino», spiega infatti il consigliere, «potrebbe garantire un notevole risparmio economico, ma anche fornire quei locali e quelle strutture per poter insediare la Circoscrizione e svolgere quelle funzioni che il Regolamento le assegna. Non ci spieghiamo – conclude Pistorino – per quale motivo il Commissario si limiti agli annunci alla stampa e non proceda con fatti concreti». Francesco Torre NUOVA RIPERIMETRAZIONE PER LE ZPS - IL TAR ACCOGLIE IL RICORSO DEL COMUNEZPS: ADESSO LA NUOVA RIPERIMETRAZIONE Il Tar di Catania accetta il ricorso del Comune e sospende il decreto Interlandi
Messina. 1-1 e palla al centro. La sfida tra la Regione Siciliana ed il Comune peloritano sulle Zone a Protezione Speciale, aree protette dalla direttiva comunitaria “Uccelli” continua senza esclusione di colpi. E se proprio qualche mese fa l’assessore Rossana Interlandi aveva lanciato l’affondo con la pubblicazione del decreto che – di fatto – metteva sotto scacco l’intero territorio messinese, costringendo tutti i cittadini locali, anche solo per una piccola variante al prospetto di casa, a richiedere la Valutazione d’incidenza ambientale, oggi è Palazzo Zanca a replicare e pareggiare i conti, grazie alla recente sentenza del Tar di Catania. L’ex assessore all’Urbanistica della giunta Genovese Antonio Catalioto, più di un anno fa investito dal ciclone Zps (che nessuno poteva immaginare così devastante), nel febbraio scorso l’aveva minacciato: «Chiederemo la sospensiva del decreto Interlandi, perché c’è il fumus e pure il danno, dal momento che le azioni risarcitorie saranno rivolte al comune. E poi chiederemo anche la verifica dei siti sottoposti a vincolo». E la minaccia è diventata una realtà nel momento in cui gli avvocati Aldo Tigano, Giovanni Arena e Giovanni Giacoppo il ricorso al Tar di Catania per conto di Palazzo Zanca l’hanno presentato veramente. Ed è stato accolto. La prima sezione del tribunale amministrativo di Catania, presieduta da Vincenzo Zingales, ha infatti sospeso le “Disposizioni in materia di valutazione di incidenza attuative dell'articolo 1 della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13” emanate dalla Regione Siciliana, riconsegnando la competenza sulla gestione delle Zps peloritane al Comune. Non solo. Il Tar ha anche disposto la riperimetrazione dell’intera area messinese, che la Regione adesso è tenuta ad effettuare obbligatoriamente entro il termine perentorio di 75 giorni dalla data di emissione del decreto (21 febbraio), dunque entro qualche settimana. Un successo su tutta la linea, quindi, per i legali del Comune, dato che riperimetrare le Zone a Protezione Speciale messinese era stata sin dal primo minuto la principale richiesta di Catalioto e dell’ex sindaco Genovese. 1-1 e palla al centro, quindi. Perché di certo la partita non finisce qui. Innanzitutto, infatti, si dovrà vedere se i tempi tecnici per la nomina di un nuovo assessore regionale al Territorio e all’Ambiente e l’eventuale effettiva riperimetrazione combaceranno con quelli previsti dal Tar. Se così non fosse, si dovrebbe procedere alla nomina di un commissario ad acta con il compito esclusivo di dirimere la questione. Questione che, però, risulta molto più complicata del previsto in quanto l’originale perimetrazione delle Zone a Protezione Speciale era stata realizzata da organismi tecnici autorizzati dall’Unione Europea, e nella direttiva comunitaria “Uccelli” (79/409/CEE, integrata nell’ordinamento nazionale con le legge 394/91) non è assolutamente previsto che un organismo periferico possa rimettere le mani su quanto già realizzato conformemente ai parametri europei. Adesso la parola spetta al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Per sapere se e come andrà a finire la partita. SINATRA: «LA QUESTIONE ERA INACCETTABILE»
Messina. Anche il commissario straordinario Gaspare Sinatra si è mostrato decisamente soddisfatto per la sentenza del Tar di Catania: «La questione era in sé inaccettabile. Avevo preannunciato che ci saremmo mossi e oggi mi sembra davvero si possa dire che il dato paradossale che la città aveva dovuto subire sarà ricondotto nei termini auspicati da un generale buonsenso», ha affermato infatti Sinatra il giorno dopo la pubblicazione delle decisioni del Tribunale Amministrativo. Festa grande anche per i costruttori locali, che tornano così a sognare di poter cementificare il 100% del territorio messinese senza che nessuna istituzione possa mettere dei vincoli alcuni al loro strapotere. A frenare gli entusiasmi, almeno temporaneamente, è però proprio uno degli avvocati protagonisti del successo legale del Comune, il prof. Aldo Tigano, che invita tutti a continuare a rispettare gli attuali vincoli imposti per le Zone a Protezione Speciale, in attesa di una decisione definitiva. Francesco Torre COME TI SPENDO 75 MILA EURO L'ANNO PER RICEVERE 2 TELEFONATE AL GIORNOTOURIST OFFICE COMUNALE: OLTRE 75 MILA EURO L’ANNO PER 2 TELEFONATE AL GIORNO 5 dipendenti in un ufficio quasi sempre deserto. Ognuno di loro riceve una telefonata ogni 3 giorni.
Messina. Quando ci rechiamo all’Ufficio Informazioni Turistiche del Comune non è una giornata qualsiasi, ma il mercoledì che precede il lungo ponte del primo maggio. E’ per questo che rimaniamo francamente sconcertati quando, entrando negli uffici adiacenti la Stazione Centrale di Messina, notiamo che ad occupare i locali ci sono soltanto i 5 dipendenti, senza nemmeno l’ombra di un turista, nemmeno all’orizzonte. Eppure la giornata è splendida, le previsioni per le giornate di festa ottime, il viavai alla stazione un po’ più frizzante del solito (non ci vuole poi molto, nei giorni feriali qui è un mortorio). Ci chiediamo: cosa fanno tutto l’anno 5 dipendenti comunali, quando nemmeno nei giorni più caldi dell’anno, dal punto di vista turistico, non si registrano presenze? Se il servizio fosse stato curato da un privato avrebbe già dichiarato bancarotta da un pezzo, questo è chiaro. E dunque, quanto costa al Comune mantenere in piedi questo ufficio? E con quali risultati? Nonostante ciò che constatiamo di persona, a Palazzo Zanca sembrano molto contenti dell’affluenza registrata dall’Ufficio Informazioni Turistiche, tanto che ogni trimestre solerti pubblicano un comunicato stampa in cui segnalano tutti i dati relativi alle presenze. Così apprendiamo che nei primi 3 mesi del 2008 l’ufficio è stato visitato da 527 turisti italiani e 450 stranieri, e che sono stati, citiamo dal comunicato, «sempre numerosi i collegamenti telefonici, che sono risultati di 159 contatti informativi». Ora, o noi non siamo in grado di fare dei conti elementari, o davvero c’è poco da essere soddisfatti. Perché, a ben vedere, per quanto riguarda le visite dirette all’ufficio, esse si attestano intorno alle 11 al giorno, mentre le telefonate sono addirittura meno di 2 al giorno. E considerando che all’interno dell’ufficio lavorano 5 dipendenti, bisogna credere che ognuno di loro in media risponda al telefono una volta ogni 3 giorni, ovvero 2 volte a settimana, ovvero 100 volte circa in un anno. Un lavoro impegnativo, non c’è che dire, rispondere a 100 telefonate in un anno sfiancherebbe chiunque. Provate a chiederlo ai lavoratori dei call center, che le 100 telefonate le fanno in un giorno e vengono pagati, quando va bene, 600/800 euro al mese. A proposito, quanto costa al Comune questo imponente servizio di promozione turistica? Stando alle tabelle comunicateci qualche mese fa dalla Ragioneria del Comune di Messina, volendo valutare al compenso minimo lo stipendio dei 5 dipendenti (Tipo contratto AA, ex III livello, posizione economica A1, remunerazione da 1270,73 euro al mese), solo per i 5 dipendenti Palazzo Zanca sborsa al minimo 76.243,80 euro, al netto ovviamente di tredicesima e premi vari. Insomma, più di 75000 euro per rispondere a 2 telefonate al giorno. Sia ben chiaro, la nostra intenzione non è certo buttare la croce addosso ai dipendenti, che nel frattempo saranno di certo diventati esperti di sudoku, parole crociate o altri passatempi, ma questo è uno spreco di denaro pubblico bello e buono. Cosa ne pensa Sinatra, il quale all’inizio del suo incarico si è presentato come l’uomo del risparmio e ha poi finito per lottizzare tutto il palazzo? Nemmeno lui, ci giuriamo, quando è arrivato a Messina ha preso informazioni al Tourist Office del Comune. LE RICHIESTE PIU’ FREQUENTI? I SERVIZI CHE MANCANO: MEZZI PUBBLICI, ITINERARI E MUSEI
Messina. Che il turismo a Messina non riesca a decollare è un dato inconfutabile. Eppure, passeggiando nei pressi della stazione centrale, sembrerebbe il contrario. A pochi passi dall’Ufficio Informazioni Turistiche del Comune, infatti, ecco spuntare anche quello di competenza provinciale, anch’esso vuoto nel momento del nostro sopralluogo. Che concorrenza, se ci fossero i turisti! Eppure a Messina i turisti ci sono, e pure tanti: sono i croceristi, che a frotte giungono in riva allo stretto a bordo di straordinarie navi superlusso. Di queste migliaia di turisti, però, come abbiamo detto solo 450 in 3 mesi vengono intercettati dal Tourist Office del Comune, un numero minimo. Le domande più frequenti? Semplice, i servizi che mancano: i mezzi di trasporto (331 richieste nel primo trimestre 2008), gli itinerari turistici (315 richieste), i musei (128). Richieste che interrompono di tanto in tanto il placido crogiolarsi davanti ad un computer dei 5 dipendenti comunali. Che paghiamo noi con i nostri soldini. Francesco Torre |
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