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    May 30

    Edilizia, il riscatto parte da Faro Superiore

     

     

    Il Piano del Comune interessa un’area di quasi 4 ettari di grandezza

    Edilizia, il riscatto parte da Faro Superiore

    Nel progetto, un quartiere realmente a misura d’uomo. Ma ora bisogna passare ai fatti

     

    Messina. Sotto l’assedio di media e magistratura a causa dell’inchiesta denominata “Oro Grigio”, che ha portato alla luce un giro incredibilmente ampio di tangenti legate a filo doppio alle concessioni edilizie nel territorio comunale, l’assessore all’Urbanistica Antonio Catalioto difende i propri funzionari, i propri ingegneri, il proprio operato e rilancia. Puntando tutto su Faro Superiore, un territorio di quasi 4 ettari di grandezza in uno dei punti di maggiore criticità di tutto il comune. In quest’area, attualmente degradata ma dalle enormi potenzialità, dovrebbe infatti avere inizio, secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale, il momento del riscatto sociale e politico in tema di edilizia.

    Redatto da un’equipe interdisciplinare formata quasi per intero da tecnici comunali, e presentato in conferenza stampa dall’architetto Manlio Minutoli, dirigente del Dipartimento urbanistica del Comune (anche lui invischiato nell’inchiesta “Oro Grigio”), e dalla dottoressa Eleonora Giovinazzo, direttore di sezione, il Piano particolareggiato di Faro Superiore rappresenta in effetti una grande scommessa per il futuro. La particolare attenzione rivolta agli aspetti legati alla vivibilità del quartiere, agli elementi paesaggistici e alle zone a verde, alla valorizzazione delle potenzialità di tutta l’area ne fanno a tutti gli effetti un unicum nell’attuale panorama edilizio messinese.

    Senza dimenticare le difficoltà che il territorio interessato presenta (ricordiamo per esempio il dissesto idrogeologico nella parte alta del torrente Papardo), purtroppo anche in tema di degrado architettonico e urbanistico, il Piano redatto dal Comune di Messina prevede due momenti fondamentali: in primis la totale riorganizzazione della viabilità, con la realizzazione di una grande via d’accesso; poi gli interventi costruttivi veri e propri, che secondo l’indicazione dell’assessore dovrebbero seguire e non precedere la messa in opera di tutte le infrastrutture, le piazze, gli spazi verdi e quelli dedicati ai momenti di aggregazione e di sviluppo sociale.

    L’elemento centrale di tutto il progetto è proprio il torrente Papardo, ai cui margini esterni verranno realizzate le arterie principali della viabilità, da cui poi si dirameranno le vie secondarie per l’accesso ai quartieri residenziali. Si tratterà di un lavoro, quello della messa in sicurezza del torrente e della cantierabilità dei progetti di viabilità, difficile e costoso, ma rappresenta senza ombra di dubbio un passo imprescindibile per dare credibilità a tutto il Piano. Su questo punto, l’amministrazione comunale sembra decisa ad andare avanti nel modo più veloce e diretto: «Entro pochi mesi  avremo il progetto definitivo sul Papardo – ha promesso il sindaco Genovese – ed io mi impegno sin da subito a rintracciare fondi, anche interni, per realizzare le opere necessarie».

    Certo, al momento il Piano esiste solo sulla carta, così come sono soltanto delle prescrizioni quelle inserite dai tecnici del comune in materia di edificazione e gestione dei tempi di lavoro dei cantieri (e ci vorrà coerenza e costanza per fare in modo che le società vincitrici dei futuri appalti agiscano secondo quei dettami), ma l’impianto progettuale, oltre ad avere un grande fascino, convince anche nei numeri.

    Suddiviso in 9 comparti, il Piano particolareggiato interessa una zona di 372.711 metri quadrati a ridosso dell’abitato di Faro Superiore. L’area si presenta eterogenea per tipologia di destinazione d’uso degli immobili preesistenti, ma una volta acquisita (con l’autorizzazione dei legittimi proprietari) si congiungerà con il villaggio di Faro dando vita ad un agglomerato di notevoli dimensioni (801.455 metri quadrati) e con una discreta densità di popolazione (6.418, gli abitanti totali stimati, 2.518 quelli che si insedierebbero nei nuovi complessi).

    Una volta raccolti i pareri delle associazioni di categoria e degli enti interessati durante una Conferenza dei servizi, che verrà programmata a breve, si procederà all’esamina dettagliata al Quartiere e in sede di Consiglio comunale, per poi passare alla Regione, il cui parere sarà quello definitivo. A quel punto, si tratterebbe solo di creare un consorzio con i proprietari dei terreni dei nove comparti individuati.

     

    F. T.

    May 27

    La vulnerabilità del Palazzo e la difesa del Sistema

     

     

    Inchiesta Oro Grigio: tangenti per concessioni edilizie

    La vulnerabilità del Palazzo e la difesa del Sistema

    Imprenditori sotto accusa, ma il sacco edilizio passa anche e soprattutto dagli uffici comunali e regionali

     

    Messina. Doveva essere un terremoto e lo è stato. L’operazione “Oro Grigio”, portata avanti dalla Squadra mobile di Messina, infatti non ha solo messo in evidenza un sodalizio tra imprenditori, politici e funzionari comunali e regionali al fine di effettuare uno scambio di tangenti per accelerare l’iter del rilascio delle concessioni edilizie per la realizzazione di un complesso di case sul Viale Trapani, ma rischia di aver scoperchiato il vaso di Pandora della politica messinese degli ultimi decenni, e ha messo in seria discussione anche l’attuale operato dell’amministrazione comunale, criticata sia da destra che da sinistra per la disinvoltura con la quale sta applicando – senza porre così alcun freno al “sacco edilizio” – il Piano Regolatore Generale, uno strumento la cui credibilità e legittimità sono mai come oggi seriamente in discussione.

    Nove ordinanze di custodia cautelare, sei indagati in carcere (tra cui l’ex Presidente del Consiglio Comunale di Messina Umberto Bonanno e l’avvocato Pucci Fortino, ma anche il funzionario comunale Antonino Ponzio), tre imprenditori ai domiciliari, molti altri funzionari indagati a piede libero: questo il primo risultato di un’operazione di Polizia che ha colpito le fondamenta di Palazzo Zanca, ponendo il mondo politico-imprenditoriale dell’area dello Stretto in uno stato di allerta.

    Green Park. Questo il nome del complesso di otto comparti abitativi, per un totale di circa 200 appartamenti, il cui processo di edificazione è sotto accusa. L’Ufficio tecnico del Comune, infatti, aveva chiaramente espresso parere sfavorevole alla richiesta dei fratelli Caruso, proprietari del terreno in oggetto, per la modifica del posizionamento dell’area dalla zona C1b (come previsto dalla variante generale) alla zona B1, con il conseguente permesso di edificare e una maggiorazione dell’indice di cubatura: da 1,5 a 5. Allo stesso modo, anche l’assessorato regionale al territorio e ambiente aveva dato per ben due volte parere negativo sulla richiesta di variante al Piano Regolatore Generale avanzata al fine di modificare l’indice di edificabiltà dell’area di Viale Trapani su cui avrebbero visto la luce gli otto edifici.

    E’ a questo punto della vicenda che, anche secondo le confessioni di alcuni degli indagati, è entrata in gioco la politica. E sono cominciate a volare le tangenti. In sede di consiglio comunale, infatti, Umberto Bonanno ha approfittato della propria posizione per appoggiare la richiesta dei Caruso ed ottenere, tramite una delibera del 2000, la tanto agognata modifica alla variante. Allo stesso tempo, tramite appoggi personali a Palermo, è riuscito persino ad ottenere la modifica dell’indice di edificabilità. Con quale tornaconto? Secondo l’ordinanza dei Sostituti Procuratori Cavallo e Farinella, la cifra stabilita come contropartita per il “favore” concesso al gruppo di imprenditori è stata di 1 milione e 550 mila euro.

    Tralasciando i dettagli dell’operazione e gli atti di difesa (confusa, a dire il vero) di alcuni tra gli accusati – mentre altri hanno deciso di collaborare sin da subito con la giustizia – ciò che maggiormente colpisce in tutta questa inquietante faccenda è la pericolosa permeabilità dei sistemi di garanzia e tutela dei territori comunali e regionali. Come è possibile, infatti, che al Dipartimento Politiche del territorio di Palazzo Zanca, nessuno abbia posto delle obiezioni alla repentina decisione di variante al Piano Regolatore? Non sarebbe stata una responsabilità del tuttora Direttore Manlio Minutoli (non a caso, anch’egli indagato nell’inchiesta Oro Grigio)?

    Ma se il palazzo comunale di Messina è fragile e non tutela abbondantemente il suo territorio (e c’è da pensare che l’operazione “Oro Grigio” possa realmente far saltare gli equilibri politici e portare alla luce la verità sul sacco edilizio perpetrato negli ultimi decenni), certo quello regionale di Palermo non funziona meglio. Insomma, la vicenda mette in evidenza tutte le carenze e l’inadeguatezza degli apparati politico-amministrativi comunali e regionali, lasciando più che un sospetto sulla presunta connivenza di tutta una classe dirigente, quantomeno quella messinese.

    Ed è proprio sulla base di questi timori che da più parti adesso si invoca un momento di riflessione, che abbia al centro della discussione le priorità urbanistiche di Messina e il Piano Regolatore Generale. Tra le prime iniziative in questo senso, quella del Partito di Rifondazione Comunista, sezione di Messina, che ha chiesto al sindaco Genovese l’istituzione di una Commissione d’inchiesta che passi a setaccio tutti gli atti compiuti dal Consiglio comunale e dagli apparati tecnico-amministrativi cittadini dell’ultimo decennio in tema di Prg, e ha anche annunciato che allerterà sulla questione il presidente della commissione antimafia nazionale. Sulla stessa linea i vertici regionali di Legambiente, che denunciano come il messinese sia uno dei territori privilegiati – proprio in conseguenza della sua vulnerabilità sul piano politico e burocratico – in cui la criminalità organizzata investe proprio nel settore del cemento le proprie ricchezze. Il segretario generale della Cgil, invece, ha puntato il dito sui collegamenti tra le tangenti in questione, il mancato rispetto delle norme di sicurezza e la non totale regolamentazione dei contratti di lavoro nei cantieri. Infine, anche il deputato regionale dello Sdi Maurizio Ballistreri propone di sospendere temporaneamente il Prg e preannuncia la presentazione di un’interpellanza all’Ars sulla questione. Posizioni politiche, certo, ma che disegnano un quadro degradante e mortificante per la città e i suoi cittadini.

    Unica risposta dell’attuale amministrazione comunale a tutti questi attacchi è ovviamente la difesa del proprio operato e dei propri dipendenti. E un attaccamento, a tratti ingiustificabile, ad un Piano Regolatore che fino ad ora non ha fatto che procurare dei danni al territorio dell’area dello Stretto. Quali interessi ci siano dietro non è dato ancora sapere, anche se il collaboratore di giustizia Antonino Giuliano – le cui confessioni sono state decisive nell’operazione Oro Grigio – rimanderebbero ad altri casi analoghi a quello del Complesso Green Park. Ma per dire di quanto il sistema di connivenze, appoggi e amicizie a scopo lucroso sia esteso nel messinese, basti sapere che le indagini dei Sostituti Procuratori Cavallo e Farinella hanno svelato persino l’esistenza di un informatore all’interno del Corpo di Polizia, che avrebbe svelato agli indagati alcuni particolari dell’inchiesta in corso.

    Le prossime settimane saranno decisive per riempire le tessere mancanti e ricostruire completamente il mosaico del Green Park, ma c’è ancora incertezza su quanto la vicenda possa influire nelle dinamiche politiche ed economiche della città. Il Sistema, infatti, potrebbe essere talmente forte da respingere tutte le pesanti accuse in campo. Prova ne sia il fatto evidente che, ancora oggi, nessuno stia pagando per ciò che è successo, nemmeno in via preventiva. Un caso esemplare è rappresentato dall’architetto Minutoli, il cui operato, nonostante egli abbia secondo la Procura avuto un ruolo centrale nell’inchiesta delle concessioni edilizie sul Viale Trapani, non è mai stato messo in discussione dall’assessore Catalioto.

    Eppure, ad onor del vero, qualcuno che sta pagando c’è: sono gli ignari acquirenti degli appartamenti del Green Park, che dopo aver firmato con la ditta costruttrice un contratto preliminare avevano già versato un acconto di 45.000 euro. E adesso temono di vedere svanire il sogno di una vita.

     

    F. T.

    May 24

    Il Viale Italia a rischio dissesto idrogeologico

     

     

    Registrato uno scivolamento verso valle dal geologo di Palazzo Zanca

    Il Viale Italia a rischio dissesto idrogeologico

    L’assessore Isaja invita a non creare allarmismi e intanto promette 100 mila euro.

     

    Messina. Il Viale Italia scivola verso valle. Lentamente ma inesorabilmente. E’ questo il risultato delle recenti indagini geognostiche condotte nella zona e poste all’attenzione del geologo di Palazzo Zanca, Carmelo Gioè.

    I segni del dissesto idrogeologico, d’altra parte, sono ormai evidenti e sotto gli occhi di tutta la cittadinanza da tempo. Essi riguardano lunghi tratti del manto stradale (in corrispondenza, per esempio, della scalinata che collega il Viale Italia con Via Noviziato Casazza) ma in misura piuttosto allarmante anche alcune abitazioni (soprattutto in Via Sciva), con profonde crepe e danneggiamenti vari a facciate e pavimentazioni, a segnare quella «palese evidenza di spostamento» cui si riferisce Gioè nella sua relazione oggi sul tavolo dell’assessore all’Urbanizzazione con delega proprio alle Indagini Geognostiche Gaetano Isaja.

    E pensare che a riportare alla luce questa inquietante situazione è stato un sondaggio condotto da una ditta privata, la quale aveva bisogno di compiere alcune rilevazioni per poter portare avanti l’iter di costruzione di un palazzo a valle della scalinata di Via Noviziato. E le indagini, con tanto di inclinometro – posto 10 metri più a sud della scalinata in questione – hanno evidenziato uno spostamento di circa 4 millimetri verso valle alla profondità di 13 metri. E tutto questo nell’arco di soli 4 mesi. Il che significa, facendo rapidamente due calcoli, che in quel punto si registra uno scivolamento verso valle di 12 millimetri l’anno, un dato preoccupante che l’amministrazione comunale non può e non deve assolutamente sottovalutare.

    Un caso fortuito, quindi, quello della “scoperta” del dissesto su Viale Italia, ma che in realtà ha riaperto una questione vecchia di almeno 10 anni e che le precedenti amministrazioni non hanno evidentemente saputo e voluto risolvere.

    Già la legge nazionale n. 267 del 1998 (Art. 1: “Piani stralcio per la tutela del rischio idrogeologico e misure di prevenzione per le aree a rischi”), infatti, dava agli enti di protezione civile, in collaborazione con Comuni e Regioni, la responsabilità di monitorare il territorio ed individuare le aree a più alto rischio idrogeologico, per poi predisporre «piani urgenti d’emergenza contenenti le misure per la salvaguardia dell’incolumità delle popolazioni interessate compreso il preallertamento, l'allarme e la messa in salvo preventiva». Una normativa che, almeno a Messina, data anche la situazione di pericolo in cui versano per esempio i tanti torrenti della città, non sembra fino ad oggi essere mai stata attuata.

    In realtà, nel Marzo del 2004, quando cioè la città era governata dal Commissario Straordinario Bruno Sbordone, un tentativo di intervento, in chiave soprattutto di messa in sicurezza dell’area in questione, è stato registrato, con la chiusura cautelativa di un tratto del marciapiede del Viale Italia, della scalinata di cui sopra e anche di Via Sciva (chiusure, peraltro, i cui segni sono evidenti ancora adesso).

    Un provvedimento obbligatorio, data la gravità e la pericolosità della situazione, ma che non ha dato origini a nessuna azione successiva, tanto da spingere nel Giugno del 2005 l’ex vice presidente del VII quartiere Michele Ainis e il suo collega Giorgio Muscolino a presentare un esposto alla Procura della Repubblica, che non passò sotto silenzio nei corridoi di Palazzo Zanca.

    Nel luglio 2007, infatti, l’ex city manager Gianfranco Scoglio organizzò un’apposita conferenza dei servizi (alla presenza di rappresentanti dell’amministrazione comunale, dell’Azienda Municipalizzata Acquedotto Messina, del Genio Civile, dei Vigili del Fuoco e della Polizia Municipale) e il problema venne abbondantemente discusso, fino a mettere le basi per un completo monitoraggio dell’area e per la programmazione di una serie di interventi atti a fermare lo slittamento e a salvaguardare le molte abitazioni interessate al problema.

    Purtroppo, però, forse per mancanza di fondi, forse perché da lì in poi la città venne investita da una lunga ed estenuante campagna elettorale per la nomina del nuovo sindaco, non se ne seppe più nulla.

    Oggi, però, è tempo di agire. La pericolosità di questo scivolamento verso valle, sottolineata anche dal Pai (Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico della Regione), che ha assegnato al Viale Italia un tasso di rischio altissimo (R4), dato soprattutto dal fatto che si tratta di un’area ad altissima densità abitativa, deve essere affrontata con grande senso di responsabilità dagli organi competenti, in prima battuta naturalmente dall’amministrazione comunale. La quale, a sentire l’assessore Gaetano Isaja, è pronta a raccogliere la sfida: «Abbiamo già pensato allo stanziamento di 100 mila euro, per avere al più presto un quadro completo della situazione», riferisce l’assessore all’Urbanizzazione con delega alle Indagini Geognostiche oltre che alla Sicurezza sui luoghi di lavoro e all’arredo urbano, «Non si tratta, però, di un problema nuovo, anzi risale alle precedenti amministrazioni che hanno fatto ben poco».

    Con un invito generale a non creare allarmismi («Si tratta comunque di movimenti minimi»), Isaja promette dunque che presto verrà stanziata una somma considerevole per accertare le cause, ancora sconosciute, del fenomeno ed intervenire nella maniera più adeguata e nel più breve tempo possibile.

    Ci auguriamo che l’amministrazione comunale mantenga la parola data, anche perché su questo punto si gioca buona parte della propria credibilità. La vicenda di Viale Italia, infatti, è solo la punta di un iceberg: le zone a rischio idraulico e geomorfologico molto elevato a Messina sono numerosissime (8 torrenti e 37 aree tra centro e periferie) e le lunghe piogge dei mesi di Dicembre e Gennaio scorsi hanno messo a nudo tutta l’insufficienza del sistema infrastrutturale cittadino e la colpevole mancanza di adeguata manutenzione degli impianti.

    Per far fronte al rischio di dissesto idrogeologico, il Comune ha già attivato la formazione di un pool di professionisti (coordinato dall’ing. Antonino Amato e di cui fa parte il geologo Carmelo Gioè), legato al Dipartimento urbanizzazione primaria e secondaria, con il compito di occuparsi del controllo e della gestione degli interventi di salvaguardia del territorio. Adesso però, come già ricordato in precedenza, è arrivato il momento di agire. E Viale Italia rappresenta senza ombra di dubbio un ottimo punto di partenza.

     

    F. T.

    May 21

    LAVORO NERO, AUMENTANO LE AZIENDE IRREGOLARI

     

     

    I dati aggiornati dell’Ispettorato Provinciale del Lavoro

    Lavoro nero, aumentano le aziende irregolari

    L’Ispettorato presenta gli ottimi risultati ma denuncia carenza di personale

     

    Messina. Edilizia e commercio. Questi i settori economici maggiormente interessati al fenomeno del lavoro irregolare nella città dello Stretto. Un fenomeno purtroppo in aumento, come registrato dall’Ispettorato Provinciale del Lavoro tramite una capillare indagine che ha messo a confronto i dati degli ultimi mesi con quelli dell’anno precedente.

    A fronte di 1065 ispezioni effettuate nel 2007 (dati aggiornati al 10 maggio), sono risultate infatti ben 299 le aziende irregolari, con un incremento del 4 % rispetto ai dati del 2006. Al contrario, registra un decremento significativo del 10% il numero delle persone trovate dall’Ispettorato con una posizione di lavoro irregolare, con la denuncia di 98 lavoratori completamente in nero e 20 extracomunitari “in grigio”, il cui contratto di lavoro cioè presentava delle forti irregolarità.

    Ma il meritorio lavoro degli Ispettori del lavoro di Messina rappresenta soltanto un punto di partenza, una sorta di osservatorio sul lavoro nero e sul tema della sicurezza nei cantieri. La continua carenza di personale (solo 27 ispettori per tutti i 108 comuni della Provincia di Messina), infatti, non permette all’Ente di poter monitorare costantemente il territorio come sarebbe necessario e auspicabile, e di conseguenza combattere ad armi pari su un terreno così problematico e mutevole come quello del mercato del lavoro.

    Il cosiddetto “lavoro nero”, infatti, si presenta con molte sfaccettature e per questo risulta difficile da analizzare e affrontare. Una categoria di “lavoratori in nero” è rappresentata infatti da quei dipendenti che possono essere definiti “sconosciuti allo Stato”, cioè che non risultano iscritti in alcun registro, la cui posizione Inps o Inail non è denunciata e che quindi non ricevono busta paga. Capitolo a parte, invece, per quei dipendenti che sono in regola ma che percepiscono una retribuzione ufficiale ed una ufficiosa. Per non dire delle numerose irregolarità che possono riguardare alcuni passaggi formali, e che interessano per esempio quei lavoratori che vengono denunciati con mesi di ritardo o le cui pratiche non risultano conformi alle leggi.

    Proprio a causa di questa difformità nei casi presenti sul territorio, l’Ispettorato Provinciale al Lavoro è costretto ad intervenire secondo diversi piani d’azione, sia con periodici controlli a tappeto sul territorio, ma anche e soprattutto su richieste di intervento esterne (il 60% degli interventi dell’Ispettorato ha origine da segnalazioni esterne, nella maggior parte dei casi proprio da lavoratori che hanno subito delle irregolarità).

    La carenza di organico nelle sedi regionali dell’Ispettorato al Lavoro, però, potrebbe essere in breve tempo risolta grazie ad un’operazione che permetterebbe ai dipendenti delle CICA (gli ex uffici di collocamento) di modificare in maniera volontaria o forzosa e tramite concorso pubblico la propria posizione professionale in quella di ispettori del lavoro. In tal modo si potrebbe garantire un servizio ancora più efficiente ed efficace non solo nella lotta al lavoro nero ma anche nell’effettuare un servizio tecnico continuo che vigili sullo stato di sicurezza dei cantieri.

    Contrastare il lavoro nero, però, richiede anche una politica di profilo nazionale di medio-lungo periodo attenta alle specificità, alle dinamiche territoriali e settoriali, coerente nei suoi passaggi e nelle proposte. Con la consapevolezza che anche il “mercato sommerso” tende ad evolversi, accompagnando in maniera parallela l’evoluzione del mercato del lavoro più in generale.

    Nonostante le difficoltà riscontrate, comunque, l’Ispettorato Provinciale al Lavoro di Messina nei primi mesi del 2007 ha già registrato un ottimo risultato, e cioè il recupero di contributi non versati ai lavoratori pari a € 752.738.

     

    Francesco Torre

    May 19

    Aumenta l'Irpef, diminuisce l'Ici sulla prima casa

     

    Provvedimenti del Consiglio comunale

    Aumenta l’Irpef, diminuisce l’Ici sulla prima casa

    6.5 milioni di euro l’aspettativa del Comune, ma visti i ritardi solo dal 2008

     

    Messina. 6,5 milioni di euro. Questa la cifra stimata dall’amministrazione comunale per l’extra gettito dovuto all’aumento indiscriminato delle aliquote Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) dallo 0.50 allo 0,80%. Un aumento legittimo, sia chiaro, previsto dalla Finanziaria 2007 del Governo Prodi, i cui profitti arriveranno direttamente nelle casse comunali, al fine di dare ossigeno ad un bilancio perennemente in dissesto. Un aumento, però, anche molto contestato, e non solo dai sindacati e dall’opposizione – che giocano ovviamente le loro battaglie civili e politiche – ma anche da parti della stessa maggioranza di centrosinistra.

    In sede di consiglio comunale, infatti, dove la delibera comunque è stata votata, come si suol dire, “a colpi di maggioranza”, tra i vari emendamenti al documento presentato dall’amministrazione comunale c’era anche quello di Nino Urso (Rifondazione Comunista), il quale, dichiarando la propria personale contrarietà ad una politica ragionieristica che pensa soltanto al pareggio di bilancio mettendo tutti i cittadini sullo stesso piano, proponeva l’inserimento di alcuni “calmieri”, esenzioni e scaglioni a vantaggio delle categorie più deboli della popolazione, al fine di garantire che il provvedimento tenesse conto dei principi di giustizia sociale. La richiesta ovviamente ha raccolto la solidarietà di tutto il Consiglio, ma non è stata accolta dalla maggioranza per via di una presunta incongruenza dei famigerati scaglioni con quanto previsto espressamente nella Finanziaria 2007, legge interpretata differentemente da molti altri comuni d’Italia (ma anche della stessa Provincia di Messina) che pure hanno previsto soglie di esenzione e fasce di reddito. Certo, come afferma l’Assessore comunale alle Finanze Mario Centorrino, «per le fasce più deboli della popolazione il provvedimento costerà soltanto 5 euro al mese», ma la questione oltre che sul piano eminentemente economico va valutata anche su quello politico e sociale. Per far fronte alle polemiche, comunque, il Comune destinerà il ricavato dell'operazione all'Ato 3 rifiuti e ai servizi sociali, quindi a fini "socialmente utili". Di certo, però, i 6,5 milioni di euro in questione, secondo quanto dichiarato dallo stesso Centorrino, serviranno a garantire il pareggio nel bilancio 2007, approvato dalla giunta il 26 aprile scorso e stimato in 674 milioni e 154 mila euro, ma anche su questo punto in consiglio comunale si è scatenata una bagarre. Perché, secondo il consigliere di An Nello Pergolizzi – la cui tesi fa peraltro riferimento alla circolare applicativa 15/E emessa il 16 Marzo scorso dall’Agenzia delle Entrate – il cosiddetto extra-gettito Irpef si sarebbe potuto applicare ai redditi 2006 (e quindi inserito nel bilancio previsionale 2007) soltanto qualora l’aumento fosse stato approvato prima del 15 Febbraio, e non è certo il caso di Messina. Secondo quanto previsto dalla legge, dunque, ancora per quest’anno dovrebbe valere l’aliquota 2006, cioè 0,50%. Una tegola in più, questa, per l’amministrazione comunale, che con tutta probabilità sarà costretta a revisionare i conti e a ripresentare un nuovo bilancio.

    Meno discusso, infine, il provvedimento con il quale l’amministrazione comunale ha ridotto le aliquote Ici (Imposta comunale sugli immobili) sulla prima casa (dal 5,30 al 5,10 per mille) ma ha aumentato quelle sugli altri immobili (dal 6,80 al 7 per mille) e sugli alloggi non occupati (dal 7,50 al 9 per mille). In questo senso è chiara la volontà dell’amministrazione comunale e del sindaco Francantonio Genovese di attuare delle vere politiche della casa, che non prevedono soltanto un ripristino di massa dell’edilizia popolare ma anche un controllo scrupoloso sui prezzi degli affitti.

     

    F. T.

    May 16

    Elaborato dall'amministrazione comunale il Piano triennale d'investimenti 2007 - 2009

     

    Elaborato dall’amministrazione comunale il Piano triennale d’investimenti 2007 – 2009

    In 3 anni, 922 Milioni di euro per le Opere Pubbliche

    Ma il Piano non valuta le difficoltà economiche dell’Ente e le possibili conseguenze della questione Zps

     

    Messina. Elaborato sulla base della Legge Quadro nazionale in materia di lavori pubblici, in coordinazione con la Legge regionale 7 del 2002 e 7 del 2003, è stato varato anche a Messina dall’amministrazione comunale Il Piano triennale previsionale d’investimenti per le opere pubbliche 2007 – 2009.

    Un piano corposo, che ripropone i progetti mai realizzati nel Piano precedente (2005 – 2007) integrandoli con nuove idee d’investimento, elaborate dal sindaco Francantonio Genovese e in misura particolare dal City Manager Emilio Fragale sulla base delle priorità accertate dalla Giunta comunale al fine di garantire finalmente uno slancio economico e sociale per la città dello Stretto.

    Duecentonovantaquattro progetti da realizzare, quelli contenuti nel documento previsionale, divisi in quarantotto tipologie di intervento per un cifra totale di 922 milioni 536 mila 310 euro (in tabella la ripartizione delle spese previste per ognuno dei tre anni solari).

    Numeri che segnerebbero certamente un cambiamento (se spesi con intelligenza e secondo una visione globale del futuro dell’area in questione), ma che al momento, con il bilancio del Comune al dissesto fino al punto da spingere la Giunta ad innalzare le aliquote Irpef al massimo consentito dalla legge, lo 0,80%, risultano purtroppo solo “virtuali”.

    Tanto è vero che in alcuni progetti il cui completamento è previsto per il 2007 non è stata nemmeno assegnata una data precisa di consegna dei lavori (e dunque di fruibilità dell’opera pubblica realizzata) e in altri vi sono addirittura delle grosse differenze tra le somme considerate necessarie a portare a termine i lavori e quelle attualmente a disposizione dell’amministrazione comunale. Un esempio su tutti, il “Recupero ambientale e fruitivo dei laghi e sponde della laguna di Capo Peloro, stralcio funzionale Pantano piccolo, canale degli Inglesi e canale Margi”, il cui importo complessivo è segnalato nel documento 768 mila 350 euro, di cui solo 231 mila 650 attualmente a disposizione nelle casse del Comune. E la consegna dei lavori è prevista per l’ultimo trimestre del 2007.

    Un problema non da poco, che mina la fattibilità di gran parte delle opere pubbliche contenenti nel Piano, sulla cui realizzazione comunque influiranno anche le disposizioni di legge, che individuano come prioritarie alcune categorie d’intervento quali la manutenzione, il recupero del patrimonio esistente, il completamento dei lavori già iniziati, i progetti esecutivi approvati e le opere per le quali ricorra la possibilità di finanziamento con capitale privato maggioritario.

    Ma aldilà del fattore economico, c’è anche un’altra questione che nel Progetto viene altamente sottovalutata, quella cioè concernente l’intricata e difficilmente interpretabile (al momento) diatriba tra Comunità Europea e Regione Sicilia a proposito delle Zone a Protezione Speciale e Siti di interesse Comunitario.

    Dando per buone le direttive fornite recentemente dall’Assemblea Regionale Siciliana e dall’assessore Interlandi, infatti, nel Piano triennale d’investimenti non viene prevista la Valutazione d’impatto ambientale per le opere che interessano il centro urbano, come ad esempio il “Completamento della strada di collegamento per il Santuario della Madonna di Trapani” oppure le “Opere di urbanizzazione primaria in località Annunziata Alta”, ma in questo senso la direttiva comunitaria “Uccelli” non lascia adito a dubbi e la scelta “anarchica” della Regione potrebbe pertanto sfociare in pesanti multe per tutti i comuni che la attueranno, a meno che non si ricorra a delle nuove perimetrazioni.

    Insomma, la lista dei desideri del Comune di Messina è stata messa nero su bianco, perché nessuno possa avanzare dei dubbi sulla reale volontà dell’attuale amministrazione di incidere profondamente – in senso positivo ovviamente – sul futuro della città dello Stretto. Per quanto riguarda il mantenimento dei buoni propositi, però, la strada rimane irta di difficoltà.

     

    F. T.

    May 13

    EOLIE IN VIDEO - QUARTA EDIZIONE

    Festival cinematografico

     

    eolie in video

    “I corti in un mare di cinema”

    quarta edizione

    16 – 21 luglio 2007

     

    Aperto il bando per partecipare alle selezioni del Concorso Nazionale per Cortometraggi Eolie in video

     

     Dopo il successo riscontrato negli anni precedenti, fervono i preparativi per la quarta edizione del Festival cinematografico “Eolie in Video” promosso dal Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani.

    Il concorso è dedicato ai Cortometraggi italiani a tema libero e ai corti prodotti dalle scuole del comune di Lipari. La manifestazione si svolgerà dal 16 al 21 Luglio presso i Giardini del Centro Studi  e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani e al Palacongressi del Comune di Lipari. Nella serata conclusiva la premiazione e la proiezione dei cortometraggi vincitori sarà abbinata alla consueta consegna dei prestigiosi Premi “Efesto d’Oro” 

    Nel corso delle edizioni precedenti hanno sono stati premiati grandi artisti, attori, autori, registi come Nanni Moretti, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio, Paola Cortellesi, Eleonora Giorgi, Sandro Petraglia. Ogni anno il festival compie un evoluzione nell’organizzazione  e nella valorizzazione dei contenuti culturali.

    L’iniziativa vuole essere un’occasione d’incontro, scambio e confronto tra i giovani artisti che si affacciano nel panorama cinematografico italiano e si abbina alla volontà di offrire un importante contributo per la promozione del turismo culturale e per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio naturalistico e paesaggistico delle Isole Eolie, costantemente messo a repentaglio nonostante le caratteristiche di unicità e ricchezza riconosciute anche dall’Unesco.

    La manifestazione seguirà due percorsi principali, riservandosi l’opportunità di presentare in esclusiva proiezioni speciali, retrospettive, lezioni magistrali e dibattiti a tema:

     

    1. Concorso per cortometraggi italiani, a tema libero, pensato come occasione per l’ elaborazione di spunti linguistici e indirizzato, in maniera particolare, verso la sperimentazione narrativa e artistica;

     

    2. Rassegna di cortometraggi e video ambientati nelle Isole Eolie, riservata agli studenti delle Scuole di Lipari, per cogliere il punto di vista delle nuove generazioni sulla realtà eoliana.

     Una prestigiosa Giuria assegnerà il premio Mini BMW Group Italia Spa di € 1.500 al miglior cortometraggio del concorso a tema libero, e segnalerà eventuali altre opere meritevoli.

    Il cortometraggio vincitore, inoltre, verrà proiettato on-line in streaming sul sito web

    www.shortvillage.com per una settimana, dal 25 al 31 Luglio.

    L’Associazione Nazionale CINIT – Cineforum Italiano consegnerà il “Premio CINIT”,

    consistente in un assegno di € 300, al cortometraggio che più di altri si sarà distinto per

    l’approfondimento di tematiche sociali ed esistenziali.

    Per i cortometraggi più meritevoli realizzati dalle scuole alle Isole Eolie la Direzione Artistica assegnerà il premio “Studenti in Corto”, consistente in una targa con il logo della manifestazione e in una selezione di pubblicazioni edite dal Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani.

    L’edizione 2007 di Eolie in Video sarà valorizzata dalla presenza di ospiti illustri, grandi personaggi dello spettacolo nazionale e internazionale, i cui nomi saranno presto resi noti. E ancora anteprime, retrospettive, incontri con gli autori, mostre, editoria cinematografica, spazi dedicati ad artisti siciliani e alle isole Eolie come set.

    Il Festival si sostiene grazie all’operato del Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani e all’intervento determinante  del partner commerciale MINI BMW ITALIA, che da anni continua a sostenere il progetto culturale di Eolie in video. Per la prima volta il festival si avvale anche della partecipazione di shortvillage, una delle più importanti realtà di informazione e comunicazione cinematografica online rivolta a cinefili ed artisti emergenti e la Felix Film, casa indipendente di produzione cinematografica e televisiva, specializzata nella produzione di documentari di alta qualità e livello socioculturale.

     

    Il bando di concorso e la scheda di adesione possono essere consultati sul sito internet ufficiale della manifestazione: www.eolieinvideo.org ,

    o sui siti internet: www.centrostudieolie.it e www.shortvillage.com

    Per informazioni e chiarimenti: segreteria@eolieinvideo.org

     

     

     

    Messina, 9 maggio 2007

    Giulia Giordano

    Addetto stampa Eolie in Video

    May 10

    ENTRATE ZANCLE Spa

    Un nuovo carrozzone peserà sul bilancio del Comune.

    Entrate Zancle S.p.a. – Un mistero targato Genovese

    Nessuno ne capisce l’utilità. E il Consiglio Comunale boccia i concorsi pubblici.

    Messina.  Con 23 voti favorevoli, 11 contrari e 3 astenuti, nella notte del 2 Aprile è stata votata dal Consiglio Comunale la delibera che prevede la costituzione della società mista “Entrate Zancle S.p.a”. Stralciati gli oltre 90 emendamenti con i quali l’opposizione, e anche parti della maggioranza, avevano tentato di operare un’azione di ostruzionismo, la Giunta Genovese ha così portato a termine una manovra dalla dubbia utilità sociale, ma la cui importanza sul piano politico non è sfuggita a nessuno.

    Ci risiamo, dunque. Sono passate soltanto poche settimane da quando la questione delle assunzioni all’Ato 3 arroventava il dibattito politico cittadino, ma per Francantonio Genovese e la sua Giunta sembra quasi che ciò non sia mai accaduto. Il sindaco, che allora era stato costretto a sedare il polverone dichiarando che da quel momento in poi tutte le assunzioni, anche nell’ambito delle società miste, sarebbero state effettuate tramite procedimenti di evidenza pubblica, oggi infatti, con una sfrontatezza senza limiti, smentisce se stesso e boccia la proposta di indire un concorso pubblico per assumere il personale che andrà a formare il nucleo operativo della nuova società per azioni.

    Dai 120 ai 150 funzionari “specializzati” – questa la cifra delle assunzioni stimata, in mancanza di una pianta organica, che pure sarebbe dovuta essere al vaglio del Consiglio Comunale – per i quali l’esponente di Rifondazione Comunista Nino Urso auspicava «il ricorso esclusivo a procedure concorsuali», e il cui emendamento presentato in aula è naufragato con due voti contrari e ben 17 astensioni, che equivalgono alla bocciatura (i giovani messinesi disoccupati troveranno in tabella i nomi dei consiglieri contrari ai concorsi). Una scelta assurda, la cui giustificazione ufficiale è che la prevedibile imponente presenza di partecipanti avrebbe reso ingestibile l’eventuale concorso, ma che lascia più di un’ombra sulle intenzioni ormai tutt’altro che nascoste della Giunta a proposito dell’ ”occupazione” del nuovo carrozzone.

    Eppure il Consiglio continua a garantire che ci saranno procedimenti di evidenza pubblica, ma di cosa si tratterà in concreto? Dobbiamo supporre che si ricorrerà al sistema – sperimentato in una nota trasmissione televisiva di prima serata – che prevede che un politico presenti il proprio candidato (l’amico, il cugino, il portaborse, il protetto, il pupillo) e poi sarà il pubblico da casa, tramite televoto, a decidere chi sarà maggiormente “meritevole” di occupare il posto pubblico? Nepotismo e clientelismo saranno ormai, senza alcuna vergogna, al centro di un reality show tutto nostrano?

    Eppure la società mista Entrate Zancle era stata inizialmente salutata da Genovese come una struttura strettamente necessaria per salvare i conti del Comune, in grado di occuparsi allo stesso tempo della riscossione dell’Ici, della Tarsu, della Cosap, del servizio relativo alle pubbliche affissioni e agli spazi pubblicitari, dell’imposta sulla pubblicità, delle entrate patrimoniali, di tutto il contenzioso regresso e persino delle sanzioni per violazioni al Codice stradale. Non solo. Nelle intenzioni della Giunta, infatti, la società in questione dovrebbe anche realizzare un sistema informativo territoriale e occuparsi della valorizzazione delle risorse comunali. Ma a quali costi?

     Solo per la costituzione del 60 per cento del capitale sociale – la percentuale di maggioranza che il Comune si riserva di detenere – si dovrà sborsare oltre 1 milione e mezzo di euro, che ovviamente nel bilancio non ci sono e che dunque si dovranno ottenere tramite mutuo con la Cassa depositi e prestiti. Poi si dovrà considerare il mantenimento di un Consiglio di amministrazione che si rispetti, e le spese di una struttura che darà lavoro ad oltre 100 dipendenti, e probabilmente 2 milioni di euro all’anno (da versare per almeno 10 anni, dato che il contratto di servizio prevede che la società mantenga l’incarico fino al 2017) non saranno sufficienti. Infine, si vorrà pure considerare che il privato – purtroppo non ancora identificato – che investirà nell’operazione avrà pure intenzione di guadagnare? E su chi ricadranno tutte queste spese? Noi una vaga idea ce l’abbiamo.

    Insomma, c’è seriamente l’impressione che il Comune, con il bilancio in dissesto sbandierato ai quattro venti dall’assessore Centorrino, non poteva assolutamente permettersi una struttura di questo tipo. Tanto più che, come sottolinea anche la Confederazione Unitaria di Base, che ha indetto persino una petizione popolare per fermare la costituzione della Zancle, i servizi che verranno svolti dalla nuova società erano già precedentemente erogati per azione di dipendenti comunali che probabilmente da oggi non avranno più mansioni specifiche, ma che peseranno ugualmente sul bilancio generale dell’ente. E che dire di tutte le altre società satelliti del Comune, in primis Feluca, che costano all’amministrazione un occhio della testa e dovranno cedere quasi tutte le proprie mansioni specifiche alla nuova società, divenendo così totalmente prive di qualsiasi utilità sociale? E del fatto che la Zancle avrà tra le sue competenze la gestione delle multe quando nel 2005 l’amministrazione comunale aveva già stipulato una convenzione di sei anni con Poste Italiane, peraltro unica concessionaria imposta dalla legge (Sentenza n. 20440 del 21 settembre scorso, I sezione civile della Corte di Cassazione)?

    In questo modo si mortifica non solo il lavoro dei dipendenti comunali ma anche l’intelligenza dei cittadini. Si mortificano le speranze dei giovani disoccupati che non vogliono abbandonare Messina e quella che ai tempi della scuola veniva chiamata educazione civica.

    Ma c’è una cosa che, aldilà di tutto ciò che già si sa sulla costituzione di questo nuovo carrozzone, risulta ancora più inquietante, e riguarda l’identità del socio privato che dovrà accompagnare il comune alla guida di una struttura che per sua natura si troverà a gestire milioni e milioni di euro. Sono passati quasi 50 anni da quando i cugini Antonino e Ignazio Salvo – uomini d’onore della “famiglia” di Salemi – avevamo acquisito il controllo in regime di monopolio del sistema esattoriale siciliano, una vasta e articolata organizzazione di intermediazione parassitaria che finì inevitabilmente per danneggiare gravemente i contribuenti siciliani e lo stesso sviluppo economico-sociale dell’isola.

    Per Genovese e i suoi uomini, che dimenticano ciò che hanno dichiarato un mese fa, ciò forse viene ricordato come un dato appartenente ad un’epoca preistorica, ma sappiamo bene che quando gli appalti si fanno cospicui, quando i rubinetti delle casse pubbliche vengono aperti e ne fuoriescono cascate di denaro e privilegi economici, allora come oggi, la longa manus della mafia è sempre tesa ad arraffare.

     

    F. T.

    May 04

    GRAVI RITARDI E ANOMALIE PER IL DISTRETTO GIUDIZIARIO DI MESSINA

     

     

    Ispezione ordinaria del Ministero presso il Tribunale di Messina

    Gravi ritardi e anomalie per il Distretto Giudiziario di Messina

    Più ombre che luci nella relazione degli ispettori: Palazzo Piacentini va adeguato nel più breve tempo possibile.

     

    Messina. Mentre ancora si attende l’ufficializzazione della scelta dell’area degli ex Magazzini generali e silos granai, sulla Cortina del Porto, per la futura costruzione di un Palagiustizia satellite, indicato dal Presidente della Corte d’Appello Nicolò Fazio come una delle priorità assolute per garantire anche a Messina una giustizia più veloce, giunge nella scrivania del Presidente del Tribunale di Messina, Giuseppe Suraci, la relazione degli ispettori ministeriali sul periodo 2000-2005.

    Un’ispezione ordinaria, programmata ogni cinque anni in tutti i Distretti giudiziari d’Italia e condotta in questo caso tra l’ottobre e il dicembre del 2005 da una serie di funzionari del Ministero della Giustizia, guidati dall’ispettore generale capo Leonardo Agueci.

    Un documento certamente inaspettato, che avrebbe dovuto rivelare secondo le prospettive dei dirigenti del Distretto di Messina un netto miglioramento soprattutto nella gestione delle pendenze, ma che invece porta alla luce grosse anomalie e ritardi sia nelle procedure legate all’attività giurisdizionale che nell’ammodernamento degli stabili, soprattutto in relazione alla loro accessibilità.

    Ad onor del vero, però, nel documento gli ispettori parlano anche di «significativa produttività nel periodo oggetto di verifica», in particolar modo a proposito dei sensibili miglioramenti riscontrati nel settore civile, dove in molte sezioni specifiche (procedimenti contenziosi, controversie agrarie, affari non contenziosi) le pendenze sono state drasticamente ridotte. Così non è stato, però, nel settore lavoro, dove le pendenze sono addirittura aumentate (anche se gli ispettori giustificano questo incremento con le innovazioni normative apportate dal Governo Belusconi), e in misura ancora più preoccupante per le procedure fallimentari, un settore la cui gestione viene giudicata come uno tra i maggiori punti di criticità dell’intera struttura. In particolar modo, gli ispettori sottolineano la sconcertante presenza di «numerosi procedimenti pendenti da lunga data (oltre venti anni)».

    Certo, è anche giusto evidenziare -  come peraltro fatto anche dagli ispettori – che vi è una «indiscutibile sproporzione tra carichi di lavoro e consistenza degli organici dei giudici», ma questo semmai potrebbe giustificare rallentamenti nei settori più caldi della giustizia, come quello del lavoro, non certamente i ritardi secolari o il mancato rispetto dei termini per il deposito dei provvedimenti. E che dire dei due «casi di gravi omissioni e irregolarità» rivelati dagli ispettori e per i quali si è reso necessario inviare informativa al Procuratore della Repubblica? Per uno di essi – il caso di un giudice onorario che ha percepito delle indennità di un certo valore economico per udienze che nella realtà non erano state effettuate – si è reso addirittura necessario procedere con una denuncia per danno erariale presso la Procura Regionale della Corte dei Conti.

    Al contrario di quello civile, il settore penale registra una certa inerzia, nonostante i lievi miglioramenti che spingono gli ispettori a parlare di «generale livello elevato di laboriosità ed impegno professionale da parte dei magistrati».

    Molto più duri, però, i rilievi di carattere generale, con la “bocciatura” di numerosi settori dell’attività giurisdizionale: tra tutti i procedimenti di esecuzione immobiliare, la gestione del servizio dei beni sequestrati, il servizio impugnazioni delle sentenze penali. Insomma, una situazione tutt’altro che semplice, che risulta fortemente in contrasto con l’ottimismo e l’autocompiacimento espresso in numerose circostanze dai responsabili degli organi competenti che, da parte loro, hanno quasi sempre minimizzato tali anomalie giunte adesso anche negli uffici del Ministero della Giustizia.

    E non è tutto. Aldilà delle considerazioni di ordine giuridico, infatti, quello che maggiormente preoccupa, anche al fine di ricoprire quel gap che attualmente esiste e impedisce al nostro distretto di operare in maniera normale per garantire una giustizia veloce ed efficiente, riguarda le considerazioni esplicitate nella relazione ministeriale sulle condizioni di Palazzo Piacentini, sede del Tribunale di Messina. Dobbiamo dunque dare ragione a Nicolò Fazio quando sosteneva che la questione logistica non va in nessun modo messa in secondo piano? Gli ispettori, infatti, evidenziamo come uno dei massimi punti di criticità del Distretto una «dotazione dei locali del Tribunale e della Procura gravemente insufficiente rispetto alle necessità dell’ufficio, sia rispetto al numero ed alla consistenza degli ambienti, sia rispetto alla loro funzionalità». Risulterebbe dunque, anche alla luce di quanto scritto sopra, evidentemente urgente la costruzione di un secondo Palagiustizia, per il quale il sindaco Genovese lo scorso 2 febbraio si era impegnato a dare una risposta definitiva entro un mese. Beh, di mesi ne sono passati due, ma risposte e certezze ancora all’orizzonte non se ne vedono. E se il futuro appare incerto, il presente fa davvero paura. Rincorrendo l’ipotesi di una nuova struttura, infatti, i responsabili del Tribunale di Messina hanno forse dimenticato di averne già una a disposizione, che ha bisogno di manutenzione, di adeguamenti, di opere da realizzare nel più breve tempo possibile: abbattimento delle barriere architettoniche; adeguamento dell’impianto elettrico del cantinato; manutenzione straordinaria di prospetti, infissi e porte esterne; ammodernamento dell’impianto fognario; impermeabilizzazione del terrazzo; adeguamento della cartellonistica di sicurezza.

    Più ombre che luci, dunque, nella relazione quinquennale degli ispettori ministeriale al Tribunale di Messina. E’ giusto pensare al futuro, a nuove strutture e allo sblocco di importanti ed utili risorse finanziarie, ma c’è un presente, sicuramente difficile da gestire, che richiede serietà ed efficienza, ed è serietà ed efficienza, unita ad una mai discussa obiettività, che i cittadini di Messina chiedono a gran voce ai dirigenti e ai magistrati del proprio Tribunale.

     

    F. T.

    May 02

    MESSINESI DELUSI DALLA POLITICA E SEMPRE PRONTI AD EMIGRARE

     

     

    L’amministrazione comunale al centro del sondaggio “Dai un voto alla città”

    Messinesi delusi dalla politica e sempre pronti ad emigrare

    L’indagine del Movimento Progetto Messina indica anche le priorità: giovani e lavoro

     

    Messina. Dopo poco più di un anno dall’insediamento a Palazzo Zanca, per la Giunta Genovese è già tempo di voti. Non stiamo parlando di nuove elezioni, naturalmente, ma di un’indagine statistica condotta dal Movimento Progetto Messina attraverso una serie di questionari compilati da un campione di 3017 cittadini.

    Cinque semplici domande, un modo semplice e diretto per coinvolgere la cittadinanza e capire il grado di apprezzamento dell’attuale amministrazione comunale, oltre che le paure e le speranze di una città che da anni aspetta invano il proprio riscatto.

    Questi i temi proposti dagli organizzatori culturali del Progetto Messina e illustrati nell’ambito di una conferenza stampa a Palazzo Zanca dal responsabile del sondaggio nonché esperto del comune per le attività culturali Luigi Mondello: la nuova amministrazione come espressione di un cambiamento; le prospettive di lavoro per i giovani messinesi; la formazione dei CdA di ATO e Atm; le politiche scolastiche; l’abbandono di vecchi schemi politici.

    I risultati, interessanti, mostrano una società locale divisa a metà: da un lato gli informatissimi, i critici, i pessimisti; dall’altro gli innamorati, i disinformati, i fiduciosi. Ma il parere negativo nei confronti della gestione delle pubbliche risorse è un dato che mette d’accordo tutti.

    Così, alla domanda "Questa Amministrazione ti sembra espressione di una nuova coscienza politica?”, il 50% del campione ha risposto no e soltanto il 10% ha dato risposta positiva. Similmente, i risultati della domanda “L’amministrazione sta ricalcando vecchi schemi politici?” mostrano come la maggioranza (56%) degli intervistati sia favorevole a questa tesi, nonostante un 16% che vede, al contrario, dei segnali di novità rispetto al passato.

    I dati, insomma, sembrerebbero condannare l’amministrazione comunale e il suo operato, anche se – ad onor del vero – non basta certo un anno di governo per cambiare delle radicatissime convinzioni che spesso hanno il sapore di pregiudizi. Una vasta schiera di intervistati, comunque, ha approfittato dell’occasione per dare tutta una serie di suggerimenti al sindaco e alla sua giunta sulle priorità che, d’ora in avanti, dovrebbero condizionare tutto l’operato del comune: giovani e lavoro, principalmente, ma anche sostegno alle politiche turistico-ambientali.

    L’unico quadro veramente positivo per l’amministrazione comunale è quello che riguarda le scuole. E non solo perché l’assessore Liliana Modica ha ottenuto in assoluto il voto più alto dagli intervistati, cioè un 5 (il che la dice tutta sull’apprezzamento della giunta). Il campione, infatti, registra un globale apprezzamento a riguardo della qualità delle scuole, sia in termini di infrastrutture che di servizi. Presi di mira, invece, i servizi sociali e la mobilità urbana, comprensibilmente le maglie nere della graduatoria.

    Per quanto riguarda, invece, la formazione dei consigli di amministrazione di società come ATO e Atm (entrambe al centro di varie polemiche proprio in questi ultimi mesi), solo l’11% dei cittadini intervistati crede che siano stati rispettati dei criteri oggettivi ed oculati, mentre il 52% da un parere contrario in termini di trasparenza e affidabilità.

    Il dato però, sicuramente più inquietante, e che dovrebbe fare riflettere il sindaco e i suoi uomini al fine di un reale cambiamento di rotta dell’amministrazione comunale, è quello che si riferisce alle prospettive di lavoro che Messina offre ai giovani. A questo proposito è notevole la spaccatura del campione: il 59% degli intervistati, potendo sceglierebbe di cambiare città, mentre il 41% si dichiara fiducioso sulle prospettive future. Un dato allarmante, soprattutto considerando che la fiducia non è mai, per propria stessa natura, accompagnata da dati concreti.

    Un messaggio, insomma, arriva chiaro a Genovese: la maggioranza dei messinesi ha le valige in mano; gli altri sono aggrappati a un flebile lumicino di speranza. Non spegniamolo.

     F. T.