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April 28 SVINCOLI: L'AVVOCATURA DELLO STATO BLOCCA LA RIAPERTURA DEI CANTIERI
SVINCOLI: L’AVVOCATURA DELLO STATO BLOCCA LA RIAPERTURA DEI CANTIERI Dovevano riaprire ad Aprile ma rischiano di chiudersi per sempre. Le manovre del Prefetto Alecci per terminare la grande incompiuta della città
Messina. «I cantieri riapriranno entro la fine del mese di marzo». Così affermava il 15 febbraio scorso il Prefetto Francesco Alecci, in seguito ad un’estenuante trattativa con i sindacati ed i vertici dell’AIA Costruzioni, società capofila del gruppo vincitore dell’appalto per la realizzazione degli svincoli autostradali di Giostra e Annunziata. Oggi da quella data sono passati oltre due mesi, e i due cantieri simbolo di tutte le incompiute messinesi sono ancora chiusi. Non solo, dopo il parere dell’Avvocatura dello Stato sulla variante in corso d’opera esiste persino il rischio che tutto il lavoro fatto finora dal Prefetto per rimettere insieme i pezzi di un puzzle impazzito da oltre 11 anni vada a rotoli. E con esso le promesse ai lavoratori del cantiere, ancora in cassa integrazione ma già sul piede di guerra in quanto i loro contratti sono già in scadenza. La vicenda degli svincoli di Giostra e Annunziata ormai non ci sorprende più. Dopo aver assistito alla sparizione di buste in sede di gara d’appalto, al fallimento della Gepco, a due inutili anni di trattativa dell’amministrazione Genovese, c’è quasi la convinzione che senza un colpo d’ali queste opere non vedranno mai la luce. E il colpo d’ali era quello che ci si aspettava dal Prefetto Alecci, che aveva riunito tutti attorno ad un tavolo (gli imprenditori, il responsabile del procedimento ing. Mario Pizzino, il progettista Giuseppe Rodriquez, i sindacati) ed era riuscito a strappare pure un accordo tra le parti. E’ per questo che lo stop dell’Avvocatura dello Stato assume i contorni di una vera e propria beffa. Per farla breve, gli avvocati distrettuali di Stato Genovese e Ferrara hanno consegnato un dossier in cui sono state evidenziate delle perplessità giuridiche a riguardo, soprattutto, della possibilità di mettere in atto la variante in corso d’opera con la quale si sostituivano i materiali di costruzione: dal calcestruzzo all’acciaio. Se questo parere dovesse riconfermarsi ad un esame definitivo, allora si dovrebbe ritornare al progetto originario, quello del 1996, e allora è praticamente sicuro che l’AIA sceglierà di abbandonare l’appalto, come già aveva minacciato di fare qualche mese fa. Insomma, per l’ennesima volta siamo di fronte ad un bivio, ma il Prefetto, pur tra tante difficoltà, si mantiene ancora ottimista sul futuro della trattativa: «Usciremo dall’impasse – ha detto infatti Alecci – ma solo rispettando le regole». Ad alimentare la sua fiducia, un asso nella manica, la carta (forse) vincente del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. A seguito degli sviluppi della vicenda, infatti, il Prefetto avrebbe chiesto al suddetto Dipartimento un parere ufficiale in merito all’ordinanza n. 3274 del 2003 (“Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche”), la stessa evocata dall’ex (e forse futuro) sindaco Francantonio Genovese, che obbligherebbe per la costruzione di opere pubbliche in zone sismiche l’uso di acciaio piuttosto che di cemento armato, e di fatto renderebbe giustificata la variante in corso d’opera. Dieci giorni sono quelli che Francesco Alecci ha chiesto alla città. Dieci giorni che in oltre 11 anni di cantiere sono un nulla, ma che possono rivelarsi di un’importanza capitale.
Francesco Torre
SI LEVA LA PROTESTA DEI LAVORATORI: «RIPRENDERE SUBITO I LAVORI»
Messina. I 17 lavoratori dei cantieri degli svincoli sono nuovamente sul piede di guerra. E’ quanto annunciato dai segretari generali delle federazioni degli edili di Cgil, Giovanni Mastroeni, Cisl, Santino Barber, e Uil, Aldo Maimone. La cassa integrazione, infatti, scade il 22 aprile, e la richiesta per il futuro è una sola: «Riprendere i lavori secondo gli impegni assunti in Prefettura a seguito delle proteste dei mesi scorsi e dell’occupazione del cantiere». Stavolta però con tutta la probabilità i lavoratori dovranno mettersi il cuore in pace ed attendere, come pure il Prefetto Alecci. Quando si mette in moto la macchina burocratica dello Stato, infatti, si sa quando si comincia ma mai quando si finisce. Eppure i lavoratori non perdono – e come possono d’altronde? – la voglia di lottare: «Sarebbe assurdo che ancora una volta, proprio quando sembrava essersi sbloccata la situazione, ci si ritrovi con i cantieri chiusi, i lavoratori licenziati e un’opera importantissima per la complessiva riorganizzazione viaria della città che non potrà essere fruita dalla collettività». Francesco Torre ABUSI SOTTO I PONTI DELLA PANORAMICA: ANCORA NULLA DI FATTO
ABUSI SOTTO I PONTI DELLA PANORAMICA: ANCORA NULLA DI FATTO A due mesi dall’avvio delle indagini ancora nessun provvedimento. Il Comandante Carpita: «Stiamo lavorando»
Messina. Ancora nulla di fatto per gli incredibili abusi edilizi sotto i viadotti della Panoramica, in un’area di competenza provinciale. Sono passati già tre mesi dalla nostra prima denuncia, e oltre due da quando il settimo dipartimento della Provincia di Messina, 1° U.D. “Servizio progettazione e manutenzione strade 1° distretto – Area Metropolitana”, diretto ad interim dall’ing. Giuseppe Celi, ha recapitato alla Polizia Provinciale, all’assessore ai lavori pubblici e al direttore generale una richiesta formale di accertamenti e generalità di occupanti abusivi di immobili appartenenti al demanio provinciale. Nonostante ciò, però, le case, le ville, i bunker, gli esercizi commerciali, i depositi abusivi continuano a campeggiare indisturbati sotto i ponti di Pace e Sant’Agata, in palese divieto della normativa sulle fasce di rispetto stradale (D.l. n. 729 del 1961, art. 9) e sui vincoli di inedificabilità lungo le fiumare. Per saperne di più, abbiamo chiesto un aggiornamento al Comandante del Corpo di Polizia Provinciale dott. Pietro Carpita, responsabile degli accertamenti: «In questo momento ci sono in corso delle indagini – ci ha detto il Comandante - coordinate da noi insieme con la Polizia Municipale. Stiamo affrontando la questione ma adesso non posso rivelare nulla, anche perché le informazioni finora in nostro possesso vanno verificate. Ad ogni modo – ha concluso Carpita - se dovessimo riscontrare delle violazioni, scatterebbe una denuncia all’autorità giudiziaria secondo l’iter vigente». Di abusi edilizi Messina è piena: colline saccheggiate, baracche centenarie, abitazioni a due passi dalla battigia fanno ormai parte del paesaggio urbano ed extraurbano della città dello Stretto, ormai vandalizzato per sempre. Ma quello di cui vi stiamo parlando ha praticamente dell’incredibile, e non soltanto per la netta violazione del decreto legge sopraccitato. Gli immobili in questione, infatti, non sono nascosti dietro una collina, non si celano agli occhi dei passanti, ma al contrario sono visibili sin dalla strada litoranea, mostrandosi agli indifferenti cittadini in tutto il loro degrado. Nonostante ciò, però, la Provincia regionale, presieduta da anni come un feudo da Turi Leonardi, non ha mai avuto nulla da eccepire ai proprietari degli immobili, accettando come un dato di fatto che sul proprio demanio si costruisse senza l’autorizzazione necessaria, peraltro nelle vicinanze di fiumare dove vigono i vincoli assoluti di inedificabilità. Solo il clamore della stampa e l’attenzione di qualche politico (segnaliamo la presa di posizione del capogruppo Prc alla provincia Giuseppe Previti) hanno convinto gli uffici competenti a procedere all’accertamento di eventuali illeciti. Adesso, però, le indagini devono fare il proprio corso, con precisione ma in tempi umani. E certo non si può dire che si è partiti con il piede giusto. La lotta alla cultura dell’abusivismo ha bisogno di fatti, non di parole.
Francesco Torre
IL PARADOSSO: GLI ABUSIVI SI ERANO LAMENTATI CON LA PROVINCIA PERCHE’ FILTRAVA ACQUA NELLE ABITAZIONI
Messina. La situazione dell’abuso edilizio sotto i viadotti della Panoramica ha origini molto lontane, ed è stata nettamente sottovalutata dai funzionari della Provincia, su cui pesa la competenza relativamente a quel tratto di strada. Con conseguenze paradossali. Un comitato di abitanti abusivi, infatti, qualche mese fa si era addirittura sentito in diritto di recarsi a Palazzo dei Leoni per chiedere l’intervento dell’amministrazione per evitare che l’acqua dei canali di deflusso della strada provinciale cadessero sulle tettoie e fin dentro le abitazioni. Richieste assurde, che danno il senso di quanto ormai la cultura dell’abusivismo e dell’impunità sia radicata nella mentalità locale. Perché qui non si tratta di indigenti, di famiglie in attesa di un alloggio pubblico, ma di tenute residenziali alternative, di alloggi di servizio, di attività commerciali. La cui presenza è a tutti gli effetti intollerabile per tutti coloro a cui è rimasto un pizzico di senso della legalità. Quindi, a Messina, per pochissimi. Francesco Torre 42 MILIONI DI DEFICIT, POLICLINICO AZIENDA ALLA DERIVA CON UN NUOVO COMMISSARIO
42 MILIONI DI DEFICIT, POLICLINICO AZIENDA ALLA DERIVA CON UN NUOVO COMMISSARIO Il nuovo direttore Giuseppe Pecoraro promette di risolvere la questione precari e avviare il risanamento
Messina. Non sarà un compito facile quello di Giuseppe Pecoraro, nuovo commissario del Policlinico Universitario di Messina. Sebbene infatti abbia accumulato negli ultimi anni esperienze significativamente importanti (era direttore del Policlinico di Palermo. A proposito, ma come è che gira e rigira si ritrovano sempre le stesse facce?), il neo direttore generale della struttura ospedaliera più grande di Messina dovrà far fronte alla crisi dei lavoratori precari, sempre più sul piede di guerra, ed allo stesso tempo modulare, come comandato dall’Assessorato regionale alla Sanità, un piano di bilancio economico per l’ente. Un ente sull’orlo del dissesto. Come appurato dallo stesso Pecoraro, infatti, il deficit in bilancio è di ben 42 milioni di euro, un buco di dimensioni spropositate, che difficilmente potrà essere ripianato nel giro di poco tempo. Soprattutto perché, sempre su iniziativa del nuovo commissario, che lunedì 7 aprile si è presentato alla stampa insieme con il rettore Franco Tomasello, a presto partiranno i lavori di manutenzione su 3 padiglioni della struttura, lavori che hanno comportato un appalto da 13 milioni di euro e che, oltre ad accrescere il debito economico, rischiano pure di creare non pochi disagi agli utenti. Ma erano lavori previsti già da anni, che sarebbero dovuti andare in porto nel 2006 se non ci fosse stato il solito problema dell’appalto concesso ad una ditta che non possedeva la necessaria certificazione, e che ormai non era più possibile rimandare. La domanda che si pongono tutti a questo punto è: rischierà tale deficit di mandare all’aria la trattativa con i sindacati per la stabilizzazione dei precari? «La stabilizzazione ci sarà – ha assicurato Pecoraro in conferenza stampa - ma 2 sono i vincoli da rispettare. Il vincolo di spesa che impone al Policlinico somme da non oltrepassare, com'è giusto che sia, e la Finanziaria del 2007 che prevede proprio la stabilizzazione. Fondere entrambe le istanze sarà arduo ma fattibile». Insomma, un’apertura che lascia presumente un periodo di contrattazione, di sforzi dall’una e dall’altra parte. Mediare sembra infatti essere la parola d’ordine del nuovo commissario, che del Policlinico di Messina traccia caratteristiche positive e negative: «Le potenzialità ci sono. Il Policlinico si trova infatti in posizione di assoluta centralità nel sistema sanitario cittadino e provinciale. E' il primo ospedale a cui si pensa e un competitore senza altri qualificati competitori dotato di competenze professionali di prestigio nazionale e di una tecnologia all'avanguardia», afferma Pecoraro in conferenza stampa, ammettendo però che la struttura paga ancora lo scotto di gravi carenze amministrative, in quanto «manca un sistema di regole, sui contratti, sulle modalità di carriera, insomma una vera e propria organizzazione». Parole sacrosante, ma che dovranno trovare riscontro nei fatti, a partire dalla questione precari.
Francesco Torre
INSPEGABILMENTE IL POLICLINICO PAGA 3,2 MILIONI DI EURO ALL’ANNO PER CONSULENZE LEGALI.
Messina. In estate si vociferava che il deficit del Policlinico fosse di 22 milioni di euro. Ora il neo commissario Pecoraro rivela che quella previsione era di molto sottostimata, perché i debiti dell’ente toccano in realtà 42 milioni di euro. Non parla, invece, il nuovo direttore generale dell’ente, dello scandalo legato alle consulenze legali, per le quali il Policlinico paga regolarmente ogni 3 mesi 800 mila euro, cioè 3 milioni e 200 mila euro. E questo nonostante l’azienda sia dotata di un ufficio legale con tanto di dirigente e dipendenti. Uno scandalo, denunciato mesi fa dal sindacato autonomo Fpl, coperto subito dai vertici universitari, che hanno liquidato la questione giudicando tale spesa “non comprimibile”, al contrario degli stipendi dei lavoratori precari per esempio. Sulle reali necessità della struttura di pagare così tanto degli avvocati esterni non esistono risposte plausibili. E’ provato, però, che nell’elenco dei legali risultino figure eminenti della Facoltà di Giurisprudenza, tra cui alcuni cosiddetti “baroni”. Lascio a voi le conclusioni. Francesco Torre NETTUNO SPA: ANCORA IN VITA L'INUTILE ENTE MANGIASOLDI
NETTUNO SPA: ANCORA IN VITA L’INUTILE ENTE MANGIASOLDI Il Presidente della Provincia Leonardi sciolga la società ora o mai più.
Messina. Che fine ha fatto la Nettuno Spa? Nel marasma generale provocato dallo spoil system operato dal commissario straordinario Sinatra per sostituire i vertici delle partecipate del Comune, della società che avrebbe dovuto realizzare un porticciolo turistico a Grotte non abbiamo più avuto traccia. Probabilmente la motivazione principale di questo silenzio risiede nel fatto che la società in questione dal settembre scorso si trova senza un presidente, dopo le dimissioni presentate da Giuseppe Russo. A questo bisogna aggiungere che il progetto della Nettuno non è mai stato in sintonia con il Piano Regolatore del Porto, da poco approvato dal Comitato Portuale. Inoltre, già più volte il presidentissimo della Provincia regionale Turi Leonardi (azionista di maggioranza della Spa) ha esternato le proprie perplessità sull’operazione in questione. Intanto, però, quatta quatta, zitta zitta, la Nettuno continua a farsi finanziare da Comune e Provincia, dietro la regia neanche tanto occulta del Gruppo Franza che, come sappiamo, è il primo e ormai unico promotore dell’idea del porticciolo turistico. Nell’universo delle società mangiasoldi del Comune e della Provincia di Messina, la Nettuno Spa non è certamente la più esosa: da quando è stata fondata, nel 2001, sarà costata infatti alle due amministrazioni non più di 200.000 euro. Con una piccola particolarità, però, che la rende assolutamente unica in questo desolante panorama: non ha mai prodotto alcun servizio. Nata con lo scopo di progettare e realizzare un capolavoro di sviluppo turistico quale un porticciolo di circa 700 posti barca, con parcheggi e strutture pubbliche e private di servizio nella zona compresa tra Pace e Sant’Agata, la Nettuno Spa in 7 anni si è limitata a presentare un progetto preliminare dell’opera (marzo 2002) e a fare un accordo con la società del Gruppo Franza “Marina dello Stretto” (altra società costituita ad hoc per la realizzazione del porticciolo) al fine di richiedere un’unica concessione demaniale cointestata (novembre 2004). Fine dei lavori. Anzi, a ben vedere c’è un’altra cosa che la società Nettuno Spa ha fatto in questi 6 anni: ha pagato regolarmente lo stipendio ai 5 membri del Consiglio di amministrazione e ai 3 componenti del Collegio sindacale. Il tutto per un totale, fino ad ora, di circa 200.000 euro. Un vero e proprio capolavoro, non c’è che dire. Soprattutto in considerazione del fatto che all’atto di nascita la società in questione era a capitale misto, con alcuni privati che detenevano il 49% delle azioni. Privati che, qualche tempo fa, hanno pensato bene di prendere la via della fuga, vendendo le azioni a Comune e Provincia i quali, senza la minima protesta, hanno calato la testa e messo mano al portafogli. Se Salvatore Leonardi intende procedere alla soppressione della Nettuno, scelta saggia, questo è certo il momento migliore. Dopo le elezioni, quando con ogni probabilità “Franzantonio” Genovese tornerà in sella, la cosa non sarà più fattibile. Ma Leonardi non è mai stato uomo di gesti decisi, né di screzi ai grandi potentati economici della città. Quindi lunga vita alla Nettuno Spa, patria del nulla.
Francesco Torre
PIANO REGOLATORE DEL PORTO, POMO DELLA DISCORDIA TRA "APOCALITTICI" E "INTEGRATI"
PIANO REGOLATORE DEL PORTO, POMO DELLA DISCORDIA TRA “APOCALITTICI” E “INTEGRATI” Lo scontro tra Autorità Portuale ed Ente Porto sui destini della Zona Falcata passa obbligatoriamente dal documento approvato il 27 marzo scorso dal Comitato Portuale
Messina. Apocalittici o integrati? La precedente puntata della nostra inchiesta sui destini della Zona Falcata si era chiusa proprio con questa domanda, identificando con i due termini volutamente provocatori le diverse scuole di pensiero sullo sviluppo futuro della città dello Stretto. Da un lato, ricordiamolo, si situano i conservatori, coloro che vedono con preoccupazione l’abbandono di economie forti come la cantieristica e giudicano utopistiche le prospettive legate al turismo e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico e ambientale del territorio. Non credono al cambiamento sostanzialmente perché non hanno fiducia negli uomini che lo propongono, perché hanno esperienza di ciò che è successo in passato e sanno che ogni qual volta a Messina si è parlato di rinnovamento questo si è materializzato solo tramite colate e colate di cemento. Dappertutto, indiscriminatamente, senza tregua. Questi sono gli “apocalittici”, e il loro punto di vista sulla Zona Falcata è sostanzialmente quello espresso dall’Ente Autonomo Portuale di Messina, nonché condiviso dall’O.r.s.a. e dai lavoratori del settore della cantieristica. Dall’altra parte troviamo gli entusiastici assertori del cambiamento, coloro che credono che l’ultimo treno per lo sviluppo della città passi per l’adeguamento alle politiche attuate efficacemente nei più importanti poli d’attrazione del Mediterraneo. Il loro ottimismo è fiducia in una terra che amano profondamente e di cui sognano da tempo il riscatto sociale ed economico. Propongono di cambiare rotta, anche sulla gestione della Zona Falcata, in nome di valori assoluti come bellezza e giustizia, valori per i quali il sacrificio di intere famiglie di lavoratori, di settori storici dell’economia locale è niente di più che il giusto dazio da pagare. Li definiamo “integrati” e si riconoscono nelle idee di valorizzazione del territorio proposte dall’Autorità Portuale di Messina, e sostenute espressamente da buona parte della stampa locale e recentemente anche da Confindustria Sicilia. Tali categorie sociali, di natura certo “astratta”, quasi filosofica, da satira politica, trovano però oggi un terreno molto concreto di confronto, dando vita ad un dibattito interpretabile come seriamente propedeutico a scelte di importanza capitale per il futuro della città. Oggetto di tale confronto è naturalmente il Piano Regolatore del Porto, il documento cioè approvato dal Comitato Portuale il 27 marzo scorso dopo aspre polemiche e numerosi accorgimenti rispetto alla versione originaria. Il Piano Regolatore Generale del Porto di Messina è stato elaborato nel periodo in cui alla presidenza dell’Autorità Portuale vi era Vincenzo Garofalo, esponente di spicco del centro-destra messinese, e rappresenta un importante tentativo di riassetto dell’area portuale dello Stretto (il precedente Piano Regolatore risaliva nientemeno che al 1959), proponendo l’attuazione di politiche di rottura col passato con l’obiettivo generale di «ridefinire un equilibrato sistema di rapporti fra Porto e Città, sia reinterpretando priorità e funzioni dell’uno che restituendo all’altra il diritto ad affacciarsi sul mare». Il suo iter di approvazione, iniziato nel maggio 2007 con la presentazione e seguito qualche mese dopo, non senza intoppi per via delle diverse posizioni in seno alla giunta Genovese, con l’approvazione da parte del Comune, è arrivato adesso, come ricordato sopra, al suo secondo passaggio fondamentale, cioè l’adozione da parte del Comitato Portuale. Ma la strada per la definitiva approvazione è ancora lunga: il Piano, infatti, dovrà transitare presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ottenendo parere tecnico favorevole, e successivamente ottenere la concessione di compatibilità ambientale a seguito delle procedure di VIA, per approdare infine alla Regione per l’ultimo passaggio. E qui le cose si complicano ulteriormente, e non solo perché nella seduta di approvazione del 27 marzo scorso il delegato della Regione era l’unico assente del Comitato Portuale. Più volte, infatti, e con più vigore nell’ultimo periodo del governo Cuffaro, la Regione ha espresso la propria volontà che la Zona Falcata di Messina diventi l’area di sviluppo del Punto Franco, in totale disaccordo con il Piano Regolatore, che la Zona Franca (e non più il Punto Franco del 1951) la prevede ma solo in provincia, nell’enorme area messa a disposizione dal comune di San Filippo del Mela. Come possiamo notare, dunque, la situazione è ancora piuttosto fluida, e ciò è dimostrato da tutti gli accorgimenti che la presidenza Lo Bosco ha pensato di attuare sul Piano originale, alla ricerca di un compromesso che accontentasse tutte le parti sociali ed istituzionali interessate. E così, per esempio, nella Zona Falcata si potrà assistere, secondo quanto approvato dal Comitato Portuale, alla schizofrenica collocazione di strutture turistiche di lusso accanto a cantieri navali e banchine di carenaggio. Lungi da parte nostra dare giudizi su quanto prodotto finora dall’Autorità Portuale, diamo voce ai due pareri più autorevoli sull’argomento, quelli del Presidente dell’Autorità Portuale Dario Lo Bosco e del Presidente dell’Ente Porto Rosario Madaudo. Con l’obiettivo di creare un confronto, un dibattito sano e costruttivo, nell’interesse della città e dei cittadini, ormai troppo confusi da un’informazione che sempre più assume i toni della tifoseria organizzata.
Francesco Torre DUE VISIONI DI SVILUPPO OPPOSTE Lo Bosco: «Equilibrio tra esigenze di tutela del territorio e sviluppo economico». Madaudo: «Zona Falcata a vocazione commerciale-industriale»
Quale la vocazione naturale, per morfologia del territorio e tradizioni economiche, della cosiddetta Zona Falcata: turistico-residenziale o commerciale-industriale? Dario Lo Bosco, Presidente Autorità Portuale: «Occorre realizzare il giusto equilibrio fra esigenze di tutela del territorio, dei beni archeologici, storici e naturalistici e sviluppo socio-economico e produttivo. Verrà comunque preservata in modo opportuno la cantieristica che, per Messina, ha da sempre rappresentato una ricchezza. La presenza nella Zona Falcata della Cittadella ci ha, inoltre, doverosamente portato a lavorare in sintonia con la Soprintendenza per restituire alla Città la fruizione di un’area di grande valenza culturale che, siamo certi, costituirà nel prossimo futuro un vero fiore all’occhiello per Messina». Rosario Madaudo, Presidente Ente Autonomo Portuale di Messina: «Non può che essere commerciale-industriale, così come è stata da tempo immemorabile. Un’eventuale riqualificazione, del resto, per trasformarla in turistico-residenziale richiederebbe opere faraoniche e tempi biblici, dovendosi provvedere allo sgombero di tutti gli insediamenti esistenti, demolire gli immobili oltre che bonificare l’intera superficie». Piano Regolatore del Porto: cosa pensa del progetto dell’Autorità Portuale stilato all’epoca della presidenza Garofalo? Lo Bosco: «E’ certamente un progetto di grande respiro e di prospettiva che rappresenta il risultato di un lavoro tenace e volto al conseguimento di obiettivi congruenti con un organico sviluppo socioeconomico del territorio, non trascurando le inclinazioni naturali delle aree interessate dai diversi interventi contenuti nel Piano». Madaudo: «Il PRP redatto dall’Autorità Portuale presenta delle notevoli carenze: non tiene conto di alcuni vincoli normativi sulla Zona Falcata; non tiene conto di importanti insediamenti industriali pubblici e privati e quindi della stratificata vocazione industriale della stessa Zona; destina un solo molo all’attività commerciale; non prevede un adeguato collegamento della Zona con le grandi vie di comunicazione; prevede l’inserimento di una zona turistica alberghiera, confinante con quella industriale, tale da non rendere realmente fruibile né l’una né l’altra. Il progetto, pertanto, richiede una notevole rivisitazione. Non sempre la celerità può essere coniugata con l’efficienza e concreta realizzabilità». A Messina 30 anni non sono bastati per terminare opere centrali come il PalaCultura e il Museo, 10 e passa per gli svincoli autostradali. Quanti ce ne vorranno per la realizzazione del PRP? Lo Bosco: Spero molto meno. In pochi anni, con la sinergia di tutte le Istituzioni interessate, si potrà, a mio avviso, apprezzare concretamente il lavoro di squadra che stiamo orgogliosamente portando avanti. Madaudo: Il PRP, come qualsiasi altro Piano Regolatore, è solo uno strumento e, pertanto, non necessiterebbe di tempi eccessivamente lunghi. I tempi si allungano a dismisura solo quando ognuno vi vuole inserire i propri castelli in area, spesso irrealizzabili.
Francesco Torre I CONTENDENTI PROMETTONO BATTAGLIA Madaudo: «Ci batteremo per salvare la cantieristica». Lo Bosco: «Consegnare ai giovani un futuro migliore»
I lavoratori del settore della cantieristica navale, per conto delle sigle sindacali di appartenenza, hanno giurato battaglia nei confronti del suddetto documento. Pare infatti che siano 1.200 i posti di lavoro, secondo le ultime stime, che il PRP metterebbe a rischio. Come rispondere alle giustificabili proteste dei lavoratori? Madaudo: A quanto contenuto nella Sua domanda, debbo aggiungere che identica posizione hanno assunto tutti gli imprenditori che operano nella Zona. E’ appunto questo pericolo ed il loro riconoscimento e la loro solidarietà che ha moltiplicato i nostri sforzi. Ai lavoratori ed agli imprenditori della Zona possiamo solo dire ciò che già sanno, cioè che questo Consiglio di Amministrazione continuerà a battersi fino a quando le forze che vogliono far sparire la cantieristica navale a Messina non riusciranno a farlo sciogliere e forse anche dopo. Lo Bosco: Il Comandante C.V. (CP) Samiani, Vice Presidente del Comitato Portuale ha nei giorni scorsi svolto un encomiabile lavoro per incontrare le diverse componenti produttive ed imprenditoriali interessate ai nuovi scenari che il PRP delinea e non sono state riscontrate posizioni contrastanti con le linee direttrici del Piano, proprio perché si è fornita idonea informazione sul reale assetto proposto. Come ho avuto modo di evidenziare, alcuni processi di ottimizzazione del PRP che stiamo portando a compimento consentiranno di migliorare la correlazione del trinomio “sviluppo socioeconomico - tutela dell’ambiente - cantieristica”. Lo sviluppo della Zona Falcata diventerà sicuramente argomento di confronto in sede di campagna elettorale. Ma quale deve essere il ruolo della politica nella gestione di una fase di trasformazione dell’area portuale come quelli in cui ci troviamo? Madaudo: Spero proprio che le Sue previsioni non si avverino. L’esperienza mi ha insegnato che solo poco di quanto dibattuto in campagna elettorale rimane nell’agenda degli eletti. Spero, invece, che l’argomento sia frutto di un acceso dibattito nel dopo elezione e che i politici prendano una posizione ben precisa e definitiva. Certo è che il futuro della Zona Falcata passa per la politica! Non ci sono dubbi che la classe politica messinese sia in grado di garantire il suo apporto allo sviluppo della Zona. Ha uomini di primo piano che si sono fatti valere in campo regionale e nazionale, ma ne avranno anche la voglia? Lo Bosco: La politica intesa come polis deve favorire ogni processo ordinato di sviluppo del territorio. Il PRP ha proprio questo assunto alla base della propria filosofia progettuale e pianificatoria: dobbiamo consegnare ai giovani un futuro migliore, evitando l’emigrazione delle nostre più vive intelligenze che, invece, devono trovare prospettive di crescita al Sud e nella Città dello Stretto in particolare che deve diventare ulteriore elemento attrattore di economia. Pertanto penso che le forze politiche daranno certamente il loro apporto per attuare i sani progetti di rilancio del territorio che lo stesso PRP prevede.
Francesco Torre April 13 GENIO CIVILE SUL DOPO ALLUVIONE NELLA ZONA SUD: <<VERGOGNOSO L'ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO>>GENIO CIVILE: «VERGOGNOSO L’ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO» Duro intervento dell’Ing. Capo Sciacca sui fondi mai arrivati per l’emergenza alluvione a Messina Sud
Messina. E’ un fiume in piena Gaetano Sciacca, l’Ingegnere Capo del Genio Civile di Messina. La sua pazienza sembra arrivata al limite, l’indignazione e la vergogna hanno ormai preso il sopravvento. Indignazione per una situazione, quella delle zone alluvionate di Messina Sud, che permane drammaticamente identica dall’ottobre scorso, nonostante la concessione dello stato di calamità, la presunta assegnazione dei fondi legati ai Poteri Speciali, le promesse del governo nazionale. Vergogna come rappresentante delle istituzioni, per una gestione della cosa pubblica inqualificabile, che non guarda ai bisogni veri dei cittadini ma al tornaconto personale dei soliti noti. «La situazione delle zone alluvionate è ora più di prima di estremo pericolo, e non è stato fatto niente di niente dalle istituzioni», sostiene con rabbia l’Ingegnere Capo: «Io mi sento preso in giro, come Genio Civile ci siamo impegnati per settimane per andare in giro e fare tutti gli accertamenti necessari, anche di concerto con i comuni, e infine abbiamo stilato una corposa e dettagliata relazione che è stata trasmessa alla Regione e al governo nazionale, ma invano». 50 milioni era la cifra individuata dal Genio Civile per effettuare gli interventi minimali, la messa in sicurezza delle zone alluvionate. Ma finora gli unici fondi arrivati sono stati 50 mila euro giunti da Palermo raschiando il barile del bilancio regionale 2007, fondi con i quali si sono potuti realizzare giusto 3 interventi di contenimento a Giampilieri. Stiamo parlando della salute dei cittadini, di gente che al prossimo acquazzone rischia di rimanere sommersa dalla terra che dalle colline non ha ormai più alcun argine per scivolare sui centri abitati. «La responsabilità è del governo nazionale – non ha paura di affermare Sciacca – che si era impegnato tramite il sottosegretario Gentile, giunto a Messina dopo l’alluvione, ad erogare i fondi necessari per via della dichiarazione dello stato di emergenza. Ma lo Stato di emergenza si è rivelato una scatola vuota, così come i poteri speciali concessi al Prefetto. Altra presa in giro del governo e di Bertolaso, venuto in pompa magna a promettere 240 milioni di euro dei Fondi Fintecna. Ma chi li ha mai visti questi soldi? E’ vergognoso!». La conclusione alla quale arriva l’Ingegnere Capo è amara, di quelle che si sono sempre pensate ma mai dette perché solo al pensarle verrebbe voglia di abbandonare tutto, fuggire dalla città e dalle proprie responsabilità, partire verso luoghi più civili: «Evidentemente si vuole che la città rimanga in una situazione di emergenza e di sconforto. Sì, conviene che Messina viva perennemente sotto scacco, nel bisogno, perché nel bisogno la politica opera meglio». Mentre scriviamo la pioggia battente riempie i vuoti di silenzio tra un ticchettio e l’altro della tastiera del nostro computer. Ma non possiamo ignorare che quella stessa pioggia che, dal di dentro di una rumorosa redazione, sembra solo un innocuo rumore, da qualche altra parte della città vuol dire pericolo, paura, sconforto.
DA OTTOBRE AD APRILE SOLO PROMESSE, E SI CONTINUA A VIVERE NELLA PAURA
Messina. 25 ottobre 2007. Questa data gli abitanti di Giampilieri, di Alì, di Scaletta la ricorderanno per sempre. Quella sera devastanti colate di fango e terriccio, sospinte da copiosi acquazzoni, si sono riversate a valle sulle abitazioni, sulle botteghe, sulle caserme. Interi comuni della provincia si sono ritrovati paralizzati, con ingenti danni economici e sociali. Nuclei familiari sconvolti, senza più una casa, impauriti e soli. Lasciati soli dalle istituzioni, che sono arrivate giusto qualche giorno dopo, per il solito rito delle promesse. La regione ha dichiarato lo stato di calamità, il governo nazionale lo stato di emergenza. Il sottosegretario del Ministero dei Trasporti Raffaele Gentile si è pure fatto una passeggiata in quei luoghi ormai desolati, resi irriconoscibili dal fango. Ma poi è tornato a calare il silenzio, e con esso la paura. Nell’attesa della prossima alluvione.
Francesco Torre PROVINCIA: ANCORA IN AUMENTO LE SPESE DEL PERSONALEPROVINCIA: ANCORA IN AUMENTO LE SPESE DEL PERSONALE Stilato il bilancio previsionale 2008. Parola d’ordine: risparmio. Ma non su tutti i fronti.
Messina. Un solo obiettivo per l’amministrazione Provinciale uscente, che qualche settimana fa ha esitato il bilancio preventivo 2008: azzerare il debito, che attualmente si attesta sui 40 milioni di euro. Per raggiungere questo obiettivo, come ha spiegato l’assessore Salvatore Magazzù, ci sarà bisogno di una vera e propria cura dimagrante, con la riduzione di tutti i capitoli di spesa e l’introduzione (in qualche caso la reintroduzione) di alcune somme in entrata per via dell’operazione di dismissione degli immobili. Il bilancio preventivo 2008 della Provincia regionale vede un pareggio tra entrate ed uscite pari a 116 milioni 992 mila 80 euro (più di 1,5 milioni di euro in più rispetto all’esercizio 2006) . La voce più importante di spesa, manco a dirlo, è quella relativa al personale, un vero e proprio esercito, che drena alle asfittiche casse dell’ente più della metà delle risorse, circa 71 milioni di euro (quasi il 61%). Per questa voce di capitolo, come era facile prevedere, non è stata prevista alcuna operazione di risparmio, nonostante l’evidente anomalia, anzi siamo di fronte ad un sensibile aumento delle spese. Uno scandalo sotto gli occhi di tutti, soprattutto se i dati della Provincia di Messina vengono messi a confronto con quelli di altre realtà simili, per popolazione e territorio. Mentre a Messina, infatti, le spese per il personale nel 2006 ammontavano a 41 milioni di euro e adesso sono giunte a 71 (anche se adesso all’interno dello stesso capitolo vi sono inseriti anche i cosiddetti costi della politica, quindi stipendi di assessori, consiglieri, galoppini, portaborse, amici di amici qualificati come esperti ecc.) a Vicenza per lo stesso capitolo di spesa sono previsti 18 milioni di euro, a Verona 19. Cifre modestissime in confronto a quelle dell’ente presieduto da Salvatore Leonardi. E poi si vuole parlare di risanamento dei conti! I tagli, naturalmente, arriveranno invece sui servizi, per cui le maggiori spese la Provincia le affronterà nel settore dell’edilizia scolastica (3,5 milioni di euro) e della viabilità (1,5 milioni). Una miseria in considerazione al totale del bilancio, soprattutto se si mette in evidenza il fatto che edilizia scolastica e viabilità sono pressoché le uniche competenze specifiche dell’ente. Nel bilancio previsionale del 2008, infine, è giusto dirlo, la Provincia regionale di Messina ha dovuto tener conto del taglio dei trasferimenti Stato-Regione di circa 4 milioni di euro, e del mantenimento obbligatorio del patto di stabilità. Ad ogni modo, bisogna ricordare che i bilanci previsionali della gestione Leonardi non sono mai stati rispettati, per cui finora il risanamento dei conti, che esiste soltanto sulla carta, dovrà trovare conferma nei fatti. E non sarà facile, soprattutto quando si ha il rapporto bilancio-personale più alto d’Italia ed il mercato non sembra essere interessato agli immobili previsti nel piano di dismissione. Vedi il caso del dell’ex hotel Riviera, che al primo bando di gara non ha trovato nessun compratore disponibile.
L’ANNOSA QUESTIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARIE
Messina. Nel tracciare il bilancio di previsione 2008, l’assessore Magazzù avrà di certo dovuto tener conto dei mega-trasferimenti che annualmente la Provincia concede alle società di cui possiede quote di partecipazione. Non stiamo parlando soltanto di quegli enti inutili che abbiamo messo in evidenza in una precedente inchiesta (Inarc, Uncem, Lega Autonomie Locali e consorzi vari, che costano la bellezza di 400 mila euro ad esercizio) ma delle società per azioni come la Sogas e la Nettuno. La prima, che si occupa della gestione dell’Aeroporto di Reggio Calabria, interessa la Provincia di Messina in una quota minima dell’azionariato totale, il 3%, ma quel 3% rischia di costare quest’anno 208 mila euro per un aumento del capitale societario resosi obbligatorio a causa dei forti debiti. La Nettuno, invece, nata per realizzare (per volere del Gruppo Franza) un porticciolo turistico nell’area di Grotte, è una palla al piede già da tempo. Gli azionisti privati l’hanno capito da tempo, dato che hanno rivenduto le proprie quote (valore zero lire/euro) a Comune e Provincia. Altro spreco di denaro pubblico, ma che problema c’è? Tanto ci sono i cittadini, anzi i contribuenti a pagare il dovuto.
Francesco Torre LAVORO, IN 9 ANNI 31 MILA DISOCCUPATI IN MENO: CERTO, HANNO SMESSO DI CERCARE UN IMPIEGO!LAVORO, IN 9 ANNI 31 MILA DISOCCUPATI IN MENO: CERTO, HANNO SMESSO DI CERCARE UN IMPIEGO! I dati del mercato del lavoro evidenziano l’aumento della sfiducia dei giovani e la tendenza all’emigrazione.
Messina. Leggendo superficialmente i dati sul mercato del lavoro nella Provincia peloritana, presenti all’interno del 4° Rapporto sull’economia provinciale elaborato dal Dipartimento di Economia, Statistica, Matematica e Sociologia (DESMaS) “V.Pareto” dell’Università degli Studi di Messina, si potrebbe credere in una ripresa dell’occupazione. In base ai dati della nuova indagine sulle forze di lavoro condotta dall’Istat nel 2006, infatti, risulterebbero 212.141 occupati nel territorio della provincia, cioè 3.052 in più rispetto all’anno precedente. Un incremento significativo, soprattutto in considerazione di una certa stabilità del dato demografico, che combina ad una flessione delle forze lavoro preesistenti (- 3.001) la riduzione del numero totale dei disoccupati (-6.053 rispetto al 2005). Analizzando i dati in questione più profondamente, però, come fa il dott. Piero David, curatore del Rapporto sull’Economia, l’entusiasmo si smorza subito. Innanzitutto, l’incremento più importante delle forze lavoro si registra nel settore “agricoltura”, comunemente a tutto il resto del Mezzogiorno (+4,5% di occupati). Tale crescita, evidentemente, è dovuta più alla regolarizzazione degli immigrati e alla realizzazione dei vari programmi per favorire l’emersione del lavoro nero che ad una reale crescita del settore. In secondo luogo, ancora più importante, tra le 50 mila persone che negli ultimi 9 anni hanno abbandonato lo status di disoccupati, solo meno della metà (19 mila) ha trovato davvero un impiego, mentre gli altri 31 mila hanno proprio smesso di cercarlo. «Di persone in cerca di occupazione – spiega il dott. Piero David – ve ne sono sempre di meno perché è sempre minore la fiducia dei più giovani di trovare un lavoro adeguato alla formazione acquisita. La carenza di occasioni d’impiego ha determinato una ripresa delle migrazioni verso il Centro-Nord. A questo si aggiunge – continua David – uno spostamento in avanti, lungo il ciclo di vita, dell’accesso al mondo del lavoro che sembra riflettere per un verso effetti di scoraggiamento dovuti alle difficoltà incontrate dai giovani nell’inserimento occupazionale e per l’altro anche l’accresciuta propensione a restare nel sistema formativo». Nella Provincia di Messina, i cosiddetti disoccupati di età compresa tra i 15 ed i 64 anni risultano essere 25.503, con un tasso di disoccupazione del 10,72%, circa due punti al di sotto di quello regionale (13,05%) ma molto più elevato di quello nazionale (6,79%). La riduzione tendenziale della forza lavoro, infine, sottolineata puntualmente dal curatore del Rapporto, ha anche un’altra conseguenza, da non sottovalutare: l’umiliazione subita soprattutto dalle fasce più deboli della popolazione (giovani e donne), sempre più costretti a rifugiarsi nella strada del sommerso, lavorando in nero o in grigio, senza diritti né coperture sindacali, finendo per alimentare un’economia non sana.
TASSO DI ATTIVITA’ IN DIMINUZIONE DAL 2001
Messina. Con una popolazione in età lavorativa (maggiore di 15 anni) di 560.686 unità ed un numero di Forze di lavoro di 237.644, il Tasso di attività della provincia di Messina (54,66%) supera di poco quello della Regione Sicilia (52,12%), rimanendo però molto al di sotto del valore nazionale (62,71%). Se si esclude l’anno 2005, tale tasso di attività, indicatore del dinamismo di una comunità e della sua possibilità di produrre reddito, è in continua diminuzione dal 2001, in conseguenza della continua riduzione della forza lavoro, che solo nell’ultimo anno ha subito una flessione di circa 3.000 unità. Inoltre, il mercato provinciale del lavoro presenta forti differenze tra le varie fasce d’età: nella fascia 15-24 anni, infatti, il tasso di attività è 5 punti sotto la media regionale, 10 sotto quella nazionale; nella fascia degli over 55, invece, il dato è addirittura al di sopra della media regionale e anche nazionale.
Francesco Torre TURISMO: L'ITALIA CRESCE, MESSINA ARRETRA
TURISMO: L’ITALIA CRESCE, MESSINA ARRETRA I dati del 4° Rapporto Apat rivelano una profonda crisi. E c’è chi ancora chi specula sul futuro della città.
Messina. In controtendenza anche nel settore del turismo. E’ un triste destino quello di Messina, relegata da anni agli ultimi posti di tutte le classifiche in materia economica, sociale e di sviluppo, ma ormai a questi record gli abitanti della città dello Stretto non ci fanno più caso. Così, dal Rapporto Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) sulla qualità dell’ambiente urbano, presentato alla stampa qualche settimana fa, apprendiamo che nel 2006, mentre la crescita del turismo nella maggior parte delle città italiane non si è arrestata (superando il traguardo dei 25 milioni di arrivi, 5% in più rispetto al 2005), Messina ha registrato – confermando peraltro il dato dell’anno precedente – un netto calo di presenze, passando da 374 mila 326 notti trascorse dai turisti in città nel 2005 ai 357.900 del 2006. Un calo del 4,4% che, messo assieme agli altri indicatori del turismo presenti nell’elaborato dell’Apat, fotografa una situazione di forte crisi del settore. La città di Messina conquista, infatti, pessimi traguardi per quanto riguarda sia il numero dei turisti per km quadrati (una media giornaliera di 5, rispetto ai 23 di Palermo, ai 49 di Napoli e ai 106 di Milano) che il numero dei posti letto alberghieri, sempre per km quadrati (6,6 contro i 17,9 di Catania, i 51,8 di Bari e i 291,6 di Firenze). E naturalmente tali dati finiscono per incidere anche sull’occupazione, che nel settore turistico è in calo dal 2004. Un panorama desolante, considerati i traguardi raggiunti dalle altre città d’Italia (per esempio il +11,2% di presenze a Brescia, il +10,2 a Genova, il +4,1 a Palermo), e soprattutto se messo in relazione al sensibile aumento in questi ultimi anni del numero dei croceristi sbarcati in riva allo Stretto. Un’opportunità unica, quella dei “turisti del mare”, di cui però finora la città non ha saputo trarre giovamento: pochissime continuano ad essere le strutture ricettive, tra cui latitano proprio quei bed&breakfast che altrove fanno registrare il tutto esaurito; nessun itinerario storico-archeologico approntato; musei chiusi o aperti a metà; collegamenti tra i punti panoramici della città inesistenti; laghi di Ganzirri lasciati a marcire; interi litorali occupati più o meno abusivamente ecc. ecc. Una realtà generale che conosciamo ormai fin troppo bene, e che preoccupa non tanto per le sue enormi debolezze strutturali, quanto per le falsità che giorno dopo giorno continuano ad essere propinate ai messinesi, sotto forma di promesse di sviluppo turistico: la Mortelle – Tono, gli alberghi nella Zona Falcata (vicino ai cantieri navali, immaginiamo quanti clienti saranno disposti a fruirne…), il porticciolo a Grotte. Progetti che non tengono conto della carenza dei servizi, della cultura del turismo, della cronica mancanza di infrastrutture, e che hanno sempre più il sapore di piccole e grandi speculazioni sul futuro della città. A danno di chi allo sviluppo turistico in riva allo Stretto ci crede davvero. E ci spera.
MA PER L’UFFICIO INFORMAZIONI TURISTICHE DEL COMUNE LA CRISI NON C’E’
Messina. I dati del 4° Rapporto Apat sul turismo sembrano mostrare evidentemente una situazione di crisi. Eppure c’è qualcuno che non la pensa così. E’ l’ufficio informazioni turistiche del Comune, che nel presentare i dati del 2007 sfoggia un ingiustificato ottimismo. «Sempre numerosi i collegamenti telefonici – leggiamo nel comunicato stampa inviato da Palazzo Zanca - che sono risultati nello scorso anno 954». Ma 954 telefonate in un anno sono solo 2,6 al giorno, anche il telefono di una monaca di clausura in confronto è un call-center! E poi: «si sono rivolti alla struttura di Piazza Stazione 3.516 turisti italiani e 5.466 stranieri», cioè 8.982 in tutto, una miseria in confronto ai circa 300 mila croceristi che ogni anno sbarcano nel nostro porto (ottavo in Italia per il numero degli arrivi). Con dei dati del genere, una struttura responsabile avrebbe dovuto dichiarare il proprio fallimento, o quantomeno sollevare l’attenzione delle istituzioni, ma a Messina questo non succede, anzi forse si è contenti di alzare la cornetta nemmeno 3 volte al giorno: meno si lavora meglio è.
Francesco Torre ZONA FALCATA: APOCALITTICI O INTEGRATI?
ZONA FALCATA: APOCALITTICI O INTEGRATI? Prima parte del faccia a faccia tra i Presidenti di Ente Porto e Autorità Portuale, con due idee di sviluppo diverse per la città.
Messina. Champagne a fiumi, sorrisi, abbracci, brindisi. L’approvazione all’unanimità del Piano Regolatore del Porto, avvenuta giovedì 27 marzo per opera del Comitato Portuale, è stata salutata come un passo decisivo verso il risanamento della Zona Falcata. Un risanamento su cui tanto, tantissimo, si è scritto e si è detto in questi ultimi mesi, monopolizzando l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica con un dibattito che è giunto persino sulle pagine di quel tempio dell’informazione che è il Corriere della Sera. Un risanamento che è stato dipinto, a seconda delle fazioni o tifoserie, da un parte come l’ultimo treno possibile per il rilancio della città, imprescindibile opportunità di sviluppo, territorio di demarcazione di un’identità cittadina, dall’altra come il male assoluto, lo spettro di una nuova era di licenziamenti, l’ennesimo momento di speculazione edilizia. Per molti versi, non si è trattato di uno scontro civile: i toni sensazionalistici, l’eccessivo fervore giustizialista di certa stampa locale, il gioco al massacro nel quale sono stati coinvolti centinaia di lavoratori a cui è stata prospettata, del tutto pretestuosamente in una fase di dialogo istituzionale, l’immediata perdita del proprio lavoro, sono elementi che hanno dato l’impressione di essere in mezzo ad una vera e propria battaglia di civiltà, ad una contesa per l’affermazione di imprescindibili valori assoluti. Se aggiungiamo a questo il colpevole silenzio di una classe politica troppo occupata ai giochi elettorali per prendere parte ad un dibattito sul futuro di Messina, i danni incredibili causati da decenni di malgoverno della Zona Falcata, la presenza di situazioni di “ancestrali” diritti di casta, ci rendiamo conto di come la partita si sia giocata e si stia giocando sul terreno degli ideali, delle grandi prospettive, e mette di fronte - per utilizzare una terminologia cara ad Umberto Eco - apocalittici e integrati. Gli apocalittici sono i conservatori, quelli che difendono l’operato svolto finora e guardano con paura alle proposte di sviluppo che vengono dall’esterno, spingendo al contrario per un’accelerazione in chiave industriale-commerciale della Zona Falcata. Gli integrati, invece, sono coloro che propongono il cambiamento, che guardano ai modelli di sviluppo più innovativi e suggestivi che provengono dall’esterno, disposti anche a sacrificare interi settori storici dell’economia cittadina per portare avanti la propria idea. Inutile dire, a questo punto, che gli apocalittici fanno capo all’idea di sviluppo proposta dall’Ente Autonomo Portuale di Messina, e gli integrati a quella proposta dall’Autorità Portuale. Per capire la base dello scontro, però, è opportuno fare un passo indietro lungo 57 anni. Nel 1951, la legge nazionale n. 191 istituisce a Messina il Punto Franco. Due anni dopo, con decreto della presidenza della Regione viene fondato l’Ente Autonomo Portuale di Messina, incaricato dell’amministrazione e della gestione del Punto Franco, per la cui attuazione viene indicata e delimitata un’importante porzione della Zona Falcata. Passano gli anni ma il Punto Franco non viene mai realizzato, in attesa che il Ministero dell’Economia emani un decreto con relativo finanziamento. Nel frattempo l’Ente Porto continua ad esercitare il proprio potere sovrano sulla Zona Falcata, ma fino al 1994. In quell’anno, infatti, viene emanata la legge, n. 84 del 28/01/1994, che istituisce le Autorità Portuali, enti a cui viene trasferita «l'amministrazione dei beni del demanio marittimo compresi nella circoscrizione territoriale». Inizia da allora il contenzioso tra i due enti, in quanto l’Ente Porto non verrà mai abrogato dal Governo Regionale. Contenzioso che raggiunge il culmine nel 2000, quando l’Ufficio del Territorio di Messina consegna definitivamente all’Autorità Portuale la competenza sulla Zona Falcata. Il resto è cosa risaputa: il Piano Regolatore redatto dall’Autorità Portuale che trasforma la “falce” in chiave turistico-residenziale; la replica della Regione, che finanzia con 6 milioni di euro il Punto Franco; lo scoppio, eclatante, del caso Ente Porto, diventato emblema del potere di “casta” con i suoi 14 membri nel consiglio di amministrazione e un solo dipendente; lo scaricabarile del Ministro Bianchi, che definisce abrogata la legge istitutiva dell’Ente Porto in virtù delle normative comunitarie; l’individuazione del Punto Franco, da parte del Comitato Portuale, nella zona di San Filippo del Mela ed infine l’approvazione del Piano Regolatore del Porto. Il dibattito tra apocalittici ed integrati, però, è ancora prepotentemente attuale e con ogni probabilità si trascinerà sicuramente anche in campagna elettorale. Così come è attuale e da definire il conflitto di competenze tra Autorità Portuale ed Ente Porto, sebbene venga negato da entrambe le parti. Per questo riteniamo di estrema utilità il confronto qui proposto tra i presidenti dei due enti, sotto la formula dell’intervista doppia. Un confronto sui fatti, sulle idee, che non venga strumentalizzato ai fini di una o l’altra proposta di sviluppo. Un confronto per Messina. Per capire e informare.
IL CONFLITTO DI COMPETENZE E LE RESPONSABILITA’ DEGLI ENTI Lo Bosco: «Non esiste conflitto». Madaudo: «Evitare sconfinamenti»
Esiste realmente un conflitto di competenze tra l’Autorità Portuale e l’Ente Autonomo Portuale? Prof. Dario Lo Bosco, Presidente Autorità Portuale: «La legge 84/94 sulle competenze dell’AP è abbastanza chiara e ben articolata anche nel descrivere i compiti istituzionali dell’Ente e, pertanto, non possono ravvisarsi ipotetici conflitti con altri organismi che hanno origini e finalità ben diverse». Rag. Rosario Madaudo, Presidente Ente Autonomo Portuale: «Le competenze dei due Enti sono diverse, almeno secondo le previsioni normative. Sarebbe necessario, però, precisare un confine alle rispettive competenze, onde evitare gli sconfinamenti che si stanno verificando». 2 presidenti, 2 grandi strutture amministrative. Non crede che ci sia stata negli anni, e continui ad esserci tuttora, un’insostenibile esuberanza di poltrone? Lo Bosco: «L’AP non ha nessun Consiglio d’Amministrazione, ma un Comitato Portuale in cui sono rappresentate le diverse categorie produttive, gli Enti e le Istituzioni». Madaudo: «Per quanto riguarda la nostra struttura, il numero dei componenti del C.d.A (14, ndr) oggettivamente può ritenersi eccessivo ma difficilmente riducibile. Secondo lo Statuto, devono concorrere, attraverso propri rappresentanti, alla formazione della volontà dell’Ente varie istituzioni. Si potrebbe, al limite, ridurre il C.d.A. di quattro unità, altrimenti si dovrebbe intaccare il processo di formazione della volontà dello stesso Ente, ed allora, quale Istituzione eliminare?» Qual è il Suo giudizio sull’attività svolta dall’A.P. dall’anno della sua istituzione (1994) fino ad oggi? Lo Bosco: I risultati operativi, gestionali, programmatici e pianificatori per lo sviluppo socio-economico in chiave ambientale dei territori di Messina e Milazzo, conseguiti in questi anni, sono sotto gli occhi di tutti. L’AP ha in dirittura d’arrivo il Piano Regolatore Portuale (approvato qualche giorno dopo l’intervista, ndr), già assentito dal Comune di Messina, che delineerà le nuove strategie di ottimizzazione della macroarea dello Stretto. Madaudo: Non posso e non voglio esprimere giudizi sull’operato di un altro Ente. Posso solo dire che essa è stata istituita in un periodo di grave crisi dell’E.A.P.M. e, pertanto, nel ritagliare il suo spazio ha finito con l’occupare spazi apparentemente rimasti vuoti, ma di pertinenza dell’Ente. Qual è il Suo giudizio sull’attività svolta dall’E.A.P.M. dall’anno della sua istituzione (1953) fino ad oggi? Lo Bosco: Per dovere istituzionale e per deontologia professionale mi sono sempre occupato di assolvere i miei compiti di istituto, evitando di dare giudizi non dovuti e soprattutto di merito sul lavoro degli altri. Madaudo: In questo mezzo secolo, l’attività dell’Ente è stata altalenante, per cui si sono susseguiti periodi di grande favore, in cui si sono realizzate rilevanti opere, a periodi di sonnolenza, in cui, attraverso numerosi commissariamenti che si sono occupati della sola ordinaria amministrazione, l’Ente è stato ibernato in attesa di decisioni sul cosa fare della Zona Falcata.
PUNTO FRANCO E PROSPETTIVE DI SVILUPPO
Madaudo: «Errore imperdonabile sovrapporre altre attività». Lo Bosco: «Messina piattaforma strategica del Mediterraneo
Punto Franco: ritiene che sia un obiettivo ancora da perseguire, vantaggioso per la città, oppure un’idea di sviluppo legata a logiche del passato, ormai da accantonare?
Madaudo: «La completa ed attuale valenza del Punto Franco di Messina non è solo una nostra opinione. E’ stata sottolineata anche da una riunione tenutasi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 27/5/04: il risultato è stato che il Punto Franco di Messina è stato ritenuto in piena armonia con la legislazione comunitaria ed anzi è stato affermato che, per la sua peculiarità, poteva essere un riferimento importante anche per le altre città ivi intervenute. Con l’evolversi della politica della Comunità Europea verso l’apertura ai mercati orientali ed africani, la realizzazione del Punto Franco a Messina sarebbe un’opportunità irripetibile per lo sviluppo, non solo messinese, ma di tutto il meridione e potrebbe, addirittura, contribuire a spostare il baricentro commerciale europeo verso il Mediterraneo».
Lo Bosco: «Come evidenziato pure nel recente febbraio 2008 dal Ministero dei Trasporti, l’effettiva realizzazione del punto franco potrebbe avvenire in zone costiere limitrofe al porto di Messina (Comune di S. Filippo), congruenti con tale obiettivo strategico anche per estensione delle aree disponibili allo scopo».
Lo sviluppo futuro della città di Messina passa anche dallo sviluppo della Zona Falcata? Quali vantaggi potrà trarre in futuro Messina dall’avere un affaccio a mare così esteso e posto geograficamente in posizione strategica nel Mediterraneo?
Madaudo: «Io ritengo che lo sviluppo di Messina non può che passare dalla Zona Falcata. Il rapporto tra la città ed il suo porto è di simbiosi totale. Oggi si vorrebbe rilanciare il porto come attracco per navi da crociera, ma i passeggeri che vi giungono sono immediatamente trasportati verso le vicine e più rinomate località turistiche, e così la città aumenta il suo asservimento senza ricevere pressoché alcun vantaggio. Solo la cantieristica navale è rimasta una florida attività ed in particolare, con i cantieri Rodriguez, siti nella Zona Falcata, ha continuato a tenere alto il nome di Messina nel mondo. Sarebbe, pertanto, un errore imperdonabile sovrapporre ad attività già esistenti, come si vorrebbe fare nella Zona Falcata, altre attività, come quella turistica, che invece troverebbe la sua collocazione ideale nella zona compresa tra i villaggi di Faro e Ganzirri che accomunano l’esistenza dei graziosi laghetti con lo spettacolare scenario dello Stretto».
Lo Bosco: «La marginalità geografica della Sicilia può essere, mediante un’opportuna valorizzazione della naturale “risorsa mare”, utilizzata per rendere ancora più strategica questa parte del Paese, rispetto all’intera area Euro. Infatti, per la particolare centralità nel Mediterraneo è possibile rendere sempre più evidente ed incisivo il ruolo di piattaforma strategica di questa macroarea, ove Messina è il nucleo fondante, per la particolare configurazione e potenzialità dello Stretto».
Francesco Torre
April 06 ISTITUTO NEUROLESI: PLETORA DI NOMINE E STIPENDI PER I VERTICI
ISTITUTO NEUROLESI: PLETORA DI NOMIME E STIPENDI PER I VERTICI All’IRCSS “Bonino Pulejo” si prospetta violazione della Finanziaria 2008. E l’Università chiede un parere all’Avvocatura di Stato. Messina. Che sanità e politica in Italia siano due settori strettamente collegati, quando non complementari, lo dimostrano tanti fattori: gli altissimi ed ingiustificabili finanziamenti alle cliniche private (soprattutto in Sicilia), la lottizzazione dei reparti ospedalieri con la gestione delle nomine dei primari, la propensione da parte dei politici nostrani ad investire in centri di ricerca e di ricovero. L’assenza sia di una dignitosa legge nazionale sui conflitti d’interesse che di una norma che difenda il merito con l’obiettivo ultimo di tutelare la salute dei cittadini hanno di fatto reso questo sistema legale ed estremamente redditizio per chi riesce a farne parte, e pazienza se il diritto alla salute – previsto dall’articolo 32 della Costituzione – si sia svuotato completamente di significato. Nel tentativo, certo parziale, di introdurre un principio di trasparenza nella sanità pubblica, la Legge Finanziaria 2008 ha previsto un accorgimento importante per quanto riguarda i vertici degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico: «Per il direttore generale, scientifico, amministrativo e sanitario degli IRCCS – scrive il legislatore al comma 818 - vigono l’incompatibilità totale e il divieto d’esercizio di qualsiasi attività professionale». Una vera e propria batosta per quei soliti noti direttori di strutture sanitarie impiegati a mezzo servizio, con la possibilità di integrare i propri stipendi da nababbi con i proventi dell’attività professionale privata o delle docenze universitarie. Così, da Trento a Reggio Calabria, da Milano a Napoli, da Firenze a Catanzaro i vertici degli IRCCS sono stati costretti tristemente ad adeguarsi alla normativa. Tranne che a Messina. Al Centro Neurolesi “Bonino Pulejo”, infatti, il direttore generale Prof. Avv. Raffaele Tommasini, commissario straordinario dall’aprile 2006, con stipendio che si aggira intorno ai 200 mila euro all’anno, continua imperterrito a sommare incarichi su incarichi: professore ordinario di diritto civile all’Università di Messina, avvocato abilitato al patrocinio in cassazione oltre che esperto alla Provincia di Messina, ente presieduto da Salvatore Leonardi, suo cliente. Che coincidenza! A Tommasini, però, non è certamente inferiore il direttore scientifico dell’Istituto, prof. Placido Bramanti, che colleziona nell’ordine: cattedra in Neurologia all’Università di Messina; coordinazione del dottorato di ricerca in Scienze Neurobiologiche; coordinazione del corso di laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia; attività di professionista in strutture sanitarie pubbliche; addirittura un posto nella Commissione Nazionale della Ricerca presso il Ministero della Salute. Della loro presunta “incompatibilità” (in violazione della Legge Finanziaria 2008) non sembra essere preoccupata la Regione Siciliana, che peraltro ancora non si è adeguata al Decreto Legge n. 288 del 2003 sulla rimodulazione giuridica e strutturale degli IRCCS, al contrario dell’Università di Messina che, nel dicembre scorso, ha chiesto sulla questione un parere all’Avvocatura di Stato, parere ancora non pervenuto. Come il senso di legalità, e spesso anche di dignità, nella città dello Stretto. Una città in cui si assiste impotenti all’occupazione indiscriminata di tutte le nomine da parte di un numero sempre più ristretto di persone, e contemporaneamente alla fuga dei giovani laureati senza protezione, né padri né padrini, ragazzi a cui non viene e non verrà data la possibilità di emergere. Francesco Torre TOMMASINI: «NON SIAMO INCOMPATIBILI PERCHE’ TRANSITORI» Messina. Il Commissario Straordinario dell’Istituto Neurolesi di Messina, Prof. Avv. Raffaele Tommasini, è stato nominato dal Ministro della Salute con Decreto del 4 aprile 2006. Da due anni alla guida della struttura, non ci sta ad essere considerato “incompatibile”: «La Finanziaria – riferisce l’avvocato, ma non si sa bene sulla base di quale appiglio normativo – si applica solo agli organi ordinari, mentre il nostro è straordinario e comunque temporaneo. Anche il direttore scientifico, infatti, è transitorio. Si attende – continua Tommasini – l’approvazione del regolamento tramite legge regionale, il cui iter è stato bloccato a causa della caduta del governo Cuffaro. Quando il regolamento verrà approvato», conclude il commissario del Neurolesi, «si provvederà ad effettuare delle nuove nomine, che saranno in linea con quanto previsto dalla Finanziaria». Insomma, il commissario fa l’avvocato, e d’altra parte lo è (ed è questo infatti il problema) Ma la questione è più che controversa, ed il parere dell’Avvocatura di Stato potrebbe essere decisivo per fare definitivamente chiarezza. Francesco Torre PALAGIUSTIZIA AL PALO: L'AUTORITA' DI VIGILANZA BLOCCA LA PROCEDURA DI PROGETTAZIONE
PALAGIUSTIZIA AL PALO: L’AUTORITA’ DI VIGILANZA BLOCCA LA PROCEDURA DI PROGETTAZIONE Violati i principi di trasparenza e concorrenza. Il ricorso dà ragione all’Ordine degli Architetti.
Messina. Avevamo creduto che sarebbe diventata la nuova incompiuta della città, ma invece dobbiamo correggerci: il secondo Palagiustizia di Messina non potrà mai divenire un’incompiuta perché… non si farà (almeno per ora). E’ quanto ha deciso il Consiglio dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, accogliendo il ricorso dell’Ordine degli Architetti di Messina. La vicenda è stranota, ma la riassumiamo in poche battute. Della costruzione di un nuovo Palazzo di Giustizia a Messina si parla da 20 anni, principalmente per due motivi: 1) gli spazi attuali non bastano alle esigenze del Tribunale; 2) Tutti i locali utilizzati sono in affitto, e costano al Comune (e al Ministero della Giustizia) una marea di soldi. Sensibile alle sorti degli “amici del foro”, l’ex vicesindaco Saitta, peraltro illustre giurista, agli inizi del 2007 aveva promesso che finalmente il progetto del PalaGiustizia sarebbe andato in porto. Ed in effetti la procedura venne avviata, ma con un’evidente anomalia: che il progetto, cioè, venne affidato agli stessi progettisti che lo presero in carico nel 1988, cioè 20 anni fa. La singolare iniziativa - resa ancora più paradossale dal fatto che uno degli ex progettisti in questione, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, nel frattempo era morto – venne giustificata dal responsabile del procedimento, ing. Antonio Amato, da una clausola prevista nel contratto di allora, secondo la quale le competenze per eventuali varianti in corso d’opera del progetto spettavano proprio agli architetti in questione. Giustificazione che naturalmente non venne accettata dall’Ordine degli Architetti, e non solo per via della clausola vessatoria, ma perché parlare di una variante in corso d’opera per un edificio da costruire di sana pianta (peraltro da tutt’altra parte della città rispetto al progetto del 1988) risultava effettivamente improprio. Così è stata presentata un’istanza al Consiglio dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, la quale dopo 6 mesi ha finalmente partorito la sentenza: «L’affidamento per la progettazione preliminare del secondo Palazzo di Giustizia nell’area del Mercato Ittico deve essere rivisto in base a quanto previsto dalla legge regionale 109 del 2004, che impone l’applicazione dei principi di trasparenza e di concorrenza». Insomma, il “Tribunale con il morto” non s’ha da fare. Il Comune, adesso, ha 45 giorni di tempo per trasmettere all’Autorità di Vigilanza le proprie valutazioni, mentre attende pure l’esito degli accertamenti effettuati dalla Procura della Repubblica sempre sulla base degli incartamenti forniti dall’Ordine degli Architetti. Vi diamo dunque appuntamento alla prossima entusiasmante puntata di questa telenovela in salsa messinese.
IL TESTO DELLA SENTENZA
Messina. «Le indicazioni sui contenuti, criteri e termini per lo svolgimento dell’incarico dimostrano come l’intendimento dell’amministrazione fosse quello di realizzare una specifica e ben determinata opera». Così si legge sulla sentenza del Consiglio dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici in merito al contratto del 1988 e alle ragioni del Comune di Messina. «D’altro canto – continua la sentenza – l’aver previsto anche la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori, oltre il progetto di massima, farebbe dubitare della coerenza dell’azione intrapresa dall’amministrazione nello stipulare il contratto in questione con l’interesse pubblico funzionale alla sua esistenza, ove si ammettesse la possibilità di cambiare sostanzialmente l’impostazione progettuale originaria… Pertanto, non paiono del tutto condivisibili le affermazioni volte a sostenere la possibilità di affidare la progettazione preliminare del nuovo Palazzo di Giustizia agli stessi professionisti che avevano già redatto il progetto di massima ed esecutivo delle opere di ampliamento, giustificate, sostanzialmente dal principio del rispetto della volontà dei contraenti e del comportamento tenuto dalle parti nella fase esecutiva del rapporto contrattuale».
Francesco Torre PROVINCIA: TUTTE LE CONSULENZE DELL'ERA LEONARDI
PROVINCIA: TUTTE LE CONSULENZE DELL’ERA LEONARDI 17 in cinque anni per una spesa superiore ai 300 mila euro. Praticamente una squadra di calcio, panchina compresa.
Messina. E chi l’ha detto che il numero 17 porta sfortuna? Certamente non Salvatore Leonardi, il presidentissimo della Provincia regionale, né tutti gli esperti che da lui sono stati nominati nell’arco della sua ultima legislatura, cioè dal 2003 fino ad oggi, che in tutto sono proprio 17. Una squadra di calcio, panchina compresa. Una schiera di comprimari della politica, tecnici col vizio delle tessere elettorali, uomini per tutte le stagioni. Come l’avv. Raffaele Tommasini, già nominato esperto da Leonardi ai tempi di Palazzo Zanca, attualmente commissario generale dell’IRCCS Neurolesi, richiamato a curare gli affari legali di Palazzo dei Leoni già nel 2003 e fino alla fine del mandato elettorale. Che sia un uomo di fiducia di Leonardi è risaputo: ne è stato anche l’avvocato personale nella vicenda legata ad un’altra consulenza esterna, quella concessa a Francesco Gallo (40.000 euro tra il 2003 ed il 2004 per un non ancora ben precisato impegno in relazione alle politiche giovanili). E gli altri 15? Andiamo a stilare l’elenco, rigorosamente in ordine di anzianità. I primi ad essere nominati, praticamente a pochi giorni dall’insediamento, sono stati Gaetano Rizzo Nervo (per curare la questione del porto franco) e Salvatore Caliò Harada (rapporti turistici con il Giappone, perché la Provincia non si fa mancare niente), entrambi però a titolo gratuito, a parte i rimborsi per le cosiddette missioni. Poi è arrivato il turno di Rosalia Alosi, per coadiuvare la realizzazione del progetto “La lettura per i ragazzi” (consulenza da 18 mila euro), e di Concetto Cutugno (4.400 euro per la “Programmazione locale”, cioè… boh!). Varrebbe la pena soffermarsi, inoltre, sugli incarichi concessi a Francesco Verbaro e Samuele Mussillo (139 mila euro in due), per i quali Leonardi è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare personalmente all’ente 75 mila euro, ma lo faremo nel box a lato, perché l’elenco dei fortunati consulenti è ancora molto lungo. Per cui, andiamo avanti con la Leonardi’s list: nel 2004 incarico da 40 mila euro per Matteo Cuccia (avvio dell’ufficio Pari Opportunità); gratuita invece la collaborazione di Antonio Puliafito, esperto di “Ponte digitale”; ancora nel 2004, consulenza concessa a Lorenzo Crollo (25 mila euro) per il programma di Marketing Territoriale. Il 2005 per Turi è stato un anno sabbatico. D’altra parte, anche Dio dovette riposarsi il settimo giorno. Il 2006, però, gli incarichi riprendono con nuovo vigore: Giovannino Correnti, esperto di pubbliche relazioni, gratuito; Tullio Martella, gestione tecnica delle grandi opere, che si è portato a casa la bellezza di 48 mila euro in un anno; Franco Maricchiolo, perché un fotografo era l’unico profilo professionale che Leonardi non aveva mai preso in considerazione, ed era dunque doveroso rimediare (incarico gratuito, comunque); Oriana Celesti, contattata per la promozione dei distretti turistici, ancora gratuitamente; Giuseppe Pracanica, per l’istituzione di una commissione istruttoria in materia ambientale; dulcis in fundo, Carlotta Previti, già nominata esperta durante la legislatura Buzzanca, tornata ad occuparsi di programmazione negoziata, seppur gratuitamente. 17 consulenti per una spesa stimata di 314 mila euro, senza contare le missioni. Ma non preoccupatevi: tutti questi esperti hanno agito per il bene della città, non certo per proprio interesse. Parola di Turi Leonardi. E se lo dice lui…
LEONARDI CONDANNATO DALLA CORTE DEI CONTI A RISARCIRE 75 MILA EURO
Messina. Una sfida infinita. E’ quella tra il presidente della provincia Salvatore Leonardi e la Corte dei Conti. Il decano della politica messinese, infatti, solo nel corso dei primi mesi del 2008 è stato chiamato in giudizio 3 volte, e sempre per la stessa questione: incarichi di consulenze esterne. L’ultima vicenda giudiziaria ha puntato i riflettori su due esperti: Francesco Verbano (rideterminazione della pianta organica e revisione della struttura organizzativa di Palazzo dei Leoni, compenso di 127 mila euro) e Samuele Mussillo (proprio lui, il “grazie di cuore e arrivederci” messinese, chiamato ad espletare alla modica cifra di 11.160 euro il servizio di previsione meteorologica nel territorio della Provincia). Ebbene, la Corte dei Conti ha riconosciuto a Leonardi la responsabilità amministrativa per aver causato un danno erariale alla Provincia, e ha pertanto previsto un “rimborso” di 75 mila euro. Turi ha già dichiarato la sua intenzione di fare ricorso. La sfida del superpresidente continua: più consulenze per tutti!
Francesco Torre LA SCUOLA DI BORDONARO E' UN TUGURIO
GIOVENI: «LA SCUOLA DI BORDONARO E’ UN TUGURIO» Richiesto l’intervento di Sinatra per ripristinare il servizio di scuola materna, fermo da un anno.
Messina. Più di un anno di lavori per ristrutturare due aule di una scuola materna sono davvero troppi. E’ quanto sostiene (e chi potrebbe dargli torto?) il consigliere della 3^ circoscrizione Libero Gioveni (Pd), il quale ha pensato bene di rivolgersi direttamente al commissario straordinario Gaspare Sinatra perché i piccoli studenti possano finalmente riappropriarsi dei propri ambienti. Il plesso in questione è la vecchia struttura scolastica di Bordonaro, ubicata in Via Scaminaci. Fino allo scorso anno tale edificio (ridotto, come dice Gioveni «ad una sorta di “tugurio” sia per la vetustà degli ambienti sia per gli atti vandalici subiti») ospitava due classi di scuola materna appartenenti al 10° Istituto Comprensivo “Ettore Castronovo” di Bordonaro. Ci sono volute numerose richieste d’intervento inoltrate agli organi competenti da parte del Consiglio circoscrizionale per convincere Palazzo Zanca a provvedere alla ristrutturazione dell’edificio, e al conseguente spostamento degli alunni in altra sede idonea, ma nessuno poteva prevedere che tali lavori non avessero una data di scadenza. «Il trasferimento – sostiene il consigliere del 3° quartiere - ha generato non pochi disagi agli scolaretti: uno fra tutti, ad esempio, l’utilizzo delle sedie...“per grandi”, proprio perché la scuola non era sufficientemente pronta ad accogliere totalmente i piccoli. Adesso, sembra», continua Gioveni nel suo comunicato, «che i ritardi per il reintegro delle classi di scuola materna nella struttura di via Scaminaci, almeno secondo quanto sostenuto dai genitori dei piccoli alunni, siano da imputare soprattutto all’ENEL, rea - a loro dire - di non prodigarsi abbastanza per la riattivazione del nuovo impianto per la fornitura dell’energia elettrica». La situazione risulta ancora più grave se si considera che nella stessa scuola risultano collocate anche 4 sezioni elettorali (dalla n. 240 alla n. 243), ed essendo pressoché imminenti le prossime consultazioni per le Politiche e le Regionali del 13 e 14 Aprile, appare evidente come occorra riconsegnare urgentemente i locali per destinarli all’uso originario. Per tutti questi motivi, quindi, il consigliere della Terza Circoscrizione, Libero Gioveni, ha chiesto al Dipartimento Edilizia Scolastica del Comune di accelerare i tempi per la riconsegna dei locali, intimando, se necessario, alla società elettrica di adottare tutti gli atti necessari per l’attivazione del nuovo impianto. Da parte nostra, non possiamo che unirci all’appello del consigliere, ricordando l’assurda situazione in cui si trovano i genitori di bambini in età prescolastica a Messina, una città di 250 mila persone in cui esistono soltanto 2 asili nido. Un vero e proprio scandalo che si consuma ogni giorno nel silenzio della politica, della stampa locale e dei sindacati.
LE SEDI DEL 3° QUARTIERE: ANCORA NULLA DI FATTO E IL COMUNE CONTINUA A SPENDERE PER GLI AFFITTI
Messina. Il plesso scolastico in questione - qualche nostro lettore forse lo ricorderà - era stato indicato dalla Terza Circoscrizione cittadina, alla luce della recente ristrutturazione, come possibile sede sostitutiva dell’attuale centro servizi di Bordonaro, per il quale il Comune ancora oggi sborsa circa 15 mila euro l’anno di affitto. Uno spreco che, denunciato in primis dal consigliere Enrico Pistorino, finì per colpire la sensibilità istituzionale di Gaspare Sinatra, che nel giro di poche ore coinvolse il Dipartimento del Patrimonio a risolvere la questione. Sembrava che una task force dovesse risolvere il problema in quattro e quattr’otto, ma sono passate settimane e di provvedimenti “virtuosi” in tal senso nemmeno l’ombra. Non ci stupiamo, conosciamo i tempi dei dipendenti del Comune. E conosciamo anche l’ambiguità di certi politici locali, come il Presidente del 3° quartiere, Benedetto Vaccarino, che da una parte ha firmato la richiesta per lo spostamento “risparmioso” della sede, dall’altra sottobanco ha scritto al Dipartimento del Patrimonio per comunicare che la sede di Bordonaro ha un’importanza vitale per la popolazione. In molti hanno già dimenticato la vicenda, ma noi continueremo a vigilare.
Francesco Torre MORTELLE - TONO: MA CHI CI CREDE?
MORTELLE – TONO: MA CHI CI CREDE? Complimenti all’architetto Oriol Bohigas ma il progetto di valorizzazione della fascia costiera presenta più ombre che luci
Messina. W Oriol Bohigas, l’ottantatreenne architetto catalano che fa sognare la città dello Stretto. Il suo piano strategico per la riqualificazione dei 5 km di costa tra Mortelle e Tono (presentato qualche giorno fa a Palazzo dei Leoni e al Municipio dopo oltre 2 anni dall’aggiudicazione della gara) ha sorpreso tutti per semplicità e funzionalità, per un approccio innovativo ed ecosostenibile alla fruizione del mare, per la commistione tra edifici di natura pubblica e privata, ma in fondo soprattutto perché rappresenta un’alternativa di gran lunga più decorosa dell’attuale marmaglia di case, villette, ristoranti che attualmente tappezzano senza alcuna logica un itinerario dall’enorme potenziale turistico. Ma, una volta dato a Bohigas quel che è di Bohigas, ci chiediamo: tutto questo è fattibile? Il progetto, presentato da Politecnica Ingegneria e Architettura di Modena, MBM Arquitectes e U.P. Studio srl, prevede la realizzazione di un villaggio ecosostenibile ampio 170 ettari, caratterizzato da una lunghissima e suggestiva promenade in legno che costeggia la spiaggia, un porticciolo, spazi di verde attrezzato, e poi impianti di tipo turistico. Niente di eccezionale, dunque: il mare al centro di tutto, così come dovrebbe essere, data anche l’unicità dell’ambiente, mai valorizzata a sufficienza (anzi, mai valorizzata e basta!). Tempi e costi dell’operazione? 5 anni e almeno 100 milioni di euro. Come recuperarli? Qui sorge il primo problema. Perché parte dei soldi dovrebbero provenire dai nostri enti pubblici, così come proposto dal coordinatore del progetto, l’arch. Benedetto La Macchia. Sì, i nostri enti pubblici: il Comune che è sull’orlo del dissesto finanziario e la Provincia che chiude i bilanci in passivo. Bella garanzia! Il resto dell’operazione, di bene in meglio, dovrebbe invece essere appannaggio dei privati, entità non meglio specificata, del tutto astratta fino a questo momento, di cui non è chiaro nemmeno il perché dovrebbero investire nel progetto, cioè con quale ritorno economico. Ma i dubbi sull’operazione – sia ben chiaro, noi abbiamo sempre visto di buon occhio ogni progetto che punti alla difesa dell’ambiente e alla valorizzazione del mare anche in senso turistico, anzi riteniamo questa quasi l’unica via possibile allo sviluppo della città – non si fermano qui. Perché ha ragione proprio lui, l’architetto catalano che ha ricostruito Barcellona, quando presentando il progetto ha ribadito che il problema principale di questo tipo di progettazione è la burocrazia, giudicata molto signorilmente e con generosità “farraginosa”. Diciamo questo perché progettare 5 km di territorio nel senso di una pressoché totale trasformazione significa fare i conti – così come era stato previsto per la costruzione del Ponte – con espropri, quindi trattare con privati ed enti, procedere a lunghe ed estenuanti trattative; ma significa anche realizzare il giusto supporto logistico, le strade, i collegamenti con la città e gli altri punti nevralgici di un ipotetico itinerario turistico; significa, in parole povere, continuare a progettare, e poi lavorare, intestardirsi, bussare alle porte giuste, cercare i canali privati senza snaturare il progetto. Il presidentissimo Turi Leonardi (che aveva ottenuto il finanziamento per la progettazione all’epoca della sua ultima sindacatura) aveva un sorriso lungo quanto la Mortelle – Tono quando ha presentato il progetto, ma non solo per il villaggio di Bohigas: tra 3 mesi lascerà gli incarichi istituzionali e toccherà ad altri giustificare ritardi, rinunce, sconfitte.
IL NIENTE PRIMA DI MORTELLE. E’ IL REGNO DELLE SECONDE CASE, ANCHE QUELLA DI LEONARDI
Messina. Stupisce scoprire l’interesse di Comune e Provincia per la valorizzazione della fascia costiera Mortelle – Tono. Stupisce per un motivo principale: perché prima di arrivare a Mortelle, si deve passare da Pace, Paradiso, Contemplazione, S. Agata ecc. fino ad arrivare a Torre Faro. Molto più di 5 km di costa, ma su cui non è stata prevista alcuna progettazione, nessuna prospettiva di valorizzazione. A parte naturalmente la tragicomica vicenda del porticciolo di Grotte, esempio grottesco di come Comune e Provincia trattino i rapporti con i privati, acquisendo cioè coi soldi pubblici le quote di società in fallimento, come la Nettuno Spa, e permettendo ad un privato (L’unico che conta a Messina, il Gruppo Franza) di imporre i propri interessi a tutta la città. Torre Faro, in particolare, è un’oasi di straordinario valore naturale, storico, mitologico, su cui però gli unici progetti esistenti sono quelli dei 3 piani a 10 metri dal mare della ditta Arcovito in Via Marina di Fuori. Sig. Leonardi, l’amnesia di Comune e Provincia su questo territorio sarà forse anche conseguenza del fatto che lei a Torre Faro ha una bella villa vista mare?
Francesco Torre AMIANTO, ANCORA PERICOLO ALLE CASE GESCALAMIANTO, ANCORA PERICOLO ALLE CASE GESCAL Il 3° quartiere richiede l’intervento del Commissario Sinatra
Messina. L’impiego dell’amianto è fuori legge in Italia da oltre 15 anni. La legge n. 257 del 27 marzo 1992, infatti, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti l’estrazione e la lavorazione dell’asbesto e ad occuparsi dei lavoratori esposti all’amianto, all’art. 12 prevede tutti gli strumenti necessari per attuare una completa rimozione dell’amianto a difesa dell’ambiente. Nonostante le nette e ormai datate prese di posizione del legislatore, però, la presenza di amianto purtroppo continua ad affliggere gli operatori dell’edilizia, così come è ben lontana dall’essere completata l’opera di rimozione di tutte quelle tettoie in eternit che tanto venivano utilizzate negli anni passati, e non solo – come forse oggi si tende a credere - nella costruzione delle baracche. Lo dimostra la denuncia fatta pervenire nei giorni scorsi sulla scrivania del commissario straordinario Gaspare Sinatra dai consiglieri del 3° quartiere, e segnatamente da Claudio Cardile. Oggetto della denuncia la condizione di disagio e pericolo vissuta dagli abitanti delle cosiddette Case Gescal, gli edifici di colore giallo di proprietà dello IACP ubicati all’interno del Villaggio Santo, a pochi metri dall’imbocco autostradale di Gazzi. Qui l’amianto è ancora presente nelle tettoie di tutte le palazzine tranne una, oggetto di riqualificazione nel settembre dello scorso anno. Come si legge nella nota del consigliere Cardile, inviata come detto a Sinatra ma anche al dirigente del dipartimento risanamento del Comune Caminiti ed al presidente del 3° quartiere Vaccarino, «C’è una commissione speciale che si avvale della consulenza dei ministeri della salute, ambiente, industria, università e lavoro, con compiti di valutazione e l’obiettivo di procedere allo smaltimento della sostanza pericolosa. Ma a distanza di 16 anni il problema amianto è ancora presente sul territorio». Ricordiamo per chi ancora non lo sapesse che l’amianto è fortemente nocivo per la salute dell'uomo a causa della sua capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili. L'esposizione a tali fibre, infatti, è responsabile di patologie gravi ed irreversibili prevalentemente dell'apparato respiratorio. La legge nazionale del 1992 è stata recepita a livello nazionale solo 3 anni dopo (27 dicembre 1995, con il «Piano di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto») ma pur sempre più di 12 anni e non è quindi tollerabile che ancora i cittadini debbano essere indegnamente esposti a materiali che presentino un livello così alto di tossicità.
PISTORINO: «GRAVI PROBLEMI ANCHE ALLE FOGNATURE»
Messina. Benché la nota del consigliere Cardile sia stata inviata esclusivamente al Comune, è importante dire che la responsabilità diretta sulla mancata rimozione dell’amianto ricade (come previsto dalla normativa regionale del dicembre 1995) in primis sugli assessorati regionali della Sanità e del Territorio e Ambiente, e successivamente sulle Asl locali. Nel caso specifico, poi, il colpevole silenzio di tali istituzioni si abbina a quello dell’Istituto Autonomo Case Popolari e del Comune, che dovrebbero essere più vicini ai diritti di cittadini/clienti a cui da anni richiedono pigioni senza dare la possibilità di riscattare gli alloggi. Cittadini peraltro vessati da altri annosi problemi, come sottolinea il consigliere Enrico Pistorino (Pd): «Alle Case Gescal da anni si vive un profondo disagio legato alle fognature, con i cantinati che alle prime piogge si allagano per oltre un metro, un metro e mezzo, per via delle condutture non adatte. Una questione sottoposta da anni agli enti competenti, Comune, IACP ed Amam, che però per via del solito scaricabarile non hanno mai dato avvio ad un lavoro di manutenzione».
Francesco Torre |
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