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March 27 PROVINCIA, QUELLE QUOTE ASSOCIATIVE CHE (NON) TI ASPETTIPROVINCIA, QUELLE QUOTE ASSOCIATIVE CHE (NON) TI ASPETTI I contribuenti della Provincia pagano più di 350 mila euro l’anno per foraggiare enti di dubbia utilità senza saperlo.
Messina. Cosa hanno in comune l’Associazione Internazionale Permanente dei Congressi della Strada, l’Unione Petrolifera dei Comuni nelle Province Siciliane, l’In. Arc e la Lega delle Autonomie Locali? Sicuramente il fatto di essere Enti perlopiù sconosciuti ai cittadini, di dubbia utilità, le cui competenze non sono facilmente rintracciabili, spesso senza un sito internet, la cui “sovranità” va dal locale al nazionale all’internazionale. Ma soprattutto hanno in comune il fatto di apparire nel corposo elenco degli Enti foraggiati dalla Provincia di Messina, e pagati dunque con i soldi pubblici. Piccoli finanziamenti? Vediamo un po’. Nel bilancio 2006 della Provincia Regionale di Messina, presieduta da quel mitico personaggio politico che è Salvatore Leonardi, incapace in fondo di negare un favore a nessuno (naturalmente coi soldi degli altri!), è possibile scoprire che annualmente l’Ente in questione spende circa 350 mila euro in quote associative. L’Ente Fiera, per esempio, nel 2006 ha ottenuto una “quota” di 51.650 euro, più del Consorzio Asi (Area di sviluppo industriale) Messina, che comunque ha raccolto 42.948,52 euro. E siamo ancora nel territorio degli enti la cui attività è certificabile, visibile, sotto il controllo del cittadino (che – c’è da dire – però magari non pensa che quando paga il biglietto per entrare alla Fiera dell’artigianato lo paga in fondo per la seconda volta). Ma come classificare l’attività di enti consociativi, raggruppamenti intercomunali ed interprovinciali, associazioni di idee come l’Unione delle Province Italiane (Upi, che ha percepito dalla Provincia nel 2006 28.789,78 euro), e poi l’Unione Regionale delle Province Siciliane (URPS, che supera tutti per il contributo, pardon quota associativa 2006, pari a 106.906,06 euro), la Lega delle Autonomie Locali (16.822,68 euro), l’AICCRE (Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, 17.378,67 euro), l’Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani (UNCEM, 10.350 euro)? Come spendono tali enti i soldi dei contribuenti, a parte per pagare gli stipendi a presidenti, vicepresidenti, una pletora di componenti di giunta e consiglieri? E poi ci sono i consorzi, molto di moda nella zona di Patti, che abbina quello del Ripopolamento Ittico del Golfo di Patti (che conquista, però, solo 5.950 euro) a quello Intercomunale dei Servizi Pubblici (10.350 euro). Ed infine il più utile, quello di cui tutti sentivano veramente il bisogno, quell’Unione Petrolifera dei Comuni nelle Province Siciliane che drena ben 37.550 euro nel 2006 solo dalla Provincia di Messina, e la Sicilia non è certo il Texas… Nell’elenco, comunque, fa la sua brava figura anche la già citata Associazione Internazionale Permanente Congressi della Strada (anch’essa molto utile ai cittadini della provincia di Messina, che spendono 2.350 euro all’anno per mantenerla in vita) ed il fantomatico In.Arc, a cui è destinata una quota associativa di 1.600 euro l’anno, ma di cui in tutta onestà non siamo riusciti a capire nemmeno quale sia il nome completo. Il totale di queste quote associative è di 357 mila 645,11 euro (compresi i 25 mila euro – presunto avanzo di amministrazione – dati all’ass. Antiracket). Soldi che i contribuenti della provincia spendono senza saperlo, e senza che nessuno si impegni a spiegargliene il motivo, semplicemente perché questo non c’è. Indignarsi? E perché? Questo è il concetto di trasparenza nell’epoca del presidentissimo Turi Leonardi.
ENTI INUTILI? DITELO AI POLITICI LOCALI
Messina. A ben vedere le nomine dei vertici di questi enti e consorzi, le giunte e i consigli di amministrazione, viene più di un vago sospetto sulla ragione della loro esistenza, che è poi il motivo di questa nostra inchiesta. Chi sono infatti i responsabili dell’Unione Petrolifera Siciliana per la provincia di Messina? Il sindaco di Milazzo Lorenzo Italiano (Forza Italia) e il vicepresidente del consiglio provinciale Santi La Rosa (Udc). E chi è il Presidente dell’ACCRI Sicilia? Il parlamentare europeo d’area catanese Giuseppe Castiglione (Forza Italia). Infine, per concludere: chi potrebbe essere il presidente dell’URPS se non il “signore dell’autonomia”, il candidato governatore Raffaele Lombardo? Tutti a libro paga, ovviamente. Forse forse un’idea di quale sia l’utilità di questi enti ce la stiamo cominciando a fare…
Francesco Torre AMIANTO, ANCORA PERICOLO ALLE CASE GESCAL
AMIANTO, ANCORA PERICOLO ALLE CASE GESCAL Il 3° quartiere richiede l’intervento del Commissario Sinatra
Messina. L’impiego dell’amianto è fuori legge in Italia da oltre 15 anni. La legge n. 257 del 27 marzo 1992, infatti, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti l’estrazione e la lavorazione dell’asbesto e ad occuparsi dei lavoratori esposti all’amianto, all’art. 12 prevede tutti gli strumenti necessari per attuare una completa rimozione dell’amianto a difesa dell’ambiente. Nonostante le nette e ormai datate prese di posizione del legislatore, però, la presenza di amianto purtroppo continua ad affliggere gli operatori dell’edilizia, così come è ben lontana dall’essere completata l’opera di rimozione di tutte quelle tettoie in eternit che tanto venivano utilizzate negli anni passati, e non solo – come forse oggi si tende a credere - nella costruzione delle baracche. Lo dimostra la denuncia fatta pervenire nei giorni scorsi sulla scrivania del commissario straordinario Gaspare Sinatra dai consiglieri del 3° quartiere, e segnatamente da Claudio Cardile. Oggetto della denuncia la condizione di disagio e pericolo vissuta dagli abitanti delle cosiddette Case Gescal, gli edifici di colore giallo di proprietà dello IACP ubicati all’interno del Villaggio Santo, a pochi metri dall’imbocco autostradale di Gazzi. Qui l’amianto è ancora presente nelle tettoie di tutte le palazzine tranne una, oggetto di riqualificazione nel settembre dello scorso anno. Come si legge nella nota del consigliere Cardile, inviata come detto a Sinatra ma anche al dirigente del dipartimento risanamento del Comune Caminiti ed al presidente del 3° quartiere Vaccarino, «C’è una commissione speciale che si avvale della consulenza dei ministeri della salute, ambiente, industria, università e lavoro, con compiti di valutazione e l’obiettivo di procedere allo smaltimento della sostanza pericolosa. Ma a distanza di 16 anni il problema amianto è ancora presente sul territorio». Ricordiamo per chi ancora non lo sapesse che l’amianto è fortemente nocivo per la salute dell'uomo a causa della sua capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili. L'esposizione a tali fibre, infatti, è responsabile di patologie gravi ed irreversibili prevalentemente dell'apparato respiratorio. La legge nazionale del 1992 è stata recepita a livello nazionale solo 3 anni dopo (27 dicembre 1995, con il «Piano di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto») ma pur sempre più di 12 anni e non è quindi tollerabile che ancora i cittadini debbano essere indegnamente esposti a materiali che presentino un livello così alto di tossicità.
PISTORINO: «GRAVI PROBLEMI ANCHE ALLE FOGNATURE»
Messina. Benché la nota del consigliere Cardile sia stata inviata esclusivamente al Comune, è importante dire che la responsabilità diretta sulla mancata rimozione dell’amianto ricade (come previsto dalla normativa regionale del dicembre 1995) in primis sugli assessorati regionali della Sanità e del Territorio e Ambiente, e successivamente sulle Asl locali. Nel caso specifico, poi, il colpevole silenzio di tali istituzioni si abbina a quello dell’Istituto Autonomo Case Popolari e del Comune, che dovrebbero essere più vicini ai diritti di cittadini/clienti a cui da anni richiedono pigioni senza dare la possibilità di riscattare gli alloggi. Cittadini peraltro vessati da altri annosi problemi, come sottolinea il consigliere Enrico Pistorino (Pd): «Alle Case Gescal da anni si vive un profondo disagio legato alle fognature, con i cantinati che alle prime piogge si allagano per oltre un metro, un metro e mezzo, per via delle condutture non adatte. Una questione sottoposta da anni agli enti competenti, Comune, IACP ed Amam, che però per via del solito scaricabarile non hanno mai dato avvio ad un lavoro di manutenzione».
Francesco Torre ALTRO RECORD NEGATIVO: ULTIMI IN ITALIA PER VERDE PUBBLICOALTRO RECORD NEGATIVO: ULTIMI IN ITALIA PER VERDE PUBBLICO Il Rapporto dell’Apat mostra una crescita zero rispetto al 2000: il verde è solo lo 0,6% del territorio comunale
Messina. «Le città italiane sono sempre più verdi. Aumentano per i cittadini e gli animali i polmoni verdi nelle aree urbane del Belpaese. Il verde pubblico mostra un incremento in tutte le 24 città italiane sopra i 150 mila abitanti, con l’eccezione di Messina». Con questo incipit è stato presentato alla stampa il 4° Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano dell’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi urbani). Messina colleziona, dunque, un’altra maglia nera a livello nazionale, dopo quelle per la qualità della vita e la raccolta differenziata. I dati mostrati dall’Apat si basano sulle statistiche fornite dall’ISTAT nel 2007 a riguardo del patrimonio di aree verdi, gestito direttamente o indirettamente da enti pubblici, esistente nei territori comunali. Un indicatore importante sia per monitorare lo stato quantitativo del verde urbano e la sua presenza rispetto all’intero territorio comunale, sia perché esprime il rapporto tra spazi edificati e spazi aperti delle città e, indirettamente, anche il loro grado di urbanizzazione. Così si scopre che, mentre tutti gli altri 23 comuni capoluogo in esame mostrano un trend positivo (con le variazioni più alte a Napoli, + 19,5% rispetto al 2000 e a Cagliari, + 8%), Messina è l’unica città italiana dove il verde pubblico non è aumentato, sebbene la sua percentuale nel territorio comunale sia al di sotto dell’1% (0,6%), valore superiore in Italia soltanto a quelli di Taranto (fanalino di coda con lo 0,05%) e Foggia (0,2%). Il confronto con le altre città siciliane, poi, è impietoso. Palermo, infatti, conquista la medaglia di bronzo per presenza di verde pubblico (33,9% del territorio comunale), con un incremento rispetto al 2000 di circa 5 punti in percentuale, e Catania, sebbene anche il suo valore sia più o meno stabile, si presenta con un buon 11% di verde pubblico. A dare, però, realmente il senso di quanto i cittadini di Messina soffrano della quasi completa assenza di spazi verdi è l’indicatore del verde pubblico pro-capite. Mentre gli abitanti di Verona “possiedono” 363 metri quadri di verde pubblico a testa e quelli di Palermo 80 m², i messinesi sono quasi “nullatenenti”, con solo 5,4 m² di verde pubblico per abitante. Insomma, l’allarme è stato lanciato: Messina non può nascondere il proprio disagio ambientale dietro il velo delle correnti purificatrici (la qualità dell’aria, grazie ai venti dello Stretto, è infatti tra le migliori d’Italia), e il Comune deve intervenire al più presto per dare la possibilità ai messinesi di usufruire di più ampi e attrezzati spazi verdi. Il piano del verde presentato l’anno scorso dall’ex assessore all’Urbanistica Antonio Catalioto, poi, deve essere esitato e attuato, così come devono essere restituite alla città dei veri e propri polmoni verdi come Villa Dante, in restauro da tempo immemorabile, e Parco Aldo Moro, di cui il Comune aveva perso addirittura la chiave dei lucchetti.
PIANO DEL VERDE: SINATRA AVREBBE POTUTO ESITARLO
Messina. Un importante strumento per la regolamentazione e la tutela degli spazi verdi è sicuramente il cosiddetto Piano del Verde Urbano, di cui Messina naturalmente non si è ancora dotata, a differenza di molti altri comuni tra i quali anche Reggio Calabria e Palermo. Il piano del verde è uno strumento di pianificazione integrativo del PRG. Istituito con apposita delibera comunale, il piano consente di definire un programma organico di interventi per lo sviluppo quali-quantitativo del verde urbano, la sua gestione e manutenzione nel tempo. Esso rappresenta un indicatore di risposta, in quanto consente all’amministrazione di mettere in atto politiche di tutela delle risorse naturali. A Messina, a dirla tutta, un regolamento per il verde urbano era pure stato prodotto, e presentato dall’allora assessore all’Urbanistica Catalioto nell’agosto 2007, ma è rimasto lettera morta, in attesa dell’esame del Consiglio comunale e dell’approvazione della Giunta, di lì a 2 mesi mandata a casa dalla sentenza del Cga. Non esente da responsabilità anche il commissario Sinatra, che in questi mesi avrebbe potuto benissimo esitare il provvedimento, ma se ne è lavato le mani. L’ambiente, a Messina, non è mai stato una priorità.
Francesco Torre March 22 NON APPLICATA LA FINANZIARIA 2008 SUI COSTI DEI QUARTIERI
NON APPLICATA LA FINANZIARIA 2008 SUI COSTI DEI QUARTIERI Il dirigente Camaioni: «Dobbiamo ancora attivarci»
Messina Quartieri. Nella gerarchia della casta politica occupano l’ultimo posto, usualmente destinato ai giovani attivisti di partito ma ultimamente anche ai non professionisti della cosa pubblica in cerca di occupazione (prova ne siano le oltre 2000 candidature della precedente tornata elettorale, considerando esclusivamente la città dello Stretto). Competenze non meglio specificate, portafogli magrissimi e capacità di spesa ridotta all’osso, le circoscrizioni si presentano così come degli enti di “intermediazione” tra la società civile e i palazzi che contano. La loro utilità, recentemente, è stata messa in discussione anche dal Governo nazionale, il quale nell’ultima legge Finanziaria, nella logica di un risparmio dei costi della politica, ha previsto l’azzeramento delle indennità di funzione dei consiglieri di quartieri, pur mantenendo i cosiddetti “gettoni di presenza”. In Sicilia, però, dove le circoscrizioni in totale sono 65 e danno “lavoro” a 782 consiglieri (la fanteria della “casta”) tale legge non è mai entrata in vigore, eccetto che nel Comune di Palermo. A Messina, per esempio, una nostra inchiesta pubblicata qualche mese fa (“Questioni di casta: le municipalità costano 2,5 milioni di euro all’anno, QdS n. 230 dell’11 dicembre 2007), elaborata sulla base di dati fornitici direttamente dal II° Quartiere della città, dimostrava come le sei circoscrizioni della città riescano a drenare alle asfittiche casse comunali una cifra pari a circa 13 milioni di euro durante tutta una sindacatura, ovvero più di 2,5 milioni di euro l’anno. Di questi soldi, più della metà (1,5 mln di euro) servono proprio per pagare i 102 consiglieri, che percepiscono 1.109,38 euro al mese, e i 6 presidenti, a cui va una cifra superiore, 1.664,08 euro. Sono questi i numeri – elevatissimi – che la Legge Finanziaria 2008 intendeva ritoccare, ma in Sicilia la “casta” in questi casi si nasconde sempre sotto il velo dell’Autonomia, come se ciò la rendesse immune dai provvedimenti sugli Enti Locali. Una circolare del dirigente generale dell’assessorato regionale alle Autonomie Locali, infatti, qualche settimana fa ha proprio ribadito questo concetto: la Regione Siciliana ha piena competenza sugli Enti Locali e non ammette ingerenze dallo Stato. A ben vedere, però, si tratta di un convincimento non supportato dalle leggi, ed il fatto che il Comune di Palermo abbia adottato la riduzione delle indennità in ottemperanza alla Finanziaria lo conferma. Negli altri comuni, però, si continua a resistere. Compresa Messina, dove il dirigente al decentramento, dott. Attilio Campioni, sembra cadere dalle nuvole: «Sì, avevo saputo in qualche modo di questo provvedimento ma dobbiamo ancora attivarci». Quando osiamo chiedergli il perché dall’altra parte della cornetta per qualche secondo cala il silenzio, poi: «Non lo so il perché. Dalla ragioneria generale non abbiamo avuto in tal senso alcun segnale». Sbagliato. Anche non avviare una procedura resa obbligatoria dalla legge è un segnale, e non certo di virtuosità.
SOLO GRAZIE AL PRECEDENTE COMMISSARIO UN RISPARMIO SUI QUARTIERI
Messina. 13 milioni di euro in una sindacatura: è questo il costo che hanno oggi i quartieri del Comune di Messina. Un costo, però, fortemente ridimensionato rispetto a qualche anno fa, quando cioè le circoscrizioni cittadine erano addirittura 14, più del doppio rispetto ad aggi. Un numero inspiegabile, che andava assolutamente ristretto per questioni di risparmio. Ciò che colpisce, però, è che la delibera del ridimensionamento dei quartieri (9 marzo 2005) non è stata frutto di una scelta politica locale, ma la forzatura imposta dall’allora commissario straordinario Bruno Sbordone, e tra le altre cose fortemente avversata in sede di Consiglio Comunale. Ricordiamo, infatti, l’accusa di “irregolarità” dell’allora consigliere Ds Curcio ed i 103 emendamenti poi fortunatamente ritirati, e addirittura l’intervento delle forze dell’ordine per sedare gli animi. Momenti in cui si perde la dignità e ci si vergogna di essere messinesi. Momenti in cui si gioisce, seppure a denti stretti, di essere governati da un commissario esterno.
Francesco Torre ECONOMIA IN DECLINO: L'INFLAZIONE PIU' ALTA DEL PIL
ECONOMIA IN DECLINO: L’INFLAZIONE PIU’ ALTA DEL PIL Più deboli consumatori e imprese. In un anno si produce l’1,9% in più, ma l’inflazione è al 2,1%.
Messina. Il Prodotto interno lordo provinciale è al di sotto del dato dell’inflazione. Il che significa crescita zero, anzi sottozero. E’ questo il risultato dell’analisi sul valore aggiunto nella provincia di Messina condotta dal dott. Piero David per il 4° Rapporto sull’economia, documento realizzato dal Dipartimento di Economia, Statistica, Matematica e Sociologia (DESMaS) V. Pareto dell’Università degli Studi di Messina. Nel dettaglio, la stima del Pil per il 2007 secondo l’ultimo rapporto Unioncamere vede per la Provincia di Messina una crescita dell’1,9%, più ridotta cioè sia rispetto alla media nazionale (+4,0%), sia alla media del Mezzogiorno (+2,5%) che a quella regionale (+2,3%), con un valore assoluto di 12.148,2 milioni di euro prodotti ed un Pil pro-capite di 18.590 euro, che corrisponde al 47,13% di quello di Milano (39.442€), la provincia più ricca. Tale percentuale di ricchezza prodotta, se confrontata con il dato dell’inflazione per il 2006 – anno in cui i prezzi hanno visto un incremento su base locale del 2,1% - risulta in maniera evidente insufficiente, e segna pertanto sia una diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori che un arretramento reale dell’intera economia locale. Un’economia immobile, nella quale il settore trainante resta quello dei servizi (83,4%, 4 punti sopra il valore regionale), seguito dall’industria (13,8%, circa 3 punti sotto il valore regionale) e dall’agricoltura (2,4%, 1,7 punti sotto il valore siciliano). Una struttura produttiva, dunque, troppo sbilanciata verso i servizi e purtroppo bloccata dal punto di vista industriale e agricolo (settori in cui solo Palermo fa registrare dati ancora più negativi). «Purtroppo la provincia di Messina risente della mancanza di settori importanti di sviluppo – commenta il dott. Piero David, curatore del Rapporto sull’economia provinciale – e ciò anche perché tale sistema di produzione non è stato negli anni governato dalle istituzioni, ma è sorto piuttosto come conseguenza delle sempre più elevate esigenze di mercato e della congiuntura economica. Ciò ha provocato – continua David – un’altissima presenza sul territorio di piccoli commercianti, come pure una quasi totale assenza di grande imprese. Ne consegue evidentemente una struttura economica molto debole e poco o nulla resistente alle crisi congiunturali». A preoccupare, infine, un altro aspetto: il dato sul valore della produzione, infatti, risulterebbe addirittura sovrastimato in quanto buona parte del prodotto interno lordo è data dalla lavorazione dei prodotti metalliferi e petroliferi, prodotti che negli ultimi anni hanno visto degli altissimi incrementi di prezzo. Una crescita così bassa del Pil, dunque, ragionevolmente farebbe pensare ad un calo significativo della produzione. Ma c’è un modo per tirarsi fuori dal pantano economico? «Sì, ma si dovrebbe investire maggiormente sui settori ad alto valore aggiunto», risponde il dott. Piero David, «come la nautica da diporto, la cantieristica, il turismo, le energie alternative. Bisogna assolutamente ripartire dallo sviluppo dell’economia del mare».
AUMENTA IL GAP TRA NORD E SUD D’ITALIA
Messina. La distanza tra Nord e Sud del paese aumenta. Rispetto al 2006, infatti, nelle regioni più sviluppate del paese l’incremento della ricchezza prodotta per abitante è stato di 1.143 euro, nel Mezzogiorno di 430. In pratica, cioè, la forbice della ricchezza prodotta tra Centro-Nord e Sud si è allargata in un anno di ulteriori 713 euro a testa. Come se non bastasse, la prime 65 posizioni della classifica nazionale, secondo la ricerca realizzata da Unioncamere e Istituto Tagliacarte, sono occupate tutte da province del Centro-Nord (la prima provincia del meridione è Chieti, 66esima). Alle spalle di Milano, indiscutibilmente prima da anni, le province a più alto livello di ricchezza prodotta sono Bologna, Bolzano, Aosta, Modena, Roma e Firenze. Al capo opposto, Crotone (solo 14.548€ pro-capite), preceduta da Enna, Agrigento, Foggia e Lecce. Messina galleggia tristemente all’82° posto, perdendo addirittura una posizione rispetto all’anno precedente.
Francesco Torre DIPENDENTI ENTI PUBBLICI: ASSENZE IN CALO PER COMUNE E PROVINCIA
DIPENDENTI ENTI PUBBLICI: ASSENZE IN CALO PER COMUNE E PROVINCIA Ma Palazzo dei Leoni registra ancora alti livelli di assenteismo
Messina. L’assenteismo nei pubblici impieghi non teme il confronto con le istituzioni. E’ questo il dato che emerge dai dati in possesso del Ministero dell’Economia sulle assenze dei dipendenti dei Comuni e delle Province italiane, recentemente pubblicati dal Sole 24 Ore. Sebbene l’anno da poco trascorso sia stato infatti caratterizzato da forti polemiche incentrate sulle figure dei cosiddetti “fannulloni” della pubblica amministrazione, seguite peraltro dalla “direttiva Nicolais” (una circolare in cui il Ministro della Funzione pubblica ha ribadito che lo scarso rendimento e le assenze ingiustificate possono essere punite e portare anche al licenziamento), gli uffici degli enti locali hanno continuato a svuotarsi sempre con maggiore frequenza. Il numero dei giorni medi d’assenza per dipendente è così aumentato rispetto all’anno precedente del 9,3% per i Comuni e del 13,8% per le Province. Ad essere presi in esame, le seguenti tipologie di assenza: malattia, maternità, congedo parentale, malattia del figlio, permessi ex legge 104/1992, altri permessi retribuiti. Sono state invece escluse dalle elaborazioni del Ministero dell’Economia le ferie, gli scioperi e i permessi non retribuiti. Con 17,8 giorni medi di assenza, il Comune di Messina si rivela tutto sommato come uno degli enti pubblici sotto questo aspetto maggiormente virtuosi, occupando solo il 95° posto della classifica riguardante 108 comuni d’Italia (classifica che ha visto al primo posto il Municipio di Roma con 38,9 giorni d’assenza). A questo dato, però, ad onor del vero, andrebbe aggiunto anche quello riguardante le assenze per malattia, nella cui speciale classifica il Comune di Messina occupa un non troppo positivo 26° posto (insieme con Enna, Chieti e Lecce) con 17 giorni di assenza all’anno. Un elemento incoraggiante è comunque sicuramente quello che emerge dal confronto con l’anno precedente: a Palazzo Zanca, infatti, dal 2005 al 2006 le assenze sono diminuite dell’8,5%. Altra musica alla Provincia regionale, ente presieduto dal decano della politica messinese Salvatore Leonardi. Palazzo dei Leoni, infatti, occupa un lusinghiero, si fa per dire, 35° posto, registrando 21,2 giorni medi di assenza all’anno. Dati ancora abbastanza lontani dal primato detenuto dalla Provincia di Brindisi (32,4 giorni all’anno), ma sempre più alti rispetto alla media nazionale. Ad ogni modo, anche qui si segnala un elemento positivo: rispetto al 2005, infatti, il numero dei giorni di assenza dei dipendenti di Palazzo dei Leoni è diminuito del 3,5%.
Francesco Torre
INESAURIBILE LO SCIVOLAMENTO DI VIALE ITALIA. ANCORA NESSUNA RISPOSTA DAGLI ENTI PUBBLICI
INESORABILE LO SCIVOLAMENTO DI VIALE ITALIA. ANCORA NESSUNA RISPOSTA DAGLI ENTI PUBBLICI A un anno dalla nostra prima denuncia nulla è stato fatto in un’area ad elevatissimo rischio idrogeologico
Messina. E’ passato un anno da quando, sulle colonne del nostro giornale, abbiamo denunciato per la prima volta un grave rischio di dissesto idrogeologico sul Viale Italia. Un lento ma inesorabile scivolamento verso valle (12 millimetri l’anno), preoccupante non soltanto perché rilevato nelle vicinanze di una scalinata che collega il Viale con Via Noviziato Casazza, ma soprattutto in quanto nel suo incedere interessa porzioni sempre più rilevanti di abitazioni della zona (soprattutto in Via Sciva), che già allora mostravano sulle facciate crepe e segni di danneggiamenti vari, presenti anche all’interno delle stesse. Un problema che avrebbero dovuto sollevare e risolvere gli enti di protezione civile, in collaborazione con Comune e Regione (così come previsto dalla legge nazionale n. 267 del 1998, art. 1: “Piani stralcio per la tutela del rischio idrogeologico e misure di prevenzione per le aree a rischio”), con la predisposizione di un piano urgente d’emergenza contenente tutte le misure per la salvaguardia dell’incolumità delle popolazioni interessate. Ma in una città in cui la Protezione Civile continua ad essere un ente fantasma (che peraltro lamenta mancanza di uomini e risorse) e il Comune non riesce ad offrire mai delle risposte concrete, il dissesto idrogeologico a distanza di oltre un anno non solo non è stato risolto, ma nemmeno è stato affrontato: la situazione risulta tale e quale a come l’abbiamo lasciata, con un tratto del marciapiede, la scalinata di Viale Italia e alcuni tratti di Via Sciva chiusi in via cautelativa. Qualcosa, in effetti, è cambiato. Nell’area posta sotto sequestro, infatti, è possibile notare come alcune parti della recinzione in muratura siano state sostituite, rifatte, sicuramente in seguito all’ennesima crepa venutasi a creare, come pure si è proceduto alla sostituzione di un impianto pubblicitario, che noi qualche mese fa avevamo fotografato in forte pendenza, con la base rialzata rispetto al terreno. Interventi, comunque, d’emergenza e per nulla risolutivi. E pensare che nel 2007, proprio di questi tempi, l’ex assessore all’Urbanizzazione con delega alle Indagini Geognostiche Gaetano Isaja aveva promesso uno stanziamento di 100 mila euro per effettuare le dovute indagini sul terreno. Un’esigenza riconosciuta anche dal Pai (Piano Stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico della Regione), che nella sua relazione del 2006 già assegnava al Viale Italia un tasso di rischio elevatissimo (R4), dato soprattutto che si tratta di un’area ad altissima densità abitativa. Ebbene, quei 100.000 euro promessi dall’assessore non sono mai stati finanziati. «Il Comune di Messina – ci fa sapere l’ing. Antonino Amato, dirigente del Dipartimento Manutenzione ordinaria di Palazzo Zanca – a suo tempo aveva fatto richiesta alla Regione Siciliana per avere i fondi disponibili per le indagini geognostiche, ma a tutt’oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta». Festeggiamo dunque il primo anniversario del dissesto idrogeologico sul Viale Italia. Perché festeggiare? Perché in questo primo anno per fortuna non abbiamo assistito a crolli e non ci sono stati feriti, cosa che onestamente nessun cristiano dotato di buon senso potrebbe ormai escludere per il prossimo futuro.
OGGI COME 10 ANNI FA: UN ESEMPIO DI MALAPOLITICA
Messina. Lo scivolamento verso valle di Viale Italia è stato segnalato per la prima volta dai consiglieri di quartiere alle istituzioni competenti ben 10 anni fa. Come sempre succede, venne alzato un polverone che non ebbe alcun risultato, almeno finché al Comune non arrivò il commissario straordinario Bruno Sbordone, il quale nel 2004 si preoccupò di far mettere in sicurezza l’intera area in attesa di ulteriori analisi e riscontri. A questa azione, però, non seguì nessun intervento concreto, tanto che nel Giugno del 2005 l’ex vice presidente del VII quartiere Michele Ainis e il suo collega Giorgio Muscolino spinsero talmente la loro protesta al punto di presentare un esposto alla Procura della Repubblica, che non dovette passare sotto silenzio nei corridoi di Palazzo Zanca. Nel luglio 2007, infatti, l’ex city manager Gianfranco Scoglio organizzò un’apposita conferenza dei servizi e il problema venne abbondantemente discusso, fino a mettere le basi per un completo monitoraggio dell’area e per la programmazione di una serie di interventi atti a fermare lo slittamento e a salvaguardare le molte abitazioni interessate al problema. Come al solito, parole al vento. Come quelle dell’ex assessore Isaja.
Francesco Torre
CRESCITA PARI A ZERO, PRECATI IN AUMENTO E CANTIERI IRREGOLARI
CRESCITA PARI A ZERO, PRECARI IN AUMENTO E CANTIERI IRREGOLARI Fortemente negativo il bilancio del 4° Rapporto sull’economia della provincia di Messina
Messina. Una città “senza corona e senza scorta”. E’ questo l’impietoso ritratto emerso dal 4° Rapporto sull’economia della Provincia di Messina, curato dal prof. Mario Centorrino e dal dott. Piero David con il contributo di tutto il gruppo di lavoro del Dipartimento di Economia, Statistica, Matematica e Sociologia (DESMaS) V. Pareto dell’Università degli Studi di Messina. Presentati venerdì 7 marzo nel corso di una conferenza stampa e raccolti in volume per i tipi di Armando Siciliano Editore, i contenuti del rapporto non si discostano di gran lunga da quelli dell’anno precedente, registrando pertanto una situazione di costante declino economico, più marcato nel comune capoluogo che nel resto della provincia, contrassegnata da alcuni dati chiave come quelli riguardanti il Prodotto Interno Lordo su scala locale, il Lavoro nero e il precariato. E’ proprio il pressoché totale scollamento tra la città e la sua provincia – fatto non nuovo e considerato ormai irrisolvibile, quantomeno a livello istituzionale – ad essere presentato come il dato maggiormente negativo dell’andamento economico e sociale di Messina: «L’economia “bonsai” della città, alla quale sembriamo ormai assuefatti e rassegnati», scrive nella prefazione il prof. Mario Centorrino, «contrasta e si contrappone, restando nella metafora botanica, al cespuglio della provincia. Stilizzata la prima e, per definizione, quasi statica. In movimento, se pur disordinato, la seconda. Ma quel che conta è la mancanza di aggregazione tra “bonsai” e “cespuglio”». Con la conseguenza, in chiave economica, di un evidente danneggiamento della già asfittica economia della città, che non solo non riesce ad imporre il proprio legittimo ruolo gerarchico sul circondario, ma si presenta – anche sul mercato globale – senza una qualsiasi immagine da spendere: «Non troveremo in nessuna parte del mondo un locale intestato a Messina. Il marchio Isolabella, invece, fa addirittura tendenza». Nel complesso, il saldo tra “notizie negative” e “notizie positive” presenti nel Rapporto è, come previsto, negativo. Nel 2007, infatti, la provincia di Messina ha registrato un tasso di crescita pari a zero, con un PIL pro-capite (18.590 euro) pari al 47% di quello milanese. Altro dato che si impone all’attenzione pubblica è quello riguardante il precariato, che raccoglie una fascia di popolazione pari a 27 mila unità (il 12,73% del totale occupati). Si registra, infine, un ulteriore peggioramento delle condizioni di sicurezza e legalità sul posto di lavoro: i dati dell’Ispettorato Provinciale evidenziano infatti come nel 2007 risultino irregolari 162 cantieri su 277 ispezionati (il 71%) con 354 lavoratori in nero e 1262 in grigio. Dati che pongono la provincia di Messina non solo in situazione di grave ritardo economico sul piano nazionale, ma anche su quello regionale, e che comunque si situano all’interno di un trend che con costanza si rivela negativo già da diversi anni a questa parte. Nella pressoché totale indifferenza – bisogna ricordarlo - degli organi istituzionali, ai quali il Rapporto è diretto ma senza alcuna finalità pratica: «L’obiettivo di questo rapporto – ricorda il prof. Centorrino – non è tanto quello di individuare soluzioni ma di offrire la base analitica su cui ipotizzare e costruire queste soluzioni. Perché la “cultura del fare” presuppone la “cultura del conoscere”».
CENTORRINO, EX ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE: «POTEVAMO FARE DI PIU’»
Messina. Impossibile non ricordare, leggendo il 4° rapporto sull’economia della Provincia di Messina, come uno dei due curatori, il prof. Mario Centorrino, abbia abbinato recentemente all’attività di ricerca universitaria anche un ruolo importante nell’amministrazione della città, in qualità di assessore al bilancio della Giunta Genovese. Giunta che, a dire la verità, seppur nell’ambito di un’esperienza ridotta a 20 mesi dalla sentenza del Cga, poco o nulla ha fatto per accelerare la crescita economica della città, o quantomeno per frenarne il declino. «In questi due anni di giunta abbiamo dovuto affrontare innanzitutto il risanamento del bilancio – si difende Centorrino – ma sono stati avviati anche dei progetti di sviluppo che, di fatto, l’interruzione ha bloccato. Certo è però che si poteva fare di più». E il turismo? Affidato al giurista Saitta, non è mai stato una priorità della Giunta Genovese: «In questo settore – risponde ancora Centorrino - stiamo perdendo delle grandi occasioni. Bisogna agganciare la città alla provincia e sfruttare il turismo che viene nella città, per esempio i croceristi».
Francesco Torre March 18 58 MILIONI DI DEBITO FUORI BILANCIO, SPUNTA LO SPETTRO DEL DISSESTO
58 MILIONI DI DEBITO FUORI BILANCIO, SPUNTA LO SPETTRO DEL DISSESTO Al Comune i debiti delle partecipate fanno precipitare la situazione economica
Messina. 58 milioni di debito fuori bilancio. E’ questa l’eredità che il Commissario regionale Sinatra lascerà a chi siederà, dopo le prossime elezioni, sulla poltrona più importante di Palazzo Zanca. Un’eredità inoltre che, da qui a metà giugno, rischia seriamente di diventare ancora più gravosa. Che la situazione economica del Comune fosse difficile, lo sapevamo da tempo. Sinatra l’aveva detto sin dal primo momento, avviando una politica di risparmio che è culminata, negli ultimi giorni, con la scelta di non confermare gli affitti per le sedi decentrate e di smascherare gli “imboscati”, cioè tutti quei dipendenti che, a seguito della diminuzione del numero delle circoscrizioni, sono rimasti al proprio posto anche se praticamente senza più alcuna competenza specifica. Ed è sempre su questa linea d’azione che va giudicata la polemica infinita con le società partecipate, come sappiamo – alla luce di inchieste condotte dal nostro giornale – veri e propri buchi neri capaci di sommare alla fine di ogni bilancio annuale debiti per milioni e milioni di euro. A tal proposito basti ricordare come l’unica partecipata del Comune a non produrre debiti nel 2007 sia stata l’Amam, mentre l’incapacità dirigenziale dei vertici (ormai azzerati) di Atm, Ato3, Messinambiente, Feluca, Istituzione per i Servizi Sociali, hanno negli ultimi mesi non solo contribuito all’aumento dei debiti comunali, ma creato situazioni di estremo disagio sociale, che Sinatra ha potuto risolvere soltanto in un modo: aprendo controvoglia i cordoni della borsa di Palazzo Zanca. Sono state proprio tali spese, insieme con dei contenziosi legali arrivati a definizione, a produrre quel buco di bilancio di cui sopra, buco che ad oggi legittimamente lascia presumere la possibilità, per Sinatra, di aprire una procedura di dissesto. Scelta estrema, difficile da percorrere per via delle conseguenze che comporterebbe per la città, ma di cui già si parla da settimane. In realtà, però, di concreto non c’è ancora nulla, tranne l’esposto che Sinatra nei prossimi giorni farà pervenire alla Corte dei Conti in merito alla gestione degli ultimi anni delle società partecipate, e una probabile ricognizione di tutte le voci di entrata di Palazzo Zanca, per verificare che i livelli di tassazione imposti ai contribuenti siano al massimo livello di coefficiente, e raschiare in questo modo il fondo del barile. Con conseguenze purtroppo prevedibili. La situazione, infatti, è tipica, la riconosciamo ormai tutti: c’è chi produce un debito (la politica degli incompetenti e delle poltrone) e c’è chi questo debito lo dovrà coprire (i cittadini). In mezzo ci sarà la campagna elettorale, ma con la consapevolezza che tra uno schieramento l’altro lo schema rimarrà sempre lo stesso.
VIA L’ISTITUZIONE PER I SERVIZI SOCIALI, IN ARRIVO IL C.I.S.S.A.
Messina. Un altro duro colpo, Sinatra l’ha subito qualche giorno fa dall’esperto commissariale Salvatore Vernaci, che nella relazione sulla gestione dell’Istituzione per i Servizi Sociali ha ravvisato una situazione debitoria di circa un milione e mezzo di euro. «L'Istituzione – scrive inoltre Vernaci – oggi non è in grado di dare risposte immediate e concrete ai bisogni della gente, alle esigenze della persona, alle richieste di emergenza abitativa, di sostegno alle famiglie, alla fasce più deboli». Un’accusa grave, alla quale il commissario Sinatra ha risposto con una proposta concreta: eliminare l’Istituzione e dare vita ad Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio – assistenziali (CISSA), struttura in grado di razionalizzare le risorse agendo in sinergia con gli altri comuni del distretto 26. Proposta resa ancora più concreta dall’incarico di esperto, a titolo gratuito, conferito nelle ultime ora da Sinatra a Giovanni Rovito, con l’obiettivo di accertare la fattibilità e la gestione delle fasi propedeutiche alla costituzione del suddetto CISSA.
Francesco Torre
VIA MARINA DI FUORI: IL SALOTTO (ABUSIVO) SUL MARE
VIA MARINA DI FUORI: IL SALOTTO (ABUSIVO) SUL MARE Turismo inesistente, case direttamente sulla spiaggia. L’arch. Schiera: «Piano Regolatore da cambiare».
Messina. In questi ultimi mesi sembra proprio che il Piano Regolatore del Porto sia diventato il nuovo vangelo, l’unica possibilità per la città di Messina di recuperare la propria dimensione turistica e fuoriuscire dal pantano economico e sociale che la attanaglia da anni. La battaglia in difesa del documento, infatti, si sta trasformando in una vera e propria crociata alla conquista del Sacro Graal, obiettivo da raggiungere con ogni mezzo, sia esso lecito (la difesa dell’iter previsto dalla legge, senza ulteriori inutili lungaggini) o illecito (l’indifferenza nei confronti dei lavoratori della cantieristica navale, circa 1.200 persone che rischiano di perdere il posto di lavoro). I teorici della vocazione turistica di Messina, però, oggi dimenticano che la Zona Falcata non rappresenta affatto l’unica possibilità di sviluppo nell’area dello stretto. Dimenticano, per esempio, che da Santa Margherita a Spartà, il Comune di Messina si sviluppa su chilometri e chilometri di costa che da sempre sono stati preda del “turismo” delle seconde case. Qui i villaggi turistici, gli alberghi, i bed&breakfast, le strutture ricettive in grado di accogliere i turisti, i messinesi li hanno sempre visti solo in cartolina (e adesso su internet), così nonostante il proprio enorme potenziale di attrazione, il territorio della città è stato costantemente tenuto nascosto al mondo, escluso dagli itinerari turistici sia pur nazionali e regionali, mai promosso nemmeno a livello locale. Anzi, i piani di lottizzazione previsti dalle amministrazioni comunali che negli ultimi anni si sono succedute a Palazzo Zanca hanno permesso una totale deturpazione delle coste, concedendo la possibilità di costruire residence e villette private – a uso e consumo dei notabili della città – fin dentro le spiagge, a pochissimi passi sul mare, violando qualsiasi legge nazionale, regionale e marittima. Un esempio per tutti? La Circonvallazione Tirrena, ex Via Marina di Fuori di Torre Faro, vero emblema di questa privatizzazione delle spiagge pubbliche. Dal Parco Horcynus Orca fino all’Istituto Marino e oltre, infatti, per centinaia di metri di costa non si vede nemmeno l’ombra di uno stabilimento balneare o di una struttura alberghiera, nè di un ristorante, di un bar o dei più comuni servizi commerciali o di supporto al turismo. E’ una terra di nessuno? No, è il territorio principe dei villeggianti messinesi (tra cui moltissimi politici locali), il feudo dei privilegi secolari, delle proprietà private intoccabili, degli interessi personali. Sotto gli occhi di tutti. L’accesso al mare, infatti, qui è garantito solo tramite alcune strettoie accidentate posizionate tra una proprietà privata e l’altra, terreni in qualche caso abbandonati e incustoditi, alcuni addirittura retaggi di epoca pre-repubblicana, mai espropriati da Comune e Provincia, da sempre sensibili ai privilegi di casta. Sulla spiaggia una fila lunga un chilometro e più di case: dapprima piccole abitazioni, quasi dei rifugi temporanei, poi delle strutture più grandi, ville, e infine delle vere e proprie fortezze difese da muri alti oltre due metri o da canneti delle medesime dimensioni. Tutte abusive, naturalmente, e a pochissimi centimetri dalla spiaggia. Dall’altra parte della strada, invece, una pletora di condomini, più o meno moderni, e ville extralusso. E pensare che già nel 1976 una direttiva regionale dal titolo “Provvedimenti per lo sviluppo del turismo in Sicilia” (la Legge n. 78 del 12 Giugno 1976), obbligava le amministrazioni a vietare la costruzione di edifici entro 150 metri dalla battigia, ad eccezione ovviamente delle zone A e B dei piani regolatori. Un’indicazione chiara a difesa delle spiagge, peraltro interessate dal fenomeno dell’erosione, e a favore dell’industria turistica siciliana, onestamente mai all’altezza dell’incredibile potenziale naturale e storico-artistico dell’isola. Un’indicazione, però, a Messina mai accolta. Eppure sarebbe bastata una semplice variante al piano regolatore (per il quale tutto il territorio di Torre Faro è zona B, cioè edificabile, pronta ad aggressioni selvagge, senza rispetto del territorio, degli abitanti, delle utopiche prospettive turistiche, del mare) per evitare ulteriori scempi, iniziare una politica costruttiva in senso ambientale e turistico, dare un senso di discontinuità col passato. «In questo momento siamo bloccati», si giustifica l’architetto Vincenzo Schiera, responsabile ad interim del Dipartimento Attività Edilizie e Repressioni Edilizie dell’Abusivismo del Comune di Messina, «perché dobbiamo attenerci al Piano Regolatore Generale. Un Piano regolatore – continua Schiera - che però è vecchio, fatto troppi anni fa, e propone uno sviluppo non più sostenibile. Bisogna assolutamente dare avvio ad una nuova idea di città, non rimandare più nemmeno di un giorno. Però programmare una variante al Piano Regolatore – conclude il Dirigente comunale – attiene all’indirizzo politico, è un’indicazione che deve arrivare dal sindaco e dalla Giunta, forse il commissario in questo momento non ha nemmeno i poteri per farlo». Ma la politica, in decenni, non ha mai posto un solo veto alla costruzione di nuovi insediamenti residenziali nella Circonvallazione Tirrena. C’è allora forse da sperare in questa nuova tornata elettorale?
MA IL COMUNE DIVIDE LE RESPONSABILITA’ CON LA CAPITANERIA DI PORTO
Messina. Facciamo un passo indietro e chiediamoci: Chi tutela, o dovrebbe tutelare la spiaggia? Il Codice Civile, in questo senso, non lascia dubbi: «Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia» (art. 822). La spiaggia, dunque, viene riconosciuta dalla legge come “territorio del demanio marittimo”, e pertanto sulla sua tutela sono competenti le Capitanerie di Porto. Tutto ciò che attiene il demanio marittimo, inoltre, è regolamentato dal Codice della Navigazione. E cosa dice il Codice della Navigazione all’art. 54, “Occupazioni e innovazioni abusive”? «Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell'ordine, provvede d'ufficio, a spese dell'interessato». Che, tradotto in altri termini, significa che in presenza di opere edilizie abusive sul suolo del demanio marittimo, la Capitaneria di Porto può ordinarne la demolizione. Peraltro, come afferma anche una sentenza del TAR Abruzzo (n. 17 del 15 gennaio 2004), tale demolizione avviene indipendentemente dalla ragione per cui quelle opere sono state eseguite, per cui il provvedimento non abbisogna nemmeno di una specifica motivazione, essendo sufficiente il mero richiamo alle disposizioni in materia violate. Alla luce di questo veloce excursus normativo, come è possibile che un intero chilometro e passa di costruzioni edilizie evidentemente costruite su suolo del demanio marittimo abusivamente (le possiamo vedere nelle foto che accompagnano, anzi sono parte fondante dell’inchiesta), a pochissimi metri dal mare, siano passate inosservate da decenni alla Capitaneria di Porto di Messina? Lo chiediamo al Comandante Antonio Samiani. «Si tratta di una vicenda che risale a 20 anni fa», ci spiega Samiani, «quando cioè è stata costruita la spiaggia. In quella parte di territorio insistevano infatti delle proprietà private che non sono state espropriate. La responsabilità, dunque, è di chi ha costruito la strada, non di chi esercita il controllo del demanio marittimo. Certo, se da allora in poi sono stati costruiti nuovi insediamenti, quelli dovrebbero essere demoliti, per cui ci riserviamo di effettuare i dovuti controlli».
Francesco Torre FORTI RITARDI PER IL PARCO DEL RINGO. SARA' UN'ALTRA INCOMPIUTA?
FORTI RITARDI PER IL PARCO DEL RINGO. SARA’ UN’ALTRA INCOMPIUTA? I lavori in consegna a Maggio 2008, ma verrà chiesta una proroga (l’ennesima)
Messina. Una nuova passeggiata con il recupero dell’affaccio a mare, un campo da bocce, un parco giochi da 670 metri e un parcheggio. E poi un filare di alberi e quattro piazzole semicircolari con al centro quattro gazebo quadrati. E’ questo, in sintesi, che prevede il progetto di riqualificazione denominato “Parco del Ringo”, un appalto concesso dall’Autorità Portuale di Messina alle imprese Ddr Ambiente, Di Bella e Movi il 15 ottobre scorso, per una durata prevista complessiva dei lavori di sei mesi. In effetti, però, il cantiere è stato aperto solo un mese dopo, a metà novembre, cosicché la data di consegna è stata posticipata a maggio 2008, comunque prima dell’estate. A quattro mesi di distanza dall’inizio dei lavori, però, già si registrano forti ritardi, che rischiano di pregiudicare la realizzazione dell’opera e che presumibilmente – come ormai in tutti gli appalti della città dello Stretto – faranno scattare una proroga. Eppure i problemi riscontrati nell’ampia fascia di litorale (dagli imbarchi della Caronte al Circolo del Tennis) non sembrano così difficili da risolvere. Innanzitutto si tratta di rimuovere una pescheria, che fino ad ora aveva goduto di una concessione in quanto si trovava su demanio marittimo. Concessione naturalmente non rinnovata, ma il commerciante continua ancora a lavorare, mentre già si sarebbe dovuto procedere con la demolizione. E poi un’abitazione abusiva, proprio alle spalle del distributore di benzina. Una vera e propria catapecchia, abitata da un anziano che non intende per nulla al mondo, nemmeno dietro proposta dell’Istituzione per i Servizi Sociali di un alloggio temporaneo, di lasciare la propria “casa”. E fino a qualche giorno fa si poteva persino assistere allo scempio offerto da una serie infinta di verricelli, barche e piccoli pescherecci abusivi già da mesi posti sotto sequestro dalla Capitaneria di Porto e rimossi solo ora. Il direttore dei lavori, l’ing. Francesco Di Sarcina, e il responsabile del procedimento, l’ing. Massimiliano Maccarone, spronati dal Presidente dell’Autorità Portuale, Prof. Dario Lo Bosco, in questi ultimi giorni hanno evidentemente inteso di dare un’accelerata ai lavori, la cui scadenza comunque è già compromessa. Ma cosa è stato fatto in questi mesi per rimuovere tale minuscole barriere e procedere come si doveva nei lavori? Perché a Messina, quando si registrano degli stop dovuti a negligenza dei cittadini, si rischia sempre di andare in tilt? E’ il caso dei lavori all’ex Gazometro, sempre gestiti dall’Autorità Portuale, la cui gara è bloccata da mesi perché non si riesce a rimuovere la stalla presente all’interno dell’area insieme con una collezione di carrozze tradizionali. Messina, lo ripetiamo da sempre, ha bisogno di recuperare le proprie spiagge, la propria dimensione di città di mare, e certi interventi sono strategici per non dire indispensabili. Si vada dunque avanti, senz’altro indugio.
POCA TRASPARENZA SUL SITO INTERNET DELL’AUTORITA’ PORTUALE
Messina. L’Autorità Portuale negli ultimi mesi ha registrato un importante cambio di dirigenza. L’ex presidente Garofano, colui a cui in effetti va ascritto il merito di aver progettato il Piano Regolatore del Porto e di aver proposto delle nuove soluzioni per la città, è stato silurato e al suo posto si è insediato il prof. Dario Lo Bosco. Tale passaggio non deve essere stato indolore, ed in effetti le procedure di gara gestite dall’Authority sembrano aver subito tutte una qual certa “rallentata”. Ma come si spiega il fatto che sul sito internet dell’ente alla pagina dei bandi non solo l’appalto in questione sia stato rimosso, ma addirittura risulti impossibile accedere al testo dei bandi e ai moduli per la partecipazione, quantomeno per chi naviga con il browser Mozilla Firefox (al momento in uso dal 35/40% circa dell’intera utenza internet)? Insomma, trasparenza a Messina è una parola che non è mai stata di moda, ma questo in effetti ci pare il massimo.
Francesco Torre PROVINCIA: PIU' DI 3 MLN DI EURO IL COSTO DELLA POLITICA
PROVINCIA: PIU’ DI 3 MLN DI EURO IL COSTO DELLA POLITICA Stipendi d’oro per presidente, assessori e consiglio. I numeri del bilancio 2006
Messina. Le province sono enti inutili? Certamente non per i politici che le amministrano, da cui ottengono poltrone e indennizzi stratosferici. Quanto stratosferici? State a sentire. Nel corso di un precedente articolo vi abbiano informato sul costo complessivo annuo della Provincia di Messina (130 milioni di euro) e sull’incredibile dato riguardante le spese che lo stesso ente affronta annualmente per pagare i propri dipendenti (oltre 40 milioni di euro, cioè più del doppio di quanto si spende per la stessa voce di bilancio in province più estese come Vicenza, 18 mln di euro, e Verona, 19 mln). Nel complesso dei costi del personale, naturalmente, non sono però presenti le cosiddette “spese di casta”, ovvero tutti i costi della politica che già ogni ente locale elargisce con grande generosità, figuriamoci dunque l’ente presieduto da Salvatore Leonardi. Dal bilancio consuntivo 2006 della Provincia Regionale di Messina, si evince infatti che il presidente e i 15 assessori (a proposito, ma come faranno mai le province di Vicenza e Verona a governare con soli 12 assessori?) hanno percepito, soltanto come indennità di carica, la bellezza di 1 mln 21 mila 995 euro. Per dare il senso di quanto alta sia la cifra, basti dire che nello stesso periodo, la Provincia di Roma (di Roma, non di Roccacannuccia) spendeva per lo stesso capitolo di bilancio e lo stesso numero di assessori 803 mila 982,93 euro, cioè più di 200 mila euro in meno dell’ente governato da Leonardi. Ma all’indennità di carica va aggiunta pure l’indennità di funzione (la prima si dà perché si è stati eletti, la seconda perché si occupa una stanza, una scrivania e una poltrona): un altro milione e 337 mila euro per i super16 della Provincia di Messina, che così in un anno hanno racimolato 2 milioni 358 mila 995 euro, cioè approssimativamente 147 mila euro a testa. Soldi dei contribuenti. E i componenti del consiglio provinciale? I 45 rappresentanti dei partiti non restano certo all’asciutto, con i 298 mila 232,50 euro di indennità complessiva di carica e i 286.186,04 di indennità di missione, senza contare le indennità di funzione per le cinque commissioni consiliari, le cui somme si perdono in diversi rivoli del bilancio provinciale (e la cui utilità è tutta da dimostrare). E poi c’è il Nucleo di valutazione (altro oggetto misterioso), che solo nel 2006 è costato 105 mila 380 euro. E gli esperti, che negli enti presieduti da Salvatore Leonardi non mancano mai: le consulenze professionali esterne sono costate alla Provincia nel 2006 111 mila 788 euro. Il tutto per un costo complessivo annuale, della “casta” provinciale, di 3 milioni 160 mila 581,54 euro. Tre volte la cifra che la Provincia, nello stesso anno, ha speso per il settore cultura e beni culturali, molto più di quanto è stato stanziato per lo sviluppo economico, quasi l’intero ammontare dei finanziamenti per il settore sociale. Ma d’altra parte, in questa Italia non è diventato un servizio sociale garantire stipendi da nababbi ai politici e agli amministratori degli enti pubblici?
2,6 MLN DI EURO PER INCARICHI PROFESSIONALI ESTERNI: IL PALLINO DI LEONARDI
Messina. Come abbiamo già ricordato, gli incarichi professionali esterni sono un pallino di Leonardi, che non se n’è mai privato negli enti da lui amministrati, anche se talvolta si è trovato costretto a giustificare queste sue scelte davanti ad un tribunale (e a risarcire delle belle somme). Nel bilancio 2006 della Provincia, ai 111 mila 788 euro per consulenze esterne in conto corrente, dobbiamo aggiungere 218 mila 902,42 euro per incarichi professionali esterni in conto capitale alla voce “amministrazione e controllo”, 447 mila 378,37 alla voce “istruzione pubblica”, addirittura 1 milione 537 mila 414,21 alla voce “gestione del territorio”, e poi ancora 329.791,91 sotto il capitolo “tutela ambientale”. Insomma, il totale delle spese per consulenze nel 2006 ha sfiorato la cifra record di 2 milioni 645 mila 274,91 euro. Possibile che un ente che paga 40 milioni di euro per i propri dipendenti non abbia al proprio interno le risorse umane con le giuste competenze per risolvere i problemi più comuni e debba rivolgersi così abitualmente a dei “professionisti” esterni?
Francesco Torre
SPIAGGIA DI CONTESSE: L'ENNESIMA DISCARICA ALL'APERTO
SPIAGGIA DI CONTESSE: L’ENNESIMA DISCARICA ALL’APERTO L’indifferenza della politica e lo sviluppo che non c’è (e non ci può essere)
Messina. Da tempo ormai dedichiamo la nostra attenzione alle spiagge cittadine. Lo facciamo perché crediamo che sia inqualificabile che una città marittima e portuale come Messina abbia la maggior parte della propria costa deturpata e trasformata in discarica. Ma lo facciamo, anche, per mettere in mostra l’incompetenza e le gravi responsabilità di una classe politica e dirigente locale solo in campagna elettorale interessata ai temi dello sviluppo turistico nell’area dello Stretto, e incredibilmente e colpevolmente in ombra quando poi si tratta di prendere delle decisioni per il bene della città. Contesse. Da qui a San Filippo ci sono centinaia di metri di spiaggia libera. Fino agli anni ’70 i messinesi qui venivano per fare il bagno, per pescare, per portare a mare i bambini d’estate. Oggi, però, nessuno osa neppure avvicinarsi a questo tratto di costa. Innanzitutto perché, se lo facessero, verrebbero interrotti da numerosi cartelli di “divieto di balneazione”. E’ il frutto degli scarichi a mare delle industrie della zona, dei rifiuti (presumibilmente anche tossici) riversati in acqua senza pensarci due volte, per liberarsene senza dover pagare nulla, come quelli nascosti sotto la sabbia nella Zona Falcata, di cui vi abbiamo già dato notizia nei giorni scorsi. In secondo luogo, una passeggiata in quei luoghi non sarebbe oggi nemmeno lontanamente pensabile per via del fatto che centinaia e centinaia di metri di costa sono stati trasformati in una grande discarica all’aperto. Dove si può trovare di tutto: dall’eternit ai rifiuti domestici, da blocchi di bitume a fili di ferraglia raccolti in cumuli dalle enormi dimensioni, dai cosiddetti rifiuti speciali a suppellettili e carcasse di arredi, elettrodomestici, strumentazione professionale. Di tutto. Sotto gli occhi di tutti. Da anni. E nessuno interviene. Solo nel 2002 vi era stato un sussulto, un breve risveglio delle coscienze. In quell’anno, infatti, la Capitaneria di Porto aveva speso 100 mila euro per procedere alla demolizione degli imponenti manufatti ex Copas ed avviare – cominciando con il togliere l’amianto – una bonifica dell’area, di proprietà del demanio marittimo. Da allora, però, sono passati 6 anni, e nessun altro passo in avanti è stato fatto. Al contrario, l’indifferenza della politica e degli enti locali ha di fatto autorizzato i cittadini ad utilizzare la spiaggia come discarica. Non è un caso che, addentrandosi in uno degli accessi al mare, ci si trova davanti al cartello: “vietato introdursi nella discarica”. Questo è il ruolo che la città ha voluto e saputo dare alle coste, al mare, risorsa insostituibile in qualsiasi contesto sociale ma non a Messina, dove in assenza di interessi personali, familiari, di parte o di casta, questi luoghi si sono trasformati in terreni di sepoltura e degrado, invisibili spazi di raccolta rifiuti senza più passato, né forse futuro.
Francesco Torre
VANI I TENTATIVI DI RIQUALIFICARE L’AREA
Messina. La riqualificazione della parte di costa che da Contesse giunge fino a San Filippo è argomento di discussione ricorrente, soprattutto in campagna elettorale. Negli anni, infatti, sono state prospettate molte soluzioni per recuperare i fondi necessari (come se i soldi fossero davvero il problema principale, come se tra i soldi e la bonifica non ci sia un tramite che si chiama politica, il vero punto debole di tutta la faccenda): dai finanziamenti per l’emergenza rifiuti all’8 per mille, dai richiami alla regione all’intervento (evidentemente vano) di deputati e senatori. E’ stata anche organizzata una maxi raccolta di firme, una petizione per salvare la costa, come se questo non sia un diritto dei cittadini. E anche il II quartiere, nel suo piccolo, ha richiamato più volte l’attenzione sullo scempio che si stava compiendo e che, di fatto, si continua a compiere. Evidentemente, però, la zona sud di Messina nella mente dei più deve ormai essere considerata perduta, abbandonata al proprio destino “commerciale”, territorio di centri commerciali e grande distribuzione, altro che spiaggia e turismo.
Francesco Torre March 02 L'ENORME COSTO DELLA PROVINCIA: 130 MILIONI DI EURO L'ANNO
L’ENORME COSTO DELLA PROVINCIA: 130 MILIONI DI EURO L’ANNO 51 Mln vengono spesi solo per le funzioni di amministrazione e controllo, solo le briciole per i servizi
Messina. Ci risiamo. Ricomincia la campagna elettorale e si torna a parlare di abolizione delle Province. Idea vecchia quanto la nostra Repubblica, condivisa (a parole) da tutti i partiti e peraltro già normativamente prevista dalla Costituzione, almeno per quanto riguarda le cosiddette “città metropolitane”. Istituito nel 2001 con la modifica al titolo V della Costituzione, questo ente amministrativo avrebbe infatti dovuto assorbire tutti gli enti locali delle aree metropolitane riconosciute dallo Stato e dalle Regioni a statuto speciale. Inutile dire però che, dopo 8 anni, non solo nessuna città metropolitana sia stata istituita, ma nessun comune interessato ne hai mai iniziato l’iter di costituzione. A dimostrazione che, a parole, la politica intende affrontare il tema dei “costi della casta”, ma nei fatti nessuno ha realmente intenzione di sopprimere una, che sia una, poltrona. Ma quanto costano allo Stato, alle Regioni, in una parola ai cittadini le Province? Solo a Messina (peraltro nell’elenco delle città metropolitane) e nell’anno 2006, udite udite, oltre 130 milioni di euro! Una cifra considerevole, certo, e anche scandalosa se si vanno a guardare alcuni dettagli di spesa, come faremo in seguito. Perché, se è vero che la Provincia eroga dei servizi nei settori di competenza (edilizia scolastica per gli istituti superiori e manutenzione e viabilità nelle strade secondarie quelli principali, il resto sono deleghe e castelli in aria), pure una spesa di oltre 40 milioni di euro solo per il personale, come quella prevista dal bilancio previsionale della Provincia di Messina 2007, appare francamente una totale indecenza. E non solo per via del fatto che si tratta di una cifra equivalente a più del doppio di quanto spendono per lo spesso capitolo province con un bacino d’utenza più grande come Vicenza e Verona (18 mln circa la prima, 19 la seconda), ma proprio perché un apparato così costoso non permette di adempiere compiutamente neppure alle competenze specifiche. Approfondendo il bilancio consuntivo 2006 della Provincia di Messina, possiamo verificare meglio questo concetto. Nel 2006, le spese correnti hanno superato i 94 milioni di euro, ma di tutti questi soldi solo 7,6 mln di euro sono stati destinati alle funzioni d’istruzione pubblica, solo 15 alla gestione del territorio, mentre oltre 51 milioni di euro sono stati spesi in amministrazione e controllo, il che significa spese per presidente, giunta, consiglio, esperti, dirigenti, funzionari, dipendenti, articolisti, uscieri, autisti, e poi auto blu, carburante, missioni in Italia e all’estero (42 mila euro solo quelle dei dirigenti dell’Autoparco), e la pletora di quote associative in questo o quell’ente dalla dubbia utilità (citiamo solo i 37.550 euro concessi all’Unione Petrolifera dei Comuni e delle Province Siciliane e i 106.906 euro dati all’Unione Regionale delle Province Siciliane). Insomma, 50 e passa milioni di euro solo per mantenere il carrozzone e tutto quello che ne consegue. Ah, quasi dimenticavamo: il bilancio 2006 della Provincia si è chiuso con un debito di oltre 15 milioni di euro. Ad maiora.
Francesco Torre
BILANCI IN ROSSO: UN BUCO DI 30 MILIONI DI EURO IN DUE ANNI
Messina. Il bilancio consuntivo 2006 della Provincia Regionale di Messina si è chiuso con un disavanzo di 15 milioni 515 mila 325 euro. Le entrate, infatti, sono state complessivamente di 115.058.322,20 mln di euro, così suddivisi: entrate tributarie € 40.705.086,52; trasferimenti da Stato, Regione e altri enti pubblici € 40.328.341,45; entrate extratributarie € 1.748.968,12; trasferimenti di capitali e riscossione crediti € 1.104.084,25; accensione di prestiti € 16.445.210,82; servizi per conto di terzi € 14.726.631,04. Le spese, invece, hanno raggiunto la cifra di 130.573.648,11 mln di euro, comprendendo: spese correnti per € 94.080.182,75; spese in conto capitale € 19.953.032,13; spese per rimborso di prestiti € 1.813.802,19; spese per servizi per conto di terzi € 14.726.031,04. Considerando anche i residui di entrata e di spesa del bilancio dell’anno precedente, infine, il gap tra entrate e uscite aumenta ad oltre 20 mln di euro, confermando un trend economico dell’ente altamente negativo.
Francesco Torre EX-GAZOMETRO: FORTI RITARDI E IL PARCHEGGIO DIVENTA UN'UTOPIAEX-GAZOMETRO: FORTI RITARDI E IL PARCHEGGIO DIVENTA UN’UTOPIA Inspiegabilmente l’Autorità Portuale non autorizza i lavori di demolizione del muro e abbattimento delle stalle
Messina. La realizzazione di un parcheggio d’interscambio nell’area definita “ex Gazometro” sul Viale della Libertà è stata sempre considerata un’azione strategica, sia dall’Autorità Portuale che dal Comune. Essa consentirebbe, infatti, di liberare la zona dall’attuale degrado e dare finalmente inizio a quella finora solo auspicata rivalutazione dell’affaccio a mare che sembra il punto di partenza di qualsiasi idea di sviluppo futuro per Messina. L’importanza di questo intervento sulla città l’aveva capito subito anche il commissario straordinario Gaspare Sinatra, il quale, a pochi giorni dal proprio insediamento a Palazzo Zanca (esattamente il 26 ottobre del 2007), tramite una delibera aveva approvato il progetto esecutivo ed il verbale di validazione del parcheggio. Una spesa di 357 mila euro, utile a dare vita ad un’area di sosta da 277 posti. A quel tempo, la delibera di Sinatra era stata salutata positivamente dall’Autorità Portuale, che già qualche settimana prima aveva esitato una procedura di gara pubblica per i lavori di manutenzione straordinaria riguardanti la demolizione e ricostruzione dell’attuale delimitazione esterna dell’area ex Gazometro. Un primo intervento (dal costo di circa 660 mila euro) assolutamente indispensabile per poter liberare l’area in questione da tutte quelle casupole e stalle che da anni la assediano, un’azione propedeutica a qualsiasi altra, e dunque di somma urgenza. Ebbene, con il bando scaduto l’8 ottobre 2007, a quasi 3 mesi dalla comunicazione dell’esito e dall’aggiudicazione dell’appalto, ancora l’Autorità Portuale non ha dato il via libera ai lavori, rinviando all’infinito per via di presunte verifiche dei documenti dell’impresa aggiudicataria dei lavori. Un ritardo incomprensibile, per un appalto tutto sommato modesto, che rischia a questo punto di far saltare l’intero iter di realizzazione del parcheggio. Se, come ha fatto recentemente capire il Commissario Sinatra, il futuro del Comune di Messina sarà caratterizzato dalla conclamazione del dissesto finanziario, tutti i finanziamenti verranno bloccati, compresi anche quelli per la creazione delle aree di sosta. Il Presidente dell’Autorità Portuale, il prof. Dario Lo Bosco, nominato solo il 14 dicembre scorso, si dice sorpreso dei ritardi. Tramite una lettera agli uffici competenti, ha intimato l’avvio dei lavori nel più breve tempo possibile, e richiesto anche i motivi per i quali la gara è stata bloccata per così tanto tempo. Adesso si spera solo che il monito del neo-presidente dell’Autorithy venga accolto, in maniera tale da poter vedere al più presto l’abbattimento (come già accaduto per i locali della Fiera) del muro di recinzione e la rimozione delle stalle e degli altri edifici presenti all’interno dell’area dell’ex-Gazometro.
Francesco Torre
PIANO PARCHEGGI: LA BARZELLETTA DI ALONCI
Messina. L’amministrazione Genovese aveva presentato alla Regione Siciliana i progetti per la realizzazione di diverse aree di sosta nel lontano dicembre 2006. Allora l’ex assessore alla mobilità urbana Arturo Alonci affermava che entro l’autunno successivo i parcheggi sarebbero stati una realtà per la città: Ex-Gazometro, 277 posti; Zaera Nord, 235; Gazzi Nord, 635; La Farina, 618; Tirone, 640; Capo Peloro, 490; Contesse, 82 posti. A un anno e 3 mesi di distanza, però, dobbiamo tristemente registrare un nulla di fatto, con nessuna area di sosta tra quelle citate realizzate. E certamente non può incidere su questo dato il fatto che l’amministrazione sia decaduta nell’ottobre scorso, dato che – come aveva promesso Alonci – per quella data i parcheggi dovevano già essere stati finiti e fruibili. Intanto, però, mentre si accumulavano i ritardi, Alonci si preoccupava di ingrandire a dismisura la cosiddetta Zona a Traffico Limitato (peraltro messa in discussione dalla Corte Costituzionale) trasformando il centro di Messina in un enorme parcheggio. A pagamento.
Francesco Torre CORTE DEI CONTI CONDANNA LEONARDI AL RISARCIMENTO DI 75 MILA EURO
CORTE DEI CONTI CONDANNA LEONARDI AL RISARCIMENTO DI 75 MILA EURO Danno erariale alla Provincia a causa di due consulenze esterne dichiarate dalla Corte illegittime
Messina. Una sfida infinita. E’ quella tra il presidente della provincia Salvatore Leonardi e la Corte dei Conti. Il decano della politica messinese, infatti, solo nel corso dei primi due mesi del 2008 è stato chiamato in giudizio già 3 volte, registrando peraltro una sconfitta ai punti molto dolorosa. Già perché l’ultimo affondo è di quelli che non si dimenticano, che colpiscono all’immagine ma anche – e forte – al portafogli. 75 mila euro sono infatti i soldi che Leonardi dovrà risarcire all’ente pubblico provinciale (più interessi legali e rivalutazione monetaria) secondo quanto prescritto dalla sentenza 499 del 2008 della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti. Il tema è il consueto: incarichi di consulenza esterna. I protagonisti sono appunto Salvatore Leonardi, in qualità di presidentissimo della Provincia, e 3 “esperti” da lui nominati: Francesco Verbano (per la rideterminazione della pianta organica e la revisione della struttura organizzativa di Palazzo dei Leoni, compenso di 127 mila euro); Samuele Mussillo (proprio lui, il “grazie di cuore e arrivederci” messinese, chiamato ad espletare alla modica cifra di 11.160 euro il servizio di previsione meteorologica nel territorio della Provincia); Matteo Cuccia (per la formazione e il coordinamento dell’ufficio pari opportunità, incarico da 40 mila euro). Ebbene, la Corte dei Conti si è pronunciata negativamente su ben 2 di queste consulenze (Verbano e Mussillo), riconoscendo a Leonardi la responsabilità amministrativa per aver causato un danno erariale, in quanto «gli stringenti vincoli imposti dalla disciplina di settore e che imperativamente presidiano i conferimenti di incarichi del genere di quelli in discussione nel presente giudizio, appaiono palesemente ignorati». Nel dettaglio, per quanto riguarda l’incarico dato a Verbano è stato notato che l’obiettivo di tale consulenza era stato raggiunto già dopo poche settimane, quindi la durata prevista (2 anni) era eccessiva. Nel caso di Mussillo, invece, non solo i giudici della Corte dei Conti hanno sottolineato «l’assoluta inconferenza della norma di investitura evocata nel provvedimento», che era “attività tecniche e di studio di supporto alle varie fasi del procedimento per la realizzazione delle opere pubbliche”, ma hanno addirittura fatto notare che «le previsioni metereologiche quotidiane fornite in esecuzione dell’incarico costituiscono una mera sintesi di informazioni gratuitamente divulgate da istituzioni e organismi specializzati nella rete internet». Insomma, un incarico del tutto inutile, che poteva essere sostituito da un clic sul computer, molto più economico degli 11 mila euro e passa spesi dalla Provincia. Doccia fredda per Leonardi, che incassa il colpo ma non si abbatte: «Ricorrerò contro la sentenza, ho buone ragioni, formali e sostanziali, per ritenere che alla fine chiariremo tutto». Su cosa si basino queste ragioni non lo sappiamo, e sinceramente non lo capiamo, ma una cosa è certa: la sfida tra Turi e la Corte dei Conti non finisce qui.
Francesco Torre
L’AVVOCATO DI LEONARDI? ANCHE LUI E’ STATO CONSULENTE ESTERNO
Messina. Salvatore Leonardi e le consulenze: un film già visto. Recentemente, infatti, la Corte dei Conti aveva sentenziato anche in merito ad un altro incarico sospetto, quello dato all’avv. Francesco Gallo quando Leonardi sedeva nella poltrona più importante di Palazzo Zanca. In quel caso, però, i giudici della Corte dei Conti avevano giudicato Leonardi esente da responsabilità amministrativa. Una vittoria, dunque, per Leonardi e per il suo avvocato, l’avv. Raffaele Tommasini. Un avvocato che, per Leonardi, deve essere anche un buon amico, se è vero che già nel 1999 aveva concesso anche a lui il privilegio di una consulenza esterna al Comune di Messina, e che insieme avevano condiviso anche l’esperienza della dirigenza dello IACP (esperienza per la quale sempre la Corte dei Conti li aveva condannati con sentenza 3513 del 2004 per un’illecita liquidazione dell’indennità di risultato). Ancora? Dobbiamo forse ricordare che l’avvocato di Leonardi è anche commissario dell’Istituto Neurolesi, e che tale carica per effetto della finanziaria 2007 dovrebbe essere esclusiva, assolutamente incompatibile con qualsiasi altra? Insomma, anche questo un film già visto: “Amici Miei”.
Francesco Torre EX-SANDERSON, SI ATTENDE ANCORA LA BONIFICA DELL'AREA
EX-SANDERSON, SI ATTENDE ANCORA LA BONIFICA DELL’AREA A colloquio con Materia, Presidente Esa: «I lavori entro 2 mesi, e poi la riconversione»
Messina. Torniamo a parlare di Ex-Sanderson, la bomba ecologica di Messina Sud posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza nel giugno 2007 per via della presenza di sostanze tossiche. L’ex industria agrumaria della famiglia Bosurgi, infatti, rimane a tutt’oggi un luogo di estrema desolazione e abbandono, peraltro a fortissimo rischio ambientale, posizionato praticamente all’ingresso di quella che, con la costruzione di un nuovo megaimpianto multipiano a Zafferia, si candida a diventare uno dei più importanti poli commerciali del meridione d’Italia. Con i sigilli della procura in tutta l’area, la bonifica non è ancora iniziata, e lo scempio sembra non avere fine, nella totale indifferenza della politica locale e regionale. Ne parliamo con il volitivo dott. Roberto Materia, Presidente dell’Ente di Sviluppo Agricolo, da mesi impegnato in un tira e molla con la Regione per ottenere i finanziamenti necessari e creare progetti di sviluppo nell’area. Sorveglianza e bonifica gli interventi d’emergenza promessi già diversi mesi fa dall’Esa. Quando saranno attivi? «Il servizio di sorveglianza diurna e notturna e già iniziato da una settimana, peraltro a costo zero perché abbiamo concordato con la ditta un pagamento in natura, cioè con del materiale ferroso che dovevamo dismettere. Per la bonifica posso dire che finalmente qualche settimana fa l’Agenzia delle acque ha concesso un finanziamento di 600.000 euro, affidando le procedure di gara a Sviluppo Italia. Entro un paio di mesi la bonifica sarà sicuramente iniziata». L’area è ancora sotto sequestro. Ciò creerà problemi per la messa in pratica di queste soluzioni? «No, perché abbiamo ottenuto le dovute autorizzazioni dalla Procura, anzi chiederemo presto il dissequestro. D’altra parte, tutti i controlli necessari sono stati fatti, e anche l’interesse della Procura è di bonificare». Dopo la bonifica si passerà alla valorizzazione. Ancora in piedi l’ipotesi di messa in vendita dell’area? «Inspiegabilmente, l’assessorato al bilancio della Regione Siciliana ha stimato recentemente in 3 milioni di euro il valore dell’area, e stiamo parlando di 70.000 metri quadri che ne valgono sicuramente almeno 20 di milioni. Per questo insieme con il l’intero CdA dell’Ente abbiamo deciso di bloccare l’iter di vendita». Quindi quali scenari si aprono? «La riconversione. E’ noto il fatto che abbiamo già deliberato uno studio per vedere se sia ipotizzabile la realizzazione di una centrale fotovoltaica. Inoltre abbiamo già accolto la richieste di diversi gruppi industriali interessati a creare un Centro dell’energia alternativa, ed a investire capitali, per cui è molto possibile che la soluzione del fotovoltaico possa alla fine risultare anche dal punto di vista economico, oltre che ambientale, la più conveniente». Però, se per la rinascita della Ex Sanderson si può attendere, per la bonifica no. In gioco, infatti, c’è la salute dei cittadini, la cui tutela dovrebbe essere una delle primarie responsabilità della gestione di ogni nucleo sociale. Non a Messina, evidentemente. Qui un’intera classe politica è rimasta affacciata per oltre 20 anni a mirare lo scempio che si compiva nell’indifferenza generale. La stessa classe politica che oggi ha pure il coraggio di chiedere a quei cittadini il voto.
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GRIOLI: «AVVIARE PROCESSI DI RICONVERSIONE CREATIVA»
Messina. Se fotovoltaico deve essere, fotovoltaico sia. Ma con dei distinguo. Per il consigliere del II° quartiere Giuseppe Grioli, infatti, tale soluzione è sicuramente opportuna, ma estremamente riduttiva. «L’area di cui stiamo parlando ha un incredibile potenziale – afferma Grioli – che potrebbe essere valorizzato, per esempio, con un processo di riconversione creativa dell’ex impianto industriale, simile a quelli già avviati a Catania con le Ciminiere e a Torino col Lingotto. Questa soluzione, inoltre – conclude l’esponente del Pd – non escluderebbe il fotovoltaico in quanto i pannelli solari potrebbero essere sistemati sui tetti di questo nuovo polo artistico-culturale». Sulla proposta, però, a smorzare i toni ci pensa Materia: «Belle parole ma bisogna fare i conti con i denari, e per una soluzione di questo tipo di vorrebbero 20, forse 30 milioni di euro. E tutti da recuperare tramite finanziamenti interni perché non credo che ci siano investitori pronti a mettere dei soldi per un progetto simile».
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