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    March 31

    Emergenza spiagge

    50 Km di waterfront sottratti ai cittadini e ai possibili turisti

    Emergenza spiagge, il Comune si prenda le proprie responsabilità

    Trasformati in discariche all’aperto, i lidi di Messina hanno bisogno di una manutenzione ordinaria

     

    Messina. La Primavera è appena cominciata ma le giornate assolate e l’approssimarsi delle festività pasquali fanno già venire un po’ a tutti voglia di mare. Così, canticchiando l’intramontabile ritornello di qualche anno fa “Vamos a la playa”, tra Pasquetta, 25 Aprile e 1° Maggio, come ogni anno saranno moltissime le famiglie che decideranno di trasferirsi nelle case al mare o di passare un’intera giornata in spiaggia, per crogiolarsi sotto il sole mentre i più piccoli costruiscono castelli di sabbia. I più “fortunati” tra i bambini, però, quest’anno potranno avere altro materiale con cui giocare: pneumatici, carcasse di automobili, sedie rotte, detersivi scaduti, elettrodomestici in disuso, tronchi d’albero e tanta tanta spazzatura. Questo ed altro, infatti, è possibile trovare oggi nelle tante spiagge cittadine che tra Ottobre e Giugno si trasformano in vere e proprie discariche all’aperto. Un fenomeno grave, se si tiene conto dell’importanza dello Stretto e delle attività legate al mare nell’immaginario locale, nella tradizione e nella storia della città. Un fenomeno gravissimo, se si pensa che i quasi 50 chilometri di litorale del territorio messinese rappresentano un waterfront tra i più imponenti di tutto il Mediterraneo, e potrebbero essere sfruttati in maniera molto più intelligente, con investimenti mirati che agevolino i flussi turistici anche nella media stagione. Ma a Messina, la città in cui la delega al turismo è stata da poco affidata ad un giurista, il vicesindaco Saitta, una manutenzione ordinaria delle spiagge non è mai stata prevista, e la pulizia delle stesse – attività di competenza del Comune – viene così svolta soltanto occasionalmente e in maniera straordinaria, con le conseguenze che tutti possono immaginare.

    Dal Ringo a Sant’Agata, da Pace a Torre Faro, nel litorale cioè su cui si insedieranno la gran parte di lidi a partire da Giugno e fino alla fine di Settembre, non c’è una spiaggia su cui non si siano accumulati rifiuti di ogni genere. Qui non basterà di certo l’attività della Guardia Costiera – che tra l’altro ha sequestrato in pochi mesi oltre un centinaio di verricelli abusivi – per frenare un fenomeno che è sì segno dell’inciviltà di chi utilizza quotidianamente le spiagge pubbliche, ma che prima di tutto è un disservizio del Comune e degli enti municipalizzati competenti, tra tutti l’Ato 3.

    Paradiso. In uno dei più antichi borghi di pescatori, accanto alle tante barche è possibile trovare resti di mobilio un po’ retrò (probabilmente scarti di una ristrutturazione), batterie di automobili (sappiamo tutti quanto il materiale elettrico possa diventare a lungo andare pericoloso), tubature e paletti d’acciaio di chissà quale provenienza, accanto naturalmente ai soliti rifiuti domestici, che affollano uno dei viadotti che congiungono la spiaggia con il borgo. Non c’è che dire, un vero e proprio paradiso per chi non sa dove depositare le proprie immondizie.

    Contemplazione. Anche qui l’ironia della sorte vuole che un nome così suggestivo, destinato ad un altro storico villaggio di pescatori, sia associato ad una delle spiagge più sporche della città. E’ vero, è proprio qui che durante la nostra “ronda” mattutina ci siamo imbattuti negli uomini della Kamal, la cooperativa sociale che, su affidamento dell’Ato 3, si è assunta la responsabilità di ripulire tutto il litorale in questione, ma ci vorrà tempo e buona volontà per rimuovere pneumatici, elettrodomestici e numerosi resti di cene veloci, a cui va aggiunta una delle immagini più inquietanti che ci si è presentata davanti, quella di una cisterna corrosa e con delle pericolose sporgenze in cima incuneata tra gli scogli, pronta a cadere al primo soffio di vento, magari rilasciando liquidi altamente inquinanti.

    Sant’Agata. Accanto alla Piscina “Vittorio Magazzù”, in uno dei lidi maggiormente frequentati dai giovanissimi, si consuma un vero e proprio scempio: cataste di legno, rifiuti domestici in una quantità tale da far presumere che qualcuno (magari in un camper) abbia anche vissuto nelle vicinanze per un po’ di tempo, resti di falò, scheletri di antiche suppellettili e persino uno scooter, forse rubato, di cui resta ormai solo la carcassa.

    Torre Faro. La situazione non migliora di certo nel villaggio che, più di ogni altro a Messina, è riuscito a conservare la propria identità e tradizione marinara. Sul litorale, infatti, ultimamente ridisegnato da una nuova pavimentazione, la spiaggia è un letto di masserizie. Ammirando in lontananza lo Stretto e il volo dei gabbiani sulla scogliera, in un paesaggio suggestivo di rara intensità e bellezza, non bisognerebbe infatti abbassare mai lo sguardo per non correre il rischio di notare, quasi in riva al mare, tavoli e sedie rotti, cornici bruciate, bombolette spray e altri generi di rifiuti maleodoranti. Proseguendo inoltre l’itinerario verso uno dei luoghi simbolo di Messina, il Pilone, in quelle spiagge che d’estate, dalla mattina alla sera, sono prese letteralmente d’assalto da centinaia di giovani, gli orrori continuano. Proprio accanto all’area Ex-Seaflight, tristemente inutilizzata o meglio diventata un parcheggio abusivo per i bagnanti, infatti, non è raro imbattersi in pneumatici, carcasse di cisterne arrugginite, pericolosi sostegni di ferro e tronchi d’albero, questi ultimi sicuramente sospinti sulla spiaggia dal forte vento che è una delle caratteristiche dell’area in questione, dove Mar Ionio e Mar Tirreno si incontrano dando spesso vita a vere e proprie mareggiate. Ci sono resti di falò e di cene consumate presumibilmente da coppiette, e nelle vicinanze del borgo, accanto alle numerose barche, il solito spettacolo di sedie rotte e di rifiuti domestici.

     

    L’Ato 3 ha già predisposto un piano articolato per la pulizia delle spiagge, e le prime cooperative sono già al lavoro. Da ciò che abbiamo visto, la prospettiva di poter fruire di lidi puliti e sicuri già nel mese di Aprile ci appare davvero impraticabile. E’ però sicuramente un dato sconcertante, e se vogliamo una vera e propria vergogna per il Comune, che non si sia mai pensato a dare continuità a operazioni di manutenzione che difendano e preservino un territorio di pubblica utilità strategicamente così importante per il futuro della città. Perché difendere le spiagge non significa soltanto salvaguardare un bene pubblico, ma conservare nel tempo la memoria storica della città e dei suoi cittadini, e allo stesso tempo mantenere intatto un immaginario comune, che appartiene anche a chi vede Messina per la prima volta, perché ne conservi sempre nel cuore e negli occhi un ricordo che sia all’altezza di uno scenario naturale unico al mondo.

     

    F. T.

    Valzer di deleghe a Palazzo Zanca

    Valzer di deleghe a Palazzo Zanca: il Turismo al giurista Saitta

     

    Messina. La città punta tutto sul turismo? E Genovese per il turismo a Messina punta tutto su Antonio Saitta, un giurista. E’proprio il caso di dirlo: l’uomo giusto al posto giusto!

    Questo è il risultato più eclatante del giro di deleghe assessoriali portato avanti qualche giorno fa dal sindaco di Messina su richiesta proprio dello stesso Saitta, che mal sopportava le accuse di presunto conflitto di interessi in relazione alle deleghe all’Avvocatura e al contenzioso. In realtà, la prassi istituzionale vorrebbe che i dubbi sui conflitti d’interesse venissero fugati dai diretti interessati con una rinuncia formale e sostanziale di tutti gli incarichi precedenti nel settore pubblico e privato, ma siamo in Italia, anzi a Messina, e dunque meglio rifarsi il look piuttosto che cedere una poltrona. Così la delicata delega all’Avvocatura è finita temporaneamente nell’ufficio di Francantonio Genovese, in attesa di trovare una dimora definitiva, e Saitta, come già detto, ha ereditato la delega al Turismo dall’assessore Francesco Gallo. Ma il valzer di deleghe ha coinvolto anche altri assessori. Lo stesso Gallo, su cui pesa da mesi un rinvio a giudizio per abuso d’ufficio, dovrà adesso occuparsi di Informazione e comunicazione istituzionale, un incarico precedentemente svolto da Clelia Fiore. Quest’ultima, inoltre, è stata costretta a cedere a Gaetano Santagati anche la delega ai Rapporti con il Consiglio e le Commissioni, ricevendo in cambio dal diessino un tema ancora tutto da interpretare come quello dei Tempi della città.

    La girandola di deleghe a Palazzo Zanca è tutta qui. Certamente non una rivoluzione, ma l’ulteriore conferma della duttilità dei nostri politici, che aldilà delle competenze specifiche dimostrano di potersi occupare di ogni argomento. Tuttalpiù, qualora non si rivelassero in grado, c’è sempre la possibilità di chiamare dei consulenti. Da pagare a caro prezzo. Con i soldi pubblici.

     

    F.T.

     

    www.qds.it

    March 29

    LABORATORIO TEATRALE DI RICERCA SULLA COMUNICAZIONE

    CINEFORUM  DON ORIONE

     

    SEMINARIO  DI  STUDI

    sulla didattica della comunicazione

     

     Il Cineforum “Don Orione” di Messina organizza un Seminario di studi sulla Comunicazione rivolto a docenti di scuola di ogni ordine e grado, aperto a studenti universitari ed a qualsiasi socio, dal titolo "Viaggio attraverso la poesia siciliana alla ricerca delle nostre origini“.
      Il Seminario sarà strutturato come “Laboratorio Teatrale di ricerca sulla Comunicazione  non solo verbale ma anche gestuale e corporea”  pertanto, oltre ad offrire l’opportunità di acquisire una migliore conoscenza di sé e delle proprie possibilità comunicative ed espressive in uno spazio teatrale, mira a fornire ai docenti, agli studenti e a tutti i partecipanti, momenti di studio e di riflessione sulla poesia siciliana che verrà analizzata fin dalle sue origini  a partire dalla poesia araba e normanna del 500 e del 600. Il Seminario si concluderà con una rappresentazione teatrale finale pubblica.

    Ø  Il Laboratorio Teatrale   si terrà  dal 16  al 19 Aprile 2007  dalle ore 15,00 alle ore 19,0 0   presso il Liceo Classico “ G. La Farina di  Messina,  e si concluderà  Venerdì  20 Aprile con una rappresentazione teatrale finale presso la Chiesa di S. Maria Alemanna

     

     

    Docente del Corso: Ulderico Manani,regista,coreografo e scenografo noto in campo internazionale.

    Direttore del Corso:prof.ssa Maria Galifi

     

    A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza.

    - Per gli studenti universitari la partecipazione al Seminario è gratuita, previo pagamento di un contributo per spese di segreteria di € 10, ed è valida per l'acquisizione di crediti formativi universitari ( gli studenti  sono pregati di verificare presso le segreterie di Facoltà)

    Quota di iscrizione € 50,00

     

    Per informazioni e iscrizione  rivolgersi presso la Sala Visconti, tutti i Giovedì dalle ore 16,30 alle ore 20,30 – tel.090.6783071

    Oppure rivolgersi a: - Cineforum Don Orione  tel. 090.6783216 - Maria Galifi tel. 0902939177-3289182151    

    O ancora :  - visita il sito : www.cineforumorione.supereva.it   - invia una e-mail : cineforumorione@email.it

     

    Programma

                Il Teatro nella scuola ormai è diventata un’attività molto diffusa. Essa viene considerata non solo come una preziosissima fonte di arricchimento culturale ma anche come un’attività socializzante e utile a favorire l’integrazione sociale ed umana di tanti alunni (anche di quelli in difficoltà di apprendimento). Però realizzare e  mettere in scena un lavoro teatrale nella scuola comporta non poche difficoltà ed occorre affrontare diversi problemi, quindi,  è importante  conoscere almeno  i meccanismi fondamentali del linguaggio teatrale e della Comunicazione.

    Obiettivo del laboratorio  Nei limiti della brevità del corso stesso, questo Laboratorio di Teatro indirizzato a docenti, ma aperto anche a studenti universitari ed a chiunque si voglia iscrivere, mira ad offrire, attraverso “ un viaggio nella Poesia Siciliana a partire dalle sue origini arabe e normanne, momenti di studio e di  riflessione sulla Comunicazione non solo verbale ma anche gestuale e corporea.

              Il corso, inoltre, strutturato come laboratorio di ricerca (ricerca del senso espressivo e comunicativo della parola e del movimento, intesi come espressione individuale e come strumento di comunicazione), facendo sperimentare in prima persona le difficoltà da superare nel rapportarsi agli altri in una “situazione teatrale comunicativa”, oltre ad offrire a tutti l’opportunità di acquisire una migliore conoscenza si sé e delle proprie possibilità comunicative ed espressive in uno spazio teatrale, mira a fornire ai docenti elementi di metodo e stimoli creativi  da poter utilizzare per un più proficuo dialogo educativo all’interno della Didattica scolastica.

     

    Metodologia   Il corso si articolerà in cinque incontri ( di 4 ore ciascuno) per 20 ore complessive.

         Sul piano dell’organizzazione, il Laboratorio prevede diversi momenti di lavoro:

    ¨   Momenti di concentrazione individuale;

    ¨   Momenti di  incontri creativi collettivi per costruire  “ situazioni teatrali ” ;

    un impianto / memoria  che si concretizzerà in una pubblica comunicazione espressiva finale, nella quale ciascuno potrà sperimentare in prima persona le forme comunicative costruite insieme agli altri durante le ore di Laboratorio  e consolidare così le conoscenze acquisite durante il Corso.

     Docente del corso: Ulderico Manani, regista, coreografo e scenografo noto in campo internazionale, svolge anche una notevole attività didattica e attualmente tiene un corso di Teatro presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste.

    ANCORA IN TEMPO

    Scappare.

    Non c’era nient’altro da fare. Aggrapparsi al volante della propria automobile, lasciare affondare il piede nell’acceleratore e partire. Fuori dalla città. Oltre lo Stretto. Verso la salvezza.

     

    Il TeleGiornale del mattino non lasciava dubbi né speranze, e anche il Presidente della Repubblica, davanti alle solite sbiadite bandiere, aveva trovato il tempo di richiamare l’attenzione di tutti affinché il deflusso avvenisse con disciplina e sfruttando le diverse vie di fuga, dalle grandi autostrade che dalle montagne scivolano veloci verso il mare, sinuose ed efficienti, alla vecchia strada costiera che attraversa gli enormi cantieri navali e i villaggi periferici. Sul monitor della mia automobile la Televisione sta mostrando in diretta le immagini della città. Il pericolo avanza velocemente, portandosi dietro uno strato denso di polvere che copre come un velo i palazzi, le case e la folla, per riversarsi infine sulle strade. Un giornalista locale, imprigionato dentro la hall di un albergo, dice che siamo di fronte ad un vero e proprio esodo, ma che la cittadinanza sta rispondendo con razionalità e ordine allo stato di emergenza dichiarato in mattinata dalle Forze dell’Ordine. Un mezzo sorriso nasce spontaneo sul mio volto, forse inadeguatamente. Non c’è niente da temere. La situazione è sotto controllo. Il Ponte mi trarrà in salvo.

    Si procede molto lentamente lungo la strada costiera. Deve esserci un gran caldo là fuori. Il sole sbiadisce il giallo e il rosso degli stemmi disegnati sulle facciate delle vecchie palazzine sul lungomare dopo lo scudetto vinto cinque anni fa. Quante feste, quanti colori allora in giro per la città. Gli amici, i cori, il vino, le speranze. Il futuro. Che ingenui. Per un attimo abbiamo pensato che fosse arrivata la nostra occasione, che avremmo avuto la forza di fare delle scelte coraggiose per noi e per i nostri figli. Occasioni. Scelte. Forse avrei fatto meglio ad imboccare il raccordo autostradale. Qui il traffico è rallentato dal semaforo che conduce alla bretella di collegamento con il Ponte. Mi guardo intorno. Nella vettura accanto alla mia un uomo approfitta delle soste per pettinarsi. Anche lui è solo, come quasi tutti in questo disperato tentativo di fuga. Ha una bella cravatta. Guardandosi allo specchio, tiene le labbra sporgenti e socchiude gli occhi. La sua auto non è dotata di monitor. Dallo specchietto retrovisore riesco a vedere una donna che abbraccia il volante con una strana energia. Dalla sua utilitaria proviene l’unico clacson che disturba questa silenziosa migrazione. Non ci vuole molto a capire che è incinta. Sta portando suo figlio a nascere da un’altra parte, chi può darle torto?

    Sulla prima rete continuano a trasmettere in replica il messaggio del Presidente. La sua voce si alza e trema quand’egli pronuncia la parola <<tutti>>. E’ solo una mia impressione? Non credo che dalla sua comoda poltrona possa sentire il rumore degli elicotteri sulla città. Il portatile non squilla da ieri sera. Il Direttore mi aveva chiamato per affidarmi l’incarico di “alleggerire” il personale dipendente, come se si trattasse di una cosa semplice. Oggi avrei dovuto dare il benservito ad un mio ex collega d’università. Che vada al diavolo. Adesso non dovrà più preoccuparsi di rendiconti e di spese, di fatturato aziendale e politiche di marketing. Oggi tutto ciò che era è crollato, e molte cose dovranno cambiare. Nessuno si è degnato di farmi una telefonata per chiedermi se sono ancora vivo. Non hanno chiamato i miei genitori, non hanno chiamato gli amici, non ha chiamato neppure mia moglie. Maria Giovanna. Possibile che stamattina non abbia trovato il tempo per tornare a casa, raccogliere quattro cose e portarla con me fuori dalla città, fuori dal pericolo?

    <<…richiamare l’attenzione di tutti…>>

    L’inviato del TeleGiornale dice che alcune persone si sono barricate in casa e non vogliono abbandonare i propri appartamenti. Soprattutto anziani. Chissà quanta gente rimarrà bloccata, uccisa sotto le macerie. No, non posso avere nessun senso di colpa nei suoi confronti. Nel momento in cui la Televisione ha dato la notizia ero già troppo lontano, non c’era nient’altro da fare che scappare, raggiungere il Ponte il più presto possibile. Quando sono uscito da casa ancora dormiva. Forse avrei dovuto fare inversione e tornare indietro. Ci avrei messo non più di quindici venti minuti, non sarebbe stato grave, saremmo giunti dall’altra parte dello Stretto insieme. Perché non mi telefona?

    <<…richiamare l’attenzione di tutti…>>

    Questo televisore comincia ad infastidirmi. Meglio spegnerlo e concentrarsi sulla strada. Già si vede chiaramente la prima torre d’acciaio del Ponte, liscia, grigia, imponente. Sembra essere lì da millenni, a scolpire il vento sopra le onde, a proiettare la sua ombra su tutta la costa. E’ strano come si faccia presto ad abituarsi ai totem. Un bambino mi saluta dall’interno di una monovolume. Sorride, mentre i suoi genitori litigano violentemente all’interno dell’abitacolo. Vorrei ricambiare, ma faccio finta di non aver visto niente e tiro avanti. Il paesaggio intorno a me è desolante, squallido, senza vita. Grandi casermoni incolore di recente costruzione si alternano alle strutture preesistenti, per lo più abbandonate e inagibili. Chiese dissestate, sconsacrate intristiscono nelle loro ardite forme concentriche, archi e colonne anneriti dal tempo, resti dell’identità di un villaggio che la Domenica ancora vestiva a festa. Dove è finito adesso questo passato? Sepolto, schiacciato dal peso della moderna presunzione, offerto in dono al primo usurpatore straniero. Anche la mia memoria fatica a ritornare a quel tempo. Qui la città era già morta prima che questo giorno desse inizio alla distruzione. Morta, senza lasciarci il tempo di costruirci un nostro futuro. Dove sto portando adesso il mio passato? Su questa spiaggia chiesi a Maria Giovanna di sposarmi. Gettò una pietra in mare prima di rispondermi. Uno, due, tre, quattro secondi senza respirare. Perché non mi chiama?

    Sono quasi al semaforo. Tra qualche minuto raggiungerò il Ponte, volerò su quei 3.666 metri che significano salvezza, rifugio e libertà. Alzo lo sguardo con rispetto e meraviglia, incredulo, quasi si trattasse di un miraggio, un’ingannevole speranza per chi fugge dall’incendio che devasta la città. Non avevo mai apprezzato in pieno la solidità della sua costruzione. Le due torri si impongono sullo scenario con prepotenza, rigide colonne d’acciaio che trafiggono il cielo. Il sole colpisce la loro superficie metallica rifrangendo la luce in migliaia di raggi accecanti. Non riesco a fare a meno di guardarle. La loro vista mi eccita ma allo stesso tempo mi toglie il respiro. C’è qualcosa di demoniaco in tutto questo, penso. Mi rendo conto che inseguo il Ponte da stamattina con la stessa ansia di un bambino che cerca le mani del padre mentre sta cadendo. E lui tende il suo braccio possente, offrendo protezione a me come a tutti quanti oggi credono che esso sia la nostra unica possibilità di salvezza. Gli stiamo consegnando le nostre responsabilità, gli stiamo chiedendo di cambiare il destino delle nostre vite. Ma abbiamo il diritto di sbarazzarci dei nostri doveri? Possiamo abbandonare d’un colpo tutti i ricordi, il nostro passato anche più doloroso?  D’un tratto il mio sguardo cambia direzione. Tenta di recuperare la propria autonomia. Cerca di riprendersi qualcosa che gli appartiene. Accendo la Televisione, voglio sapere cosa succede adesso nella mia città.

    Macerie. Nelle periferie i pompieri scavano tra le lamiere di cenciose baracche in cerca di corpi ancora in vita. Macerie. Il Teatro è crollato, così come il Municipio e l’Università. Gruppi di giovani volontari tentano di salvare alcuni tra i libri più antichi della grande biblioteca centrale, bruciati dalle fiamme e sommersi nel fango. Macerie. I malati vengono rifiutati dagli ospedali, assolutamente inadeguati di fronte ad una tale emergenza. Per loro sono stati predisposti temporaneamente dei padiglioni della Fiera, padiglioni che accolgono anche tutti i cadaveri in attesa di essere identificati. Macerie.

     

    Scappare.

    Non c’è nient’altro da fare. Seguire l’istinto e invertire la rotta. Sono ancora in tempo. Se non trovo adesso il coraggio di sottrarmi al richiamo di queste grandi torri so che non lo farò mai più. Voglio sentire la voce di mia moglie, voglio tornare in città, lì dove è sempre stata la mia vita, assumermi le mie responsabilità e provare a ricostruire tutto meglio di prima.

    Un mezzo sorriso nasce spontaneo sul mio volto, forse inadeguatamente, tra le lacrime: non si potrebbe parlare al telefono quando si guida. Mi lascio alle spalle il Ponte, camminando su strade dissestate. E’ strano: più mi avvicino alla città che brucia, più sento l’odore del mare…

     

    f.t. 2005

    Nove Comuni messinesi aumentano l'addizionale

    Messina. Dimenticate le promesse fatte in campagna elettorale, centrodestra e centrosinistra intonano un coro bipartizan le cui note, chissà perché, risultano un po’ stridenti per la gran parte dei cittadini siciliani: nuove tasse per tutti. Sono già 9, infatti, i Comuni della Provincia di Messina che, in linea con quanto previsto dalla nuova Finanziaria, hanno deciso di ritoccare l’addizionale Irpef, e c’è da credere che prima della scadenza del 30 Marzo la cifra crescerà non di poco. Una tendenza, tra l’altro, rispettata anche in ambito regionale, con un aumento delle imposte che interesserà tutti i capoluoghi di provincia siciliani salvo i comuni di Agrigento, Catania e Trapani.

    L'imposta sul reddito delle persone fisiche, abbreviata con l'acronimo IRPEF, è un’imposta italiana diretta, personale, progressiva, generale. È stata istituita con la riforma del sistema tributario del 1974 e fornisce circa un terzo del gettito fiscale per lo Stato italiano. Allo scopo di avviare il decentramento fiscale finalizzato alla trasformazione in senso federale dello Stato e di attenuare l'impatto sugli enti locali del decentramento amministrativo stabilito con la legge Bassanini, in sostegno all’Irpef nazionale sono state istituite due addizionali, una regionale e una comunale. L'addizionale regionale è in vigore sin dal 1998, quella comunale decorre, invece, a partire dal periodo d'imposta 1999. Nell’ultima Finanziaria varata dal Governo Prodi, l’addizionale Irpef su base comunale è stata sbloccata e può oggi toccare il tetto massimo di 0,8% (era allo 0,5%). Gli introiti di tale imposta arriveranno direttamente nelle casse comunali e le amministrazioni potranno individuare esenzioni per particolari situazioni reddituali.

    Nel territorio provinciale messinese, come già ricordato in apertura, sono 9 i comuni che hanno accolto sin da subito l’invito del Governo ad aumentare le imposte: Terme Vigliatore (che registra lo sconcertante record dell’aumento più alto, da 0 a 0,8%) Scaletta Zanclea, Antillo, Caronia, Merì, Motta Camastra, Saponara, Tortorici, Sinagra. Tra queste amministrazioni, solo Motta Camastra e Tortorici hanno adottato delle politiche di esenzione a favore dei ceti più bassi, mentre le altre colpiranno indifferentemente e nella stessa percentuale tutte le fasce di reddito. Aumenti sostanziali, in media dello 0,3%, che tradotti in moneta sonante si traducono in almeno una cinquantina di euro all’anno per i redditi entro i 15000 euro. E mentre alcuni comuni virtuosi hanno già dichiarato che non imporranno ai propri cittadini alcuna addizionale Irpef (si tratta di Brolo, Capizzi, Casalvecchio, Cesarò, Francavilla, Gioiosa Marea, Lipari, Mongiuffi, Motta d’Affermo, Pettineo, Raccuja, San Teodoro, Santa Domenica Vittoria, Santa Teresa Riva, Sant’Alessio, Torregrotta, Tusa, Valdina, Venetico), altri sono in procinto di adeguare il proprio piano di imposte in conseguenza con le possibilità offerte dalla nuova finanziaria. Tra questi, ovviamente, il Comune di Messina, la cui Prima Commissione ha già approvato un incremento dello 0,3% (dallo 0,5% allo 0,8%). Il sindaco Genovese e l’assessore alle Politiche Tributarie Centorrino hanno giustificato tale scelta citando il solito motivetto della pesante eredità di bilancio lasciata dalla precedente amministrazione, e promettendo – come se ci fosse in realtà nesso tra le due cose – una diminuzione dell’Ici sulla prima casa. Ragioni che lasciano perplessi i cittadini e l’opinione pubblica, che non comprende la schizofrenia di un’amministrazione che, con il bilancio in dissesto, aumenta le tasse ma allo stesso tempo appesantisce i costi generali di Palazzo Zanca decidendo di istituire nuovi enti e carrozzoni (vedi l’Entrate Zancle S.p.A.) di presunta utilità sociale ma di sicura utilità politica.

    Difatti, contro l’aumento indiscriminato delle tasse (che pure – è giusto dirlo – è di responsabilità del governo centrale) e l’assenza di una vera e unitaria strategia economica e tributaria, si sono schierati i tre sindacati nazionali, che sull’addizionale Irpef promettono uno scontro duro con le amministrazioni comunali in difesa soprattutto dei cittadini più deboli, primi tra tutti i pensionati. Nonostante, infatti, l’insensatezza di una politica ragionieristica che non prevede scaglioni e mette tutti i cittadini sullo stesso piano (in barba ai principi di solidarietà sociale che sono alla base delle ideologie di sinistra e che Genovese e la sua Giunta hanno completamente dimenticato), la cosa più sconcertante è che nessuna amministrazione comunale ha chiarito fino ad ora in maniera trasparente e definitiva in che modo saranno utilizzate le ingenti somme ricavate da questi incrementi d’imposta. Perché, se tali soldi servissero per migliorare i servizi sociali e la qualità della vita dei cittadini, allora l’aumento potrebbe anche avere un senso, ma senza un piano economico e sociale strutturato e puntualmente aggiornato e riscontrabile concretamente nei fatti siamo certi che queste entrate serviranno ancora una volta a pagare i sempre più ingenti costi della politica. Bisogna infatti ricordare ai nostri amministratori, ed anche ad un professore universitario del prestigio di Centorrino, che è vero che ai pensionati e alle altre fasce più deboli della popolazione comunale «l’aumento dell’addizionale Irpef costerà “appena” l’equivalente di un caffè alla settimana», ma perché i cittadini dovrebbero “offrire” un caffè ad un comune che non garantisce i servizi minimi, che non tutela i bambini e gli anziani, che non ha un piano di adeguamento strutturale urbanistico per i disabili, che favorisce nepotismo e clientelismo? E se si pensa che l’addizionale Irpef sia solo il primo di una serie di aumenti (ticket sanitari, tasse sui rifiuti, Ici), c’è da credere che i nostri comuni oltre al caffè chiederanno ai cittadini anche il dessert!

    F.T.

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    March 26

    Proposta e subito accantonata l’istituzione di un registro per le unioni civili

    Messina. Mentre in ambito nazionale infuria la battaglia culturale, politica e ideologica sui DiCo, il disegno di legge sui Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi varato dal Consiglio dei Ministri l’8 Febbraio scorso, anche i corridoi di Palazzo Zanca vengono attraversati da una certa aria di cambiamento in relazione alla tutela dei diritti delle coppie di fatto. Uno spiraglio aperto, in maniera più che sorprendente, proprio da un esponente dell’Udc, probabilmente il partito più cattolico e conservatore, e prontamente richiuso in maniera trasversale da maggioranza e opposizione. Non senza lasciare strascichi.

    Pisa, Firenze, Bolzano, Perugia, Terni, Trento, Ferrara, perfino Bagheria: sono queste alcune tra le 30 città italiane che hanno già istituito un Registro per le unioni civili, un provvedimento che niente o poco ha a che vedere con i Dico e che alcuni comuni hanno varato sin dal 1998. Un atto di civiltà, disciplinato tramite regolamento comunale, che combatte il principio secondo cui debbano esistere unioni di serie A e di serie B. Perché non attuare un provvedimento del genere anche a Messina? Questo avrà sicuramente pensato il Presidente del consiglio comunale Fabio D’Amore depositando, sotto forma di ordine del giorno, la proposta per l’istituzione di un Registro per le unioni civili. E all’esponente dell’Udc va di certo riconosciuta una buona dose di coraggio, se non di ingenuità, perché non era difficile immaginare che tale proposta avrebbe scoperchiato il “vaso di Pandora” e sarebbe risultata un incredibile autogol dal punto di vista politico.

    Applaudita dal capogruppo diessino messinese Maurizio Rella e dal segretario comunale Pdci Bertuccelli (i quali probabilmente hanno avvertito anche un senso di colpa per non aver pensato all’interno dei loro partiti ad una proposta così “di sinistra”), l’iniziativa di D’Amore non solo ha trovato impreparata la Giunta Genovese, ma è risultata indigesta a tutta la CdL, e soprattutto ai vertici nazionali dell’Udc, che hanno richiamato subito all’ordine il proprio esponente. Così il povero D’Amore è stato costretto a fare marcia indietro, dichiarando apertamente la propria contrarietà all’istituzione del famigerato registro (ma se era contrario perché l’ha proposto?) e cospargendosi il capo di cenere. Da parte sua, la Giunta comunale (della quale fanno parte Ds, Prc e Verdi, partiti cioè che si definiscono di sinistra) ha deciso all’unanimità di accantonare la proposta avanzata da D’Amore, dimostrando ancora una volta che l’era delle ideologie è terminata e che al momento l’unica cosa che differenzia destra e sinistra nel dibattito politico messinese e il possedere o meno una poltrona.

    Diceva Sciascia della Sicilia che «in questa terra quasi di nessuno (o di qualcuno), in quest’esile striscia di territorio intellettuale e morale sta il senno e il senso della storia d’Italia». Se così fosse, per i DiCo dovremmo prevedere una fine analoga a quella della proposta di D’Amore, al quale va – nonostante tutto – la solidarietà di chi crede che sia arrivata finalmente l’ora per la Sicilia e per l’Italia di lavorare tutti insieme (così come prevede la nostra Costituzione) per un progresso sociale e culturale laico.

     

    Francesco Torre