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December 29 Le immagini del terremoto, così il sisma raccontato da AlinariLa commemorazione del centenario di un terremoto come quello che, nel 1908, ha segnato in maniera indelebile i destini delle città di Messina e Reggio Calabria, rappresenta senza alcun dubbio una preziosa occasione per riflettere su uno degli eventi più catastrofici che hanno colpito l’Europa in epoca moderna. Soprattutto in considerazione dell’evoluzione scientifica in ambito geofisico che oggi consente di monitorare con estrema precisione i processi tettonici a grande scala che modellano il paesaggio delle due sponde e dunque di studiare quelle incredibili e un secolo fa oscure forze sotterranee che hanno scatenato l’immane cataclisma. Perché se è vero che quello che avvenne a poche ore dall’alba del 28 dicembre di cento anni fa, nel clima spensierato delle festività più attese dell’anno, fu un evento di una rarità eccezionale, è altrettanto vero che alla base di una tragedia di tali dimensioni (oltre 100.000 vittime tra Sicilia e Calabria) è possibile e doveroso rintracciate delle responsabilità oggettive, offrendo per esempio delle spiegazioni tecniche ai tanti crolli che hanno sepolto quasi per intero le due città che si affacciano sullo Stretto e i loro abitanti. Nasce proprio con questo obiettivo “Terremoto Calabro Messinese 1908/2008” (con testi di R. Azzaro, C. Piccioni, G. Valensise, pp. 176, € 40), il volume fotografico edito in questi giorni da Alinari e realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. A costituire la base documentale dell’opera, 126 scatti che i tre curatori hanno selezionato dagli sterminati cataloghi della storica casa editrice fiorentina, dell’Archivio di Stato e dello stesso INGV. Una scelta basata su criteri di qualità e rappresentatività delle immagini, intesa a dare ampia descrizione delle quattro sezioni che compongono il libro: effetti sull’edificato, effetti sull’ambiente, il ruolo dei soccorsi, la ricostruzione. «La forza del volume sta proprio nel fatto che le immagini vengono proposte secondo una certa logica che aiuta anche i non addetti ai lavori ad inquadrare i vari aspetti del terremoto e a coglierne sfumature non ovvie», ci racconta Gianluca Valensise, Direttore della Sezione Sismologia e Tettonofisica dell’INGV, tra i curatori del volume. Ed in effetti il libro, in questo senso davvero divulgativo, si presenta al lettore come uno straordinario racconto per immagini che inizia con la descrizione di una società in piena Belle Epoque, che guardava al futuro con fiducia e ottimismo, presa com’era dagli effetti benefici del progresso tecnologico, del boom industriale, del commercio, e termina con la costruzione delle baracche, triste ritorno ad una parvenza di normalità. In mezzo, il terremoto, le rovine, i crolli. Diversi in funzione della tecnica costruttiva degli edificati. E raccontati con ricchezza di particolari in ampie didascalie che costituiscono il vero pregio dell’opera, ciò che la distingue da tutte le altre già pubblicate sull’argomento. «Un conto è mostrare solo l’orrore dei crolli, un conto è anche spiegare con parole semplici perché quel crollo è avvenuto», conferma a questo proposito Valensise, che sui terribili eventi del 1908, aldilà delle responsabilità sui mancati soccorsi, sui vergognosi ritardi e sulle responsabilità politiche – tutti argomenti che lasciamo ai dibattiti storiografici – ha una convinzione incrollabile: «Si è trattato di un terremoto molto raro, ma l’entità dei suoi effetti è stata aumentata grandemente dallo spaventoso grado di impreparazione del tessuto urbanistico e sociale del tempo». Un’affermazione che, alla luce dello scempio edilizio che ha investito il territorio in questione dal secondo dopoguerra ad oggi, ci pone inevitabilmente un inquietante interrogativo: se oggi dovesse verificarsi un terremoto di uguale portata farebbe lo stesso numero di vittime, oppure le due città di Messina e Reggio sono molto più attrezzate a livello di prevenzione antisismica e struttura degli edifici? «Oggi i centri storici probabilmente reggerebbero molto meglio l'impatto di un nuovo 1908 – ammette Valensise - ma non credo lo stesso si possa dire per le zone di sviluppo più recente e per le costruzioni abusive. Questo, unito al fatto che la popolazione è più che raddoppiata da allora, ci fa temere che un nuovo 1908 potrebbe avere di nuovo effetti disastrosi, e questo non è tollerabile. Il rispetto delle norme urbanistiche», conclude il sismologo, «dovrebbe essere uno dei pilastri delle società evolute». Già, dovrebbe. |
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