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December 28 LA PROCURA APRE UN FASCICOLO SULL'ABUSO EDILIZIO IN VIA MADDALENALA PROCURA APRE UN FASCICOLO SULL’ABUSO EDILIZIO IN VIA MADDALENA Dopo l’inchiesta sul nostro giornale, si indaga sulle violazioni legate ad una concessione edilizia. Primo risultato: il sequestro del cantiere.
Messina. L’avevamo denunciato con veemenza, sulle colonne di questa stessa pagina provinciale del Quotidiano di Sicilia, in due articoli (“Sacco edilizio in città: si costruisce anche… sui binari della ferrovia” del 6 novembre scorso e “Abuso edilizio in Via Maddalena: continue violazioni delle norme” del 23 novembre) che non devono essere certamente passati inosservati agli uffici messinesi della Procura della Repubblica, come pure l’esposto presentato ormai circa un anno e mezzo fa dal comitato spontaneo dei “vicini di casa”: le violazioni di legge legate alla concessione edilizia della costruzione denominata “Ex Ferrotel”, infatti, sono diventati recentemente oggetto di un’indagine giudiziaria che vede tra i protagonisti innanzitutto il costruttore e proprietario della “Immobiliare 4 V&C” Vincenzo Vinciullo e la figlia Tindara, ma anche il dirigente dell’Ufficio Programmi Complessi del Comune di Messina, l’ing. Carmelo Ricciardi e gli architetti dello stesso ufficio Salvatore Parlato, Carmelo Celona e Giacomo Papale. Sono dunque sei i primi indagati di una vicenda che avevamo denominato “Oro Grigio in Ferrovia” (ricordando l’altrettanto famosa inchiesta sui rapporti politica – edilizia a Messina, e non a caso i titolari delle due inchieste sono gli stessi sostituti procuratori, Giuseppe Farinella e Angelo Cavallo), indagati a cui si contestano i reati di abuso d’ufficio (art. 323 del codice penale) e lottizzazione abusiva (con violazione del D.P.R. 328/2001). Non è facile riassumere l’intera vicenda in poche righe, in quanto infarcita di numerosi e spesso complicati passaggi burocratici. In sintesi, però, ricordiamo che il Dipartimento Urbanistica del Comune di Messina ha firmato circa un anno fa a favore della ditta “Immobiliare 4 V & C.” dell’imprenditore Vincenzo Vinciullo una concessione edilizia nonostante l’immobile in questione ricada in una zona definita dall’attuale piano regolatore H2, e cioè “zona destinata ad impianti e servizi ferroviari, soggetti al vincolo di assoluta inedificabilità”. A rendere inquietante la prospettiva di edificazione nell’area in questione, inoltre, sono anche la strettissima vicinanza con i binari della ferrovia (pochissimi metri) e l’impossibilità di costruire degli argini permanenti che possano separare l’area destinata ai treni e quella privata delle abitazioni. Ciò, naturalmente, impedirebbe di avere le minime condizioni di sicurezza per i futuri abitanti dello stabile. Per non dire dell’iter di acquisizione dell’immobile da parte della “4 V&C”, viziato da evidenti violazioni delle normative sulle vendite pubbliche. Il primo, ormai quasi insperato, risultato dell’apertura del fascicolo da parte della Procura della Repubblica è il sequestro del cantiere ed il conseguente blocco dei lavori di costruzione. Adesso, dopo aver dato il nostro contributo per lo svelamento delle ambiguità relative alla concessione, seguiremo con altrettanto interesse l’iter giudiziario, sperando che porti presto e senza dubbi all’accertamento della verità.
ALTRI POSSIBILI CAPI D’IMPUTAZIONE AI DANNI DEGLI INDAGATI
Messina. L’indagine avviata dalla Procura della Repubblica potrebbe aprire il cosiddetto vaso di pandora. Perché, come già denunciato nei nostri precedenti articoli, le violazioni di legge legate a questa vicenda non riguardano esclusivamente la concessione edilizia data “in allegria” dagli uffici dell’Urbanistica del Comune, ma l’intero iter che ha portato alla costruzione dell’edificio. Innanzitutto, l’immobile in questione ricade in un’area a suo tempo espropriata dalle Ferrovie dello Stato per ragioni di pubblica utilità, e di conseguenza l’unico strumento obbligatorio da utilizzare, prima di procedere alla dismissione dello stesso in quanto bene pubblico, era quello dell’asta pubblica (come sottolineano le leggi 24/12/1908 n. 783 e 18/12/1979). Al contrario, l’edificio denominato “Ex Ferrotel” è stato venduto con trattativa privatistica, su base d’asta peraltro nettamente inferiore agli attuali valori di mercato (€ 302.000, meno della metà della stima di mercato). E che dire, poi, del sospetto trasferimento del Dirigente dell’edilizia privata di allora, l’arch. Schiera, proprio all’indomani della sua bocciatura del progetto di costruzione in oggetto? Particolari inquietanti, che sicuramente verranno presi in esame dalla Magistratura con la possibilità di interessare anche altri settori della vita sociale della città, tra cui ovviamente quello della politica.
Francesco Torre QUESTIONI DI CASTA: I QUARTIERI COSTANO 2,5 MLN DI EURO L'ANNO
QUESTIONI DI CASTA: I QUARTIERI COSTANO 2,5 MLN DI EURO ALL’ANNO I numeri del II quartiere di Messina ci permettono di tracciare un bilancio (preoccupante) delle 6 circoscrizioni cittadine
MESSINA. Quartieri. Nella gerarchia della casta politica occupano l’ultimo posto, usualmente destinato ai giovani attivisti di partito ma ultimamente anche ai non professionisti della cosa pubblica in cerca di occupazione (prova ne siano le oltre 2000 candidature della precedente tornata elettorale, considerando esclusivamente la città dello Stretto). Competenze non meglio specificate, portafogli magrissimi e capacità di spesa ridotta all’osso, le circoscrizioni si presentano così come degli enti di “intermediazione” tra la società civile e i palazzi che contano. Attività sulla quale utilità (a Messina come nel resto d’Italia) non vogliamo mettere parola. Attività, però, che svolta o non svolta per lo Stato significa una spesa per nulla irrisoria. Come dimostra la nostra indagine su una circoscrizione - scelta a campione - del Comune di Messina, la II, quella cioè che comprende il territorio di Pistunina, Zafferia, Santa Lucia, Villaggio CEP, Contesse, Minissale, San Filippo Inferiore e S. Filippo Superiore. Una zona estesa, problematica, di cui più volte abbiamo parlato nel nostro giornale, per esempio a proposito degli stabilimenti della ex Sanderson. Il II quartiere, infatti, ha un costo medio mensile di 36.000 euro circa, come risulta dalla somme delle seguenti voci di spesa: immobile destinato a centro civico delle dimensioni di 130 mq preso in affitto dal Comune per un canone di locazione di 2.000 euro al mese; spese correnti (acqua, luce, telefono, cellulari, spese di cancelleria ecc.) per un totale di 3.000 euro al mese; Presidente di quartiere, che percepisce un’indennità mensile netta di 1.300 euro; 17 consiglieri, la cui indennità è di 800 euro se non hanno altro reddito da lavoro dipendente, 400 invece se lo hanno; 16 dipendenti (2 collaboratori amministrativi, 1 funzionario direttore amministrativo, 2 segretari economi, 1 ausiliario addetto alla custodia, 2 istruttori amministrativi, 2 operatori NU, 2 operatori terminali, 1 addetto pulizia, 2 contrattisti) che percepiscono mediamente 1.000 euro di stipendio netto al mese. Come possiamo vedere, il quartiere si presenta come un apparato imponente, che dà lavoro e reddito a 35 persone (alle quali andrebbero aggiunti i vigili urbani e i poliziotti di quartiere, in questo caso non presenti ma nel libro paga di numerose altre circoscrizioni cittadine) e che ha dei costi fissi che moltiplicati per i 12 mesi dell’anno raggiungono la cifra non indifferente di 430.800 euro l’anno. E solo per un quartiere. Prendendo in considerazione l’intera città, nella quale le circoscrizioni sono 6, i numeri infatti aumentano a dismisura, arrivando a raggiungere la cifra di 2 milioni, 584 mila e 800 euro all’anno, ovvero quasi 13 milioni di euro per l’intero arco della sindacatura. Concedendoci un ultimo paragone (che è anche un paradosso della politica), nel II quartiere la bonifica della ex Sanderson (zona in cui sono depositati ingenti quantitativi di materiali tossici) è da anni sospesa perché gli enti locali non riescono a trovare 2 milioni di euro, più o meno la stessa somma che viene pagata in 5 anni per mantenere in piedi il II quartiere. Questione di priorità: quelle della casta politica sono evidentemente e pericolosamente differenti da quelle della comunità.
SOLO GRAZIE AL PRECEDENTE COMMISSARIO UN RISPARMIO SUI QUARTIERI
Messina. 13 milioni di euro in una sindacatura: è questo il costo che hanno oggi i quartieri del Comune di Messina. Un costo, però, fortemente ridimensionato rispetto a qualche anno fa, quando cioè le circoscrizioni cittadine erano addirittura 14, più del doppio rispetto ad aggi. Un numero inspiegabile, che andava assolutamente ristretto per questioni di risparmio. Ciò che colpisce, però, è che la delibera del ridimensionamento dei quartieri (9 marzo 2005) non è stata frutto di una scelta politica locale, ma la forzatura imposta dall’allora commissario straordinario Bruno Sbordone, e tra le altre cose fortemente avversata in sede di Consiglio Comunale. Ricordiamo, infatti, l’accusa di “irregolarità” dell’allora consigliere Ds Curcio ed i 103 emendamenti poi fortunatamente ritirati, e addirittura l’intervento delle forze dell’ordine per sedare gli animi. Momenti in cui si perde la dignità e ci si vergogna di essere messinesi. Momenti in cui si gioisce, seppure a denti stretti, di essere governati da un commissario esterno.
Francesco Torre AUTOPARCO DEL COMUNE: UNA SPESA DI 2 MLN DI EURO L'ANNO
AUTOPARCO DEL COMUNE: UNA SPESA DI 2 MLN DI EURO L’ANNO Tra stipendi degli autisti ed esternalizzazioni, il bilancio di uno dei principali settori di Palazzo Zanca
Messina. Non poteva esserci momento migliore di questo per dedicare un approfondimento sul tema del costo degli autisti e del parco auto del Comune di Messina. La nostra inchiesta, infatti, arriva proprio in quella che si propone di essere la settimana nera dei trasporti, per via delle rivendicazioni dei conducenti dei tir che, minacciando sciopero ad oltranza, rischiano di paralizzare i consumi in tutto il territorio nazionale. Contratti di lavoro e nuova regolamentazione, sono questi gli obiettivi che gli autisti intendono raggiungere al più presto. Ma quali sono le condizioni di lavoro degli autisti del Comune di Messina? Quanto è ampio, inoltre, e quanto spende Palazzo Zanca per il proprio parco auto? Comprendendo l’obsoleta sede dell’Autoparco di Via Bonino e il provvisorio “parcheggio” dell’ex Gazometro, il Comune di Messina possiede 114 mezzi, divisi tra leggeri (automobili, tra cui una Lancia Thesis – la cosiddetta auto blu per il sindaco – sette Fiat Marea, diverse Punto e Panda 4x4), scuolabus e mezzi pesanti (furgoni, escavatori, macchine da traino). E’ bene puntualizzare che tali mezzi non servono esclusivamente il Municipio, ma numerosi altri enti che gravitano attorno Palazzo Zanca, come l’Atm, i Vigili del Fuoco, i Servizi Sociali, alcuni enti religiosi ecc. Il mantenimento del parco auto del Comune, inoltre, ha dei considerevoli costi fissi, come quello del carburante (90.000 euro l’anno) e della manutenzione (€ 120.000 euro l’anno), a cui bisogna aggiungere la spesa per gommisti, elettrauto, assicurazioni e revisioni. Il tutto per una cifra che si aggira intorno ai 350.000 euro annui. Tali servizi vengono svolti all’esterno delle strutture comunali, concessi cioè in appalto a dei privati, mentre fino a qualche anno fa – come testimonia la presenza nell’Autoparco di un’officina specializzata abbandonata a se stessa e dunque ormai inutilizzabile – rientravano tra le mansioni del personale interno, che naturalmente era specializzato. Per quanto riguarda gli autisti, il Comune di Messina ne ha a libro paga ben 97, anch’essi suddivisi tra mezzi leggeri, pesanti e scuolabus. Una differenza di mansioni che, però, non viene sempre rispettata. Molti autisti di mezzi pesanti, infatti, vengono abitualmente impiegati per guidare i mezzi leggeri, che sono in grande maggioranza e per cui c’è maggiore bisogno. In compenso, la posizione di autista di mezzo pesante consente ai dipendenti comunali in questione di avere un inquadramento professionale migliore (IV livello), e dunque anche una retribuzione leggermente superiore. Valutando il totale degli stipendi lordi degli autisti comunali, scopriamo che Palazzo Zanca spende oltre 1,5 mln di euro all’anno, che sommati alle spese che abbiamo enunciato totalizza la bella somma di circa 2 mln di euro annui. Soldi benedetti quando si tratta di condurre le autobotti nei villaggi rimasti per giorni senza acqua o i mezzi dei vigili del fuoco nelle zone appena devastate dal nubifragio, ma è chiaro che un piano di razionalizzazione delle spese e un sano taglio delle esternalizzazioni potrebbero portare incredibili benefici economici.
SITUAZIONE D’EMERGENZA: NIENTE SOLDI PER GLI STRAORDINARI E STRUTTURE FATISCENTI
Messina. Come tutti gli altri dipendenti comunali, gli autisti di Palazzo Zanca lamentano di non avere la possibilità di ottenere il pagamento degli straordinari, pagamento che viene sostituito dalla concessione di riposi compensativi. A tal proposito va aggiunto che gli straordinari effettuati dagli autisti non sono mai facoltativi ma anzi diventano obbligatori quando si tratta di garantire un servizio 24 h su 24. Sono in costante diminuzione, inoltre, a detta dell’arch. Spanò, dirigente dell’Autoparco messinese, gli autisti con regolare patente per macchine da lavoro (escavatrici, gru ecc.) e scuolabus, e ciò a lungo andare rischia di compromettere il servizio offerto dal Comune. Una situazione di emergenza che fa il paio con le fatiscenti condizioni in cui versa attualmente il deposito centrale di Via Bonino, in cui mancano le minime condizioni di sicurezza e su cui il Comune dovrebbe intervenire al più presto possibile.
Francesco Torre QUARTIERE TIRONE: STESO L'ACCORDO PER LA RIQUALIFICAZIONE
QUARTIERE TIRONE: STESO FINALMENTE L’ACCORDO PER LA RIQUALIFICAZIONE Accordo tra gli enti interessanti. Ma il Comitato avverte: impossibile costruire senza aver risolto il problema di natura idrogeologica.
Messina. Dopo 4 lunghi anni di progettazione. Dopo la fondazione di una Società per azioni a capitale misto, la Stu Tirone, detenuta al 30% dal Comune. Dopo le dimissioni dell’ex Presidente della Stu, Tanino Caliò, e l’avvicendamento di ben 4 uomini al timone del Municipio della città dello Stretto, tra cui due commissari straordinari. Dopo un arco di tempo che sembrava infinito, infruttuoso, finalmente è stato steso l’accordo per la riqualificazione dell’area del Tirone. Abitato sin dall’età del Bronzo, il quartiere in questione – anticamente definito Jerone o Monte Oliveto – si è ampliato notevolmente dopo essere stato inglobato all’interno delle mura difensive fatte costruire nel ‘500 da Carlo V. Dopo il terremoto del 1908, poco è rimasto delle tante chiese che vi erano collocate, del Noviziato fatto costruire dai Gesuiti, delle tipologie abitative del Settecento e dell’Ottocento che si affacciano un po’ ovunque. Solo ruderi, anche se in qualche caso consistenti, che però già sin da dopoguerra – all’inizio di quella grande speculazione edilizia che non è mai più terminata – sono stati demoliti o abbandonati a se stessi, erosi dal tempo o sostituiti da baracche. Per questo ciò che possiamo ammirare oggi è solo un ambiente sociale poco vivibile e dalle incerte condizioni igienico-sanitarie. E’ anche per la difficile storia di questo tentativo di riqualificazione che gli sforzi fatti in questa fase dal commissario Sinatra e dal vicepresidente della Stu, ing. Cavallaro, risultano oggi ancora più importanti. Finalmente, infatti, si intravede la luce per uno dei progetti più attesi dalla città. Un progetto che comprende 10 interventi, di cui 3 di natura infrastrutturale pubblica e 7 ad opera di privati. Tra gli interventi pubblici segnaliamo la realizzazione di un polo scolastico e di un parcheggio, l’arredo di Piazza del Popolo e un piano di edilizia residenziale sperimentale. I privati, invece, spingono per la creazione di un centro artigianale, la riqualificazione dell’antico Borgo e della Scalinata di S. Barbara, la costruzione di 4 edifici di edilizia residenziale e per uffici. Un progetto imponente, che dovrebbe essere finanziato – almeno in parte – dai fondi messi a disposizione dalla legge 127/97 per il restauro degli edifici preesistenti, e che pare aver messo tutti d’accordo. Meglio, quasi tutti. Certo, sia Genio Civile che Soprintendenza hanno posto dei vincoli molto chiari e condivisibili (di cui diamo nota nel box a fianco), ma ciò che realmente preoccupa è il parere degli attivisti del comitato Pro Tirone, che ora più che mai chiedono con veemenza al commissario Sinatra di valutare attentamente i progetti in esame soprattutto in relazione al rischio di natura idrogeologica che interessa tutta la zona del Viale Italia, e che riguarda dunque l’intera area in questione. Un rischio pressante e concreto, di cui abbiamo dato più volte nota sulle pagine del nostro giornale, e che non va assolutamente sottovalutato.
I VINCOLI DELLA SOPRINTENDENZA E DEL GENIO CIVILE
Messina. Sull’ultimo progetto di riqualificazione del quartiere Tirone sembra esserci un accordo tra tutti gli enti interessati. Sia la Soprintendenza ai beni culturali che il Genio Civile, però, hanno posto dei vincoli. Per quanto riguarda la Soprintendenza, infatti, è necessario che la prevista volumetria sull’edificio denominato Palazzo degli Elefanti venga realizzata altrove per non interferire con la pregevole qualità urbanistica del palazzo stesso, unico di epoca ottocentesca. Inoltre, si raccomanda lo stanziamento delle somme necessarie alle indagini archeologiche, dato che l’area ricade all’interno di una zona di rilevante interesse storico. Il Genio Civile, invece, prescrive l’esecuzione, per ogni singolo intervento, di ulteriori indagini geognostiche e geotecniche al fine di verificare la successione stratigrafica dei terreni nonché le loro caratteristiche geomeccaniche. Infine, sempre il Genio Civile ammonisce sull’importanza dell’adozione di tutti gli accorgimenti necessari affinché l’esecuzione dei notevoli sbancamenti previsti avvenga in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle attuali normative sulle opere idrauliche.
Francesco Torre December 22 SINATRA DA' IL VIA AD UNA NUOVA FASE PER IL RISANAMENTO
SINATRA DA’ IL VIA AD UNA NUOVA FASE PER IL RISANAMENTO Approvati provvedimenti che da tempo erano depositati nei cassetti di Palazzo Zanca: equità sociale e alloggi subito per le gravi emergenze
Messina. Dopo aver firmato il Piano Regolatore del Porto, approvato il progetto di riqualificazione di Faro Superiore, tentato – ancora invano – di risolvere i problemi tra Comune e ditte costruttrici per la realizzazione degli svincoli, il commissario straordinario Gaspare Sinatra ha dato il proprio importante contributo anche sul versante dell’emergenza abitativa, da sempre una delle più gravi e sentite della città. E lo ha fatto con alcuni provvedimenti che, di fatto, possono sbloccare una situazione che sembrava essersi incancrenita con il tempo in maniera irrecuperabile. ALLOGGI ERP AI DISABILI. Provvedimento di grande giustizia sociale, mai approvato prima, quello firmato da Sinatra a proposito dell’assegnazione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica ai soggetti diversamente abili. Nelle prossime settimane, il dirigente del dipartimento Politiche della casa e Risanamento, dott. Giovanni Caminiti, formulerà ed approverà i criteri per l’attribuzione dei punteggi, assegnando ai disabili un numero di alloggi in percentuale con quanto previsto dalla Legge Regionale n. 68/81. EMERGENZA ABITATIVA. E’ stato inoltre approvato l’atto d’indirizzo per l’assegnazione provvisoria di alloggi ERP in emergenza abitativa. Tale provvedimento dà mandato al Dipartimento Politiche della casa e Risanamento di formulare i criteri di procedura per l’assegnazione di alloggi a famiglie con esigenze di emergenza abitativa. Si procederà, dunque, alle assegnazioni in locazione provvisoria, utilizzando gli alloggi comunali e dell’IACP liberi o non assegnati per esaurimento delle graduatorie. A tale proposito, segnaliamo che sarebbe opportuno effettuare un censimento comunale e provinciale delle situazioni di emergenza abitativa, dato che l’ultima ampia graduatoria a Messina è stata fatta nel lontano 1990. REALIZZAZIONE DI NUOVI ALLOGGI. Oltre a tamponare le situazioni emergenziali, però, il commissario si è anche occupato di contribuire agli obiettivi di risanamento tracciati dall’ex assessore Bottari (che onestamente molto ha fatto durante il suo mandato) insieme con il Presidente dell’IACP Santalco. Sinatra, infatti, con i poteri della Giunta, ha preso atto della delibera di approvazione del Consiglio di Amministrazione dello IACP e concesso dunque il nulla osta per il progetto esecutivo di costruzione di due edifici per complessivi 46 alloggi ed opere di urbanizzazione a Camaro Sottomontagna, ambito C. Inoltre, è stata approvata la relazione preliminare ed il programma di indagini geognostiche relativi al progetto di realizzazione di alloggi sperimentali di edilizia sociale a Pozzo Faraone. Il programma – ricordiamolo – prevede la realizzazione di un immobile di 3.500 metri cubi per circa 20 alloggi sperimentali, in un’area già di proprietà comunale. Per quanto riguarda gli alloggi libero e non assegnati, era una vergogna segnalata già da tempo. Sulla costruzione di nuovi alloggi, sia ben chiaro, la cementificazione del territorio va sempre condannata, ma il diritto alla casa è imprescindibile. E sottolineiamo casa, non baracca.
IL COMUNE ADERISCE AL COORDINAMENTO AGENDE 21 LOCALI SICILIA
Messina. Tra i vari provvedimenti di Sinatra per il rilancio della questione abitativa vi è anche l’adesione al Coordinamento Agende 21 Locali Sicilia. Obiettivi del coordinamento sono rendere più efficace e rapido il processo di applicazione dei principi dello sviluppo sostenibile, costruire un luogo di scambio di buone prassi ed elaborare strategie e politiche comuni condivise tra enti di varia natura ed attori della comunità locale. Un’iniziativa molto utile per diffondere i principi della sostenibilità, in una città che ha proprio in questo dato una delle sue più evidenti fragilità strutturali. Le aree tematiche di cui si occupa Agenda 21 sono: Città e Mobilità sostenibili; Informazione ambientale, Formazione e Multimedialità; Sviluppo partecipato e Cooperazione decentrata; Risorse naturali e Sviluppo sostenibile. Tra i numerosi enti siciliani che avevano già aderito al coordinamento, l’ARPA Sicilia, l’Unione Generale Province Siciliane e i comuni di Palermo e Catania.
Francesco Torre L'ESERCITO DI PALAZZO ZANCA: OLTRE 2.200 DIPENDENTI ANCHE DOPO LA SENTENZA DEL CGA
L’ESERCITO DI PALAZZO ZANCA: OLTRE 2.200 DIPENDENTI ANCHE DOPO LA SENTENZA DEL CGA Pubblichiamo i dati degli stipendi dei dipendenti comunali suddivisi per categorie. Una spesa di 3,5 mln di euro ogni mese.
Messina. Dopo aver svelato, nell’articolo del 28 settembre scorso dal titolo “Quanto costa il Comune, la più grande impresa della città”, il numero e il costo complessivo dei dipendenti di Palazzo Zanca, adesso abbiamo la possibilità di andare ancora più in profondità nella nostra indagine, distinguendo le varie qualifiche professionali e segnalando per ognuna di esse lo stipendio mensile lordo. Quello dei dipendenti del Comune si mostra come un vero e proprio esercito, composto da 2.198 dipendenti e 41 dirigenti. Numeri leggermente ridimensionati rispetto al mese di settembre, dove il computo dei dipendenti comunali sfiorava le 2.500 unità, ma ciò è addebitabile al terremoto istituzionale – costituito dalla sentenza del Cga – che ha di fatto mandato a casa tutta la giunta e il consiglio comunale, ed anche al successivo “repulisti” operato dal commissario straordinario Gaspare Sinatra, il quale oltre a togliere gli incarichi a tutti gli esperti, ha anche sfoltito il gruppo dirigente e bloccato la situazione degli oltre 300 contrattisti. Tali tagli soltanto in due mesi hanno consentito a Palazzo Zanca di risparmiare sul personale oltre 1 milione di euro, rivelando per il mese di novembre un totale di spesa per gli stipendi pari a 3 milioni e mezzo di euro.
Fascia AA (ex III livello). Si tratta di quelli che abbiamo già definito soldati semplici, gli ultimi arrivati o contrattisti a tempo determinato. Sono suddivisi in 5 categorie e guadagnano dai 1.270 ai 1.370 euro lordi al mese. In totale sono 369 unità e costano oltre 500 mila euro al mese. Fascia BB (ex IV e V livello). I caporali, con anni di anzianità e magari qualche concorso interno che li ha fatti salire di categoria. Sono 739 suddivisi in 9 sotto-fasce e guadagnano dai 1.350 ai 1.540 euro lordi al mese. Anche in questa categoria sono inseriti dei lavoratori a tempo determinato in attesa di entrare a far parte dell’organico in maniera permanente. Nel complesso costano al Comune di Messina oltre 1 milione e 50 mila euro al mese. Fascia CC (ex VI livello). 683 dipendenti distribuiti in 5 categorie. Sergenti, funzionari con ruoli di responsabilità, con stipendi che oscillano tra i 1.500 e i 1.700 euro lordi al mese. Complessivamente è la fascia professionale che costa di più, oltre 1 milione e 120 mila euro ogni mese. Fascia DD (ex VII e VIII livello). I ruoli più ambiti, quelli da “maresciallo”. Più in alto c’è solo la dirigenza. Sono suddivisi in 9 categorie per un totale di 407 dipendenti, con stipendi che vanno da 1.650 a 2.200 euro lordi al mese. Tra di loro i direttori degli uffici tecnici dei vari dipartimenti, personale dunque teoricamente estremamente specializzato. Nel complesso costano al Comune di Messina quasi 800 mila euro al mese.
Quello dei dipendenti comunali si rivela essere un vero e proprio esercito, le cui altissime spese però non sono addebitabili al valore– onestamente non alto – dei singoli stipendi, bensì alla loro quantità, eccessiva in relazione alle esigenze dell’Ente pubblico.
LE ORIGINI DEL RISPARMIO. L’OPERAZIONE DI PULIZIA OPERATA DA SINATRA
MESSINA. Sono 128 gli amministratori rimasti senza stipendio a seguito della sentenza del Cga: sindaco, consiglio e giunta comunale, la cui assenza nel libro paga del Comune origina un risparmio netto di oltre un milione di euro. A queste cifre, poi, bisogna aggiungere tutti i tagli operati dal commissario straordinario Sinatra dal giorno del suo arrivo al Comune di Messina: innanzitutto i 4 consulenti esterni (i cosiddetti “esperti”), mandati subito a casa insieme con il City Manager Emilio Fragale, il Capo di Gabinetto Nicola Cardile e il dirigente del Dipartimento dell’Avvocatura Comunale Vincenzo Ciraolo, tutti di nomina dell’ex sindaco Francantonio Genovese. Se poi in questo calderone inseriamo i 4 consiglieri dimissionari dell’Amam e i 2 di Messinambiente, possiamo avere quasi l’impressione di un ridimensionamento complessivo della “Casta”. Ma le prossime elezioni sono ormai in vista.
Francesco Torre SANITA' A MESSINA: QUANDO NON MANCANO LE STRUTTURE, MANCANO I MEDICI
SANITA’ A MESSINA: QUANDO NON MANCANO LE STRUTTURE, MANCANO I MEDICI Il caso della sala angiografica, presente sia al Piemonte che al Papardo, ma inutilizzabile in entrambi i casi.
MESSINA. Non è sempre esatto lamentare una carenza delle strutture negli ospedali della città dello stretto. Talvolta, infatti, non solo le macchine a mancare, anche quelle tecnologicamente più avanzate , ma il personale specializzato. Ne sa qualcosa quel sedicenne messinese che, a seguito di un incidente stradale, il 12 agosto scorso dovette richiedere un intervento urgente per bloccare un’emorragia causata da una lesione vascolare alla gamba destra. Intervento che andava fatto esclusivamente in sala angiografica. Sala che è presente all’Ospedale Piemonte, ma in disuso da gennaio, priva dei requisiti strutturali stabiliti dalla normativa di riferimento. Sala che sarebbe in dotazione anche all’Ospedale Papardo, la più nuova e moderna delle strutture sanitarie di Messina. Anzi, tanto moderna che di sale angiografiche ne possiede ben due. Ma inutilizzate, perché manca il personale specializzato, cioè chirurghi vascolari e radiologi, unici medici in grado di farla funzionare. E nel resto della Provincia? Situazioni analoghe. Così il sedicenne messinese è stato ricoverato d’urgenza all’Ospedale Civico di Palermo. Certo, non si tratta dell’unico caso di mancanza del personale. Quando si prenota una visita specialistica, infatti, si corre il rischio di dover attendere per mesi, e ciò finisce per rimpinguare le casse delle cliniche private, che costituiscono se non il primo uno dei più grandi business dell’isola, i cui rapporti con mafia e politica sono ormai chiari a tutti. Ma l’esempio che vi abbiamo proposto è indicativo di quanto male vengano utilizzate le risorse nel settore della sanità e come questo vada a discapito del servizio fornito, che ricordiamo ha a che fare con la salute, con la vita dei cittadini (che sono anche contribuenti, e quel servizio lo pagano profumatamente), e su questo non si dovrebbe speculare. Rispetto all’incidente del sedicenne sono passati tre mesi, ma la situazione è sempre la stessa: impossibile eseguire esami arteriografici d’urgenza nei reparti di chirurgia vascolare. Per i controlli ordinari, invece, non c’è alcun problema perché è possibile allestire un dislocamento angiografico in sala operatoria. Entro la fine dell’anno verrà convocato un Piano Tecnico Provinciale e i dirigenti delle strutture sanitarie messinesi chiederanno alle istituzioni di intervenire per favorire la soluzione di questo vergognoso problema, rendendo quantomeno funzionante una sala angiografica in tutta la provincia. Ma prevediamo che non sarà facile. Perché ciò significherebbe procedere all’assunzione di nuovo personale medico specializzato (chirurghi, radiologi) e ciò rischierebbe di essere letale per i bilanci già dissestati degli ospedali locali.
COME SE NON BASTASSE, I DIPENDENTI DEL POLICLINICO MINACCIANO LO SCIOPERO.
Messina. Se è vero che nelle strutture messinesi mancano medici specializzati per far funzionare tutte le apparecchiature, è altrettanto vero che quelli che già sono in organico (e con loro infermieri, personale ausiliario e amministrativo ecc.) non sono affatto contenti. Minacciano sciopero da giorni, infatti, i lavoratori del Policlinico Universitario, in protesta con il commissario Mira che, a fronte di un debito societario di 22 milioni di euro, propone di passare al quinto turno per eliminare le spese degli straordinari, con l’ulteriore conseguenza di tagliare il numero di posti letto. E al coro si uniscono anche i precari, che proprio in queste ultime ore hanno chiesto urgentemente di incontrare il Prefetto Alecci con la richiesta dello scorrimento della graduatoria di Ausiliario Socio Sanitario Specializzato. La paralisi degli ospedali sembra dunque solo questione di settimane. Pensando agli effetti che possa avere, ci sembrano bazzecole – e non lo sono affatto – le carenze di personale citate sopra.
Francesco Torre IL GENIO CIVILE SUL PERICOLO SISMICO: <<LA CITTA' NON E' PREPARATA>>
IL GENIO CIVILE SUL PERICOLO SISMICO: «LA CITTA’ NON E’ PREPARATA» L’Ing. Capo Sciacca denuncia: «sacco edilizio, abusivismo e sanatorie le cause principali». Si commemora il terremoto del 1908, ma chi ha mai lavorato per la prevenzione?
Messina. Il 28 dicembre del 2008, tra poco più di un anno, la città dello Stretto ricorderà il centenario del più tragico evento della sua storia recente, quel terremoto che, seguito da un devastante tsunami, distrusse gran parte della città derubando il futuro a migliaia e migliaia di vite. Messina vuole essere pronta a commemorare l’evento, e anche il commissario straordinario Sinatra recentemente ha confermato la richiesta dell’istituzione di un comitato nazionale che si occupi della programmazione degli eventi: concerti all’aperto, apertura di un museo della memoria, recupero di percorsi storici-artistici, eventi di approfondimento scientifico. Il momento sarà solenne, di sicuro i rappresentanti delle istituzioni – a tutti i livelli – saranno presenti e la città vivrà il suo momento di gloria anche per via mediatica. Ma – aldilà del lato più mondano, ipocrita e propagandistico - l’evento servirà anche per fare il punto della situazione su cosa è stato fatto, e soprattutto su cosa non è stato fatto, in 100 anni di storia della città per evitare il ripetersi di catastrofi di simili dimensioni? In parole povere: cosa succederebbe oggi a Messina in caso di un terremoto della stessa entità di quello del 1908? «I progressi conseguiti nella conoscenza del fenomeno sismico, dei sistemi costruttivi e dei materiali utilizzati – ci aiuta a capire l’Ingegnere Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca – inducono ad ipotizzare che i danni alle costruzioni e, di conseguenza, alla popolazione sarebbero notevolmente minori di quelli provocati dall’evento sismico del 1908. Tuttavia è da mettere in conto il rischio derivante dal notevole carico urbanistico della città moderna e dallo sfruttamento scriteriato del territorio con aggressione delle pendici dei primi rilievi collinari e delle zone a ridosso dei corsi d’acqua e della costa». Il sacco edilizio, ecco il punto dolente, ecco di cosa dovrebbero discutere le istituzioni, concerti a parte, poiché la città, così come denuncia fermamente l’ing. Sciacca «non è sicuramente preparata ad un evento di tale portata, prova ne sia che anche eventi meteorologici modesti mettono in crisi sia la popolazione che gli addetti alla protezione civile. Nonostante vengano organizzate spesso esercitazioni di protezione civile – evidenzia ancora l’Ing. Capo del Genio Civile - siamo ben lontani dal ritenerci preparati alla gestione dell’emergenza». Ma, ci si chiede, non esistono delle leggi nazionali e regionali che garantiscano un margine rassicurante di prevenzione? E’ possibile che eventi come quelli del 1908 non abbiano insegnato niente ai nostri legislatori? «Le norme ci sono», risponde Sciacca, che spiega: «Il mancato rispetto della normativa antisismica è da ricercare soprattutto nel dilagare del fenomeno dell’abusivismo edilizio e delle relative sanatorie che hanno, di fatto, consentito la presenza nel nostro territorio di fabbricati non conformi». Non conformi significa a rischio, così come a rischio erano le vite delle vittime del terremoto del 1908. Possiamo noi – a 100 anni di distanza - sentirci più sicuri di quanto lo erano loro?
IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
MESSINA. Le norme che disciplinano le costruzioni in zona sismica sono la L. 2/2/74 n° 64 e relativi decreti attuativi. Le opere con struttura intelaiata in cemento armato, cemento armato precompresso o metallica sono inoltre soggette alle prescrizioni di cui alla L. 5/11/1971 n° 1086, mentre si fa riferimento al D.M. 20/11/1987 per quelle in muratura. L’autorizzazione all’inizio dei lavori è rilasciata dall’Ufficio del Genio Civile a norma dell’art. 18 della L. 64/74. Va comunque precisato che l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 32 della L.R. 19/05/2003 n. 7, può comunque essere avviata a seguito di attestazione di avvenuta presentazione del progetto rilasciata dallo stesso Ufficio del Genio Civile. Per quanto attiene la vigilanza per l’osservanza delle norme tecniche di edilizia antisismica, l’art. 29 della medesima L. 64/74, individua in tutti gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria i soggetti tenuti ad accertare il rispetto delle suddette norme. Successivamente gli stessi Ufficiali di P.G., accertata l’eventuale violazione, inviano il processo verbale all’Ufficio del Genio Civile, che trasmette le proprie deduzioni alla Procura della Repubblica competente, cui viene demandata la definizione del procedimento.
Francesco Torre ALTRI INCENDI ALLA EX SANDERSON
ALTRI INCENDI ALLA EX SANDERSON: LA BOMBA ECOLOGICA FA SEMPRE PIU’ PAURA Incendi ed esplosioni si verificano ormai con frequenza. Il progetto di bonifica ancora in alto mare: non si trovano i soldi.
Messina. Non c’è pace per l’ex Sanderson, l’area di 70 mila metri quadrati tra Pistunina e Tremestieri, sede di una delle più gloriose industrie siciliane e abbandonata da anni al suo destino. Capannoni e muri pericolanti, rifiuti ed erbacce, amianto ed altri materiali tossici costituiscono da tempo il degradato paesaggio del vasto territorio di proprietà dell’Ente per lo Sviluppo Agricolo. E la bonifica sembra ancora lontanissima. Interessata nell’ultimo periodo da vicende che hanno fatto da più parti gridare allo scandalo (sequestro della Procura per la presenza di materiali tossici, furti e incendi, anche molto recenti e accompagnati da esplosioni), la Ex Sanderson dovrebbe essere – secondo le previsioni dell’Esa – trasformata in una centrale fotovoltaica, la più grande della provincia. Un investimento da oltre 11 milioni di euro, compresa la bonifica, per la quale i vertici dell’Ente hanno stimato un costo di circa 2 milioni di euro. Soldi che ancora non si sa da dove arriveranno. E tra tanti e inutili passaggi politico-istituzionali, i quali finora non hanno portato assolutamente a nulla, l’area continua ad essere una bomba ecologica pericolosissima per la comunità del III quartiere, che infatti chiede maggiore sicurezza. Richiesta che l’Esa spera di potere accontentare al più presto con un servizio di sorveglianza diurno e notturno, che comunque sarà in ogni caso un intervento tampone in attesa della bonifica dell’area. Un’area il cui valore, nel febbraio del 2007, era stato stimato dal Fondo Immobiliare della Regione in 22 milioni di euro. Stima ridotta a 18 milioni di euro qualche mese dopo, ma comunque prima degli incendi, i quali sicuramente avranno ulteriormente ridotto la cifra. Il presidente dell’Ente di Sviluppo Agricolo Roberto Materia da mesi richiama tutte le istituzioni a collaborare, non solo a parole, per la messa in sicurezza dell’area, vera bomba ecologica capace di esplodere da un momento all’altro, circondata tra l’altro da scuole, centri abitati e commerciali. Due milioni di euro: questa la cifra necessaria per una bonifica dell’area, per togliere cioè le sostanze tossiche dai capannoni distrutti dal fuoco di agosto, a pochi metri dai centri abitati, dalle scuole, dai centri commerciali. Due milioni di euro, che Comune, Provincia, Enti Locali, né da soli né insieme hanno saputo e voluto trovare. Rimanendo affacciati alla finestra, a mirare uno scempio (ambientale, sanitario, economico, politico) che si compie da oltre 20 anni nell’indifferenza generale.
IL CONSIGLIERE DI QUARTIERE: «TANTE PROMESSE MA ANCORA NON ABBIAMO VISTO NULLA»
MESSINA. «Ancora non abbiamo visto nulla di quanto promesso». Il commento del consigliere del III quartiere Giuseppe Grioli, da tempo attivo per la messa in sicurezza della ex Sanderson, è molto chiaro. «L’Esa non ha ancora attuato il servizio di sorveglianza, e gli abitanti della zona sono molto preoccupati perché quasi ogni mese all’interno dell’area si verificano incendi ed esplosioni». La voce di Grioli, così come quella del Presidente dell’Esa Materia, è stata più volte ascoltata anche dall’ex amministrazione comunale, ma senza alcun risultato: «più volte – continua Grioli – ho chiesto in Comune di organizzare una Conferenza di servizio per il futuro della Ex Sanderson ma senza ottenere nulla». E che l’interesse del Comune sulla ex agrumaria sia inesistente, lo conferma anche il non aver applicato alla lettera il Piano Regolatore, che proprio in quella zona prevedeva lo spostamento della cittadella fieristica. «Una fiera concepita in modo moderno, polifunzionale, con aree di archeologia industriale, polo sportivo, sala conferenze. Un progetto adeguato per un’area con una forte prospettiva di sviluppo come quella di Tremestieri».
Francesco Torre December 05 1,2 MLN PER LA DISCARICA DI S. RAINERI, MA LA BONIFICA DELLA ZONA FALCATA RESTA UN'UTOPIA1,2 MLN PER LA DISCARICA DI S. RAINERI, MA LA BONIFICA DELLA ZONA FALCATA RESTA UN’UTOPIA Finanziati dalla Regione la raccolta e il trasferimento dei rifiuti. Ancora fermi, però, i lavori per il CdAC e l’inceneritore.
Messina. 8.000 metri cubi d’immondizia sepolta in un’area di 3.000 metri quadri. Questi i numeri della discarica abusiva di San Raineri, sita a due passi dalla Real Cittadella e praticamente sul mare, in un paesaggio ormai completamente devastato dall’abbandono e dai due profili grigi delle ciminiere, rimaste a memoria di quell’ecomostro che era l’impianto di incenerimento. Immondizia per la cui raccolta e conferimento in discarica l’Agenzia regionale per i rifiuti ha già stanziato 1 milione e 200 mila euro, e che dunque presto potrà abbandonare l’area su cui da anni si prospetta il rilancio della città dello Stretto. Di questi soldi, frutto del lavoro dell’Ufficio Programmi Complessi del Comune e della loro perizia tecnica, circa 300 mila euro serviranno alla raccolta dei rifiuti, mentre oltre 700 mila euro saranno impiegati per pagarne il trasferimento in un’altra discarica. E le due attività saranno oggetto di appalti separati, nella speranza di poter così ottenere delle condizioni più vantaggiose. Ma come si è venuto a creare un cumulo talmente ampio di immondizie? La maggior parte dei rifiuti deriva dall’opera di bonifica dell’area della Real Cittadella – bonifica condotta dalle imprese Macko e Rotella per conto di Palazzo Zanca – al fine di far sorgere il tanto agognato Centro di Documentazione sull’Arte Contemporanea. Ciò è dimostrato dal gran numero di sacchi neri con tanto di stemma comunale che attualmente si possono vedere in cima al promontorio di San Raineri. Rifiuti esclusi dalla bonifica in quanto non riguardavano materiali oggetto specifico del lavoro delle due imprese, cioè elementi inquinanti chimici e fisici. E gettati senza farsi troppe domande (e soprattutto senza che la Polizia Municipale elevasse neanche una piccola multa, nella discarica abusiva. Oltre il danno, però, c’è anche la beffa. Perché dopo aver provocato una situazione tale per cui è stato necessario chiedere un finanziamento alla Regione e attendere un anno per ottenerlo, la bonifica voluta dal Comune si è dovuta interrompere a causa del rinvenimento di ordigni bellici durante le operazioni di scavo. Mani giunte e tutti a casa, dunque. In attesa che proiettili e granate vengano dissotterrate e disinnescate. Operazione per cui è necessario fare un progetto. Progetto che deve essere sottoposto al Genio Militare di Napoli. Progetto, inoltre, per cui occorre un finanziamento da Palermo. Insomma, tutto questo succedeva quasi un anno fa, e adesso finalmente il Genio Militare ha approvato il progetto e la Regione l’ha finanziato per 300 mila euro. Ma naturalmente tutto ciò ha provocato il dilatarsi dei tempi della bonifica della Real Cittadella, bonifica che – ricordiamo – non potrà essere conclusa se non con la demolizione dell’inceneritore e delle sue orribile ciminiere. Bonifica per la quale occorre un progetto. Che andrà finanziato. Sperando che non sopravvengano contrattempi. Sarà di certo un momento storico per la città, ma quando potremo vederlo?
A DUE PASSI DAL CAMPO NOMADI, FINORA INTOCCABILE: I ROM NON VOGLIONO SPOSTARSI IN PERIFERIA.
Messina. Due nodi cruciali pesano come un macigno sulla bonifica della Real Cittadella, da cui tutti si aspettano la “rinascita” della città dello Stretto: la demolizione dell’inceneritore e lo spostamento del campo nomadi più esteso di Messina. Per quanto riguarda il primo argomento, l’incarico è stato affidato dalla Regione a Sviluppo Italia a seguito della “passeggiata” sui rifiuti di Cuffaro nell’ottobre 2006. Già un anno è passato, dunque, ma le due ciminiere campeggiano ancora sul paesaggio della zona falcata. Per quanto riguarda il campo nomadi, il suo sbaraccamento dovrebbe essere a cura del Comune. Il responsabile del procedimento Antonio Ruggeri aveva predisposto lo spostamento dei ROM in Viale Italia, in un’area prima adibita a parcheggio. I nomadi, però, a quanto pare non vogliono spostarsi in periferia. E così la situazione è ferma da anni. Speriamo che dopo i recenti fatti dell’ex Ospedale Margherita e di San Filippo, il problema possa essere risolto, anche grazie all’operato di un commissario – Gaspare Sinatra – che finalmente sembra più interessato a fare che a dire.
Francesco Torre RISPARMIARE CON CONSIP? NON AL COMUNE DI MESSINARISPARMIARE CON CONSIP? NON AL COMUNE DI MESSINA Palazzo Zanca preferisce le trattative private, senza l’evidenza pubblica, con i fornitori locali
Messina. Quanto spende il Comune di Messina per le proprie forniture? E gli acquisti di vari genere di Palazzo Zanca vengono fatti secondo trattative eque e trasparenti? Interrogativi legittimi, soprattutto alla luce del Decreto Ministeriale del 1 marzo 2007, con il quale il Ministero dell’Economia indicava tutta una serie di “tipologie di beni e servizi per le quali tutte le amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, sono tenute ad approvvigionarsi utilizzando le convenzioni quadro stipulate ai sensi dell’art. 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488”. Tramite un Programma per la razionalizzazione degli acquisti nelle Pubbliche Amministrazioni, gestito dalla CONSIP (società per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze), si concede così agli enti pubblici uno strumento per poter risparmiare sugli acquisti di numerosi beni e servizi come arredi per ufficio, carburanti da autotrazione, combustibili da riscaldamento, energia elettrica, macchine per ufficio, prodotti hardware e software, noleggio autoveicoli, servizio di buoni pasto, servizi di telefonia fissa e servizi di telefonia mobile. «La CONSIP mette in vendita del materiale informatico quasi obsoleto – denuncia però il dott. Placido Bruno, funzionario della Ragioneria del Comune di Messina – per cui finora ci siamo avvalsi ben poco delle convenzioni presenti sul sito internet www.acquistinretepa.it». Una valutazione che non trova conferma nel giudizio di altri dipartimenti, come quello del Patrimonio e Demanio, che proprio tramite Consip ha acquistato la propria dotazione informatica e i cui dipendenti si definiscono “soddisfattissimi”. Dove sta la verità è davvero difficile da capire, soprattutto in considerazione del fatto che l’accesso all’area acquisti del sito Consip è autorizzato solo ai rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni. Il che naturalmente va a discapito della trasparenza nelle operazioni. «Il Comune di Messina – ci tiene a mettere in evidenza il dott. Bruno – si avvale comunque in ogni caso del rapporto qualità/prezzo fornito dai prodotti Consip, ma in linea con il regolamento comunale per le forniture di beni e servizi si rivolge al mercato locale, che propone dei prezzi uguali o addirittura minori». Ed è a tal fine che annualmente Palazzo Zanca rinnova il proprio Albo di fornitori di fiducia, fornitori ai quali evidentemente si affida con periodicità. Ciò che preoccupa dal punto di vista della trasparenza, però, è che gli acquisti vengono effettuati sempre con trattativa privata, senza le consuete procedure di evidenza pubblica. Per rintracciare l’ultimo bando emesso da Palazzo Zanca per l’affidamento di forniture di beni e servizi, infatti, si deve andare indietro nel tempo all’ottobre del 2006, quando venne espletata una gara per l’acquisto di prodotti hardware e software per l’Archivio di Stato. In questo modo, insomma, Palazzo Zanca è in diritto di spandere e spendere senza darne atto alla cittadinanza.
I NUMEROSI VANTAGGI DEGLI ACQUISTI ON-LINE
Messina. L’intenzione di difendere l’economia locale è più che legittima da parte delle Pubbliche Amministrazioni, che notano difatti come negli elenchi Consip siano pochissime le ditte siciliane convenzionate. Ma un ente che vive un costante dissesto finanziario come il Comune di Messina farebbe bene a guardare al proprio portafogli e risparmiare piuttosto che favorire i cosiddetti “fornitori di fiducia”. Le convenzioni stipulate dal Ministero e presenti sul sito Consip, infatti, permettono un risparmio medio del 15/20%, sconto che difficilmente ditte locali possono permettersi, soprattutto su piccoli o medi quantitativi. In più, acquistare on-line determinate categorie merceologiche (così come prevede la già citata legge nazionale) consente anche di velocizzare i tempi della burocrazia, evitando bandi pubblici e consentendo ai dipendenti di avere maggior tempo a disposizione per curare le proprie mansioni.
Francesco Torre ABUSO EDILIZIO IN VIA MADDALENA: VIOLATE LEGGI DELLO STATOABUSO EDILIZIO IN VIA MADDALENA: VIOLATE LEGGI DELLO STATO Allegra, La Cava, Parlato e Ricciardi responsabili di aver firmato una concessione irregolare
Messina. Torniamo a parlare dell’incredibile vicenda che ruota attorno alla costruzione di un immobile sito alla fine di Via Maddalena, praticamente a pochissimi metri di distanza dai binari della Ferrovia dello Stato. Come abbiamo sottolineato nel precedente articolo dal titolo “Sacco edilizio in città: si costruisce anche… sui binari della ferrovia” (6 novembre 2007), il Dipartimento Urbanistica del Comune di Messina ha firmato a favore della ditta “Immobiliare 4 V & C.” dell’imprenditore Vincenzo Vinciullo una concessione edilizia nonostante l’immobile in questione ricada in una zona definita dall’attuale piano regolatore H2, e cioè “zona destinata ad impianti e servizi ferroviari, soggetti al vincolo di assoluta inedificabilità”. Dopo aver denunciato l’assoluta mancanza delle minime condizioni di sicurezza (dato che l’immobile e i binari della ferrovia sono collegati da una strada di servizio accessibile a chiunque), e l’iter quantomeno discutibile dell’operazione di concessione edilizia, torniamo sull’argomento perché siamo venuti a conoscenza di nuove inquietanti informazioni. Innanzitutto, la vendita dell’immobile da parte delle Ferrovie dello Stato all’imprenditore Vinciullo è nettamente viziata da una violazione delle norme vigenti. Dato che l’immobile in questione ricade in un’area a suo tempo espropriata dalle Ferrovie dello Stato per ragioni di pubblica utilità, infatti, l’unico strumento obbligatorio da utilizzare, prima di procedere alla dismissione dello stesso in quanto bene pubblico, era quello dell’asta pubblica (come sottolineano le leggi 24/12/1908 n. 783 e 18/12/1979). Al contrario, l’edificio denominato “Ex Ferrotel” è stato venduto con trattativa privatistica, su base d’asta peraltro nettamente inferiore agli attuali valori di mercato (€ 302.000, meno della metà della stima di mercato). Inoltre, l’inedificabilità dell’area in questione non è soltanto sancita dal Piano Regolatore del Comune, ma dal D.P.R. 11/07/1980 n. 753 (“Nuove norme in materia di Polizia, Sicurezza e Regolarità dell’esercizio delle Ferrovie ed altri servizi di trasporto”), art. 49 e 50: «Lungo i tracciati delle linee ferroviarie – dice la legge - è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie ad una distanza, da misurarsi in proiezione orizzontale, minore di metri trenta dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia. I comuni non possono rilasciare concessioni di costruzione entro la fascia di rispetto». Legge peraltro adottata anche dalla legge ferroviaria. E nessuno osi dire che i binari sono a più di 30 metri dall’immobile. Alla luce di queste evidenti violazioni di legge, ci si chiede come abbiano fatto i funzionari del Dipartimento Urbanistica del Comune (segnatamente l’Istruttore Amministrativo Allegra, Il Responsabile Struttura “C” Giovanni La Cava, il Coordinatore arch. Salvatore Parlato, il Direttore di Dipartimento ing. Carmelo Ricciardi) a firmare tale concessione edilizia. Le leggi del sacco edilizio, evidentemente, sono superiori anche a quelle dello Stato.
QUELLA LEGGE REGIONALE CHE FAVORISCE IL SACCO EDILIZIO
Messina. La concessione edilizia ormai tristemente nota come “Oro Grigio in Ferrovia” non stupisce soltanto per via delle violazioni a così tante leggi dello Stato, ma anche perché ha messo in luce l’esistenza di un’assurda legge regionale, la n. 17 del 1994, che permette che, qualora le concessioni edilizie non vengano sottoposte a controllo e firmate dal Dirigente preposto entro 120 giorni dalla richiesta dell’impresa, esse siano automaticamente assentite. Sulla bontà di tale provvedimento nutriamo fortissimi dubbi in quanto esso sembra presentarsi a tutti gli effetti come un vero e proprio escamotage strutturale di cui si possono dotare le strutture pubbliche per non bloccare delle concessioni che andrebbero fermate, con la solita scusa del personale ridotto che non riesce a valutare in tempo tutte le pratiche arrivate. Nel caso specifico, però, in prima battuta la pratica era stata valutata e anche bloccata. Conseguenze? Il Dirigente dell’Edilizia privata di allora, arch. Schiera, viene trasferito al Dipartimento Patrimonio. Ogni commento ovviamente è superfluo.
Francesco Torre ESA: 3 MILIONI DI EURO PER FORMARE FUTURI DIPENDENTI, CHE PERO' NON SONO MAI STATI ASSUNTIESA: 3 MILIONI DI EURO PER FORMARE FUTURI DIPENDENTI, CHE PERO’ NON SONO MAI STATI ASSUNTI 54 ex borsisti alle dipendenze dell’Ente tra il 1986 e il 1996 adesso chiedono un risarcimento.
Messina. Sedotti e abbandonati. Formati, sfruttati, incoraggiati e infine gettati via, rilasciati al proprio destino. E’ quanto successo a 54 ex neo-laureati siciliani impiegati per oltre 10 anni (dal 1986 al 1996) all’Ente Sviluppo Agricolo con contratto di borsa di studio rinnovabile. 10 anni di passione, iniziati con un corso teorico-pratico della durata di un anno (avvenuto a seguito di procedura concorsuale selettiva e svoltosi tra il 5.9.1988 ed il 4.9.1989) e finalizzato alla specializzazione post-universitaria e al successivo impiego. «A fine corso sarà rilasciato – si poteva infatti leggere sul testo del bando di concorso – ad ogni borsista apposito attestato che potrà costituire titolo per eventuale utilizzazione dei tecnici specializzati in attività promosse dall’Ente». Tecnici specializzati, dunque, laureati in scienze agrarie, scienze biologiche, chimica, veterinaria ed economia e commercio, i cui ruoli all’interno dell’Ente dovevano risultare strategici (data anche la cronica carenza di personale), tanto che il loro rapporto di lavoro e le relative borse di studio sono stati oggetto di proroga per ben quattro volte. Dieci anni di lavoro in cui i 54, poi scesi a 32, borsisti non si sono limitati a svolgere attività di formazione e specializzazione – come prevedeva il primo bando di concorso – ma venivano utilizzati per fronteggiare esigenze di servizio specializzato inerenti l’attività di assistenza tecnica presso le società partecipate, i laboratori di analisi, la ricerca applicata, gli insettari, l’espropriazione, la riforma agraria, la bonifica e la gestione del fondo di rotazione. Un’attività svolta non certo a costo zero da parte dell’ESA, che tra borse di studio e compensi per i tutor (il lavoro di “ricerca” era svolto in affiancamento con le Università di Catania e Palermo) ha speso circa 3 milioni di euro, ovvero 6 miliardi delle vecchie lire. Soldi gettati al vento, così come le competenze maturate in tanti anni dai borsisti, che proprio a causa della natura giuridica del proprio contratto di lavoro con l’Ente non hanno più visto rinnovata la propria borsa di studio. A dire la verità, la Regione Siciliana, conseguentemente al tentativo di trasformazione dell’ESA in Agenzia Regionale per l’Innovazione e lo Sviluppo in Agricoltura (Delibera Legislativa n.1012 del 20.09.1995), aveva previsto per i borsisti l’inquadramento nel ruolo di assistenza tecnica come personale a tempo indeterminato. Ma l’intervento è stato bloccato dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 205 del 10.06.96), che ha ritenuto che «la deroga al pubblico concorso, presente soltanto per peculiari situazioni giustificatrici, non sussistesse», e l’assunzione dei borsisti risultasse sostanzialmente “ad personam”. Questo atto ha, di fatto, sancito la fine dei rapporti dei borsisti con l’ESA in quanto negli anni successivi l’Ente ha sì proceduto all’assunzione di nuovo personale (per progressione verticale) ma senza bandire all’esterno il 51% dei posti, come invece previsto dalla legge sui concorsi pubblici. Anche per questo oggi un gruppo di ex borsisti ha intenzione di presentare ricorso all’Ente richiedendo il riconoscimento di un punteggio specifico e la percentuale garantita nelle eventuali assunzioni di personale che l’ESA e la Regione Sicilia potranno effettuare, ed inoltre la liquidazione dei danni per “perdita di chance”, “lucro cessante” (ex art. 1223 c.c.) e “mancato guadagno” (ex 1225 c.c.) commisurati nella misura delle differenze retributive fra quanto corrisposto e quanto spettante ai dipendenti di qualifica funzionale corrispondente alle mansioni da loro svolte. «Onestamente è una vicenda troppo vecchia e non sono in grado di commentarla», afferma l’attuale Presidente dell’Ente Sviluppo Agricolo, Roberto Materia, che così si pronuncia sulle denunce relative ai concorsi interni: «Sono presidente dell’Esa da un anno e mezzo e assicuro sulla trasparenza di ogni operazione concorsuale effettuata in questo periodo. Proprio in questi giorni, tra le altre cose, abbiamo approvato un piano di riqualificazione del personale che prevede nuove assunzioni, ma poi bisognerà vedere se ci saranno abbastanza risorse per metterlo in pratica. In ogni caso – conclude Materia – mi dispiace per gli ex borsisti ma il loro attestato non potrà costituire titolo preferenziale per nuovi eventuali concorsi, che comunque saranno pubblici».
Francesco Torre POLICLINICO: 3,2 MILIONI DI EURO PER CONSULENZE LEGALIPOLICLINICO: 3,2 MILIONI DI EURO PER CONSULENZE LEGALI Il commissario Mira punta a risanare il deficit da 22 milioni di euro risparmiando sul costo del lavoro, ma gli sprechi sono altrove
Messina. Il fronte della sanità, a Messina, continua a coprirsi di polemiche. Sotto i riflettori, questa volta, il Policlinico universitario di Messina, ormai praticamente ingestibile. I vertici dell’azienda, infatti, sono da tempo in rotta con i dipendenti, i sindacati minacciano scioperi e la sospensione del servizio pubblico, e tutto a causa di quella spada di damocle che pesa come un macigno sui conti e sulle sorti della struttura, un deficit di 22 milioni di euro. «Le decisioni relative alle modalità più efficaci per il risanamento finanziario non sono oggetto di contrattazione, attenendo solo alle responsabilità individuali», sostiene il commissario Antonio Mira, il cui piano di rientro – fortemente contrastato dai dipendenti – prevede anche il cosiddetto “quinto turno” per i dipendenti, iniziativa che permetterebbe di risparmiare sugli straordinari ma a costo della rinuncia di ben 168 posti letto. Una scelta fortemente contrastata dai tutti i sindacati, che pure hanno valutato positivamente l’operato di Mira ed alcuni altri suoi obiettivi specifici come la costituzione di una commissione paritetica che vigili sull’andamento dei costi e la proroga immediata dei contratti a tempo determinato. E sono i dati oggettivi e incontrovertibili della nuova pianta organica della struttura ad evidenziare come sia difficile se non impossibile affrontare una politica di contenimento sulle spese che pesi fortemente sulle spalle dei dipendenti. A fronte di una dotazione necessaria di 2774 dipendenti, infatti, attualmente ne risultano assunte a tempo indeterminato 1911, mentre 430 sono i posti coperti dal personale precario. Risultato: 433 dipendenti in meno del necessario. Ma c’è un altro dato, nuovo, che dà il senso di come possa essersi creata quella voragine incredibile nei conti generali della struttura, e che viene denunciato dal segretario nazionale del sindacato autonomo Fpl: ogni 3 mesi il Policlinico Universitario di Messina versa a consulenti legali esterni 800 mila euro. Una cifra incredibile, che dà un valore annuo di 3 milioni e 200 mila euro. Uno spreco inspiegabile, inoltre, considerando che l’azienda è dotata di un ufficio legale con tanto di dirigente e dipendenti. E stupisce, a tal proposito, l’atteggiamento dei vertici della struttura che giudicano tale spesa “non comprimibile”. Sulle reali necessità della struttura di pagare così tanto degli avvocati esterni non esistono risposte plausibili. Certo è, però, che continuare ad avere questo tipo di sprechi non potrà mai portare al riequilibrio dei conti, soprattutto se poi tutto questo va a discapito dei dipendenti i quali, perdendo gli straordinari, sarebbero privati di 340 euro al mese. Nulla in confronto all’onorario degli avvocati, tra i quali figurerebbero anche figure eminenti della Facoltà di Giurisprudenza. Il commissario Mira annuncia di voler giungere ad una totale «condivisione del piano di rientro» ma su queste basi troverà soltanto lo scontro. Giustamente, perché ormai tutti sembrano aver capito che “la casta” deve forzatamente ridimensionarsi.
I DIPENDENDI VERSO LO SCIOPERO. UN GRAVE DANNO PER I CITTADINI.
MESSINA. L’assemblea dei lavoratori del Policlinico ha dato un chiaro segnale: resistere con la protesta e proclamare lo stato di agitazione. Il passo successivo sarebbe lo sciopero, da più parti effettivamente minacciato. Uno sciopero che, di fatto, paralizzerebbe il servizio offerto dalla struttura, costituendo un grave danno non solo di natura economica ma soprattutto sociale. E se sulle modalità di protesta e sulle condizioni da porre al commissione le posizioni dei sindacati sono non sempre convergenti, su un punto le diverse voci si uniscono e formano un coro: i tagli al personale non porteranno benefici di natura economica. Le spese per i dipendenti, infatti, nell’ultimo periodo sono aumentate solo del 7%, una cifra cioè troppo bassa per pensare di risanare un deficit di 22 milioni di euro. Così, però, non sembrano pensare i vertici della struttura, che puntano fortemente sul quinto turno per eliminare delle spese. Tale fermezza da entrambe le parti, però, non potrà che portare ad uno scontro frontale. Ai danni dei cittadini che hanno bisogno di cure mediche.
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