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    October 27

    ATO3 SPA: FATTURATO DA 42 MILIONI DI EURO MA RACCOLTA DIFFERENZIATA ANCORA AL 5%

     

    ATO 3 SPA: FATTURATO DA 42 MILIONI DI EURO MA RACCOLTA DIFFERENZIATA ANCORA AL 5%

    La carta d’identità della Spa del Comune che si occupa della gestione dei rifiuti. E non solo…

     

    Messina. Continua con l’Ato3 il viaggio del Quotidiano di Sicilia nei centri di direzione delle società partecipate del Comune di Messina. Un viaggio che permetterà ai lettori di conoscere nel dettaglio competenze, servizi e bilanci delle suddette società, presentando in maniera assolutamente obiettiva numeri e dati indicativi della gestione della “cosa pubblica” nella città dello stretto.

     

    Nome: Ambito Territoriale Ottimale Messina 3 S.p.A (Ato3)

    Data di nascita: 28 dicembre 2002

    Indirizzo: Via Cavalieri della Stella, n. 21 – Messina

    Competenze: Assume in sé tutte le competenze relative alla gestione integrata dei rifiuti a garanzia e tutela della cittadinanza.

    Capitale sociale: € 251.706,84 (ridotto nel 2005)

    Azioni di proprietà del Comune: 90% (Il resto delle azioni è di proprietà della Provincia Regionale di Messina)

    Presidente: dott. Francesco Barresi

    Amministratore Delegato: dott. Salvatore Lamacchia

    Consiglieri: attualmente 5. Sarà compito del nuovo commissario ridurre il numero a 3, così come da Legge Finanziaria 2007 (296/2006), recepita dalla Regione Siciliana con la legge n. 2/2007

    Personale: 54 dipendenti, compresi gli operai ex Lsu impegnati nell’attività diretta di svolgimento delle commesse del Comune

    Fatturato: 42 milioni di euro

    Bilancio: In attivo di € 80.000 (cifra a cui vanno detratte le tasse, dati consuntivi del 2006)

    Sito internet: mediamente aggiornato

    Segni particolari: L’A.T.O. ME 3 S.p.A. è la Società che ha competenza esclusiva, in materia di gestione integrata dei rifiuti e cura del verde pubblico, sul territorio del Comune di Messina, a sua volta diviso in sei Circoscrizioni

     

    Raccogliere entro dicembre 2007 in maniera differenziata il 20% dell’immondizia: questo era l’obiettivo fissato dal Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia. Obiettivo che purtroppo non sarà raggiunto a Messina, dove la raccolta differenziata dei rifiuti, competenza specifica dell’Ato 3 S.p.A., è ancora al 5%. «Siamo qui solo da maggio 2006» - si giustifica l’Amministratore Delegato Salvatore Lamacchia, che aggiunge: «Prima di allora la raccolta differenziata a Messina era un fatto puramente teorico, basti pensare che non c’erano nemmeno gli impianti. Adesso ne stiamo facendo partire alcuni, tra cui quelli di Giampilieri e di Spartà, e sono già pronti i bandi per quelli di Tremonti, Pistunina e Pace. I risultati potranno essere evidenti soltanto dal prossimo anno».

    Quello sulla percentuale della raccolta differenziata è un dato di fatto che pesa non poco sul giudizio dell’operato dell’ultimo Cda dell’Ato3, il cui destino è ormai nelle mani del Commissario Sinagra, così come pesano altre critiche piovute durante il 2007: la cosiddetta convergenza di competenze specifiche tra Ato 3 e MessinAmbiente e la querelle nata attorno a quella che sulle colonne del nostro giornale abbiamo chiamato “Ato’s List”, cioè la lista dei nuovi dipendenti assunti con procedura privatistica alla fine dell’anno scorso.

    «L’ato3 organizza e gestisce i servizi, MessinAmbiente li realizza». L’A.d. Lamacchia spiega con la metafora della mente e del braccio la differenza tra le 2 società, anche se poi ammette che l’Ato a volte può diventare anche il braccio (e difatti tra i suoi dipendenti figurano anche degli operai). Per quanto riguarda le assunzioni, invece, Lamacchia non vuole sentir parlare di “parentopoli”, ma avverte che le eventuali assunzioni future rispetteranno i criteri di evidenza pubblica previsti peraltro dalla legge.

    A parte i citati elementi di criticità, però, all’ultimo Cda dell’Ato3 va riconosciuto il merito di aver abbassato in maniera generalizzata i compensi. Per fare un esempio, il Presidente e l’A.d. della precedente amministrazione guadagnavano circa 91.000 euro l’anno, mentre gli attuali “solo” 57.000 euro, comunque entro i parametri previsti dalle normative vigenti.

      

    IL FUTURO E’ NEL PORTA A PORTA E NELLA POLITICA DEGLI INCENTIVI

     

    Messina. Le iniziative previste dal Cda dell’Ato3 per diffondere la cultura della differenziazione dei rifiuti e incrementare così la percentuale della raccolta si basano principalmente su due grandi novità, che potranno essere attive già dai prossimi mesi: il porta a porta e incentivi per chi differenzia.

    Il porta a porta è già stato avviato in fase sperimentale in alcuni villaggi, per esempio a Torre Faro. La differenziazione dei rifiuti, in questo modo, non sarà più compito del cittadino, ma verrà fatta direttamente all’interno degli impianti, impianti che a loro volta non saranno più di compostaggio, e che produrranno anche energia. La politica del Cda dell’Ato3 inciderà inoltre sui costi di smaltimento, ancora troppo elevati anche a causa del fatto che Messina non si è ancora dotata una discarica.

    Quando il porta a porta sarà a regime si inizierà ad attuare una politica di incentivi per i cittadini che collaborano, i quali saranno dotati di una card identificativa elettronica e accumuleranno così un punteggio da spendere come riduzione della tariffa o con altri tipi di premi. Insomma, pare che il futuro – che è poi il presente in moltissimi altri comuni d’Italia – stia per arrivare anche a Messina.

     

    Francesco Torre

    PIAZZA DUOMO: TURISMO E... DEGRADO

     

    PIAZZA DUOMO: TURISMO E… DEGRADO

    Palude e discarica a cielo aperto a pochi passi dalla Cattedrale

     

    Messina. Diciamolo: la città dello Stretto non si è mai curata poi molto della propria immagine. Trascurata, piena di rifiuti, senza verde pubblico, per alcuni tratti ancora distrutta e da ricostruire e con i suoi tesori naturalistici che pian piano vengono svaligiati per operare quel sacco edilizio che – di fatto – ha trasformato e continua a farlo soprattutto il volto delle periferie. Ma questo non importava a nessuno (tranne che ai cittadini, ovviamente), o meglio a nessuno che avesse degli interessi economici in corso sulla città che non fossero quelli di tipo commerciale o edilizio appunto. Oggi, però, che il porto di Messina accoglie almeno una nave da crociera a settimana, che la presenza di turisti sul territorio comunale cresce continuamente, curare la propria immagine diventa non solo una necessità, ma il migliore investimento per il futuro. Facilitare la visita dei percorsi storici-artistici, presentare nel migliore dei modi i beni architettonici, agevolare in tutti i sensi i turisti perché possano godere del viaggio e raccontarlo al ritorno a casa - con un’operazione di direct marketing che è di gran lunga migliore dell’ormai insopportabile slogan “Turismo e Cultura” – è certamente il piano che qualunque comune in una situazione del genere adotterebbe. E l’amministrazione comunale da poco decaduta l’aveva pure capito, promuovendo per esempio l’istituzione dei bus turistici o iniziative private come il noleggio dei risciò, e pensando alla realizzazione di una grande isola pedonale nel centro storico. Eppure ci si accorge che queste iniziative diventano d’un tratto inutili se poi non si bada nemmeno a tutelare i beni storico-artistici. Stiamo parlando della Cattedrale, punto nodale di qualsiasi escursione dei croceristi, che a mezzogiorno si fermano incantati ad ammirare lo straordinario meccanismo dell’orologio. Bisogna dire che, tornando alle proprie navi, tali turisti sono però costretti a passare dal retro del Duomo, e conseguentemente ad ammirare uno spettacolo degradante. Una vera e propria palude a cielo aperto contraddistingue il panorama di Largo San Giacomo, con relative discariche, e tutto questo a pochissimi passi dalla Cattedrale. Anzi, la prima palude proprio dietro l’abside, quindi all’interno del complesso architettonico. La seconda di fronte, all’interno di uno scavo archeologico recintato ma per cui non esiste nemmeno un pannello esplicativo. E che dire dell’isola pedonale – sempre a Largo San Giacomo – che nessuno rispetta? Certo, che Messina abbia il deposito di Poste Italiane proprio lì non è funzionale alla promozione turistica, ma la tolleranza della Polizia Municipale è inammissibile. Ma d’altra parte cosa ci aspettiamo da una città in cui non ci sono nemmeno le indicazioni viarie per la Cattedrale? Magari in questo modo i turisti nemmeno ci arrivano al Duomo, e allora perché curarlo? 

     

    SI RIACCENDONO LE POLEMICHE SU ORDINE E SICUREZZA NEL QUADRILATERO DELLA NOTTE

     

    Piazza Duomo e i suoi dintorni sono ormai da tempo territorio del girovagare notturno dei giovani messinesi. Qui si trovano, infatti, i bar e i pub più frequentati, qui – o nei paraggi – ci sono le discoteche, qui i punti di ritrovo. E con la fine dell’estate, che aveva visto spopolarsi la piazza a favore dei lidi, il quadrilatero è tornato ad essere rumoroso e pieno di vita. Cosa che, però, sembra dare fastidio agli abitanti del luogo i quali, rappresentati da alcuni politici ed ex consiglieri di An, tornano dopo qualche mese a chiedere l’istituzione di un presidio interforze e la convocazione di un Comitato. E’ vero, alla fine della serata sono tante le bottiglie abbandonate sulla strada, e spesso il volume delle autoradio è fastidiosamente e incivilmente troppo alto, ma che dovrebbero dire gli abitanti di Giostra, per esempio, che due giorni alla settimana sono invasi dai rifiuti del mercato rionale? Tanto più che queste proteste, in un area in cui si spaccia apertamente e pure di fronte al Municipio, sembrano davvero ridicole. Ma Messina – lo sappiamo - non ha mai avuto il senso delle proporzioni.

     

    Francesco Torre

    October 25

    PROTOCOLLO INFORMATICO E POSTA CERTIFICATA, IL COMUNE DI MESSINA NON APPLICA LA LEGGE

    PROTOCOLLO INFORMATICO E POSTA CERTIFICATA, IL COMUNE DI MESSINA NON APPLICA LA LEGGE

    Obbligatorio dal 2004, lo strumento di trasparenza sulle strutture e gli atti amministrativi a Palazzo Zanca è ancora una chimera

     

    Messina. Palazzo Zanca non si è ancora adeguato all’introduzione del protocollo informatico. Questo è ciò che – molto facilmente – chiunque può verificare cliccando sul sito internet www.indicepa.gov.it, sito che rappresenta in sostanza la vetrina tramite la quale ogni amministrazione espone la struttura dei propri uffici e l’elenco dei servizi offerti, con le informazioni per il loro utilizzo e gli indirizzi di posta elettronica da impiegare per comunicazione e per lo scambio di documenti e informazioni, anche ufficiali e a valore legale.

    Il Comune di Messina, come dicevamo, non ha ancora provveduto alla costituzione di un protocollo informatico, con ciò violando una normativa del 2000 (Decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 28/12/2000 dal titolo “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di documentazione amministrativa”), che prevedeva l’introduzione obbligatoria di tale strumento in tutte le Pubbliche Amministrazioni entro il 1° gennaio 2004. Strumento, peraltro, attivato in molte altre amministrazioni della città, tra cui possiamo la Provincia Regionale e i suoi vari uffici - che informano riguardo alle loro sedi, al responsabile del protocollo e riguardo al modo di contattare la struttura – così come la Camera di Commercio, il Tribunale, l’INPS. Persino il Liceo Classico “La Farina” è inserito nell’elenco presente sul sito internet succitato, ma il Comune no. E poco importa che l’amministrazione comunale sia in buona compagnia – non sono stati costituiti, infatti, nemmeno i protocolli informatici dei comuni di Milano, Roma, Napoli, Palermo, Catania, mentre sono presenti tra gli altri quelli di Bologna, Venezia, Ancona, Ragusa, Caltanissetta – perché la violazione della normativa è evidente e dà la misura sia di quanto poca sia la trasparenza negli uffici pubblici comunali, sia di quanti pochi siano gli strumenti a disposizione del cittadino per dialogare in maniera diretta e semplice con le pubbliche amministrazioni (un’ulteriore prova di ciò è l’elenco telefonico presente sul sito internet del Comune di Messina, pieno zeppo di numeri di telefono desueti che non esistono più o non corrispondono agli uffici collegati).

    Eppure nasceva proprio con questo proposito, annullare l’inutile burocrazia e avvicinare i cittadini alle pubbliche amministrazioni, il cosiddetto decreto Bassanini, che prevedeva come obiettivi l’interoperabilità, la trasparenza ed il controllo dell’azione amministrativa. Ed è con lo stesso proposito che è nato l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, nel quale dovrebbe essere descritta la struttura organizzativa di ciascuna amministrazione così come dovrebbero venire forniti ai cittadini gli indirizzi delle cosiddette caselle di Posta Elettronica Certificata (P.E.C.) attive e di eventuali servizi applicativi resi disponibili on-line. Servizi che, nonostante la presenza delle leggi, a Messina non sono ancora disponibili.

     

    DOTT.SSA CASTIGLIA RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO: «SOFFRIAMO CARENZE STRUTTURALI»

     

    MESSINA. «Non abbiamo fatto nulla, la responsabile dell’ufficio protocollo non ha fatto nulla». Così, candidamente, il Segretario Generale del Comune dott. Filippo Ribaldo ha risposto alle nostre domande in merito alla violazione della legge sul Protocollo informatico e la Posta Certificata. E allora siamo andati a chiedere notizie alla responsabile del procedimento, figura prevista dal Testo Unico delle disposizioni in materia di documentazione amministrativa (DPR 445 del 28 dicembre 2000), la dott.ssa Provvidenza Castiglia. «Purtroppo non ci siamo arrivati, e siamo ancora abbastanza lontani» - conferma la dirigente del Protocollo Generale del Comune - «Abbiamo avuto e continuiamo ad avere grossi problemi di organizzazione, di collegamenti interni con il sistema centralizzato, in più grosse carenze strutturali ci costringono in questo momento a concentrare il nostro lavoro esclusivamente nel risolvere i problemi quotidiani».

     

    Francesco Torre

    FITTI PASSIVI, IL COMUNE SBORSA OLTRE 5 MILIONI DI EURO L'ANNO

     

    FITTI PASSIVI, IL COMUNE SBORSA OLTRE 5 MILIONI DI EURO L’ANNO

    Tribunali e scuole le spese maggiori, ma le più discutibili sono i quartieri e gli uffici municipali

     

    Messina. Continua l’inchiesta del Quotidiano di Sicilia sul Patrimonio Immobiliare di Palazzo Zanca. Dopo aver pubblicato l’elenco degli immobili di proprietà del Comune di Messina e dato nota del loro valore complessivo (434 milioni, 821 mila e 140 euro nel 2006), adesso siamo andati ad indagare un altro aspetto importante che influisce in maniera determinante ai fini dell’intero bilancio comunale: i fitti passivi, cioè tutti quegli immobili non di proprietà del Comune di cui Palazzo Zanca paga annualmente l’affitto. E abbiamo scoperto che nel 2006 l’elenco degli immobili condotti in locazione dal Comune di Messina ammonta a ben 79 voci di spesa per un totale di 5 milioni 123 mila 173,42 euro. Una spesa considerevole, attribuibile per la maggior parte agli affitti contratti per gli immobili adibiti ad Uffici Giudiziari, per le Scuole Elementari e per gli Uffici Comunali.

    Ma andiamo nel dettaglio, considerando ad uno ad uno i vari capitoli di spesa.

    IMMOBILI ADIBITI AD UFFICI COMUNALI. In questa voce sono compresi numerosi centri sociali, uffici e archivi della Ripartizione Urbanistica, Comandi dei Vigili Urbani e altri uffici comunali come Sportello Europa e Euromed (un’associazione attribuibile alla ConfCommercio, regalo fatto qualche anno fa dall’ex sindaco Leonardi all’ex segretario Billè), per una spesa annua totale di 730 mila 111,93 euro.

    IMMOBILI ADIBITI AD UFFICI DI COLLOCAMENTO. Si Tratta di due grossi immobili, uno di 1076 metri quadri (Piazza Casa Pia), l’altro di 2310 (Tremestieri), per i quali il Comune paga annualmente la bella cifra di 388 mila 921,60 euro.

    IMMOBILI ADIBITI A SEDE DI QUARTIERE. Inspiegabilmente anche molte sedi di quartiere non sono di proprietà del Comune: 1°, 2°, 3° e 4° quartiere, infatti, più numerosi Centri Servizi, sono in affitto, e costano a Palazzo Zanca 190 mila 614,01 euro. Quando si dice il costo della politica.

    IMMOBILI ADIBITI AD UFFICI DI SORVEGLIANZA DEL TRIBUNALE. Si tratta di un unico immobile, sito in Via Centonze, per il quale il Comune paga un affitto annuo di 183 mila 802,97 euro.

    IMMOBILI ADIBITI AD UFFICI GIUDIZIARI. Fanno parte di questa categoria il Palazzo di Giustizia, vari archivi, la sede della Guardia di Finanza, l’Ufficio Formazione Distrettuale e altri uffici giudiziari. Pesano sul bilancio comunale 1 milione 595 mila 452 euro all’anno e costituiscono la maggiore spesa tra quelle di fitti passivi.

    IMMOBILI ADIBITI A SCUOLE MATERNE STATALI E REGIONALI. Questa categoria comprende le Scuole Materne “Dina e Clarenza”, “Mili San Pietro”, “Tommaseo” e “Mazzini”, per le quali il comune spende ogni anno 637 mila 031,89 euro d’affitto.

    IMMOBILI ADIBITI A SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE. “Crispi”, “Cannizzaro” “Tremestieri” e “Mazzini” sono solo alcuni degli istituti scolastici per cui Palazzo Zanca paga l’affitto. Un affitto salato, pari a 896 mila 131,42 euro per le scuole elementari e 444 mila 344,62 euro per le scuole medie.

    TERRENO ADIBITI A MERCATI. Si tratta dell’area Ex Mandalari, il terreno cioè di 8900 metri quadri sul Viale Giostra dove è stato recentemente spostato il mercato rionale. Un terreno per il quale il Comune paga una cifra neanche tanto alta, tenendo conto dell’ampiezza, cioè 56 mila 762,06 euro.

    Una sfilza di immobili, che appesantiscono il bilancio comunale con cifre che sono destinate inesorabilmente ad aumentare, perché le varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo non hanno mai attuato una politica di abbattimento di costi e di costruzione di immobili. Perché in fondo come ragiona una famiglia in cerca di una casa? Preferisce acquistarla e pagare il mutuo piuttosto che pagare un affitto senza poi averne il possesso. Ma il buon senso a Messina non è mai stato di casa.

     

    IL COSTO DELLA GIUSTIZIA E QUELLO IRREFRENABILE DELLA CASTA

     

    Messina. Nell’elenco immobili in affitto del Comune di Messina spiccano due dati: l’incredibile spesa affrontata da Palazzo Zanca per i palazzi e gli uffici giudiziari e la pletora di immobili destinati ai quartieri e ad altri servizi municipali. Nel primo caso ci si chiede legittimamente perché dovrebbe essere proprio il comune a pagare un servizio che viene fornito al Ministero della Giustizia. «In teoria, infatti, l’affitto per gli uffici giudiziari dovrebbe essere rimborsato dal Ministero per una quota del 75%», rivela la dott.ssa Badessa dell’ufficio Fitti Passivi del Dipartimento Patrimonio e Demanio del Comune, che aggiunge: «In realtà, però, il rimborso si attesta mediamente intorno al 50% e viene costantemente concesso in ritardo».

    Per quanto riguarda la questione dei quartieri, inoltre, torna alla memoria la scelta del Commissario Straordinario Sbordone di diminuire le circoscrizioni da 14 a 6. Scelta saggia, se non fosse che le vecchie sedi di quartiere non sono state dismesse ma si sono trasformate in Centri Servizi di dubbia utilità. Come pure l’esistenza stessa dei quartieri. Ma quella è un’altra storia…

     

    Francesco Torre

    WWF: FERMIAMO IL SACCO EDILIZIO A MESSINA

     

    WWF: «FERMIAMO IL SACCO EDILIZIO A MESSINA»

    Duro attacco nei confronti della precedente amministrazione comunale da parte dei vertici regionali dell’associazione ambientalista.

     

    Messina. «Le norme di tutela poste dalla Regione Sicilia nel 2005, con l’individuazione della Zona a Protezione Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE, se fossero state rispettate per come avrebbero dovuto e si fosse proceduto alla sospensione della Variante al PRG, sarebbero state sufficienti ad evitare il sacco del territorio di Messina, ieri come domani». E’ un attacco in piena regola quello avviato dal WWF Sicilia, tramite un feroce comunicato stampa, nei confronti delle istituzioni messinesi all’indomani dalla sentenza del Cga che ha annullato le elezioni del 2005 lasciando la città senza sindaco, né giunta né consiglio. Ma proprio a quel sindaco, Genovese, e a quella amministrazione è diretto l’affondo della associazione ambientalista, protagonista in prima linea della querelle sull’interpretazione della direttiva comunitaria su Zps e Sic.

    Sotto accusa, infatti, sono principalmente sue provvedimenti firmati dall’ex sindaco e dall’ex assessore all’urbanistica Antonio Catalioto, ma ancora in vigore: la costituzione di una commissione per la Valutazione di incidenza ambientale e il piano particolareggiato di Faro Superiore. Due argomenti di cui su queste pagine ci siamo occupati abbondantemente, per denunciarne – anche noi – la non regolarità nei confronti delle norme comunitarie.

    Soprattutto la prima questione, quella della commissione, secondo il WWF Sicilia «è risultata fallace», in quanto «sono state approvate decine di opere, lottizzazioni, nuove edificazioni, sulla base di Valutazioni di incidenza non corrispondenti a quanto richiesto dalla normativa vigente». Per quanto riguarda il Piano particolareggiato di Faro Superiore, inoltre, seppure va riconosciuta una particolare attenzione all’aspetto sociale e della viabilità, pure dal punto di vista ambientale l’amministrazione non ha avuto scrupoli a prevedere la copertura dell’ennesimo torrente, così come la realizzazione di un nuovo serbatoio comunale. Aspetti, questi, che danno l’idea di quanta poco riguardo ci sia stato e continua ad esserci, nella città dello stretto, nei confronti delle questioni ambientali, nel rispetto dell’ecosistema locale.

    E’ un appello al nuovo commissario, che la città aspetta ormai da giorni con ansia, quello lanciato dal WWF Sicilia, al fine di dare finalmente un taglio al “sacco edilizio” perpetrato da anni nel territorio dello stretto, perché aldilà delle questioni economiche e legislative, qui si mette a rischio la sicurezza dei cittadini. Pendii spogliati, resi vulnerabili dal lavoro delle macchine escavatrici ma anche dagli incendi dei mesi estivi, rappresentano un grosso rischio di natura idrogeologica che nessuno fino ad oggi sta prendendo seriamente in considerazione. E si avvicina il periodo delle piogge.

     

    ECOSISTEMA URBANO 2008: MESSINA NELLA MEDIA AL CONTRARIO DI ALTRE PROVINCIE SICILIANE

     

    Messina. Il XIV rapporto sulla qualità ambientale dei comuni italiani capoluogo di provincia, realizzato in sinergia tra Legambiente, Istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, ha rilevato un dato a sorpresa per la città dello stretto: abituata ad essere sempre ultima nelle classifiche, Messina è invece al 56° posto (su 103 comuni), in piena media nazionale e ben al di sopra di tutti gli altri comuni siciliani, piazzati tra l’86° e il 103° posto (Ragusa, fanalino di coda).

    Vari gli indicatori ambientali di Ecosistema Urbano: dalla qualità dell’aria ai consumi idrici domestici, dalla capacità di depurazione alla raccolta differenziata, dal trasporto pubblico alle isole pedonali alle politiche energetiche. Al primo posto della classifica si piazza Belluno, seguita da Bergamo e Mantova. Come sottolineato dagli Enti promotori, però, il quadro nazionale è sempre piuttosto critico: c’è infatti una profonda stasi nei capoluoghi con smog, rifiuti, inefficiente trasporto pubblico. Sensibile, al contrario, il miglioramento della qualità ambientale a Messina, che solo un anno fa si piazzava al 91° posto della classifica.

     

    Francesco Torre

     

    DA ULTIMA CITTA' D'ITALIA A ISOLA DEL TESORO

     

    DA ULTIMA CITTA’ D’ITALIA A ISOLA DEL TESORO

    Piovono su Messina 240 Milioni di euro per le grandi opere. Ma chi sarà a gestire i fondi, in una città priva dei più importanti ruoli istituzionali?

     

    Messina. Una pioggia di soldi su Messina. I fondi ex Fintecna, quelli destinati precedentemente alla realizzazione del ponte e poi disperatamente richiesti da Francantonio Genovese con innumerevoli incontri romani presso vari ministeri e dipartimenti del Governo Prodi, sono finalmente apparsi, promessi e stanziati per le 3 città metropolitane siciliane. E anche Messina avrà la sua buona fetta. E tutto questo, paradossalmente, il giorno dopo la “defenestrazione” avvenuta per opera del Cga, con l’annullamento delle elezioni del 2005 e la decadenza di sindaco, giunta e consiglio comunale.

    Non si sa se ridere o piangere, a Messina,  all’indomani del comunicato della Presidenza del Consiglio arrivato al termine della riunione coordinata dal Presidente Prodi e con protagonisti i ministri Di Pietro, Bianchi e D’Antoni,  i presidenti regionali di Sicilia e Calabria Cuffaro e Loiero. La notizia è di quelle forti, da champagne di prima categoria: una grossissima parte dei fondi previsti per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, 906 milioni e 973 mila euro, sono state destinate per la costruzione di infrastrutture in Sicilia e in Calabria. Nello specifico messinese, la somma destinata dal Governo è di 240 milioni di euro, cioè non un euro in più né uno in meno di quanto promesso in mesi e mesi di trattative, e serviranno – come si legge nel comunicato governativo – per “il completamento della Piattaforma logistica intermodale di Tremestieri con annesso scalo portuale e relativi assi viari, ivi compreso l’approdo di Tremestieri, e il nodo di interscambio per le reti viarie”. Approdi, svincoli, viabilità: tutte o quasi le grande urgenze di Messina vengono così comprese nella destinazione dei finanziamenti, e da ora in poi non ci dovranno e potranno più essere alibi.

    «Dov’è il sindaco?», ci si chiedeva spesso in città in questi 21 mesi di amministrazione. «A Roma», era la risposta più frequente. E tutto questo peregrinare capitolino sembrava non avere senso, perché le risposte sui fondi Fintecna non arrivavano mai. E quando sono arrivate, la situazione era mutata: Genovese non era più sindaco, la città di Messina non aveva più sindaco, non aveva giunta, non aveva un consiglio, non aveva ancora nemmeno un commissario. Al limite aveva un prefetto, al quale però l’autorizzazione della gestione dei fondi dovrà venire dall’alto, e non è detto che arrivi. Eppure è un’importante eredità, quella lasciata da Genovese, il quale “postumo” può gioire di una vittoria che, tutto sommato, è soprattutto merito suo e del suo accanimento presso i vari uffici governativi. E ne avrebbe potuto gioire, a maggior ragione, perché con un’importante battaglia aveva ottenuto anche i poteri speciali, che significavano l’autorizzazione a poter utilizzare immediatamente i fondi, senza aspettare i lunghi tempi della burocrazia. Ed è proprio alla luce di queste considerazioni che nasce e cresce il rammarico per una sentenza – quella del Cga - che diventa ancora più ingiusta, ancora più incomprensibile, e si afferma l’indignazione verso quegli avversari politici – arrivisti certo, e disprezzabili – che hanno salutato l’annullamento delle elezioni come fosse un nuovo capodanno. Però è vero: Messina è tornata all’anno zero, ma con 240 milioni di euro da spendere. Che non è poco.

     

    MA NON SONO GLI UNICI FONDI A DISPOSIZIONE: ALTRI 140 MILIONI DI EURO DA REGIONE E GOVERNO NAZIONALE

     

    Messina. I 240 milioni di euro ex-Fintecna non sono gli unici fondi destinati ad arrivare, da qui a qualche mese (o anno, ma speriamo di no) nella città dello stretto. E’ sempre di questi ultimi giorni, infatti, la promessa del Presidente Cuffaro a riguardo di finanziamenti  a favore della riqualificazione ambientale della Zona Falcata. 100 milioni di euro, a fronte dei 50 già promessi precedentemente, una decisione forse figlia dell’entusiasmo per essersi liberati di quel ricco outsider messinese, vera e propria anomalia all’interno del sistema politico siciliano, cioè il “tutto esaurito” del centro-destra nelle poltrone che contano. Non solo. Il decreto che accompagna la Finanziaria 2008 prevede altri 38 milioni di euro per il potenziamento del trasporto marittimo, l’acquisto o il noleggio di navi, il sistema informativo dello Stretto. Insomma, da ultima città d’Italia Messina sembra essere d’un tratto diventata l’isola del tesoro, e state certi che molti pirati a destra e sinistra cercheranno di acciuffare il bottino.

     

    Francesco Torre

    October 20

    CONSIGLI PER GLI ACQUISTI? UN BUSINESS DA 1 MILIONE E MEZZO DI EURO

     

    CONSIGLI PER GLI ACQUISTI? UN BUSINESS DA 1 MILIONE E MEZZO DI EURO.

    Solo 3 dipendenti gestiscono i servizi di una città di 250.000 abitanti e 20.000 mq di superficie da destinare a pubblicità e affissioni.

     

     

    MESSINA. Pubbliche affissioni e Imposta Comunale sulla pubblicità, un business da svariate decine di migliaia di euro per qualsiasi comune d’Italia, non ultimo quello di Messina, che nel 2005 ha registrato proprio dalla riscossione di queste imposte un utile di 1 milione 569 mila 960 euro. E ancora non era stato realizzato il Piano generale degli impianti pubblicitari, un regolamento previsto dal decreto legislativo n. 507 del 1993, ma realizzato nella città dello Stretto con molto ritardo, solo nel 2006 e per opera della decaduta amministrazione Genovese, con opera congiunta dell’ex assessore all’economia Mario Centorrino e del dirigente del Dipartimento Tributi Romolo Dell’acqua.

    Uno strumento indispensabile, quello del Piano degli impianti pubblicitari, al fine di adeguare le normative a livello comunale e determinare metodologie e standard retributivi per le future installazioni. Uno strumento, però, ad un anno di distanza dalla presentazione non ancora completamente attuato, se è vero che la quantità della superficie da destinare all’esposizione di messaggi di contenuto commerciale, sociale e istituzione non ha ancora raggiunto la soglia prevista - 29.000 mq. – ma si attesta sui 20.000 mq., e soprattutto se si considera la prescrizione a proposito delle zone cosiddette A1 (luoghi di interesse storico monumentale e/o ambientale), dove affissioni e pubblicità dovrebbero essere vietate ma sono invece ancora ben visibili.

    «Se avessimo maggiori risorse potremmo fare molto di più», ammette il dott. Romolo Dell’acqua, responsabile di un dipartimento – quello delle Affissioni e della Pubblicità – composto soltanto da 3 dipendenti, e che pure nel 2006 è riuscito complessivamente ad elevare 3000 verbali, ad impedire il sorgere di impianti abusivi e a continuare una persistente attività di monitoraggio e censimento sul territorio. Un’attività alacre che, se non ha portato elevati benefici in termini economici (in quel senso il salto di qualità si avrà quando si avvieranno le procedure per i bandi di gara ad evidenza pubblica per l’aggiudicazione di nuovi lotti, come previsto dal Piano Generale degli impianti pubblicitari che stima addirittura un incremento del gettito di un milione, un milione e mezzo di euro), pure ha guardato ai temi della sicurezza riferita alla mobilità generale (pedonale e veicolare), con attenzione sia agli aspetti visivi sia a quelli di tipo infortunistico; ai temi del decoro e della compatibilità ambientale con l’intento di evitare che nel rapporto tra pubblicità e ambiente quest’ultimo debba essere necessariamente penalizzato; ai temi della funzionalità intesa come anzitutto come occasione di aumento della fruibilità del contesto cittadino, disciplinando l’inserimento di mezzi pubblicitari di concezione più moderna associati a funzioni di pubblica utilità o a elementi di arredo. «Non possiamo relegare la nostra attività ad un compito di natura esclusivamente commerciale. – conclude Dell’acqua – Prima di tutto è necessario che gli impianti rispettino le esigenze della città e di decoro ambientale».

     

    IMPIETOSO IL CONFRONTO DI NATURA ECONOMICA CON ALTRE REALTA’ COMUNALI DEL NORD ITALIA

     

    MESSINA. Nel 2005 il Comune di Messina (252.026 abitanti, dati ISTAT) riesce a raccogliere dall’imposta su pubblicità e insegne 1 milione 569 mila 960 euro. Nello stesso anno, il Comune di Verona (253.208 abitanti), dalla sola imposta sulla pubblicità 2 milioni 998 mila 613 euro. Quasi il doppio. Un confronto i cui risultati possono difficilmente essere spiegati solo con le differenti tariffe applicate dai due Comuni praticamente con lo stesso numero di abitanti, che pure è un dato significativo: a Verona, infatti, la tariffa per il diritto sulle pubbliche affissioni per il formato classico 0,70x1,00 (durata 10 giorni) è 1,612 €, mentre a Messina 1,34 €; a Verona, allo stesso modo, la tariffa per l’imposta sulla pubblicità fino a 1 mq. di superficie è 21,07 € all’anno (tariffa applicata anche a Padova e in altri comuni del Nord Italia), mentre a Messina 17,56 €. Una differenza, quindi, del 20% circa, che poco giustifica la differenza di entrate. Così come non incide sul dato la differenza del numero degli impianti, addirittura di gran lunga a favore del Comune di Messina (20.000 mq. contro 14.500 mq.). E’ del tutto evidente, quindi, che il problema delle affissioni e delle pubblicità abusive non è stato completamente risolto nella città dello stretto.

     

    Francesco Torre

    IDENTIKIT DELL'AMAM - I SIGNORI DELLE ACQUE DI MESSINA

    IDENTIKIT DELL’AMAM – I SIGNORI DELLE ACQUE DI MESSINA

    Inizia il viaggio del QdS tra le società per azioni del Comune di Messina

     

     

    MESSINA. Comincia con l’Amam il viaggio del Quotidiano di Sicilia nei centri di direzione delle società partecipate del Comune di Messina. Un viaggio che permetterà ai lettori di conoscere nel dettaglio competenze, servizi e bilanci delle suddette società, presentando in maniera assolutamente obiettiva numeri e dati indicativi della gestione della “cosa pubblica” nella città dello stretto.

    Nome: Azienda Meridionale Acque Messina S.p.A (AMAM)

    Data di nascita: 1992 (Azienda Speciale nel 1998, Società per azioni nel 2002)

    Indirizzo: Viale Giostra – Ritiro – 98152 Messina

    Competenze: Provvede alla gestione del servizio idrico integrato costituito dall’insieme dei servizi di captazione, adduzione e distribuzione di acqua e dei servizi di fognatura e depurazione delle acque reflue. Compito della stessa è provvedere anche alla progettazione, costruzione, manutenzione ed esercizio degli impianti necessari per lo svolgimento dei servizi ad essa affidati.

    Capitale sociale: 5.530.672 (ridotto nel giugno 2007)

    Azioni di proprietà del Comune: 100%

    Presidente: dott. Domenico Battaglia

    Competenze del Presidente: gestione dei rapporti fra la Società ed i soci e gli Enti Pubblici istituzionali, tutte le attività di pubbliche relazioni e la rappresentanza legale della società di fronte a terzi

    Consiglieri: attualmente 9, così come previsto dallo statuto. Sarà compito del nuovo commissario ridurre il numero a 5, così come da Legge Finanziaria 2007 (296/2006), recepita dalla Regione Siciliana con la legge n. 2/2007

    Personale: 83 dipendenti, ma la pianta organica ne prevede 145

    Fatturato: 24 milioni di euro

    Bilancio: In attivo di 4.535.000 (dati consuntivi del 2006)

    Sito internet: in fase di aggiornamento

    Segni particolari: 80.000 utenti, 260.000 cittadini serviti, 100.000 metri cubi di acqua distribuita giornalmente.

     

    A leggere il bilancio 2006 dell’Amam si rimane sorpresi: mai avremmo creduto, infatti, che esistesse una società del Comune di Messina in attivo. Una gestione, quindi, oltremodo virtuosa, soprattutto in considerazione del fatto che il Comune di Messina non ha mai sborsato un euro per coprire eventuali debiti della suddetta azienda. A ben vedere, però, le cose sono un po’ diverse. L’attivo del bilancio consuntivo 2006 è il risultato di un’operazione contabile conseguente alla diminuzione delle uscite – in considerazione dei buoni risultati di un contenzioso con l’Esa (Ente Sviluppo Agricolo Sicilia) – e ad una compensazione raggiunta tramite la riduzione del capitale sociale. «Le perdite per una società come la nostra sono fisiologiche – afferma il Presidente Battaglia – anche perché il nostro obiettivo non è raggiungere degli utili ma arrivare al pareggio di bilancio. Inoltre, la gestione del servizio idrico a Messina presenta delle difficoltà dovute a motivi culturali, perché ancora oggi in città vige la convinzione che l’acqua debba essere fornita praticamente gratis, e così in effetti facciamo per la prima fascia di contribuzione, alla quale l’acqua viene venduta al prezzo irrisorio di 0,30, quando noi l’acquistiamo a 1 euro». Politica socialmente accettabile, ma economicamente e strategicamente discutibile: avere degli utili significherebbe, infatti, avere maggiori risorse da investire sulle strumentazioni e sul personale, in maniera tale da raggiungere quanto meno il numero di 145 unità previsto dalla pianta organica.

     

     

    SI PAGA POCO, MA PRESTO CI SARANNO BOLLETTE PIU’ SALATE

     

    MESSINA. Acqua, quanto mi costi? La società omologa all’Amam di proprietà del Comune di Palermo si chiama Amap (non c’è molta fantasia nelle alte sfere della burocrazia, questo è un dato di fatto) ed è un vero e proprio colosso, con una pianta organica di circa 1.700 dipendenti. La politica dell’Amap è molto diversa da quella dell’Amam. Per poter coprire le enormi uscite di una struttura gigantesca, la società palermitana non si è fatta scrupoli ad innalzare il prezzo delle bollette, anche per i cittadini di prima fascia, che attualmente pagano più di 1 euro al metro cubo. Eppure il ruolo sociale svolto dall’azienda è innegabilmente enorme, dando lavoro e sostentamento a moltissime famiglie. Mantenere l’acqua a prezzi “sociali”, comunque, è diventato un proposito insostenibile ormai anche per l’Amam, che presto – dopo quasi 10 anni senza alcun innalzamento delle bollette – vedrà un adeguamento delle tariffe spalmato in 3 anni su base Istat. Con conseguente aumento del costo delle bollette.

     

    Francesco Torre

     

    SVINCOLI: 4 ANNI VISSUTI PERICOLOSAMENTE (E INUTILMENTE)

     

    SVINCOLI: 4 ANNI VISSUTI PERICOLOSAMENTE (E INUTILMENTE)

    L’ennesima incompiuta al centro dell’ultima imbarazzante vicenda dell’amministrazione Genovese

     

    Messina. «Svincoli, a settembre riprenderanno i lavori». Con questa promessa solenne l’ormai ex sindaco Francantonio Genovese aveva augurato ai primi d’agosto buone vacanze a tutti i messinesi, e soprattutto ai 20 operai in cassa integrazione che attendono da mesi la riapertura dei cantieri. Una promessa naturalmente non mantenuta.

    Si chiude con lo svincolo autostradale di Giostra e Annunziata la nostra inchiesta sulle cosiddette incompiute messinesi, cioè le grandi opere pubbliche progettate, iniziate e mai portate a termine.

    Nel caso in questione la prima pietra per la costruzione fu apposta nel novembre 1997, quindi quasi 10 anni fa. E in questo lasso di tempo molto poco si è lavorato, soprattutto sul versante Giostra dove sono ancora da realizzare ben 14 viadotti. E pensare che la scadenza del primo appalto risaliva al 2000.

    Soffermandoci, però, solo sull’ultimo appalto della vicenda riguardante gli svincoli - bandito il 23 marzo 2003, aggiudicato all’Ati AIA-Demoters-Cordioli e sottoscritto il 10 ottobre 2005 – la conclusione dei lavori per un importo complessivo di 46 milioni 200 mila 741 euro sarebbe dovuta avvenire entro il 20 giugno 2007. In realtà, però, negli ultimi due anni la ditta in questione ha soltanto collocato delle reti protettive sotto il viadotto Ritiro, praticamente senza aprire il cantiere. In compenso, però, si è prodigata nella progettazione di una variante in corso d’opera (non ci vuole il genio della lampada per capire che se i cantieri non si chiudono in tempo le leggi nel frattempo cambiano e bisogna adeguarsi) così come previsto dalla nuova normativa antisismica (O.P.C.M. 3274/2003). Il tutto sotto l’attenta – si fa per dire – sorveglianza del responsabile comunale del procedimento, l’ing. Ricciardi (nel frattempo sostituito dall’ing. Pizzino), e al costo di un compenso integrativo del 5% sull’importo totale dell’appalto (poco più di 2 milioni di euro, che saranno mai?).

    Quando ormai, però, il cantiere sembrava sul punto di essere riaperto, giustificando così l’ottimismo di Genovese, è arrivata la bomba. La ditta, dopo avere ricevuto e svolto l’incarico, si è rifiutata di presentare la perizia integrativa e conseguentemente di apporre la necessaria sottoscrizione all’atto di sottomissione. Riportando di fatto lo stato delle cose all’epoca del bando di gara, cioè il 2003. E perché? Perché l’amministrazione si è rifiutata di riconoscere e pagare alcune riserve presentate dalla ditta, ma relative ad una fase dei lavori antecedente all’insediamento di Genovese. Il quale, finalmente stizzito, ha invitato gli Organi tecnici a disporre la ripresa immediata, facendo salvi il diritto alla risoluzione per grave inadempimento ed il conseguente risarcimento dei danni. Ma nello stesso momento in cui per la prima volta l’amministrazione mostrava i muscoli, ecco la sentenza del Cga a togliere senso a tutto, a cancellare ogni speranza sulla realizzazione dell’opera, e a cedere la gestione della diatriba ad un commissario straordinario. E sinceramente non vorremmo essere nei suoi panni.

     

     

    L’ORRORE DI 10 ANNI DI APPALTI: CANTIERI BLOCCATI MA NESSUNO PAGA LE CONSEGUENZE

    Appalti, questo il nodo della vicenda, qui così come per tutte (o quasi) le incompiute messinesi: Appalti pilotati, appalti negati, appalti sospetti, ditte fantasma, ditte in fallimento, ditte voltagabbana. Un panorama desolante offerto negli ultimi 30 anni dal Comune di Messina in collaborazione con le imprese edili di mezza Italia, e tutto ai danni dei messinesi.

    Il primo appalto per la realizzazione degli svincoli risale al 1997: vinto dall’impresa genovese Gepco Salc, fallita. Ma il suo proprietario, il marchese Cattaneo, è in Sud America a godersi la vita. Altre ditte vincitrici negli anni successivi l’Euroconst di Napoli, accusata di “inadempienze contributive”, e la Ricciarello, esclusa per “ribasso anomalo”. L’Aia Costruzioni di Catania, invece, aggiudicataria dell’ultimo appalto, è attualmente sotto amministrazione controllata. Per non dire di altre anomalie, come l’improvvisa scomparsa all’atto dell’apertura delle buste del plico consegnato da una delle ditte in concorso. Ma che mondo è quello dei costruttori?

     

    Francesco Torre

    October 11

    PROPRIETA' PRIVATA ALLA SALA VISCONTI IL 15 E IL 22 OTTOBRE

     
    CINEFORUM "DON ORIONE" - MESSINA
     
    11/10/2007
     
    Lunedì 15 e 22 Ottobre 2007
     
    SALA VISCONTI
     
    16.30 - 18.30 - 20.30  - 22.30
     
    Proprietà privata
     
    con Isabelle Huppert
    regia di Joachim LaFosse
     
     
     
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    Tutte le novità del Cineforum Orione:
     
    - Lunedì 15 e 22 Ottobre Proprietà Privata con Isabelle Huppert alla Sala Visconti;
     
    - Aggiornato il nuovo sito internet del Cineforum Orione
     
    - Presentazione del film allo spettacolo delle 20.30
     
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    PROPRIETA' PRIVATA - LA TRAMA
     

    Thierry e François sono gemelli eterozigoti e vivono in un vecchio casale di campagna con la madre Pascale, separata e animosa col padre risposato dei suoi figli. Madre e figli sembrano convivere serenamente fino a quando Pascale, innamoratasi del vicino di casa, decide di mettere in vendita l'immobile e andare a vivere con lui. Thierry, fortemente contrariato, ostacola la relazione della madre e la sua balzana intenzione di vendere. Frustrata e incapace di sostenere le pressioni del figlio, Pascale parte. In sua assenza la situazione familiare esplode e Thierry e François finiranno col farsi male.

    PROPRIETA' PRIVATA - IL REGISTA

    Nome: Joachim LaFosse


    Data e luogo di nascita: 18 gennaio 1975, Uccle, Belgio


    Dopo aver studiato all'Istituto d'Arte, dal 1997 al 2001, Joachim realizza il corto 'Tribu' che ottiene il premio come miglior cortometraggio al Festival di Namur. Nel 2006 debutta come regista di lungometraggi con "Ça rend heureux" a cui segue "Propietà Privata", presentato a Venezia 2006.

    PROPRIETA' PRIVATA - LA RECENSIONE

    Crollo di un sistema affettivo familiare

    Crudele film a spirale sul doppio, sui sentimenti ambigui, sull' ambivalenza affettiva. Per l' autore Joachim Lafosse soprattutto il racconto di come crolla ed esplode una cellula familiare, dopo lungo accanimento terapeutico casalingo. Ma è soprattutto un film gemellare, perché odio & amore son sempre mescolati, i due figli sono gemelli (diciamo pure Caino e Abele), gli attori stessi sono fratelli, ed anche il regista nella vita è un gemello. Girata a piani sequenza fissi, per cui sono i personaggi ad abbandonare l' inquadratura e non la cinepresa che li tampina e insegue nella cadente casa di campagna, la storia è quella del crollo del sistema affettivo edipico-materno. Isabelle Huppert è una madre divorziata che ancora, dopo 10 anni, odia cordialmente l' ex marito e vive con i suoi due gemelli. Uno irascibile che le è sempre contro per preconcetto affettivo, l' altro invece un mammone dolce che trova sfogo nel piallare porte e persiane. E se il racconto è dedicato ai «nostri limiti», l' equilibrio, pur delicato, si rompe quando la donna ha una relazione con un vicino di casa che scatena tempesta perché prevede nel futuro la vendita della casa, cioè delle radici. Qui i fratelli, che hanno sempre condiviso un mondo a parte, si coalizzano tanto che la povera donna si eclissa per un poco da un' amica: quando torna, il fattaccio è accaduto. Ai genitori resta solo da raccogliere, non solo simbolicamente, i cocci. Un film duro, di interni psicologici spiacevoli e violenti, un vortice di nevrosi incrociate che si incontrano al limitare del concetto primordiale della proprietà avita. Certamente un film di attori in cui la cara Isabelle, sinfonia di furore inespresso, stavolta meno trasgressiva dei suoi standard, se la vede con due diabolici ventenni, il biondo Jèrémie Renier e il fratello Yannick. Rendono benissimo la loro inadeguatezza alla vita, sono due ragazzini non cresciuti e che immolano la loro innocenza.

    Maurizio Porro

    Da Il Corriere della Sera, 16 marzo 2007

     

    PER LEGGERE UN'INTERESSANTE INTERVISTA AL REGISTA, TUTTE LE INFORMAZIONI SUL FILM E SUL NUOVO PROGRAMMA DEL CINEFORUM ORIONE,

    CLICCATE SUL NOSTRO NUOVO SITO INTERNET,

    www.cineforumorione.it

    PROPRIETA' PRIVATA
     
    con Isabelle Huppert
    regia di Joachim LaFosse
     
    Lunedì 15 e 22 ottobre 2007
     
    Sala Visconti
     
    16.30 - 18.30 - 20.30 - 22.30
     
     
     
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    AGGIORNATO IL NUOVO SITO INTERNET DEL CINEFORUM ORIONE
     
    E' online il nuovo sito internet del Cineforum Orione di Messina. Visitandolo potrete leggere le schede di tutti i film in programma ed essere tempestivamente aggiornati su tutte le attività dell'associazione. Aggiornate recentemente anche le sezioni Mediateca (possibile il download del catalogo), CO2 e Archivio, con i programmi, le foto e la rassegna stampa degli ultimi anni di cineforum.
     
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    PRESENTAZIONE DEL FILM ALLO SPETTACOLO DELLE 20.30
     
    Speriamo sia stato gradito l'invito rivolto al Prof. Rossi dell'Università di Messina (che ringraziamo ancora una volta) a presentare il film "Ecce Bombo" allo spettacolo delle 20.30. Creare momenti di formazione cinematografica abbinati al programma è da sempre stato uno degli scopi del nostro Cineforum, che fino a qualche anno fa concedeva la possibilità ai soci di confrontarsi nel - tanto odiato proprio da Moretti - dibattito. A tal proposito, vi chiediamo di farci pervenire tramite email, per telefono o a voce durante le proiezioni la vostra opinione riguardo all'inserimento stabile del momento della presentazione del film allo spettacolo delle 20.30.
     
     
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    COLLABORA CON IL CINEFORUM!
     
    Se hai la passione del cinema e vuoi essere attivo nella tua città nel settore della promozione culturale, collabora con noi! Invia un'e-mail all'indirizzo cineforumorione@email.it.
     

    Cineforum Orione - Messina

    Via Centonze 66 - Tel/Fax 0906783216

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    E-mail: cineforumorione@email.it

    Aderente al CINIT - Cineforum Italiano (www.cinit.it)

    Con il concorso della Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione, dell'Amministrazione Comunale di Messina, della Provincia Regionale di Messina e dell'E.R.S.U. di Messina

    PALAZZO ZANCA: UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DA 434 MILIONI DI EURO

     

    PALAZZO ZANCA: UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DA 434 MILIONI DI EURO

    Continua la nostra inchiesta sui numeri del Palazzo, ancora una volta da capogiro.

     

    Messina. 434 milioni, 821 mila e 140 euro. Ecco quanto vale l’intero patrimonio immobiliare del Comune di Messina. Una cifra aggiornata al 31 dicembre 2006, e che rispetto all’anno precedente registra una variazione positiva di 2 milioni 900 mila 597 euro.

    Andando più nello specifico, tale resoconto annuale si divide principalmente in 3 voci: beni immobili demaniali; beni del patrimonio indisponibile; beni del patrimonio disponibile.

    Si definiscono beni demaniali quelli che appartengono all’Amministrazione e sono destinati all’uso generale e diretto. Su questi la pubblica amministrazione esercita una potestà, che si estrinseca attraverso l’emanazione di provvedimento amministrativi specifici. Nel nostro caso hanno un valore totale di 71 milioni 801 mila 524 euro, suddivisi in: Viabilità ed illuminazione pubblica (22.435.590); Acquedotto e servizi idrici (€ 15.630542); Cimiteri (€ 633.251); Fognature (€ 31.866.127); Inceneritori e depuratori (€ 68.658); Mercati pubblici (€ 1.031.993); Parchi e giardini (€ 135.363).

    Si definiscono, invece, beni patrimoniali indisponibili quelli che, non facenti parte del demanio, pure offrono un’utilità pubblica indiretta. Appartengono a questa categoria anche i beni acquisiti dall’Amministrazione comunale in forma coattiva ed, in particolare, attraverso espropriazione per pubblico interesse. Posso essere, infine, sia beni immobili che beni mobili. Nel nostro caso hanno un valore complessivo di 339 milioni 496 mila 782 euro, rappresentando la parte più corposa dell’intero patrimonio comunale, e comprendendo: Uffici pubblici (€ 18.380.629; Plessi scolastici (€ 169.242.128, la voce senza ombra di dubbio più cospicua); Impianti sportivi (€ 26.214.580); Macelli (€ 2.225.878); Parcheggi ed autoparchi (€ 8.557.347); Magazzini e depositi (€ 2.550.380); Alloggi di servizio (€ 376.134); Alloggi edilizia residenziale pubblica (€ 18.159.134); Terreni catastali indisponibili (€ 9.232.556); Opere in corso di costruzione (€ 49.472.529); Terreni in concessione a terzi (€ 16.783.127); Altri beni indisponibili (€ 18.302.360).

    Si definiscono, infine, beni patrimoniali disponibili quei beni mobili ed immobili che non hanno una destinazione o comunque un’utilità pubblica e sono assoggettati in linea di massima alla disciplina privatistica. Nel nostro caso hanno un valore totale di 23 milioni 522 mila 834 euro, e sono suddivisi in: Garage (€ 1.522.855); Botteghe e centri commerciali (€ 8.136.305); Alloggi edilizia sovvenzionata (€ 12.975.090); Terreni catastali disponibili (€ 888.584).

    E a tale cifra andrebbero aggiunti anche i proventi degli immobili che il Comune concede in affitto. Un tesoretto, virtuale fino a un certo punto se consideriamo che la Giunta Genovese aveva approvato un piano di dismissioni da 42 milioni di euro, che viene però dissipato nei mille rivoli di spesa di Palazzo Zanca.

      

    E NON SONO NEMMENO CIFRE DI MERCATO

    Messina. Numeri importanti quelli scritti nel cosiddetto modello 8, cioè il “Riassunto del Patrimonio Immobiliare con le variazioni intervenute tra le annualità 2005 – 2006”, ricavate dall’Inventario Informatico dei Beni Patrimoniali del Comune di Messina la cui tenuta ed aggiornamento risulta di competenza del Dipartimento Patrimonio e Demanio di Palazzo Zanca.

    Apprendiamo, però, che tale Inventario Informatico, realizzato da un consulente esterno nel 1997 ma implementato e aggiornato soltanto dal 2002, non permette automaticamente di risalire a tutti gli atti di acquisto e vendita del passato, con la conseguenza di escludere dal riassunto annuale alcuni beni censibili soltanto dopo accurate ricerche in archivi pubblici e privati (ricerche complesse che però necessariamente andrebbero fatte).

    Infine, le valutazioni dei beni patrimoniali vengono fatte in base al prezzo di acquisto (quando si tratta di nuove acquisizioni, per esempio per esproprio) oppure secondo le vigenti norme fiscali. In pratica, quelle inserite nel riassunto patrimoniale di Palazzo Zanca non sono cifre di mercato. Dai due dati si evince come il valore complessivo del patrimonio immobiliare del Comune sia addirittura sottostimato.

     

    Francesco Torre

    IL FENOMENO DELLE INCOMPIUTE NELL'ULTIMA CITTA' D'ITALIA

    IL FENOMENO DELLE INCOMPIUTE NELL’ULTIMA CITTA’ D’ITALIA

    Tante le opere pubbliche che il commissario straordinario entrante dovrà portare a termine

     

    Messina. Progettare senza realizzare, aprire cantieri eterni che col tempo si mimetizzano col paesaggio, inaugurare opere pubbliche in itinere che non verranno mai terminate, lasciare morire strutture di rilevanza strategica su cui negli anni sono state spese – anzi sprecate – risorse economiche incalcolabili. Sarà anche una tara italiana, dovuta spesso al bisogno di visibilità dei nostri politici, ma a Messina il fenomeno delle cosiddette “incompiute” ha raggiunto dei livelli inimmaginabili: 10, 20, 30 anni e anche più non sono infatti spesso sufficienti per la realizzazione delle opere pubbliche di grande importanza, i cui progetti finiscono sempre con l’essere soggetti a nuovi e difficoltosi adeguamenti a causa delle variazioni delle normative sull’edilizia.

    E’ per questo che a Messina il fenomeno dell’antipolitica non nasce in questi mesi, non è figlio delle inchieste del Corriere della Sera o dei “Vaffanculo” di Beppe Grillo, ma ha radici più lontane, che risalgono ad una sfiducia atavica nei confronti di una classe politica locale che è senza ombra di dubbio la peggiore a livello nazionale, quanto è vero che Messina – come dimostrano tutte le classifiche – è l’ultima città d’Italia. Un problema, questo delle “incompiute”, che ogni nuova amministrazione eredita dalla precedente, e che adesso il commissario straordinario entrante dovrà affrontare di petto, nonostante il breve periodo della sua permanenza, perché in città tutti sanno che soltanto dei politici esterni al locale guazzabuglio possono garantire un segno di discontinuità col passato, e permettere che la città possa finalmente fruire di quelle opere promesse da tempo.

    CAPOLINEA SUD DEL TRAM. E’ l’incompiuta più recente, ma si contraddistingue per il rapporto “quantità dei lavori – tempo impiegato”: 18 mesi per 200 metri di binari. Con questi numeri si configura come l’emblema dell’incapacità operativa della politica locale e mostra allo stesso tempo Messina nella sua vera luce: un inferno per chi ci vive, un paradiso per i costruttori. Appalto nel 2003, ultima proroga con scadenza ottobre 2007, e si spera che venga ultimato entro l’anno.

    NUOVO MUSEO. Per quest’opera le competenze – e le colpe – sono da dividere tra Comune e Regione. A Messina la cultura non è mai stata una priorità, lo sappiamo, ma 27 anni per realizzare un museo sono davvero troppi. Lavori iniziati nel 1980, 30 miliardi delle vecchie lire già spesi e struttura esterna praticamente completata. Si aspetta, però, un altro milione di euro per la manutenzione interna, e i già citati adeguamenti. Inaugurazione prevista per il 2008, ma non c’è da fidarsi.

    ISTITUTO MARINO. Storico tempio della solidarietà a Messina, donato al Comune dalla famiglia Bosurgi con il vincolo di utilizzo a scopi socio-assistenziali. I progetti di ristrutturazione risalgono a oltre 15 anni fa, gli appalti al 2004 e al 2006. Naturalmente non portati a termine. E l’unica struttura fruibile del complesso è stata concessa in uso alla Polizia Municipale. Per terminarla mancano soldi (ultima stima 250.000 euro), che nessuno vuole trovare. Destino facilmente intuibile.

    SVINCOLI AUTOSTRADALI DI GIOSTRA E ANNUNZIATA. Un’altra telenovela messinese, arricchita da episodi tragicomici nelle ultime settimane. La prima pietra venne posta nel 1997 ma ancora sul versante Giostra sono da costruire 14 viadotti, mentre su quello dell’Annunziata la ditta vincitrice dell’appalto ha abbandonato il cantiere quando era arrivata a coprire il 96% dei lavori. Qui i soldi ci sono, ma gli appalti sono sempre andati a finire male. Per terminare l’opera sulla carta ci vorrebbero 2 anni, ma ne sono passati 10 e di questo passo altri 10 probabilmente ne passeranno.

    PALACULTURA. L’abbiamo lasciata per ultima perché è la regina delle incompiute, quantomeno per il suo primato d’anzianità: 35 anni per costruire un’opera pubblica è in effetti un record di tutto rispetto. Effettivamente con Sbordone e Genovese si è notata una maggiore celerità, ma la scadenza di settembre 2007 non è stata rispettata, e la sensazione è che ancora manchi più di un anno per l’inaugurazione.

    E ci fermiamo qui - ma la nostra breve rassegna delle incompiute potrebbe includere molteplici altri incredibili orrori “alla messinese” – perché siamo sicuri che per il nuovo commissario straordinario c’è già sufficiente materiale per maledire il proprio destino infausto e ringraziare qualcuno lassù in cielo per il fatto che le prossime elezioni infondo siano molto vicine.

     

    IL PARADISO DEI COSTRUTTORI: APPALTI E PROROGHE CONTRADDISTINGONO DA SEMPRE LA STORIA DELLE GRANDI OPERE PUBBLICHE A MESSINA

     

    MESSINA. Un inferno per chi ci vive, un paradiso per i costruttori, i progettisti esterni e tutti coloro che vengono da fuori a lavorarci, mai tenuti a dar conto a nessuno perché, in fondo, una proroga (e anche due, anche tre) non viene mai negata a nessuno. Questa è Messina, o quanto meno questa è Messina quando si tratta di gestire la “cosa” pubblica. E naturalmente negli anni le aziende di costruzioni si sono via via avvantaggiate di questa tendenza al “laissez faire, laissez passer” dei nostri politici, peraltro così solerti quando si tratta di rimpinguare il proprio portafogli (vedi caso “Green Park – Oro Grigio”), speculandoci non poco e senza mai preoccuparsi di completare i lavori entro i termini stabiliti. Esempi? Capolinea sud del tram: due proroghe concesse dall’amministrazione alla Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie s.r.l., e i termini non verranno rispettati. Stesso destino per il Palacultura, ma con tempi addirittura dilatati: qui si parla infatti di un anno di proroga per la Cosedil di Santa Venerina. E il Comune non può avvalersi di quanto previsto nei contratti e pretendere delle penali? Teoricamente sì, ma praticamente no, perché i ritardi vengono spesso acuiti dalle lungaggini burocratiche procurate proprio dagli uffici di Palazzo Zanca.

    Altro capitolo quello degli appalti, probabilmente il più importante perché è già da come viene impostato il lavoro che si possono prevedere i risultati. E devono essere molto discutibili le procedure di appalto a Messina se è vero che per il Palacultura in 30 anni ne sono state fatte 3, e per gli svincoli autostradali in 10 anni due (e forse una terza gara è in arrivo). Soprattutto la procedura avviata dal Comune con l’Ati AIA-Demoters-Cordioli ha dell’incredibile: 4 anni dalla conclusione della gara, cantiere aperto e variante in corso d’opera progettata, prima di scoprire che le ditte non avevano ancora firmato l’atto di sottomissione, e oggi si rifiutano di farlo (come dire: si torna indietro, abbiamo scherzato!). E dietro l’inadempienza di una ditta si nascondono altre torbide vicende: l’appalto concesso alla Gepco Salc di Genova, poi fallita, che ha abbandonato il cantiere; il bando di gara falsato dall’improvvisa sparizione del plico di una delle ditte partecipanti; i ribassi “anomali” della Ricciardello, che adesso potrebbe prendere in mano i lavori.

    Storie di ordinaria follia. Storie di ordinaria amministrazione per l’amministrazione comunale di Messina, pronta a subire ogni onta senza muovere un dito. Ma siamo un popolo di fatalisti. Prima o poi le grandi opere si faranno. E forse i nostri nipoti riusciranno a vederle.

     

    Francesco Torre

    CAPOLINEA SUD DEL TRAM: A MESSINA NON BASTANO 1 MESI PER REALIZZARE 200 METRI DI BINARI

     

    CAPOLINEA SUD DEL TRAM: A MESSINA NON BASTANO 18 MESI PER REALIZZARE 200 METRI DI BINARI

    L’appalto nel 2003, poi due proroghe, ma il cantiere è ancora aperto

     

     

    Messina. «I lavori del nuovo capolinea sud della tranvia urbana, che sorgerà nella zona tra via Bonino e via Fermi, sono stati appaltati stamani a palazzo Zanca all'impresa Francesco Ventura costruzioni Ferroviarie s.r.l. (Paola – Cosenza)». Così riportava, in data 9 gennaio 2006 (periodo del commissariamento Sbordone), un comunicato stampa proveniente da Palazzo Zanca, che andando nello specifico enunciava: « L'impresa aggiudicataria dell'appalto ha presentato un ribasso del 3,80 per cento, sull'importo complessivo di 1 milione 229 mila 634,11 euro, ed avrà 365 giorni per completare i lavori». 365 giorni, questi i tempi di consegna che il contratto stipulato tra il Comune e la ditta cosentino prevedevano. Da quella data, però, oggi sono passati un anno e nove mesi, e ancora l’importante opera pubblica non riesce a vedere la luce. Cose che succedono normalmente a Messina, regno dei ritardi e delle incompiute, territorio di conquista delle ditte costruttrici che qui fanno il bello e cattivo tempo a spese della comunità.

    Ad onor del vero, però, tra la firma del contratto e l’apertura del cantiere sono passati sei mesi. E’ infatti a Giugno 2006 che l’impresa edile Ventura pone concretamente le basi per l’allungamento dei binari di circa 200 metri rispetto all’attuale capolinea provvisorio di Via Bonino e la realizzazione di un terminal integrato per il tram e gli autobus che dovrebbe servire la zona sud della città. Una struttura attesa da tempo per eliminare l’inconveniente dello scambio manuale in Via Bonino, tutt’oggi necessario per consentire l’arrivo del tram nel capolinea di fortuna utilizzato fino ad oggi.

    Ma nel Giugno 2006, oltre ai lavori per il capolinea sud del tram, inizia pure il calvario di quanti (e sono moltissimi) quotidianamente sono costretti a transitare nelle vicinanze del cantiere, per il quale sono state col tempo chiuse strade, sia ad autoveicoli che a pedoni, ristrette carreggiate, imposte limitazioni e percorsi obbligati. E tutto senza che l’opera pubblica venisse ultimata entro il termine – che, ricordiamo, è perentorio – dei 365 giugno.

    Nel giugno 2007, infatti, ecco arrivare puntualmente dalla ditta Ventura la richiesta della proroga dei lavori, ed ecco arrivare altrettanto puntualmente il nulla osta del Comune, il cui atteggiamento remissivo e rinunciatario è ormai assolutamente intollerabile. La nuova scadenza per la consegna dei lavori viene fissata nell’agosto 2007 ma, come facilmente è possibile intuire dando oggi un’occhiata al cantiere, siamo ancora in alto mare. Non contenta, la ditta Ventura chiede pertanto altri 4 mesi di proroga. Il Comune, stavolta risoluto (naturalmente siamo ironici) ne concede soltanto due. E arriviamo a Ottobre. E sono appena stati posti i binari.

    Morale della favola: a Messina non bastano 18 mesi per realizzare 200 metri (200 metri!) di binari.

     

    «I lavori non saranno sicuramente ultimati entro il termine della seconda proroga, cioè la fine di ottobre», afferma l’ing. Domenico Signorelli, responsabile del procedimento, che però assicura: «Il capolinea sud del tram vedrà comunque la luce entro l’anno». Ma le responsabilità dei ritardi non sono tutte addebitabili alla ditta cosentina Ventura. Come sottolinea, infatti, Signorelli, a parte le impreventivabili varianti tecniche, le motivazioni della richiesta delle due proroghe risiedevano anche in un ritardo nella fornitura dei materiali necessari alla modifica della condotta idrica da parte dell’Amam, e delle rotaie da parte del Comune. Ciò giustificherebbe, sempre secondo Signorelli, la concessione della proroga, ma sul successivo ritardo la responsabilità è esclusivamente della ditta Ventura, per la quale potrebbe così arrivare l’applicazione della penale prevista dal contratto d’appalto.

     

    Francesco Torre

    October 07

    TUTTI A CASA: ELEZIONI ANNULLATE

     

    TUTTI A CASA: ELEZIONI ANNULLATE

    Pubblicata la sentenza del CgA che invalida le amministrative del 2005 e fa ripiombare Messina nel caos

     

    Messina. Tutti l’aspettavano, e dopo 3 mesi di agonia istituzionale è arrivata. E ha mandato sindaco, giunta e consiglio - tutti con gli occhi gonfi, vittime stavolta di un meccanismo giudiziario discutibile che molto racconta sull’assurdità di tutto il sistema politico nazionale – a casa. La sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha, infatti, espresso parere favorevole nei confronti del ricorso presentato dal Nuovo Psi, nelle persone di Antonio Di Trapani e Salvatore De Gennaro, napoletani senza alcun interesse nei confronti della città dello stretto, come pure Gianni De Michelis, torbido segretario della nuova compagine socialista sulle cui spalle pesa la responsabilità di aver gettato Messina nel caos, in balia di un commissario, per la seconda volta in 4 anni.

    Roba da record, roba da non crederci. Messina è di nuovo senza sindaco e il suo destino d’un tratto ridiventa nebuloso, incerto, precario come si direbbe adesso. «Nessuno festeggi – ha commentato a caldo l’ex sindaco – perché questa non è una sentenza contro l’amministrazione ma contro gli interessi di tutta la città». E, sebbene nessuno possa realmente credere che il Cga avesse intenzioni punitive verso Messina, in effetti le parole di Genovese nascondono una profonda verità. Nessun progetto di risanamento – avviato – potrà più essere applicato. Niente poteri speciali. Niente fondi Fintecna (le risorse ex-ponte). Nessun nuovo piano regolatore. Nessun progetto specifico per Messina, inclusa la tanto attesa commemorazione per il centenario del terremoto del 1908. E tutto per un garofano…

    E adesso? Adesso Messina rivivrà – come in un flashback – il periodo trascorso dopo la cacciata da Palazzo Zanca di Buzzanca, cioè il commissariamento e l’attesa verso le nuove elezioni. Che però non tarderanno a venire. Già nella prossima primavera, infatti, in concomitanza con la scadenza per le provinciali, i messinesi saranno richiamati al voto. Genovese in questi anni è stato capace di creare una base elettorale enorme, raccogliendo consensi nonostante due anni di amministrazione spesso eccessivamente allegri, con una gestione della cosa pubblica discutibile soprattutto per quanto riguarda la concessione delle poltrone (troppe, in tutte le fasce di potere), ma una sua ricandidatura al momento risulta improbabile. Proiettato verso la segreteria regionale del Partito Democratico, difficilmente infatti vorrà nuovamente “sporcarsi le mani” nella gestione di una città complicata come Messina, ma la sua leadership nel centro-sinistra è assolutamente fuori discussione. Diverso il discorso nella coalizione opposta, dove senza dubbio esploderanno tutti gli attriti covati in questi anni tra An e Udc, in perenne ricerca di poltrone importanti. Insomma, chi vivrà vedrà. Ammesso che Messina – l’ultima città d’Italia - non imploda durante l’ennesimo commissariamento.

     

    LE TAPPE DEL RICORSO CHE HA MANDATO A CASA GENOVESE

     

    Amministrative 2005. All’origine di tutta la vicenda ci fu la candidatura di Antonio Di Trapani, napoletano, come capolista del neonato Nuovo Psi, creatura di Gianni De Michelis sorta dopo la scissione con il partito del Garofano facente capo a Bobo Craxi. Proprio l’utilizzo del simbolo floreale causa una diatriba tra i due schieramenti di matrice socialista, che presto si configura come una disputa giudiziaria, al termine della quale il Tar di Catania ordina alla Commissione elettorale di Messina di eliminare dalle schede la lista del Nuovo Psi, formata esclusivamente da politici campani. Dopo le elezioni, e la conseguente, netta vittoria di Genovese, una sentenza della terza sezione del Tribunale civile di Roma tornava sulla questione revocando l’ordinanza a favore di Bobo Craxi ed autorizzando De Michelis ad utilizzare il simbolo del garofano ed a presentarsi con una propria lista alle amministrative. Da qui il ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa presentato in data 27 gennaio 2007 da Antonio Di Trapani e Salvatore De Gennaro del Nuovo Psi, la cui sentenza – arrivata dopo 3 estenuanti mesi d’attesa – ha annullato il risultato delle amministrative mandando di fatto sindaco, giunta e consiglio a casa.

     

    Francesco Torre

    PALACULTURA, LA REGINA DELLE INCOMPIUTE

     

    PALACULTURA, LA REGINA DELLE INCOMPIUTE

    L’ennesimo appalto prorogato dal Comune. Messina paradiso delle imprese di costruzioni.

     

    Messina. Palagiustizia, Istituto Marino, nuovo museo, discarica di Pace, impianti sportivi: la nostra inchiesta sulle cosiddette “incompiute” della città di Messina, ovvero quelle opere pubbliche di grande necessità che aspettano da anni di essere ultimate (e in qualche caso addirittura appaltate, a fronte di progetti realizzati decenni fa) non poteva non toccare quella che si potrebbe considerare la regina delle incompiute, e cioè il famigerato PalaCultura.

    Il primo progetto del grande complesso all’incrocio tra Via XXIV Maggio e Viale Boccetta, infatti, risale addirittura agli anni ’70, e da allora molteplici sono stati i bandi di gara e i successivi appalti firmati dal Comune di Messina, del tutto inutilmente.

    L’ultimo di questa serie di appalti risale al 2003, quando l’impresa di Santa Venerina Cosedil, capofila dell’Ati Consorzio Infrastrutture, si è aggiudicata una gara da ben 16 milioni di euro, impegnandosi ad ultimare i lavori entro il mese di settembre 2007.

    Nel momento in cui scriviamo, dunque, il sindaco Genovese avrebbe già dovuto inaugurare l’opera, nuovo polo culturale multifunzionale con biblioteche, sale congressi, auditorium e salette di proiezione, e invece il cantiere è ancora - tristemente e inesorabilmente - aperto, e della megastruttura su più livelli posta di fronte alla Chiesa di San Francesco non si riescono a tratteggiare nemmeno i contorni.

    Una proroga di un anno, la richiesta – a dire il vero ottimistica, dato lo stato attuale dei lavori - del direttore del cantiere, l’ing. Fabio D’amore, e ciò anche in conseguenza della recente richiesta dell’amministrazione comunale di sospendere per qualche mese i lavori sui piani superiori. Una proroga che verrà con tutta probabilità concessa, come afferma il responsabile del procedimento, l’ing. Carmelo Ricciardi, che però pone un limite, e fa bene. A Messina, infatti, è diventata una prassi consolidata quella di cedere alle richieste, spesso assurde, delle ditte private, senza pretendere il rispetto degli impegni contrattuali. E’ ora di dire basta, di minacciare - se occorre - di chiedere risarcimenti per via legale, di adottare un criterio giusto ma severo per far sì che determinate opere di alto valore strategico, e di immenso profilo sociale, possano finalmente essere consegnate alla città.

    Altro capitolo interessante sarebbe poi quello del futuro utilizzo del Palacultura, che fa gola a moltissimi enti. «Una volta completata la struttura, si dovrà necessariamente evitare di perdere altro tempo nel decidere come gestirla e con quali soggetti», afferma il segretario comunale dei Ds Piero David, che aggiunge: «Si dovrebbe aprire sin da ora un dibattito sulle modalità di gestione, così da arrivare pronti all’inaugurazione». Giusto, ma prima accontentiamoci di vedere finalmente qualche opera pubblica terminata.

     

    PRIMO PROGETTO NEL 1975, DOPO 3 ANNI I LAVORI SONO IN ALTO MARE

    Una storia interminabile, quella del PalaCultura. Il progetto iniziale fu avviato con un concorso nazionale nel 1975 e affidato ai vincitori professori De Fiore e Basile e all'ing. D'Amore. Gli stessi professionisti nel 1978 ebbero l'incarico della progettazione definitiva e, nel 1999, effettuarono l'adeguamento normativo, l'allineamento tecnologico, l'aggiornamento e le opere di completamento previsti dall'appalto. Il primo intervento fu appaltato nel 1981 all'impresa Barbaro Garaffo Costruzioni. Nel 1982, dopo una campagna di scavi archeologici, si ebbero le prime sospensioni dei lavori, ripresi poi nel 1983. Nel 1985 si registrò la rescissione del rapporto contrattuale e l'Amministrazione comunale avviò un appalto separato per il consolidamento del terrapieno della scalinata di confine, i cui lavori furono eseguiti e completati nel 1993. Durante la stasi della realizzazione dell'opera, il Comune avviò le procedure per una prima serie di modifiche progettuali. Nel 1989 si arrivò finalmente al progetto definitivo, con un aggiornamento nel 1991. Il progetto fu approvato nel 1994, con l'avvio delle procedure d'appalto. Espletato nel maggio 1995 ed aggiudicato al raggruppamento temporaneo d'imprese D'Andrea Costruzioni, l'appalto fu revocato nell'ottobre del 1998. Dopo l'aggiornamento tecnico con la variante del 1999, si giunse alle fasi amministrative dell'appalto definitivo, i cui lavori sono stati consegnati nel 2004.

     

    Francesco Torre

    October 04

    LUNEDì 8 OTTOBRE ALLA SALA VISCONTI: ECCE BOMBO

    CINEFORUM "DON ORIONE" - MESSINA
     
    04/10/2007
     
    Lunedì 8 Ottobre 2007
     
    SALA VISCONTI
     
    16.30 - 18.30 - 20.30  - 22.30
     
    INGRESSO GRATUITO
     
    Ecce Bombo
     
    Regia di Nanni Moretti
     
    Attenzione: lo spettacolo delle 20.30 verrà introdotto del prof. Fabio Rossi, docente di Storia del Cinema all'Università di Messina
     
     
     
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    Tutte le novità del Cineforum Orione:
     
    - Lunedì 8 Ottobre inaugurazione della stagione 2007/2008 con Ecce Bombo di Nanni Moretti alla Sala Visconti;
     
    - Il nuovo sito internet del Cineforum Orione
     
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    ECCE BOMBO - LA TRAMA
     

    Un gruppo di amici "sessantottini" passa il tempo riunendosi al bar o discutendo ai microfoni di una radio. Tra questi, Michele Apicella, studente universitario con contrastanti rapporti con la propria famiglia, con gli amici stessi e con le ragazze, con le quali é impacciato e timido. Tra ideali non realizzati e la noia di una Roma d'estate, che fa da sfondo al film, passa la denuncia della mancanza d'ideali e di stimoli, causa del disorientamento giovanile.

    ECCE BOMBO - IL REGISTA

    Nome: Giovanni Moretti
    Data e luogo di nascita: 19 agosto 1953, Brunico, Bolzano, Italia


    Figlio di un docente universitario di epigrafia greca e di un'insegnante liceale, entrambi romani, Nanni Moretti nasce quando i genitori erano in vacanza a Brunico. Infatti, vive e cresce a Roma. Lì, fin da bambino, si appassiona al cinema e alla pallanuoto, frequenta il liceo classico e poi il DAMS di Bologna, e comincia a formarsi politicamente dentro i movimenti extraparlamentari di sinistra. Una volta terminata la sua istruzione, vende la sua collezione di francobolli per comprare una Super8, con la quale, nel 1973, comincia a girare i primi cortometraggi.
    Nel 1976, firma il suo primo film Io sono un autarchico, che esce al Filmstudio di Roma e genera un caso. Ma è con Ecce bombo (1978), il film cult presentato al Festival di Cannes, che Moretti entra definitivamente a contatto con pubblico e critica nelle vesti di regista. Moretti vince il Nastro d'Argento per il miglior soggetto originale. Ma è inaspettato, nel 1981, il Gran Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia per Sogni d'Oro. Nel 1984 gira Bianca, poi l'anno successivo vince il C.I.C.A.E. Award al Festival di Berlino con La messa è finita (1985), dove presenta la storia di un sacerdote alla prese con il dolore e i problemi dei suoi parrocchiani. Riconosciuto, ormai, come regista di spessore, nel 1986 diventa membro della Giuria del Festival di Venezia, ma desideroso di mantenersi fuori dai giochi di potere, nello stesso anno fonda, con Angelo Barbagallo, la società di produzione Sacher Film che, oltre a produrre i suoi lavori, spingerà autori emergenti come Carlo Mazzacurati e Daniele Luchetti.
    Alla fine degli Anni Ottanta, gira Palombella Rossa, vero e proprio omaggio alla pallanuoto, che vinse il secondo Nastro d'Argento per il miglior soggetto originale e fu un grande successo in Francia. Nel 1991, diventa protagonista de Il portaborse, pellicola di Daniele Luchetti, che gli permetterà di vincere il David come miglior attore protagonista e un terzo Nastro d'Argento come miglior produttore. Nel 1993, esce il suo capolavoro: Caro diario, con il quale vincerà la Palma d'Oro e il Nastro d'Argento come miglior regista. Un altro Nastro d'Argento lo aspetta come miglior produttore per La seconda volta (1995) di Mimmo Calopresti, ma forse la sua gioia più grande è quando Silvia Nono, sua moglie, mette alla luce suo figlio, Pietro, che noi conosciamo in anteprima in Aprile (1996).
    Membro della giuria del Festival di Cannes, affronta il tema della paternità interrotta e dell'elaborazione di un lutto familiare ne La stanza del figlio (2001). La pellicola vince il Premio FIPRESCI e soprattutto la Palma d'Oro a Cannes per il miglior film, senza dimenticare il Nastro d'Argento per la categoria miglior regista. Nel 2006 dirige Il caimano (2006), sottile atto di denuncia verso Silvio Berlusconi che fa incetta di David di Donatello.

    ECCE BOMBO - LA RECENSIONE

    Grazie Bombo. Ogni epoca ha i vitelloni che si merita.
    Sì, è giusto restaurare Ecce Bombo come è giusto ripulire i colori della Cappella Sistina (mutatis mutandis, si capisce). Ecce Bombo è un film da tenersi cari. Se un giorno dovessimo scegliere i film italiani da caricare su un'astronave, per mandare testimonianza di noi medesimi agli alieni, un posto per Ecce Bombo dovrebbe esserci. Perché in quello scorcio di anni 70 noi «gggiovani» italiani, eravamo così. II cinema italiano è una straordinaria fucina di autoritratti: a cicli più o meno ventennali, arriva sempre un autore che «cattura» la propria generazione e la consegna all'immortalità. Negli anni 50 toccò a Fellini, con i vitelloni. Ecce Bombo è la storia dei vitelloni post-'77, politicizzati ma già disillusi, stufi dei lacciuoli familiari ma irrimediabilmente mammoni, impegnati ma scoglionati, vogliosi di fare ma fannulloni. Si potrebbero dire cose simili anche sul precedente film di Nanni Moretti, Io sono un autarchico. Con una differenza. Che l'esordio, festeggiato quest'anno per il trentennale, poteva essere girato solo allora, è un figlio inconfondibile degli anni 70. Ecce Bombo è un ritratto del suo tempo, ma riesce ad essere universale. E il merito, se ci pensate, è tutto di quella sfilza di «ma» che vi abbiamo rifilato poche righe fa. I «vitelloni» di Moretti hanno tutti i tic della loro epoca: sono a sinistra del Pci, frequentano le radio libere, coltivano la creatività un po' stralunata tipica del movimento settantasettino, sono cineflli, litigano con i genitori (magari su questioni linguistiche: «Siamo a Roma, si dice fica, non figa») e discutono il sistema, anche se ci vuole il mitico «amico etiope» per spiegar loro com'è fatta l'Italia. Però sono colpiti da un'accidia, da uno svogliato mal di vivere, che li rende fratelli di tutti i giovani di tutte le epoche. Sono, soprattutto, disperatamente soli: ed è per questo che il finale di Ecce Bombo (in cui Michele/Nanni è l'unico che riesce ad andare a trovare l'amica depressa) rimane la scena più forte e straziante del film. E dopo, quale ciclo è arrivato? Sicuramente Salvatores e i suoi film su «coloro che stanno scappando». E oggi Notte prima degli esami. Ogni epoca ha i vitelloni che si merita.

    Alberto Crespi

    Da L'Unità, 6 dicembre 2006

     

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    ECCE BOMBO
     
    di e con Nanni Moretti
     
    Lunedì 8 Ottobre 2007
     
    Sala Visconti
     
    16.30 - 18.30 - 20.30 - 22.30
     
    Attenzione: lo spettacolo delle 20.30 verrà introdotto del prof. Fabio Rossi, docente di Storia del Cinema all'Università di Messina
     
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    OSSERVATORIO SUI PREZZI, UN'ALTRA PROMESSA ESTIVA

     

    OSSERVATORIO SUI PREZZI, UN’ALTRA PROMESSA ESTIVA

    Ad Agosto l’ass. Santagati annunciava la creazione, ancora lontana. E Messina risulta fanalino di coda nazionale.

     

    Messina. «Alla prima sessione del Consiglio comunale al ritorno dalle vacanze estive sarà approvata la creazione dell’Osservatorio sui prezzi». In questo modo l’assessore all’Annona e ai Mercati Gaetano Santagati aveva replicato il 2 agosto ai rappresentanti delle associazioni dei consumatori, che già allora denunciavano – a ragione - pesanti rincari per i beni di prima necessità. Promesse. Come al solito non mantenute. Con la conseguenza che dai risultati di una recente inchiesta condotta da Altroconsumo si evince come Messina sia, dati alla mano, la città più cara d’Italia.

    La Costituzione dell’Osservatorio sui prezzi non è certo un argomento nuovo per questa amministrazione comunale. Già il 12 settembre 2006 l’assessore Santagati aveva promosso un tavolo tecnico alla presenza di rappresentanti della Provincia, dell’ISTAT, delle Associazioni dei commercianti, della Confesercenti, dell’Associazione consumatori e artigiani e dei sindacati. E la stessa Giunta comunale il 10 maggio scorso aveva approvato l’atto costitutivo della cosiddetta “Consulta per l’osservatorio dei prezzi al consumo”, ma questa fino ad oggi in sede di Consiglio comunale non è ancora arrivata.

    Strumento imprescindibile per la lotta agli aumenti indiscriminati, i cosiddetti “cartelli”, l’Osservatorio sui prezzi dovrebbe avere in realtà anche maggiori competenze, tra le quali quella di misurare il fenomeno dell’inflazione e promuovere azioni di coordinamento tra i commercianti che scelgano di evitare fastidiosi e inutili rincari. Rincari che, però, risultano per certi versi inevitabili, almeno finché non si scelga di dare maggiore spazio alla grande distribuzione, combattendo una situazione di tensione concorrenziale praticamente inesistente e consigliando allo stesso tempo nuove abitudini di spesa alle famiglie, ma questo è un discorso che riguarda tutto il Meridione d’Italia e con il quale non si può certo spiegare come fare la spesa a Messina costi, per esempio, mediamente l’11% in più di quanto costi a Palermo. E per il secondo anno consecutivo.

    Inoltre, in materia di evoluzione dei prezzi, un'informazione statistica sempre più articolata e tempestiva rappresenta un arricchimento del sistema informativo regionale, un importante contributo di conoscenza per gli operatori economici e un valido strumento per la tutela dei consumatori.

    Ma vedere Messina ancora una volta fanalino di coda nazionale evidentemente non preoccupa particolarmente i nostri amministratori. A cui basta promettere. Senza mantenere.

      

    LA SPESA PIU’ CARA D’ITALIA: UNA QUESTIONE DI CARTELLO.

    Fare la spesa a Messina costa il 30% in più rispetto a Pisa, il 15% in più rispetto a Perugina, il 6% in più anche rispetto a Reggio Calabria. Perché? L’inchiesta condotta da Altroconsumo permette di comprendere i motivi per cui al Sud i consumatori siano penalizzati, e a Messina lo siano ancora di più rispetto a qualsiasi altra realtà italiana. Innanzitutto la presenza di pericolose concentrazioni di mercato che finiscono per generare posizioni dominanti. In secondo luogo, la presenza di un mercato chiuso, in cui non è consentito l’ingresso di nuove insegne capaci di farsi concorrenza e innescare una spirale virtuosa sui prezzi. Ne è prova il fatto che le 8 insegne nazionali che propongono prezzi più bassi a Messina non siano presenti. Una questione di “concorrenza sleale”, insomma, o di “cartelli”, che dovrebbe essere monitorata più ampiamente dall’antitrust, ma che vede la quiescenza degli amministratori locali, che non attuano politiche di controllo e a favore del libero mercato. Lasciando i consumatori alla mercé dei rincari indiscriminati.

     

    Francesco Torre

    NUOVO MUSEO: 30 ANNI DI LAVORI, 15 MILIONI SPESI, MA E' ANCORA CHIUSO

     

    NUOVO MUSEO: 30 ANNI DI LAVORI, 15 MILIONI SPESI, MA E’ ANCORA CHIUSO

    Servono altri soldi per completare l’ennesima incompiuta della città

     

    Messina. «Il museo di Messina disporrà a tempi brevi di nuovi spazi, essendo in fase di completamento un nuovo grande complesso museale, realizzato in area limitrofa alla attuale sede». Sono queste le uniche informazioni “istituzionali” che qualsiasi turista o appassionato d’arte può trovare oggi su internet a riguardo del Museo Regionale di Messina. Nessun sito, nessun aggiornamento, e quel che più preoccupa nessuna attività. Gli ultimi due eventi risalgono infatti all’anno scorso: una mostra di design finlandese pagata 30.000 euro dal Comune di Messina e la proposta – prestigiosissima – di una delle opere più famose di Antonello, il “San Girolamo nello Studio” arrivato direttamente dalla National Gallery di Londra. Da allora, nulla. Nell’attesa, come scritto anche sul sito internet della Regione Sicilia, del completamento dei lavori della nuova struttura. Una struttura che in realtà si fa fatica a definire nuova.

    Cominciati nel lontanissimo 1980, i lavori di costruzione dell’edificio non sono infatti ancora stati ultimati. 27 anni costati già oltre 30 miliardi delle vecchie lire, senza alcun risultato evidente.

    Recentemente è stato presentato alla Regione il progetto esecutivo per quella che dovrebbe essere l’ultima tranche dei lavori, comprendente opere di completamento e funzionalizzazione: 1 milione e 100 mila euro il conto presentato e già approvato dall’assessorato regionale alla Cultura, mentre ancora si attende il visto dalla Corte dei Conti.

    Al fine di poter finalmente aprire ai visitatori le sale del Nuovo Museo bisogna infatti risolvere i problemi che riguardano la cattiva impermeabilizzazione e la pessima coibentazione (infiltrazioni d’acqua, temperature non adeguate al mantenimento delle opere) , l’impiantistica e le strutture antincendio. Infine il trasferimento delle opere (quelle lignee e le tele, poiché le marmoree sono già state trasferite).

    Nel frattempo i croceristi, da qualche anno a questa parte molto numerosi, continuano ad essere trasportati nella vecchia struttura, snellita e non del tutto funzionale (manca per esempio un bookshop), ma pur sempre ricca di importanti reperti e opere d’arte (tra tutti i dipinti di Antonello e Caravaggio), ma ciò va forse maggiormente a discapito dell’immagine che della città viene fornita all’esterno: ricca di beni naturali e artistici d’impareggiabile valore, non li difende, non li promuove e se possibile lascia che marciscano o che vengano dimenticati.

    Un’istantanea di Messina, la città delle incompiute e delle occasioni di turismo mancate. 

     

    OPERAZIONI DA TURISMO “FAI DA TE”: MANCA PURE UN SITO INTERNET

    Antonello, Caravaggio, Alibrandi, Rodriguez. Sono solo alcuni dei nomi altisonanti di cui la collezione del Museo Regionale di Messina si può e si dovrebbe vantare. Eppure – come abbiamo già ricordato – non esiste un sito internet del Museo e le attività di richiamo al pubblico sono praticamente nulle, o quanto meno risalgono al 2006, all’epoca cioè della mini mostra su Antonello da Messina. In quell’anno i responsabili dell’ente gioivano per il record di presenze, 25.000, lo stesso numero di quelle che annualmente registra l’acquario comunale, mentre per esempio il Museo di Reggio Calabria viaggia costantemente sopra le 100.000 presenze. Un problema – quello dell’incapacità di promuovere un patrimonio artistico unico al mondo - su cui gli amministratori locali dovrebbero seriamente interrogarsi. E ciò vale non solo in previsione di uno sviluppo turistico ma anche di una sviluppo sociale, tema ancora più importante. Perché se è vero che i musei non sono altro che gli apparati che trasformano i risultati della ricerca scientifica in cultura generale, quello di Messina deve assolutamente recuperare una funzione pilota d’aggregazione e stimolazione culturale all’interno del contesto urbano.

     

    Francesco Torre

    ERRORI E ORRORI NEI LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE DEL BORGO DI TORRE FARO

     

    ERRORI E ORRORI NEI LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE DEL BORGO DI TORRE FARO

    Tra carenze burocratiche e marcati errori di valutazione, il calvario del villaggio dei pescatori, un cantiere aperto da oltre 3 anni.

     

    Messina. Tutto ebbe inizio con un PIT (Progetto Integrato Territoriale) dal titolo suggestivo quanto chilometrico: "Eolo, Scilla e Cariddi, l'insularità e lo Stretto portale del Mediterraneo. Messina da città degli approdi ad area degli scambi integrata con il distretto turistico delle isole Eolie e con il sistema territoriale sovraregionale dello Stretto.”

    Era il Gennaio 2003 e al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo sopraccitato si procedeva ad emanare un bando per la riqualificazione urbana e funzionale del Villaggio e della Piazza di Torre Faro. Un’operazione dettagliata, che prendeva in considerazione diversi ambiti d’intervento, per un importo a base d’asta di 2.680.000 Euro, soldi messi a disposizione dall’Unione Europea tramite il Piano Operativo Regionale Sicilia 2000-2006, mentre il cronoprogramma allegato al bando stimava per il completamento di tutti i 37 interventi specifici in oggetto una durata complessiva di 35 mesi. In poco meno di 3 anni, dunque,l’antico borgo marinaro di Torre Faro sarebbe stato completamente restaurato e riqualificato, per la gioia dei messinesi e di tutti i turisti che sarebbero accorsi a vedere uno dei gioielli dell’area dello stretto.

    Era il Gennaio 2003. Noi scriviamo nel Settembre 2007, sono passati 4 anni e mezzo e ancora il recupero del borgo di Torre Faro non è ancora stato completato. Non solo, ai ritardi si aggiungono anche gravi errori, come quello della scelta dei materiali per la pavimentazione della piazzetta centrale, quella pietra lavica perfetta per un’isola pedonale (così come era previsto nel progetto iniziale) ma troppo friabile, completamente inadeguata per il transito veicolare (scelta forzata, dato l’intenso traffico nei mesi estivi). E che dire degli arredi urbani, praticamente inesistenti se non per un gazebo in lamiera, struttura funzionalmente discutibile ed esteticamente inguardabile, ma dall’altro valore sociale dato che si tratta dell’unico punto di ritrovo per la gente del luogo.

    L’ing. Carmelo Ricciardi dell’Ufficio Programmi Complessi del Comune, responsabile del progetto in questione, promette che entro dicembre i lavori saranno terminati, il villaggio di Torre Faro restituito alla città. Ne dubitiamo fortemente, ma ce lo auspichiamo perché l’antico borgo di pescatori, ultimo baluardo della tradizione e vocazione marinara della città di Messina, non finisca per perdere inesorabilmente la propria identità, già da troppo tempo minacciata da una volgare urbanizzazione e cementificazione che negli anni ha interessato l’intera area di Capo Peloro.

     

    Gravi e marcati gli errori del Comune già dalla progettazione

     

    La storia della riqualificazione dell’antico borgo di pescatori di Torre Faro è costellata di gravi errori e orrori sin dall’epoca della progettazione. I funzionari del Comune di Messina, infatti, al fine di ottenere un parere favorevole sulla valutazione d’impatto ambientale – obbligatoria per le aree sotto tutela ambientale, come quella di Capo Peloro – a suo tempo sbagliarono sbadatamente indirizzo, chiedendo l’autorizzazione provinciale all’ufficio Viabilità piuttosto che all’ufficio Riserva. Caso volle che nemmeno a Palazzo dei Leoni fecero caso alla svista, e così si andò avanti nell’errore per molti mesi, fino a quando – anche grazie alle pressioni delle associazioni ambientaliste – fu convocata una conferenza dei servizi affinché l’ufficio Riserva potesse finalmente analizzare il progetto e deliberare sulla fattibilità dello stesso. I lavori furono sospesi fino al mese di Ottobre 2006, quando scoppiò il “caso darsena”, con la demolizione del casotto con la vecchia chiusa, che garantiva l’equilibrio dei flussi idrici tra il mare e la laguna. Complimenti.

     

    Francesco Torre