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    January 17

    VIAGGIO ALL'INTERNO DELL'HOSPICE FANTASMA

    Sedia a rotelle mai messa in funzione (ft) Messina. 206 milioni di euro stanziati dal Ministero della Salute nel 1999 tramite la legge 39. Altri 100 milioni aggiunti dalla Finanziaria 2007. Queste le cifre messe sul tavolo dal Governo Nazionale per la realizzazione dei cosiddetti Hospice, ovvero strutture sanitarie residenziali per malati terminali, dove poter applicare la terapia del dolore e fornire assistenza sociale e psicologica sia ai pazienti che ai loro familiari. Ma con quali risultati?

    Secondo i dati forniti dalla Federazione Cure Palliative Onlus, i posti letto in Hospice realizzati e resi operativi dal 1999 ad oggi nella Regione Lombardia sono 548. In Emilia Romagna 218. Nel Lazio 217. In Sicilia 44. A Messina 0.

    Dati sconcertanti, su cui adesso prova a vederci chiaro anche la Corte dei Conti, tramite un’inchiesta che mira ad accertare le responsabilità di questo ennesimo spreco di denaro pubblico. Perché di questo si tratta.

    Uno dei 10 posti letto dell'Hospice del Papardo (ft) Poltrone e divani ancora incellofanati, barelle e sedie a rotelle nuove di zecca e mai utilizzate, cucine componibili con tanto di elettrodomestici di marca, tavoli e sedie accatastati nelle sale dedicate all’ospitalità dei familiari dei pazienti. Questo ed altro si può trovare nel padiglione dell’Ospedale Papardo adibito alla realizzazione di uno dei due Hospice cittadini (l’altro è al Policlinico, e comprende 7 posti letto). Appartamenti pienamente arredati, funzionanti, rifiniti, autonomi, che hanno solo un unico grande difetto: non sono mai stati inaugurati.

     

    Anche una cucina componibile nel reparto (ft) La porta dell’Hospice del Papardo è chiusa col catenaccio. Il funzionario che gentilmente ci accompagna a visitare il reparto non riesce a trovare la chiave giusta, forse ha preso il mazzo sbagliato. D’altra parte, qui non è mai entrato nessun paziente. «Ecco la stanza da letto con il bagno autonomo. Qui invece c’è la cucina e questa è la sala degli ospiti». Mentre percorriamo il lungo corridoio e guardiamo furtivamente dentro le varie stanze, ci sembra di essere ad uno di quegli appuntamenti organizzati dalle agenzie immobiliari per mostrare una casa privata in vendita ad un possibile cliente. Ma il funzionario che ci accompagna non è un agente, né io interessato all’acquisto. E soprattutto, ci troviamo all’interno di una struttura sanitaria pubblica.

    Una stanza per le visite mediche (ft) Sulla sinistra del corridoio si snodano 10 stanze da letto, tutte uguali, ammobiliate con gli stessi elementi d’arredo: un letto ospedaliero in legno chiuso ai lati da doghe di sicurezza; un comodino col vassoio portavivande incorporato; due comode poltrone; un tavolo con due sedie; un armadio capiente con un vano per il televisore. Insomma, un ambiente molto confortevole, rilassante, sapientemente rifinito con colori tenui e con un’illuminazione non invasiva. Molto al di sopra dello standard medio al quale ci hanno abituato gli ospedali pubblici, con quei neon sparati al centro delle stanze e il terribile mix di plastica e metallo per letti, sedie e comodini. Un ultimo dettaglio colpisce la nostra attenzione. Sopra il letto, ancora confezionato e con il logo del Ministero dell’Interno stampato in evidenza, è appoggiato un cuscino classificato come “Guanciale Paradiso”, il quale viene presentato dal produttore come “ignifugo, traspirante, lavabile in acqua fino a 60°, in fibra atossica, igienico, anallergico ed ecologico”. Un toccasana, praticamente.

    Sedie accatastate nella stanza dei familiari (ft) A destra del corridoio, invece, tutti gli ambienti comuni: le cucine, la sala per le visite, quella adibita all’ospitalità dei parenti dei pazienti, altri spazi per le cure mediche. Molti sono gli attrezzi ancora infilati negli scatoloni, le poltrone ed i tavoli accatastati, le sedie a rotelle messe in un angolo in attesa di venire utilizzate. C’è anche una speciale e costosissima barella, acquistata per trasportare il paziente dalla propria camera alla sala per il bagno e immergerlo direttamente all’interno di una grande e attrezzata vasca, anch’essa ovviamente ancora incellofanata.

     

    Speciale barella per immergere il paziente nella vasca (ft) Tutto acquistato con soldi pubblici (oltre 1 milione di euro) e con il proposito di concedere a qualsiasi malato terminale oncologico, soprattutto chi non è nelle condizioni di poter essere assistito domiciliarmente, il diritto di vivere il dolore con dignità e nel modo meno traumatico possibile. Ma mai messo in funzione.

    E allora che si rispengano le luci, che si richiudano le porte con il catenaccio, che tornino il buio e il silenzio ad occultare questo spreco, a nascondere la polvere che si deposita sul pavimento, a bloccare l’accesso alla solidarietà e alla cultura dell’uguaglianza. Lasciamo che a parlare siano solo gli interessi di parte e l’indifferenza sociale, evidentemente le uniche voci autorevoli al giorno d’oggi, per l’assessorato regionale alla sanità, assieme a quelle di bilancio.

    IL DIRETTORE SIRNA: «VOGLIAMO CHIAREZZA DALLA REGIONE»

    «L’ass. Russo ci dica chi deve gestire l’Hospice. Noi pronti ad aprire anche domani»

    Il Guanciale Paradiso (ft) Messina. «L’Hospice vorrei e potrei aprirlo anche domani stesso». Non usa mezzi termini il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Papardo, dott. Gaetano Sirna, che su questo argomento da mesi ormai pungola l’assessorato regionale alla sanità per avere chiarezza sui reali motivi di questa vergognosa impasse. Perché la difficoltà principale sembra essere di natura burocratica e gestionale, ma di fatto è anche e soprattutto economica. «In pratica ancora non si è capito chi deve gestire l’Hospice», ci spiega Sirna, appena tornato dall’ennesima riunione palermitana per perorare l’apertura del reparto, «se l’Azienda Papardo, la Fondazione Polo Oncologico d’Eccellenza di recente costituzione (e già finita nel tritacarne dei tagli effettuati dall’assessore Russo, nda) o la locale Asl di riferimento, come peraltro previsto dalla normativa vigente. E non è una questione di poco conto perché da questo dipende l’onere economico dell’Hospice». Onere economico che, tradotto in parole povere, significa assunzione di infermieri, assistenti sociali, psicologi, e poi spese per servizi e utenze. Un problema che, almeno al Papardo, pare però non esserci. «Da noi l’Hospice sarebbe a costo zero – afferma Sirna – perché ci limiteremmo a spostare il personale da un reparto all’altro. E comunque a tal proposito ho già presentato alla Regione qualche mese fa un progetto a basso budget che integrava la presenza dell’Hospice con l’assistenza a domicilio, e aspetto ancora di ricevere una risposta istituzionale».

    Servizi igienici a norma ed efficienti (ft) E i pazienti? In buona parte riescono ad essere assistiti a casa, un servizio che costa all’Asl circa 800/900 mila euro l’anno e non sempre si presenta come adeguato alle esigenze del malato terminale oncologico. Per esempio, l’assistenza domiciliare non garantisce il supporto sociale e psicologico, e non consente nemmeno di effettuare la terapia antalgica, ovvero la cosiddetta “terapia del dolore”, cioè proprio quegli elementi che erano alla base della creazione degli Hospice. E questo nella stragrande maggioranza dei casi impedisce ai malati di poter condurre gli ultimi giorni della propria esistenza nella migliore maniera possibile, cioè senza dolore, senza rimpianti, senza falsa compassione, senza pudori né commiserazione, ma con la dignità che ogni essere umano merita. O meriterebbe. Anche a Messina.