Francesco's profileAleph - Cronache dal Pia...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
January 25 INUTILI CARROZZONI: IL CONSORZIO DI BONIFICA 11
INUTILI CARROZZONI: IL CONSORZIO DI BONIFICA 11 Si occupa solo di erogare l’acqua in 5 comuni minori. Chiesta la soppressione alla Regione.
Messina. Nonostante le buone intenzioni di Cuffaro e La Via continua ad aggravarsi la vergogna di una famelica, inconcludente e disastrosa gestione dei Consorzi di bonifica». La sezione siciliana della Confederazione Italiana Agricoltori, dopo aver saputo che in alcuni degli 11 Consorzi di bonifica della Regione si stava procedendo a nuove assunzioni, ha subito dato l’allarme: chiudere per sempre il sipario su questi inutili carrozzoni. Gli 11 Consorzi di bonifica siciliani hanno 2000 dipendenti, tra fissi e precari, e del 95% delle spese di gestione si fa carico direttamente la Regione. Al costo dei dipendenti, però, vanno aggiunti annualmente altri 2 milioni di euro per pagare i creditori dei vecchi consorzi (fino al 1995 tali enti erano 25). Cifre spropositate, che giustificano l’indignazione di alcuni parlamentari regionali che da tempo ne chiedono ormai la soppressione. Cifre totalmente ingiustificate se si pensa, inoltre, alle ridottissime mansioni svolte da tali Consorzi di bonifica, che da statuto sono definite «persone giuridiche di diritto pubblico che svolgono attività economica nel settore delle opere idrauliche, irrigue e di scolo, senza scopo di lucro». Il caso del Consorzio 11 di Messina è emblematico, come sottolinea Gino Savoja, presidente della Cia di Messina: «Il consorzio 11 eroga l’acqua solo per 5 comuni (Francavilla di Sicilia - Moio Alcantara - Motta Camastra - Castiglione di Sicilia - Piano Olive Furnari), assorbe risorse e non rende servizi utili». L’attacco dei vertici Cia, però, riguarda anche un’altra questione, quella dei contributi diretti. I Consorzi, infatti, chiedono ai proprietari terrieri una sorta di tassa che dovrebbe essere proporzionata, dice ancora lo statuto dei Consorzi, «in ragione dei benefici effettivamente conseguiti a seguito della realizzazione e messa in funzione delle opere e degli impianti». In realtà, però, i “Piani di classifica” per discriminare gli importi non sono mai stati elaborati, e questa sorta di pizzo viene chiesta a pioggia nella stessa entità a tutti i proprietari. Naturalmente l’amministratore del consorzio messinese, Giuseppe Privitera, si difende e punta il dito sulle altre – presunte – attività svolte dal Consorzio nel comprensorio di appartenenza, principalmente lavori di manutenzione. Ma anche se tali attività fossero svolte in maniera continua, e così sicuramente non è, pure non giustificherebbero l’esistenza di un ente di tali proporzioni, che drena così tante risorse alla Regione, impegnata invece solo in minima parte (1,5 milioni di euro l’anno) nella realizzazione di nuove opere nel settore agricolo. Per tali motivi, il Parlamentare regionale Filippo Panarello, tramite un emendamento alla Finanziaria 2008, ha chiesto la soppressione del Consorzio messinese e il trasferimento di competenze all’omologo catanese. Ma l’ulteriore ridimensionamento dei consorzi – se non la totale liquidazione – è in progetto all’Assessorato regionale all’Agricoltura da anni, senza però mai concretizzarsi. Un risultato, però, la Cia l’avrebbe raggiunto: l’Assessore La Via ha infatti diffidato gli amministratori dei consorzi a procedere a nuove assunzioni. Parole al vento, perché il consorzio di bonifica ragusano poco prima di Natale ha stipulato ben 17 contratti a termine. L’anarchia, in seno a questi carrozzoni, è totale.
NATI NEL FASCISMO. OGGI MANSIONI RIDOTTE E GRANDI SPRECHI.
Messina. I consorzi di bonifica sono stati istituiti all’epoca del fascismo per bonificare le aree paludose della nazione (T.U. n. 215 del 1933). A quel tempo, la Sicilia era stata suddivisa in 25 comprensori che diedero vita ad altrettanti enti consortili. Una volta compiuta la mansione di bonifica, i Consorzi hanno cambiato fisionomia e deleghe, occupandosi principalmente di irrigazione, di opere idrauliche, rimboschimenti e strutture di commercializzazione. Nel 1995, a seguito dell' emanazione della L.R. 45/95, i Consorzi hanno subito un forte ridimensionamento: da 25 a 11. Allo stesso tempo, però, gli enti provinciali e comunali si sono dotati autonomamente di strutture in grado di occuparsi, per esempio, della fornitura dell’acqua e della manutenzione degli impianti, per cui il ruolo dei Consorzi oggi è francamente marginale per l’economia della Regione. Eppure tali enti continuano a procedere a nuove assunzioni, creando clientela e drenando dalle casse della Regione ingenti somme. I 2000 dipendenti attuali – stima in difetto – rappresentano il 15% del totale dei dipendenti nazionali dei Consorzi di bonifica.
Francesco Torre IL 58% DEI CANTIERI E' IRREGOLARE
IL 58% DEI CANTIERI E’ IRREGOLARE I dati 2007 dell’Ispettorato provinciale del Lavoro tracciano un quadro critico: oltre 1600 i lavoratori in nero e in grigio.
Messina. 162 cantieri irregolari su 277 ispezionati. 354 lavoratori in nero. 1262 in grigio. Sono questi i dati maggiormente significativi dell’attività svolta dall’Ispettorato provinciale del Lavoro nell’arco di tutto il 2007. Un bilancio che, confermando i dati da noi raccolti qualche mese fa (“Lavoro nero a Messina. Irregolarità in aumento”, articolo apparso nel Quotidiano di Sicilia del 19 maggio scorso), evidenzia ancora la presenza, soprattutto nei settori dell’edilizia e del commercio, di gravissime irregolarità, e l’incapacità degli organi preposti di veicolare la cultura della legalità e della prevenzione. Ma andiamo ai numeri. Le ispezioni effettuate dall’ufficio diretto dal dott. Elio Coletta sono state nell’anno appena trascorso 3.311, di cui 2.571 amministrative e 740 tecniche. I settori merceologici maggiormente interessati sono naturalmente il commercio (596 ispezioni) e l’edilizia (486), ma sotto la lente degli ispettori sono finiti anche l’agricoltura (245) e i servizi sociali (100). Come già anticipato, più della metà dei cantieri ispezionati (58.5%) sono risultati irregolari, e 20 di essi sono stati addirittura sospesi, come previsto dal nuovo decreto 123/07 che ha inasprito le sanzioni in conseguenza di un’infinita ondata di morti bianche. Sospese, inoltre, sempre in base alla stessa normativa, 2 attività imprenditoriali per il superamento della soglia del 20% di personale irregolare. Sul versante dei lavoratori, l’Ispettorato ha trovato complessivamente 1616 irregolarità, e recuperato – in collaborazione con Inps ed Inail – contributi per un totale di 1 milione 601 mila 318 euro. Il fenomeno del lavoro nero, benché mai in diminuzione in città, secondo il dirigente Coletta registra le percentuali più alte in provincia, dove minori sono i controlli. Sul versante delle sanzioni, infine, erogate 168 diffide a sanare per 488 mila 423 euro, 1.751 multe per illeciti amministrativi (3 milioni 768 mila 806 euro) e 458 contravvenzioni penali per 127 mila 854 euro. Conscio del fatto che l’anno appena trascorso sia stato tragico sul fronte della sicurezza (10 morti solo nel messinese e 75 accertamenti di incidenti sul posto di lavoro), Coletta annuncia che il 2008 sarà l’anno della prevenzione, anche grazie agli accordi già presi dall’Ispettorato con l’associazione dei costruttori. Contrastare il lavoro nero, però, richiede anche una politica di profilo nazionale di medio-lungo periodo attenta alle specificità, alle dinamiche territoriali e settoriali, coerente nei suoi passaggi e nelle proposte. Con la consapevolezza che anche il “mercato sommerso” tende ad evolversi, accompagnando in maniera parallela la più generale evoluzione del mercato del lavoro.
LAVORO IRREGOLARE: MOLTE SFACCETTATURE, DIFFICILE INTERVENIRE
Messina. Il cosiddetto “lavoro nero” si presenta con molte sfaccettature e per questo risulta difficile da analizzare ed affrontare. Una categoria di “lavoratori in nero” è rappresentata infatti da quei dipendenti che possono essere definiti “sconosciuti allo Stato”, cioè che non risultano iscritti in alcun registro, la cui posizione Inps o Inail non è denunciata e che quindi non ricevono busta paga. Capitolo a parte, invece, per quei dipendenti che sono in regola ma che percepiscono una retribuzione ufficiale ed una ufficiosa. Per non dire delle numerose irregolarità che possono riguardare alcuni passaggi formali, e che interessano per esempio quei lavoratori che vengono denunciati con mesi di ritardo o le cui pratiche non risultano conformi alle leggi. Proprio a causa di questa difformità nei casi presenti sul territorio, l’Ispettorato Provinciale al Lavoro è costretto ad intervenire secondo diversi piani d’azione, sia con periodici controlli a tappeto sul territorio, ma anche e soprattutto su richieste di intervento esterne (il 60% degli interventi dell’Ispettorato ha origine da segnalazioni esterne, nella maggior parte dei casi proprio da lavoratori che hanno subito delle irregolarità).
Francesco Torre ZTL, I GIUDICI DI PACE CONDANNANO IL COMUNE
ZTL, I GIUDICI DI PACE CONDANNANO IL COMUNE «Falsa la denominazione di Zona a Traffico Limitato”. E Palazzo Zanca rischia il dissesto per via dei rimborsi.
Messina. Nella città dello Stretto si torna nuovamente a parlare di Zone a Traffico Limitato e di multe. Sì, perché al Comune, per cambiare idea sul discutibile provvedimento, evidentemente non è bastato l’esposto alla Procura della Repubblica, risalente al Giugno 2006, da parte del Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori e Esercenti Associati, Giuseppe Rodi. Così come deve essere passata inosservata la sentenza della Corte di Cassazione (n. 116 del 9 gennaio 2007) con la quale si stabiliva la possibilità di annullare le multe negli stalli a pagamento nel caso in cui nelle vicinanze non fosse stato previsto un adeguato numero di parcheggi gratuiti (sentenza della quale avevamo riferito sulle colonne di queste giornate nell’articolo “Sentenza Cassazione su Ztl – Il Comune di Messina protesta” dell’1 febbraio scorso). Adesso, però, un ciclone rischia seriamente di abbattersi su Comune, Polizia Municipale e Atm, società che detiene la gestione dei parcheggiatori. Un ciclone rappresentato dal numero elevatissimo di condanne al Comune inflitte dai Giudici di pace che hanno accolto il ricorso di moltissimi cittadini multati e stabilito rimborsi per una media di 300 euro a testa, una cifra che, moltiplicata per il numero di ricorsi, potrebbe pure portare Palazzo Zanca al dissesto e l’Atm ad un drastico ridimensionamento. La questione è molto semplice. Il motivo del contendere, infatti, sta proprio nella definizione di Ztl, utilizzata oggettivamente in maniera impropria dall’amministrazione comunale. Le Zone a Traffico Limitato, regolate dall'art 9 comma 7 del Codice e dall'art. 135 comma 14 del Regolamento di Attuazione, indicano infatti aree urbane in cui «l'accesso e la circolazione veicolare sono limitate a ore prestabilite o a particolari categorie di utenti e di veicoli», quali ad esempio i veicoli dei residenti, quelli per il carico e lo scarico delle merci, quelli di soccorso. Si tratta, cioè, di un provvedimento spesso applicato nei centri storici delle città, per limitare appunto il numero dei veicoli in circolazione e rendere tali aree più accessibili ai pedoni. Questo non succede a Messina, dove le aree in cui sono stati applicati gli stalli a pagamento sono ultratrafficate, senza alcun limite d’accesso a nessuna categoria di veicoli, ed è proprio questa incongruenza formale e sostanziale a suscitare l’indignazione delle associazioni a tutela dei consumatori e l’insofferenza dei cittadini, ingiustamente obbligati a pagare quello che a tutti sembra essere una sorta di “pizzo”. Messa in vigore dall’ex dirigente alla viabilità del Comune, l’ing. Mario Pizzino, la Ztl è attualmente di competenza dell’ing. Antonio Amato, su cui pesa la responsabilità di prendere una decisione in merito all’erronea interpretazione del Codice della Strada. Una decisione che la precedente amministrazione comunale non ha saputo e voluto prendere, optando al contrario per un’ulteriore estensione della Zona a Traffico Limitato, che adesso infatti paradossalmente comprende tutto il centro cittadino, interessa due quartieri e rappresenta una delle più importanti voci di bilancio di Palazzo Zanca.
Messina. Se la Corte d’Appello non ribalterà la sentenza dei Giudici di pace (e non si capisce proprio perché dovrebbe farlo) i 300 euro per ogni ricorso già stabiliti rappresenteranno una vera catastrofe per i conti, già devastati, del Comune di Messina. Non solo, anche la Polizia Municipale (comandata dal generale Calogero Ferlisi, strenuo difensore della Ztl) potrebbe subire un gravissimo danno economico. Le multe “incriminate”, infatti, sono state comminate sia dai Vigili Urbani che dai cosiddetti ausiliari del traffico. I quali, a loro volta, agiscono sotto la responsabilità diretta dell’Atm, su cui si riverserebbe parte del danno. Una reazione a catena che comprometterebbe persino il bilancio previsionale 2007 approvato dal commissario regionale Gaspare Sinatra, in quanto una delle più importanti voci d’entrata è rappresentata proprio dai proventi della Zona a Traffico Limitato e dalle multe. Chi pagherà per questo?
Francesco Torre 2008: SARA' L'ANNO DECISIVO PER LE PARTECIPATE DEL COMUNE?
2008: SARA’ L’ANNO DECISIVO PER LE PARTECIPATE DEL COMUNE? Ecco quali sono e quanto costano gli 11 (+ 3) carrozzoni di Palazzo Zanca. Ma Sinatra potrebbe voltare pagina.
Messina. Il recente furto dei documenti d’archivio dell’Istituzione dei Servizi Sociali, accaduto in maniera sospetta all’indomani dell’insediamento del nuovo CdA voluto dal Commissario straordinario Sinatra, e le ridicole minacce di dimissioni del Presidente dell’Atm Franco Providenti hanno riacceso nuovamente le polemiche sulle partecipazioni finanziarie del Comune: carrozzoni o enti di servizio? Luoghi a uso e abuso della casta politica o aziende di utilità sociale? Ma quante sono le società gestite direttamente dal Comune o di cui è socio? E quanto costano a Palazzo Zanca? Le cosiddette società di capitali, interamente o in parte finanziate dal Comune, sono 11. Ato3. “Posseduta” al 90% da Palazzo Zanca, riesce ad ottenere ingenti finanziamenti, ma la raccolta differenziata non è ancora partita. Chiude il bilancio 2006 con un attivo – dichiarato – di 80.000 euro, e ha ottenuto dal Comune per l’esercizio 2007 42 milioni di euro circa, cifra pari all’intero fatturato. MessinAmbiente. Il Comune di Messina detiene il 99.01% delle azioni della società i cui dipendenti in sciopero per giorni hanno messo in ginocchio la città. Palazzo Zanca ha sborsato a dicembre, ma solo per l’ultima tranche di pagamenti, 3 milioni di euro. Ma rimane ambigua la relazione tra questa società e l’Ato3. Nettuno. Nata nel 2001 per realizzare un porto turistico a Grotte, non ha mai prodotto niente. Nel 2007, l’amministrazione Genovese (proprietario del 20,66% delle azioni) ne ha deliberato la ricapitalizzazione, con una spesa di 43 mila euro. Feluca. Detenuta al 29% dal Comune, la società di servizi telematici ha drenato dalle casse di Palazzo Zanca nel 2007 40 mila euro solo per la ricapitalizzazione. Bilanci costantemente in perdita. Tirone. Anche qui finora prodotti solo progetti, e le perdite di esercizio vengono annualmente rimpinguate dal Comune, ancora alla ricerca di un presidente dopo le dimissioni di Tanino Caliò. Sogas. La società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria. Il Comune detiene il 3,08% delle azioni, che sono costate nell’ultimo esercizio ben 138 mila euro. E ancora non è possibile avviare le procedute d’imbarco direttamente a Messina. Innovabic. Palazzo Zanca detiene il 13,5% delle azioni, e nel 2007 ha investito ingenti somme per la ricapitalizzazione. Curiosità: il Presidente Centorrino non ha un compenso fisso, ma percepisce 2000 euro per ogni seduta di Cda e 1500 euro per ogni seduta del comitato esecutivo! Messina Sviluppo. Fantomatica società per lo sviluppo dell’area industriale di Villafranca. Perde 285 mila euro l’anno, coperti dal Comune e dagli altri soci pubblici e privati. Sogepat. Altra società inutile, dalle incerte competenze, con un ridicolo bilancio chiuso in perdita di 7.000 euro, di cui 2000 coperti dal Comune. Polisportiva di Messina. L’ultima nata, ma in prospettiva una delle più forti per mezzi e risorse. Si attende ancora verifica “sul campo”. A queste dovrebbe aggiungersi a breve termine anche la Entrate Zancle Spa, le cui procedure per la ricerca di un socio privato sono in stato avanzato. Il 2008 sarà l’anno della svolta? Considerando quali sono le premesse (Atm, Istituzione Servizi Sociali) c’è solo da preoccuparsi: al peggio non c’è mai fine!
LE AZIENDE SPECIALI: GRANDI STRUTTURE, GRANDI PERDITE.
Messina. Tre sono le aziende speciali a capitale interamente comunale: l’Atm, l’Amam e l’Istituzione Servizi Sociali. Azienda Trasporti Municipalizzata. Il carrozzone per eccellenza, sempre in perdita nonostante il Comune gli abbia dato in gestione anche il servizio dei parcheggi a pagamento. Il bilancio 2006 si è chiuso con una perdita di esercizio di 3 milioni 897 mila euro, e per il 2007 Palazzo Zanca ha trasferito 13 milioni 698mila 268 euro. Che non bastano. E i vertici pretendono la trasformazione in Società per azioni. Azienda Meridionale Acque Messina. Chiude il bilancio 2006 con un attivo di 4,5 mln di euro, ma solo in virtù di un trucco contabile. Perde annualmente centinaia di migliaia di euro, che vengono coperte interamente da Palazzo Zanca. Istituzione Servizi Sociali. Il previsionale 2007 del Comune assegna all’Istituzione ben 16 milioni 606 mila euro. Il nuovo CdA, voluto da Sinatra, ha già denunciato vizi di gestione durante l’amministrazione Sauta. Sarà la prima a saltare?
Francesco Torre January 17 ABUSI EDILIZI SULLA PANORAMICA: SOTTO I PONTI... LE VILLETTEABUSI EDILIZI SULLA PANORAMICA: SOTTO I PONTI…LE VILLETTE Fioriscono le abitazioni abusive tra S.Agata e Pace. E’ la morte della cultura della legalità.
Messina. Di abusi edilizi Messina è piena: colline saccheggiate, baracche centenarie, abitazioni a due passi dalla battigia fanno ormai parte del paesaggio urbano ed extraurbano della città dello Stretto, ormai vandalizzato per sempre. Come e più dei precedenti, infatti, anche l’anno che si sta per chiudere è stato caratterizzato da polemiche riguardanti il cosiddetto “sacco edilizio”, culminate nella diatriba tra amministrazione Genovese e Regione Siciliana nell’interpretazione della norma comunitaria sulle Zps. Il piano regolatore, inoltre, è stato bellamente e ripetutamente violato per consentire la cementificazione selvaggia sulle colline, quasi sempre nel silenzio generale (il quasi si riferisce ovviamente alla vicenda giudiziaria denominata “Oro Grigio”, che ha messo in evidenza una serie di pericolosissimi intrecci tra politica e mondo dell’edilizia). Ma se di abusi edilizi Messina è piena, quello che stiamo per raccontarvi ha davvero dell’incredibile. L’ambiente di riferimento è quello dei villaggi di Pace e Sant’Agata, borghi di pescatori che si incuneano nel territorio lungo i torrenti omonimi. Luoghi raggiungibili via litoranea, oppure transitando la Strada Panoramica dello Stretto, per la quale proprio in concomitanza con i suddetti villaggi sono stati costruiti due viadotti. Sotto questi ponti, in palese divieto di ogni normativa sulle fasce di rispetto stradale (D.l. n. 729 del 1961, art. 9) e sui vincoli di inedificabilità lungo le fiumare, sorge ogni tipo di edificio di natura privata: villette con ampie balconate, casette con tetto in eternit, botteghe, garage, dependence e veri e propri bunker. Una situazione che certamente ha origini molto lontane, ma che evidentemente è stata altamente sottovalutata dai funzionari della Provincia, su cui pesa la competenza relativamente a quel tratto di strada. Con la conseguenza che tali abitanti abusivi adesso si sono sentiti in diritto addirittura di recarsi a Palazzo dei Leoni per chiedere l’intervento dell’amministrazione per evitare che l’acqua dei canali di deflusso della strada provinciale cadano sulle tettoie e fin dentro le abitazioni. Richieste paradossali, che danno il senso di quanto ormai la cultura dell’abusivismo e dell’impunità sia radicata nella mentalità locale. Perché qui non si tratta di indigenti, di famiglie in attesa di un alloggio pubblico, ma di tenute residenziali alternative, di alloggi di servizio, di attività commerciali. La cui presenza è a tutti gli effetti intollerabile per tutti coloro a cui è rimasto un pizzico di senso della legalità. Quindi, a Messina, per pochissimi.
UN ANNO DI ABUSI: IL QdS SEMPRE IN PRIMA LINEA NEL DENUNCIARLI
Messina. L’abuso edilizio sulla Panoramica è l’ultimo di una lunga serie. Come ricorderete, sono infatti quasi infiniti gli abusi condannati sulle colonne del nostro giornale. Di sicuro un posto di particolare importanza spetta all’edificio in costruzione in Via Maddalena, ubicato in zona H2 del piano regolatore (dove cioè potrebbero sorgere solo binari della Ferrovia): a seguito della nostra inchiesta si è sviluppata un’inchiesta della magistratura. Ricordiamo, inoltre, “Oro Grigio”, un vero e proprio terremoto per la politica messinese, che ha messo in luce un giro di tangenti per costruire alloggi residenziali in zone proibite dal Prg. Ma l’elenco è ancora lungo: pensiamo, infatti, alle case che sorgono a 5 metri dal mare a Torre Faro, vero e proprio scempio ambientale; o alle baracche di Fondo Fucile, riprese pure dalle videocamere di Striscia la Notizia; o, per chiudere, a tutte le concessioni edilizie approvate dal Comune in questi ultimi mesi nella più completa violazione delle norme comunitarie sulle Zone a Protezione Speciale. Un disastro in piena linea, che ci giuriamo continuerà anche per tutto il 2008, perché gli interessi economici che ruotano attorno al mercato edilizio non si sono certo fermati.
Francesco Torre L'ISTITUZIONE SERVIZI SOCIALI AI FERRI CORTI
VIOLAZIONI DI LEGGE E BILANCI FORZATI: L’ISTITUZIONE SERVIZI SOCIALI AI FERRI CORTI Il nuovo presidente Vernaci accusa la precedente amministrazione, e dà il via a un nuovo corso.
Messina. Che quella delle società partecipate del Comune sia la partita più difficile da giocare per il commissario regionale Gaspare Sinatra lo sapevamo da tempo. Ma le recenti polemiche nate attorno all’Istituzione per i Servizi Sociali hanno dimostrato che il tempo delle attese è terminato. Ormai è opportuno prendere una decisione: sopprimere o rilanciare in termini di servizi e finanziamenti. L’Istituzione è stata finora l’unica tra le aziende speciali e le Spa del Comune ad esser stata condannata, proprio dal commissario straordinario, al cambio dei vertici. Scelta che non poteva non sortire effetti collaterali. Il nuovo CdA presieduto da Salvatore Vernaci e formato dai funzionari comunali Giovanni Calarco e Giovanna Cucinotta, infatti, è entrato subito in rotta di collisione con la vecchia dirigenza. Il motivo centrale della contesa è il Centro polifunzionale di San Filippo, che in attesa di lavori di adeguamento è stato “ospitato” a Casa Serena, per una spesa triennale di 2 milioni e 340 mila euro. Su cui sorgono molti dubbi. Innanzitutto, sull’opportunità economica dell’operazione, denunciata da Vernaci come una forzatura bella e buona del bilancio dell’Ente, che a fronte di tale spesa ha dovuto rinunciare ad altri servizi. In secondo luogo, sulle assunzioni necessarie all’apertura del Centro (30 unità di personale per 24 mesi), per le quali l’Istituzione ha dato mandato ad un’agenzia interinale, senza ricorrere ad un bando pubblico, in palese violazione di qualsiasi norma di legge. Naturalmente l’ex presidente Elio Sauta nega di aver autorizzato procedure irregolari, ma i fatti parlano chiaro. E le scelte adottate dei nuovi vertici pure: chiusura istantanea del Centro polifunzionale di San Filippo e revoca delle assunzioni; ripristino dei servizi di Telesoccorso, della Casa di accoglienza ragazze madri, del ricovero per minori. E pure una diffida alle cooperative sociali, che non pagano gli anticipi ai dipendenti prima di ottenere i fondi dall’Istituzione nonostante questo sia previsto esplicitamente da una clausola contrattuale. Insomma, un nuovo inizio, subito frenato però da un’azione imprevedibile quanto ignobile: il furto dei pc della sede principale dell’Ente, in Via Felice Bisazza, in cui erano contenuti tutti i documenti contabili. Un gesto criminoso su cui è lecito nutrire sospetti, e che lascia una scia di marciume e di disonestà su tutta la vicenda. Che – ricordiamolo - è solo la punta di un iceberg di un universo, quello delle partecipazioni finanziarie del Comune, che se messo davvero sotto una lente d’ingrandimento rischierebbe di mettere a soqquadro l’intero establishment politico locale. E ancora si attendono, ormai con ansia, le decisioni di Sinatra su Feluca, Nettuno e le altre Spa del Comune. Sarà la Caporetto della politica messinese?
Messina. Il furto dei documenti d’archivio dell’Istituzione per i Servizi Sociali ha riaperto le polemiche tra i garantisti e i promotori della soppressione dell’ente, da sempre giudicato non più di un doppione dell’assessorato comunale ai Servizi sociali. Tra i detrattori dell’ente, s’impone la riflessione di Ciccio Curcio, consigliere comunale decaduto durante l’amministrazione Genovese. «Bisognerebbe affidare al Dipartimento affari sociali del Comune di Messina la gestione dell’ufficio stralcio per la definizione e/o il proseguimento dei rapporti», sostiene il politico di lungo corso, che aggiunge: «Non risultano regolati i rapporti economico finanziari, ai sensi dell’art.27 dello Statuto, tra l’istituzione e il Comune attraverso la stipula di apposito contratto di servizio, tramite il quale vengono definiti la qualità dei servizi che l’istituzione è tenuta ad erogare ed il corrispettivo che il Comune si impegna a trasferire». Adesso s’impone una riflessione finale, e una scelta, per una volta nell’interesse della città e non dei soliti potentati. Francesco Torre DEMANIO MARITTIMO, IL SACCHIEGGIO DEL TERRITORIO HA I GIORNI CONTATIDEMANIO MARITTIMO, IL SACCHEGGIO DEL TERRITORIO HA I GIORNI CONTATI La Regione fa rispettare le norme: sul demanio solo attività per la fruizione del mare.
Messina. «Continuano a pervenire numerose istanze tendenti ad ottenere il rinnovo o il rilascio di nuove concessioni riguardanti aree non destinate alla fruizione del mare: com’è ben noto, tra le attività che possono formare oggetto di concessione, secondo l’articolo 1 della legge regionale 15/2005, non sono più annoverabili le porzioni di fabbricato o comunque gli usi privatistici del bene demaniale marittimo». Poche righe ma chiare ed incisive, quelle utilizzate dal dirigente generale del Demanio Marittimo, l’arch. Pietro Tolomeo, per spiegare al Comandante della Capitaneria di Porto di Messina, Nino Samiani, il perché delle tantissime richieste di concessione rigettate dalla Regione con la seguente dicitura: «Non potranno essere accolte». La questione è molto semplice. L’art. 1 della legge 15 del 29 novembre 2005 stabilisce in modo inequivocabile quali sono le attività che possono ottenere la concessione sul suolo del demanio marittimo. Esse sono in via generale riferibili alla “fruizione del mare” (vedi box sotto). Inutile aggiungere come le tante attività già presenti, per esempio, nell’area di Mare Grosso, da anni deturpata e ridotta ad una polveriera (abitazioni, alloggi industriali, artigianali, attività commerciali) non rientrano nella categoria di cui sopra. Che cosa è successo, dunque? Che l’Assessorato regionale al Territorio a Ambiente ha deciso per una volta di rispettare le leggi (Deo gratias!), previo anche ottenimento di parere legale a firma dell’avvocato generale della Regione, Francesco Castaldi. Quali scenari apre questa presa di posizione della Regione a Messina? Che tutte le attività che adesso si trovano nel demanio marittimo dovranno necessariamente essere sgombrate, per iniziare quella tanto attesa riqualificazione del territorio che porterebbe a restituire immense porzioni di costa alla città. Una città che riotterrebbe quell’affaccio al mare che le è stato negato da decenni, un risultato insperato che ha il sapore di una svolta epocale. Diamo merito alla Regione di aver avuto la forza di imporsi sulle Capitanerie di Porto locali, mai capaci di far rispettare le leggi. Ma nutriamo fortissimi dubbi sul successo della prossima fase di “sbaraccamento”, per la quale già si profilano una lunga serie di ingiunzioni e di richiesta di indennizzi. Contenzioni che dureranno in eterno, come successo a Mortelle per alcuni ex terreni agricoli, per cui dopo la sentenza del Tar è stato necessario richiedere un parere al Cga. Eppure il primo passo è stato fatto: far valere un principio di legalità. Mostrare il pugno duro di fronte a chi crede che i beni pubblici siano terra di conquista per qualsiasi uso privatistico se ne voglia fare. E a Messina, città in cui il senso della legalità è ai suoi minimi storici, non è affatto poco.
L’ELENCO DELLE ATTIVITA’ PERMESSE DALLA NORMATIVA REGIONALE
Messina. Fruizione del mare. Queste le parole chiave per ottenere concessioni sul territorio del demanio marittimo, come prescrive la legge regionale 15/2005. Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono le attività permesse: 1) gestione di stabilimenti balneari e di strutture relative ad attività sportive e ricreative; 2) esercizi di ristorazione e somministrazione di bevande, cibi precotti e generi di monopolio; 3) costruzione, assemblaggio, riparazione, rimessaggio anche multipiano, stazionamento, noleggio di imbarcazioni e natanti in genere, nonché l'esercizio di attività di porto a secco, cantieri nautici che possono svolgere le attività correlate alla nautica ed al diporto, comprese le attività di commercio di beni, servizi e pezzi di ricambio per imbarcazioni; 4) esercizi diretti alla promozione e al commercio nel settore del turismo, dell'artigianato, dello sport e delle attrezzature nautiche e marittime; 5) porti turistici, ormeggi, ripari, darsene in acqua o a secco, ovvero ricoveri per le imbarcazioni e natanti da diporto. Tutto il resto è vietato.
Francesco Torre QUARTIERE AVIGNONE: LA MORTE DELLA MEMORIA STORICA MESSINESEQUARTIERE AVIGNONE: LA MORTE DELLA MEMORIA STORICA MESSINESE Ciò che resta dell’antico quartiere sta morendo nell’indifferenza della classe politica.
Messina. Un’iscrizione su una porta indica la data del 1785. Non possiamo che essere all’interno di quel che rimane dell’antico Quartiere Avignone, uno dei punti nevralgici della Messina pre-terremoto (stiamo parlando di quello devastante del 1783), lì dove Sant’Annibale Maria di Francia cominciò il suo apostolato di fede e dove Carlo V passò durante la sua storica cavalcata del 1535. Il quartiere Avignone è uno dei più importanti luoghi della memoria della città di Messina, l’unica testimonianza architettonica dell’aspetto che doveva avere Messina nel ‘700, eppure si sta logorando senza che nessuno intervenga. Dalla Via Cesare Battisti, dopo la recente demolizione di una parte degli immobili d’epoca rimasti da parte della ditta Soc.Im. Srl, ciò che è possibile ancora scorgere è solo una facciata, peraltro tenuta in piedi da un’impalcatura di sostegno. Che rischia di crollare da un momento all’altro. La storia recente del quartiere Avignone è caratterizzata da liti tra privati, ingiunzioni del Tribunale, sentenze del Tar, prese di posizione della Soprintendenza. Tutti, a parole, hanno dimostrato la volontà di recuperare questa parte di territorio della vecchia Messina (in una città che, ricordiamo, a causa dei terremoti ha perso la propria memoria storica), ma nei fatti nulla è stato fatto. La Soprintendenza dice di avere le mani legate, in quanto il vincolo architettonico posto negli anni ’80 è stato spazzato via da una sentenza del Tar. E allora le responsabilità ricadono interamente sul Comune, che difatti avrebbe tutto l’interesse a recuperare l’area e a restituirla ai cittadini. Il Piano Regolatore definisce l’intera zona come A1, cioè “Edificio di interesse storico-artistico”, e pone un vincolo di natura urbanistica, ma questo non basta per salvare l’area dall’incuria e dal passare del tempo. Se si vuole sottrarre alla distruzione ciò che rimane del quartiere Avignone bisogna intervenire subito. E subito infatti stanno intervenendo le ditte private, ma per demolire. Parte dell’immobile, infatti, è stato spazzato via recentemente nel giro di un paio di settimane e presto si procederà con la costruzione di un nuovo edificio, cosa che molto probabilmente inciderà anche sulla stabilità di quello preesistente, che si regge oggi per miracolo. Intanto gli architetti della Soc.Im, Giuseppe e Alessandra Sorrenti, hanno ritrovato nell’area in questione delle tombe di epoca romana, che sono state classificate e attualmente si trovano ammassate ai lati del cantiere in attesa di non si sa bene cosa. La Soprintendenza latita, ma dovrebbe eseguire delle nuove indagini, forse ulteriori scavi. Ma per ritrovare cosa? A Messina a nessuno interessa “scavare”, perché ciò significherebbe portare a galla il passato, che è fatto di belli ma soprattutto di cattivi ricordi, di storie di interessi personali, di connivenze pericolose, di compromessi storici. E non parliamo solo di resti archeologici, sia ben chiaro. Meglio allora gettare una sana colata di cemento, ricoprire tutto con uno o più strati di materiale pesante, cancellare per sempre ciò che è stato, ogni singola traccia. Perché un popolo senza memoria e verità, come diceva Sciascia, è un popolo destinato ad essere manovrato, dominato e sottomesso. E allora via con il valzer delle ruspe.
UN’AREA SACRA DEL VII SEC. A.C. MESSA IN LUCE E POI DIMENTICATA
Messina. Quella del quartiere Avignone non è certo l’unica urgenza di recupero storico nella città dello Stretto. E che ripristinare la memoria cittadina in fondo non interessi a nessuno lo dimostra anche il modo in cui è stata trattata la vicenda di un altro fondamentale ritrovamento, quello di un’area sacra del VII secolo a.C. in Via La Farina. La zona archeologica, nata a seguito di scavi di una ditta privata intenzionata a edificare un immobile di 55 alloggi, è stata la scorsa estate messa in luce grazie ad uno stanziamento della Regione di 35.000 euro. I lavori hanno dimostrato l’assoluto valore dei reperti, ma i fondi sono terminati e da allora nulla è stato più fatto. Con danno per l’impresa che ha visto bloccati tutti i lavori e attende la proposta di una variante di progetto, ma soprattutto del lavoro di scavo archeologico, completamente vanificato per via delle piogge torrenziali d’autunno che hanno ricoperto tutta l’area. Sulla quale ancora la Regione non si pronuncia.
Francesco Torre SFIORATO IL DISSESTO FINANZIARIO
SFIORATO IL DISSESTO FINANZIARIO Il Comune salvato da una deroga alla Finanziaria 2006
Messina. Il Comune si salva dal dissesto finanziario grazie al commissariamento Sbordone degli anni 2004/2005. Tesi paradossale, certo, eppure è’ quanto deliberato dalla Corte dei Conti, che dopo aver formulato numerosi e consistenti rilievi al bilancio previsionale 2007 di Palazzo Zanca, ne ha poi concesso l’approvazione. Ma il rischio di “bancarotta” è stato elevatissimo. Il collegio palermitano che ha esitato il provvedimento (presieduto dal dott. Maurizio Meloni e composto dai magistrati Laura D’Ambrosio, Antonio Dagnino, Maurizio Graffeo e Francesco Targia) ha infatti richiesto un surplus di informazioni al responsabile dell’area economica-finanziaria del Comune, il dott. Ferdinando Coglitore, soprattutto in merito all’evidente violazione del patto di stabilità. Ricordiamo che la norma, nata con la legge n. 488 del 23/12/1998 su iniziativa della Comunità Europea e poi rimodulata nella varie Leggi Finanziarie, ha come obiettivo quello di tenere sotto controllo i debiti degli enti locali e allo stesso tempo evitare l’aumento indiscriminato di tasse e tributi su scala regionale, provinciale e comunale. In palese contrasto con quanto previsto da questa normativa, il Comune di Messina nell’esercizio di bilancio 2007 ha previsto un forte aumento delle entrate tributarie, non ha perseguito una politica di contenimento della spesa per il personale nei limiti previsti appunto dalla Finanziaria e infine ha stipulato nuovi e ingenti debiti con la tesoreria. Operazioni di bilancio che certo non sono passati inosservati al vaglio dei funzionari della Corte dei Conti, che hanno chiesto delucidazioni minacciando il rischio di un’eventuale bocciatura, preludio di un evento che sarebbe stato tragico, il dissesto finanziario. Il dott. Coglitore, però, è stato in grado di dirimere la questione: Palazzo Zanca ha potuto permettersi queste “libertà” in virtù di una deroga alla Legge Finanziaria 2006, che prevede per gli enti che hanno subito un periodo di commissariamento negli anni 2004/05 la possibilità di liberarsi dai vincoli del “patto di stabilità” nell’esercizio previsionale 2007. Un’ancora di salvataggio controfirmata anche dalla Ragioneria dello Stato, alla quale il Comune si è rivolto per avere conferma. Recepita anche dalla Corte dei Conti, tale deroga ha dunque garantito al Comune l’approvazione del bilancio 2007 e l’allontanamento dello spettro del dissesto. Che, in parole povere, avrebbe significato una drastica riduzione delle spese (licenziamenti del personale), il congelamento degli investimenti (addio progetti di sviluppo) e l’innalzamento dei tributi (tasse più care per tutti i messinesi). Ma il pericolo sventato di certo non permette ai funzionari di Palazzo Zanca di festeggiare: grazie alla deroga, l’ente avrà la possibilità di ottenere mutui e prestiti che si trasformeranno presto in nuovi debiti, i quali se non controllati e ripianati potrebbero appesantire il bilancio in maniera fatale. E stavolta il dissesto finanziario non sarebbe più soltanto una minaccia, ma una realtà.
LA CORTE DEI CONTI CONDANNA LA GESTIONE DELLE SPA DEL COMUNE
Messina. Non vertevano soltanto sulla violazione del patto di stabilità le riserve della Corte dei Conti al bilancio previsionale 2007 del Comune. Fortemente criticata, infatti, anche la gestione delle società partecipate, i cui bilanci «devono assolutamente essere ricondotti ad uno stato di equilibrio». Il dato delle aziende speciali e delle spa pesa come un macigno nel bilancio del Comune di Messina. Moltiplicatesi anche durante i due anni di gestione Genovese (con la nascita di Polisportiva Messina e Entrate Zancle), questi carrozzoni sembrano in grado solamente di garantire posti di sottogoverno e creare clientela. Un problema difficile da dirimere anche per il commissario Sinatra, che pure ha già sostituito i vertici dell’Istituzione Servizi Sociale ed è in attesa di pronunciarsi sui casi Messinambiente e Atm. Quest’ ultima, soprattutto, prosciuga annualmente le casse comunali, tra l’altro senza garantire un servizio decente alla cittadinanza.
Francesco Torre January 08 NEL 2006 OLTRE 3.000 I MESSINESI IN FUGA DALLO STRETTONEL 2006 OLTRE 3.000 I MESSINESI IN FUGA DALLO STRETTO I dati dell’Istat tracciano un bilancio negativo: persa la speranza.
Messina. Fine anno, tempo di bilanci, di date, di statistiche. Il quadro demografico della città dello Stretto tracciato dall’Istat confrontando i numeri di inizio e di fine 2006 non lascia dubbi: il declino inesorabile di Messina passa anche attraverso l’abbandono, costante e consistente, della città da parte dei suoi cittadini. Il fenomeno dell’emigrazione, in realtà mai fermatosi in tutto il XX secolo, si arricchisce pertanto di un nuovo capitolo, figlio della stagnazione economica, del malessere sociale, della crisi di ambizioni. Sono 263 al mese i messinesi che, nel 2006, hanno deciso – costretti o volontariamente – di dire addio alla Madonnina. 3.161 abitanti (1.688 maschi e 1.473 femmine), che soprattutto nei mesi immediatamente successivi all’estate sono partiti per altri comuni d’Italia o dell’estero: studenti universitari, giovani lavoratori, pensionati che raggiungono i figli già trasferitisi anni prima. Un gap che solo parzialmente è stato coperto dai nuovi innesti, dagli immigrati provenienti soprattutto dall’estero, che nel 2006 sono stati 2.134 (1.029 maschi e 1.105 femmine). Con la conseguenza che i 250 mila abitanti raggiunti nel 2002 dalla città di Messina sono adesso solo un antico ricordo: la popolazione messinese al 31 dicembre 2006 si compone infatti di 245.159 abitanti (116.913 di sesso maschile, 128.246 di sesso femminile). Un dato, tra l’altro, destinato a calare ulteriormente, come dimostra anche il saldo cosiddetto naturale, cioè il confronto tra le nascite e i decessi: le persone decedute, infatti, sono 2.331, ben 137 in più dei nuovi nati, 2.194. Questi dati si commentano da soli, e lasciano non pochi dubbi sulla concezione che di Messina possa avere sia chi la vive dall’interno che chi la vede dall’esterno. La definizione di città metropolitana, infatti, grazie alla quale la casta politica locale ha ottenuto qualche posto in più in Consiglio e nella Giunta comunale, risulta onestamente fuori luogo. Inoltre, dal confronto con gli altri comuni siciliani l’ondata di emigrazione rivela livelli di molto sopra la media (peggio fanno solo Agrigento e Caltanissetta). Allo stesso modo, Messina soprattutto per i giovani si presenta sempre di più come un luogo da cui fuggire, nel migliore dei casi per non vedere mortificate le proprie ambizioni, per quasi tutti per crearsi una seppur minima prospettiva di sviluppo familiare. Cosa curiosa: diminuiscono gli abitanti e aumentano gli alloggi. Il mercato dell’edilizia, infatti, è in costante fermento, e ciò dovrebbe far pensare. Ma chi sono questi nuovi proprietari? Messinesi che si arricchiscono, magari a discapito di altri, segno di una sperequazione sociale sempre più evidente? Oppure in questa nuova ondata edilizia possiamo rintracciare i segni di una speculazione che ha radici nella macrocriminalità e nella politica del malaffare, come i recenti casi di “Oro Grigio” e “Ex Ferrotel” lasciano supporre? Questo l’Istat purtroppo non ce lo può dire, ma tutti noi siamo ben coscienti dell’esistenza di una nuova “questione meridionale”, che sta spopolando la nostra città privandola di ciò che ha di più importante: la speranza.
ALTRI DATI ISTAT: CALO DEI CONSUMI E TREND NEGATIVO ANCHE NEL 2007
Messina. Accanto ai grandi numeri, l’Istat ci rivela anche alcune curiosità di un certo interesse sociologico. Nel 2006, infatti, tra i nuovi sposi si segnalano per la giovanissima età una sedicenne e un diciannovenne, mentre sono 74 i centenari della città dello Stretto (quasi tutte donne, 58 contro 16 uomini). I più numerosi tra le fasce d’età sono i 39enni (3.909 residenti), figli degli ultimi anni del boom economico, oltre al quale si apre il baratro degli anni di piombo. Gli uomini coniugati, inoltre, sono 59.318, a fronte di 60.484 donne. Ma il dato demografico incide anche pesantemente sui consumi. Come dimostra l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica), infatti, il reddito disponibile pro capite dei messinesi ha un valore di gran lunga più basso rispetto alla media nazionale, ed è tra i più bassi anche tra i comuni capoluogo di provincia siciliani. E di certo il 2007 non si è aperto nel migliore dei modi: il dato di febbraio, infatti, rivela un ulteriore calo demografico di 392 residenti.
Francesco Torre PARCELLE PAGATE A PESO D'ORO ALL'UFFICIO LEGALE DELL'INPSPARCELLE PAGATE A PESO D'ORO ALL'UFFICIO LEGALE DELL'INPS
Messina. I messinesi sono un popolo di invalidi. E non si creda che l’affermazione sia metaforica. Tra assegni e pensioni, sono infatti circa 70.000 gli abitanti della provincia di Messina che percepiscono un sussidio di invalidità. Più di uno ogni dieci. Oltre il 10% dell’intera popolazione. Numeri neanche lontanamente paragonabili a nessun altro comune o provincia italiani, dove in media gli invalidi si attestano intorno al 5% degli abitanti. Come giustificare questo dato? Bisogna pensare che a Messina ci siano regolarmente epidemie o particolari malattie dette “morbo dello stretto” o “virus della Madonnina”? Oppure possiamo rispondere a questo inquietante quesito adducendo delle tare genetiche, dovute magari all’involuzione socio-antropologia seguita al terribile terremoto del 1908, e di cui si sentono ancora le conseguenze? Niente di tutto ciò naturalmente. A ben leggere i dati dell’INPS, infatti, si può notare come la metà delle pensioni di invalidità concesse nella provincia di Messina vengano attribuite dai giudici. Meglio: dai consulenti cui affidano le valutazioni mediche. I quali nel 70% dei casi riescono a ribaltare le relazioni degli specialisti dell’Ausl e dell’INPS. E anche qui un dubbio si insinua nelle menti dei messinesi: ma sono incompetenti i medici dell’INPS oppure sono troppo bravi gli avvocati dei presunti invalidi? Una risposta alla quale adesso anche la magistratura sta tentando di dare una spiegazione. A seguito di un’inchiesta sull’Ufficio Legale dell’INPS, infatti, i pubblici ministeri Vito Di Giorgio e Salvatore Scalia hanno rilevato una serie di illegalità (culminanti nel crimine di “associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’INPS”) legate appunto al giro di denaro che passa dall’Ufficio Legale, diretto da Giovanni Lombardo (principale accusato e dimessosi il giorno stesso dell’apertura del fascicolo della Procura) e formato da uno stuolo di avvocati dall’operato quantomeno discutibile, che di fatto hanno indebitato l’Istituto con parcelle gonfiate e una mano troppo leggera nelle cause per le pensioni di invalidità, che vengono perse nel 70% dei casi (un dato da Guinness dei Primati). Ma l’indagine in questione potrebbe seriamente rivelarsi solo la punta di un iceberg. La magistratura, che ha già sequestrato tutti gli atti dell’Ufficio Legale dell’INPS, è infatti sulle piste di un vero e proprio comitato d’affari formato da consulenti tecnici, patronati, avvocati, i misteriosi “sbrigafaccende”, impegnati nell’incessante attività, certamente più proficua di quella della ricerca di un lavoro regolare (o comunque di un lavoro, anche irregolare) nella provincia di Messina. Più d’uno i sospetti attuali dei due magistrati, che finora hanno inserito nel registro degli indagati, oltre al già citato Lombardo, ben sette avvocati.
ONORARI E ATTI DI PRECETTO : COSI’ VENIVA TRUFFATO L’INPS
Messina. Guido e Aldo Lombardo (figli del coordinatore Giovanni? Assolutamente sì!), Franco Micali, Vincenzo Amato, Clelia Soraci, Giovanna Mazzeo, Anna Costanzo. Sono questi gli otto legati ai quali le Fiamme Gialle della città dello stretto hanno recapitato gli avvisi di garanzia. Ma cosa succedeva nell’Ufficio Legale dell’INPS? Il coordinatore non autorizzava la liquidazione immediata degli onorari a favore di alcuni legali con cui era legato da precedenti accordi. Ciò significava la produzione, da parte dei legali, del cosiddetto atto di precetto, un documento con il quale si intimava il pagamento di quanto pattuito, che influiva sull’onorario di un avvocato per circa 400 euro. Questa era la prassi, ma i registri contabili sequestrati dalla Guardia di Finanza hanno già riscontrato altre illegalità, come il pagamento di precetti ad avvocati che non ne avevano fatto richiesta oppure di più precetti per una sola sentenza. Ultimo dato curioso: la segnalazione alla Guardia di Finanza è giunta dal direttore dell’INPS, Giuliano Quattrone, che privatamente aveva condotto un’azione di monitoraggio e scoperto l’inganno.
Francesco Torre SINATRA E IL VALZER DELLE PARTECIPATESINATRA E IL VALZER DELLE PARTECIPATE: VIA IL CdA DELL’ISTITUZIONE PER I SERVIZI SOCIALI Le prime decisioni del Commissario sulle partecipate: si valuta ancora la posizione di Messinambiente e Feluca.
Messina. Aveva dato alle società partecipate del Comune 45 giorni tempo, il Commissario Straordinario Gaspare Sinatra. 45 giorni di tempo (a partire dal 24 ottobre) per operare in regime di proroga ed adottare esclusivamente gli atti di ordinaria amministrazione, nonché quelli urgenti e indifferibili con l’indicazione specifica dei motivi. Ma alla scadenza della proroga, chi si aspettava una cancellazione in tronco di tutti i vertici delle società, sul solco di quanto fatto dal Commissario a Palazzo Zanca per tutte le nomine concesse dall’ex sindaco Francantonio Genovese, è rimasto deluso, o almeno in parte. Perché sebbene per quanto riguarda l’Amam e l’Ato 3, il commissario abbia disposto, comunicandolo ai Presidenti ed ai Componenti i CdA, che gli attuali Consigli di amministrazione restino in carica fino alla riadozione della delibera commissariale di adeguamento dello Statuto alla normativa prescritta dalla legge 27 dicembre 2006 n°296, ed alle conseguenti deliberazioni delle rispettive Assemblee, pure per Messinambiente ed il resto delle società partecipate (Nettuno, Polisportiva Città di Messina, Tirone, Feluca, Innova Bic) si comunica che sono ancora in corso delle verifiche sui bilanci e sulla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza. Proprio lo stesso tipo di verifiche che hanno indotto il Commissario Sinatra a decidere per il cosiddetto “siluramento” dei vertici dell’Istituzione per i Servizi Sociali, unica società partecipata del Comune fino a questo momento ad aver subito il taglio del Consiglio di Amministrazione e l’insediamento di un nuovo vertice. Bocciato, quindi, dal Commissario l’operato dell’ex Presidente Elio Sauta, che viene così sostituito dall’avv. Salvatore Versace, il quale si avvarrà dell’aiuto di due funzionari del Comune, Giovanni Calarco e Giovanna Cucinotta. Il Commissario Sinatra, però, non si è limitato a nominare un nuovo Consiglio di Amministrazione, ma ha anche dato delle direttive sull’operato della società: non sopprimere, così come minacciava di fare Sauta, il servizio di telesoccorso, indispensabile e vitale per le persone che vivono sole; assicurare le cooperative sociali, le famiglie, gli anziani, i disabili, che i servizi continueranno ad essere svolti regolarmente e garantire sempre, così come non veniva fatto in passato, lo stipendio per gli operatori; abbattere le liste d'attesa dell'assistenza domiciliare agli anziani e dell'assistenza ai disabili; avviare le procedure per la gestione diretta di Casa Serena; adeguare lo Statuto ed adottare la pianta organica dell'Istituzione. Obiettivi abbordabili e di buon senso, che se non saranno decisivi per riequibrare le sorti economiche dell’Istituzione – il cui unico destino è probabilmente quello della chiusura – pure potranno dare stabilità all’intero settore dei Servizi Sociali nella città dello Stretto.
MODIFICATO ANCHE LO STATUTO DI AMAM E ATO3
Messina. In molti in città hanno valutato negativamente la decisione di Sinatra di mantenere i CdA di Amam e Ato3. Ma in pochi hanno letto le modifiche agli statuti previste dal commissario, modifiche che chiaramente agiscono in termini di cancellazione di privilegi di casta e nel rispetto delle normative di riferimento. Per quanto riguarda le due società in questione, infatti, si prescrive che le uniche assunzioni possano essere fatte tramite concorso pubblico, e che ci siano dei tetti massimi per i compensi ai membri del collegio sindacale. Allo stesso tempo, inoltre, viene inserito nello Statuto delle due società l’obbligo di adeguarsi alla Finanziaria 2007 sul numero massimo dei membri del Consiglio di amministrazione, da 3 a 5 a seconda del capitale sociale. Infine, viene data nuova regolamentazione in caso di vacatio del CdA, con nomina di un Commissario tra i funzionari del Comune (quindi non esterno, per eliminare ulteriori poltrone) e nuova nomina di Presidente e Consiglieri entro 30 giorni. Modifiche sostanziali, che solo un commissario non collegato agli interessi particolari e di casta della città poteva decidere.
Francesco Torre
PERICOLO SISMICO: OCCORRE UN CAMBIAMENTO POLITICO E CULTURALEPERICOLO SISMICO: OCCORRE UN CAMBIAMENTO POLITICO E CULTURALE Ing. Sciacca: «Ogni giorno che passa senza aver progettato un piano di emergenza è un giorno sprecato in termini di risparmio di vite umane»
Messina. Continua l’indagine del Quotidiano di Sicilia sul pericolo sismico e sul mancato rispetto della normativa di riferimento in merito alla sicurezza degli edifici nella città di Messina. Una città che, a detta dell’Ing. Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca a proposito dei terremoti, «non è sicuramente preparata ad eventi di tale portata». Abusivismo, sacco edilizio, sanatorie, cattive ristrutturazioni. Sono queste le cause del pericolo sismico nella città dello Stretto, un pericolo che – ricordiamolo - ha radici molto antiche. «Sicuramente esistono fabbricati di vecchia costruzione che non rispettano le attuali norme sismiche», denuncia Sciacca del Genio Civile, «in quanto realizzati in vigenza di norme ormai superate. Per gli edifici di nuova costruzione, invece, il non rispetto delle norme sismiche vale in primo luogo per i fabbricati realizzati abusivamente nonché per quelli autorizzati, ma per i quali è stata accertata una sostanziale difformità al progetto assentito». Le responsabilità sono molteplici. Della politica, innanzitutto, che ha permesso il sacco del territorio. Dei cittadini, che hanno costruito abusivamente senza curarsi degli aspetti di sicurezza. Delle autorità di sorveglianza, che hanno chiuso sempre troppo spesso uno o tutte e due gli occhi. Delle imprese edili, che hanno risparmiato sui materiali a favore, magari, dell’estetica degli edifici. Carenze strutturali che non solo non sono mai state impedite, ma che tramite condoni e sanatorie sono state anzi incoraggiate. E’ per questo che, non solo un cambiamento di natura non politica ma anche culturale è quello che si richiede oggi alla città, e gli eventi legati alla commemorazione del terremoto del 2008 dovrebbero muovere le coscienze di tutti per affrontare con responsabilità i temi della sicurezza e non essere soltanto una passerella ipocrita e propagandistica per i politici locali e nazionali. Perché, come le recenti emergenze seguite alle alluvioni di ottobre hanno dimostrato, le parole oggi più che mai sono superflue, servono i fatti. «Sarebbe necessario intervenire, con risorse pubbliche – propone nuovamente l’Ing. Sciacca – prevedendo degli incentivi che inducano i privati a effettuare interventi di miglioramento sismico o adeguamento degli edifici esistenti e contemporaneamente procedere alla verifica della vulnerabilità di tutti gli edifici strategici realizzando gli eventuali interventi di adeguamento necessari. Purtroppo lo stato delle finanze pubbliche – continua l’Ing. Capo - non induce ad ottimistiche previsioni né è inculcato nella popolazione il concetto che abitare in case sufficientemente sicure da maggiori garanzie di una polizza assicurativa sulla vita. Tuttavia, al di là delle carenze strutturali – conclude Sciacca - sono convinto che nell’immediato ogni giorno che passa senza aver progettato un piano di emergenza con individuazione di vie di fuga, centri di raccolta e di accoglienza è un giorno sprecato in termini di possibile risparmio di vite umane».
ANCHE LE NORMATIVE INADEGUATE IN RELAZIONE ALLA GRAVITA’ DEL PROBLEMA
Messina. «E' auspicabile che l'evoluzione normativa si accompagni ad una sempre maggiore specializzazione ed aggiornamento sia dei progettisti che delle imprese che operano in zona sismica ma al contempo che vengano emanate norme di facile e certa applicazione». E’ questo il parere dell’Ing. Capo del Genio Civile di Messina Gaetano Sciacca, che denuncia senza mezzi termini l’inadeguatezza delle attuali normative antisismiche. «Già nelle scelte di pianificazione urbanistica si dovrebbe tenere conto del rischio sismico prevedendo congrui rapporti fra densità dell'edificato e relative altezze, ampiezza delle vie di fuga e centri di raccolta e accoglienza necessari per i soccorsi in caso di calamità naturale. Di contro la definitiva entrata in vigore del D.M. 14/9/2005 (prevista se non ci saranno ulteriori proroghe per il 1° gennaio 2008), in assenza di determinazioni dei Comuni ai sensi del punto 5.7.15.2 (non obbligatorie) rischia di produrre un vuoto normativo con possibili conseguenze negative ai fini della prevenzione del rischio sismico».
Francesco Torre I PAZIENTI? LI CURIAMO IN ALBERGO!
I PAZIENTI? LI CURIAMO IN ALBERGO! Ennesimo caso di malasanità: l’Ircss Neurolesi trasforma un albergo in una clinica senza l’autorizzazione dell’Assessorato Regionale alla Sanità e dell’Ausl.
Messina. Si chiama Irccs (Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico) Neurolesi di Messina ed è un centro di eccellenza dove il ricovero di una sola notte può costare anche 500 euro, ma ospita i propri pazienti in un albergo, il Panoramic. Succede anche questo nel reparto sanitario della città dello stretto, dove per far fronte all’esubero di richieste un istituto decide, senza concertarlo con l’Ausl di competenza né con l’Assessorato Regionale alla Sanità di acquistare per 2,6 mln di euro una struttura ricettiva e farla diventare, senza la necessaria autorizzazione prevista dalla legge, un’ala distaccata della sede centrale. L’Irccs Neurolesi è immerso nei Colli Sarrizzo e viene considerato quasi un’isola felice tra gli istituti sanitari della città di Messina. A ben vedere, però, la struttura presenta delle anomalie preoccupanti. E non si tratta certo della prima volta: nel 2006, infatti, altrettanto autonomamente i vertici dell’Istituto avevano adibito alcuni locali del centro città a laboratorio di analisi, salvo poi chiuderli in fretta e furia dopo la verifica sulla mancanza delle autorizzazioni. Autorizzazioni che neppure stavolta sembrano esserci. Poiché, se e’ vero che l’allargamento da 50 ad 80 pazienti giornalieri era stato richiesto dall’Assessorato alla Sanità, pure l’Istituto si è trovato a dover negare ai funzionari dell’ufficio accreditamento dell’Ausl 5 la necessaria documentazione attestante il raggiungimento degli standard organizzativi e tecnologici previsti dalla legge del 2002. Una posizione che il commissario straordinario dell’Istituto, Raffaele Tommasini, ha sempre tentato di minimizzare, ma che getta una luce inquietante su tutta la gestione della struttura. Che, oltre a questa serie di accuse, si è trovata negli ultimi mesi a dover affrontare anche quelle relative alla qualità del servizio offerto, giunte da alcuni familiari dei pazienti e arrivate persino in parlamento tramite alcune interrogazioni al Ministro della Salute Livia Turco (interrogazioni a firma dei deputati Donatella Poretti del Partito Radicale e di Maria Celeste Nardini di Rifondazione Comunista), dopo essere passate anche da Palermo tramite la richiesta di delucidazioni fatta da Rita Borsellino direttamente all’assessore Lagalla. Interrogazioni, ovviamente, a cui non si è mai avuta risposta. E che soprattutto la Regione Siciliana abbia delle nette difficoltà a dirimere la questione ne è prova il fatto che ancora non sia stata mai votata né presa in esame nemmeno una bozza di disegno di legge dedicato agli Irccs, come il Neurolesi. Intanto i pazienti continuano ad essere trattati come turisti, e ospitati in alberghi non autorizzati al servizio sanitario. E poi li chiamano centri di eccellenza!
E C’E’ PURE UNA NETTA VIOLAZIONE DELLE NORME SULL’INCOMPATIBILITA’
Messina. Il caso dei pazienti ospitati in albergo ci mostra come all’Istituto Neurolesi tutto sembra tollerabile. Anche che, violando la legge finanziaria del 2007 che prevedeva la natura esclusiva degli incarichi direttivi presso gli Irccs, i rappresentanti dei vertici della struttura facciano a gara a chi riesca a totalizzare il numero maggiore di incarichi. La palma del più “attivo” spetta senza ombra di dubbio a Dino Bramanti, direttore scientifico del Neurolesi, che non contento dei 220.000 euro annui percepiti dall’Istituto, continua a svolgere attività professionale pubblica, è professore ordinario di Anatomia all’Università di Messina, coordinatore del dottorato di ricerca in Scienze Neurobiologiche e del corso di laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia, e fa pure parte della Commissione Nazionale della Ricerca presso il Ministero della Salute. Un record di presenze e di stipendi che difficilmente potrà essere superato. E ciò senza che nessuno l’abbia nemmeno avvertito del suo “piccolo” problema di incompatibilità. Ma è proprio alimentare tali politiche di impunità che rende le nostre città vittime di immobilismo e depressione sociale.
Francesco Torre STRUTTURE SANITARIE NON A NORMASTRUTTURE SANITARIE NON A NORMA, NON SALUBRI E POCO SICURE Obbligo di chiusura per il Presidio Territoriale d’emergenza dell’ex Ospedale Margherita
Messina. Insufficienti, non salubri e poco sicuri. Così sono stati definiti nel referto dell’Ufficio di Medicina del Lavoro dell’Ausl 5 i locali del Presidio Territoriale d’emergenza – 118, sito in Viale della Libertà in uno degli edifici dell’ex Ospedale Margherita, già al centro dell’attenzione della stampa locale e nazionale per la recente scoperta dell’esistenza di un campo nomadi in un’ala della struttura. Il controllo, avvenuto nei giorni scorsi a seguito di una denuncia inoltrata proprio da alcuni addetti al Pte, potrebbe dunque scrivere definitivamente la parola fine alla storia dell’ex struttura ospedaliera, già smembrata pochi anni fa e in attesa di ottenere un finanziamento per una mega-riqualificazione (con tanto di strutture d’eccellenza, centri di riabilitazione, piscine e giardini) progettata dalla dirigenza dell’Ausl ma rimasta finora soltanto sulla carta. Sia l’ambiente in questione che la vicina guardia medica, infatti, hanno presentato delle pesanti carenze strutturali, riguardanti soprattutto l’impianto elettrico, non a norma. Carenze che ne determinano la completa inadeguatezza allo svolgimento di qualsiasi mansione professionale, e dunque ne sanciscono la chiusura, se l’Ausl non impegnerà delle somme per i dovuti lavori di ristrutturazione. «L’azienda ha già deciso di disporre il trasferimento del Pte in locali già disponibili e più adatti allo scopo», ha fatto sapere con una nota il direttore sanitario dell’Ausl 5 Manlio Magisteri, giustificando la scelta con gli alti costi – eccessivi per le magre casse dell’ente – dei lavori necessari per l’adeguamento. Il Presidio del 118, quindi, verrà presto trasferito sul Viale Giostra, nei locali dell’ex Ospedale Psichiatrico Mandatari, ormai da anni trasformato in Cittadella della salute. Una scelta comunque tardiva, dato che da mesi ormai il personale del servizio e, cosa più grave, quello della guardia medica denunciavano che il servizio veniva erogato in condizioni di emergenza, non sicure, totalmente insufficienti: mancanza di strumentazioni sanitarie (defibrillatori ed elettrocardiografi); assenza totale di infermieri; presenza di due soli medici che si dividono i turni, e che chiaramente abbandonano la sede quando l’ambulanza deve spostarsi. Con queste caratteristiche, Presidio Territoriale e guardia medica continuano tutt’oggi a presentarsi come dei servizi fantasma, quasi totalmente inutili per la cittadinanza, utilizzati maggiormente come parcheggi per ambulanze. Ma in una città in cui la qualità del livello sanitario si misura con il numero di larve di zecca che vengono ritrovate nelle nursery degli ospedali, capiamo bene quanto fatti come questo – che in qualsiasi altro contesto sociale sarebbero gravissimi – vengono quasi ignorati.
LA RIDUZIONE DELLE GUARDIE MEDICHE E LA MINACCIA DI SCIOPERO
Messina. La guardia medica dell’ex Ospedale Margherita è una struttura senza infermieri, senza strumentazioni minime, non in grado di garantire nemmeno un completo servizio di prima necessità. Eppure ogni anno migliaia di cittadini si rivolgono per cure di ogni tipo. Ma già all’inizio del prossimo l’anno la struttura dovrebbe essere abolita, così come altre guardie mediche della provincia di Messina. L’azienda, infatti, che lamenta un deficit mostruoso, ha assolutamente bisogno di affrontare dei tagli importanti, e una razionalizzazione delle spese è il primo obiettivo della gestione del direttore Manlio Magistri. Tale scelta, però, è chiaramente osteggiata dai sindacati: la riduzione delle guardie mediche, infatti, sebbene non comporti sulla carta una parallela riduzione del personale di servizio, pure incide sul numero dei precari, che nel settore della sanità sono in grandissimo numero. Situazione che fa il paio con quella del Policlinico. Si aprirà una stagione di scioperi nella sanità messinese?
Francesco Torre AZZERATA LA COMMISSIONE TECNICA PER LE ZPS: PERSI SOLDI E TEMPOAZZERATA LA COMMISSIONE TECNICA PER LE ZPS: PERSI SOLDI E TEMPO INUTILMENTE 11 sedute e 60 piani di lottizzazione in fumo dopo una nota dell’ufficio legale della Regione che giudica illegittima la commissione.
Messina. Era il 12 settembre e sulle colonne di questa stessa pagina provinciale scrivevamo, a proposito della recente nomina di una commissione tecnica per la valutazione d’incidenza ambientale, voluta dall’ex sindaco Genovese e dall’ex assessore Catalioto per risolvere in qualche modo l’annosa questione delle Zone a Protezione Speciale: «Buoni propositi, ma poco conformi alle normative. Con buona pace di inutili, seppur valide sul piano scientifico, commissioni di valutazione, che rappresentano per l’amministrazione comunale nient’altro che un ulteriore spreco di denaro pubblico» (“Zps: il Comune va avanti malgrado le norme europee”). Non era difficile, allora, prevedere una debacle su tutta la linea delle scelte scellerate operate dall’amministrazione Genovese dopo mesi di estenuanti trattative con la Regione su come interpretare la normativa comunitaria che difende le cosiddette Zps (direttiva “Uccelli”, emanata nel 1979 dall’Unione Europea ma recepita in Italia dalla legge 157 del 1992, e dalla Regione Siciliana dalla Legge 13 dell’ 8 Maggio 2007), e successivamente su come intervenire per l’esame delle domande di lottizzazione e la valutazione d’incidenza ambientale. Così come non era difficile prevedere che la commissione tecnica, totalmente abusiva, nominata in fretta e furia il 22 agosto scorso con l’obiettivo di coadiuvare il Dipartimento Attività Edilizie e velocizzare l'attività istruttoria dei progetti e degli interventi sulla valenza naturalistica ed ambientale, si rivelasse per il Comune di Messina un incredibile spreco di denaro pubblico. Adesso, però, è ufficiale. Una nota dell’ufficio legale della Regione Siciliana, a firma di Vincenzo Sansone, dirigente responsabile del servizio Via Vas, mette infatti nero su bianco: «Appare chiaro che la competenza a valutare l’incidenza ambientale dei piani di lottizzazione e di quelli particolareggiati del Comune di Messina spetta all’Assessorato Regionale al Territorio». Con quali conseguenze? Che la commissione tecnica voluta da Francantonio Genovese viene immediatamente sciolta, e che i 60 piani di lottizzazione già approvati dalla stessa vengono altrettanto immediatamente stralciati in attesa di una verifica a livello regionale. Difficile riuscire a capire quanto questo “scherzo” sia costato all’amministrazione comunale. I 5 membri della commissione tecnica (l’ing. Pidalà, l’arch. Gerbasi, il geologo Dolfin, l’agronomo Tignino e la biologa De Luca) hanno percepito, infatti, per il loro inutile lavoro – 11 sedute da settembre a dicembre – un gettone di presenza la cui entità non è stata mai rivelata dagli uffici comunali. Ma tale spreco, nei fatti, c’è stato sicuramente. E con dolo, perché sia la normativa comunitaria che quella regionale erano molto chiare su questo punto. Si riparte dunque da zero, ma con la sicurezza che questo feuilleton alla siciliana sulle Zps – figlio degli interessi politici sul sacco edilizio in città e della totale incapacità dei legislatori locali – ci regalerà nuove esilaranti (si ride per non piangere) avventure.
L’INCOMPETENZA DEL LEGISLATORE E LA MANCATA ADOZIONE DI UN PIANO DI GESTIONE: GRANDI RESPONSABILITA’ ANCHE PER LA REGIONE
Messina. Alla base della scelta dell’ufficio legale della Regione Siciliana c’è l’interpretazione del comma 2 della Legge Regionale 13 dell’8 maggio 2007, che consegna tutte le competenze sui procedimenti di valutazione ambientale che riguardano «l’intera pianificazione comunale, provinciale e territoriale» all’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente. Ma per “intera pianificazione” si intende uno strumento di pianificazione complessivo come il Piano Regolatore oppure ogni singola procedura attuativa, compresi dunque i singoli piani di lottizzazione? Materia di esegesi, naturalmente. Ciò che non richiede uno sforzo interpretativo, invece, è la totale incompetenza del legislatore, chiaramente oggettiva. Per nulla ambigua, invece, la normativa europea, che obbliga la Regione Siciliana a fare il primo passo, adottando un Piano di gestione complessivo da sottoporre al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio. (comma 2 dell’art. 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357). Regione e Comune, quindi, si dividono equamente le responsabilità sulla questione, ma non lavorano per risolverla. Ormai è solo battaglia legale: il Comune di Messina ha già richiesto un altro parere.
Francesco Torre |
|
|